giovedì 30 aprile 2020

Il persuadere come atto essenziale dell’evangelizzazione

Il persuadere come atto essenziale dell’evangelizzazione

Ogni sabato Paolo discuteva nella sinagoga
                                                                                                              e cercava di persuadere Giudei e Greci
At 18,4

Dobbiamo persuadere gli uomini ad abbracciare la fede

Il persuadere, nel campo dell’evangelizzazione, è l’attività dialettica o dialogica o didattica (I Tm 3,16), detta «apologetica», con la quale il predicatore, che è «dottore» (At 13,1), perché si tratta dimostrare delle verità, mediante opportuni e ben studiati argomenti e l’esibizione di prove e garanzie di credibilità, induce un altro ad assentire, dopo matura riflessione e illuminato dalla grazia, alla verità del Vangelo. 

Affine al persuadere, secondo la Scrittura, è il convincere, che però comporta una capacità più forte di far accogliere dall’altro le ragioni del credere e la verità evangelica. Se uno è convinto, è persuaso, ma non è detto che chi è persuaso sia convinto. 

La persuasione non è ancora la convinzione, ma la prepara. Essa infatti è per lo più lo stato mentale dell’opinante. La convinzione, invece, è espressione della certezza, che può essere certezza razionale, effetto dell’evidenza o della dimostrazione o può arrivare alla certezza di fede[1]. Così la persuasione è per sua natura una adesione debole alla verità, mentre si parla di convinzioni forti, salde, irremovibili. Chi è persuaso non è del tutto convinto. Potrebbe fare marcia indietro. Eppure la persuasione è il primo passo verso la certezza di ragione e di fede.

Dalla ragione si sale alla fede. La fede, però, benché in sé stessa «non sia fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio» (I Cor1,5), senza essere un sapere razionale, è un «ossequio ragionevole (rationabile obsequium)» (Rm 12,1), ossia in armonia con la ragione. La fede non può essere preparata ed introdotta nella mente dell’uomo ragionevole da semplici opinioni o persuasioni. Si parte da queste; ma la fede dev’essere introdotta da argomenti razionali e storici certi. Occorre la convinzione.

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lunedì 27 aprile 2020

La misericordia fasulla di Walter Kasper (Terza ed ultima parte)

Terza ed ultima parte

La misericordia fasulla di Walter Kasper

Non dire: «la sua misericordia è grande;
mi perdonerà i molti peccati»,
perché presso di lui ci sono misericordia ed ira,
il suo sdegno si riverserà sui peccatori.
                                                                                              Non aspettare a convertirti al Signore,
                                                                                              poiché improvvisa scoppierà l’ira del Signore
e al tempo del castigo sarai annientato
Sir 5,6

La «grande scoperta» di Lutero secondo Kasper

Non c’è più nessuna condanna
      per quelli che sono in Cristo Gesù
Rm 8,1

Afferma Kasper: 

«Il riconoscimento che la giustizia di Dio non è una giustizia che castiga il peccatore, ma che logiustifica è la grande scoperta protestante di Martin Lutero, una scoperta che liberò anche lui dalla paura del peccato e dai tormenti della coscienza» (p.121). Più avanti: «La novità della riforma protestante consistette per Lutero nella scoperta del senso biblico originario della giustizia di Dio, che non è una giustizia castigante, ma una giustizia che rende liberi e giusti e che redime» (p.154).

Come è noto, Lutero si riferiva al passo della Lettera ai Romani

«Indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti: giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c’è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della grazia di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù» (Rm 3, 21-24).

È vero che qui Paolo per «giustizia di Dio» intende la sua misericordia giustificante. Ma in molti altri luoghi Paolo parla della giustizia punitrice o di altre forme di giustizia. Quindi falsamente Kasper identifica giustizia e misericordia sic et simpliciter, trascurando gli altri possibili significati del concetto.

Considerando infatti la giustizia nel senso lato che abbiamo visto, non c’è dubbio che a certe condizioni, come in questo passo di Paolo, possa coincidere con la misericordia. Ma in questo senso la giustizia può coincidere anche con altre virtù divine, come la carità, la magnanimità, la benevolenza, la generosità ed altre. 

