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30 agosto, 2026

La realtà esterna alla mente - Sesta Parte (6/6)

 

La realtà esterna alla mente

Sesta Parte (6/6) 

 

Hegel spiega che cosa è successo da Cartesio ai suoi tempi

Nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio Hegel fa al riguardo tre dichiarazioni storico-valutative del massimo interesse per il nostro tema e per quanto riguarda la vera dignità della filosofia. Qui egli traccia sinteticamente il percorso che la filosofia ha fatto col passare dall’ammissione della realtà esterna come principio oggettivo di verità del sapere, alla sua progressiva eliminazione e sostituzione con un principio di negazione interno al soggetto e posto dal soggetto, mentre questi ha progressivamente avocato a sé la funzione divina di costituire il reale come oggetto del sapere.

L’esterno che in precedenza attirava l’attenzione riverente della mente come sorgente di verità e di quiete per lo spirito, e assoggettava a sé la mente desiderosa di conformare il pensiero alla realtà, a partire da Cartesio fino ad Hegel, quel reale che in precedenza guidava la mente alla verità, è progressivamente diventato un’antitesi dialettica in opposizione alla tesi del soggetto, per la costruzione della sintesi nella quale la conflittualità appare come l’espressione della verità.

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Hegel, se fosse stato più attento a quello che succede in un vero atto di autocoscienza, come quello di un Aristotele, un Sant’Agostino o un San Tommaso, e non a quello cartesiano basato sul dubbio universale, si sarebbe reso conto che in realtà la nostra conoscenza iniziale ed immediata non è affatto la coscienza del nostro pensare e il contenuto della mia autocoscienza non è affatto l’essere, ma solo il mio essere.

L’enigmatica frase che Nietzsche pronunciò a fine ‘800, incipit tragoedia, che cosa voleva significare? Le due spaventose guerre che di lì a pochi decenni sarebbero scoppiate hanno qualcosa a che vedere con le deduzioni ultime che gli idealisti e materialisti dell’’800-primi ‘900 hanno tratto dal cogito cartesiano con Feuerbach, Marx, Stalin, Husserl, Heidegger e Gentile?

Precisiamo che, al seguito di Fichte, per Schelling e per Hegel l’Assoluto sono io. Il nome «Dio» è il nome col quale il pensiero comune del realista ingenuo fa riferimento all’Assoluto, ma senza conoscerlo veramente, perché il realista crede nelle cose esterne e vede nell’Assoluto Dio creatore delle cose esterne e del proprio io, mentre non sa che l’Assoluto e quindi Dio è egli stesso, creatore di quelle cose che sembrano fuori della coscienza e invece sono dentro.  Ma il filosofo trascendentale, cioè l’idealista, è un benefattore dell’umanità, perché, sapendo qual è la verità, ha il compito e la missione altissima di illuminare l’uomo comune, al di sopra di tutte le Chiese e le religioni, circa la sua dignità infinita e capace di una libertà assoluta. L’idealismo tedesco non è altro che un rinato gnosticismo, gradito alla massoneria, a suo tempo condannato da Papa Francesco, che ci ha ricordato più volte il primato della realtà sull’idea.

 

Che cosa è infatti il panteismo? È il credere che tutto sia Dio, che ogni cosa è Dio, per cui esiste solo Dio e se esiste il mondo, esiste solo in Dio. Il panteismo suppone l’identificazione dell’essere con l’essere divino. Esso ragiona così: se ogni cosa ha l’essere e l’essere è divino, ogni cosa ha, come atto del suo essere, lo stesso essere divino. Il panteismo non conosce essere per partecipazione o essere analogico: per lui l’essere è uno solo ed è l’essere assoluto. L’essere è Dio, per cui esiste solo Dio. Ma nel contempo il panteismo comporta la divinizzazione della creatura, ovvero l’idolatria.

Dal punto di vista gnoseologico il panteismo nasce dalla convinzione che il pensiero è intrascendibile e che non c’è un essere fuori dell’anima o del pensiero.  Dal momento che l’essere coincide col pensare e col pensato. Si concepisce allora il pensare umano come un pensare il pensato. Nell’idealismo il pensiero non pensa l’essere, ma pensa solo il pensiero, pensa se stesso. Ora, dato che ciò è vero solo in Dio, ne viene la conseguenza che il pensare umano si identifica con quello divino. Ed ecco il panteismo.

Bisogna pertanto che gli idealisti comprendano una buona volta che mentre la res extra animam conduce a Dio, la res in anima ci porta a chiuderci in noi stessi. Il redi in teipsum di agostiniana memoria non vuol dire chiuditi in te stesso perché il tuo pensiero è intrascendibile, ma al contrario, siccome il tuo pensiero è trasceso dalla realtà esterna, accogli quella verità che è nella tua coscienza e lasciati guidare da essa così da trascenderti al di fuori di te e sopra di te, per tendere laddove si accende lo stesso lume della tua ragione.

Immagini da Internet: Gli Ignudi, Michelangelo

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