I sofismi di Kant riguardo all’esistenza di Dio
Sesta Parte (6/8)
Seconda parte
Confutazione delle prove kantiane
Stolti per natura tutti gli uomini
che dai beni visibili non riconobbero Colui Che È
e non riconobbero l’artefice pur considerandone le opere
Sap 13,1
Kant è più rigoroso di San Tommaso nell’elenco delle prove
San Tommaso ha raccolto cinque prove dell’esistenza di Dio così come se le è trovate davanti, senza la preoccupazione di dare ad esse un ordine sistematico. Infatti le prime due, la prima tratta dal divenire – quidquid movetur ab alio movetur - e la seconda dalla causa efficiente – omne quod factum, est ab aliquo factore est factum - , conducono a un motore immobile e ad una causa prima del mondo. Quindi potremmo chiamarle cosmologiche.
La terza passa dall’ente contingente all’ente necessario e la quarta passa dal meno al più nell’essere per arrivare all’ente ottimo e massimo – l’essere per essenza introdotto dall’essere per partecipazione che suppone l’essere per essenza -, per cui le possiamo chiamare prove metafisiche. La quinta – omne agens agit propter finem - parte dall’agire e dimostra che deve esserci un fine ultimo. La potremmo chiamare prova morale.
Continua a leggere:
https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/i-sofismi-di-kant-riguardo-allesistenza_01927963916.html
La cosa curiosa che possiamo notare nelle prove tomistiche è che non si fa cenno all’elevazione della ragione dalle cause materiali alle cause spirituali. In nessuna delle cinque prove Tommaso conclude, come pure lo stesso Aristotele aveva concluso, con la noesis noeseos, con uno Spirito assoluto. La cosa è molto strana, perché se c’è un teologo che dimostra rigorosamente l’identità dell’essere col pensiero in Dio purissimo Spirito, sicchè Dio è ad un tempo Essere sussistente e Pensiero sussistente, questo è proprio San Tommaso.
Invece ha pensato a ciò Kant, probabilmente per un influsso agostiniano mediato da Lutero. Infatti Kant alla prova cosmologica fa seguire una sola altra prova, la terza, quella che egli chiama «fisico-teologica», essendo la prima quella ontologica anselmiana. In questa terza prova Kant parla appunto di Dio come Spirito, come sommo Intelletto, sommo pensiero, idea suprema, ideale morale, ideatrice del mondo, il quale ne è una partecipazione, un’imitazione e una copia materiale, alla maniera di Platone.
Occorre dire che le prove dell’esistenza di Dio, a parte quella falsa anselmiana, tenendo conto del mondo materiale e di quello spirituale si possono effettivamente ridurre a due: il retrocedere dal mondo alla causa prima e l’elevarsi dal mondo materiale allo Spirito assoluto.
Kant sostiene che queste prove non valgono perché porrebbero come reale ciò che è solo ideale. … Kant non sa apprezzare l’analogia dell’ente, cosicchè non riesce a cogliere l’analogia del concetto di sostanza e del principio di causalità. La sostanza, per lui, e la causalità riguardano solo i fenomeni e non lo spirito, anche se ammette la causalità della volontà nell’agire morale. Da qui viene che l’insegnamento di Sap 13,5 «dalla grandezza e bellezza del creature per analogia si conosce l’autore» resta per lui lettera morta.
Potremmo anche chiedere a Kant come fa «l’ultimo sostegno esistente ab aeterno» a chiedersi da dove viene? ... Ci chiediamo inoltre perché mai l’ultimo sostegno dovrebbe sparire, sicchè noi restiamo sospesi nel vuoto senza sostegno davanti a un «baratro» e che potere ha mai la ragione speculativa di far sparire la «massima perfezione»?... Quello che comunque sta diventando chiaro è che, per Kant, il Dio della ragione naturale e del cristianesimo non è un ente reale, ma è una ingenua finzione della ragione illusa dalla dialettica trascendentale e confusa dalle antinomie della ragione, per la quale finzione la ragione concepisce come ente supremo esterno alla ragione l’ideale della ragione, l’idea suprema unificatrice della molteplicità delle rappresentazioni e quindi del sapere della ragione.
Tra tutte le prove dell’esistenza di Dio la più rigorosa e la più certa, ma anche la più sottile e più ardua e meno popolare e divulgativa, è quella che prova l’esistenza dell’ente necessario a partire dall’ente contingente, l’ente che non può non essere dall’ente che può non essere, per cui l’ente che non è in forza di sé e in ragione di sé (ens ab alio), deve necessariamente essere in forza di un ente che esiste in forza di se stesso (ens a se). Kant conosce questa prova del passaggio dal contingente al necessario, ma si vede che non l’ha capita perché non la sa apprezzare.
Immagini da Internet: L'Angelus e la Raccolta delle patate, Millet


Nessun commento:
Posta un commento
I commenti che mancano del dovuto rispetto verso la Chiesa e le persone, saranno rimossi.