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15 luglio, 2026

II Dio di Giuseppe Barzaghi. È anche il Dio di Avvenire?

 

II Dio di Giuseppe Barzaghi

È anche il Dio di Avvenire?

 

Un interessante rapporto fra Dio e la grammatica

Avvenire del 7 luglio scorso ospita a p.20 un’intervista di Andrea Galli a Padre Giuseppe Barzaghi dal titolo: «Dio si nasconde nella grammatica». Galli ha preso occasione dell’intervista dalla recente pubblicazione del libro di Barzaghi Filosofia della grammatica. Dai nomi alle cose e dalle cose a nomi per le Edizioni Studio Domenicano di Bologna.

 Il Padre Barzaghi in questa intervista dice molte cose giuste e profonde. È molto suggestiva l’idea che Dio possa nascondersi dietro gli umili segni della grammatica,  questa simbologia che regola l’uso di una data lingua, e che tutti siamo tenuti ad imparare se vogliamo comunicare con gli altri. Essa è un mezzo di comunicazione fra uomini di qualunque idea, religione e cultura, anche tra credenti ed atei. La grammatica in tal modo è un potente strumento di comunione universale all’interno di una data area linguistica. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/ii-dio-di-giuseppe-barzaghi-e-anche-il.html


Il predicato dell’essere possiede comunemente un predicato nominale, per es. io sono un uomo, il sole è caldo, l’uomo è una persona. Per questo comunemente l’essere è la copula del giudizio, non significa da solo, ma, come dice Tommaso al seguito di Aristotele, "consignifica" unendo soggetto e predicato.

Immagine da Internet

05 luglio, 2026

Un concetto modernista di Tradizione

 

Un concetto modernista di Tradizione

Avvenire colpisce ancora

Il giorno dopo le ordinazioni dei lefevriani è apparso su Avvenire un articolo della teologa Simona Segoloni Ruta dal titolo: «La teologa: la tradizione è una realtà vitale, non un reperto storico». La teologa affronta un punto importantissimo della dottrina cattolica che effettivamente è connesso con uno dei motivi dello scisma lefevriano. 

Infatti uno dei rimproveri che a suo tempo San Paolo VI fece a Mons. Lefebvre fu quello di sostenere un concetto falso di Tradizione. Ma la Segoloni nella sua critica ai lefevriani si basa anch’essa su di un concetto errato di Tradizione, di segno opposto, ossia di stampo modernista, che purtroppo non corrisponde affatto a quanto il Concilio Vaticano II insegna sulla sacra Tradizione. 

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L’Avvenire fa bene ad appoggiare la Chiesa nel suo intervento contro i lefevriani. Tuttavia, per rendersi credibile ed efficace in questa azione correttiva, dovrebbe aver maggior cura della sua fedeltà al Magistero la Chiesa, correggendo la tendenza modernistica, che gli faccio notare da alcuni anni.






 

Immagine da internet: teologa Simona Segoloni Ruta 

14 giugno, 2026

Le menzogne di Severino - Avvenire continua a darsi la zappa sui piedi

 

Le menzogne di Severino

Avvenire continua a darsi la zappa sui piedi

 

L’ultima trovata del quotidiano cattolico

È ormai da alcuni anni che il quotidiano cattolico Avvenire pubblica periodicamente articoli di nemici del cattolicesimo senza confutare le loro menzogne dando quindi al lettore l’impressione di essere d’accordo con loro. Ho avuto occasione più volte di segnalare questo fatto esortando il quotidiano a essere fedele alla sua linea programmatica, ma purtroppo senza alcun risultato.  È evidente che il giornale, benchè si dichiari «quotidiano di ispirazione cattolica», di fatto è sotto l’influsso di nemici del cattolicesimo.

Per esempio, Avvenire del 12 giugno scorso a p.19 riporta un articolo dello stesso Severino, dal titolo Il destino parla nella terra isolata[1], dal quale traggo il brano finale:

«L’alienazione del senso autentico della verità investe anche il cristianesimo. Ma anche il “cristianesimo” come ogni altro evento “storico” appare all’interno dell’interpretare secondo cui si costituisce la terra isolata dal destino della verità. ...

