Bilancio dell’opera di Enzo Bianchi
Ovvero le difficoltà dell’ecumenismo
Seconda Parte (2/3)
Perché Papa Francesco è intervenuto?
C’è comunque da mettere in luce, anche se la cosa è dolorosa, la presa di posizione di Papa Francesco, che da una parte non ha mancato di apprezzare gli aspetti positivi del pensiero e dell’opera di Bianchi, ed anzi di biasimare chi lo ha maltratto, ma dall’altra ha dato un segnale di avvertimento circa gli aspetti negativi, col suo noto provvedimento di allontanamento di Bianchi dalla Comunità di Bose.
Il fatto che nella vicenda di Bianchi sia intervenuto lo stesso Pontefice, sia pur attraverso la Segreteria di Stato, è il segno che occorreva rimediare a una grave situazione, che non toccava i semplici problemi interni della Comunità di Bose, ma la stessa posizione dottrinale e l‘impostazione evangelizzatrice della Comunità, che per il suo cedimento agli errori modernistici e dei fratelli separati, era uscita dalla piena comunione con la Chiesa attuando un ecumenismo sbagliato, non quello voluto dal Concilio, ma quello falso praticato dai modernisti.
A rigor di diritto canonico Bianchi e i suoi seguaci avrebbero dovuto essere scomunicati, così come i Papi hanno scomunicato gli esponenti del partito opposto, Lefebvre e i suoi Vescovi, Alessandro Minutella e Carlo Maria Viganò. Il Papa è stato anche troppo indulgente verso Bianchi.
Dispiace che Bianchi non abbia compreso il senso e l’utilità per lui, per la sua Fondazione di Bose e per la Chiesa, del provvedimento pontificio considerandolo ingiusto[1], quando invece, considerando i danni da lui inferti alla Chiesa con certi aspetti della sua opera, avrebbe dovuto vedere in esso un paterno richiamo di fedeltà alla Chiesa e al Papa, prendendo atto degli errori della sua predicazione, che gli sono stati contestati con ampia motivazione da teologi veramente fedeli alla Chiesa, come Antonio Livi ed Ariel Levi di Gualdo.
Purtroppo Bianchi ha frainteso, non si è affatto accorto o non ha voluto prendere atto del richiamo paterno del Papa, che non era da intendersi come sconfessione globale della sua opera, ma solo come gesto disciplinare di correzione, e quindi non ha avuto modo di ravvedersi. Egli quindi purtroppo non accolto il significato del provvedimento pontificio, se ne è risentito come di un’offesa ricevuta, e nessuno ha avuto la saggezza, il coraggio e la carità di renderlo edotto o forse egli stesso non ha ascoltato la voce di chi intendeva farlo.
Saprà adesso la Comunità di Bose, riflettendo sul significato del provvedimento pontificio, conservare l’aspetto positivo dell’insegnamento e la memoria della testimonianza del Fondatore, e quindi anche correggere quei lati che gli hanno impedito una piena fedeltà alla Chiesa e al Papa?
Oggi i Pontefici si trovano davanti al problema di correggere due partiti opposti, nel tentativo di condurli alla piena comunione ecclesiale: quello dei modernisti e quello dei passatisti, tra i quali spiccano i lefevriani. I primi sono molto più forti dei secondi. I Papi finora sono stati giustamente severi verso i passatisti, ma troppo indulgenti verso i modernisti. Papa Francesco ha avuto il coraggio, attraverso il suo intervento riguardo a Bianchi, di fare un richiamo ai modernisti.
Alcuni esempi delle idee di Bianchi
Tra i molti esempi che si potrebbero dare di asserzioni di Bianchi difformi dalla dottrina della Chiesa o dalla sana filosofia ho scelto alcuni brani, che ho tolto dalla ricca raccolta online di testi commentata (circa 250 pagine) dal titolo «Antologia di Enzo Bianchi», a cura del filosofo cattolico Jorge Facio Lince, collaboratore di Don Ariel Levi di Gualdo nella Rivista Teologica online Isola di Patmos[2]. A ciascun brano posto tra graffette, segue il mio commento introdotto dalla parola «osservo».
