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39 commenti:

  1. Gentile Padre Cavalcoli, ho appena letto che il Papa ha autorizzato i medici ad amministrare l'Eucaristia ai malati di coronavirus, non potendo inviare i sacerdoti ad amministrare il Viatico per i noti motivi. Confesso che la notizia ha aumentato la confusione che regna nella mia anima. Cosa farei io se mi trovassi al posto di uno di quei poveretti? Non lo so. Vuole illuminarmi lei? GRAZIE!
    CARLA D'AGOSTINO UNGARETTI

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    1. Cara Carla, non ha motivo di preoccuparsi. Infatti siamo davanti ad una prassi ormai usuale nella Chiesa. Infatti lei saprà bene della esistenza del ministro straordinario della Comunione, il quale può essere anche un laico, senza un ministero permanente, ma col semplice incarico di distribuire occasionalmente la Santa Comunione. Se lei si dovesse trovare nella condizione dell'ammalato, ringrazierebbe chi le porta Gesù Eucarestia.

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  2. Gentile padre, grazie per "la luce in mezzo alle tenebra" che lei con la sua missione di predicatore, ci dà. Oggi vedo ancora un altro testo di un prestigioso biblista nella Civiltà Cattolica. Aspetto con ansia un suo commento che chiarisca la posizione. Ormai non so più che cosa leggere, che cosa non leggere, tutto è confusione, ognuno dice la sua collaborando a creare una Babele teologica in noi "piccoli". Scusi lo sfogo. Ma veramente non so più che cosa leggere.

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    1. Caro Carlo, comprendo bene il suo sconforto. Del bene ce n'è dappertutto, così come non c'è opera umana che non abbia difetti. Solo la Parola di Dio è pura luce. Per questo trovo molta consolazione negli insegnamenti del Magistero della Chiesa e dei Santi. Per quanto riguarda la Civiltà Cattolica, sto appunto preparando un commento all'articolo di Neuhaus.

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  3. Caro Padre Cavalcoli,
    Prima di tutto, scusa il mio povero modo di scrivere in lingua italiana.
    Spero di non disturbarti troppo quando ti consulto per un articolo di mio interesse. È la sua opera intitolata "La tradizione contro il papa", pubblicata il 25 febbraio 2011 sul sito web www.riscossacristiana. Tuttavia, non sono riuscito a trovarlo.
    Questo tuo articolo è online? È possibile saperlo?
    Grazie in anticipo per il vostro aiuto.

    Fr Filemón de la Trinidad
    ffitrinitatis@gmail.com

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    1. Caro Fr Filemon, le invio quanto sono riuscito a trovare in internet:
      http://www.internetica.it/lettere-Cavalcoli_Lanzetta.htm
      https://www.ricognizioni.it/a-padre-serafino-lanzetta-di-p-giovanni-cavalcoli-op/

      P.Giovanni Cavalcoli

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    2. Grazie, don Giovanni
      Avevo letto il tuo articolo molto tempo fa e l'ho tenuto bene nella mia memoria. Le sue argomentazioni mi sono sempre sembrate convincenti. Anche se in seguito ho letto una nota nel "Courrier de Rome", di FSSPX, in risposta al suo articolo.
      Suppongo che tu abbia ancora le tue opinioni oggi.

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    3. Caro Fr Filemon, certamente mantengo le opinioni di allora.

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  4. Rev.Padre, nel "L'atteggiamento del cristiano nei confronti della sofferenza", nel cap. "La sofferenza e le sue forme" leggo "...a differenza di tutti gli agenti inferiori della natura che mettono in pratica .... operano sempre il bene". Ma la natura non è anch'essa, come tutto il creato, coinvolta nella caduta originata dal peccato mortale, e allora perchè "operano sempre il bene" ?

