29 ottobre, 2023

Che cosa voleva essere il fascismo? - Seconda Parte (2/3)

 

Che cosa voleva essere il fascismo?

Seconda Parte (2/3)

Il fascismo e la religione

Il fascismo è una concezione religiosa, in cui l'uomo è veduto nel suo immanente rapporto con una legge superiore, con una Volontà obiettiva che trascende l'individuo particolare e lo eleva a membro consapevole di una società spirituale. Chi nella politica religiosa del regime fascista si è fermato a considerazioni di mera opportunità, non ha inteso che il fascismo, oltre a essere un sistema di governo, è anche, e prima di tutto, un sistema di pensiero.

Da queste parole si vede come Mussolini ha un concetto molto vago di «concezione religiosa». È troppo poco, infatti, parlare di «immanente rapporto dell’uomo con una legge superiore, con una Volontà obiettiva che trascende l'individuo particolare e lo eleva a membro consapevole di una società spirituale», se non si precisa che questa legge superiore è la legge divina e che la società spirituale è la Chiesa.  

Viceversa Mussolini lascia astutamente intendere, dopo aver sostenuto il dovere dell’obbedienza assoluta dell’individuo al Duce, che la volontà obiettiva che trascende l'individuo particolare e lo eleva a membro consapevole di una società spirituale, non è la volontà divina, ma è la volontà del Duce.

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È evidente che uno Stato così concepito chiede l’impegno e la dedizione di tutte le forze umane, fino a presentarsi come «anima dell'anima». È chiaro che prende il posto della Chiesa e al di là della Chiesa, di Dio stesso.

Un individuo che coincide con lo Stato, come pensa Mussolini, non può essere come dev’essere persona soggetta al bene comune e ad un tempo destinataria del bene comune[1], ma è solo un ingranaggio dello Stato e nel contempo la situazione si capovolge: se l’individuo è assorbito dallo Stato, lo Stato s’identificherà con l’individuo: o col singolo cittadino (liberalismo) o col capo (fascismo). E allora ecco tornare da una parte l’individualismo ed ecco apparire la dittatura del capo.

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27 ottobre, 2023

Che cosa voleva essere il fascismo? - Prima Parte (1/3)

 

Che cosa voleva essere il fascismo?

Prima Parte (1/3)

La Costituzione italiana proibisce l’adesione alla dottrina del fascismo

Non è sconveniente per la Costituzione di uno Stato proibire l’adesione a una data dottrina, se la sua messa in pratica ha recato grave pregiudizio allo Stato. Questo è il caso della dottrina del fascismo, la cui messa in pratica ha condotto l’Italia alla tragedia della seconda guerra mondiale.

Tuttavia ci potremmo domandare come è potuto accadere che un paese civile come l’Italia, erede della grande civiltà romana, di antichissima tradizione cattolica, tanto da ospitare il centro direttivo della Chiesa cattolica, abbia potuto accettare per un ventennio un regime politico basato su di una dottrina, che la nostra stessa Costituzione respinge come pericolosa per lo Stato? 

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Mussolini teorizza apertamente e senza mezzi termini l’ideale dello Stato totalitario, che è esattamente la figura di uno Stato che va al di là dei propri fini, del proprio ambito e del proprio legittimo potere, con la pretesa di avocare a sé, quindi al di sopra della religione, della Chiesa e del cristianesimo, la responsabilità di soddisfare a tutte le più alte esigenze dell’uomo.

«Per il fascista, tutto è nello stato, e nulla di umano o spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello stato». Lo Stato sostituisce chiaramente Dio e si mette al posto di Dio, poiché è solo Dio Colui nel quale tutto esiste, tutto ha senso, tutto ha valore, tutto sussiste. È lo Stato teorizzato da Hegel e vagheggiato da Hitler. A questo punto si capisce il senso profondo, spirituale, della sciagurata alleanza di Mussolini con Hitler.

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26 ottobre, 2023

Il rapporto della fisica con la metafisica - Il progresso nella conoscenza della natura favorisce la conoscenza di Dio

 

 Il rapporto della fisica con la metafisica

Il progresso nella conoscenza della natura

favorisce la conoscenza di Dio


La meravigliosa ma rischiosa potenza sulla natura

garantitaci dalla fisica moderna

Quello che oggi ci meraviglia è come i fisici riescano ad operare sulla micromateria ottenendo da essa risultati tecnici che hanno, allo sguardo del profano, del prodigioso, come il computer o il robot o i telescopi elettronici e tanti altri prodotti della tecnica al servizio della medicina o dell’industria o dell’agricoltura o della stessa ricerca scientifica.

