La metafisica di Gesù (3)
Seconda Parte (2/2)
5. Il Dio di Lutero
Nessuno dubita del forte interesse teologico e religioso di Lutero, ma la sua concezione di Dio è inficiata dall’influsso occamistico, apertamente dichiarato da Lutero (“occamicae sum factionis”), che concepisce Dio non alla luce dell’essere e quindi del vero, ma del bene e quindi del volere. Da ciò consegue in Dio che la funzione della libertà e dell’onnipotenza sostituisce quella della scienza e della sapienza.
Da qui discende la visione irrazionalistica, fideistica e volontaristica, per la quale Dio non vuole qualcosa perchè è bene, ma qualcosa è bene perché Dio lo vuole. La volontà diventa il valore primo, sganciata dalla verità. Da cui il famoso paradosso occamista che l’omicidio o l’adulterio sarebbero leciti, se Dio lo volesse. Abbiamo da una parte un Dio dispotico, che chiede fiducia senza darcene i motivi, e dall’altra un Dio falsamente misericordioso che ci salva anche se non lo meritiamo.
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Come abbiamo visto dal Concilio Vaticano II, solo la Chiesa cattolica esprime la pienezza di ciò che nella Chiesa è essenziale. I protestanti partecipano di questa pienezza, ma mantengono alcune carenze, di per sé accidentali e rimediabili. Vediamo dunque come qui gioca la distinzione metafisica tra ciò che è per essenza o in pienezza e ciò che è in parte o per partecipazione.
Diciamo dunque che un presupposto essenziale per il successo dell’ecumenismo per i prossimi anni dovrà essere quella di eliminare il disprezzo per la metafisica mostrando il grande servizio che essa dà alla ragione, alla fede e alla Chiesa.

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