 

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Severino parla tranquillamente e boriosamente del suo «scontro con la Chiesa», come farebbe un uomo politico che si scontra con un’altra corrente politica. Non si rende conto di quello che dice. La Chiesa è invincibile e chi le è contro, se ne renda o non se ne renda conto, è spinto dal demonio, le cui forze alla Parusia di Cristo saranno sconfitte. Severino vuole lottare contro Dio?


Immagine da Internet: Emanuele Severino

29 aprile, 2026

La speranza cristiana

 

La speranza cristiana

Et iterum venturus est cum gloria judicare vivos et mortuos


Da un quotidiano cattolico dobbiamo aspettarci che prestando attenzione alle idee che sono in circolazione e riscuotono successo, sappia segnalare quelle che, se da una parte indicano la via della verità, dall’altra però possono trarre in inganno facendo apparire in materia di fede vero il falso e falso il vero. 

Ora, il quotidiano Avvenire è l’unico quotidiano nazionale che dichiara di ispirarsi al cattolicesimo ed è appoggiato dai Vescovi italiani, per cui è evidente la sua responsabilità nel rappresentare e stimolare il pensiero cattolico nel campo del giornalismo in fedeltà all’attuale Magistero della Chiesa. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-speranza-cristiana.html

Dobbiamo ricordare che il cristianesimo concepisce la storia dell’uomo come un dramma nel quale l’uomo alle origini distrugge col peccato un ordine originariamente istituito da Dio. Ma Dio vuole ricostituire quest’ordine. Il Dio giudice e misericordioso sorge da questa volontà divina. Nell’umanità peccatrice si costituiscono allora due partiti: quello di coloro che riconoscono il proprio peccato, sono pentiti e vogliono ricostituire con l’aiuto di Dio l’ordine distrutto. E quello di coloro che non intendono convertirsi, ma ostinati nel loro peccato, si compiacciono del disordine che hanno causato e lo vogliono sostituire con un ordine proprio contrario all’ordine voluto da Dio. 

L’uomo saggio e coraggioso è operoso e costruttivo. Sa utilizzare con coraggio e solerzia quelle forze, quali che siano, delle quali dispone, pur consapevole della propria fallibilità e fragilità e incline al peccato, bisognoso nel contempo di infinito e di assoluto. Se non confida in Dio giudice e riparatore delle ingiustizie che egli stesso commette o delle quali è vittima, che cosa può ottenere, che cosa può costruire se non bei sogni di grandezza e castelli in aria destinati a crollare e svanire all’apparir del vero?


Immagine da Internet: Prometeo, Museo del Prado

17 ottobre, 2025

Il tempo e l’eterno nella metafisica - La minestra riscaldata dello storicismo

 

Il tempo e l’eterno nella metafisica

La minestra riscaldata dello storicismo

 La metafisica fissata sul tempo. L'eraclitismo perenne.

Il quotidiano Avvenire del l2 ottobre scorso ospita un articolo di Philippe Capelle-Dumomt, dell’Institut Catholique di Parigi, dal titolo Essere e tempo. Ripensare la metafisica. Le parole di presentazione suonano così: «la metafisica non cerca più certezze eterne e torna ad interrogare costantemente il tempo; non come semplice cornice del divenire, ma come sfida viva e terreno comune fra essere, rivelazione e relazione». Da ciò dunque risulta che il terreno comune non è più l’essere, ma il tempo. Tutto nel tempo, niente fuori del tempo. Questa non è metafisica ma novellistica.

«Tra fondamento e trascendenza il tempo torna al centro del pensiero metafisico».  Centro non è l’essere, ma il tempo. «Il tempo fonda, in un gioco che obbliga l’umano altrimenti, a monte delle determinazioni della volontà dell’uomo». Il fondamento della realtà non è l’essere, ma il tempo. Ricordiamo che il tempo è relativo all’evolversi della materia. Quindi con idee del genere, si giunge alla conclusione che la previsione del tempo è già metafisica.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-tempo-e-leterno-nella-metafisica-la.html

Non c’è dubbio che Dio è il creatore del tempo e che lo stesso destino escatologico dell’uomo non prescinde da una nuova temporalità e da una nuova storia. Ma tra il dire questo e il fare del tempo il centro di tutti gli interessi dell’uomo ci corre molto e si cade certamente nell’errore.

