Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart
L’apprezzamento dell’essere divino
Seconda Parte (2/3)
Confusione dell’essere con l’essere divino
Il problema di fondo del pensiero, anche quando trattiamo di mistica, è il problema metafisico. La vera e la falsa mistica dipendono rispettivamente da una buona e una cattiva metafisica. Dipendono dalla concezione che si ha dell’essere. Ora, al riguardo bisogna dire che tanto Caterina quanto Eckhart insistono nel vedere Dio nella luce dell’essere. Entrambi hanno una viva percezione dell’assolutezza dell’essere, che essi attribuiscono a Dio.
Tanto Caterina quanto Eckhart hanno ben presente il passo di Es 3,14, dove Dio dice di Sé «Io Sono Colui Che È», solo che mentre Caterina dice che la creatura è di per sé nulla, Eckhart afferma che è semplicemente un puro nulla. Occorre che ci rendiamo conto che la differenza è enorme. Il cateriniano «te per te non essere» vuol dire che, hai bensì l’essere, esisti, sei certo qualcosa, ma non hai l’essere da te o in forza di te stessa, bensì lo ricevi da Me. Invece Eckhart omettendo quel «per te» viene a negare l’essere alla creatura, cosa che Caterina si guarda bene dal fare. Per questo la tesi cateriniana non è stata condannata e invece è stata condannata la tesi eckhartiana.
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Tuttavia ad Eckhart il nulla della creatura non impedisce di elaborare una dottrina dell’anima, della quale ha una stima così alta ed esagerata, che la giudica capace di capovolgere, proprio mediante la negazione di sé, ossia della sua finitezza, il suo nulla nell’essere assoluto. Così l’anima, per Eckhart, in quanto esistente, è l’essere, e pertanto essa da una parte è nulla in quanto non è Dio, in quanto essere, è Dio. E se essa è peccatrice, vuol dire che è distinta da Dio. Ma per Eckhart essere distinto vuol dire essere separato. Per questo, affinchè l’anima non sia separata da Dio, non dev’essere distinta. Per santificarsi deve quindi negarsi come creatura e affermarsi come Dio.
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| Santa Caterina da Siena |
Nella visione di Caterina le cose sono ben diverse. Essa non vede affatto Dio come negazione della creatura e la creatura come negazione di Dio. Per Caterina esiste per la creatura la liceità di una moderata e doverosa affermazione di sé che non dice affatto superbia, purchè sia intesa con un atteggiamento di servizio a Dio e al prossimo e come risposta responsabile ai talenti ricevuti e ai doveri che le sono stati assegnati. … Per lei il conflitto non è costitutivo dell’alterità, ma è un male che può e dev’essere tolto con la pratica della carità, del perdono reciproco e della collaborazione reciproca, mettendo in luce ciò che accomuna nel rispetto delle diversità.
In tal modo, mentre Caterina, in base alla nozione analogica dell’ente, vede chiaramente come l’anima sia creata ad immagine e somiglianza di Dio, Essere sussistente, Colui Che È, Eckhart parte da un concetto univoco dell’essere come essere uno ed assoluto, per cui risulta che sia l’anima che Dio, entrambi appartenenti all’orizzonte dell’essere, che è univoco, sono uno, ovvero una sola cosa, l’essere, che è uno solo, l’essere assoluto.
Il pensiero è un essere inferiore all’essere reale. L’essere intenzionale possiamo produrlo noi con la nostra mente. L’essere reale lo crea Dio dal nulla. Più che essere, l’essere intenzionale o ideale è tendenza mentale all’essere, rappresentazione e similitudine mentale dell’essere, vicario dell’essere. È un essere mentale, interiore, spirituale; non è l’essere come tale nella sua realtà. Cento talleri pensati non valgono cento talleri reali.

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