Come parlare di Dio
«La mia convinzione è che un vero cristiano deve parlare meno, molto meno di Dio; è capire che questa parola di Dio è una parola terribilmente ambigua. Nel primo e secondo secolo dopo Cristo, quando il cristianesimo si dilatava e non era ancora cristianità, quelli che non erano ancora i Padri della Chiesa ma erano quelli che cercavano di far capire il cristianesimo al mondo pagano greco romano, dicevano e avevano il coraggio di dire queste parole: attenzione sono dei Padri, sono Sant‘Ippolito per intenderci, i quali dicevano: Dio è una parola ambigua, oppure Dio è una parola che è vuota perché ognuno in Dio fa una proiezione di quello che lui desidera, di quello che lui vuole»[3].
La parola ambigua o equivoca è quella che non ha un unico significato, ma ne ha due senza che l’uno prevalga sull’altro, sicchè essa nel linguaggio si presta al fraintendimento o all’equivoco. L’ambiguità di questa parola non dipende necessariamente dalla parola stessa, la cui univocità è chiarita nel vocabolario, ma dall’uso disonesto che ne fa chi la usa, ingannando e confondendo in tal modo l’ascoltatore.
La parola «Dio» di per sé non è affatto ambigua, ma chiara, limpida, luminosa e consolantissima per chi la usa con retta intenzione sapendo di che cosa parla, ma può effettivamente diventare un tranello pericolosissimo nell’uso che ne fa l’ignorante, l’empio, l’ipocrita o l’impostore.
D’altra parte esistono effettivamente concetti sbagliati di Dio, panteistici, antropomorfici, materialistici, idolatrici, politeisti, evoluzionisti; ma un conto è il concetto, un conto è il significato della parola. Problema può essere quello di stabilire gli attributi dell’ente supremo. E allora la Bibbia ci dice che Dio è Colui Che è, il creatore del cielo e della terra. Aristotele ci dice che è il motore immobile, pensiero del pensiero. Platone ci dice che è l’Idea del Bene, e così via.
«Ognuno di noi quando pensa a Dio pensateci bene ma fa delle proiezioni. Per cui ogni tanto sentiamo dire: ma il Dio dell’Islam e mica il Dio del Cristiano. Si, nominalmente si dice, si; perché Maometto se riferiva al Dio di Abramo. di Isacco e di Giacobbe, al Dio di Gesù Cristo. Ma la parola è talmente vuota. Per cui in Dio si può mettere qualunque contenuto e io credo che anche la grande attenzione, la grande battaglia all’ateismo è stata molto sbagliata»[4].
Osservo che è falso affermare che quando pensiamo a Dio operiamo sempre quella che in psichiatria si chiama «proiezione», ossia il proiettare sull’oggetto noi stessi, anziché lasciarci informare dall’oggetto, sicchè alla fine ognuno non coglierebbe di Dio ciò che Egli è, ma l’immagine egli Gli impone. Ma come ci si accorge della proiezione, se non perché abbiamo la possibilità di discernere il sapere autentico? Come ci si accorge dell’errore se non perché possiamo confrontarlo con la verità? Quando Cristo parlava di Dio era vittima di una proiezione? Anche Bianchi era vittima di una proiezione?
«I primi cristiani avevano il coraggio, voi lo sapete, di non temere, di non vergognarsi se venivano chiamati atei. I pagani li chiamavano atei. Abbiamo tutta la testimonianza dei Padri apostolici i quali riferiscono appunto: “sì, siamo atei, perché noi siamo senza Dio, siamo senza Ara, senza altare e senza tempio”. Questo ha una sua verità. Dio è una parola ambigua. Meno la usiamo, meglio facciamo. E per noi cristiani credo che a livello di fede profonda dovrebbe valere di più la parola di Gesù: nessuno può andare a Dio se non attraverso di me. Il che non è la pretesa folle di un uomo ma è dire io con la mia umanità, la mia umanità niente altro che la mia umanità. Vi ho dato delle tracce per muovervi sulle tracce di Dio»[5].
Osservo che è noto che i primi cristiani, davanti ai cultori del politeismo e al loro rifiuto di adorare gli dèi, facevano la figura di essere atei. Ma Bianchi mostra di non capire il senso di queste parole, utilizzandole in modo equivoco per sostenere la sua falsa tesi dell’ambiguità del nome divino, ambiguità che giustificherebbe la professione di ateismo.
