La Messa valida e la Messa lecita
La perenne questione del farisaismo
Ai tempi di Cristo lo spettacolo del fariseo che prega in piedi alla vista di tutti suscitava l’ammirazione della gente. Oggi il vedere un prete che dice la Messa interessa il 5% della popolazione. Ma il farisaismo, se con questo termine intendiamo l’arte di farsi ammirare basata sulla finzione, è oggi più che mai fiorente, miete un enorme successo, ed ha diverse forme. Esse sono fondamentalmente due: il lefevrismo e il modernismo.
Restando nel campo della liturgia, il modernista suscita ammirazione per le stranezze e l’originalità delle sue invenzioni; il lefevriano suscita ammirazione per l’esecuzione esattissima delle rubriche della Messa di San Pio V, da lui considerata la «Messa di sempre» nel senso che la Messa nata dalla riforma promossa dal Concilio Vaticano II non è più la Messa di sempre, ma una Messa mutata, falsata e corrotta dal luteranesimo.
Il lamento del Profeta, quindi, «questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da Me» è ancora valido. L’accusa fatta ai sacerdoti dal Profeta di praticare un culto divino che è un semplice «imparaticcio di usi umani» è ancora valida. L’accusa fatta da Cristo ai farisei di praticare il culto divino trascurando la pratica della giustizia e della misericordia è ancora valida. L’avvertimento che ci dà il Signore di riconciliarci col fratello prima di offrire il sacrificio sull’altare è ancora valido. Naturalmente, se è il fratello che non vuol far la pace, siamo comunque liberi di offrire il sacrificio. L’avvertimento di Cristo, secondo il quale non chi dice «Signore, Signore», va in paradiso, ma chi fa la volontà del Padre, vale ancora. Coloro che servono Dio e Mammona ci sono ancora. Coloro che servono due padroni ci sono ancora.
Le parole di Cristo: «misericordia voglio e non sacrifici» non significano che dobbiamo sostituire la misericordia al sacrificio della Messa, ma che dobbiamo andare a Messa in vista di esercitare la misericordia, mentre i «sacrifici» dei quali parla qui Cristo sono evidentemente i sacrifici dell’Antica Allenza, che i farisei consideravano sufficienti alla salvezza indipendentemente dall’esercizio della carità fraterna.
Il vero culto divino
Mentre i lefevriani hanno il giusto concetto di Dio come trascendente e quindi distinto dall’uomo, in linea con la concezione biblica di Dio, i modernisti sono dei panteisti che identificano l’uomo con Dio, errore, questo, del tutto ignoto alla Sacra Scrittura, la quale conosce il peccato di empietà o di superbia, per il quale l’uomo vuol mettersi alla pari di Dio, vuol sostituire la propria volontà a quella di Dio, sostituisce Dio con una creatura cadendo nell’idolatria, conosce il politeismo, ma ignora ed ha orrore per una identificazione della natura umana con quella divina, o per l’identificazione di Dio col mondo, ossia per il panteismo. Questo è un errore di origine orientale e per la precisione già presente nella letteratura indiana dei Veda, per i quali occorre risalire al sec.XV[1] a.C.
La certezza che i farisei avevano della trascendenza divina è chiaramente presupposta nell’accusa che essi fanno a Gesù di voler farsi Dio. Essi sapevano bene che Dio trascende l’uomo. Quello che non capirono fu, come è noto, che Gesù, oltre alla natura umana possedeva nell’unità della sua persona divina, anche una natura divina.
Il panteismo, assente nella filosofia greca, è penetrato in Occidente con Parmenide. Così si capisce perchè Severino, che trae la sua concezione dell’essere da Parmenide, dice che la verità dell’essere viene dall’Oriente e non dall’Occidente, che egli ingiustamente considera nichilista insieme col cristianesimo per il solo fatto che la concezione occidentale dell’essere ammette la realtà del divenire, che invece Severino considera inesistente perchè a suo giudizio sarebbe contradditorio.
