Una nuova proposta sul concetto di castità


Una nuova proposta sul concetto di castità
C’è il tempo per abbracciare e
    c’è il tempo per astenersi dagli abbracci
Qo 3,5

Dalla protologia all’escatologia

Il Concilio Vaticano II allarga lo sguardo sulla questione della castità dal riferimento alla vita presente a quello sul piano divino originario («in principio»)  e, al di là di questo, alla futura resurrezione (cf Mt 22, 30) in linea col suo taglio antropologico ed escatologico, nonché con la sua impostazione conciliativa Chiesa-mondo.

Ciò ha per conseguenza una visione della sessualità umana tale da coglierla in tutta la sua dignità come espressione di santità e dell’amore più intimo e completo che possa esistere tra due esseri umani, ossia quello tra uomo e donna.

Ora tale dignità è veramente apprezzabile solo in quegli stati della natura umana, che non sono inquinati dal peccato e dalla concupiscenza, quali sono appunto lo stato edenico e quello della resurrezione. Infatti, nello stato presente della natura decaduta, l’affettività sessuale, infetta dal peccato, appare di fatto come nemica dello spirito e della santità, per cui, per coloro che vogliono l’incremento della specie o aspirano ad una più alta spiritualità le scelte che s’impongono non sono che due, e rispettivamente il matrimonio e l’astinenza sessuale.

Nel primo caso ci si rassegna alla piacevole ma conturbante unione sessuale, pur di garantire la riproduzione della specie; nel secondo si risolve il problema della concupiscenza semplicemente astenendosi dall’unione sessuale ed evitando il piacere volontario. Ma il bisogno che l’affetto sessuale di esprimere l’amore o il desiderio che l’appetito sessuale ha di ottenere l’unione resta insoddisfatto.

Nel contempo, è chiaro che l’idea tradizionale della castità riferita allo stato presente resta intatta e normativa. Infatti è questo stato in cui viviamo adesso, benché battezzati. Sarebbe infatti una pericolosa utopia e una nefasta illusione russoiana o pelagiana credere che, siccome possediamo la grazia, possiamo quaggiù sperimentare il sesso edenico e quello risorto; o che, per un’idea luterana della corruzione della natura, ci sia scusato qualunque peccato sessuale in nome della misericordia di  Dio.

Ma quale ideale di castità scaturisce dalla considerazione protologica e da quella  escatologica? È, come vedremo, un ideale, che, senz’affatto abbandonare lo sforzo ascetico e la pratica dell’astinenza sessuale, consente più di un tempo di pregustare fin da adesso quell’affetto reciproco tra uomo e donna, che quelle stesse pratiche hanno lo scopo di preparare, armonizzando spirito e sesso, e vincendo l’opposizione della carne e lo stimolo della concupiscenza. I casi più eccelsi di questa pregustazione sono doni rari e straordinari dello Spirito Santo. Come tutti i carismi straordinari, sono riconoscibili dai loro frutti e producono abbondanza di frutti per la vita eterna.

Due diversi concetti di castità

Il concetto di castità e il giudizio sul piacere sessuale mutano a seconda che si parte da un’antropologia origenista, che mira all’estinzione del sesso perché l’anima si liberi dal corpo, o da un’antropologia biblica, che miri alla resurrezione del corpo e quindi alla resurrezione dell’unione non generativa fra uomo e donna come paradigma di ogni altra comunione umana ed immagine dell’unione con Dio.

Nel primo caso l’astinenza serve ad estinguere il piacere; nel secondo caso serve a far sì che lo spirito domini la carne in vista dell’unione escatologica, nella quale i piaceri dello spirito sono in armonia coi piaceri del corpo. Il piacere sessuale è creato da Dio non solo in vista della procreazione, ma, in assenza di essa, anche soprattutto per esprimere ed incrementare l’amore spirituale. 

Il piacere sessuale è il più intenso tra tutti i piaceri fisici che conosciamo ora su questa terra, perché esprime l’unione interumana più completa e intima che è quella fra uomo e donna. Il matrimonio vale solo per la vita presente (Mt 22,30). Nella resurrezione non c’è più generazione, per cui resta la sola unione, anche se ora non ne conosciamo le modalità e le manifestazioni.

