La metafisica dell’amore di Dio

 La metafisica dell’amore di Dio

del Servo di Dio P.Tomas Tyn, OP

Ora, il secondo articolo si pone la domanda che concerne appunto l’infusione della grazia. E cioè se per la remissione del peccato, cioè per la giustificazione - abbiamo visto che effettivamente si compie nella remissione del peccato -, è necessaria l’infusione della grazia da parte di Dio.

         Se volete, possiamo porre la domanda anche in questi termini: è possibile che Dio perdoni un peccatore, senza dargli la sua grazia? Ecco la domanda. I nominalisti e Lutero, per motivi diversi, dicono di sì. I cattolici dicono di no. Non è possibile che Dio rimetta o perdoni il peccato senza infondere la grazia. Sapete perché il nominalismo nega questa tesi? Semplicemente perché insiste esageratamente sulla libertà divina. Dice praticamente che insomma Dio può fare anche l’impossibile. Il nominalismo non rispetta più le essenze. Non le rispetta poi, perché le essenze per il nominalismo non esistono.

         Invece, il cattolicesimo, che in questo è abbastanza realista come filosofia, nel senso del realismo degli universali, rispettando le essenze, ovviamente dice che non è possibile che Dio perdoni il peccato senza infondere la grazia.

         Ora, perchè non è possibile questo? San Tommaso fa un’analisi breve, ma abbastanza significativa della psicologia della riconciliazione tra l’uomo e Dio. L’offesa può essere rimessa solo se l’animo dell’offeso si riappacifica con l’offensore, se si placa rispetto all’offensore.

         Questo avviene anche nelle vicende umane. Sappiamo bene che quando uno ci offende, ahimè, non sempre la virtù della carità riesce subito a superare il momento della prima amarezza. Allora succede che prima siamo un po’, come dire, amareggiati dell’offesa ricevuta. Possiamo dire che abbiamo veramente perdonato il prossimo, quando il nostro animo si placa nei suoi riguardi.

         Notate bene come è importante - sia detto per inciso - nel perdono, ed è proprio quello che ci insegna il Santo Vangelo, non perdonare solo a parole, ma proprio anche dimenticare in una certa misura. Voi conoscete bene la popolare distinzione tra perdonare e dimenticare. Cioè: io gli perdono; però dimenticare, no! Invece, no! Non si può perdonare davvero se non si dimentica pure.

         Ovviamente è un dimenticare non sul piano intellettuale, perché è chiaro che ogni tanto può tornare alla mente, ma non è questo il peccato. Ma è il dimenticare affettivo. Cioè non volere più ricordare, insomma. É necessario che, sul piano affettivo, si capisce, l’animo dell’offeso si plachi rispetto all’offensore, che sia di nuovo in pace con l’offensore.

         Ora, questo vale anche per Dio. É necessario nella rimessione del peccato, affinchè Dio ci perdoni il peccato, che Egli ristabilisca la pace tra Lui e noi. E ovviamente l’iniziativa è tutta sua, perché spetta a Lui perdonarci, dato che è Lui l’offeso. É quindi necessario che Dio si plachi nei riguardi di noi che Lo abbiano offeso.

         Ora, questo placarsi, che è proprio l’essenza della riconciliazione e del perdono, questo ristabilire la pace nei riguardi dell’offensore, non può avvenire mai senza un atto particolare esplicito di amore verso la persona dell’offensore. Chi perdona, ama. Ecco perché nel Santo Vangelo i due termini si intrecciano strettamente tra loro: amore e perdono. Chi ama, perdona.

         Quindi, il perdono di Dio è un’espressione sublime del suo amore per noi. In sostanza il Vangelo è tutto lì. Euanghelion, la Lieta Notizia è la notizia della salvezza, cioè che Dio ci ha perdonati, perchè ci ha amati. Il perdono di Dio suppone quindi un esplicito, gratuito, del tutto immeritato amore di Dio per me. Noi non solo non abbiamo meritato l’amore di Dio, ma anzi l’abbiamo demeritato.

         Il Signore, proprio per perdonarci l’offesa, che consiste nel peccato, deve in qualche modo farci rientrare come si dice nelle sue grazie. Per farlo occorre che Dio assuma da parte nostra[1] un nuovo atteggiamento di amore nei nostri riguardi, quindi che ci ami con un titolo nuovo. Nuovo - tra virgolette, perchè in Dio non c’è nulla di nuovo, dato che è eterno -.

         Ora, voi capite già quale sarà l’argomentazione dell’Aquinate. Cioè bisogna di nuovo tornare alla metafisica dell’amore di Dio. Infatti è metafisicamente impossibile che Dio ami un bene presupposto. Dio non presuppone il bene che ama, ma produce amando il bene che ama. Provo a spiegarvelo, perché vedo che siete un po’ perplessi. É una cosa importante questa. Ne abbiamo già parlato un pochino, ma è importante.

         Il fatto è questo. Tra l’amore della creatura, di noi uomini e anche degli angeli e l’amore di Dio, c’è una grossissima differenza. E cioè Dio se volete presuppone un solo bene, che è il bene di Lui, della sua essenza divina increata. Ogni altro bene che Dio ama, non lo ama riconoscendolo come un bene presupposto al suo amore, ma Dio amando produce lo stesso bene che ama.