Severino non capisce l’universalismo del cristianesimo, perché non capisce che la nozione dell’essere è analogica, per cui essa non comprende solo l’immutabile, ma anche il diveniente, per cui non conclude nel panteismo, ma nel teismo. La verità che non ha capito Severino è che il cristianesimo sovrasta nella sua universalità Occidente ed Oriente e nel contempo li unisce, pur rispettandoli nella loro diversità e reciproca complementarità proponendo la nozione universale dell’essere e del divenire proprie della mente umana come tale, occidentale od orientale che sia.
La Messa celebrata in grazia e la Messa celebrata in stato di peccato
La discussione relativa alla recente ordinazione dei Vescovi lefevriani ha posto in particolare rilievo la questione della distinzione fra la celebrazione valida e quella lecita della Messa, si tratti del Novus Ordo o del Vetus Ordo. La Chiesa ha ritenute valide le ordinazioni lefevriane, ma le ha ritenute scismatiche e quindi illecite.
Illecito nella morale e nel diritto canonico significa di per sé «non consentito», «non permesso», «non concesso», «proibito» dall’autorità competente o anche dalla legge, sia essa naturale o positiva o divina. La celebrazione lefevriana della Messa è proibita. Il lefevriano che celebra la Messa, pecca contro la comunione ecclesiale. Può essere in grazia solo se è in buona fede.
La liceità della Messa, della quale sto parlando, si riferisce al permesso della Santa Sede regolato dal Diritto canonico. Nel caso dei lefevriani la illiceità della celebrazione si configura come atto «scismatico». Che significa? L’atto scismatico, secondo il diritto ecclesiale, è un atto di disobbedienza al Papa nelle cose che riguardano la vita della Chiesa. Si tratta di un peccato mortale, che priva della grazia. Perché ciò non avvenga, occorrerebbe pensare che il lefevriano non si renda conto del male che fa.
Il Vescovo che disobbedisce al Papa che gli dà un ordine particolare che riguarda il bene della diocesi o la condotta privata dello stesso Vescovo commette certo un peccato di disobbedienza e forse di superbia, non compie un atto scismatico perché non offende il bene della Chiesa e non rompe la comunione con la Chiesa dipendente qui dalla comunione col Papa in quanto Pastore universale della Chiesa.
Ma il presbitero che si fà ordinare Vescovo o il Vescovo che ordina un Vescovo o un presbitero senza l’autorizzazione o il permesso o senza il volere ed anzi contro il volere del Papa, quindi in uno stato d’animo ostile a lui, come potrebbe dare testimonianza di quella carità ecclesiale o di quell’amore per la Chiesa o quella comunione ecclesiale e col Papa e quindi di quell’amore per le anime, che sono evidentemente richiesti non solo giuridicamente ma sostanzialmente affinchè l’esercizio dell’Episcopato possa fruire della sua giurisdizione o essere testimonianza di comunione col Papa e con la Chiesa?
Ricordiamo inoltre che l’atto scismatico è un peccato di superbia e contro la carità ecclesiale. Ora la carità sussiste nell’anima solo se essa è in grazia. Dunque quale vantaggio spirituale arreca a se stesso e ai fedeli un sacerdote o un Vescovo che celebra sia pur validamente la Messa ma covando in se stesso l’odio e in uno stato di peccato perché privo della comunione col Papa e con la Chiesa?
Che merito davanti a Dio può aver una Messa celebrata in alternativa a quella celebrata dal Papa, considerata modernista, nella convinzione di essere graditi a Dio, nella pretesa di correggere il Papa nel render culto a Dio e di conservare la vera Chiesa contro la Chiesa corrotta dal Concilio Vaticano II? Che esempio di comunione ecclesiale può dare una Messa deliberatamente celebrata in alternativa e in sostituzione a quella voluta dal Papa e dai fedeli in comunione con lui?