Il piacere sessuale ostacola quello spirituale solo nella natura decaduta; da qui l’opportunità o la necessità dell’astinenza o della castità consacrata. «Eunuchi per il regno dei cieli» vuol dire che la castità consacrata prepara l’unione escatologica (Mt 19,12). Ma in principio e alla fine uomo e donna sono «una carne sola» (Gen 2,24), perchè il piacere sessuale e quello spirituale sono entrambi creati e voluti da Dio per la completa felicità dell’uomo, fisica e spirituale, personale e comunitaria.  

Il piacere è uno stato emotivo gratificante e di quiete o di felicità del soggetto, il cui appetito ha compiuto un’azione vitale o salutare o è in possesso del suo bene. Il piacere fisico è godimento e fruizione del bene materiale; altrimenti, nel caso del bene spirituale, abbiamo il piacere spirituale. Il piacere sessuale è peccaminoso quando è voluto contro l’ordine della ragione, sia nel matrimonio  che al di fuori del matrimonio, e quando non è represso nella vita religiosa, per la libera scelta espressa mediante voto. 

S.Tommaso sostiene che il corpo nella resurrezione possiede tutti i sensi in atto (Sum.Theol., Suppl., q.82, a.4) e non si vede perché non dovrebbe essere così, dato che i sensi sono creati da Dio per consentire all’uomo di contattare le realtà materiali e di sentire e contattare il suo stesso corpo. 

L’esercizio del senso, così come lo conosciamo ora, serve tra l’altro per la conoscenza sensibile reciproca tra uomo e donna, la quale a sua volta suscita l’affetto sessuale reciproco, che inclina o stimola la volontà di entrambi all’unione fisica, come incentivo all’unione spirituale, che a sua volta si esprime nell’unione fisica. Ora, posto che nella resurrezione si raggiunge il massimo dell’unione fra uomo e donna, anche se non ne conosciamo ancora le modalità, ne deduciamo che in essa sorge il massimo del piacere sessuale, effetto peraltro di un’unione non procreativa, dato che è cessata la riproduzione della specie.

Nella resurrezione non si tratta di un’unione determinata di questo con questa, come nel matrimonio, ma di un’opzione preferenziale, come avviene nelle amicizie, opzione simboleggiata dall’immagine della «Regina in ori di Ofir» (Sal 45,10), che emerge come preferita fra tutte dal Messia, tra molte «predilette figlie di re». Anche in paradiso ci sarà l’amicizia, espressa in varie forme, ma sempre espressione dell’amore, mentre nell’inferno mancherà questa realtà.

Come in paradiso il sesso sarà occasione per lodare Dio, così nell’inferno sarà occasione per bestemmiarlo. E come nella vita presente si può pregustare nella castità il sesso della vita futura, così la lussuria è una pregustazione del sesso infernale. 

Questo mistero oggi appare particolarmente perspicuo in campo ecumenico ed interreligioso: Cristo è lo sposo della «regina in ori di Ofir», che è la Chiesa cattolica, ma ama anche altre «figlie di re», che sono le comunità cristiane non-cattoliche e i fedeli delle altre religioni.

La castità come pregustazione della resurrezione.

Nella vita presente è possibile pregustare un anticipo delle gioie della vita futura, un po’ come in un banchetto dove si può prendere un antipasto. È ciò che S.Paolo chiama «caparra dello Spirito» (II Cor 5,5) o «primizie dello Spirito» (Rm 8,23). È l’«avvicinarsi del giorno» (Eb 10,25), mentre le tenebre stanno diradandosi. Sono le prime luci dell’alba. 

Appaiono i primi segni della guarigione e della libertà. Cresce l’amore per le «cose di lassù» (Col 3,1).  Aumenta la forza nel superare le prove, avendo di mira la meta celeste. La virtù aumenta, il peccato diminuisce. Lo spirito riesce sempre meglio a domare la carne. I conflitti all’interno e all’esterno tendono a scomparire: subentrano l’unità, l’armonia, la pace. L’uomo nuovo appare sempre più chiaramente; l’uomo vecchio viene mortificato, sta per morire. Vediamo sempre meglio che cosa ci sarà di là, perché fin da adesso ne sperimentiamo un anticipo.

Ma che cos’è esattamente ciò che pregustiamo? Con l’anima pregustiamo, nella contemplazione e nell’esperienza mistica, la visione beatifica e la comunione con i beati del cielo; corpo e anima congiuntamente pregustano la Gerusalemme celeste, il trionfo finale della Chiesa, la storia della nuova umanità, i nuovi cieli e la nuova terra.

