martedì 29 dicembre 2020

Il Servo di Dio Tomas Tyn e il problema comunista

 Il Servo di Dio Tomas Tyn e il problema comunista

Il prossimo 1° gennaio sarà il 31° anniversario della morte del Servo di Dio Padre Tomas Tyn, noto ai lettori per essere stato ricordato più volte come modello di vita cristiana e in special modo come modello di teologo domenicano fedele discepolo ad un tempo di San Tommaso d’Aquino e del Magistero della Chiesa, zelante e coraggioso diffusore del Vangelo ed operosissima e sapiente guida di anime alla conversione, alla penitenza e alla santità.

Come sa chi conosce la vita di Padre Tomas, uno dei problemi umanitari più gravi che egli seppe affrontare con eroico coraggio in spirito di offerta di sé al Signore per la libertà civile e religiosa della sua Patria, l’allora Cecoslovacchia, oggi Repubblica Ceca, fu la liberazione dal giogo comunista, che fra i paesi europei soggetti al regime sovietico, era stato il più duro, benché la sua Patria in precedenza registrasse una tradizione cattolica d’origine medioevale.

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il Signore accettò l’offerta del suo servo fedele proprio il 1° gennaio del 1990, allorché il Servo di Dio rese la sua bella anima a Dio, dopo lo scioglimento del regime sovietico, per cui fu sciolto anche il regime comunista in Cecoslovacchia senza spargimento di sangue, mentre proprio in quel giorno il Presidente Havel inaugurava il ritorno della democrazia

lunedì 28 dicembre 2020

Il rapporto della fede con la carità in Don Divo Barsotti

 Il rapporto della fede con la carità

 in Don Divo Barsotti

Don Divo Barsotti è stato un prete toscano del secolo scorso, uomo dotto e di santa vita, religiosissimo, fecondo scrittore e maestro di spiritualità, zelante guida di anime, diffusore del Vangelo ed educatore di costumi cristiani. In una sua opera sulla fede, che qui esamineremo brevemente, egli tuttavia non si è accorto di subire un certo influsso luterano, secondo quanto avremo modo di vedere in questo articolo.

Don Barsotti affronta in questo libro il delicato rapporto fra fede e carità. In esso si nota la tendenza ad esaltare la fede riconducendola alla carità; e questo è giusto; ma lo fa in un modo così forzato, che alla fine non si distingue più la fede dalla carità. Non pare essersi accorto che il vero modo di sottolineare la bellezza e l’importanza della fede è proprio quello di illustrarla nella sua peculiarità o specificità, in quanto distinta dalla carità e fondamento e condizione per l’esercizio della carità o anche effetto della carità.  

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Don Divo Barsotti è stato un prete toscano del secolo scorso, uomo dotto e di santa vita, religiosissimo, fecondo scrittore e maestro di spiritualità, zelante guida di anime, diffusore del Vangelo ed educatore di costumi cristiani. In una sua opera sulla fede, che qui esamineremo brevemente, egli tuttavia non si è accorto di subire un certo influsso luterano


martedì 22 dicembre 2020

Il Dio che si fa uomo e l’uomo che si fa Dio - Meditazione sul Natale

  Il Dio che si fa uomo e l’uomo che si fa Dio

Meditazione sul Natale

Siamo giunti oggi ad un punto della storia nel quale siamo tutti chiamati a prender posizione in un’alternativa alla quale non possiamo sfuggire, siamo tutti chiamati ad affrontare una sfida che coinvolge il nostro destino, è giunta l’ora della verità. Ormai sono chiari i termini del conflitto, i termini della sfida: la battaglia decisiva oggi è attorno all’uomo.