È questa una Messa ispirata dallo Spirito Santo o non piuttosto dal demonio? È una Messa che esprime ed edifica la carità o non piuttosto la distrugge? È motivata da ragioni e intenti soprannaturali o dalla superbia o da motivi puramente umani e per giunta biasimevoli? Serve a correggere le Messe moderniste o non piuttosto esprime la stessa arroganza e ipocrisia dei modernisti?
Certo una scomunica canonica non corrisponde sempre necessariamente a un’assenza di comunione ecclesiale interiore, che in fondo è quella che conta ai fini della salvezza, giacchè non giova a nulla al modernista dal punto della salvezza occupare posti importanti nella Chiesa, essere riverito da masse di cattolici pecoroni o vanitosi, sfuggire con astuzia e appoggi dall’alto a condanne ed a scomuniche, essere tollerato da un’autorità debole o compiacente. Esistono anche scomuniche ingiuste come esistono cattolici che di fatto sono scismatici o eretici, falsi o finti cattolici che a norma di diritto meriterebbero di essere scomunicati, ma che di fatto non lo sono.
Possono esistere anche cattolici che di fatto o perchè eretici o perché scismatici o perché lefevriani o perché modernisti o per dabbenaggine o per ignoranza e in buona fede si sono fatti una falsa immagine della Chiesa o lefevriana o modernista, per cui non si rendono conto di essere in realtà fuori della Chiesa visibile, ma anzi pensano di esserne al centro, e quindi sbagliano il tiro colpendo e condannando gli innocenti come Don Chisciotte e risparmiando e lodando i colpevoli come Don Abbondio. Costoro devono essere trattati con pazienza e comprensione e sopportati, accogliendo e valorizzando il positivo.
La Messa dei lefevriani e la Messa dei modernisti
Come sappiamo, la Messa dei lefevriani è valida, ma non è lecita, non perché è la Messa Vetus Ordo, la quale, alle dovute condizioni, è lecita, ma perché celebrata nel contesto di una visione del cattolicesimo che rifiuta le dottrine del Concilio Vaticano II. Ciò comporta la mancanza di una piena comunione con la Chiesa Cattolica. A causa di ciò la Chiesa ha scomunicato i lefevriani.
In concomitanza di ciò la Santa Sede ha giustamente illustrato la necessità che la Messa sia lecita. Questa liceità in che cosa consiste? Nel fatto che la Messa sia celebrata con i regolari permessi, in un clima di carità e comunione ecclesiale, con animo sgombro da colpe e con rette intenzioni.
Oggi però, c’è un male ancora più grave che tocca la Messa, ossia quello dell’invalidità della stessa Messa: una Messa che è una falsa Messa. Oggi, quindi a causa degli abusi e dei sacrilegi dei modernisti, c’è anche la questione ancora più grave di che cosa fare per verificare, assicurare o proteggere la validità della Messa, questione delicatissima, che attende ancora, secondo me, di essere affrontata dalla Santa Sede con la serietà e la cura che merita.
Se una Messa è valida, può non essere lecita. È valida quando è celebrata sulla base della retta fede circa l’essenza della Messa e quando il celebrante mette in pratica ciò che è ordinato dal rito della Messa.
La Messa valida può essere poi lecita o illecita. È lecita se il celebrante, libero da censure ecclesiastiche, ha regolare permesso di celebrare conseguente alla sua comunione con la Chiesa. È invece illecita se celebrata validamente per esempio da un sacerdote colpito da censure ecclesiastiche o appartenente a una comunità scismatica o egli stesso mosso da cattive intenzioni, non consone alla finalità della celebrazione o perché si trova in stato di peccato mortale o perché conduce una vita indegna, che contrasta con la santità della celebrazione eucaristica.
