Documento della Santa Sede Relativo al Motu Proprio Traditionis Custodes

 Documento della Santa Sede

relativo al Motu Proprio Traditionis Custodes

Ho il piacere di segnalare la pubblicazione da parte della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti della Risposta ad alcuni dubbi sollevati da diverse parti circa l’interpretazione e le facoltà concesse dal recente Motu Proprio Traditionis Custodes.

Si tratta di un Documento significativo, atto a dare tranquillità a quei fedeli, i quali si sono mostrati troppo preoccupati circa le sorti del Rito Romano Vetus Ordo.

Viceversa questo Documento mostra chiaramente l’intenzione del Santo Padre di andare incontro alle giuste richieste di coloro che desiderano dei chiarimenti.

Citiamo un passo particolarmente significativo del Documento:

“È triste vedere come il vincolo più profondo di unità – la partecipazione all’unico Pane spezzato che è il Suo Corpo offerto perché tutti siano uno (cf. Gv 17,21) – diventi motivo di divisione: è compito dei Vescovi, cum Petro et sub Petro, custodire la comunione, condizione necessaria – l’Apostolo Paolo ce lo ricorda (cf. 1Cor 11,17-34) – per poter partecipare alla mensa eucaristica.”

CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI

RESPONSA AD DUBIA

su alcune disposizioni della

Lettera Apostolica in forma di «Motu Proprio»

TRADITIONIS CUSTODES

del Sommo Pontefice

FRANCESCO

Il Sommo Pontefice Francesco, nel corso di un’Udienza concessa al Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti in data 18 novembre 2021, è stato informato e ha dato il suo assenso alla pubblicazione dei presenti RESPONSA AD DUBIA con annesse NOTE ESPLICATIVE.

 

https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccdds/documents/rc_con_ccdds_doc_20211204_responsa-ad-dubia-tradizionis-custodes_it.html


P. Giovanni Cavalcoli, OP

Fontanellato, 18 dicembre 2021

Immagine da internet

31 commenti:

  1. Caro Padre Cavalcoli,
    con tutto il rispetto per la sua persona, non posso fare a meno di essere estremamente sorpreso quando inizi il suo articolo dicendo che hai "il piacere" di segnalare quanto stabilito dal recente Documento della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti della Risposta ad alcuni dubbi sollevati da diverse parti circa l’interpretazione e le facoltà concesse dal recente Motu Proprio Traditionis Custodes.
    Come hanno sottolineato molte autorità in campo liturgico e canonico, sia il Motu Proprio che queste disposizioni disciplinari significano, infatti, l'annientamento totale del vetus ordo Missae, non certo nella sua essenza divina, non abrogata, ma come rituale pratica nella Chiesa, cosa che ormai è diventata praticamente impossibile.

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    1. Caro Corrado,
      il parlare di annientamento totale del Vetus Ordo è una affermazione che non corrisponde assolutamente alla verità, per il semplice fatto che il Documento della Congregazione dà un regolamento, seppur piuttosto restrittivo, per una conveniente celebrazione del Vetus Ordo.
      In ogni caso, per il buon cattolico, la cosa essenziale è il poter partecipare alla Santa Messa. Che sia Novus o Vetus Ordo è una cosa secondaria. D’altra parte l’obbedire al Decreto della Congregazione comporta certamente nei devoti del Vetus Ordo un atto di faticosa obbedienza, ma proprio per questo ancora più meritorio, sull’esempio di Cristo che ha dato il suo sangue per la nostra salvezza.
      Da parte mia sono stato contento e ho avuto piacere che il Documento della Congregazione espliciti l’intento di Papa Francesco: che tutti i cattolici siano tutti uniti attorno all’altare, secondo la celebrazione nel Novus Ordo.

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  2. Caro Corrado, e anche, padre Cavalcoli,
    coloro che conoscono il diritto canonico esprimono in questi giorni che Traditiones custodes è un documento molto discutibile dal punto di vista giuridico, e ancor più discutibili sono le risposte della Congregazione per il Culto Divino ai dubbi ricevuti dai vescovi in ​​merito alla applicazione di Traditionis custodes (o dovremmo piuttosto dire supposti dubbi?).
    Con tutto il rispetto, davanti a questi documenti (sia il motu proprio che queste risposte) mi sembra di essere ancora una volta nelle leggi dettate da un tiranno che si considera anzitutto ordinamento giuridico e, quindi, con diritto di fare ciò che lui vuole.
    Tuttavia, l'aspetto più grave di questa situazione non è la questione canonica ma l'enorme danno e dolore che provoca a decine di migliaia di anime, cattolici fedeli al vetus ordo, che non vengono ascoltati né presi in considerazione, ma semplicemente emarginati e condannato ad una più o meno rapida estinzione.