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Card. Walter Kasper


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domenica 26 aprile 2020

La misericordia fasulla di Walter Kasper (seconda Parte)

Seconda Parte

La misericordia fasulla di Walter Kasper

Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all’ira e ricco disgrazia
Sal 145, 8

Il fondamento metafisico e biblico della divina misericordia

Il concetto biblico di giustizia divina nel suo senso ampio è l’estrinsecazione della bontà divina verso il creato. Dio in Se stesso è bontà infinita, per cui, come insegna il Beato Duns Scoto, il primo e sommo bene che ama e non può non amare, è Se stesso, benché lo faccia liberamente, perché l’amore è atto della volontà. Tuttavia la bontà non è solo virtù con la quale il buono ama se stesso e il proprio bene, ma il bene che possiede, tende a comunicarlo e a distribuirlo agli altri. 

E si badi bene che questo amore di sé nulla ha a che vedere con l’egoismo o l’orgoglio, perché questo è bensì un amore di sé, ma è l’autoerotismo della creatura, che assolutizza il proprio bene come fosse Dio, si chiude nel godimento del suo bene così inteso e se ne infischia del bene degli altri o se lo fa, lo fa solo se ne può trarre vantaggio. Questo è quell’«amore di sé» (amor sui), che è giustamente condannato da Sant’Agostino e da Santa Caterina da Siena. Invece Dio ha tutto il diritto di amare Sé stesso al di sopra di tutto, perché Egli è effettivamente il sommo Bene al di sopra di ogni altro bene esistente o possibile. 

In generale la giustizia divina è quella virtù, con la quale Dio opera il bene di tutte le creature, secondo i fini e i bisogni di ciascuna. Essa è effetto della sua bontà, che è quella virtù per la quale la persona buona è portata a diffondere o a donare agli altri il bene che possiede, è portata a volere il bene degli altri, a fare del bene agli altri. In senso lato, la giustizia divina, secondo la Bibbia, è l’esercizio della sua bontà, della sua provvidenza e del suo amore verso tutte le creature; ma a noi adesso qui interessa la sua giustizia verso l’uomo. Essa comporta due aspetti fondamentali: la misericordia e la giustizia in senso stretto. 

È verissimo quello che dice Kasper che la «misericordia è qualcosa di più della giustizia» (p.216). Essa è segno di una maggiore bontà e di un amore superiore. La giustizia esige il giusto e paga quel che è giusto. Essa non dà e non chiede nulla di meno, ma neanche nulla di più. Essa bada al proprio utile, al proprio vantaggio e tornaconto e mira al compenso per il lavoro fatto. 

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Card. Walter Kasper
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sabato 25 aprile 2020

La misericordia fasulla di Walter Kasper (Prima Parte)

Prima parte
La misericordia fasulla di Walter Kasper

 Vi castiga per le vostre ingiustizie,
ma userà misericordia a tutti voi
Tb 13,5

La problematica della misericordia

È ovvio che l’ammirazione del Papa per il libro del Card. Kasper sulla misericordia va riferita esclusivamente a quanto di buono c’è nell’opera. Ma qui io ritengo bene evidenziare soprattutto certe tesi, che riflettono diffusi errori, che occorre correggere, per essere veramente fedeli alla sana ragione, alla Bibbia e alla Chiesa. Si tratta di un concetto carente sotto diversi aspetti, che qui dimostrerò.

Kasper esordisce col dire che dobbiamo presentare un Dio che non spinga all’ateismo. Giustissimo. Ma poi egli stesso presenta un concetto della misericordia divina che provoca proprio questo risultato. Infatti egli riduce la giustizia divina alla misericordia. Ne viene che per lui Dio agisce sempre con misericordia. Quindi le più grandi sofferenze dell’umanità, le più grandi calamità naturali, i delitti più terribili dell’uomo sono effetto della misericordia divina, che presiede e governa tutti i moti della natura e le azioni dell’uomo.

Kasper afferma inoltre che una causa o quanto meno occasione dell’ateismo è lo scandalo provato per un Dio che permette la sofferenza degli innocenti e non ascolta le preghiere perché vengano risparmiati. Ora la fede dà una triplice risposta a questo angoscioso frangente. 