Ci siamo accorti per mezzo di indagini fisiche avanzatissime, che la micromateria, che non cade direttamente sotto i nostri sensi, ma è conosciuta indirettamente per mezzo di calcoli matematici e strumenti tecnici appositamente costruiti,  è alquanto differente dalla macromateria, ossia dagli oggetti materiali, dai corpi e dalle cose sensibili, viventi e non viventi, compreso il nostro stesso corpo, che cadono quotidianamente sotto i nostri sensi. 

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Aristotele si pose il problema dell’origine del divenire, ma non di quello dell’essere. Per lui materia e forma sono dati di fatto scontati, esistenti ab aeterno, circa i quali non s’interroga chi li ha creati. Tuttavia, solo che avesse riflettuto che materia e forma esistono, ma potrebbero non esistere, si sarebbe chiesto chi ha causato e voluto il loro esistere.
 
Immagine da Internet: Scuola di Atene, Raffaello Sanzio

18 ottobre, 2023

I sofismi di Maurizio Chiodi nella sua interpretazione del pensiero del Papa

 I sofismi di Maurizio Chiodi

nella sua interpretazione del pensiero del Papa

Un Papa progressista ma retto nella fede

Il quotidiano Avvenire dell’8 ottobre scorso riporta un discorso del moralista Maurizio Chiodi[1] dedicato all’esposizione del rinnovamento della morale ad opera dell’attuale Pontefice con particolare riferimento all’Amoris laetitia nella spiegazione che Mons. Fernandez ci ha dato recentissimamente della famosa nota 351 dell’AL dove il Papa si esprime al condizionale: «in alcuni casi si potrebbero dare i sacramenti ai DR». La formula al condizionale non esprime evidentemente una legge o un permesso. Per questo occorre l’indicativo.

Ora il DDF ha sentenziato che la formula va interpretata all’indicativo, per cui ciò che prima appariva come una semplice ipotesi di legge, una legge possibile, adesso che la formula è passata all’indicativo, ha assunto la forma della vera e propria legge: esistono effettivamente dei casi nei quali i DR possono ricevere i sacramenti.

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Niente affatto. La coscienza non è la persona, ma è atto spirituale, intellettivo e libero della persona. La coscienza non si identifica affatto con la persona. Essa è proprietà della persona e regola di origine divina del suo agire.

La coscienza è la voce di Dio nella persona. La coscienza è facoltà ed atto della persona, non è il tutto della persona e i suoi atti sono effetti e prodotti dell'intelletto e della volontà della persona. 


Immagine da Internet : Maurizio Chiodi

14 ottobre, 2023

La visione beatifica - Seconda Parte (2/2)

 

 La visione beatifica

Seconda Parte (2/2)

Fine oggettivo e fine soggettivo

          Si domanda inoltre Padre Tyn: "Qual è la nostra concezione della beatitudine? Non è quella di ordinare Dio, che è l'oggetto, all’anima che ne gode, che è il soggetto. Ma al contrario è l’anima che si subordina a Dio. E di questo proprio bisogna rendersi conto. Cioè, non è che noi aspiriamo alla beatitudine come ad un atto dell’anima, ma aspiriamo alla beatitudine come a Dio, che è oggetto dell’atto dell’anima, a cui l’atto dell’anima si rapporta. Quindi per noi alla fine non c’è un aut aut, ma c’è un et et. Prima c’è Dio e poi, in dipendenza da Dio, c’è questo quietarsi soggettivo dell’appetito in Dio" (Lezione VIII).

          Come abbiamo già visto, Dio è il fine oggettivo, mentre l'atto col quale l'anima si impossessa di Lui, ossia la visione beatifica, è il fine soggettivo. Nella beatitudine c'è dunque un aspetto intenzionale, che è l'atto intellettuale e conoscitivo della visione, e c'è un aspetto ontologico, che è la stessa infinita Realtà divina, che è Oggetto della visione.

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La concezione tyniana della visione beatifica, fedele a S.Tommaso e al Magistero della Chiesa, merita di essere fatta conoscere oggi più che mai in un'atmosfera ecclesiale e in una situazione della teologia, nelle quale il sommo bene e il fine ultimo dell'uomo, ossia la sua vera beatitudine, spesso si sono oscurati nella nebbia delle passioni e degli interessi terreni o tra le nuvole di un cielo illusorio dove l'uomo, gonfio di se stesso ed ebbro delle parole altisonanti dei giocolieri tintinnati, crede di sostituirsi a Dio per trovarsi poi alla fine nel deserto del nulla.