Inoltre considerando l’umanità di Cristo come una semplice «traccia di Dio, è evidente che questa umanità non la si può considerare come ipostaticamente unita alla Persona del Verbo divino conformemente al dettato del dogma dell’Incarnazione. Infatti, che cosa è una traccia? È un qualcosa, per esempio un’impronta sulla neve di qualcuno che è passato di lì. Ma non ci viene in mente di identificare la traccia con colui che ha lasciato la traccia. Si tratta di enti differenti. Invece Cristo non è due enti, ma un solo Ente, una sola Persona in due nature.
«Non chiedetevi tanto l’identità di Dio non chiedetevi tanto il volto di Dio; guardate come ho vissuto, nel mio vivere che è amore; infatti si è arrivati a dire che Dio è agape e lo si è detto solo dopo Gesù Cristo ha avuto il coraggio di dirlo quell’apostolo che non sappiamo, se è Giovanni ma poco importa; ma che è arrivato a questa espressione Dio è agape, ciò che mai nella Bibbia lo trovate prima ma perché Gesù ha raccontato l’amore fino alla fine, niente altro che quello. È ha detto: quella è la faccia del divino»[6].
Sull’essenza della fede
«Quando si parla di fede occorre fare attenzione a non pensare immediatamente al credere in verità, in dogmi (quella che i teologi definiscono “fides quae”); no, dobbiamo pensare la fede come quell’atto, di cui ci testimoniano le sante Scritture, che consiste nel mettere il piede sul sicuro (cf. Sal 20,8-9; 125,1; Is 7,9), nell’affidarsi come un bambino attaccato con una fascia al seno di sua madre (cf. Is 66,12-13), sicuro in braccio a lei (cf. Sal 131,2)»[7].
Osservo che qui Bianchi fa sua la ben nota confusione luterana tra fede e fiducia. È vero che la persona affidabile dà sicurezza. Ma ci può essere la fiducia in una persona senza il previo esercizio dell’intelligenza? Senza che si sia appurato se questa persona merita fiducia?
Ha senso, è sincero un attaccamento affettivo a Cristo non preceduto dall’accoglienza della sua parola, della sua dottrina, dei suoi insegnamenti, dei suoi comandi, con la conseguente volontà di metterli in pratica?
Il paragone del credente al bambino che si aggrappa fiduciosamente al seno di sua madre, è certamente biblico. E quando Cristo ci esorta ad imitare i bambini, ci chiede certamente questo. Ma se ci fermassimo a questa immagine per rappresentare il credente, se ci fermassimo cioè alla fides qua, mancheremmo dell’altro elemento essenziale della fede, che è il prender per vero ciò che Cristo ci insegna, la fides quae, a motivo della divina credibilità ed autorità di Cristo manifestataci da Lui con previ segni di credibilità che sono i suoi miracoli e i gesti di carità nei nostri confronti.
«Questa verità centrale va però compresa bene: la fede non è un atto intellettuale, gnostico, ma è un’adesione vitale a Gesù Cristo, è un essere alla sua sequela, coinvolti con la sua stessa vita. In tal modo vengono spazzate via le contrapposizioni intellettuali tra fede e azioni-opere, tra contemplazione e azione. L’opera del cristiano è credere, è accogliere il dono della fede per farne la propria responsabilità, la propria opera, la propria lotta, la propria custodia»[8].
Osservo che escludere l’atto intellettuale dall’atto di fede vuol dire ignorare il vero concetto della fede cristiana e trasformarla in un atto purante emotivo, istintuale, ponendola al di sotto della dignità umana, a livello dell’animalità, come il cane che segue il suo padrone. È vero che Cristo paragona il fedele a una pecora, ma non confondiamo la pecora col pecorone.
In quanto atto umano, l’atto di fede è un atto intelligente e libero, quindi un atto morale doveroso e responsabile. Il credere in Cristo, oltre a ciò, è un atto soprannaturale, atto umano potenziato dalla grazia, atto che supera il credere semplicemente umano, perché la mente è illuminata da una verità divinamente rivelata, che oltrepassa la capacità della ragione. Bianchi, ignorando l’aspetto intellettuale della fede, trascura completamente il suo carattere di fede teologale, ispirata dallo Spirito Santo.