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Card. Walter Kasper - Immagine da internet

giovedì 16 aprile 2020

Dio ci parla nella pandemia

Dio ci parla nella pandemia

Egli non ci toglie mai la sua misericordia,
ma, correggendoci con le sventure,
non abbandona il suo popolo.

II Mac 6.16
Per questo vi è capitata questa sventura
Ger 44,23

Non dobbiamo temere di sentirci castigati,
perché col castigo Dio ci corregge

Il Padre Raniero Cantalamessa, Predicatore Pontificio, ha tenuto un’omelia nello scorso Venerdì Santo alla presenza del Papa. In essa egli ha voluto mettere in luce cosa possiamo ricavare dalla Scrittura per capire alla luce della fede il significato di questa pandemia, che cosa Dio vuol dirci attraverso di essa.

Egli dunque ha affermato che nella concezione cristiana, 

«ogni sofferenza, fisica e morale non è più un castigo, una maledizione. È stata redenta in radice da quando il Figlio di Dio l’ha presa su di sé». È divenuta, cioè, da castigo via di salvezza ed espiazione della colpa.

Ora, io direi che, per il Vangelo è vero che ogni sofferenza grazie a Cristo è stata redenta, ma non è vero dire che essa non è più un castigo. Essa resta originariamente un castigo, perché il peccato merita il castigo e noi continuiamo ad essere castigati per i nostri peccati, fino al caso deprecabile di chi rifiuta la redenzione di Cristo, nel qual caso egli viene castigato con l’inferno, a parte quello che è castigo del peccato originale, che tutti ci coinvolge, anche i più innocenti, esclusi Gesù e Maria.

Certamente Cristo con la sua redenzione ha trasformato il castigo in via di salvezza: «il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui» (53, 5), «per le sue piaghe siamo stati guariti» (ibid.). Egli ha fatto questo per noi perché Egli, per proprio conto, non aveva bisogno di redimersi da alcun peccato e di liberarsi da alcun castigo. Sta a noi, dunque, approfittare di questa possibilità di salvezza trasformando a nostra volta i nostri castighi in vie di salvezza con l’unire le nostre sofferenze alla Passione di Cristo. Ma è chiaro che per coloro che si rifiutassero di valersi della redenzione di Cristo nel modo che ho detto, i loro castighi resterebbero castighi.

 P. R. Cantalamessa - 10.4.20 Venerdì Santo - Immagine da Internet

martedì 14 aprile 2020

Gesù Cristo fondamento del mondo.

È appena uscito il libro del teologo domenicano Giovanni Cavalcoli, che tratta la cristologia da un’angolatura sin oggi non molto approfondita: la metafisica di Gesù Cristo.
.
Con stile chiaro, simile a quello del Pontefice Benedetto XVI, l’Autore rende accessibili al gran pubblico temi che sarebbero proponibili solo agli studiosi, se trattati in modo accademico.



 

sabato 11 aprile 2020

Dio è amore, ma permette il male

Dio è amore, ma permette il male

Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui
Is 53,9

                                                                                       Senza spargimento di sangue non esiste perdono
Eb 9,2

Niente di male a pregare per gli scienziati

Nell’Avvenire del 10 aprile scorso Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto, con l’articolo «Né Mandrake né Mefisto, Dio è amore», tratta del rapporto di Dio col male. Egli svolge alcune considerazioni su di un tema difficile, complesso e profondo di estrema attualità, circa il quale tutti sentiamo il bisogno di avere delle risposte sicure, fondate e confortanti. Esse possono venire dalla ragione, ma provengono soprattutto dalla fede. Esaminiamo alcune asserzioni dell’articolista.
Dice dunque Staglianò:

 «Quando gli scienziati troveranno il vaccino, ci sarà gente (religiosa), che attribuirà a Dio l’avercelo mandato per tante preghiere fatte. È la stessa gente che ancora pensa che il coronavirus sia un “castigo di Dio”. D’altronde, se Dio esiste e c’è, nella sua onnipotenza, il vaccino dovrebbe almeno averlo in mente. Per non dire che, con la sua onniscienza ben conosceva anche la tragedia di questa pandemia. E perché l’ha permessa? La questione su Dio va posta: Dio dove sei nel nostro dolore?».