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    1. Caro Paolo,
      il brano circa il quale tu desideri un chiarimento è il seguente:
      "Ben diversamente vanno le cose nell’uomo. L’uomo è capace di essere cattivo. L’uomo sa compiere veramente e propriamente il male perchè, a differenza di tutti gli agenti inferiori della natura, che mettono in pratica infallibilmente le leggi della natura stabilite da Dio che è buono, e quindi sono sempre mossi da Dio, operano sempre il bene, l’uomo, col suo libero arbitrio, può disobbedire volontariamente e quindi colpevolmente a Dio, può peccare. E il peccato produce la morte. Ecco il castigo del peccato."
      Al riguardo bisogna tenere presente che l'azione della natura può essere considerata sotto due punti di vista diversi.
      Uno. L'azione della natura ha un carattere punitivo, a seguito del peccato originale (Gn 3,18).
      Due. Nello stesso tempo si può dire che gli agenti naturali, mossi dalla causalità divina, operano il bene della natura e quindi ogni agente naturale opera il proprio bene.
      Prendiamo l'esempio del Covid. il Covid svolge una duplice azione: da una parte, obbedendo alla legge divina, opera il proprio bene, ma dall'altra, proprio in questa azione, svolge un compito punitivo nei confronti dell'uomo, il quale, dopo il peccato originale, non è più capace di dominare la natura e la natura gli è diventata ostile.

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  5. Caro Paolo,
    il brano circa il quale tu desideri un chiarimento è il seguente:
    "Ben diversamente vanno le cose nell’uomo. L’uomo è capace di essere cattivo. L’uomo sa compiere veramente e propriamente il male perchè, a differenza di tutti gli agenti inferiori della natura, che mettono in pratica infallibilmente le leggi della natura stabilite da Dio che è buono, e quindi sono sempre mossi da Dio, operano sempre il bene, l’uomo, col suo libero arbitrio, può disobbedire volontariamente e quindi colpevolmente a Dio, può peccare. E il peccato produce la morte. Ecco il castigo del peccato."
    Al riguardo bisogna tenere presente che l'azione della natura può essere considerata sotto due punti di vista diversi.
    Uno. L'azione della natura ha un carattere punitivo, a seguito del peccato originale (Gn 3,18).
    Due. Nello stesso tempo si può dire che gli agenti naturali, mossi dalla causalità divina, operano il bene della natura e quindi ogni agente naturale opera il proprio bene.
    Prendiamo l'esempio del Covid. il Covid svolge una duplice azione: da una parte, obbedendo alla legge divina, opera il proprio bene, ma dall'altra, proprio in questa azione, svolge un compito punitivo nei confronti dell'uomo, il quale, dopo il peccato originale, non è più capace di dominare la natura e la natura gli è diventata ostile.

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  6. Mi scusi padre Cavalcoli.
    Da tempo, godendo del tuo blog, ho notato che usi la distinzione tra grazia magisteriale e grazia pastorale, per riferirti all'assistenza dello Spirito Santo al Romano Pontefice.
    Sono pienamente d'accordo con tale distinzione teologica, ed è molto esplicativa del carisma dell'infallibilità del papa, e molto utile per discernere i contenuti veramente vincolanti di un documento pontificio.
    Ora, questa distinzione teologica è originale per te, o ci sono altri teologi che vi fanno riferimento?
    Apprezzerei molto il favore di chiarirmi questo punto.

    Nadia Márquez

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    1. Caro Marquez, questa distinzione si basa sul fatto che, mentre l'autorità pastorale del Papa può andare soggetta a difetti, l'autorità dottrinale è infallibilmente assistita dallo Spirito Santo. Infatti, nel primo caso il Papa dispone bensì di un dono dello Spirito Santo, ma può colpevolmente non farne uso. Invece, quando egli intende esercitare il suo magistero, viene infallibilmente illuminato dallo Spirito Santo. Il fondamento evangelico del primo potere si trova nelle parole di Cristo, quando Egli, accertatosi che Pietro lo ama, gli ordina di pascere i suoi agnelli. Ciò implica che il Papa, per cattiva volontà, può sottrarsi a questo dovere. Invece, l’autorità dottrinale è basata sul comando di Cristo a Pietro di confermare i fratelli nella fede. In questo caso, quando il Papa vuole insegnare il Vangelo, è infallibilmente assistito dallo Spirito Santo, cioè liberamente aderisce sempre alla illuminazione divina. Questa teoria, che ha un fondamento in San Tommaso d’Aquino, l’ho ricavata io dalle parole stesse di Gesù, ma non l’ho trovata in altri teologi.