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    1. Caro Ettore,
      capisco la sofferenza per le norme restrittive circa la celebrazione secondo il vetus ordo. Ma d’altra parte il buon cattolico deve esser pronto all’obbedienza anche se questa costa, sull’esempio di Cristo, che ha addirittura versato per noi il suo Sangue. Non vi si chiede certo di peccare o non vi si proibisce di fare il vostro dovere, nel qual caso soltanto sareste autorizzati a disobbedire. In fin dei conti quello che conta è la Messa: che sia vetus ordo o novus ordo è cosa secondaria. Non fate del vetus ordo una questione di principio. L’importante è la Messa e non sarà certo il Papa a proibirvi di andare a Messa.

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  3. Permettimi di intervenire in questa piccola discussione:
    Sebbene il responsabile ultimo sia papa Francesco, altri sono i veri autori di questa strage non solo dell'ordine liturgico ma del mondo tradizionale.
    Per quanto accaduto in questi quasi nove anni di pontificato, è stato facile constatare che la Sacra Liturgia non è un ambito di particolare interesse per papa Francesco. La prova è che durante i primi otto anni del suo pontificato non prese decisioni restrittive nei confronti del Vetus Ordo e dei Lefebvriani; ma piuttosto il contrario.
    La responsabilità, a mio avviso, viene dal gruppo di studiosi di Sant'Anselmo, che insieme alla Scuola di Bologna, sono gli eredi dello "spirito conciliare" in materia liturgica. Uno di questi è il professor Andrea Grillo, che dal 2017 opera all'ombra di Domus Santa Marta. Un altro è l'Arcivescovo Vittorio Viola, o.f.m., anche di Sant'Anselmo e Segretario della Congregazione del Culto, e un altro è padre Corrado Maggioni, fino a pochi mesi fa sottosegretario dello stesso dicastero, e diversi altri.
    Si tratta di una piccola élite di illuminati che riconoscono come genitori Mons. Annibale Bugnini e il suo segretario, Mons. Piero Marini, responsabili degli abituali eccessi liturgici che hanno popolato il pontificato di Giovanni Paolo II.

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    1. Caro Amedeo,
      concordo con lei nel riconoscere l’influsso dannoso in campo liturgico da parte dei modernisti. Devo dire però che delle persone, che cita lei, non ne conosco quasi nessuna.
      Conosco invece molto bene Andrea Grillo, che ho avuto più volte occasione di criticare, in modo particolare per la sua concezione errata della Transustanziazione.
      Anche per quanto riguarda la Scuola di Bologna ho avuto modo di criticare Alberto Melloni.
      Per quanto riguarda Bugnini, non bisogna dargli più importanza di quanto ne ha. È vero che egli tentava di fare deviare il Concilio in senso modernista, ma quando San Paolo VI se ne accorse lo congedò inviandolo in una diocesi in Estremo Oriente.
      Il grave problema di oggi è il fatto che gli stessi Sommi Pontefici, anche se santi, non riescono a frenare la prepotenza modernista.
      Allora, cosa fare? La nostra speranza è che il Papato riacquisti vigore ed energia, in modo da resistere a queste forze dissolvitrici, che si presentano falsamente come le punte avanzate della riforma liturgica del Concilio.
      Bisogna quindi pregare, perché la Chiesa possa liberarsi da questi falsari, affinchè possa finalmente realizzarsi l’auspicio di San Giovanni XXIII dell’avvento di una nuova Pentecoste, che sarà il frutto della vera realizzazione del Concilio.

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  4. Caro Padre Cavalcoli,
    Mi dispiace dover dissentire, anch'io, con i suoi sentimenti verso questi documenti della Santa Sede.
    Colpisce che sia Traditionis Custodes sia il documento della Congregazione per il Culto parlino più e più volte della “ricchezza” della riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Ma ho l'impressione che questo non corrisponda alla realtà.
    Tale riforma è stata concepita per promuovere una più attiva partecipazione dei fedeli alla vita liturgica della Chiesa. Cinquant'anni dopo, quello che vediamo è che le chiese sono vuote, che la frequenza dei fedeli ai servizi liturgici è diminuita drasticamente, riducendosi principalmente alle persone anziane, e che i seminari, dove si formavano i ministri del culto, sono stati svuotati.
    Non so cosa sarebbe successo se non fosse esistita la riforma liturgica del Vaticano II, ma la verità è che questa riforma, di fatto, non è stata efficace nell'impedire l'allontanamento dei fedeli cattolici dalla liturgia. E questa non è che una valida deduzione da dati ovvi. Non si può negare.