In tal caso la Messa comunica bensì la grazia ai fedeli che vi partecipano, ma il celebrante non riceve la grazia e la Messa viene privata della necessaria motivazione morale, che è la carità ecclesiale e del suo contesto spirituale normale, che è la comunione ecclesiale.
La grazia che questa Messa produce e comunica è solo quella che è effetto della stessa celebrazione, ma non è quella che la Messa produrrebbe se fosse celebrata legittimante o lecitamente. Essa comunica bensì la grazia, che però non è effetto della carità del celebrante e non produce in lui e nei fedeli quei frutti di carità che invece produce la Messa lecita, celebrata in grazia, in comunione con la Chiesa.
Nel caso della Messa illecita il sacerdote che la celebra pecca contro la Chiesa o può trovarsi in peccato, e tuttavia la Messa è canale della grazia. Il sacerdote nel celebrarla manca alla carità ecclesiale, ma la Messa rende comunque culto a Dio e produce frutti di grazia nei fedeli. Ma se una Messa è invalida, non produce oggettivamente alcun effetto soprannaturale. Il sacerdote compie oggettivante un grave atto di superstizione e un sacrilegio, anche se Dio nella sua bontà, può far giungere la grazia ai fedeli che ne sono ignari.
Un modernista può fruire del permesso di dir Messa, ma ciò non fa sì che la sua Messa invalida diventi valida. È chiaro che se il sacerdote non crede nella transustanziazione, nella Messa come sacrificio soddisfattorio, nel sacerdozio come facoltà di offrire il sacrificio eucaristico, se ritiene che la Messa sia una semplice memoria dell’Ultima Cena, se ritiene che non sia celebrata dal sacerdote ma dall’assemblea, se pensa che anche un laico o una donna può dir Messa, la Messa non è valida. Ma anche il suo stesso sacerdozio non sarebbe valido.
I lefevriani fanno la figura di rispettare l’essenza immutabile della Messa conforme alla Tradizione, contro le novità scriteriate, gli arbitrii liturgici, la falsa creatività, le profanazioni, le sciatterie, gli esibizionismi, il secolarismo dei modernisti. In effetti i lefevriani accolgono la dottrina del Concilio di Trento sulla Messa. Ma non si rendono conto che ciò non basta per essere buoni cattolici, veramente fedeli alla Tradizione, perché non vogliono prendere atto del fatto che il Concilio ci ha fatto capire meglio che cosa è la Messa. Non ha mutato, come loro credono, l’essenza della Messa cedendo all’eresia luterana, ma ci ha fatto meglio conoscere la medesima essenza.
Ha progredito e in tal senso è mutata, nel senso che è migliorata, la conoscenza, non l’oggetto di questa conoscenza. È eretico credere che un Concilio possa cadere nell’eresia. Esiste in noi un normale mutamento soggettivo nel modo del conoscere, che è necessario proprio per restar fedeli all’oggetto, necessario per l’avanzamento nella conoscenza della medesima immutabile verità oggettiva. L’errore è quando in nome di un falso progresso, si pretende di mutare il contenuto o il significato dell’oggetto o della realtà conosciuta. È questa la menzogna e l’eresia del modernismo.
I modernisti dal canto loro, fanno la figura dei progressisti, di coloro che hanno fatto proprio il progresso dottrinale promosso dal Concilio, mentre in realtà lo interpretano e quindi lo falsificano in senso modernista, dando valida ragione ai lefevriani di protestare, mentre loro stessi sbagliano nel considerare il Concilio come modernista. Bisogna che il Magistero sbrogli questa diabolica matassa, altrimenti le cose andranno di male in peggio.
La riforma della Messa promossa dal Concilio era di per sé atta a promuovere un aumento dei fedeli partecipanti alla Messa e di vocazioni al sacerdozio. E invece come mai i fedeli sono calati e stanno calando? Perché si sono avute tante defezioni dal sacerdozio e sono calate in modo impressionante le vocazioni al sacerdozio? Che cosa è successo? I modernisti hanno fatto credere a molti con molta astuzia e grande dispiego di mezzi pubblicitari che il Concilio insegna il modernismo.
