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06 maggio, 2026

Immutabilità e causalità in Dio - Seconda Parte (2/3)

 

Immutabilità e causalità in Dio

Seconda Parte (2/3)

Il Dio hegeliano diviene mentre quello di Bontadini è immutabile

In una visione metafisica come quella di Bontadini, dove l’intera realtà è immobile, dove tutto è eterno, si capisce bene come Dio sia immutabile. Viceversa, una concezione della realtà come quella hegeliana, dove l’essere s’identifica col divenire, con la storia e col tempo, si capisce che anche Dio muta e diviene.

La concezione hegeliana della mutabilità e del divenire di Dio nasce da un equivoco nel quale è caduto Hegel nel formarsi il concetto del movimento proprio del vivente.  Egli ha presenti le forma materiali della vita, dove chiaramente si nota che il vivente si muove, mentre il non-vivente non si muove.Tuttavia è sorprendente come in un filosofo come Hegel, pur così attento alla natura dello spirito, qui cada un un’ingenuità degna del più grossolano empirista. 

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l soggetto materiale muove sì movendosi, ma il muovere più potente è quel muovere che sorge dall’immateriale, che quindi non ha moto fisico, ma è privo di questo moto. Il moto causato da una macchina è immensamente inferiore al movimento causato da un’idea o da un atto della volontà nella loro assenza di moto fisico. Non è il diveniente in quanto tale ma il formale o il fisso a muovere il diveniente. Il diveniente è tale perchè possiede la potenza di muoversi e se muove lo fa in quanto possiede una forma, che come tale, è atto fisso e stabile. L’atto invece muove senza esso stesso divenire. Dunque l’immobilità come immutabilità non è la rigidezza del sasso o del morto, ma è l’attributo della vita più alta, che è la vita dello spirito e al limite la vita di Dio stesso.

Vediamo come il Dio hegeliano abbia in sé l’opposizione dell’essere e del non-essere, del vero e del falso e del bene e del male, opposizione che Bontadini rifiuta nettamente in nome del principio di non-contraddizione, per accettare la perfetta identità del Dio cristiano e del realismo.

Qui sta l’errore più grave del Dio hegeliano: Dio contiene in sé un tarlo roditore, un principio di male, dal quale non solo non riesce a liberarsi definitivamente, come le fatiche di Sisifo, ma lo genera eternamente. A che valgono le vittorie, se sempre risorge il male? Il fatto che Hegel parli di «calma» non convince assolutamente. Quanto a Bontadini, per lui Dio è l’Essere assoluto, infinito e necessario, Creatore per essenza, intendendo per creazione l’atto del pensiero divino, coincidente con lo stesso essere divino, col quale Dio nega o annulla finitamente la sua infinità, all’interno di Dio.

Per Bontadini Dio non crea traendo dal nulla, perché il nulla non esiste, ma crea traendo la creatura dal suo stesso essere divino. Dio quindi è concepito come essenzialmente Creatore, ossia in rapporto al mondo, col quale costituisce l’Intero. Non che il mondo sia parte dell’intero e Dio l’altra parte, ma piuttosto il mondo è parte nel senso di ente per partecipazione, mentre Dio è l’essere per essenza, precisando però che il mondo non è esterno a Dio, ma interno. Come Hegel, Bontadini non sa concepire un Dio senza il mondo, non che il mondo  esprima l’antitesi dialettica dell’essenza divina, come crede Hegel, ma in quanto per Bontadini esiste solo Dio e, poiché esiste anche il mondo, egli è costretto a metterlo dentro l’essenza di Dio, come a dire che Dio non crea per un atto del libero arbitrio che suppone un ente contingente fuori di Dio, ma succede che per Bontadini,  dato che esiste solo Dio, non si ha un mondo contingente fuori di Dio creato da Dio,  ma il contingente, se c’è, è solo in Dio in quanto idea divina e quindi immobile.

Immagini da Internet:
- Sisifo, Piero della Vecchia
- Affresco, da San Clemente di Taüll, Spagna

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