Non c’è dubbio su quello che prevede Staglianò. Per che cosa tanti stanno pregando, tra altre richieste a Dio, se non per questo? Sembra che il Vescovo non veda di buon occhio una pratica del genere, perché la associa ad un’altra convinzione, che egli disapprova: il vedere nella pandemia un castigo di Dio per i nostri peccati. 


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venerdì 10 aprile 2020

Cosentino colpisce ancora

Cosentino colpisce ancora
 
Non restare in silenzio, Dio mio
Sal 28,1
 
Il miracolo di un Dio impotente
 
Sebbene di recente su questo blog io abbia dimostrato l’assurdità della tesi di Francesco Cosentino di un Dio debole e sofferente, sventurato come noi, che non fa miracoli e non risponde alle nostre domande, ma si limita a stare a fianco di un’umanità prostrata da una sorte avversa, eccolo adesso commentare commosso nel blog Settimana News del 4 aprile scorso «“La barca in tempesta”, tra Ratzinger e Bergoglio» la preghiera del Papa fatta in piazza San Pietro davanti al Crocifisso miracoloso della chiesa romana di San Marcello al Corso, nell’ambito della quale preghiera il Papa ha commentato l’episodio evangelico della tempesta sedata (Mt 5,23-27), che viene sedata appunto da un evidente miracolo. 
 
Quale sia la coerenza logica di questo discorso di Cosentino è impossibile dirlo, perché essa manca totalmente, giacché, come è noto e come ho mostrato nel mio precedente articolo, i miracoli si spiegano con l’onnipotenza divina, per cui è assurdo, oltre che empio, credere che un Dio privo di onnipotenza possa far miracoli. 
 
Da una parte, infatti, Cosentino presenta un «Dio debole e sconfitto, che non interviene dall’alto e dall’esterno, ma ci salva inabissandosi nel nostro dolore e condividendolo con noi», ma dall’altra riferisce con esattezza il miracolo compiuto da Gesù. Ci chiediamo: come fa un Dio debole e sconfitto, che «non interviene dall’alto», a salvarci «inabissandosi nel nostro dolore e condividendolo con noi». Che fa? Interviene dal basso?
 
 
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mercoledì 8 aprile 2020

Messaggio pasquale

Messaggio pasquale

Cari Amici, 

quest’anno il Signore ci ha preparati alla Pasqua con una Via Crucis particolarmente pesante. Ma questa volta non è stato necessario, anzi quasi dappertutto ci è stato impossibile prepararci con la tradizionale pia pratica, a noi tanto cara, delle XIV stazioni rappresentate in immagini a volte preziose nelle nostre chiese. 

Si tratta di quelle purificazioni, che San Giovanni della Croce chiama «purificazioni passive», operate da Dio stesso, a differenza delle «purificazioni attive», che sono quelle che operiamo di nostra iniziativa.

 Si tratta di una pulizia più profonda ed efficace di quella che sappiamo fare da soli. Andiamo sotto i ferri di un chirurgo sapientissimo, efficacissimo ed amorevolissimo. Non spaventiamoci se ci fa male. Noi però dobbiamo essere docili e fiduciosi, attenendoci scrupolosamente a tutte le pratiche preoperatorie prescritte dal chirurgo, affinché l’operazione riesca bene.

Questa volta Dio stesso dunque ha provveduto a modo suo a farci fare, sia pure in modo terribile e spaventoso, la Via Crucis, penso per far provare anche a noi qualcosa di ciò che Gesù ha patito per noi, con la differenza che noi ce lo meritiamo per i nostri peccati, mentre Lui, innocente, ha voluto per amor nostro, obbedendo al piano del Padre, addossarsi le nostre pene, per liberarci dal peccato e da ogni pena.

La prossima Pasqua, però, sarà con ogni probabilità ancora sotto l’ombra della Croce, come poi in fondo lo sono tutte le Pasque di questa terra. Solo la Pasqua celeste sarà libera da ogni ombra e illuminata da purissima gioia. Tuttavia, per gustare la Pasqua, occorre ricordare da quale miseria ci solleva la misericordia divina. 