Se però diciamo che la fede è un atto intellettuale, ciò non significa necessariamente cadere nello gnosticismo, come sembra credere Bianchi, benchè una malintesa attuazione dell’aspetto intellettuale possa effettivamente condurre allo gnosticismo, come è accaduto nei primi secoli del cristianesimo, e come è accaduto con l’idealismo tedesco. In questo caso la vera fede, come adesione libera e volontaria al vero, scompare ed è totalmente risolta e dissolta nella necessità logica o filosofica, per cui il dogma di fede si riduce ad essere niente più che un mito o una raffigurazione simbolica o immaginaria (Vorstellung) della coscienza, dell’esperienza, dell’idea, del pensiero o della verità razionale (denken) intesi come identici all’essere o al divino.
«La fede non sta nel piano della conoscenza; la fede sta sul piano delle convinzioni. Questo il cristianesimo lo dice. E’ per questo un assurdo vedere la possibilità di conflitto tra scienza e fede. Questo conflitto che è nato certamente col Rinascimento e con la modernità e ha avuto il suo apice in Copernico e se volete, eh lo sappiamo tutti, con Galileo. Ma in realtà oggi è un episodio di cui la Chiesa credo arrossisca e si penta, e abbia vergogna. Perché la Chiesa scrive la fede non nel piano della conoscenza. Chi crede non è che sa. Non è uno che conosce. Chi crede è convinto ha una convinzione dentro di sé. Quindi la scienza è un livello che ha una sua autonomia dalla fede; la fede invece sta nel mondo della simbolica, nel mondo dei significati, in cui ci stanno anche non a caso l’estetica. La bellezza stanno lì, la poesia, stanno all’interno di questo mondo. Questa è una prima convinzione da tener presente»[9].
Osservo che Bianchi dimostra qui di avere un concetto falso di fede cristiana. Il credere in Cristo e a ciò che Cristo ci ha rivelato comporta certo una convinzione saldissima, convinzione però che non consiste nel semplice possesso di un mondo interiore e soggettivo fatto di significati, di immagini, di miti, di simboli e di valori estetici, ma che si riferisce ad una conoscenza della realtà e della storia più alte e più profonde del livello empirico e fenomenico raggiungibile dalle scienze sperimentali, le quali pertanto non possono entrare in conflitto con la fede non perché questa non sia una conoscenza, ma perché è una conoscenza superiore, che coglie un piano più elevato e più profondo di realtà di quello che può essere attinto dalla scienza.
Sulla creazione del mondo e dell’uomo
«Che cosa dice la Bibbia delle origini dell’uomo, della finalità dell’uomo? Che cosa dice del senso dell’universo? E allora, la prima cosa da dire è che la Bibbia non ci dà una storia della creazione. Stiamo attenti perché questo è decisivo. Chi pensa di trovare nella Bibbia la storia della creazione indubbiamente fa una operazione non legittima e non conforme alla fede. Perché? Perché nella Bibbia noi dobbiamo ammettere che ci sono diversi racconti di creazione, non c’è né uno solo. Allora quando io voglio dire una cosa, se la dico in un solo modo posso anche pensare che quel solo modo significa davvero non solo un messaggio ma che quella forma è reale è storia. Ma se io dico una stessa cosa con quattro o cinque modi diversi, devo dedurre per logica razionale che il racconto è solo uno strumento per dire una verità più profonda. Ora nella Bibbia abbiamo diversi racconti di creazione e i racconti ci dicono il perché, ci dicono lo scopo, anche se certamente sono espressi in un linguaggio che narra e che racconta, e che questo come sia non di fede ma sia semplicemente strumentale al senso, lo dice la pluralità dei racconti. Chi non conosce bene la Bibbia, ma la conosce poco si affida solo a quello che magari gli hanno detto e ridetto e pensa che c’è un solo racconto; ma io vi faccio notare senza farvi perder tempo che nella Bibbia ci sono almeno cinque racconti della creazione. Perché cinque racconti? Perché gli uomini in epoca diversa si sono fatti la domanda da dove veniamo. E per rispondere a questa domanda e nel dire che noi veniamo da Dio, veniamo dal suo amore e dalla sua libertà, caso, necessità, amore e libertà. Si sono ispirati alla cultura esistente e ai miti di quel momento»[10].
