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Bilancio dell’opera di Enzo Bianchi - Ovvero le difficoltà dell’ecumenismo - Prima Parte (1/3)

 

Bilancio dell’opera di Enzo Bianchi

Ovvero le difficoltà dell’ecumenismo

Prima Parte (1/3)

 

Anche il profeta e il sacerdote

si aggirano per il paese

e non sanno che cosa fare

Ger 14,17

 

Quale esempio ci ha lasciato?

a)    Un’idea originale

La figura di Enzo Bianchi, che ha lasciato recentemente questo mondo per presentarsi al Padre, e che vogliamo ricordare nella preghiera, è un personaggio simbolo dell’attuale situazione della Chiesa, in un momento storico agitato ed inquieto, che richiede tuttora l’attuazione autentica del programma del Concilio Vaticano II con particolare riferimento all’ecumenismo, al dialogo interreligioso e con i non-credenti, ancora dopo sessant’anni dalla fine del Concilio. Siamo caduti in una polarità che non riusciamo a risolvere tra passatisti e modernisti perché non riusciamo a conciliare tradizione e progresso, meta che tuttavia ci è indicata da una sana attuazione del Concilio, anche se tendenzialmente buonista. Occorre un aggiustamento del tiro, occorre recuperare una certa severità senza retrocedere al tempo preconciliare, ma conservando le conquiste e le aperture del Concilio.

Nel quadro di questa situazione si inserisce l’opera di Enzo Bianchi, che rappresenta l’aspetto popolare e divulgativo dell’attuale modernismo, mentre quello dotto e accademico è rappresentato dal rahnerismo. Diciamo senz’altro che la cosa più importante, utile e meritoria di Bianchi, in linea col programma conciliare, fu l’idea di fondare una comunità monastica ecumenica, quella di Bose, che ammettesse la convivenza fraterna nel nome del Vangelo di monaci cattolici, protestanti ed ortodossi, maschi e femmine, uniti nei valori comuni, e liberi di seguire la propria confessione nei punti di disaccordo; un’idea originale, mai prima tentata da nessuno, in piena conformità col programma ecumenico conciliare.

Il progetto di Bianchi era dunque interessante e promettente. Tuttavia egli, privo di prudenza giuridica, fraintendendo il senso della profezia, refrattario all’ideale dell’ordine, e influenzato da un malsano spontaneismo e dall’anomismo luterano, si rifiutò di stabilire per la Comunità da lui fondata una chiara configurazione giuridica come espressione di comunione ecclesiale visibile con i Pastori della Chiesa. Così non riuscì a chiarire quale doveva essere lo stato canonico di vita dei monaci, per il fatto che da una parte egli considerava la sua comunità come comunità laicale, ma dall’altra la Regola della Comunità comportava la pratica dei consigli evangelici.

 

b)   Imprudenza giuridica

Nasceva quindi qualcosa di ibrido, e si poneva la questione di quale poteva essere lo stato giuridico della Comunità nella Chiesa rispetto all’Autorità ecclesiastica, avente istituzionalmente da Cristo, mediante il potere delle chiavi, il compito di autenticare e convalidare nella Chiesa le Regole delle Comunità che si prefiggono la pratica dei consigli evangelici. Altrimenti, come fa ad appartenere alla Chiesa visibile una Comunità che vuol sottrarsi all’ autorità della Chiesa visibile?

Bianchi voleva fondare una comunità monastica, ma rifiutava la denominazione canonica di «Istituto religioso» o di «società di vita apostolica». Dove allora collocarla in modo ordinato nella Chiesa visibile disciplinata dal Diritto canonico? Non era, questo, un modo furbesco per sottrarsi alle norme del Diritto canonico? Bianchi sembrava confondere la vita secolare-laicale con quella religiosa.