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    1. Caro Silvano,
      la diminuzione della frequenza ai Sacramenti e del numero dei sacerdoti non è affatto dovuta alla riforma liturgica, promossa dal Concilio Vaticano II, perché, se essa avesse potuto essere attuata nei suoi veri intenti e nel suo vero significato, a quest’ora si sarebbe realizzata quella nuova Pentecoste, che fu auspicata da San Giovanni XXIII, come effetto della riforma conciliare.
      Sennonché tutti sappiamo come, sin dall’immediato postconcilio, sia riesploso il fenomeno modernista, guidato da Karl Rahner. Questo fu un fenomeno del tutto imprevisto da parte dei buoni vescovi, i quali si trovarono del tutto impreparati ad affrontare l’assalto dei modernisti. Gli stessi Papi, a cominciare da San Paolo VI, per quanto santo, non furono in grado di frenare questa forza.
      Oltre a ciò, i modernisti provocarono la comprensibile reazione dei lefevriani, i quali indubbiamente caddero nello scisma, ma, se non ci fosse stato il sorgere del modernismo, possiamo pensare che non ci sarebbe stata neppure questa reazione.
      Quali sono le prospettive per l’oggi? Dobbiamo pregare per il Santo Padre ed aiutarlo affinché questo esecrabile conflitto tra modernisti e filolefevriani o passatisti giunga finalmente a termine, in modo che si crei la pace, che dovrà consistere in una reciproca integrazione in quanto, nei modernisti, a parte i loro errori, esiste una esigenza di progresso, mentre nei filolefevriani, a parte i loro errori, esiste la giusta esigenza di rispettare la tradizione e di conservare il deposito della fede.
      Ora, è evidente che la pienezza della vita cristiana nasce dalla convergenza tra il moderno e l’antico, tra il progresso e la tradizione, tra il rinnovamento e la conservazione.

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    2. "la diminuzione della frequenza ai Sacramenti e del numero dei sacerdoti non è affatto dovuta alla riforma liturgica, promossa dal Concilio Vaticano II, perché, se essa avesse potuto essere attuata nei suoi veri intenti e nel suo vero significato, a quest’ora si sarebbe realizzata quella nuova Pentecoste, che fu auspicata da San Giovanni XXIII, come effetto della riforma conciliare".

      Con tutto il rispetto, padre Cavalcoli, non è un'affermazione un po' ingenua? Una nuova Pentecoste per la corretta applicazione del Novus Ordo Missae?

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    3. Caro Silvano,
      come cattolici, noi dobbiamo credere che la riforma conciliare sia stata attuata con l’assistenza dello Spirito Santo, il che non esclude che certe disposizioni pastorali o disciplinari possano essere meno prudenti. Tuttavia il fedele cattolico, attenendosi a queste disposizioni, è sicuro di camminare nelle vie del Signore.
      L’auspicio di San Giovanni XXIII, che l’applicazione della riforma conciliare potesse suscitare una nuova Pentecoste in se stesso è quindi pienamente comprensibile. Infatti il Concilio, nel momento in cui era fedele all’essenza della Chiesa, dà le indicazioni per un progresso e un rinnovamento della Chiesa, che non è azzardato paragonare ad una forte discesa dello Spirito Santo.
      Di fatto laddove il Concilio è stato applicato abbiamo potuto vedere l’azione dello Spirito Santo. La cosa dolorosa, come ho detto, è invece il fatto che in certi casi l’azione dello Spirito è stata fraintesa e in altri è stata bloccata, a causa di una cattiva interpretazione della riforma conciliare, quando non si è avuta una vera e propria opposizione a causa di certi movimenti, che hanno voluto restar fermi alla situazione preconciliare, credendo con ciò di rimanere fedeli alla Tradizione, mentre in realtà non avevano capito che il Concilio ce la fa realizzare in un modo migliore, così da arricchire il patrimonio di santità della Chiesa.

