Ricordo di Padre François Dermine
Un maestro spirituale
Seconda Parte (2/2)
Settarismo e pluralismo religioso
Padre Dermine ha operato nel periodo che va dagli anni ’80 del secolo scorso fino ai nostri giorni. C’è però da osservare che la questione delle sètte fu molto viva nel periodo dagli anni ’80 ai primi di questo secolo. Il termine «setta» appare anche nel linguaggio de Vescovi. Tuttavia esso oggi è scomparso dal linguaggio della Chiesa. Come mai?
La Chiesa, seguendo il linguaggio del Concilio Vaticano II, che non parla di sètte, ma di religioni, ha ripreso il linguaggio del Concilio. Perché allora in quegli anni che ho segnalato il termine setta divenne di moda? Come mai nel periodo segnalato ci fu il diffondersi dell’uso di quella parola? Perchè negli anni ‘80 e soprattutto dopo il crollo del regime sovietico, in un clima di ritrovata libertà, ci fu un moltiplicarsi di raggruppamenti religiosi spontanei o il rifiorire di precedenti tendenze nelle diverse religioni a seguito di una diffuso risorgere anche tra i giovani del senso e del bisogno del sacro.
È successo allora che i nostri Pastori, e molti pastoralisti e sociologi delle religioni pensarono di recuperare questa parola «setta» per designare queste molteplici iniziative o raggruppamenti tradizionali di orientamenti non-cattolici e non-cristiani, senza accorgersi del significato fortemente negativo assunto dal termine setta nel vocabolario moderno, benchè la parola originariamente un significato innocuo riferito al semplice fatto che uno sceglie (da seguo, sequor, secta) una data scuola filosofica o un dato maestro o uno data corrente di pensiero o fede religiosa.
I Vangeli e gli Atti degli Apostoli parlano tranquillamente della setta (airesis) dei farisei o dei sadducei così come oggi parleremmo di un dato partito o una data corrente politica. Similmente i Greci parlavano della setta degli stoici o degli epicurei senza con ciò dare alla parola il senso negativo che le diamo oggi.
È solo col Medioevo e il formarsi della cristianità che il termina setta comincia ad assumere un significato negativo, perché il termine airesis non designa più solo un semplice scegliere, non è più il semplice seguire (sequor, secta) un maestro o una guida, ma è un separarsi dalla comunità, un ribellarsi alle sue autorità, un atto divisivo o separazionista di falso riformista, dettato dalla presunzione e dalla superbia. Nasceva il concetto dello scisma e dell’eresia.
In questi tempi si parlava delle sètte protestanti perché erano formazioni che si erano separate dalla Chiesa. Ma già per quanto riguarda gli ortodossi, la Chiesa per rispetto, sebbene siano scismatici, non ha mai parlato di sètte, ma sempre di Chiese orientali o greche scismatiche. Ed inoltre la Chiesa non ha mai parlato di sètte a proposito delle altre religioni, nate per conto proprio, prima della Chiesa stessa, come l’induismo o l’ebraismo.
Così quando nacquero i luterani, i cattolici parlavano della setta dei luterani. Ma chi oggi parlerebbe della setta dei luterani? Semmai si parla della religione protestante. Il nome «setta» è diventato un termine odioso e umiliante. Nessuno oggi accetterebbe di considerarsi o di essere considerato come appartenente ad una setta. E dunque nell’attuale clima di dialogo interreligioso ed ecumenico perché qualificare come setta un raggruppamento di fedeli o adepti di un particolare movimento o tendenza o corrente religiosi? Non è offensivo? Per questo, credo, oggi il termine è stato abbandonato nel linguaggio della Chiesa.
Per quanto riguarda il concetto di religione, con questo termine si può intendere o la virtù di religione a la formazione umana associata con pretesa di universalità che si raccoglie attorno a un medesimo credo religioso nonché attorno ai riti religiosi e ai princìpi etici che ne conseguono. Benchè la verità religiosa di per sé sia universale ovvero una sola per tutti avendo la religione per scopo quello di insegnare e praticare il culto divino e praticare la salvezza.
Di fatto esistono molte religioni sia perché si pongono a differenti livelli più o meno elevati di conoscenza di Dio e delle verità salvifiche e sia perché ognuna ha propri valori diversi da quelli delle altre.
Conviene oggi parlare di sètte religiose? Io credo che oggi come oggi non sia più il caso per i motivi che ho detto. Semmai conviene parlare di differenti tipi di religioni a seconda della differente concezione di Dio e del rapporto dell’uomo con Dio: religione naturale e religione rivelata, umana o divina, monoteistica o politeistica, cosmica, naturalista, animista o spiritualista, interiore o esteriore, teista o panteista, popolare o dotta, soteriologica o misterica, imperfetta o perfetta, magica o sacerdotale, organizzata o soggettiva.
