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13 febbraio, 2026

La metafisica in San Tommaso e nel Beato Giovanni Duns Scoto - Prima Parte (1/6)

 

La metafisica

in San Tommaso e nel Beato Giovanni Duns Scoto

Prima Parte (1/6)

Dalla bellezza e grandezza delle creature

per analogia si conosce il loro autore

Sap 13,5

 

La questione della metafisica

Com’è oggi la situazione della metafisica in campo cattolico? Fino a Papa Benedetto XVI abbiamo sentito far le lodi della metafisica con speciale riferimento a San Tommaso. Ancora Pio XII raccomanda la filosofia scolastica, sempre in riferimento a San Tommaso.

Invece negli insegnamenti del Concilio Vaticano II non abbiamo mai alcun riferimento alla metafisica, anche se permane la raccomandazione della dottrina di San Tommaso. L’obbligo fatto ai docenti cattolici di seguire San Tommaso è stato tolto dal Diritto Canonico. Papa Francesco non ha mai parlato della metafisica, salvo però a fare un importante discorso su San Tommaso nel 2024. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-metafisica-in-san-tommaso-e-nel.html


Scoto aveva come suo predecessore nel lavoro teologico nell’Ordine Francescano San Bonaventura, che similmente a San Tommaso aveva affrontato il confronto con Aristotele. Ma Bonaventura non aveva seguito Tommaso nell’assumere Aristotele per la elaborazione della gnoseologia e della metafisica. Aveva preferito seguire Sant’Agostino per il quale la sapienza consiste nella visione delle idee platoniche e la conoscenza consisteva nel lascarsi illuminare dalle verità eterne. Benchè Agostino riconosca che noi arriviamo a Dio partendo dalla considerazione delle creature, in Agostino è presente come in Platone una certa diffidenza nei confronti dei sensi, mentre la piena fiducia è data solo all’intelletto che vede e illumina nell’interiorità della coscienza. 

Per questo, manca in Agostino quella visione analogica dell’ente che collega materia e spirito come in Aristotele, che Tommaso aveva assunto. Troviamo invece in Agostino il tema platonico della partecipazione alle perfezioni divine. Per questo in Agostino come poi in Bonaventura non c’è l’ente analogo di Aristotele e di Tommaso, ma l’essere è intuìto come luce ideale ed orizzonte di intellegibilità delle cose. 

È qui che troviamo le premesse della concezione univocista dell’ente di Duns Scoto, una visione dell’ente universale, visione interiore che occorre purificare, ampliare, aumentare ed esplicitare nelle sue virtualità perché appaiano la luce e la consistenza infinite dell’Essere divino. È questo l’itinerario che Bonaventura traccia nell’Itinerarium mentis in Deum. Qui c’è la metafisica bonaventuriana ed è partendo da Bonaventura e non da Aristotele, che Duns Scoto si fa l’idea della metafisica.

La scoperta dell’essere divino e con ciò stesso dell’esistenza di Dio in Bonaventura, come troviamo già in qualche modo in Sant’Anselmo, non pare essere tanto l’effetto di un ragionamento a posteriori, ovvero per induzione della causa dall’effetto, quanto piuttosto effetto della progressiva chiarificazione di un concetto originario intuitivo dell’essere, posseduto fin dall’inizio del cammino della conoscenza. 

Immagini da Internet:
- Duns Scoto, Studiolo di Federico da Montefeltro
- Card. Bonaventura, Claude François
 

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