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  5. Caro Padre Giovanni,
    la invito, cortesemente, a commentare le seguenti parole che l’arcivescovo Athanasius Schneider ha espresso su “Traditiones custodes” e sui “Responsa ad dubia”, rispondendo ad un’intervista:
    “Con freddezza burocratica queste nuove linee guida impongono alla vita di così tanti giovani cattolici – sia sacerdoti sia fedeli laici, uomini e donne – norme così spietate e discriminatorie che non sarebbe sorprendente se essi si sentissero come lentamente torturati spiritualmente.
    […] Tali misure, così giustificate, rasentano lo scherno, poiché contraddicono palesemente la politica generale di papa Francesco di sanare le ferite nella vita della Chiesa dei nostri giorni, come ha detto, ad esempio, con le seguenti parole: «La cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite…» (Intervista a papa Francesco di padre Antonio Spadaro, L’Osservatore Romano, 21 settembre 2013).
    […] Le nuove linee guida tradiscono una “irrigidimento ostile”, per usare una frase che papa Francesco ha talvolta utilizzato per mettere in guardia i vescovi (vedi ad esempio Discorso del Santo Padre Francesco per la Conclusione della III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, 18 ottobre 2014). Si tratta di un testo di una rigidità inaudita e di una rigida uniformità che ricorda certe sentenze dell’Inquisizione o risposte ai dubia d’altri tempi, caratterizzate da un gonfio legalismo liturgico.
    […] Per qualsiasi osservatore obiettivo, il messaggio chiaro che queste nuove linee guida inviano ai cattolici fedeli alla liturgia tradizionale è: “Con la vostra esperienza religiosa non siete i benvenuti nella Chiesa! La vostra esperienza della liturgia tradizionale è falsa e non autentica, state vivendo nell’autoinganno! Oggi non c’è pluralità liturgica nella Chiesa, perché c’è una sola e unica espressione della lex orandi, ed è la liturgia riformata. C’è una sola legge, e secondo questa legge dovete morire, cioè dovete abbandonare la liturgia dei vostri padri e dei Santi!». Gli autori di questi nuovi orientamenti hanno chiaramente dimenticato il seguente principio enunciato dal Concilio Vaticano II: «La Chiesa, quando non è in questione la fede o il bene comune generale, non intende imporre, neppure nella liturgia, una rigida uniformità» (Sacrosanctum Concilium, 37). Le nuove linee guida annullano quanto affermato da papa Francesco: «Il discernimento è … un processo creativo, che non si limita ad applicare schemi. E’ un antidoto contro la rigidità, perché le medesime soluzioni non sono valide ovunque.» (Discorso ai vescovi ordinati nel corso dell’ultimo anno, 14 settembre 2017).
    […] I vescovi hanno il diritto di resistere con riverenza e prudenza a questi provvedimenti, poiché evidentemente nuocciono al bene della Chiesa intera, abolendo quasi del tutto un’esperienza liturgica millenaria che si è rivelata fruttuosa. Cancellare semplicemente il grande tesoro dei riti liturgici contenuto nel Pontificale Romanum, compresi i riti teologicamente e liturgicamente ricchi degli Ordini Maggiore e Minore, il rito della Confermazione e le varie consacrazioni (quali altari, chiese e vergini), conservati dalla Chiesa romana non da più di cinquant’anni, come nel caso dei riti liturgici riformati, ma nell’arco di un millennio, è dannoso per l’intera Chiesa."

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    1. Caro Bruno V., ritengo opportuno precisare che monsignor Athanasius Schneider non è arcivescovo di alcuna diocesi, ma semplicemente vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Astana.

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    2. Caro Silvio,
      la ringrazio per la giusta correzione. Probabilmente avendo in mente la parola “arci-diocesi”, si è generato il lapsus che mi ha portato a… promuovere il vescovo Schneider ad arcivescovo.