La distinzione fra sètte e religioni sembra favorire una duplice linea di condotta di noi cattolici nei confronti dei raggruppamenti umani che praticano il culto di Dio: severità con le «sètte», che essendo spesso esigue minoranze non spaventano per una loro reazione; molti riguardi per le religioni – per esempio ebrei, musulmani, protestanti, ortodossi, induisti -, con i quali non è bene inimicarsi per non avere guai.
Nasce così l’idea che dalle sètte occorre guardarsi come da fenomeni patologici. Con le religioni vale il dialogo religioso, dove ci si compiace per le diversità reciproche. Una condotta del genere sarebbe ipocrisia del tutto contraria al vero dialogo interreligioso e all’ecumenismo. Anche le sètte hanno i loro lati positivi, per cui è meglio non chiamarle sètte, che fa pensare a fenomeni del tutto negativi e anche le religioni non cristiane presentano pericoli per il cristianesimo e devono essere condotte a Cristo. Per questo non è proibito – se si tratta di cristiani - chiamarle col titolo tradizionale di movimenti ereticali, senza per questo rinunciare al titolo di fratelli separati.
Penso invece che convenga usare la qualifica di «settario» per quegli atteggiamenti religiosi che tendono alla presunzione, al perfezionismo, al farisaismo, alla partigianeria, alla doppiezza, all’esclusivismo, alla litigiosità, al fondamentalismo, alla parzialità, all’aggressività, al partito-preso.
Parapsicologia e demonologia
I sensitivi non sono necessariamente dei figli del demonio. Su questo punto dissentivo da Padre François, che sosteneva che nelle attività parapsicologiche c’è l’influsso del demonio o la connivenza col demonio. La facoltà parapsicologica non è altro che la forza psichica di certi soggetti che raggiunge un livello altissimo, straordinario e prodigioso, ma sempre nei limiti delle possibilità della sensibilità e dell’attività psichica della natura umana.
Non sono attività preternaturali, che appartengono alla natura angelica, dotata di un’intelligenza e di un potere sulla materia ben superiore a quello dell’uomo e quindi capace di compiere atti od opere prodigiosi, che l’uomo, anche superdotato da forze parapsicologiche, non riesce a compiere.
Se un cane sente suoni che noi non sentiamo o i buoi nella stalla muggiscono pochi minuti prima che si verifichi il terremoto o se il gatto ci vede nel buio, non diciamo che possiedono poteri parapsicologici, ma semplicemente che posseggono una sensibilità più fine della nostra.
Così se il rabdomante sente l’acqua sottoterra con un semplice bastone o una mamma avverte la disgrazia del figlio a 2000 km di distanza o il sensitivo vede dove è nascosto un oggetto rubato così da consentire il suo recupero, se uno col semplice calore emanato dalle mani o con l’omeopatia o con l’agopuntura guarisce qualcuno, qui superiamo certo i procedimenti e i limiti noti dalla comune psicologia o medicina accademica, ma restiamo sempre nell’ambito delle facoltà umane; siamo solo davanti a forme straordinarie di sensibilità o facoltà fisiche ordinate al bene dell’uomo.
La soglia del preternaturale benefico o malefico, vale a dire l’intervento dell’angelo custode o del demonio, lo abbiamo quando si dà qualche pratica positiva mentale-intenzionale, rituale o spontanea, verbale o artificiale o l’invocazione o il patto implicito o esplicito con l’angelo o col diavolo con finalità che oltrepassano ciò che proviene dalle sole forze umane. Gli effetti che allora si ottengono, senza essere veri miracoli, perché questi sono solo l’effetto dell’onnipotenza divina.
Riflessioni conclusive
Le forze che maggiormente si oppongono a Cristo e alla Chiesa nella storia sono potenze demoniache di altissimo potenziale fascinatore e seduttore. Esse hanno suscitato fra l’altro l’ebraismo, l’islamismo, l’induismo, il buddismo, lo gnosticismo, il luteranesimo, la massoneria, il comunismo, il modernismo. Ciò spiega il fatto della loro diffusione e permanenza nei secoli e nei millenni. Esse si riassumono nella figura simbolica dell’«enorme Drago rosso» (Ap 12,3), che si oppone alla «Donna vestita di sole» (v.1), che è immagine della Chiesa.
È interessante l’etimologia della parola greca drakon, il drago. Essa deriva da derkomai, il cui aoristo è drakon, dal sanscrito derc, che significa «vedere». Il drakon, il drago è colui che ha la vista acuta. Ed è ciò che consente al demonio di ingannare anche gli spiriti intelligenti come quelli dei filosofi, dei sacerdoti, dei teologi e dei fondatori di religioni.