In particolare, stando al nostro tema, pregustiamo la pienezza finale dell’unione dell’uomo con la donna voluta da Dio all’origine della storia, unione diversa caso per caso per ciascuno di noi, a seconda degli incontri fatti nella vita presente, delle diverse scelte di vita, della quantità delle amicizie allacciate. 

Sorge la domanda: dopo la resurrezione dei morti ci sarà l’unione anche sessuale, almeno in certi casi speciali, soprattutto dove in questa vita c’è stata un’unione coniugale? Non è facile rispondere a questa domanda. Anche perché non conosciamo come sarà il nostro corpo risorto. S.Tommaso, per esempio, si chiede ingenuamente se cresceranno capelli ed unghie. Certamente sappiamo che risorgeremo con il nostro corpo maschile o femminile.

La risposta tradizionale alla suddetta domanda è negare che possa esservi tale unione, considerando la proibizione dell’unione sessuale fuori del matrimonio, soprattutto per chi ha fatto voto di castità.  

Eppure, se consideriamo la pregustazione della resurrezione, della quale ho parlato, le cose non sono così semplici e chiare come finora si è pensato, perché finora non si è riflettuto secondo me abbastanza su cosa comporti il rapporto uomo-donna in cielo. 

Può esservi unione sessuale? S.Tommaso, benché ammetta che nella resurrezione l’uomo è in compagnia della donna[1] e che tutti i sensi saranno in atto[2], tuttavia non ammette che lassù possa esistere il piacere sessuale[3] per il fatto che egli è uso a connettere il piacere alla sola finalità procreativa, per cui non pensa ad un piacere, che sia semplice espressione dell’amore e dell’unione, come appunto dovrebbe essere in cielo.  

Ma se, come abbiamo detto, su questa terra l’unione sessuale corrisponde all’espressione fisica naturale della comunione spirituale fra uomo e donna ; e se nella resurrezione si realizza la massima perfezione dell’unione fra uomo e donna, sembra che almeno in casi speciali possa ammettersi nella resurrezione quel tipo di unione, anche se non ne conosciamo la modalità se non per analogia della realtà della vita presente su questa terra.

Se ciò è vero, possiamo allora porci un’altra domanda: se, come insegna S.Paolo,  è possibile pregustare fin da adesso la resurrezione, ciò vuol dire forse che è possibile sperimentare fin da adesso, in casi speciali, anche la suddetta unione escatologica? Come la mettiamo col voto di castità e comunque con tutti coloro che sono obbligati all’astinenza sessuale? È possibile discernere certi casi speciali, veri doni escatologici, magari di sessualità non procreativa, nei quali, anche se i due sono tenuti all’astinenza sessuale, tuttavia possono realizzare quell’unione escatologica?

Bisognerebbe ammettere che quell’astinenza, che deve preparare alla resurrezione, in quei casi possa essere sospesa, in quanto avrebbe raggiunto il suo fine appunto di preparare l’unione escatologica. Naturalmente ciò non potrebbe costituire un pretesto per avallare peccati sessuali come i rapporti prematrimoniali o extramatrimoniali  o – peggio ancora – sodomitici. Infatti si suppone in tal caso una sessualità procreativa, mentre l’ipotesi che facciamo è quella di una sessualità non procreativa, quale sarà quella della resurrezione. 

Inoltre, nei casi di peccati di sesso l’astinenza non viene sospesa per una pregustazione dell’unione della resurrezione, ma semplicemente per la voglia di godere un piacere lussurioso. Chi pecca di sesso non ha alcuna stima né per la continenza né per la castità, e non pensa affatto alla resurrezione, al contrario  dell’ipotesi che faccio io, che suppone un coppia abitualmente dedita all’astinenza sessuale per motivi ascetici o religiosi, ma che nel contempo non ne fa un assoluto, ma solo una norma valida per la vita presente e una preparazione all’unione escatologica.

Benchè infatti la Chiesa prediliga la verginità al matrimonio, resta sempre il fatto che S.Tommaso[4] non giustifica il voto di castità con motivi escatologici e tanto meno con la prospettiva platonica dello spirito libero dal sesso, ma con motivi relativi alla presente natura decaduta, che comporta la ribellione della carne allo spirito, per cui, al fine di raggiungere una superiore libertà spirituale, il religioso decide di astenersi dal piacere sessuale. 