Il confronto è su che cosa è l’uomo, qual è il valore, il bene e il potere dell’uomo. Ma ciò implica necessariamente anche altre sfide connesse con il quesito sull’uomo. La sfida è anche su cosa è la verità: essa è ciò che è in sé o ciò che appare a me? La sfida è anche sulla morale: cosa è bene e cosa è male? Quello che voglio io o quello che vuole Dio? Che cosa è la libertà? Obbedire agli uomini od obbedire a Dio od obbedire a me stesso? Con la morte tutto è finito o c’è una sopravvivenza in un al di là?

È l’uomo stesso ad essere Dio o Dio trascende l’uomo? L’uomo è il sommo bene o trova la felicità in un sommo bene che lo supera? L’uomo trova la sua felicità da sé o la ottiene da Dio? Occorre andare oltre l’uomo o l’uomo basta a sé stesso? Questa è la sfida. Chi ha ragione? 

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Lo gnostico si considera Dio, per cui il suo esser uomo è il passare dal suo Io assoluto al suo io empirico, una storpiatura mostruosa del mistero dell’Incarnazione.

 

 

Quanto al pelagiano, egli si considera un superuomo, un Prometeo capace di strappare il fuoco agli dèi, in linguaggio cristiano, di elevarsi da sé alla grazia e addirittura di conquistare la natura divina.

 

 

 

 

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sabato 19 dicembre 2020

La Causa Prima (Del Servo di Dio Padre Tomas Tyn, OP)

  La Causa Prima

Del Servo di Dio Padre Tomas Tyn, OP

Se uno mi chiedesse: chi è Dio? Io rispondo: Dio è il semplice essere[1]. Nulla di più, ma anche nulla di meno. E nell’essere c’è tutto ovviamente, perchè voi capite che tutto ciò che è, è in virtù dell’essere. Tanto è vero che l’essere è proprio ciò in virtù di cui semplicemente si è, si emerge dal nulla. Vedete l’aspetto esistenziale?

Notate, l’essenza è ciò per cui una cosa è sé stessa. L’essere è ciò per cui la cosa semplicemente è, esiste. L’essere, il semplice esistere, coincide con l’essenza solo in Dio. E così si costituisce l’ente infinito. In tutte le realtà distinte da Dio, l’essenza si distingue dall’essere.

Cioè quelle realtà, proprio in quanto non sono Dio, per quel non essere Dio, possiedono un limite che stacca la loro essenza da quella essenza, che è la pienezza dell’essere. Quindi, c’è l’essere ma diminuito, decaduto dalla ampiezza infinita dell’essere stesso. 

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Il fatto che io non sia il tavolino, quel mio non essere il tavolino è un qualcosa che realmente c’è nella natura delle cose. Quindi tutti i rapporti tra le cose, tutte le relazioni, tutte le distinzioni tra cosa e cosa, tutte le sfumature, tutti i modi di essere, sono a loro volta degli esseri. 

Paul Cézanne, I giocatori di carte, 1890-1898

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lunedì 14 dicembre 2020

Il peccato originale e l’universo sconfinato

  Il peccato originale e l’universo sconfinato

 Proviamo ad immaginare che cosa sarebbe stata l’umanità se non ci fosse stato il peccato originale. I soggetti umani immortali si sarebbero moltiplicati indefinitamente, senza che quindi i nuovi generati dovessero sostituire i morti. L’universo sconfinato che esiste adesso è lo stesso che esisteva allora. Adesso, all’infuori della nostra terra, ci appare disabitato; ma Dio lo aveva creato come immensa abitazione che doveva ospitare quella numerosissima e fecondissima umanità indefinitivamente in aumento per tutta l’eternità.