I farisei si vantavano di avere Dio per Padre. Eppure Cristo, quando si rivolge a loro dice: «voi fate le opere del padre vostro», non certo alludendo a Dio Padre. Padre Dermine ha lottato contro il demonio per tutto il corso della sua attività sacerdotale. Mi faccio una domanda: ha visto il demonio dietro i concetti falsi di Dio? Ha visto il demonio dietro il Dio di Maometto, dietro a quello di Lutero, di Cartesio, di Kant, di Hegel, di Rahner, di Schillebeeckx?
Egli, che io sappia, non nomina mai questi autori. Eppure come è importante conoscerli per combattere il demonio! Un falso Dio non è altro che il demonio. Una demonologia completa deve fare la critica della concezione di Dio propria di quegli autori e si scoprirà che il loro Dio ha i tratti del demonio. Il primo esorcismo da fare è esorcizzare le false teologie. Oggi molti non credono nell’esistenza del demonio perché hanno posto in Dio stesso i tratti di Satana.
Un Dio primum cognitum e non conosciuto mediante le creature, un Dio inconoscibile e non concettualizzabile, un Dio contrario alla ragione, un Dio buio totale, un Dio che può essere tutto e il contrario di tutto, un Dio che si prende gioco di noi, un Dio che non sta ai patti, un Dio come vertice dell’uomo, un Dio materiale e non puro spirito, un Dio che s’identifica con la storia, un Dio che diviene, che muta, che soffre, che si contraddice, il cui potere è limitato, un Dio che non sa vincere il male e che lascia le cose come sono o viceversa tutto sconvolge, un Dio che vuole tanto il bene che il peccato, che copre il peccato e non lo cancella, che lascia i delitti impuniti, un Dio che getta nella disperazione, un Dio che punisce e premia chi non lo merita, che perdona chi è incredulo, non si pente e lo odia, un Dio ambiguo che dice sì e no simultaneamente, un Dio dispotico e irrazionale, un Dio del caos e non dell’ordine, un Dio che non può fare a meno del mondo, un Dio che non crea il mondo dal nulla, ma si finitizza come mondo, potrà mai essere il vero Dio o non sarà piuttosto il dio di questo mondo del quale parla San Paolo o il principe del mondo del quale parla Cristo?
I demòni più pericolosi sono gli ispiratori delle sedute medianiche, delle false rivelazioni, dei falsi miracoli, delle opere di magia, delle possessioni e delle vessazioni, delle infestazioni e dei malefìci, sono quelli che strumentalizzano i malati e i sensitivi o sono quelli che ispirano gli eresiarchi o i fondatori di false religioni, teologie o filosofie? Sono quelli che ingannano gli individui e i gruppi o quelli che ingannano i popoli?
L’opera compiuta da Padre Dermine è preziosa, validissima ed esemplare, ma va completata con un’opera più importante, dove la parola e la guida della Chiesa e del Papa sono assolutamente necessarie, per la quale la Chiesa stessa deve vincere le forze del Dragone rosso e dell’anticristo.
«Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur: tuque, Princeps militiae caelestis, Satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute, in infernum detrude.» Leo PP. XIII
Nota bibliografica.
Alcuni libri di Padre Dermine: La preghiera di Gesù e del cristiano, in AA.VV., Le sette religiose. Una sfida pastorale, Edizioni ESD, Bologna 1991; Vassula Ryden. Indagine critica, Edizioni LDC, Torino, 1995; L’estasi, Libreria Editrice Vaticana, 2003; Lo spiritismo tra parapsicologia e scienza: apertura persuasiva per l’aldilà?, in AA.VV., Homo moriens. Saggi sull’aldilà e sul destino ultimo dell’uomo, a cura di. Antonio Lambertino, pubblicato a cura dell’Università di Parma, Parma 2004, pp.233-251; Carismatici, sensitivi e medium. I confini della mentalità magica, Edizioni Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2010; Mistici, veggenti e medium. Esperienze dell’aldilà a confronto, Libreria Editrice Vaticana, 2022, tradotto in francese (Vérités et mensonges sur l’au-delà), Les Editions du Cerf, Paris 2014).