In tal modo si è avuta la reazione lefevriana, che ha respinto i progressi dottrinali del Concilio in nome dell’immutabilità dei dogmi, mentre i modernisti hanno avuto buon gioco nel presentare gli avversari del modernismo, i cattolici normali, fedeli al Magistero, i veri interpreti del Concilio, come spregevoli «conservatori» e «tradizionalisti», nemici del «progresso» e del «rinnovamento», fermi nel passato e chiusi ai bisogni e ai valori della modernità.
Che fare, allora? Per fermarci al tema di questo articolo, e cioè la questione liturgica, bisogna che il Magistero, al di là e più in radice riguardo alla scelta fra Novus Ordo e Vetus Ordo, ci aiuti da una parte ad aver più chiare quali sono le condizioni per la validità della Messa, cioè qual è la vera Messa, così da denunciare le false Messe dei modernisti, dall’altra abbiamo bisogno che ci faccia capire meglio, correggendo i lefevriani, che rapporto c’è fra la Messa e la carità, fra la Messa e il progresso ecclesiale, fra la Messa e la santità, fra la Messa e la comunione ecclesiale, fra la Messa e l’obbedienza al Papa.
In questo articolo ho cercato di suggerire alcune idee che ho ricavato dalla Scrittura, dal Magistero e dalla Tradizione, ma è chiaro che la mia autorità di teologo non può essere paragonata al peso che può avere un chiarimento che provenga dal Magistero della Chiesa.
La Messa dei cattolici normali
tradizionalisti e progressisti
Una cosa importante da tenere presente è che in qualunque società e quindi anche nella Chiesa è cosa del tutto normale e fisiologica l’esistenza di due tendenze in tensione fra di loro, ma che sono nel contempo reciprocamente complementari ed hanno bisogno l’una dell’altra per la sussistenza e l’attività del tutto. Per questo entrambe sono necessarie al funzionamento regolare del tutto, utili l’una e l’altra e al bene comune della società. Si tratta della tendenza conservatrice, che mantiene e difende l’identità del soggetto; e della tendenza dinamica o progressista, che assicura la crescita e lo sviluppo del soggetto. Ogni membro della società sente in sé spontaneamente il prevalere dell’una o dell’altra tendenza.
Egli ha tutta la libertà di seguirla ed attuarla, ma a patto di tenerla sotto controllo affinchè essa non esageri la sua importanza e invece di collaborare con l’altra, di lasciarsi moderare dall’altra e di moderare l’altra, le si contrapponga, escluda l’altra e creda di poter far da sola senza l’altra, considerata addirittura nemica. Ciò porta come conseguenza la distruzione di se stessa e dell’altra e per conseguenza la dissoluzione del tutto.
Entrambe queste tendenze infatti hanno una patologia, che và conosciuta al fine di poterle guarire. La conservazione può diventare conservatorismo, fondamentalismo, attaccamento a un passato superato. L’amore alla tradizione può prender la forma di un tradizionalismo retrivo. La fermezza può diventare rigidità. E similmente il progresso può diventare modernismo. Nella forma estrema può diventare rivoluzione sovversiva.
Conservazione e cambiamento sono proficui a patto che stiano entro l’orizzonte degli interessi del tutto e lo spazio di una libertà che non oltrepassi i giusti limiti richiesti dal bene comune. Nella Chiesa tradizionalisti e innovatori sono legittimi purchè non fuoriescano dall’orizzonte dell’ortodossia.
Vi racconto una parabola
Il cammino della Chiesa nella storia è simile ad una scolaresca che sta facendo sotto la guida della maestra una gita in un sentiero di montagna non privo di pericoli. Come sempre accade, c’è il grosso della scolaresca che cammina tranquillo, normalmente. Ma ci sono due gruppetti di ragazzi, uno che và troppo avanti col rischio di precipitare per la scarpata, e un altro che si ferma a parlottare, per cui resta indietro.