Quanto più infatti conosciamo il male che abbiamo fatto e la miserevole condizione nella quale ci ha gettato la nostra colpa, tanto più saremo in grado di apprezzare la grandezza della misericordia di Dio, Che ci libera da questo male e dalle sue conseguenze penali. 

Ma la misericordia del Padre, offeso dal nostro peccato, si è spinta fino a darci la possibilità di riscattarci o di espiare o di riparare in Cristo per le nostre colpe, a patto che se assumiamo, come Egli ha fatto, le pene dei nostri peccati come soddisfazione al Padre per l’offesa del peccato. 

Forti di questa misericordia, che ci consente, grazie alla croce di Cristo, di sdebitarci presso il Padre, otteniamo da Lui il perdono dei nostri peccati e la liberazione da ogni pena, siamo resi figli di Dio, eredi della vita eterna e possiamo pregustare fin da adesso, in barba ad ogni pandemia, l’eterna Pasqua del cielo.  

P. Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 6 aprile 2020

 Battistero di Firenze (immagine da internet)

sabato 4 aprile 2020

La pandemia nel suo rapporto con la natura

La pandemia nel suo rapporto con la natura

Maledetto il suolo per causa tua!
Gen 3,17

                                A Sua Ecc.za Rev.ma
                                Mons. Enrico Solmi
                                Vescovo di Parma

La natura madre e matrigna

Il Santo Padre, sin dagli inizi del suo pontificato, ha sempre mostrato un grande interesse per i rapporti dell’uomo con la natura nel piano di Dio. Così, soprattutto nell’enciclica Laudato si’ ed anche nell’Esortazione postsinodale dopo il Sinodo sull’Amazzonia, ha messo in luce tutti quegli aspetti della natura, che, per la volontà originaria di Dio creatore, ce la rendono Madre amorosa, potente, provvidente, meravigliosa, che ci mantiene in vita, i cui immensi benefìci e risorse, valorizzabili dall’industria umana, sono destinati a tutti, natura che  distribuisce o cela in se stessa sostanze medicinali o comunque trasformabili in medicine e farmaci dalla tecnica umana, natura, dalla quale, nel rispetto delle sue leggi, il genio umano da millenni ed anche oggi, grazie ai progressi della scienza, ricava sempre più potenti energie per il bene e la salute dell’uomo, sempre nuovi e più avanzati mezzi di comunicazione, di registrazione, di organizzazione, di calcolo, di trasporto, di indagine dell’universo, di protezione, di difesa militare, e per la creazione di sempre nuove opere d’arte.

Il Papa aveva severamente e giustamente condannato uno sfruttamento indiscriminato, disordinato, irrazionale ed illegale, per meri interessi economici egoistici, a vantaggio di pochi e a danno di molti, delle risorse della natura, il suo inquinamento a causa di una produzione industriale su larga scala irrispettosa dei danni alla popolazione provocati dal mancato riciclaggio dei prodotti di scarto ed eliminazione dei rifiuti tossici. È così che il Papa ha coniato la nuova espressione «ecologia integrale», a designare quasi un nuovo settore della morale.

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giovedì 2 aprile 2020

Possiamo chiedere il miracolo?



Possiamo chiedere il miracolo?

Tu sei il Dio che opera meraviglie
Sal 77,15

La preghiera a un Dio che non risponde

Nell’Avvenire di martedì scorso 31 marzo troviamo un articolo del teologo dell’Università Gregoriana Francesco Cosentino dal titolo Il virus, il dolore e il silenzio di Dio. Quando la preghiera diventa «grido». 

Nell’articolo il Cosentino respinge l’idea di chiedere a Dio di far cessare la pandemia in un modo miracoloso. Comincia, infatti, bensì col dire che «la preghiera concepita nel dolore non rimane inascoltata». Ma poi, nel seguito di quello che dice, dove ci aspetteremmo che dicesse in che senso la nostra preghiera non rimane inascoltata, dice cose che fanno capire tutto il contrario. Vediamo.

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