Articoli e testi di P.Giovanni Cavalcoli

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P.Tomas Tyn

Testi di P. Tomas Tyn, OP

08 gennaio, 2026

Il Dio Trinitario. Il dogma di Nicea e il dogma di Calcedonia - Terza Parte (3/7)

 

Il Dio Trinitario

Il dogma di Nicea e il dogma di Calcedonia

Terza Parte (3/7) 

 

Come funziona l’attività astrattiva dell’intelletto

Il Papa dice che la dottrina di Cristo non è un’«idea astratta e statica». Uno potrebbe obbiettare: forse che esistono idee concrete? Forse che esistono idee dinamiche? L’idea di per sé è qualcosa di fisso e di immutabile. L’idea non è un universale, frutto di un’astrazione dal particolare? Un’idea o è astratta e immutabile o non è un’idea. Certamente, questo è vero dal punto di vista logico. Ma il Papa non se la prende con la logica: ci mancherebbe!

Il Papa intende riferirsi a quel modo di astrarre che conduce l’intelletto nel vuoto al di fuori della realtà, come avviene nell’idealismo e nello gnosticismo, dove il pensiero centrato su se stesso anziché sulla realtà, gonfio di superbia, pretende di coincidere con l’essere, per cui l’astratto pretende di sostituire il concreto, o il particolare diventa universale, l’apparire si confonde con l’essere, il relativo con l’assoluto,  la materia con lo spirito, l’essere col divenire, il tempo con l’eterno, la storia sostituisce la metafisica, il mondo sta al posto di Dio. 

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Bisogna precisare che se San Paolo ci esorta a non essere carnali, questo non significa che per capire che cosa Cristo ci vuole insegnare, dobbiamo disprezzare o abbandonare la carne, ossia ciò che è materiale, corporeo, il dettaglio delle cose, il contingente, il finito, il mutevole, l’accidentale, ciò che è transitorio, corruttibile, sensibile, concreto, storico, terreno, umano: tutt’altro!

Dobbiamo invece con l’intelletto prima salire al cielo, dove abita Cristo glorioso, dobbiamo contemplarLo e ascoltarLo. Dobbiamo porre nei nostri concetti ciò che Egli stesso ci insegna nel Vangelo o nel dogma ecclesiale, su Dio, su Sé stesso, sul Padre, sullo Spirito, su noi stessi, sui nostri doveri morali e sul mondo.

Il mistero dell’Incarnazione sana quel conflitto che c’è in noi, del quale parla San Paolo, tra lo spirito e la carne, e ci conduce a capire che tanto l’uno quanto l’altra sono componenti della nostra persona, in sé buoni e creati da Dio. Incarnazione non vuol dire che lo spirito si è mutato in carne, no: le due nature sono e restano distinte, giacchè l’anima spirituale è forma del corpo.

Ma non sono neppure due sostanze separate, come credeva Cartesio. È la morte, non la vita che separa l’anima dal corpo. Per questo il desiderio del cristiano non è quello di liberare l’anima dal corpo, come credeva Platone, ma quello di liberarsi dal peccato. È quello di fare in modo che lo spirito governi la carne.  Per questo la prospettiva cristiana è quella della resurrezione del corpo.

 
Immagine da Internet:
- Primo Concilio di Costantinopoli, miniatura dalle Omelie di San Gregorio (manoscritto BnF Grec 510, 880 ca.)

07 gennaio, 2026

Il Dio Trinitario. Il dogma di Nicea e il dogma di Calcedonia - Seconda Parte (2/7)

 

Il Dio Trinitario

Il dogma di Nicea e il dogma di Calcedonia

Seconda Parte (2/7) 

 

Prima parte - Premesse gnoseologico-pastorali

 

Ciò che su Dio

sa la nostra ragione e ciò che sa la fede cristiana

Tutti noi, siamo cristiani, cattolici, protestanti, ebrei, musulmani, induisti o quale che sia la religione alla quale apparteniamo, o anche prima di praticare un culto divino, col semplice ragionamento, applicando il principio di causalità condotto alle estreme conseguenze, lasciando alla ragione che percorra fino in fondo il suo cammino, senza fermarla a metà strada, sappiamo che Dio esiste, un Dio personale sapiente, buono, provvidente, giusto e misericordioso, ente supremo, sommo bene, causa prima e fine ultimo dell’universo. E lo sappiamo partendo dall’esperienza delle cose che ci circondano, dalle persone che ci stanno attorno e dalla consapevolezza del nostro stesso esistere. Anche coloro che si professano atei o agnostici o idealisti o massoni lo sanno, benchè il loro concetto di Dio possa essere sbagliato e fuorviante.

