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12 ottobre, 2026

Bilancio dell’opera di Enzo Bianchi - Ovvero le difficoltà dell’ecumenismo - Prima Parte (1/3)

 

Bilancio dell’opera di Enzo Bianchi

Ovvero le difficoltà dell’ecumenismo

Prima Parte (1/3)

 

Anche il profeta e il sacerdote

si aggirano per il paese

e non sanno che cosa fare

Ger 14,17

 

Quale esempio ci ha lasciato?

a)    Un’idea originale

La figura di Enzo Bianchi, che ha lasciato recentemente questo mondo per presentarsi al Padre, e che vogliamo ricordare nella preghiera, è un personaggio simbolo dell’attuale situazione della Chiesa, in un momento storico agitato ed inquieto, che richiede tuttora l’attuazione autentica del programma del Concilio Vaticano II con particolare riferimento all’ecumenismo, al dialogo interreligioso e con i non-credenti, ancora dopo sessant’anni dalla fine del Concilio. Siamo caduti in una polarità che non riusciamo a risolvere tra passatisti e modernisti perché non riusciamo a conciliare tradizione e progresso, meta che tuttavia ci è indicata da una sana attuazione del Concilio, anche se tendenzialmente buonista. Occorre un aggiustamento del tiro, occorre recuperare una certa severità senza retrocedere al tempo preconciliare, ma conservando le conquiste e le aperture del Concilio.

Nel quadro di questa situazione si inserisce l’opera di Enzo Bianchi, che rappresenta l’aspetto popolare e divulgativo dell’attuale modernismo, mentre quello dotto e accademico è rappresentato dal rahnerismo. Diciamo senz’altro che la cosa più importante, utile e meritoria di Bianchi, in linea col programma conciliare, fu l’idea di fondare una comunità monastica ecumenica, quella di Bose, che ammettesse la convivenza fraterna nel nome del Vangelo di monaci cattolici, protestanti ed ortodossi, maschi e femmine, uniti nei valori comuni, e liberi di seguire la propria confessione nei punti di disaccordo; un’idea originale, mai prima tentata da nessuno, in piena conformità col programma ecumenico conciliare.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/bilancio-dellopera-di-enzo-bianchi.html 

Come è noto, Bianchi dopo essere stato allontanato da Bose, ha fondato a pochi chilometri di distanza, un’altra Comunità da lui denominata Casa della Madia, che ora si sta adoperando per ottenere dal Vescovo uno status giuridico, che sempre Bianchi non volle.

Ci si potrebbe chiedere quale sia stato il carisma di Bianchi. Molti non hanno dubbi: quello di essere una guida spirituale profetica, una figura più tipica della spiritualità russa, lo staretz, che si rifà agli antichi Padri del deserto. Certamente nella Chiesa esistono dei profeti, come riconosce lo stesso San Paolo. Essi, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, hanno la funzione di interpretare la situazione storica nella quale la Chiesa si trova, di prospettare nuovi e più avanzati modi realizzare il Vangelo e di avvicinarci al Regno di Dio.

Ma è chiaro che la custodia e l’interpretazione del deposito rivelato nella Chiesa cattolica non spettano di diritto al profeta, ma al sacerdote (cioè Pietro). L’errore del profetismo di Bianchi è quello di pretendere, come Lutero, di interpretare la Bibbia meglio del sacerdote e contro il sacerdote (cioè Pietro).

È interessante la prosopopea e la sicumera con le quali Bianchi, alla maniera degli esegeti protestanti, scarta con la massima disinvoltura l’interpretazione cattolica della Bibbia relegandola tra le favole, le ridicolaggini, le ingenuità, i pregiudizi e le assurdità. E meraviglia come non ci sia mai stato, a mia conoscenza, nessun Vescovo che abbia messo in luce queste cose, per avvertire i fedeli, mentre invece egli ha potuto fare delle tournées a parlare in diverse diocesi con grande successo di pubblico, e il quotidiano Avvenire, che dovrebbe rappresentare i cattolici italiani, non solo non ha mai criticato Bianchi, ma ha fatto un’enorme pubblicità delle sue attività.

Immagine da Internet: Enzo Bianchi

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