         Adesso lo spiegheremo dalla parte della creatura, così capirete subito la differenza.  Nell’amore della creatura, c’è una certa passività, una dipendenza dal bene amato. La creatura non può dire: ti voglio bene perchè ho creato il tuo bene. No! Ti voglio bene perchè riconosco il bene che c’è in te.

         Ecco perchè nihil volitum nisi praecognitum. Certo che anche in Dio c’entra la conoscenza con l’amore, ma in maniera diversa. In noi invece c’è questo passaggio. Anzitutto noi riconosciamo, ed è un dato di fatto, indipendente da noi, il bene del prossimo. Io amo il mio prossimo. Riconosco nel prossimo un bene che io non gli ho dato, il suo bene è indipendente da me, cioè c’è in lui. Io lo riconosco come tale e mi muovo con amore. Cioè la riconoscenza diciamo così affettiva di quel bene si chiama appunto amore.

         Ho un movimento di amore per il prossimo in quanto riconosco, non solo intellettualmente ma anche affettivamente, il bene che c’è in lui. Però so che quel bene io non lo ho creato. É interessante notare questo. Cioè nell’amore umano è essenziale questa componente dell’umiltà, riconoscere che del bene che amiamo nel prossimo, noi non siamo creatori; quel bene è suo, noi lo rispettiamo in lui, non lo creiamo. Certo che poi, una volta che cominciamo a voler bene ai nostri amici, può succedere che li carichiamo di beni che forse anche non hanno. Da quel punto di vista lì c’è tutta la psicologia delle proiezioni. Basta pensare soprattutto agli innamoramenti, dove effettivamente il meccanismo della proiezione è fortissimo. Però bisogna che sempre si parta da qualche bene iniziale, riconosciuto come già presente.

         Invece Dio è tutto il contrario, proprio perchè Dio non dipende da nessun bene creato, che non sia appunto creato da Lui. Cioè ogni bene che Dio ama nella creatura è un bene che deriva dal suo stesso amore. Quindi - che il Signore mi perdoni - nella psicologia dell’amore divino non c’è nessuna dipendenza rispetto alla creatura, che d’altronde sarebbe anche metafisicamente impossibile, perché introdurrebbe una potenzialità nella vita di Dio.

         Quindi Dio crea con amore. Vedete la fecondità dell’amore di Dio. Tutto ciò che Dio ama, lo produce. L’amore di Dio è sempre efficace. E questa, in sostanza, è la grande ragione del cattolicesimo contro il protestantesimo. Cioè non è possibile un amore sterile di Dio. Quello che vogliono i protestanti, sia detto sempre con rispetto dei fratelli separati, è che Dio ci ami senza produrre alcun effetto su di noi, ovvero che l’amore divino rimanga sterile, invece non è così. Il Signore quando ama produce quel bene che ama.

         E quindi se nell’anima, nel perdono occorre un nuovo titolo, non dico un nuovo atto di amore, perchè in Dio non c’è successione di atti, ma un nuovo titolo di amore divino verso di noi, è necessario che questo nuovo amore verso di noi produca un nuovo effetto in noi. E qual è l’effetto dell’amore di Dio in noi, se non appunto la grazia? La participatio divinae naturae.

         Perciò la remissione del peccato comporta sempre l’infusione della grazia. Non è possibile che Dio ci perdoni e perdonandoci non ci ami. D’altra parte non è possibile che ci perdoni senza amarci. Non è possibile però nemmeno che Dio perdoni e ami senza produrre un effetto reale di tale amore, che è l’infusione della grazia. 

        E quindi, diciamo, con questo amore di Dio Che si riconcilia con il peccatore o meglio riconcilia il peccatore a Sé, Dio si riappacifica, si placa nei riguardi del peccatore. Questo amore di Dio produce in noi un effetto, che è il conferimento della grazia, l’infusione della grazia divina. Ovviamente si tratta di un amore del tutto gratuito, per ciò stesso tale da oltrepassare i confini della natura. Perciò amore soprannaturale.

Da: P.Tomas Tyn, OP - Corso sulla Grazia - AA.1987-1988 - Lezione n. 12 - Prima Parte - Bologna, 26 gennaio 1988



 
 
 
 
Dio crea con amore. Vedete la fecondità dell’amore di Dio. Tutto ciò che Dio ama, lo produce. L’amore di Dio è sempre efficace. 
 
 
 
 

Pietro da Cortona, sec. XVIII

IMMACOLATA CONCEZIONE

 

Immagine da internet 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

Cfr.    il libro del teologo domenicano Giovanni  Cavalcoli, che tratta la cristologia da un’angolatura sin oggi non molto approfondita: la metafisica di Gesù Cristo

 https://isoladipatmos.com/novita-gesu-cristo-fondamento-del-mondo-inizio-centro-e-fine-ultimo-del-nostro-umanesimo-integrale/


 

 


[1] Quoad nos, ossia secondo il nostro modo di intendere.

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