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04 ottobre, 2026

Predicare oggi - Terza Parte (3/5)

 

Predicare oggi

Terza Parte (3/5)

 

Come nessun Ordine nella Chiesa quanto l’Ordine domenicano ha legato tanto il suo fine, i suoi interessi, le sue competenze, la sua sorte e il suo destino, i suoi trionfi e  le sue sconfitte, le gioie e le sofferenze ai valori suddetti, così nessun Ordine ha tanto legato le sue vicende, i suoi interessi, i suoi dolori e le sue gioie le sue vittorie e le sue sconfitte, la sua competenza e le sue insufficienze, la sua fama e la sua emarginazione,  la sua sorte e il suo destino alla questione, alla tematica, alla problematica, ai drammi e alle tragedie dell’eresia. Non si può pensare all’ideale domenicano senza pensare a due parole: verità ed eresia.

San Domenico, per sua espressa dichiarazione, preferiva ricevere gli insulti degli eretici che ricevere le lodi dai cattolici. Col suo modo di fare socievole, affabile, amabile, col suo buon umore non alieno dalle facezie, si attirava - raccontano i biografi - l’affetto, la stima e la simpatia di tutti, ma ovviamente intendendo questo «tutti», come tutti i buoni e tutti i credenti, mentre comprensibilmente era oggetto di odio da parte degli eretici, anche se in certi casi sapeva attirarsi la stima anche da parte di loro, cosa che poi gli consentiva di avvicinarli a Cristo con la sua instancabile predicazione e straordinaria carità. E così ben si spiegano le parole che Papa Gregorio IX pronunciò ammirato a suo riguardo con felice espressione: «inexplicabile gaudium concipiens de zelo animarum».

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/predicare-oggi-terza-parte-35.html 

Ben si rappresenta la predicazione domenicana col simbolo della luce. Ecco allora la stella sul capo di San Domenico e il sole nel petto di San Tommaso. Nell’inno dedicato a San Domenico da secoli, il Santo Patriarca viene invocato col titolo di Lumen Ecclesiae, Doctor veritatis. Il buon predicatore domenicano deve saper unire, in certe circostanze che lo richiedono, l’umiltà a un’ira moderata animata dalla carità. La pratica della mitezza in ogni situazione non è conveniente. Cristo stesso ci dà l’esempio che bisogna saper alternare la mitezza alla giusta ira. Egli non è solo Agnello, ma anche Leone. Egli non è solo colui che cavalca un’asina (Mt 21,5), ma anche il Cavaliere dell’Apocalisse (19,11). 

La predicazione contro l’eresia è essenziale alla predicazione domenicana. Solo che oggi, dopo il Vaticano II, il paradigma del predicatore non è più l’inquisitore, ma il medico. Il paradigma dell’eretico non è più il criminale ma il malato.

Papa Onorio III, dopo i cenni favorevoli di Innocenzo III, che trovò l’idea di Domenico perfettamente conforme a quanto egli e il Concilio Lateranense volevano, approvò l’Ordine con la Bolla del 22 dicembre 1216. Ma in seguito ne scrisse altre che illustrano quanto il Papa gradisse il progetto di San Domenico e quanto si attendeva dai Domenicani. Do il testo della Bolla del 21 gennaio 1217, dove appare evidente la funzione terapeutica e pugnace della predicazione domenicana. È presente la lotta e la confutazione dell’eresia, ma il predicatore è presentato nella funzione del medico, animato da un’ardente carità, sotto l’immagine della mandragora, che allora era considerata un’erba medicinale.

La vicenda di Giordano Bruno è la vicenda di uno spirito dalla forza straordinaria, che ben si comprende che a 15 anni abbia voluto farsi Domenicano. … È infatti in lui presente anche il tipico amore domenicano per lo studio indefesso dei grandi pensatori che ci gettano nell’infinito, ci aprono le porte dell’eroico furore, dell’assoluto come origine e fine delle cose, ci fanno spiccare il volo nel puro pensiero e nella totalità dell’essere. Bruno ha fatto sua, sia pure in modo deforme, la grande questione domenicana della verità e della predicazione della verità a costo della vita.

Siamo in un periodo effervescente ed esaltato, nel quale si diffondono in Europa dottrine dell’antichità pagana, che allettano con la prospettiva dell’autoaffermazione, del panteismo e della magia. Così Bruno divenne un fervente predicatore, non però del Vangelo ma di dottrine antropocentriche. Scambiò il Dio dei cieli col dio di questo mondo. È stato un martire del demonio. Tuttavia quanto danno ha fatto alla Chiesa quella pena del rogo! Bruno è diventato una bandiera della massoneria e dell’idealismo tedesco.



Immagini da Internet:
- San Tommaso d'Aquino, Musei Civici di Como, Palazzo Volpi
- Giordano Bruno, Ettore Ferrari, Roma 
 

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