Alcuni articoli nelle riviste: Razionalità e fede, in Divus Thomas, 1 (1992) 1, pp.126-144; In Sette e religioni nel mondo: La medianità. Esistenza e essenza, 3 (1995) 1, pp.14-34; Problemi di confronto tra le spiritualità dell’India e la spiritualità cristiana, 1 (1995) 1, pp.115-155; Lo spiritismo di Allan Kardec e la sua influenza, 4 (1997) 3, 126- 157; Apologetica e/o dialogo: tra teologia fondamentale e pastorale pratica. Ambiti di confronto intraecclesiale, 1 (1998) 4, 81-113; Il cinema parareligioso. Permanenza e metamorfosi del sacro, 2 (2005-6), pp.64-101; Tecniche orientali di meditazione e preghiera cristiana, 4 (2008), pp.63-86; Interrogativi sul Gesù Bambino di Gallinaro, 8 (2009), pp.79-103; Vassula Ryden. Le ragioni della Chiesa, 9 (2009), pp.50-110; Le rivelazioni ufologiche di Stefania Caterina, 9 (2009), pp.13-50; La nuova apologetica e i nuovi movimenti religiosi, 10 (2010), pp.92-120; in Sette e religioni: Il complesso gnostico-esoterico e il realismo cristiano di fronte al mistero, 3 (1991) 1, pp.455-487; Si può parlare con i morti? 1 (1991), pp.156-162.
La fondazione del GRIS
Padre Dermine collaborò alla fondazione del GRIS[1]: Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa, denominato fino all’anno 2001 Gruppo di Ricerca e di Informazione sulle Sette. Si tratta di un’associazione privata di cattolici, culturale e religiosa, senza scopo di lucro, costituitasi ufficialmente il giorno 8 febbraio 1987. Le finalità ufficiali del GRIS sono:
1) promuovere e svolgere la ricerca, lo studio e il discernimento, fornire informazione e consulenza sulle religioni, le sette e la fenomenologia a esse correlata, a livello culturale, religioso, scientifico e sociale;
2) curare la formazione e l’aggiornamento di educatori e operatori sulle tematiche di pertinenza dell’associazione;
3) analizzare e promuovere gli strumenti pastorali, culturali, educativi, scientifici e sociali che permettano un opportuno, adeguato e documentato approccio alla problematica di cui alla lett. a;
4) promuovere un rispettoso aiuto nei confronti di quanti vivono una situazione problematica o di disagio causata dall’attività di aggregazioni o singole persone che operano in ambito religioso, parareligioso, spiritualista o magico.
Il GRIS realizza le proprie finalità:
1. promuovendo e organizzando convegni, corsi, conferenze e incontri a vario livello;
2. formando e aggiornando persone destinatarie delle sue attività;
3. radunando équipe di specialisti tratti da vari campi per affrontare a livello multidisciplinare le tematiche di sua pertinenza;
4. preparando e diffondendo pubblicazioni, sussidi e strumenti pastorali, culturali, educativi, scientifici e sociali;
5. intervenendo sui mezzi di comunicazione e informazione;
6. promuovendo e curando collaborazioni e scambi culturali con organismi pubblici e privati, nazionali e internazionali, con organizzazioni simili operanti in altri paesi, con quanti, pur se di fede diversa, siano disponibili a collaborare con spirito ecumenico o di dialogo e con metodo scientificamente valido;
7. cercando il dialogo, dove e quando possibile, con le persone aderenti ad altre fedi religiose o che si riconoscono in dottrine e visioni particolari;
8. aprendo centri di ascolto con la consulenza di legali, medici, psicologi, sacerdoti e specialisti vari;
9. mostrando attenzione e spirito di accoglienza alle persone che, uscite da esperienze religiose, pseudoreligiose, spiritualistiche o magiche, sono alla ricerca della verità;
10. promuovendo ogni altra attività che venga ritenuta opportuna nell’ambito delle proprie finalità istituzionali. Lo Statuto del GRIS è stato approvato il 25 settembre 1990 dalla Conferenza Episcopale Italiana.
La sede nazionale del GRIS è in Via del Monte 5 – 40126 Bologna, Italia. Tel: +39 051 260011
Padre Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 19 ottobre 2026

Padre François-Marie Dermine, OP
Le forze che maggiormente si oppongono a Cristo e alla Chiesa nella storia sono potenze demoniache di altissimo potenziale fascinatore e seduttore. Esse si riassumono nella figura simbolica dell’«enorme Drago rosso» (Ap 12,3), che si oppone alla «Donna vestita di sole» (v.1), che è immagine della Chiesa.
L’opera compiuta da Padre Dermine è preziosa, validissima ed esemplare, ma va completata con un’opera più importante, dove la parola e la guida della Chiesa e del Papa sono assolutamente necessarie, per la quale la Chiesa stessa deve vincere le forze del Dragone rosso e dell’anticristo.
[1] https://www.gris.org/ - https://www.gris.org/chi-siamo/
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