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  7. Gentilissimo padre Cavalcoli, nella confusione in cui, semplici fedeli come me, si trovano in questi tempi strani, le chiedo il suo illuminante parere su due questioni che mi sono molto care e mi struggono il cuore.
    A proposito della recente variazione del testo del "Gloria" e del "Padre nostro" le chiedo se è un errore, peccato di orgoglio o è lecito continuare a recitare queste due preghiere come da sempre ci sono state trasmesse.
    La seconda è inerente la necessità (o supposta tale) durante questa pandemia (anche se io da medico avrei da muovere tante eccezioni scientifiche, sulla igienicità di questa pratica) di amministrare la Santa Comunione sulle mani dei fedeli e non direttamente in bocca. Io francamente mi sento indegno e non ho mai pensato di ricevere la S. comunione nelle mani e ringraziando il buon Dio Il mio parroco, a Chi lo desidera continua ancora ad amministrare la comunione in bocca ma ahimé ho tantissime testimonianze di amici che in tantissime parrocchie hanno ricevuto un rifiuto del parroco ad amministrarla direttamente nella bocca del fedele) mi chiedo si tornerà più indietro? sarà di nuovo annunciato dall'altare che potremmo ancora prendere il corpo di Cristo direttamente dalle Sante mani del sacerdote senza corromperlo con le nostre mani? oramai durante la Santa Messa il rito della aspersione del gel sulle mani ha sostituito la Consacrazione.... c'è una distrazione globale per questo "rito di igiene "enigine ed a me tutto questo sembra che apra le porte alla progressiva perdita nei cristiani del senso della reale presenza di nostro Signore nella Santissima Eucaristia. Le chiedo perdono per la lunghezza delle mie questioni e attendo fiducioso un suo illuminante parere ma soprattutto il parere della dottrina immutabile della chiesa e della parola di Dio. Roberto gribo@inwind.it

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    1. Caro Roberto,
      rispondo alle sue domande.
      1. "A proposito della recente variazione del testo del "Gloria" e del "Padre nostro" le chiedo se è un errore, peccato di orgoglio o è lecito continuare a recitare queste due preghiere come da sempre ci sono state trasmesse".
      Come buoni cattolici, dobbiamo seguire ciò che la Chiesa stabilisce nella liturgia comunitaria. I mutamenti nel "Gloria" e nel "Padre nostro" sono stati motivati dall'intento di una maggiore aderenza alla Parola di Dio, Dunque è bene che ci adeguiamo. In caso contrario mostriamo certamente sfiducia nella Chiesa che ci guida a Cristo. Tuttavia, pregando in privato non è proibito mantenere le vecchie formule.
      2. "La seconda è inerente la necessità (o supposta tale) durante questa pandemia (anche se io da medico avrei da muovere tante eccezioni scientifiche, sulla igienicità di questa pratica) di amministrare la Santa Comunione sulle mani dei fedeli e non direttamente in bocca".
      Spetta all'autorità ecclesiastica stabilire le modalità dell'amministrazione dei sacramenti. Per questo, come buoni cattolici, dobbiamo adeguarci in linea di massima all'ordine dei Vescovi di ricevere la Comunione sulla mano. Non si tratta tuttavia di una direttiva assoluta. Al singolo sacerdote è consentito di fare eccezioni per motivi ragionevoli su richiesta del fedele. Per quanto riguarda i motivi igienici, Lei come medico può farli presenti al parroco o all'autorità ecclesiastica competente. Non è escluso che in futuro, cessata la pandemia, sia ripristinato l'uso precedente.
      3. "Oramai durante la Santa Messa il rito della aspersione del gel sulle mani ha sostituito la Consacrazione.... c'è una distrazione globale per questo "rito di igiene" enigine (?) ed a me tutto questo sembra che apra le porte alla progressiva perdita nei cristiani del senso della reale presenza di nostro Signore nella Santissima Eucaristia".
      Dubbi sul valore della Consacrazione o sulla Presenza Reale non ci sono occasionati dal rito dell'igienizzazione, ma da teologi eretici come per es.Andrea Grillo e dai preti che lo seguono.

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    2. Grazie di cuore per la sua risposta. Dio la benedica!

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  8. Buonasera Padre....