Il tempo è un accidente della sostanza materiale, la quale, col suo evolvere e divenire comporta un prima e un poi, che la misura e la mantiene in collegamento col suo passato e col suo futuro. Certamente il tempo appartiene all’orizzonte dell’essere. Esiste l’essere temporale, ma, come ho detto, l‘essere in quanto essere prescinde dal tempo. Esso è oggetto della fisica sperimentale e di quella filosofica.

Immagine da Internet: La creazione, Monreale

19 settembre, 2025

La Sindone, segno materiale della potenza dello Spirito. La Sindone guida alla fede e conferma la fede di chi ce l'ha già.

 

La Sindone, segno materiale della potenza dello Spirito

La Sindone guida alla fede e conferma la fede di chi ce l'ha già

 

Nell’Avvenire del 15 settembre u.s. è apparso un articolo del Prof. Gian Maria Zaccone, Direttore del Centro Internazionale di Studi sulla Sindone (CISS).

Tale articolo interviene nella discussione sulla Sindone, sempre attuale ed interessante. Con questo mio articolo entro in discussione col Prof. Zaccone.

Vorrei cominciare col dire che la Sindone  ricompare nel 1350 a Lirey. Vuol dire che si era conservata memoria di essa, scomparsa nel 1204 nel sacco di Costantinopoli ad opera dei crociati, tra i quali una forza di primo piano erano i Templari. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-sindone-segno-materiale-della.html

 

 

  

Nel 1453 la Sindone passò in proprietà della Casa Savoia, fino al 1983, quando Umberto II ne fece dono alla Chiesa.


Immagine da Internet:

- Papa Giovanni Paolo II e Umberto II di Savoia

 
 


17 settembre, 2025

Antonio Musarra risponde al mio articolo sulla Sindone. Un apprezzamento più rispettoso della reliquia del Signore.

 

Antonio Musarra risponde al mio articolo sulla Sindone

Un apprezzamento più rispettoso della reliquia del Signore

 

Antonio Musarra, autore dell'articolo sulla Sindone, “Oltre l'autenticità: così la Sindone interroga la nostra fede”, pubblicato su Avvenire martedì 9 settembre 2025, articolo che avevo esaminato nel mio blog, mi ha inviato dalla sua pagina Facebook una risposta, che volentieri pubblico corredata dalle mie osservazioni.

L'articolista si mostra più rispettoso di questa incomparabile e preziosissima reliquia del Signore. Tuttavia, come il lettore potrà constatare, non pare che egli abbia ancora compreso a sufficienza le osservazioni che ho fatto nel mio articolo sia sul significato apologetico del sacro Lino, che sull'importanza della misteriosa impronta in esso lasciata.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/antonio-musarra-risponde-al-mio.html


Un medaglione in bronzo, recuperato sul fondo della Senna, è la prima testimonianza in assoluto dei pellegrinaggi alla Sindone in Europa. Risalente alla metà del 1300 l’oggetto reca la raffigurazione della Sindone con la sua doppia immagine, il tessuto a spina di pesce e gli stemmi della famiglia Charny. Era evidentemente appartenuta a un pellegrino che si era recato a venerare la Sindone e che intendeva portare a casa il medaglione in memoria dello speciale incontro.
 
Immagine da Internet: https://www.sindone.it/storia-1

13 giugno, 2025

Perché Buonaiuti fu scomunicato?

 

Perché Buonaiuti fu scomunicato?

Il caso Buonaiuti

Ancora una volta Avvenire dell’8 giugno scorso ci sorprende con la pubblicazione di un articolo[1] di Luigino Bruni dal titolo «La buona battaglia di Ernesto Buonaiuti», il famoso modernista scomunicato da Pio XI  e da Pio XII, del quale Bruni dà un giudizio assolutamente positivo («uno studioso, un prete e un uomo di talento eccezionale e di valore assoluto»), del quale occorrerebbe «cancellare la scomunica», inflittagli perchè «ricordava la natura comunionale e comunitaria dell’eucaristia dei primi cristiani».