 
Immagine da Internet: Paradiso, Fonni (NU) 

13 ottobre, 2023

La visione beatifica - Prima Parte (1/2)

 

La visione beatifica

Prima Parte (1/2)

Premessa

Oggi si parla molto di salvezza, ma si dice poco in che cosa consiste. Essa consiste essenzialmente nella salvezza dal peccato che ci è ottenuta dalla redenzione di Cristo, al fine per noi tutti di “andare alla casa del Padre”, come si esprime Gesù. Che cosa vuol dire qui Gesù? Lo dice Egli stesso: incontrare e “vedere il Padre”.

Ora, questo incontro amoroso col Padre, il Papa Benedetto XII nel 1332 lo definì “visione beatifica ed immediata dell’Essenza divina”, essenza naturalmente trinitaria.

Perché si tratta di un “vedere”? Perché San Giovanni si esprime così: “Lo vedremo così come Egli è” (1 Gv 3,2).

Questa destinazione è voluta dal Padre per tutti gli uomini, a qualunque religione appartengano, a condizione che la loro coscienza sia in buona fede e patisca soltanto una ignoranza non colpevole.

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Se dunque il fine della nostra vita è vedere Dio, e se vedere Dio è conoscenza della verità, e se fine dell'intelletto è la conoscenza della verità, è chiaro che la facoltà che consegue il fine è l'intelletto.

"Quindi - osserva Padre Tomas (Lezione IX) – San Tommaso non svaluta affatto l’aspetto volitivo; anzi ne fa una perfezione, se volete. Perché? Perché il costitutivo metafisico determina l’essenza, ma la perfezione dell’essenza comporta tutte le sue proprietà, anche quelle aggiunte. Quindi, sotto un certo aspetto c’è un secondario primato della volontà anche in San Tommaso, nel senso che il gaudium è il complemento della visione beatifica".

Immagine da Internet

10 ottobre, 2023

Discussione sulla pena di morte - Seconda Parte (2/2)

Discussione sulla pena di morte

Seconda Parte (2/2)

Bisogna fare un’altra considerazione. Nella vita presente, conseguente al peccato originale, per il quale la carne si oppone allo spirito e lo soffoca, lo spirito, per fruire della sua libertà e vivere in pienezza la gioia della vita spirituale, è obbligato in certe circostanze, quando non è possibile una soluzione pacifica o un accordo, a «mortificare» la carne e lo stesso spirito che a causa della superbia diventa schiavo di se stesso, ha il dovere di reprimere i suoi moti verso il peccato con l’acquisto della virtù.

La pena di morte fa parte di tutti quei provvedimenti terapeutici e di emergenza, necessari nella vita presente, per eliminare tutte quelle forze che ostacolano, frenano o intralciano la nostra vita spirituale e una decente vita fisica. Tra questi interventi provvisori o transitori, ma necessari nella vita presente nelle dovute circostanze, dobbiamo annoverare altre pratiche repressive o cautelative, come la pratica della guerra, la legittima difesa personale, l’uso della severità, le austerità e la pratica del pudore, del silenzio, del digiuno, delle veglie, della solitudine, dei pellegrinaggi, le pratiche ascetiche della rinuncia e del sacrificio, le pratiche penitenziali, nonchè le osservanze monastiche e gli stessi voti religiosi. Infatti, il voto di obbedienza può sembrare una forma di schiavitù, il voto di povertà può sembrare contrario al dominio dell’uomo sulla natura, il voto di castità può sembrare contrario alla volontà di Dio che uomo e donna siano una sola carne.

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... Oggi è sempre più viva la consapevolezza che la dignità della persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi.

Pertanto la Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che “la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona”, e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo».

Occorre notare che questo «insegna la Chiesa» non è un insegnamento dottrinale, ma pastorale. Il segno immediato è dato dal fatto che abbiamo la negazione di un contenuto precedente. Ora gli insegnamenti dogmatici non smentiscono mai, ma esplicitano o sviluppano l’insegnamento precedente. Trattandosi di una disposizione pastorale, non gode dell’attributo dell’infallibilità. E difatti, ciò si nota subito esaminando perché il Catechismo dichiara inammissibile la pena di morte: perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona.

La Chiesa, maestra di vita, annunciatrice della vita eterna, non può essere che in prima linea nell’adoperarsi con ogni mezzo per l’abolizione della pena di morte, laddove sia possibile ed opportuna. Deve essere animata da questa ansia profetica di far pregustare agli uomini di quaggiù le primizie della vita futura, dove non ci saranno più nemici o forze ostili ad una vita che per la sua immortale divinità permarrà per l’eternità.