    Potrebbe indicarmi dei testi semplici dove approfondire il tema dell'onnipotenza di Dio e della creazione di quanto è possibile ? Grazie

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    1. Battista Mondin, Il problema di Dio, Edizioni ESD, Bologna 2012

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  9. Carissimo padre Giovanni sono un sacerdote della Diocesi di Roma, ho letto molti suoi articoli, ho realizzato, per la mia formazione personale ma che potrebbe essere utilizzato anche a fini catechistici, un breve trattato dal titolo: "Dalla Creazione alla Redenzione: il destino del creato e dell'umanità". In questo mio lavoro affronto, partendo dal dato biblico, il tema della creazione, di un Dio creatore, l'atto creativo di Dio, l'uomo vertice della creazione, il peccato originale, la caduta e le sue conseguenze. Proseguo poi la mia trattazione prendendo in considerazione il dato scientifico ponendomi nella prospettiva cosmologica trattando l'origine dell'universo e della vita. A questo punto mi sono trovato davanti ad un paradosso che così ho espresso: "Sorge a questo punto una domanda: perché se l’universo contiene in sé, fin dalla sua genesi le chiavi e le leggi per la comparsa della vita e della vita intelligente allo stesso tempo, nel suo DNA questa vita è destinata a scomparire ben presto? A cosa sarebbe servito questo "sforzo evolutivo", questa delicata azione di fragili equilibri, se poi la vita è destinata a spegnersi? L’universo stesso è destinato a morire?
    Il segno che il nostro sistema vita, contiene già in sé questo orientamento, è il cosiddetto limite ontologico rappresentato dalla morte, in tutte le sue espressioni, che sperimentiamo in tutta la sua portata e drammaticità esistenziale".
    L'analisi scientifica può spiegare le modalità con cui questo avverrà, sia a livello personale che cosmico, ma non è in grado di liberare l'uomo dall'idea che nell'evento della morte e nel destino apparentemente ineluttabile della vita nel cosmo, sia contenuta una contraddizione da sanare.
    Mi sono chiesto se esiste una via d'uscita da questa condizione irreversibile? Sono partito da una massima del fisico Einstein: "Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo".Una via d’uscita potrebbe esserci se ci spostiamo dal piano fisico-cosmologico e filosofico, al piano della Rivelazione e della fede per affermare che dal mistero del Cristo risorto e dal suo rapporto con l'intera creazione che tale paradosso potrebbe ricevere qualche luce e per la fede la definitiva risposta.
    Un universo creato per mezzo di Cristo e in vista di Cristo ne conterrebbe, per analogia, la medesima logica di morte e di resurrezione. In un universo cristocentrico la vita e la materia sono destinate a trasfigurarsi, come il corpo di Cristo risorto.
    Mi può dire cosa ne pensa?
    Anche se non sono stato suo allievo alla Pontificia Università Lateranense, la mia formazione filosofica e teologica risente del pensiero del nostro compianto prof. Antonio Livi.
    Grazie per la sua attenzione.
    Don Vincenzo Sarracino

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    1. Caro Don Vincenzo,
      nella storia sacra noi siamo davanti a due orientamenti contrastanti: da una parte abbiamo l’infinita bontà e provvidenza divine, le quali muovono l’universo e l’umanità verso il meglio, in una evoluzione ascendente, che ha il suo punto terminale nella Parusia di Cristo, come dice giustamente Teilhard de Chardin, e dall’altra parte assistiamo ad un processo di corruzione e di decadenza e nel contempo all’azione della morte, che sono forze che contrastano quelle precedenti, promosse da Dio.
      Nel progetto originario di Dio, la morte e la corruzione, sia dell’uomo che dell’universo, non erano previste ma viceversa Dio aveva donato l’immortalità all’uomo e in qualche modo anche all’universo, destinato ad essere abitato e dominato dall’uomo.
      Nell’eden la morte degli enti inferiori, cioè delle piante e degli animali, non era da considerarsi un male inquantoché questi viventi dovevano servire alla sussistenza fisica dell’uomo, dotato di anima immortale.
      Infatti dalla Sacra Scrittura sappiamo che la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo.
      D’altra parte, il Padre celeste nella sua misericordia, fin da subito dopo il peccato originale, ha promesso ad Adamo ed Eva un Salvatore, che poi si sarebbe rivelato nell’uomo Gesù Cristo.
      Io ritengo che l’attuale universo era destinato ad essere conosciuto ed abitato dall’uomo, se non avesse peccato nell’eden.
      Comunque per ulteriori approfondimenti le consiglio la lettura dei miei articoli dedicati a questi argomenti (cf. nel mio blog etichetta: universo).
      Inoltre, se le interessano, può consultare le conferenze di P. Tomas Tyn: http://www.arpato.org/lezioni.htm -