Osservo che Bianchi sbaglia nel sostenere che i racconti biblici della creazione non hanno valore storico. I racconti della creazione non sono cinque, ma due: il c.1 e il c.2. La differenza fra i due sta nel fatto che mentre nel primo l’unione dell’uomo con la donna è finalizzata alla generazione, e quindi riguarda questa vita terrena; nel secondo è fine a se stessa, il che fa pensare alla prospettiva escatologica propria della resurrezione dopo la morte, resurrezione che non sarebbe stata necessaria, se l’umanità non avesse peccato.
La pluralità dei racconti non è motivata dal fatto, come crede Bianchi, che l’Autore sacro, non sapendo quanto era accaduto alle origini, raccoglie una serie di dati ipotetici. Le cose non stanno affatto così. Come ha spiegato la Chiesa, la narrazione della creazione e delle origini del mondo è la narrazione di atti divini e fatti naturali realmente accaduti.
Quanto essa racconta è divinamente rivelato e quindi è materia di fede. Il Concilio Lateranense IV del 1215, Concilio del quale Bianchi mostra di essere completamente ignorante, ha esposto dogmaticamente ciò che è avvenuto alle origini. Il Concilio di Trento parla chiarissimamente del peccato originale. Questo insegnamento è stato ripreso e precisato da Pio XII nell’enciclica Humani Generis del 1950. Inoltre è di fondamentale importanza tener conto delle Catechesi sullo stato edenico (la «teologia del corpo») tenute da San Giovanni Paolo II[11]. Occorre inoltre tener presente l’insegnamento in materia del Catechismo della Chiesa cattolica (nn.355-421).
«Io vorrei semplicemente dire che tutte queste forme così diverse di racconti ci devono insegnare una sola cosa: che la Bibbia non ci dà un racconto della creazione: ecco l’errore che si fa a cercare nella Bibbia ciò che ci deve dare la scienza. Ma la Bibbia ci dice soltanto che all’origine del mondo della vita dell’uomo c’è Dio. C’è il suo amore, c’è la sua libertà, c’è il bisogno che Lui aveva di avere noi, potremo dire come partner nel suo amore. Egli aveva bisogno di posare l’amore fuori di Sè e di conseguenza ha creato il mondo che è altro da Sé»[12].
Osservo che la scienza fisica non ha il compito di farci sapere come o quando il mondo ha avuto origine o da che cosa ha avuto origine, perchè essa per sua stessa essenza, non dispone del metodo d’indagine e delle nozioni sufficienti e adatti per rispondere a tale domanda. Infatti la questione dell’origine del mondo riguarda l’essere stesso contingente del mondo, mentre la fisica sperimentale considera solo i fenomeni fisici e le cause dei fenomeni, che sono a loro volta altri fenomeni, come disse bene Kant. Ora, se vogliamo trovare da dove e come il mondo ha avuto origine nella sua esistenza o nel suo essere, bisogna che consideriamo il mondo come ente e non come fenomeno, il che è come dire che non basta la fisica, ma occorre la metafisica, perché è questa la scienza che s’interroga sull’ente.
Ora la Scrittura, nel dirci come, quando e da che cosa ha avuto origine il mondo, si pone proprio sul piano della metafisica, e per questo la risposta non ci viene, come crede Bianchi, dalla scienza fisica, ma dalla metafisica, che è il piano epistemico dal quale soltanto ci può venire la risposta risolutiva e soddisfacente, piano che, adottato dalla Bibbia, è quello chele permette di affrontare e risolvere adeguatamente la questione dell’esistenza o dell’essere del mondo, il cui essere contingente richiede, per essere spiegato, l’esistenza di un Essere assoluto, necessario e sussistente, che è Dio creatore del mondo dal nulla.
