Il Dio Trinitario
Il dogma di Nicea e il dogma di Calcedonia
Terza Parte (3/7)
Come funziona l’attività astrattiva dell’intelletto
Il Papa dice che la dottrina di Cristo non è un’«idea astratta e statica». Uno potrebbe obbiettare: forse che esistono idee concrete? Forse che esistono idee dinamiche? L’idea di per sé è qualcosa di fisso e di immutabile. L’idea non è un universale, frutto di un’astrazione dal particolare? Un’idea o è astratta e immutabile o non è un’idea. Certamente, questo è vero dal punto di vista logico. Ma il Papa non se la prende con la logica: ci mancherebbe!
Il Papa intende riferirsi a quel modo di astrarre che conduce l’intelletto nel vuoto al di fuori della realtà, come avviene nell’idealismo e nello gnosticismo, dove il pensiero centrato su se stesso anziché sulla realtà, gonfio di superbia, pretende di coincidere con l’essere, per cui l’astratto pretende di sostituire il concreto, o il particolare diventa universale, l’apparire si confonde con l’essere, il relativo con l’assoluto, la materia con lo spirito, l’essere col divenire, il tempo con l’eterno, la storia sostituisce la metafisica, il mondo sta al posto di Dio.
Continua a leggere:
https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-dio-trinitario-il-dogma-di-nicea-e_8.html
Bisogna precisare che se San Paolo ci esorta a non essere carnali, questo non significa che per capire che cosa Cristo ci vuole insegnare, dobbiamo disprezzare o abbandonare la carne, ossia ciò che è materiale, corporeo, il dettaglio delle cose, il contingente, il finito, il mutevole, l’accidentale, ciò che è transitorio, corruttibile, sensibile, concreto, storico, terreno, umano: tutt’altro!
Dobbiamo invece con l’intelletto prima salire al cielo, dove abita Cristo glorioso, dobbiamo contemplarLo e ascoltarLo. Dobbiamo porre nei nostri concetti ciò che Egli stesso ci insegna nel Vangelo o nel dogma ecclesiale, su Dio, su Sé stesso, sul Padre, sullo Spirito, su noi stessi, sui nostri doveri morali e sul mondo.
Il mistero dell’Incarnazione sana quel conflitto che c’è in noi, del quale parla San Paolo, tra lo spirito e la carne, e ci conduce a capire che tanto l’uno quanto l’altra sono componenti della nostra persona, in sé buoni e creati da Dio. Incarnazione non vuol dire che lo spirito si è mutato in carne, no: le due nature sono e restano distinte, giacchè l’anima spirituale è forma del corpo.
Ma non sono neppure due sostanze separate, come credeva Cartesio. È la morte, non la vita che separa l’anima dal corpo. Per questo il desiderio del cristiano non è quello di liberare l’anima dal corpo, come credeva Platone, ma quello di liberarsi dal peccato. È quello di fare in modo che lo spirito governi la carne. Per questo la prospettiva cristiana è quella della resurrezione del corpo.