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    2. Caro Don Vincenzo, rispondo ai suoi quesiti.
      1. "Se l’universo contiene in sé, fin dalla sua genesi le chiavi e le leggi per la comparsa della vita e della vita intelligente allo stesso tempo, perchè nel suo DNA questa vita è destinata a scomparire ben presto? A cosa sarebbe servito questo "sforzo evolutivo", questa delicata azione di fragili equilibri, se poi la vita è destinata a spegnersi? L’universo stesso è destinato a morire?"
      Come sappiamo dalla nostra fede, nel piano originario della creazione non era prevista nè la morte dell'uomo nè la stasi finale dell'universo (entropia). Col peccato originale, il moto evolutivo ascendente dell'universo e della vita - come duce anche Teilhard de Chardin - è rimasto. Ma allorchè è apparso l'uomo, questi ha conosciuto una vita mortale un castigo del peccato originale, secondo quanto Dio stesso aveva detto in avvertimento ai nostri progenitori (Gen 2,17).
      2."L'analisi scientifica può spiegare le modalità con cui questo avverrà, sia a livello personale che cosmico, ma non è in grado di liberare l'uomo dall'idea che nell'evento della morte e nel destino apparentemente ineluttabile della vita nel cosmo, sia contenuta una contraddizione da sanare.
      Mi sono chiesto se esiste una via d'uscita da questa condizione irreversibile? Sono partito da una massima del fisico Einstein: "Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo". Una via d’uscita potrebbe esserci se ci spostiamo dal piano fisico-cosmologico e filosofico, al piano della Rivelazione e della fede per affermare che dal mistero del Cristo risorto e dal suo rapporto con l'intera creazione che tale paradosso potrebbe ricevere qualche luce e per la fede la definitiva risposta".
      Un universo creato per mezzo di Cristo e in vista di Cristo ne conterrebbe, per analogia, la medesima logica di morte e di resurrezione. In un universo cristocentrico la vita e la materia sono destinate a trasfigurarsi, come il corpo di Cristo risorto".
      Nell'evento della morte dell'uomo e della corruzione dell'universo è contenuta una contraddizione da sanare e questa contraddizione sta nel fatto che esiste una morte che contraddice a quella vita che Dio aveva originariamente voluto e che Egli però ripristina mediante Cristo appunto con la resurrezione dell'uomo e dell'universo.

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  10. Carissimo padre Giovanni mi potrebbe aiutare a capire come va tradotto e letto correttamente il passo dell'Apocalisse di San Giovanni cap.13 versetto 8? La Bibbia CEI riveduta traduce: "L'adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell'Agnello immolato".
    La Bibbia CEI del 2008 traduceva così dal testo greco: "La adoreranno tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita dell'Agnello, immolato fin dalla fondazione del mondo".
    Anche san Pietro nella sua prima lettera al capitolo 1 vv. 18-20 scrive:
    "Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi".
    Domanda: Ma se l'Agnello immolato e glorioso è presente nella mente di Dio fin dalle origini significa che Dio crea l'universo, il mondo, l'uomo per mezzo di Cristo e in vista di Cristo e di conseguenza tutto il creato così come è strutturato e come lo conosciamo risponde a questa logica creativa di Dio che contiene in se stessa la morte e la risurrezione, la passione e la gloria. Tutto questo però prima del peccato di origine, prima della caduta? mi aiuterebbe a far chiarezza su questo passaggio? Grazie.
    Don Vincenzo Sarracino