«Ecco la grandezza che ci vogliono dire questi racconti di Dio. Dio ha creato un mondo autonomo da Lui. Noi uomini possiamo dire a Dio: tu non ci hai creato e noi non crediamo in te. Tu per noi sei niente. Noi ti neghiamo. E lui che ci ha creati non può far altro che accettare il nostro rifiuto dell’alterità. Questo è lo straordinario dell’amore di Dio, della sua libertà: che lui ha fatto qualcosa da cui lui non è condizionato e che lui non può condizionare. Non può condizionare»[13].
Ha ragione Bianchi nel riconoscere che noi abbiamo la possibilità di rifiutare Dio. Ma sbaglia quando nega che davanti al rifiuto Dio non possa fare altro che prenderne atto, perché occorre dire invece che, se vuole, può mutare la volontà del peccatore, la quale da cattiva può diventare buona, allontanarsi dal peccato e volgersi verso Dio. Non c’è nulla che Dio non possa condizionare perché tutto dipende da Lui e dalla sua volontà santa e onnipotente. Solo Lui – come lo stesso Kant riconosceva - è l’Incondizionato non condizionabile.
Fine Seconda Parte (2/3)
P. Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 13 settembre 2026
«La mia convinzione è che un vero cristiano deve parlare meno, molto meno di Dio; è capire che questa parola di Dio è una parola terribilmente ambigua» (E. Bianchi).
Osservo dicendo che è falso che la parola «Dio» sia una parola ambigua o vuota. Basta aprire un dizionario alla parola «Dio» e vedremo che con questa parola designiamo l’«ente supremo». L’ente supremo lo chiamiamo «Dio». Si tratterà poi semmai di sapere o di dimostrare che un tale ente esiste. Che ci siano di quelli per i quali Dio è il mondo o è l’essere o il proprio io, questo certamente è un fatto, che però non pregiudica il senso comune della parola.
La parola ambigua o equivoca è quella che non ha un unico significato, ma ne ha due senza che l’uno prevalga sull’altro, sicchè essa nel linguaggio si presta al fraintendimento o all’equivoco. … La parola «Dio» di per sé non è affatto ambigua, ma chiara, limpida, luminosa e consolantissima per chi la usa con retta intenzione sapendo di che cosa parla, ma può effettivamente diventare un tranello pericolosissimo nell’uso che ne fa l’ignorante, l’empio, l’ipocrita o l’impostore.
D’altra parte esistono effettivamente concetti sbagliati di Dio, panteistici, antropomorfici, materialistici, idolatrici, politeisti, evoluzionisti; ma un conto è il concetto, un conto è il significato della parola. Problema può essere quello di stabilire gli attributi dell’ente supremo. E allora la Bibbia ci dice che Dio è Colui Che è, il creatore del cielo e della terra. Aristotele ci dice che è il motore immobile, pensiero del pensiero. Platone ci dice che è l’Idea del Bene, e così via.
«Non chiedetevi tanto l’identità di Dio non chiedetevi tanto il volto di Dio; guardate come ho vissuto, nel mio vivere che è amore» (E.Bianchi).
Osservo che l’amore non può sostituire il conoscere. L’amore stesso è impossibile senza la conoscenza dell’oggetto amato o amabile. Bianchi dimentica completamente, egli che leggeva la Bibbia ogni giorno, che la Bibbia è tutto un anelito della nostra anima, come una cerva assetata dell’acqua, a conoscere chi è Dio, a conoscere il suo nome, a contemplare, a vedere il suo volto, la sua essenza, faccia a faccia, come sorgente dell’eterna beatitudine. L’amore spinge a vedere e consegue al vedere. Ma se in mezzo non c’è il vedere, non c’è neanche l’amore.
Immagine da Internet: Enzo Bianchi[1] Così Don Boselli, l’attuale Priore della Casa della Madia, nella sua omelia al rito funebre di Bianchi, ha sbagliato nel qualificare «matrigna» quella Chiesa, che, nella persona del Papa ha voluto correggere Bianchi. Le parole del Papa che ha citato non si riferivano evidentemente al provvedimento da lui preso, ma a qualche nemico di Bianchi.
