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24 aprile, 2026

Maritain e Bontadini. Un confronto fra due maestri - Parte Quinta (5/7)

 

Maritain e Bontadini

Un confronto fra due maestri

Parte Quinta (5/7)

 

La questione del divenire

Cielo e terra passeranno.

Le mie parole non passeranno

Mt 24,35  

La questione del divenire, connessa con la percezione del concreto, della temporalità e del transitorio, e quindi del senso della storia, del mutamento delle idee e dei costumi, del progresso del sapere, dell’evoluzione dell’universo, segna profondamente di sé il pensiero moderno, più di quello medioevale. Nel pensiero antico troviamo alcune intuizioni profonde, di perenne valore, le quali, migliorate dalla rivelazione cristiana, si ripresentano oggi. Ma gli errori antichi sono tornati a causa di una diminuzione dell’intelligenza metafisica rispetto al Medioevo, per cui essi affascinano o sfidano drammaticamente i contemporanei.  

La filosofia del nostro tempo è largamente influenzata dallo storicismo hegeliano, che fa perder di vista l’immutabilità divina e col pretesto dell’Incarnazione del Verbo, chiude il pensiero teologico nell’orizzonte della temporalità.

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Maritain e Bontadini convengono nel ritenere il principio di non contraddizione come un principio fondamentale della filosofia e dello stesso discorso umano. Essi tuttavia non lo intendono allo stesso modo e non gli danno la stessa importanza e la stessa estensione. 

Mentre Maritain lo considera solo un principio del dire o pensare, distinto dal principio d’identità, che è principio dell’essere, base del principio di non-contraddizione, Bontadini chiama principio di non contraddizione anche il principio di identità formulandolo in questo modo: «l’essere non è il non-essere». Egli però lo formula anche in un modo sbagliato, che si trova anche in Severino: «l’essere non può non essere». Per la verità, questo è solo il principio di non-contraddizione dell’essere necessario, che lascia fuori l’essere contingente, che è l’essere che può non essere. Solo l’essere necessario non può non essere.

Opportunamente il Maritain enuncia il principio d’identità a questo modo: «l’essere non può essere il non-essere». Egli lo enuncia anche a questo modo: «ogni ente è ciò che è». Un’altra formulazione la prende dal Garrigou-Lagrange: «ogni ente è di una natura determinata che lo costituisce in proprio».

Con la ragion d’essere tocchiamo il piano dell’essenza, dell’intellegibilità e della razionalità o del pensabile. Qui è toccato il pensiero e gioca il principio di non-contraddizione - non est simul affirmare et negare, come lo enuncia sinteticamente San Tommaso - e la sua negazione è il contradditorio, ciò che non può essere pensato.

Una proposizione o una tesi può essere contradditoria, ma il divenire è qualcosa che appartiene all’ordine dell’essere, ossia dell’identità del reale, dove non gioca il contradditorio, ma con l’esclusione dell’impossibile, si dà solo il possibile e l’attuale, che è ciò che sul piano della realtà fonda il non-contradditorio, e fonda quindi il moto, il produrre e la stessa attività creatrice divina, che pure sta tanto a cuore a Bontadini - qui in netta opposizione con Severino, per il quale il concetto di creazione implica contraddizione e nichilismo.

 
Immagine da Internet: Arca di San Domenico, Niccolò dell'Arca, Bologna
 

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