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    1. Caro Don Vincenzo,
      la traduzione esatta è quella della CEI riveduta.
      Sia l’Apocalisse che San Pietro intendono dire che dall’eternità Dio ha pensato e progettato l’immolazione del Figlio, oltreché la creazione del mondo.
      Dire che Dio, per mezzo del Logos, ha creato il mondo non significa ovviamente affermare che sia l’autore del peccato, perché sappiamo bene che questo autore è stato il demonio, che ha spinto Adamo ed Eva a peccare.
      Il sacrificio del Figlio, come è noto, ha la funzione di togliere per il genere umano il male di colpa e di pena, il quale, come lei saprà bene, è la conseguenza del peccato originale.
      Tuttavia è chiaro che la morte e la resurrezione di Cristo sono avvenute 2000 anni fa in esecuzione del piano divino.
      Effettivamente sia il testo greco che la Vulgata possono prestarsi a quella traduzione errata, che si trova nella Bibbia del 2008, e cioè che l’Agnello sia stato immolato fin dalla fondazione del mondo.
      Di questo argomento ho parlato in alcuni articoli, pubblicati recentemente sul mio blog, in riferimento al pensiero di P. Giuseppe Barzaghi.

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  11. Grazie padre Giovanni per le sue risposte molto chiare e illuminanti e fedeli al dato della Rivelazione.

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    1. Caro Don Vincenzo,
      Adamo ed Eva erano pienamente attrezzati per riconoscere la presenza del demonio. Non erano come noi davanti ai quali egli può mascherarsi da angelo della luce.
      Inoltre avevano la piena possibilità e libertà di respingere la sua proposta. Per questo non avevano bisogno di ulteriori avvertimenti o sussidi da parte di Dio. Noi, viceversa, fragili come siamo, abbiamo assoluto bisogno del soccorso divino.

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  14. Carissimo padre Giovanni, desidero porle un'altra questione legata al cosiddetto "peccato d'origine" o "peccato originale" che potrebbe aprire una pista di riflessione e fare un po'di luce sulle conseguenze negative per il genere umano. Si tratterebbe di una interpretazione del cosiddetto "fenomeno evolutivo" del genere umano. Cosa intendo dire. Sappiamo dalla Rivelazione biblica che l'uomo fu creato da Dio maschio e femmina, fu creato, rispetto alle altre creature, con il massimo grado di perfezione, si legge nella Genesi: "ad immagine e somiglianza di Dio". Dopo il peccato di origine inizia la decadenza della sua natura oltre l'aver rotto il rapporto di comunione filiale con Dio creatore. Il processo evolutivo potrebbe essere interpretato, non come la spiegazione scientifica dell'origine della specie umana, ma come il lento recupero dell'umanità originaria, come una parabola ascendente in via di "ricostruzione" dell'umanità originaria perduta. In questo percorso l'umanità recupera, nel corso dei millenni, pur con tutti i limiti della sua condizione, le capacità intellettuali, spirituali e materiali. Ed è solo ad un certo punto della sua storia, San Paolo scrive "nella pienezza dei tempi", l'uomo si trova nelle condizioni ideali per accogliere e comprendere l'irruzione di Dio nella storia, con l'Incarnazione del suo Figlio unigenito. Possiamo quindi descrivere i tempi di questo processo come: la creazione dell'uomo, la caduta, la ricostruzione, l'Incarnazione e la Redenzione. Cosa ne pensa? Grazie per la sua attenzione.

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    1. Caro Don Vincenzo, la tua teoria coincide esattamente con quanto a suo tempo ho sostenuto io e cioè che il castigo del peccato originale ha comportato conseguenze disastrose su tutti i piani dell’esistenza della persona, da quello intellettuale a quello morale a quello psicologico a quello fisico.
      Per quanto riguarda quest’ultimo, credo anch’io che i reperti paleoantropologici, dove l’uomo appare in un aspetto scimmiesco, sono il segno di questa decadenza conseguente al peccato originale.
      Per questo il programma che si prospettò all’umanità sin da questo tempo fu quello, con l’aiuto di Dio, di ricostruire i valori perduti, vale a dire passare da uno stadio animalesco della vita a livelli sempre più razionali, passare da una condizione di istintualità ad un irrobustimento sempre maggiore della volontà, passare dal politeismo al monoteismo.
      In questo lungo cammino di progresso, c’è stato anche il graduale recupero della bellezza corporea della umanità edenica. Attualmente noi, nonostante i progressi fatti, non abbiamo ancora recuperato in pienezza questa bellezza originaria. Tuttavia la presenza attiva di Cristo e del suo Spirito spingono l’intera umanità, che si raduna nella Chiesa, ad una evoluzione ascendente verso la Parusia.