Immagini da Internet: Santi e Sante in Paradiso

09 ottobre, 2023

Discussione sulla pena di morte - Prima Parte (1/2)

 

Discussione sulla pena di morte

Prima Parte (1/2)

Mortificate quella parte di voi che appartiene alla terra

Col 3,5

Una svolta storica

Cominciamo col ricordo dei princìpi di fondo, che tuttora illuminano la complessità della questione, tali quindi da guidare la discussione. Il richiamo ad un’antichissima tradizione qui si potrebbe certamente fare[1], ma non è sufficiente né pertinente, perché possono esistere antichissime tradizioni, anche avallate dalla volontà di Dio, le quali, non essendo valori assoluti, per l’avvento di fatti nuovi, essi pure voluti da Dio, devono essere abbandonate per la realizzazione di un progresso morale nella linea della realizzazione escatologica del regno di Dio. E questo è proprio il caso.

Il punto da cui partire è la considerazione che Dio, autore della vita, vuole in linea di principio la promozione ordinata della vita in tutti i suoi gradi: vegetativo (piante), sensitivo (animali), razionale (uomo), spirituale (angelo), divino (Dio stesso e la sua grazia). Ora, però, che cosa è accaduto secondo la Rivelazione cristiana? Che col peccato originale, quest’ordine è stato sconvolto, per cui, in linea di massima, non in tutti i casi, il grado inferiore si ribella al grado superiore e il superiore opprime l’inferiore. In modo particolare, per quanto ci riguarda: la carne si ribella allo spirito ed abbiamo il lassismo, e lo spirito schiaccia la carne ed abbiamo il rigorismo. Il privato danneggia il pubblico e il pubblico opprime il privato.

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In tempi di buonismo mi azzardo a dire una cosa scandalosa per il buonista, ma la dico lo stesso, perché parlo a ragion veduta: l’inventore della pena di morte, se così posso esprimermi, è stato Dio stesso, quando, nel Genesi, avverte i progenitori, che se avessero mangiato del frutto proibito, sarebbero morti (Gen 2,16).  


 

È chiaro che Dio è il Dio della Vita, che non vuole la morte di nessuno. «Forse che io ho piacere della morte del malvagio o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?» (Ez 18,23). 

Dio preferisce la misericordia, ma a volte, come dice chiaramente la Scrittura esercita la severità. Egli infatti non vuole che viva ciò che procura la morte. Se Dio lasciasse vivere il mortifero e l’assassino, si potrebbe dire che ama la morte. Ma è questo il vero Dio? Il Dio dei vivi non può essere nel contempo il Dio dei morti.

L’uomo o lo Stato, dal canto suo, deve togliere il peccato o il crimine per poter vivere serenamente. Allora deve uccidere il peccatore o il criminale? Non necessariamente, ma solo quando non trova altro modo di difendersi.


Immagini da Internet
- La raffigurazione del Roveto ardente nella Cappella di Mosè, Basilica di San Marco, Venezia
- Vangelo

07 ottobre, 2023

Una interpretazione modernista delle risposte del Papa ai cinque Cardinali

 

Una interpretazione modernista

delle risposte del Papa ai cinque Cardinali

Un grave fraintendimento

Il teologo Giuseppe Lorizio su Avvenire di oggi, 7 ottobre, in un articolo* dal titolo La via per sciogliere i «dubia» afferma tra l’altro che il Papa, nella risposta al primo dubbio dei Cardinali concernente il rapporto fra le verità rivelate e il pensiero contemporaneo, avrebbe affermato «la necessità di reinterpretare la Parola di Dio alla luce del contesto contemporaneo».

Ho già spiegato come vanno interpretate le parole del Papa in un articolo che ho pubblicato pochi giorni fa. Lorizio nel suo articolo, valendosi del metodo sofistico di interpretare gli insegnamenti del Papa secondo un metodo tipicamente modernista, vorrebbe mettere in bocca al Santo Padre la classica tesi modernista, secondo la quale non è il Vangelo che seleziona nel pensiero moderno ciò che è conforme al Vangelo, ma è il pensiero moderno che deve scegliere nel Vangelo ciò che si conforma a lui. 