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sabato 12 dicembre 2020

Il mistero del Peccato originale (San Paolo VI e Papa Francesco I)

 Il mistero del Peccato originale

San Paolo VI e Papa Francesco I

DISCORSO DI PAOLO VI AI PARTECIPANTI
AL SIMPOSIO SUL MISTERO DEL PECCATO ORIGINALE

Lunedì, 11 luglio 1966

http://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1966/documents/hf_p-vi_spe_19660711_peccato-originale.html 

Il mistero del peccato originale ha nessi strettissimi col mistero del Verbo Incarnato, salvatore del genere umano, con la sua passione, morte e gloriosa resurrezione, e quindi anche col messaggio di salvezza affidato alla Chiesa Cattolica. In realtà, a che altro mira l’azione pastorale della Chiesa se non alla redenzione dell’umana natura, che, mirabilmente creata da Dio onnipotente in Adamo e in lui miseramente caduta, è stata dal misericordioso Iddio, per la grazia dell’unico Mediatore Gesù Cristo, ancor più mirabilmente ricreata e rigenerata alla vita divina? 

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Beato Angelico

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giovedì 10 dicembre 2020

Conservazione e creazione (Del Servo di Dio Padre Tomas Tyn, OP)

 Conservazione e creazione

Del Servo di Dio Padre Tomas Tyn, OP

Ho notato[1] accuratamente alcuni quesiti non risolti. Il primo era il perchè della creazione. Il perchè, vedete, mi dispiace di dover rispondere in modo così agnostico, ma il perchè bisogna chiederlo al Creatore stesso. Però questa è già una risposta. Non so se rendo l’idea.

Il fatto è questo, che non c’è un perchè né umano, né angelico, né creaturale in genere. Cioè, quello che mi preme dire è che non c’è un perchè, un motivo della creazione nelle creature stesse. Non c’è un motivo della creazione nelle creature stesse. Il motivo per cui le creature ci sono piuttosto che non esserci è in Dio e in Dio solo.

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 Creazione del mondo, di Giusto de Menabuoi - 

Battistero Padova - sec. XIV

 

 

 



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lunedì 7 dicembre 2020

La metafisica dell’amore di Dio

 La metafisica dell’amore di Dio

del Servo di Dio P.Tomas Tyn, OP

Ora, il secondo articolo si pone la domanda che concerne appunto l’infusione della grazia. E cioè se per la remissione del peccato, cioè per la giustificazione - abbiamo visto che effettivamente si compie nella remissione del peccato -, è necessaria l’infusione della grazia da parte di Dio.

         Se volete, possiamo porre la domanda anche in questi termini: è possibile che Dio perdoni un peccatore, senza dargli la sua grazia? Ecco la domanda. I nominalisti e Lutero, per motivi diversi, dicono di sì. I cattolici dicono di no. Non è possibile che Dio rimetta o perdoni il peccato senza infondere la grazia. Sapete perché il nominalismo nega questa tesi? Semplicemente perché insiste esageratamente sulla libertà divina. Dice praticamente che insomma Dio può fare anche l’impossibile. Il nominalismo non rispetta più le essenze. Non le rispetta poi, perché le essenze per il nominalismo non esistono. 

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Dio crea con amore. Vedete la fecondità dell’amore di Dio. Tutto ciò che Dio ama, lo produce. L’amore di Dio è sempre efficace. 
 
 
 
 

Pietro da Cortona, sec. XVIII

IMMACOLATA CONCEZIONE

 

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Cfr.    il libro del teologo domenicano Giovanni  Cavalcoli, che tratta la cristologia da un’angolatura sin oggi non molto approfondita: la metafisica di Gesù Cristo

 https://isoladipatmos.com/novita-gesu-cristo-fondamento-del-mondo-inizio-centro-e-fine-ultimo-del-nostro-umanesimo-integrale/


 

venerdì 4 dicembre 2020

Il dogma del paradiso terrestre (Quarta ed Ultima parte - 4/4)

  Il dogma del paradiso terrestre

Quarta ed ultima parte (4/4)

Conseguenze immediate del peccato originale

Il castigo del peccato originale secondo la narrazione biblica fu immediatamente caratterizzato, come spiega il Concilio di Trento, dal fatto che Adamo

 «subito perse la santità e la giustizia nella quale era stato costituito e a causa dell’offesa della sua prevaricazione incorse nell’ira e nell’indignazione di Dio e quindi nella morte, che in precedenza Dio gli aveva minacciato e con la morte nella schiavitù sotto il potere di “colui che” da allora “della morte ebbe il potere” (Eb 2,14), cioè il diavolo e a causa dell’offesa di quella prevaricazione Adamo secondo il corpo e l’anima fu mutato in peggio» (Denz.1511).

