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24 gennaio, 2026

Il confronto del bene col male - La volontà umana e la volontà divina - Terza Parte (3/6)

 

Il confronto del bene col male

La volontà umana e la volontà divina

 

Terza Parte (3/6)

Il bello e il bene

La natura umana è già di per sé una cosa buona, ma è pienamente buona quando esercita la virtù. Al bene conviene la bellezza, per la quale esso è appetibile alla vista. Al bello conviene l’unità, il giusto modo, la forma, la specificità o misura dell’intero o del tutto e l’ordine armonioso e la buona e proporzionata distribuzione delle parti.

Ricordiamo però che se il bello è un bene per la vista, non necessariamente è un bene morale, se questa bellezza spinge al peccato o se è contemplato al fine di peccare. Entrando nel campo della produzione artistica, bisogna fare attenzione al rapporto del bello col bene morale. In questo campo l’artista ha una speciale responsabilità nel senso che la sua produzione è moralmente giustificata e formativa solo se egli non si propone soltanto di accontentare il gusto estetico, ma fa in modo con la sua opera di stimolare il pubblico alla virtù, considerando il fatto che la stessa virtù, come insegna Platone, ha una bellezza sublime capace di attirare la volontà alla pratica del bene.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-confronto-del-bene-col-male-la_54.html 

 


In base alla semplice ragione non è difficile elaborare un progetto di perfezione umana e determinare quali sono le condizioni della sua salute fisica, psichica e spirituale, quali sono le condizioni e i mezzi dell’umana felicità. Già in questo campo Aristotele ha fatto un lavoro eccellente con la sua psicologia e la sua etica.  

La visione aristotelica è migliore di quella di Platone, perchè egli col suo dualismo di anima e corpo non riesce a giustificare l’unità della persona, mentre Aristotele, pur distinguendo anch’egli anima e corpo, facendo uso delle categorie di materia e forma ci fa capire come essi si uniscono nell’unità della persona, tanto che la dottrina dell’anima spirituale come forma sostanziale del corpo, entrerà attraverso San Tommaso addirittura nel dogma cattolico al Concilio di Vienne del 1312.

 

Come è noto, la Rivelazione biblica ci fornisce il racconto di che cosa è successo alla coppia primitiva, ci fornisce cioè il racconto del cosiddetto peccato originale, delle sue conseguenze e della promessa di redenzione fatta alla coppia da Dio di mandare un Salvatore.

La difficoltà presentata da questo racconto sta nel concetto di peccato, appunto il peccato originale, che si presenta come un peccato del tutto diverso da quello che comunemente chiamiamo peccato, che è un atto personale, del quale è responsabile solo chi l’ha commesso e la cui colpa appartiene solo a colui che ha commesso l’atto, sicchè egli solo merita di essere punito per questo atto.

Siamo dunque obbligati a vedere che differenza c’è fra la colpa personale e quella collettiva del peccato originale.  ... In altre parole, la colpa originale viene trasmessa a tutti i discendenti della coppia primitiva in quanto ognuno di questi discendenti è membro della specie umana. Per questo, la colpa originale che ognuno di noi eredita dai progenitori non ha nulla a che vedere con le nostre colpe personali, delle quali è responsabile ognuno di noi, perché non è una colpa di noi come individui, ma di noi come specie.

In sostanza nella coppia primitiva ci fu un’unità fra specie e individuo, che non si è più ripetuta nei discendenti, in ognuno dei quali il peccato è dell’individuo e non della specie.

Immagini da Internet:
- Il peccato originale, Adamo ed Eva espulsi dal Paradiso Miniatura in "Le Très Riches Heures du Duc de Berry" di Pol De Limburg 
 

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