Da qui Bruni prende occasione per affermare che quella cancellazione andrebbe «estesa alla numerosa schiera di preti e laici modernisti, le cui vite, a partire da Pio IX fino a Pio XII furono sconvolte e rovinate. Sarebbe questo il tempo per chiedere perdono per aver usato il Vangelo, la fede, la teologia e la dottrina come armi improprie per colpire e ferire a morte altri cristiani». 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/perche-buonaiuti-fu-scomunicato.html


 

Le lodi che Bruni riserva per Buonaiuti riguardano la maniera con la quale egli concepiva la Messa. Bruni riporta queste parole estremamente significative di Buonaiuti:

«storicamente i sacramenti sono la solidificazione progressiva del concetto di grazia applicato alle principali contingenze della vita: l’eucaristia, per esempio – e accenno ad essa perché la sua evoluzione è più visibile - ha preso il luogo del banchetto in cui i primi cristiani simboleggiavano la fratellanza che li attendeva nel regno. Col tempo si è venuta formando la dottrina della presenza reale e più tardi quella della transustanziazione.   Si è smarrito, attraverso questa trasformazione, il valore etico primitivo del rito».

Bruni non si accorge di quanto è falsa questa interpretazione che Buonaiuti dà della Messa e di quanto tale falsificazione è dannosa per quella fraternità cristiana che essa finge di promuovere e simboleggiare e di quanto quindi questa tesi sia distruttiva della Chiesa e del cristianesimo.

La celebrazione della Messa, già fin dall’inizio del cristianesimo, è stata concepita e praticata dalla Chiesa non solo come memoria dell’Ultima Cena, ma anche e soprattutto come riattualizzazione o ripresentazione incruenta dell’offerta che Cristo ha fatto di sé sulla croce al Padre per la salvezza del mondo.

Immagine da Internet: La Passione, Beato Angelico, Firenze

20 febbraio, 2025

Le calunnie di Vattimo - Tra Nietzsche e San Tommaso

 

Le calunnie di Vattimo

Tra Nietzsche e San Tommaso

 L’abilità nel cambiar le carte in tavola

 È incredibile fino a qual punto di sfrontatezza possa giungere uno che vuol dare un’apparenza di legittimità ad una condotta morale contraria alle leggi divine. Il sedicente cattolico quotidiano Avvenire dell’11 febbraio scorso pubblica un encomio di Vattimo dal titolo «La carità di Vattimo e i suoi nemici laici»[1]. In tale articolo Vattimo è presentato come maestro di carità evangelica in opposizione all’etica autoritaria e dispotica basata sulla metafisica di Aristotele e di San Tommaso. L’articolista ha la spudoratezza di scrivere quanto segue:

 

«Non stupisce che Vattimo abbia progressivamente accentuato la sua provenienza dal cristianesimo sociale e riscoperto l’ispirazione cristiana, ad esempio, della filosofia di Heidegger. Il cristianesimo che Vattimo riscopre non è la metafisica cattolica e tomista, che aveva costituito il solido fondamento dell’alleanza da antico regime tra Chiesa cattolica e potere politico, ma un ‘cristianesimo minore’, per così dire, evangelico, che si ispirava più alla testimonianza storica del fondatore e dei suoi primi ‘poveri’ seguaci, che ai trionfi speculativi della metafisica aristotelica e platonica».

Questo discorso dietro all’apparenza di voler magnificare il valore della semplicità e povertà evangelica della primitiva comunità cristiana, trasuda ipocrisia e falsità parola per parola e richiederebbe un dettagliato commento.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/le-calunnie-di-vattimo-tra-nietzsche-e_19.html


La filosofia di Vattimo finge di promuovere la misericordia, ma con la sua cortezza di vedute e col suo rifiuto di guardare in alto e di fondarsi sulla roccia, di basarsi sul solido, sull’assoluto e sull’eterno, crea delle mezze figure, dei personaggi smidollati, pronti a fare tutte le parti, simili a canne sbattute dal vento, costruttori che costruiscono sulla sabbia, altro che misericordiosi! Per essere misericordiosi occorre avere salde convinzioni, senza farsi spaventare dai potenti. Nella visione di Vattimo i deboli sono in piena balia dei prepotenti, esattamente come la pensava il maestro di Vattimo Nietzsche, che dice queste cose con totale chiarezza. 

Vattimo cita a sproposito l’ama et fac quod vis di Sant’Agostino, il quale non intendeva affatto con ciò avallare il volontarismo scettico e individualista di Vattimo, ma si riferisce al primato della carità in coloro che applicando diligentemente la legge divina, raggiungono la libertà dei figli di Dio.

