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27 settembre, 2026

La setta e la comunità cristiana. Settarismo e comunione - Seconda Parte (2/2)

 

La setta e la comunità cristiana

Settarismo e comunione

Seconda Parte (2/2)

 

La setta e il settario

La setta è cosa diversa dal partito, dalla corrente, dal gruppo, dalla società di amici, dal movimento, dalla scuola filosofica e teologica, dall’associazione, dalla comunità religiosa. Tutte queste realtà sono inserite nel contesto sociale, aperte ai rapporti con le altre componenti della società, dotate del senso dell’universale e dei valori comuni, operanti per il bene comune, consce dei propri limiti, rispettose delle diversità. 

Le sètte invece riducono l’universale al particolare, assumono la parte al posto del tutto, si ritengono l’umanità dei giusti contro l’umanità degli empi, si ritengono proprietarie infallibili di tutta la verità, negando la presenza di alcunché di positivo negli avversari. Sono incapaci di mediare fra gli estremi e tra i nemici, non sanno trovare punti in comune fra di loro. Non sono mosse dall’amore, ma dall’odio, anche se possono essere conservatrici come rivoluzionarie, laiche come religiose, colte come popolari, mondiali come regionali, numerose come esigue.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-setta-e-la-comunita-cristiana_01469535693.html


 

Il problema insolubile della comunità scismatica o settaria è quello di come e su quale base assicurare l’unità dottrinale e disciplinare, mancando l’assistenza il carisma di Pietro. È interessante come in clima luterano, con Kant, sia nata la teoria della «dialettica trascendentale», ripresa poi e perfezionata da Hegel, secondo la quale la ragione è naturalmente in contrasto con se stessa, senza che sia possibile raggiungere una quiete definitiva nella verità.

Dobbiamo infatti ricordare come il vero capo, pastore e guida nella Chiesa, per volontà di Cristo, è Pietro. Dunque che senso può avere riformare la Chiesa o conservare la tradizione senza e contro Pietro? Hanno potuto organizzare una comunità cristiana senza il capo? Evidentemente no. E allora chi hanno messo a capo? Se stessi e i loro successori. Come hanno potuto conservarsi queste comunità nei secoli fino ad oggi senza dissolversi? È un puro dono della misericordia di Dio, perché separandosi dal Romano Pontefice, che è come Vicario di Cristo il principio e il garante dell’unità della Chiesa, avrebbero dovuto a quest’oggi dissolversi in una quantità di sètte o in un totale individualismo. … E così vediamo tra i luterani degli enormi contrasti, che loro chiamano eufemisticamente «differenze» o «diversità». E così si passa tra di loro da teologi ammiratori di San Tommaso come Kierkegaard e Pannenberg ai teologi che sconfinano nell’idealismo come Kant o nell’egologia come Fichte o nella mitologia come Schelling o nel panteismo come Hegel o nell’esistenzialismo come Bultmann. 

Ci sono due modi per separarsi dalla Chiesa: o quello di lasciarla perché giudicata corrotta, modernista e irrecuperabile per formare la vera Chiesa della tradizione, oppure quello di ritenersi appartenenti alla Chiesa voluta dal Concilio Vaticano II, ma interpretata secondo un modello di Chiesa modernista, quindi separato dalla vera Chiesa voluto da Cristo.

La modestia e la prudenza vogliono che nella vita presente teniamo presente che non c’è peccatore che non si possa convertire e non c’è santo che non possa tralignare. In ogni uomo, per quanto malvagio, c’è del bene e in ogni santo, per quanto perfetto, in questa vita ci sono dei difetti. Nessuno possiede quaggiù tutte le virtù o è nella piena luce e nessuno è solo immerso nei vizi o nelle tenebre. Quindi noi siamo liberi sì di seguire qualcuno che ci sembra un maestro, una guida o un profeta, una scuola, un movimento, una spiritualità, ma sempre con l’occhio attento a che ciò ci serva per migliorare la nostra comunione con Dio, con la Chiesa e con i fratelli.

Immagini da Internet: Sibilla Libica e Sibilla Cumana, Michelangelo, Roma

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