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19 aprile, 2026

Maritain e Bontadini. Un confronto fra due maestri - Parte Prima (1/7)

 

Maritain e Bontadini

Un confronto fra due maestri

 

Parte Prima (1/7)

 

Dedicato allo Studio Filosofico Domenicano di Bologna

 

Due avventure dello spirito

Nell’orizzonte attuale della filosofia cattolica, emergono due figure di grandi maestri, che a tutt’oggi ci aprono la mente alle grandi prospettive del pensiero che si interroga sulle questioni più profonde e decisive concernenti il senso dell’esistenza e della vita, la questione della verità e della libertà, il problema di una certezza prima ed assoluta, le aspirazioni più alte dell’uomo, la distinzione del bene dal male, il problema della pace, i fondamenti primi della realtà, della morale e del sapere, la domanda concernente l’esistenza di Dio.

Maritain, dopo un periodo giovanile di brancolamento intellettuale e di vana spavalderia, scoperta la bellezza dell’umiltà, si fece servo assoluto della verità alla scuola di San Tommaso d’Aquino.  Insegnò quindi all’Institut Catholique di Parigi e successivamente alla Scuola Francese di Studi Superiori di New York e all’Università di Princeton.

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Che razza di modernità è quella che dalla certezza incontrovertibilmente fondata e giustificata da Aristotele ci fa retrocedere alla sofistica di Protagora?

Mentre Bontadini cascò nella trappola di Cartesio, Maritain ha sempre visto con sicurezza il sofisma di Cartesio. A Maritain non venne mai in mente di fare un idolo della facoltà di pensare. La sua umiltà lo ha salvato dall’idealismo, comprendendo che la verità sta in un atto di umiltà, nell’adeguarsi del pensiero all’essere, cioè in fin dei conti a Dio.

Maritain non si è lasciato sedurre da Cartesio ma lo ha confutato efficacemente, a differenza di Bontadini, il quale è rimasto ingannato dalla sostituzione che Cartesio fa all’io penso qualcosa o all’io so di Aristotele: l’io penso simpliciter, che poi è un io dubito. C’è allora qui in gioco il concetto stesso di filosofia, che per Bontadini, seguace dell’idealismo di Gentile che nasce da Cartesio, è il pensare garante di se stesso, mentre per Maritain, è aristotelicamente l’amore alla sapienza, che in ebraico è la hokhmà, della quale parla il libro della Sapienza, dove è detto che per analogia con la bellezza della creatura noi scopriamo la trascendenza di Dio (Sap 5,13).

Immagine da Internet: Il peso dei pensieri, Thomas Lerooy

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