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L’uomo si accorge dei segni e delle prove dell’esistenza di Dio; ma invece di aprirsi alla sua presenza, tira fuori tutti i pretesti per non accettare l’esistenza di Dio. È in arrivo l’ateismo. Situazione triste, ma non del tutto disperata, perché Dio, già subito dopo la caduta, ha pietà dei progenitori e di tutta l’umanità caduta con loro e così avverte il serpente:

«Porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe; questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gen 3,15).


 

 E l’Eden dov’è adesso? Esiste ancora? 

Per rispondere a questa domanda occorre ricordare qual è stata l’opera di Cristo. 

Cristo strappa l’uomo dalla schiavitù della presente natura corrotta dal peccato e lo riporta nell’Eden a sua volta rinnovato e migliorato.  

Il nuovo Eden è la Chiesa, la Gerusalemme celeste, i «nuovi cieli e la nuova terra» della resurrezione.

 

       Cappella palatina Aquisgrana  

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giovedì 3 dicembre 2020

Il dogma del paradiso terrestre - Parte Terza (3/4)

 

 Il dogma del paradiso terrestre

Parte Terza (3/4)

Il luogo empirico, il luogo edenico, il luogo paradisiaco

Sia per il paradiso terrestre, sia per il paradiso celeste o «cielo» si pone il problema della nozione di luogo. Il paradiso terrestre, da come è presentato dall’agiografo, sembra essere un luogo di questa terra. Ma nel contempo appare come un luogo così privilegiato e in armonia con l’uomo in una meravigliosa perfezione e pienezza di vita, ossia Adamo ed Eva, che, dopo il peccato e la cacciata di essi da quel luogo, si presenta come un luogo del tutto irraggiungibile.

La nozione di luogo è ricavata dalla più comune ed elementare esperienza quotidiana: ogni cosa è posta in un luogo, è circoscritta da un luogo nello spazio, s’intendono i corpi, le cose materiali. Ma quando la Rivelazione parla dell’Eden, del paradiso, dell’inferno e del purgatorio come di «luoghi», che cosa intende per luogo? Perché usa questo concetto?

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Non è immaginabile un corpo che non sia in un luogo. Per questo, pensando a Cristo e alla Madonna, ci viene spontaneo chiederci dove sono. La Chiesa risponde: in cielo, in paradiso. Dunque in cielo c’è un ambiente fisico? Dobbiamo rispondere di sì. 

I progenitori avevano un potere sull’intero universo, anche quello che si trovava al di fuori del giardino edenico? La cosa è possibile. 

 A questo punto sorge un’altra domanda: ma allora tra noi qui sulla terra e il luogo celeste c’è una data distanza? Dobbiamo rispondere che il luogo terreno e il luogo celeste sono incomunicabili, perché non sono posti sullo stesso piano ontologico. Dunque tra luogo terreno presente e luogo celeste c’è solo una analogia, non una univocità. 

mercoledì 2 dicembre 2020

Il dogma del paradiso terrestre - Seconda Parte (2/4)

 Il dogma del paradiso terrestre

Seconda Parte (2/4) 

Che cosa è stato il paradiso terrestre

La parola paradiso viene dall’iranico pairi-deiza, «luogo recintato», quindi giardino. «La parola ebraica eden evoca l’idea dell’abbondanza, del godimento, del piacere»[1]. Gesù nel Vangelo usa una sola volta il termine «paradiso» (gr. paràdeisos, Lc  23,42). Si tratta in Gesù del premio celeste dei giusti, dopo la morte, che contemplano in eterno faccia a faccia il volto del Padre. Ma Gesù chiama questo premio eterno soprattutto con altri nomi: «vita eterna», «regno dei cieli o regno di Dio», «visione del Padre», «casa del Padre», «beatitudine», «cielo».