Ma nella resurrezione, nella quale la concupiscenza è estinta e lo spirito domina la carne, l’espediente dell’astinenza sessuale perde la sua ragion d’essere, mentre per converso l’unione tra uomo e donna, anche se non matrimoniale, torna ad emergere in primo piano, in quanto restaurazione dell’originaria unione edenica.
Rimane comunque il fatto che nella storia della Chiesa ci sono state delle coppie di santi, come San Francesco e Santa Chiara, San Domenico e la Beata Diana, San Benedetto e Santa Scolastica, che hanno vissuto un sano e santo rapporto tra uomo e donna, in una dimensione così profonda ed ampia che può farci capire o intravedere  come potrà essere in pienezza l’amicizia tra un uomo ed una donna dopo la resurrezione in cielo, dove anche la sessualità maschile e femminile raggiungerà la sua pienezza e perfezione.

Obiezioni.

1.Noi conosciamo una sessualità fisicamente strutturata per fini procreativi ed oltre a ciò segnata dal peccato. Come possiamo, partendo da questa misera conoscenza di una sessualità corrotta e terrena pretendere di conoscere come sarà la sublimità del sesso risorto ed immortale, e per conseguenza l’unione escatologica fra uomo e donna, la quale non sarà procreativa e sarà totalmente libera dal peccato?  Noi conosciamo il modo d’essere del sesso terreno, ma che ne sappiamo del modo d’essere del sesso celeste?

Risposta.  Il paradigma della differenza tra l’umanità presente e quella futura è l’umanità di Cristo, che è apparso tra noi risorto. Benchè, infatti, in quanto risorto, appartenesse a un mondo superiore, abbiamo potuto riconoscerlo. E come Egli ha potuto farsi riconoscere? Assumendo sembianze simili a quelle che aveva nella vita terrena, per esempio mangiando del pesce. 

Così similmente noi possiamo immaginarci il sesso di lassù, benchè non conosciamo il suo modo d’essere, utilizzando il modo d’essere del sesso di quaggiù, anche se sappiamo che non è adeguato, giacchè il modo d’essere di lassù è immensamente più bello e gratificante di quello di quaggiù.

Infatti, il nostro sesso di quaggiù in se stesso è bensì il medesimo di lassù, perché risorgendo, l’uomo non cambia natura, ma anzi la perfeziona. Non interessa, quindi, che il sesso risorto sia diverso da quello presente: la cosa essenziale è che ha la stessa natura. È normale, d’altra parte, che noi rappresentiamo le cose di lassù utilizzando quelle di quaggiù, - il linguaggio biblico è fatto così - anche se sappiamo che le nostre povere rappresentazioni, benché vere, non sono pienamente adeguate. Ma siccome non disponiamo di altro per rappresentarle, dobbiamo usare queste.

2. Quaggiù la nostra natura è ferita dal peccato originale, per cui lo spirito deve lottare contro la carne. L’astinenza sessuale serve ad emancipare lo spirito dall’oppressione della carne e a domarla secondo il dettame della ragione. Invece l’unione sessuale escatologica suppone una natura gloriosa, che non è ancora la nostra. Per questo è utopistico ed imprudente trattare il nostro sesso come se fosse già nella condizione gloriosa, ma invece dobbiamo condurre una vita ascetica ed austera.

Risposta. La vita di grazia fa iniziare la vita futura già nella condizione presente. Non si tratta di abbandonare la pratica dell’astinenza, ma di approfittare della virtù che agisce in questo inizio, limitando la pratica dell’astinenza a quei tempi o momenti, nei quali si fa sentire la natura decaduta, i quali sono al di fuori della pratica dell’unione escatologica.

3. il voto di castità importa la promessa fatta a Dio di astenersi dal piacere sessuale volontario usque ad mortem. Se dunque due religiosi pretendono di realizzare un’unione escatologica, in pratica violano il loro voto di castità.

Risposta. Qui non si tratta tanto della morte fisica, quanto piuttosto della morte dell’uomo vecchio, per far sorgere l’uomo nuovo della resurrezione. Se dunque Dio concede ad una coppia, anche di religiosi, come S.Francesco e Santa Chiara, di pregustare un’unione escatologica, possono viverla anche prima della morte fisica.
Resta ad ogni modo il problema del discernimento dell’autenticità di tale presenza dell’uomo nuovo, che è dono escatologico dello Spirito Santo, e che, per le sue specialissime condizioni, si può  presumere piuttosto raro. Sappiamo infatti come in materia di carismi il demonio usi le sue più raffinate arti ingannatrici, mascherandosi  da «angelo della luce» per far cadere nel peccato sotto le apparenze della santità.

