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13 ottobre, 2026

Bilancio dell’opera di Enzo Bianchi - Ovvero le difficoltà dell’ecumenismo - Seconda Parte (2/3)

 

Bilancio dell’opera di Enzo Bianchi

Ovvero le difficoltà dell’ecumenismo

Seconda Parte (2/3)

 

Perché Papa Francesco è intervenuto?

C’è comunque da mettere in luce, anche se la cosa è dolorosa, la presa di posizione di Papa Francesco, che da una parte non ha mancato di apprezzare gli aspetti positivi del pensiero e dell’opera di Bianchi, ed anzi di biasimare chi lo ha maltratto, ma dall’altra ha dato un segnale di avvertimento circa gli aspetti negativi, col suo noto provvedimento di allontanamento di Bianchi dalla Comunità di Bose.

Il fatto che nella vicenda di Bianchi sia intervenuto lo stesso Pontefice, sia pur attraverso la Segreteria di Stato, è il segno che occorreva rimediare a una grave situazione, che non toccava i semplici problemi interni della Comunità di Bose, ma la stessa posizione dottrinale e l‘impostazione evangelizzatrice della Comunità, che per il suo cedimento agli errori modernistici e dei fratelli separati, era uscita dalla piena comunione con la Chiesa attuando un ecumenismo sbagliato, non quello voluto dal Concilio, ma quello falso praticato dai modernisti.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/bilancio-dellopera-di-enzo-bianchi_0762362550.html

 «La mia convinzione è che un vero cristiano deve parlare meno, molto meno di Dio; è capire che questa parola di Dio è una parola terribilmente ambigua» (E. Bianchi).

Osservo dicendo che è falso che la parola «Dio» sia una parola ambigua o vuota. Basta aprire un dizionario alla parola «Dio» e vedremo che con questa parola designiamo l’«ente supremo». L’ente supremo lo chiamiamo «Dio». Si tratterà poi semmai di sapere o di dimostrare che un tale ente esiste. Che ci siano di quelli per i quali Dio è il mondo o è l’essere o il proprio io, questo certamente è un fatto, che però non pregiudica il senso comune della parola. 

La parola ambigua o equivoca è quella che non ha un unico significato, ma ne ha due senza che l’uno prevalga sull’altro, sicchè essa nel linguaggio si presta al fraintendimento o all’equivoco. … La parola «Dio» di per sé non è affatto ambigua, ma chiara, limpida, luminosa e consolantissima per chi la usa con retta intenzione sapendo di che cosa parla, ma può effettivamente diventare un tranello pericolosissimo nell’uso che ne fa l’ignorante, l’empio, l’ipocrita o l’impostore.

D’altra parte esistono effettivamente concetti sbagliati di Dio, panteistici, antropomorfici, materialistici, idolatrici, politeisti, evoluzionisti; ma un conto è il concetto, un conto è il significato della parola. Problema può essere quello di stabilire gli attributi dell’ente supremo. E allora la Bibbia ci dice che Dio è Colui Che è, il creatore del cielo e della terra. Aristotele ci dice che è il motore immobile, pensiero del pensiero. Platone ci dice che è l’Idea del Bene, e così via.

«Non chiedetevi tanto l’identità di Dio non chiedetevi tanto il volto di Dio; guardate come ho vissuto, nel mio vivere che è amore» (E.Bianchi).

Osservo che l’amore non può sostituire il conoscere. L’amore stesso è impossibile senza la conoscenza dell’oggetto amato o amabile. Bianchi dimentica completamente, egli che leggeva la Bibbia ogni giorno, che la Bibbia è tutto un anelito della nostra anima, come una cerva assetata dell’acqua, a conoscere chi è Dio, a conoscere il suo nome, a contemplare, a vedere il suo volto, la sua essenza, faccia a faccia, come sorgente dell’eterna beatitudine. L’amore spinge a vedere e consegue al vedere. Ma se in mezzo non c’è il vedere, non c’è neanche l’amore.

Immagine da Internet: Enzo Bianchi

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