Immagine da Internet

07 aprile, 2024

Il Dio dialettico - Occorre bloccare l’operazione per la quale si vuole inserire il male in Dio e scagionare l’uomo - Seconda Parte (2/4)

 

Il Dio dialettico

Occorre bloccare l’operazione per la quale si vuole

 inserire il male in Dio e scagionare l’uomo

 Seconda Parte (2/4)

 Il Dio peccatore di Von Balthasar

L’impresa di Von Balthasar si presenta grandiosa ed originale: una teologia della glorificazione di Dio, nella quale Dio appare nella categoria della bellezza, non una theologia gloriae contro la quale polemizzava Lutero, per la quale il teologo glorifica se stesso e non Dio.

E a questa teologia Lutero contrapponeva la theologia crucis di San Paolo. Infatti, come si esprime San Giovanni, la gloria di Cristo consiste proprio nella sua croce, nel suo sacrificio per la remissione dei peccati. Per essa Cristo ha vinto la morte mediante la sua morte. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-dio-dialettico-occorre-bloccare_6.html


L’impresa di Von Balthasar si presenta grandiosa ed originale: una teologia della glorificazione di Dio, nella quale Dio appare nella categoria della bellezza, non una theologia gloriae contro la quale polemizzava Lutero, per la quale il teologo glorifica se stesso e non Dio.

E a questa teologia Lutero contrapponeva la theologia crucis di San Paolo. Infatti, come si esprime San Giovanni, la gloria di Cristo consiste proprio nella sua croce, nel suo sacrificio per la remissione dei peccati. Per essa Cristo ha vinto la morte mediante la sua morte.

Un documento significativo in questo senso, che si rifà a Von Balthasar, è l’articolo di Maurizio Cecchetti Con l’incarnazione Dio salverà la creazione, apparso su Avvenire del 3 febbraio scorso. La cosa interessante di questa teologia è che vorrebbe parlare in nome di un Dio misericordioso che non castiga nessuno. 


Immagine da Internet: “Agnus Dei” (1635-1640), Francisco de Zurbaran

14 marzo, 2024

Lo gnosticismo secondo Luigino Bruni - Prima Parte (1/2)

 

Lo gnosticismo secondo Luigino Bruni

Prima parte (1/2)

Alcune notazioni giuste

In Avvenire del 17 febbraio scorso è apparso un articolo di Luigino Bruni dal titolo «dimenticare l’amore, la trappola della gnosi». L’articolo è piuttosto denso ed impegnativo con osservazioni giuste ed utili. Vorrei comunque fare alcune osservazioni.

L’intuizione fondamentale Bruni è che si è accorto che lo gnosticismo è una forma di superbia e di presunzione per la quale lo gnostico ha una pretesa esorbitante di una conoscenza di Dio al di sopra della rivelazione cristiana e del magistero della Chiesa, tale da pareggiare la stessa scienza divina, una pretesa di autoglorificazione che lo chiude nel suo splendido isolamento e lo porta a disprezzare i doveri dell’amore di Dio e del prossimo. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/lo-gnosticismo-secondo-luigino-bruni.html


Il pensiero per lo gnostico s’identifica con l’essere e con l’agire. Tutto è pensiero. L’essere è l’essere pensato e l’amore è l’amore pensato. Qui Bruni ha visto giusto.

Principio fondamentale dello gnosticismo è la convinzione dello gnostico di possedere la scienza divina e quindi di essere, come tale, Dio. Egli ritiene che il suo pensiero non si distingua dall’essere, ma che il suo pensiero s’identifichi con l’essere, sicchè per lui l’essere non è altro che l’essere pensato da lui.

 A Bruni è sfuggito un errore dello gnosticismo consistente nel suo pensiero conflittuale e circolare, oggi diremmo «dialettico». 

Si tratta del principio metafisico del moto dell’essere. Il cerchio rappresenta la coincidenza dell’uscita col ritorno, dell’inizio con la fine, l’attrattiva che la causa finale esercita sulla causa efficiente. Primum in intentione est ultimum in executione. L’ente in movimento va là da dove è partito. Ora ciò è verissimo se si tratta della creatura che, causata dal creatore, è mossa da Lui verso Lui stesso come suo fine.

Immagine da Internet