Per sapere chi è Dio,  formare un concetto di Dio e stabilire gli attributi della natura divina con la semplice ragione naturale, noi disponiamo di alcuni concetti basilari, spontanei, metafisici che si riferiscono alla composizione dell’ente.  Essi li troviamo nella Sacra Scrittura,  negli insegnamenti di Cristo[1], nella metafisica di Aristotele e in quella di Platone, susseguentemente approfondita da San Tommaso d’Aquino. 

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Nell’analisi dei misteri dell’Incarnazione e della Trinità occorre saper muoversi con abilità e prudenza nel trattare del rapporto fra l’astratto e il concreto. Per questo nel mistero dell’Incarnazione occorre distinguere la distinzione fra Dio e un uomo e la distinzione fra la divinità e l’umanità. Nella prima distinzione siamo davanti al concreto; nella seconda operiamo sull’astratto.

Così pure per il mistero Trinitario bisogna distinguere i soggetti concreti Padre, Figlio e Spirito dalle forme astratte paternità, filialità e spirazione, che, come relazioni sussistenti, definiscono le Tre Persone divine. L’astratto qui non è il mentale, ma è somma realtà.

 
Immagine da Internet:
- Il Concilio di Nicea, Affresco in San Nicolas di Myra (antica Nicea)

06 gennaio, 2026

Il Dio Trinitario. Il dogma di Nicea e il dogma di Calcedonia - Prima Parte (1/7)

 

Il Dio Trinitario

Il dogma di Nicea e il dogma di Calcedonia

Prima Parte (1/7) 

 

Al mio venerato Maestro Padre Roberto Coggi, OP

 

Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre

Eb 13,8

 

Se qualcuno vi predica un Vangelo

diverso da quello che avete ricevuto,

sia anatema!

Gal 1,9

 

Introduzione

 

Come annunciare il mistero Trinitario?

Le parole del Signore sono molto chiare: «Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 19-20).

È evidente che Cristo dà agli Apostoli il compito di insegnare a tutte le genti la sua dottrina o, come si esprime Gesù, le sue «parole», ossia un complesso di nozioni immutabili, da approfondire continuamente, concernenti il mistero Trinitario e i doveri della vita cristiana, da praticare sempre meglio, fino alla fine del mondo: un complesso o insieme di proposizioni o nozioni o verità immutabili ed universali, tra le quali culminano quelle che riguardano Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. 

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Soffermarsi con la massima attenzione su quanto su questi misteri ci dice Cristo in Se stesso o per mezzo della Chiesa, fermarsi con venerazione su ogni parola ed ogni concetto, operare le necessarie distinzioni, eliminare o evitare fraintendimenti e confusioni non è un inutile sottilizzare, non è un semplice esercizio di scuola, non è un vagare fra le astrazioni, non è un lavorare con delle semplici parole, non è un’elucubrazione gnostica, ma è il compito più prezioso, importante e fruttuoso che la nostra intelligenza possa compiere, condizione indispensabile perché la nostra volontà sappia qual è il nostro vero bene e lo possa mettere in pratica.

Nella conoscenza verace del mistero Trinitario e dell’Incarnazione sta la via per raggiungere la nostra beatitudine e la nostra salvezza eterna.

Immagine da Internet:
- Quarto Concilio Ecumenico di Calcedonia, Vasilij Ivanovič Surikov

05 gennaio, 2026

Il cristiano è un redentore

 

Il cristiano è un redentore

Con chi ce l’ha Mons. Stagliano?

Avvenire del 2 gennaio scorso pubblica un articolo di Mons. Antonio Staglianò dal titolo: «Il “no” al titolo di Corredentrice perchè Maria ci conduce a Cristo»[1].

L’articolo respinge un concetto di corredenzione intesa come opera salvifica  parallela a quella di Cristo o condotta alla pari di Lui o condivisa con la sua, per completare l’opera di Cristo, per ammansire, commuovere e rabbonire  il Padre celeste adirato con noi, e persuaderlo a far misericordia, come se Egli, offeso e restio a far misericordia, avesse avuto bisogno delle suppliche della Madonna, per superare la sua ripugnanza a far misericordia e si decidesse a perdonarci, come se l’opera di Cristo non fosse stata di per sé sufficiente ad ottenere questa misericordia e avesse avuto bisogno di essere integrata o completata dalla misericordia di Maria, come se non fosse il Padre all’origine di ogni misericordia, compresa quella che ha usato verso la Madonna, rendendola Madre di misericordia. Diciamo infatti che certamente Maria è misericordiosissima, ma se lo è, lo è perché verso di lei per prima tra tutti gli uomini il Padre ha usato misericordia costituendola Madre di misericordia.

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Immagine da Internet:
- Annunciazione, Beato Angelico