Egli sembrava condividere da una parte il disprezzo luterano per la vita religiosa consacrata e dall’altra voler attuare una Comunità monastica. Dov’era la coerenza? Bianchi non ha mai chiarito questa cosa, In nome di una falsa libertà spirituale, ha giocato sull’equivoco. Nessuno, nella Chiesa, impedisce il sorgere di Comunità spontanee, dal basso. Ma possono esse vivere cattolicamente nella comunione ecclesiale infischiandosi del Diritto canonico col pretesto di vivere il puro Vangelo in ascolto dello Spirito Santo? Forse che non posseggono lo Spirito Santo anche i Vescovi e il Papa? Non è, questa, una delle eresie di Lutero?

In altre parole, la fondazione di Bianchi metteva in gioco il concetto di Istituto religioso, che è una comunità religiosa, monastica o di vita attiva, la cui Regola è riconosciuta e approvata dalla competente Autorità ecclesiastica.  Ma Bianchi non ha voluto che la sua Comunità fosse né di diritto diocesano né di diritto pontificio. Essa ebbe bensì un appoggio e un’approvazione informale da parre del Card. Pellegrino, Arcivescovo di Torino, ma tale approvazione non giunse a un riconoscimento giuridico, che fu sempre respinto da Bianchi, che sostenne invece sempre il diritto del laico a fondare e organizzare autonomamente una Comunità monastica.  Questo è anche vero, ma nel momento in cui un laico fa questo, non è più laico ma religioso, per cui la sua Comunità, per poter essere ecclesiale, deve essere approvata dall’Autorità.

Questo aspetto ambiguo della Fondazione di Bianchi, come si può comprendere, è sempre stato causa di equivoci e fraintendimenti nei rapporti con i fedeli e con l’Autorità ecclesiastica, cosa che ha fatto sorgere molti contrasti e controversie. Oggi quindi è ancora necessario chiarire qual è il posto nella Chiesa dell’istituzione di Bianchi. Si potrà inserire nel Diritto canonico un ordinamento di comunità monastiche ecumeniche?

 

c)    Infedeltà alla dottrina cattolica

Bianchi si dette ad un fervoroso studio della Scrittura e della storia del monachesimo, prendendo a modello San Pacomio. Non si preoccupò tuttavia di procurarsi titoli accademici, ma si dette a studiare i più noti teologi protestanti ed ortodossi, trascurando, però, nonostante il suo voler essere cattolico, di fare attenzione alla dottrina della Chiesa.  Piuttosto che l’interpretazione delle dottrine conciliari fatta dai Pontefici e dal Catechismo della Chiesa Cattolica, preferì seguire il modernismo di Rahner, pensando che esso fosse più efficace nella pratica dell’ecumenismo.  

Come è noto. la Comunità di Bose ha suscitato in questi sei decenni dalla sua nascita un vasto interesse sia tra noi cattolici che tra i fratelli separati, ed è stata oggetto di moltissime visite da parte degli uni e degli altri. Le nostre autorità ecclesiastiche, locali o centrali, non hanno concesso al Fondatore un riconoscimento ufficiale della sua opera, né lui lo ha mai ad esse richiesto; ma ciò non ha impedito che esse abbiano guardato con cauta benevolenza all’opera di Bianchi, il quale peraltro si acquistò una tale fama di esperto nell’ecumenismo, da essere assunto da San Giovanni Paolo II e da Papa Francesco in questo campo come collaboratore della Santa Sede.

Bianchi così, per la dedizione alla sua impresa, per il fervore della sua spiritualità per il suo amore alla Scrittura, per la notevole cultura teologica che si era procurato, per la sua capacità di ascolto, di dialogo e per la sua affabilità e comprensione umana, per la sua grande operosità, per l’esempio dato di vita modesta, sobria e fraterna, per i suoi costumi sessuali austeri,  per la comunicativa della sua oratoria, ha certo meritato il largo successo ottenuto, ma occorre dire nel contempo con franchezza e dispiacere che è stato anche un esponente di spicco di quella corrente di cattolici, che ha interpretato le dottrine e le direttive pastorali del Concilio scostandosi dall’interpretazione data dal magistero dei Papi postconciliari e in dissonanza con la dottrina della Chiesa esposta nei precedenti Concili e nel Catechismo della Chiesa Cattolica, per accogliere interpretazioni di teologi protestanti, ortodossi e modernisti come Rahner.