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  15. Buonasera Padre.
    Chiedo se c'è un indirizzo di posta a cui scriverLe privatamente. Grazie Francesco

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  16. Caro Anonimo,
    mi può contattare inizialmente mediante la mia pagina facebook.

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    1. Le ho scritto un messaggio. Le chiedo di controllare però perchè non so se Le è arrivata la notifica. La ringrazio. Francesco

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  17. Carissimo p. Giovanni mi è capitato di recente di leggere alcuni capitoli del libro del filosofo e scienziato francese Claude Tresmontant: “I primi elementi della teologia”. Scrivendo sulla creazione e in particolare della creazione dell’uomo, facendo riferimento a Genesi 3 sostenendo un concordismo tra scienza e rivelazione giudaico-cristiana, afferma che quando l’uomo è stato creato, era incompiuto perché non era possibile che l’uomo fosse stato creato immediatamente completo e questa impossibilità non viene da Dio ma dalla condizione dell’essere creato, il cui processo evolutivo, come in tutte le creature e come nei processi dell’intero Universo, avviene per tappe, in una genesi progressiva. Tresmontant sostiene che la pienezza non sta all’inizio del tempo, ma sta dopo di noi, nell’avvenire. Riferendosi poi alla “caduta” del genere umano a causa del “peccato di origine” e la conseguente cacciata dall’Eden, sostiene, facendo proprio il pensiero di san Gregorio da Nissa, che il conoscere cos’è bene e cos’è male, nell’esercizio della libertà, è allo stesso tempo rischioso e necessario. Da quel momento la creazione viene consegnata da Dio nelle mani dell’uomo, può continuarla e cooperarvi attivamente e intelligentemente oppure distruggerla. La storia ci insegna che di fatto l’umanità ha esplorato le due direzioni, quella della creazione e quella della distruzione. Cosa ne pensa?

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    1. Caro Vincenzo,
      quello che lei dice a proposito della incompletezza dei nostri progenitori, a tutta prima mi ha lasciato perplesso, ma, riflettendo, credo di avere capito che cosa lei intende dire, e cioè che noi oggi possiamo dire, in un certo senso, che siamo più progrediti di Adamo ed Eva nel paradiso terrestre.
      Per quale motivo? Perché, mentre la coppia primitiva si trovava semplicemente davanti ad immense possibilità di progresso e di conquista dell’universo, è successo che col peccato originale è crollata in uno stato miserevole, dal quale l’umanità successiva da allora fino ad oggi si è sforzata di risollevarsi peraltro potentemente aiutata dalla grazia di Gesù Cristo. E con ciò ancor oggi abbiamo davanti a noi, con l’aiuto di Dio, immense possibilità di impadronirci sempre meglio e sempre di più delle forze dello spazio terrestre ed extraterrestre. Credo che a questo proposito ci potremmo agganciare al discorso di Papa Francesco sulla ecologia integrale.
      Detto questo, a scanso di equivoci, dobbiamo ricordare però la dottrina tradizionale secondo la quale la coppia primitiva era dotata di doni preternaturali, che la innalzava ad una perfezione fisica, intellettuale e morale, molto superiore di quella che possediamo oggi nello stato di natura decaduta, anche se il fatto di essere stata redenta da Cristo fa sì che noi oggi, in quanto figli di Dio, viviamo di una vita soprannaturale superiore a quella propria della coppia primitiva.

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  18. Grazie padre Giovanni. Concordo perfettamente con le sue riflessioni esposte nella risposta. Buon ministero.