L’autore sacro inserisce il paradiso terreste all’interno dell’universo creato da Dio. Esso quindi occupa uno spazio geografico finito. È chiaro che l’agiografo respinge nettamente quella che sarà l’idea di un Giordano Bruno di un mondo infinito o di infiniti mondi. E respinge quindi anche quella che sarà l’idea di Newton di uno spazio infinito, che non coincide affatto con lo spazio reale, ma che è pura immaginazione. 

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L’autore sacro inserisce il paradiso terreste all’interno dell’universo creato da Dio. Esso quindi occupa uno spazio geografico finito.

E quindi anche la terra e il cielo, al di fuori del paradiso terrestre, sono spazialmente e quantitativamente finiti.



L’uomo, quindi, se non avesse peccato, avrebbe potuto allargare i confini del giardino fino a farli coincidere con i confini stessi dell’universo. 

Il paradiso terrestre fu un ambiente di questa terra, ma libero dalle condizioni per le quali essa contrasta con la vita umana. Esso fu creato da Dio per ospitare l’uomo. 

L’autore sacro, dunque a differenza dei pagani, ha capito che il mondo non esiste da sempre, ma andando indietro nel tempo si giunge ad un inizio assoluto temporale indicato dall’espressione «in principio» (berescìt), dato riconosciuto dal Concilio Lateranense IV del 1215: «ab initio temporis», dato, questo, confermato altresì dalla fisica moderna, che considera l’universo come esistente da 14 miliardi di anni.

Nel che è implicito quel concetto di Dio che sarà esplicitato in Es 3,14 e cioè che Dio, per poter spiegare l’esistenza del mondo, deve poter esistere per conto proprio da solo, prima ed indipendentemente dal mondo, a meno che non si tratti di qualcosa che esiste in Dio stesso, come chiarirà Gesù Cristo (Gv 17), cioè il Logos, esistente in Dio identico a Dio «prima che il mondo fosse».

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martedì 1 dicembre 2020

Il dogma del paradiso terrestre (Prima Parte - 1/4)

 Il dogma del paradiso terrestre

Prima Parte (1/4) 

Un tema poco trattato

Il racconto genesiaco della creazione del mondo e dell’uomo ci istruisce su quello che Dio ha fatto dall’inizio della sua opera creatrice e sul comportamento originario dell’uomo nei confronti di Dio. Ci informa altresì circa una ribellione primordiale dell’uomo – il peccato originale -, alla quale Dio ha risposto col preavvisato castigo, ma nel contempo, impietositosi della miseria nella quale l’uomo era precipitato, promettendo la sua misericordia perdonante e salvifica, che si sarebbe rivelata al momento giusto con l’invio del Figlio a dare la sua vita per la remissione dei peccati e l’acquisto della vita eterna.

Occorre tener presente che l’ambiente fisico dei nostri progenitori, che l’agiografo chiama «giardino di Eden» appartiene ad un livello fisico trascendente, che sfugge alla nostra scienza fallibile perché, corrotta dal peccato e quindi sproporzionata a comprendere la natura del suddetto ambiente incontaminato dal peccato. Similmente l’occhio umano mortale non era proporzionato a riconoscere il Signore risorto. Fu necessaria una speciale condiscendenza del Signore perchè ciò potesse avvenire.

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Ci chiediamo inoltre che senso possa avere un universo così sterminato con corpi celesti distanziati in modo incalcolabile, irraggiungibili, oltre che distruttivi dell’uomo, carichi di energie di inimmaginabile potenza, ma che noi non possiamo assolutamente sfruttare. Nel contempo però vengono scoperti certi pianeti che almeno in linea di principio offrono possibilità di essere abitati.


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