 

d)   Ricominciare daccapo

Come è noto, Bianchi dopo essere stato allontanato da Bose, ha fondato a pochi chilometri di distanza, un’altra Comunità da lui denominata Casa della Madia, che ora si sta adoperando per ottenere dal Vescovo uno status giuridico, che sempre Bianchi non volle.

Ci si potrebbe chiedere quale sia stato il carisma di Bianchi. Molti non hanno dubbi: quello di essere una guida spirituale profetica, una figura più tipica della spiritualità russa, lo staretz, che si rifà agli antichi Padri del deserto. Certamente nella Chiesa esistono dei profeti, come riconosce lo stesso San Paolo. Essi, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, hanno la funzione di interpretare la situazione storica nella quale la Chiesa si trova, di prospettare nuovi e più avanzati modi realizzare il Vangelo e di avvicinarci al Regno di Dio. Ma è chiaro che la custodia e l’interpretazione del deposito rivelato nella Chiesa cattolica non spettano di diritto al profeta, ma al sacerdote (cioè Pietro). L’errore del profetismo di Bianchi è quello di pretendere, come Lutero, di interpretare la Bibbia meglio del sacerdote e contro il sacerdote (cioè Pietro)[1].

 

e)    Falso profeta?

Bianchi riconosce bensì che i profeti ci annunciano che Dio ci ha prevenuti col suo amore misericordioso, ma dimentica il fatto che essi ci avvertono anche in nome di Dio che dobbiamo mutar condotta se non vogliamo subire i castighi divini e ci assicurano che Dio sarà misericordioso con noi, se ci pentiremo dei nostri peccati.

Profetizzare una sventura[2] non è necessariamente un falso profetare, ma tutti coloro che leggono la Bibbia, ebrei e cristiani, sanno benissimo che è il comune tono dei profeti biblici, che così ci vogliono ricordare che cosa ci capiterà se non obbediremo al Signore, e ci mostrano le conseguenze dei nostri peccati.

Ora tutto ciò in Bianchi è completamente assente. Bianchi infatti affermava che Dio non castiga nessuno, ma che siamo tutti perdonati, anche se continuiamo a peccare. Nascono dunque dubbi sull’autenticità del suo dono profetico, benchè non manchino nella sua predicazione toni autenticamente profetici.

 

La visione di fondo

a)    Il cristianesimo

Il fatto che Bianchi abbia conservato il nucleo fondamentale delle verità cristiane, da lui esposte con fervore ed efficace eloquenza colorita e popolare, ha fatto sì che la sua predicazione abbia trovato accoglienza anche negli ambienti dell’episcopato, mentre i Sommi Pontefici,  il cui influsso è da sessant’anni frenato e limitato dalla invadente e forte corrente modernista, che occupa una posizione di potere,  hanno scelto una linea di pazienza e di tolleranza tesa a valorizzare gli elementi positivi, che in Bianchi non sono assenti.

È interessante la prosopopea e la sicumera con le quali Bianchi, alla maniera degli esegeti protestanti, scarta con la massima disinvoltura l’interpretazione cattolica della Bibbia relegandola tra le favole, le ridicolaggini, le ingenuità, i pregiudizi e le assurdità. E meraviglia come non ci sia mai stato, a mia conoscenza, nessun Vescovo che abbia messo in luce queste cose, per avvertire i fedeli, mentre invece egli ha potuto fare delle tournées a parlare in diverse diocesi con grande successo di pubblico, e il quotidiano Avvenire, che dovrebbe rappresentare i cattolici italiani, non solo non ha mai criticato Bianchi, ma ha fatto un’enorme pubblicità delle sue attività.