[2] Il testo originale online dal quale ho preso, desunto da registrazione video, e quindi nel modo del parlato, non è sempre di stile perfetto. Oltre a ciò il Curatore, non essendo di lingua italiana, introduce involontariamente alcune piccole imperfezioni linguistiche, che io ho ritenuto di togliere. Non ho fatto altro che far capire meglio i pensieri di Bianchi sotto il profilo della lingua italiana, a parte alcune espressioni difettose dello stesso Bianchi. Ad ogni modo il Lettore stesso potrà fare una verifica accedendo al testo originale che ho indicato.
[3] CF. “Enzo Bianchi la risurrezione di Cristo e la nostra,” YouTube video 01:27:47, posted by “AlzogliOcchi” 12 maggio 2013. Web, 3 Settembre 2018, [12:01 – 12:58]. Tratto da https://www.youtube.com/watch?v=opwrLaDnqF4.
[4] Enzo Bianchi, “La carne umana, la vita di Gesù” – Commento al Vangelo di domenica 18 giugno 2017, in cercoiltuovolto, web 11 maggio 2018, tratto da https://www.cercoiltuovolto.it/vangelo-della-domenica/commento-al-vangelo-di-domenica-18-giugno-2017-enzo-bianchi/.
[5] “Enzo Bianchi la risurrezione di Cristo e la nostra,” YouTube video 01:27:47, posted by “AlzogliOcchi” 12 maggio 2013. Web, 3 Settembre 2018, [12:01 – 12:58]. Tratto da https://www.youtube.com/watch?v=opwrLaDnqF4.
[6] “120524 Serata inaugurale – La speranza nelle Scritture,” YouTube video 02:01:19, posted by “Telechiara Produzioni” 29 maggio 2012. Web, 3 Settembre 2018, [51:38 – 01:00:45]. Tratto da https://www.youtube.com/watch?v=12Fv15Lysmg.
[7] Enzo Bianchi, “LA PEDAGOGIA DI GESU’ NELL’EDUCARE ALLA FEDE”, in MAFIADOC.COM 1 gennaio 1970, web 5 settembre 2018, tratto da https://mafiadoc.com/enzo-bianchi-la-pedagogia-di-gesu-nelleducare-alla-fede_5a29e69e1723dda1827cd365.html.
[8] Enzo Bianchi, “Gesù, il pane della vita” – Commento al Vangelo di domenica 5 agosto 2018, in cercoiltuovolto, web 31 luglio 2018, tratto da https://www.cercoiltuovolto.it/vangelo-della-domenica/commento-al-vangelo-di-domenica-5-agosto-2018-enzo-bianchi/.
[9] “Umberto Galimberti, Enzo Bianchi, ˝il nostro bisogno di verità˝,” YouTube video 01:07:19, posted by “AlzogliOcchi” 12 giugno 2013. Web, 3 Settembre 2018, [19:35 – 28:36]. Tratto da https://www.youtube.com/watch?v=7AUDlkcBFbQ
[10] “Enzo Bianchi ˝La creazione e le origini del mondo˝,” YouTube video 01:18: 54, posted by “AlzogliOcchi” 5 giugno 2013. Web, 3 Settembre 2018, [38:23 – 59:25]. Tratto da https://www.youtube.com/watch?v=EBBZynXukfk.
[11] Raccolte dal Card. Carlo Caffarra nel libro Uomo e donna lo creò. Catechesi sull’amore umano, Città Nuova Editrice-Libreria Editrice Vaticana, Roma 1985. Vedi anche il vol. III delle Catechesi del mercoledì sul Credo di San Giovanni Paolo II, Edizioni Piemme, Casale Monferrato, 1987, pp.9-34. Vedi anche il Catechismo della Chiesa cattolica, nn.355-379, 385-412.
[12] “Enzo Bianchi ˝La creazione e le origini del mondo˝,” YouTube video 01:18: 54, posted by “AlzogliOcchi” 5 giugno 2013. Web, 3 Settembre 2018, [38:23 – 59:25]. Tratto da https://www.youtube.com/watch?v=EBBZynXukfk.
[13] “Enzo Bianchi ˝La creazione e le origini del mondo˝,” YouTube video 01:18: 54, posted by “AlzogliOcchi” 5 giugno 2013. Web, 3 Settembre 2018, [38:23 – 59:25]. Tratto da https://www.youtube.com/watch?v=EBBZynXukfk.

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