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Il lettore, rileggendo le parole del Papa, si accorgerà che quanto gli attribuisce Lorizio non c’è assolutamente, ma anzi c’è proprio il contrario, che è il dovere del teologo di scegliere alla luce della divina immutabile rivelazione quanto nel pensiero moderno, per la sua compatibilità col dato rivelato ossia col dogma, può essere utilizzato per un approfondimento continuo ed indefinito dell’inesauribile ricchezza della Parola di Dio.

 Immagine da : https://www.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2023/10/4/apertura-sinodo.html

06 ottobre, 2023

RISPOSTA ad Aldo Maria Valli - Al suo discorso “fatto” al Festival di Fede&Cultura

 

RISPOSTA ad Aldo Maria Valli

Al suo discorso “fatto” al Festival di Fede&Cultura

Aldo Maria Valli. Qui vi propongo la parte sulla Chiesa del testo che avevo preparato ma poi non ho letto.

Ma io sono ancora cattolico? Memorie di un indietrista

Padre Giovanni Cavalcoli. Caro Aldo, la tua domanda mi sembra bella. Infatti ci troviamo in una situazione di grande confusione, dove molti si dicono o sono considerati cattolici senza però che ciò corrisponda a ciò che il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce come essere cattolico.

La concezione proposta dal Catechismo della Chiesa Cattolica è l’unità di misura, per stabilire chi è veramente cattolico e chi non lo è, chi lo è in modo sufficiente e chi non lo è in modo sufficiente, chi è un buon cattolico e chi non lo è, chi è un cattolico finto e chi è un cattolico autentico.

Se ti senti indietrista, cerca di rimediare guardando avanti e non indietro.

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La nuova formula è stata approvata dal Papa, che come Vicario di Cristo, ha il mandato da Lui di chiarirci le parole del Signore. Dunque, come cattolico, abbi fiducia nel Papa. 

 

Perché è stata cambiata la formula? Perché il “non indurci in tentazione” potrebbe dare l’impressione che Dio ci spinga a fare il male, come se la tentazione come tale venisse da Dio e non dalla nostra debolezza o dal mondo o da satana. 

 

Quindi preghiamo il Padre affinchè non ci lasci soli, non ci abbandoni alla tentazione.

Penso che se tu invocassi in tal modo Dio Padre, tu otterresti un grande conforto, così da superare questo periodo di disorientamento.


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05 ottobre, 2023

Alle radici del Sinodo - Ripensiamo la verità del dogma nel mondo moderno

 

Alle radici del Sinodo

Ripensiamo la verità del dogma nel mondo moderno

Cielo e terra passeranno,

ma le mie parole non passeranno

Mt 24,35

La prima Domanda dei Cardinali

È di particolare interesse teologico la prima domanda dei Cardinali che hanno indirizzato al Papa i Dubia.

 

«Dopo le affermazioni di alcuni vescovi, che non sono state né corrette né ritrattate, si chiede se nella Chiesa la Divina Rivelazione debba essere reinterpretata secondo i cambiamenti culturali del nostro tempo e secondo la nuova visione antropologica che questi cambiamenti promuovono; oppure se la Divina Rivelazione sia vincolante per sempre, immutabile e quindi da non contraddire, secondo il dettato del Concilio Vaticano II, che a Dio che rivela è dovuta "l'obbedienza della fede" (Dei Verbum 5); che quanto è rivelato per la salvezza di tutti deve rimanere "per sempre integro" e vivo, e venire "trasmesso a tutte le generazioni" e che il progresso della comprensione non implica alcun mutamento della verità delle cose e delle parole, perché la fede è stata "trasmessa una volta per sempre" e il Magistero non è superiore alla parola di Dio, ma insegna solo ciò che è stato trasmesso».

Risposta del Santo Padre

«La risposta dipende dal significato che attribuite alla parola "reinterpretare". Se è intesa come "interpretare meglio", l'espressione è valida. In questo senso, il Concilio Vaticano II affermò che è necessario che, con il lavoro degli esegeti - e aggiungo, dei teologi - "maturi il giudizio della Chiesa" (Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica Dei Verbum, 12).

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Questo episodio dei Dubia, che ripete in qualche modo l’altro di sette anni fa, allorchè il Papa non rispose, è sintomatico di una situazione ecclesiale di frattura fra filolefevriani e filomodernisti, che però si sta sanando con un confronto aperto, senza emissari aperti e mandatari coperti. 

 

Questa volta è motivo di grande gioia che il Papa si sia personalmente impegnato con molta serietà nel rispondere ai Dubia, per quanto mal posti

Immagine da: https://www.synod.va/it/news/al-via-la-xvi-assemblea-generale-ordinaria-del-sinodo-dei-vescov.html