Bianchi ha spesso il tono nei confronti del Magistero della Chiesa, tipico del luterano, di correggere chi sbaglia, ridicolizzando, deridendo, disprezzando o adirandosi a seconda dei casi. Tratta il Magistero da ignorante, non aggiornato, non critico, irrazionale, sprovveduto, retrogrado, sorpassato, infedele al Vangelo. Viceversa considera i dogmi del modernismo come puro Vangelo, come ovvietà, alle quali oggi ormai tutti aderiscono. Egli sa bene che cosa è il cristianesimo, ben al di là di quanto vorrebbe farci credere la Chiesa cattolica. I Papi non sono affatto infallibili nella dottrina, ma in passato hanno raccontato delle storie o hanno sostenuto delle idee, superate dalla scienza o dalla moderna esegesi biblica, alle quali oggi non crede più nessuno.

Altra cosa degna di nota è che Bianchi teneva a dichiararsi cristiano, ma, che mi risulti, non ha mai tenuto a dichiararsi cattolico, benchè frequentasse i sacramenti e mantenesse buoni rapporti con teologi cattolici, Vescovi, Cardinali e gli stessi Sommi Pontefici Giovanni Paolo II, Benedetto XIV e Francesco. Tuttavia non ha mai appoggiato il Magistero della Chiesa, semmai lo ha contrastato. Così pure non ha mai difeso i dogmi cattolici dai fraintendimenti e dalle eresie oggi in circolazione, ma anzi li ha favoriti.

 

b)   La Chiesa

Per quanto riguarda la concezione della Chiesa, Bianchi non ne aveva una concezione cattolica, ma protestante od ortodossa. Non accettava la concezione dell’unità e unicità della Chiesa propria del Credo. Ossia per lui non esiste una sola ed unica Chiesa, ma ne esistono molte. Non esiste la Chiesa, ma solo le Chiese. È vero che anche l’Apocalisse parla di «chiese», ma essa qui si riferisce alle comunità locali, alle diocesi, ossia alle comunità ecclesiali sotto la guida dei Vescovi (gli «angeli»). Ma è chiara anche nell’Apocalisse la nozione di Chiesa come comunità universale dei fedeli rappresentata sotto diverse immagini: quella della «Donna vestita di sole», della «Sposa dell’Agnello», della Gerusalemme celeste.

Invece a Bianchi il concetto di unità della Chiesa evoca qualcosa di astratto, dove ci sono tutti e non c’è nessuno, un qualcosa di avulso dalla realtà, che per lui, come nell’occamismo, è solo individualità e concretezza. Oppure il parlare di una sola Chiesa gli evoca l’immagine di un monolite o di un uniformismo monotono, grigio e insipido, oppure della produzione in serie della FIAT o dello squadrone di soldati tutti in divisa, la negazione della pluralità, della reciprocità e della diversità.

Ma evidentemente Bianchi non ha capito in che cosa consiste questa unità, che è precisamente il fondamento e la condizione di possibilità della stessa pluralità, della molteplicità e della varietà. Come già osservava Aristotele, la molteplicità da sé non si riunisce se non c’è un’unità che la unisca. Del resto, come possiamo parlare di molte Chiese, se non abbiamo il concetto di Chiesa? Inoltre è evidente che la Scrittura ci presenta la Chiesa sotto l’immagine di una persona e per giunta femminile[3] oppure del Corpo di Cristo, che è evidentemente un unico soggetto, Cristo stesso come Entità corporea. Le Chiese, per stare col paragone di San Paolo, non sono che gli organi di un solo organismo. Ma è ingiusto porre la Chiesa Cattolica insieme e alla pari delle altre, quando queste altre, come ricorda lo stesso Decreto conciliare Unitatis redintegratio, sono sorte da una separazione dalla Chiesa cattolica.