4. Gesù elogia coloro che si fanno eunuchi in vista del regno dei cieli. Ma se uno già da adesso pretende di gustare il sesso escatologico, come fa a rendersi degno di entrare nel regno dei cieli?

Risposta. Nessuno nega il valore del voto di castità. Ma appunto esso serve a prepararsi ad entrare nel regno dei cieli, il quale può comportare l’unione fra uomo e donna, benché non escluda coloro che vogliono mantenere il loro stato d vergini (Ap 14,4).

5. Gesù Cristo e Maria sono modelli supremi di perfezione umana e sono vergini. Ora, nella resurrezione l’uomo raggiunge la massima perfezione. E dunque nella resurrezione non c’è l’unione sessuale, ma la verginità.

Risposta. La verginità di Gesù e Maria è motivata da un’unione con Dio per noi assolutamente inimitabile: l’unione ipostatica per Gesù e la maternità divina per Maria. Invece il motivo del voto di castità dei religiosi è dato dal bisogno di una più intima unione con Dio nello stato di natura decaduta. Per cui, guarita la natura e raggiunto lo stato glorioso della resurrezione, l’astinenza sessuale non è più necessaria e uomo e donna possono ritornare ad essere «una sola carne», in una modalità che ancora non conosciamo.

6. È vero che S.Paolo ammette che noi fin da adesso siamo risorti con Cristo (Col 3,1); tuttavia egli intende una resurrezione interiore, non fisica, perché al contrario il corpo che abbiamo adesso è destinato alla morte. E dunque la resurrezione dell’unione sessuale, ammesso che esista, è un fatto dell’al di là e non dell’al di qua. 

Risposta. La resurrezione fisica inizia già quaggiù in certi fenomeni mistici di momentanea trasfigurazione, sull’esempio della Trasfigurazione di Cristo. Analogamente potrebbe avvenire, per una grazia specialissima, la trasfigurazione dell’unione sessuale come pregustazione dell’unione escatologica.

7. Ammettiamo che nella resurrezione vi sia distinzione fra uomo e donna. Tuttavia l’Apocalisse parla, per la resurrezione, di «vergini che non si sono contaminati con donne» (cf Ap 14,4). E dunque nella resurrezione uomo e donna non hanno contatti sessuali, ma sono vergini. 

Risposta. a.Il passo ha un vago sapore encratista, per il quale la donna è un essere impuro, per cui il contatto dell’uomo con la donna, lo contamina. Oppure significa semplicemente che non hanno commesso peccati sessuali. Ma occorre essere vergini per non commettere peccati sessuali? E allora gli sposi? Anche in questo caso si nota un’esagerata stima della verginità, che non corrisponde all’antropologia della creazione («una sola carne»).

b. Ogni potenza è fatta per passare all’atto. Solo così si attua la perfezione dell’agente. L’occhio è fatto per vedere. Un occhio che non vede, fallisce al suo scopo. Un orecchio che non sente, fallisce al suo scopo. E così via per tutte le potenze fisiche e spirituali. 

L’appetito sessuale umano è fatto per essere soddisfatto non solo generando, ma anche attuando l’unione dei sessi, ossia l’amore a livello fisico, certo inferiore al livello dell’amore spirituale e tuttavia integrante questo amore, perché uomo e donna non sono puri spiriti, ma persone composte di anima e corpo. Non si può quindi immaginare che i corpi risorti, perfetti nell’agire, non attuino la loro potenza sessuale, anche se, ripeto, ora non ne conosciamo le modalità, ma il Signore, che farà risorgere dai morti tutti coloro che sono sottoposti alla morte stessa, provvederà anche a questo aspetto, che certamente sarà diversificato in paradiso o all’inferno, partecipando anche il sesso alla vita eterna .
 
Conclusione.

Sono consapevole di percorrere un sentiero ripido in un terreno non ancora esplorato, ma che ritengo molto importante oggi, anche per affrontare in modo adeguato l’evoluzione delle scienze antropologiche e le sfide del femminismo e della teoria del gender, oltre che offrire un apporto alle scienze educative e formative per i giovani, chiamati a vivere nel matrimonio o nella vita sacerdotale o religiosa.  

P.Giovanni Cavalcoli     
Fontanellato, 14 luglio2019


[1] Sum.Theol.,Suppl., q.81, a.3.
[2] Sum.Theol., Suppl., q.82, a.4.
[3] Sum.Theol., Suppl,. q.81, a.4.
[4] Sum.Theol.,II-II, q.152, a.3.

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