La maestra, pertanto, è continuamente impegnata a gridare ai primi: «Ehi! Dove andate? State attenti al burrone! Tornate indietro!». E a quelli che restano indietro invece deve gridare: «Ehi, voi, muovetevi! Che cosa state a fare là?». Ebbene, il grosso della scolaresca rappresenta i cattolici normali. I ragazzi che vanno avanti sono i modernisti. I ragazzi che restano indietro sono i passatisti e i lefevriani.
Padre Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 21 luglio 2026
Il cammino della Chiesa nella storia è simile ad una scolaresca che sta facendo sotto la guida della maestra una gita in un sentiero di montagna non privo di pericoli.
Come sempre accade, c’è il grosso della scolaresca che cammina tranquillo,
normalmente. Ma ci sono due gruppetti di ragazzi, uno che và troppo avanti col
rischio di precipitare per la scarpata, e un altro che si ferma a parlottare,
per cui resta indietro.

Sono contento Padre che abbia parlato dei frutti di grazia . Le porgo umilmente una domanda : quali sono questi frutti di Grazia ? vocazioni ? famiglie numerose ?
RispondiEliminaLe presento umilmente dei numeri che magari possono sgombrare il campo dalle rigidita del diritto canonico :
La Fraternitá san Pio X ha un indice di fertilitá pari al 3, 5 figli per famiglia con una conversione di fede del 80% circa. Molte famiglie hanno 8 figli alcune anche 10 o 11., e le vocazioni sono alle stelle tanto che i seminari devono rifiutare due terzi dei postulanti.
La Fraternitá San Pietro si aggira su 3 figli per famiglia di media , che é tantissimo considerata léta media piú elevata. La conversione di fede si aggira intorno al 6o%. Anche loro vocazioni floride, hanno consacrato piú sacerdoti da soli che l`intero corpo diocesano tedesco.
Istituto Cristo anch´esso molto fecondo nonostante gli ostacoli diocesani.
Ora veniamo al Novus Ordo.
La media dei figli per famiglia che attendono la Messa in Novus ordo si attesta intorno a 1,4 - 1, 5 , ovvero la media che anche le famiglie atee o non credenti
hanno. Le vocazioni sono al lumicino e i preti che escono dai seminari spesso sono scarsamente formati.
So che mi dirá che non bisogna guardare solo il negativo e che i dati sono da analizzare nel contesto. Ma in tutta buona fede , ci puo´ fare un esempio di frutti di Grazia di cui lei e´testimone? La prego non mi risponda con una nota pastorale o canonica o teologica, le chiedo con filiale rispetto un esempio concreto che possa smontare questi dati.
Caro Alessandro,
Eliminail fatto che le famiglie lefevriane abbiano molti figli e siano favorite da molte vocazioni sacerdotali, mi fa certamente piacere. Certamente questi sono frutti di grazia, frutti che provengono dalla Messa come tale, anche se essa non è lecita o è scismatica.
Inoltre Dio, nella sua misericordia, si riserva di donare la sua grazia anche a persone che non sono in comunione con la Chiesa.
Per quanto riguarda i frutti delle Messe Novus Ordo, riconosco che oggi in Europa sono rare le famiglie numerose e scarseggiano le vocazioni sacerdotali. Tuttavia ciò che conta non è tanto il numero, ma la qualità, cioè voglio dire che è importante la comunione con la Chiesa.
Inoltre c’è da considerare il grandioso fenomeno delle Giornate Mondiali della Gioventù e delle immense folle di giovani che in queste occasioni si incontrano con il Papa. Mi limito soltanto a ricordare lo spettacolo incredibile dell’enorme entusiasmo delle folle spagnole con le quale di recente il Papa si è incontrato.