Che cosa sia poi questa Chiesa-Persona e questa Chiesa-Corpo è chiaro che ciò, trattandosi di un mistero di fede, trascende la nostra comprensione. Noi infatti non sappiamo immaginare con la nostra sola ragione una persona fatta di persone. Eppure la Chiesa è proprio questo. Benchè ognuno di noi sia una persona con una relazione contingente con agli altri, tuttavia Cristo ci paragona ai tralci di una vite. Egli è la stessa vite. La vera Chiesa pertanto non è una pluralità di entità collettive, come immagina Bianchi; non è una semplice moltitudine di comunità, come gli Stati Uniti d’America, uniti in un’unione federale (e pluribus unum), ma è un’entità sussistente, ben «salda e compatta» (Sal 122,3), benchè alcuni suoi figli a volte si separino, si dividano, si ribellino, la abbandonino o siano espulsi.

Osserviamo che una molteplicità di Chiese che non sia quella delle diocesi, dal punto di vista della Chiesa cattolica, voluta da Cristo, suppone la rottura, la ribellione, lo scisma, la divisione, la separazione, che nascono dalla mancanza di carità e dal conflitto dottrinale, cose odiose, alle quali occorre riparare restaurando l’unione, la comunione e la concordia. Questo è il lavoro dell’ecumenismo.

 

c)    L’ecumenismo

Bianchi si è molto adoperato per l’ecumenismo, contattando numerosi esponenti di spicco dei fratelli separati. Ma come ha concepito l’ecumenismo? Siamo daccapo: non al modo cattolico, applicando fedelmente e integralmente il Decreto Unitatis redintegratio del Concilio Vaticano II, ma alla maniera protestante ed ortodossa. Che cosa voglio dire? Che, stando al dettato di quel Decreto, occorre che i fratelli separati, abbandonando i loro errori, giungano alla pienezza della comunione con la Chiesa cattolica.

Ha mai detto queste cose Bianchi o non ci ha piuttosto dato l’impressione che per lui l’ecumenismo si esaurisca nella semplice presa d’atto dei valori comuni, cosa già importante, ma poi alla fine consista nella relativizzazione o nella dissoluzione dei dogmi del cattolicesimo riducendo la dogmatica cristiana a una somma di opinioni soggettive?

Egli riconosce che oggi le Chiese sono disunite fra di loro. Tuttavia egli ritiene che si tratti del fatto di una comunione che si è frantumata. La soluzione, allora, secondo lui, alludendo all’atteggiamento della Chesa cattolica, non è data da una Chiesa che pretenda riassorbire o richiamare a sé comunità che si sono separate da lei, quasicchè si trattasse di Chiese incomplete, ma nel ricomporre la comunione tutti assieme su di un piano di parità, uguaglianza e di fraternità, senza una Chiesa che pretenda di essere superiore alle altre o guida delle altre, evidente allusione alla Chiesa cattolica e al primato del Papa. Da notare che questa concezione fu a suo tempo elaborata dalla massoneria ed è tuttora appoggiata da essa.

 

d)   Monaco o laico?

Per concludere, occorre notare in sintesi che la spiritualità di Bianchi è ad un tempo immanentista e secolarista.  Come Rahner, non vuol distinguere il sacro dal profano, ma per lui il sacro è la profondità del profano e il profano è l’umanità del sacro. Similmente per lui l’azione sta alla pari della contemplazione e la contemplazione sta alla pari dell’azione. La vita laicale è alla pari della vita monastica. Ci si chiede allora che vita monastica è quella che non dà il primato del sacro sul profano e della contemplazione sull’azione. 

Bianchi rifiuta giustamente la concezione platonica e plotiniana della vita monastica come «fuga mundi», come un lasciare il mondo e ci ricorda che Cristo non ha chiesto al Padre di toglierci dal mondo, ma di proteggerci dal male.  Anche il monaco è nel mondo. Ma ciò non toglie che egli, a differenza del laico, non pratichi i consigli evangelici, che rappresentano una maggiore libertà dai legami del mondo presente e la pregustazione del mondo futuro della risurrezione.