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  19. Carissimo padre Giovanni, da qualche mese sto seguendo un corso di “Filosofia della natura” del suo confratello p. Alberto Strumia molto interessante. Riflettendo sull’Universo e lo studio delle galassie, delle stelle e dei pianeti che lo popolano, secondo uno studio pubblicato sul The Astrophysical Journal, ci sarebbero 2mila miliardi di galassie, dieci volte in più di quanto si pensasse.
    La mia riflessione è questa. Se prendiamo in considerazione il dato biblico, Dio crea “i cieli e la terra” e al termine della Sua opera crea l’uomo a Sua immagine e somiglianza. Si può dire che il luogo dove si concentra questa creazione, di piante, oceani, animali ed infine l’uomo, in altri termini di esseri viventi di diverso grado, è il pianeta terra perché qui ci troviamo, viviamo, operiamo e moriamo. Osservando le galassie, le stelle e i pianeti, noto da un lato la maestosità, la grandezza e l’immensità dell’universo e dall’altro la piccolezza, le dimensioni ridotte del nostro pianeta vivente, praticamente abitiamo in una “una bolla d’aria”, su un pianeta con risorse limitate, con una popolazione che tende ad aumentare, con problematiche climatiche accentuate in questo ultimo secolo e tanto altro ancora.
    Il sistema solare stesso, i pianeti che lo compongono sono inospitali ed inabitabili pur non escludendo che a migliaia di anni luce possano esserci pianeti con forme di vita. Per ora siamo solo noi gli unici esseri viventi intelligenti e coscienti. Lo stesso Figlio di Dio si è incarnato ed è venuto ad abitare tra di noi, su questo pianeta, donandoci la sua Parola e la sua vita per la nostra salvezza e redenzione.
    Non le nego che faccio fatica a trovare un senso ed un significato a questa sproporzione creativa da parte di Dio, pur adeguandomi al mistero del tutto. Se da un lato non ho difficoltà a trovare un senso per la presenza dell’uomo sulla terra trovo invece difficoltà a pensarlo inserito in un contesto, se vogliamo definirlo universale.
    Grazie per la sua attenzione.

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    1. Caro Don Vincenzo,
      bisogna che noi distinguiamo lo stato edenico, che abbiamo perduto, e lo stato di natura decaduta, che è quello nel quale ci troviamo adesso.
      Nello stato edenico l’uomo avrebbe potuto con estrema facilità colonizzare l’intero universo, superando degli spazi sconfinati, dominando energie gigantesche, secondo le parole del Signore che ordina alla coppia primitiva di moltiplicarsi e di dominare la terra. Che significa “terra”? Tutto l’universo, comprese le galassie, le stelle e i pianeti e tutte le realtà create dell’universo.
      Infatti Adamo ed Eva erano dotati dei doni preternaturali della scienza infusa, dell’immortalità, dell’esenzione da ogni tipo di difetto fisico e morale, oltre che di un potere di dominio sull’universo di tale forza che noi non immaginiamo neppure. In tal modo in breve tempo il genere umano avrebbe occupato tutti gli sconfinati spazi cosmici, utilizzando tutte le energie dell’universo, giungendo a coltivare tutti i pianeti predisposti per la vita e sparsi in tutto l’universo. Oltre a ciò, l’umanità avrebbe potuto diffondere tutte le forme della vita infraumana nell’universo.
      Sennonché, a causa del peccato originale l’uomo ha perduto, oltre ai doni preternaturali, il potere di dominio sull’universo, che aveva nello stato edenico. Da qui si è generata la situazione attuale, per la quale la terra su cui vive l’umanità appare un punto infinitamente piccolo nei confronti della vastità di un universo sconfinato, con energie di una tale forza che noi non abbiamo assolutamente il potere di controllare, e distanze talmente grandi, che a noi adesso sembrano insuperabili.
      La venuta di Cristo ha dato all’umanità la possibilità e la speranza, non solo di rialzarsi dalla caduta originale, ma di oltrepassare la stessa condizione di giustizia e di santità proprie dello stato edenico, ricevendo, come dice San Paolo, l’adozione a figli, grazie alla quale l’uomo oggi come oggi può lanciarsi con fiducia in una progressiva conoscenza e conquista dell’universo, che ci fa sperare in un raggiungimento di obbiettivi per ora irraggiungibili, similmente a come adesso otteniamo risultati che per i nostri padri potevano sembrare inimmaginabili.
      Però, una piena riconquista dell’universo sarà possibile solo alla Parusia, con l’accesso alla vita eterna, con la resurrezione dei morti e con l’inaugurazione dei nuovi cieli e della nuova terra, che sono l’oggetto della speranza cristiana.

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  20. Grazie padre Giovanni la sua risposta mi da conferma ad una mia riflessione che riguarda proprio la Parusia e cioè che la possibilità che l'umanità risorta possa conquistare e popolare l'universo sotto cieli e terra nuova grazie alla Redenzione operata da Cristo nella vita eterna quando questo mondo sarà passato in una condizione nuova.

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