Inoltre appare bensì in Bianchi il nostro dovere, laici e monaci, di operare per la salvezza del mondo, ma non appare il dovere di vincere il mondo. Egli presenta giustamente il mondo come finalizzato a Dio, ma poi sostiene, come Rahner, che Dio è finalizzato a sua volta al mondo, come se il mondo fosse superiore a Dio. Ci si chiede allora se Bianchi ha un concetto giusto di Dio. Occorre infatti dire che il vero Dio, ente assoluto, ottimo, sommo, infinito, eterno e perfettissimo, basta pienamente a Se stesso e non sa bisogno di altro, non è relativo ad altro, non è funzionale ad altro come se gli fosse subordinato.

Si capisce allora su questo sfondo di pensiero il motivo profondo che ha provocato nell’animo in Bianchi quell’ambiguità, della quale ho parlato sopra, e per la quale egli non ha mai capito, come non capì Lutero, la funzione benefica e provvidenziale del diritto canonico e il significato evangelico della giurisdizione ecclesiastica, promotrice della giustizia sociale in forza del potere delle chiavi.

Fine Prima Parte (1/3)

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 13 settembre 2026

Come è noto, Bianchi dopo essere stato allontanato da Bose, ha fondato a pochi chilometri di distanza, un’altra Comunità da lui denominata Casa della Madia, che ora si sta adoperando per ottenere dal Vescovo uno status giuridico, che sempre Bianchi non volle.

Ci si potrebbe chiedere quale sia stato il carisma di Bianchi. Molti non hanno dubbi: quello di essere una guida spirituale profetica, una figura più tipica della spiritualità russa, lo staretz, che si rifà agli antichi Padri del deserto. Certamente nella Chiesa esistono dei profeti, come riconosce lo stesso San Paolo. Essi, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, hanno la funzione di interpretare la situazione storica nella quale la Chiesa si trova, di prospettare nuovi e più avanzati modi realizzare il Vangelo e di avvicinarci al Regno di Dio.

Ma è chiaro che la custodia e l’interpretazione del deposito rivelato nella Chiesa cattolica non spettano di diritto al profeta, ma al sacerdote (cioè Pietro). L’errore del profetismo di Bianchi è quello di pretendere, come Lutero, di interpretare la Bibbia meglio del sacerdote e contro il sacerdote (cioè Pietro).

È interessante la prosopopea e la sicumera con le quali Bianchi, alla maniera degli esegeti protestanti, scarta con la massima disinvoltura l’interpretazione cattolica della Bibbia relegandola tra le favole, le ridicolaggini, le ingenuità, i pregiudizi e le assurdità. E meraviglia come non ci sia mai stato, a mia conoscenza, nessun Vescovo che abbia messo in luce queste cose, per avvertire i fedeli, mentre invece egli ha potuto fare delle tournées a parlare in diverse diocesi con grande successo di pubblico, e il quotidiano Avvenire, che dovrebbe rappresentare i cattolici italiani, non solo non ha mai criticato Bianchi, ma ha fatto un’enorme pubblicità delle sue attività.

Immagine da Internet: Enzo Bianchi

[1] Autentici profeti sono stati uomini e donne in piena comunione con la Chiesa e obbedienti al suo Magistero dottrinale, servitori non solo della Chiesa ma anche della comunità politica, come Santa Caterina da Siena, San Vincenzo Ferrer, Girolamo Savonarola, Henri Lacordaire, Jacques Maritain, San Bartolo Longo, Giorgio La Pira, Alcide De Gasperi e Aldo Moro. Profetismo autentico è anche quello dei veggenti delle Apparizioni mariane riconosciute dalla Chiesa

[2] La famosa espressione «profeti di sventura» usata da San Giovanni XXIII è stata fraintesa a loro vantaggio dai modernisti. Il Santo Pontefice si riferiva chiaramente al catastrofismo dei passatisti che vedono nella modernità nient’altro che un cumulo infinito, orribile e disperante, di errori e di peccati.

[3] Cf J. Maritain, De l’Église du Christ. La personne de l’Église et son personnel, Desclée de Brouwer, Bruges 1970.

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