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  6. Prosegue ancora monsignor Schneider:
    “I Responsa ad dubia rappresentano un esempio lampante della nota massima “summum ius, summa iniuria”, cioè che una legge formalmente corretta può diventare una grande ingiustizia. Questo documento passerà alla storia come un tragico esempio di come la Santa Sede possa risolvere con la violenza un delicato problema pastorale.
    Le nuove linee guida della Congregazione per il culto divino non hanno risolto nulla, ma hanno invece creato uno stallo pastorale e gravi problemi di coscienza per molti sacerdoti e fedeli. In modo singolare, assistiamo a un intransigente metodo inquisitorio impiegato all’interno di un pontificato che si è autodefinito come caratterizzato dalla “tenerezza” e dalla sensibilità pastorale, come attestano le seguenti parole di Papa Francesco: «Se noi non arriveremo a questa Chiesa della vicinanza con atteggiamenti di compassione e tenerezza, non saremo la Chiesa del Signore.… Non dimentichiamo lo stile di Dio che ci deve aiutare: vicinanza, compassione e tenerezza.» (Discorso di apertura del Sinodo, 9 ottobre 2021).
    […] Il principio dei primi secoli, formulato da papa Stefano I (+ 257), resta un fulgido esempio: nihil innovetur nisi quod traditum est, cioè «non si rinnovi nulla se non ciò che è stato tramandato».
    […] Quanto più un papa custodisce e trasmette fedelmente i tesori vivi della fede e della liturgia della Chiesa romana – che non sono affatto un “pezzo da museo”, ma una realtà viva, come lo furono per tanti grandi santi – tanto meglio adempie al suo compito ed esercita la sua autorità come successore di Pietro. Un papa dovrebbe annullare le decisioni dei suoi predecessori solo quando sono chiaramente novità e rotture con la fede e i riti liturgici. Abbiamo avuto diversi esempi lungo la storia. Le lettere di papa Onorio I (+638), molto ambigue dal punto di vista dottrinale, furono annullate dai suoi successori; ad esempio da san Leone II, il quale affermò: «Onorio, invece di purificare questa Chiesa apostolica, lasciò che la fede immacolata fosse macchiata da un tradimento profano». Per citare un altro esempio: nel 1535 papa Paolo III emanò un Breviario che fu compilato dal cardinale Quiñones ed ebbe più di cento edizioni. Tuttavia, per il suo disprezzo della tradizione, papa Paolo IV lo bandì nel 1558.
    La Traditionis custodes e il nuovo documento della Congregazione per il culto divino stanno distruggendo l’opera paziente di pace, riconciliazione e comunione ecclesiale compiuta da papa Giovanni Paolo II con il motu proprio Ecclesia Dei e da Benedetto XVI con il Summorum Pontificum. Essi hanno davvero costruito ponti con la Tradizione e con una parte considerevole del clero e dei fedeli tradizionali, mostrando così che cosa significa veramente essere un pontifex. Mentre adesso papa Francesco ha smantellato il ponte costruito dai suoi due predecessori.”

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    1. Caro Bruno V.,
      le dichiarazioni di Schneider non dovrebbero sorprendere nessuno e, purtroppo, sono in linea con quanto sostiene da anni l'ausiliare della diocesi di Astana, rifiutando le dottrine del Concilio Vaticano II e il magistero pontificio post-conciliare.
      Proprio il motu proprio Traditionis custodes è stato motivato da questo tipo di "tradizionalismo" filo-lefebvriano di cui Schneider è rappresentante (sebbene va detto che la corrente filo-lefebvriana è molto varia, con diversi gradi di gravità scismatica ed eretica, più o meno chiara e più o meno confusa), che manipola le concessioni per celebrare il vetus ordo per opporsi alla Messa attuale, al Concilio e al magistero pontificio postconciliare.

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    2. Caro Silvio,
      comprendo il suo giudizio su monsignor Schneider, e tuttavia penso che, al di là delle etichette che possiamo attribuirgli di tradizionalista o filo-lefebvriano, sarebbe interessante entrare nel merito delle sue affermazioni per eventualmente confutarle.

      Per esempio:
      “non è condivisibile, quanto affermato dal vescovo Schneider, ovvero che si sarebbe dimenticato il principio enunciato dal Concilio Vaticano II, e cioé che: «La Chiesa, quando non è in questione la fede o il bene comune generale, non intende imporre, neppure nella liturgia, una rigida uniformità»”, perché le motivazioni che hanno spinto Papa Francesco al Traditionis custodes, sono proprio volte al bene comune generale della Chiesa, in quanto…”.

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    3. Caro Bruno V.,
      innanzitutto, vi chiedo di pensare che in alcuni casi quelle etichette possano avere un senso.
      Nel caso particolare dell'appellativo "filo-lefebvriano", per capirlo bisogna prima sapere cosa significa essere "lefebvriano". Ebbene, vi dirò: nell'ambito della fede, essere lefebvriano significa condividere almeno tre errori eretici dell'arcivescovo Lefebvre: rifiuto della validità della Messa riformata, rifiuto delle nuove dottrine del Concilio Vaticano II, e rifiuto della il magistero pontificio postconciliare. Pertanto, essere "lefebvriani" significa simpatizzare in qualche modo, in una certa misura, a volte non del tutto esplicitamente, con quella triade di errori.
      Ora, non c'è dubbio che negli scritti del vescovo Schneider ci siano aspetti pregevoli, lati positivi e molte verità, ma se lei passa in rassegna le sue dichiarazioni e i suoi testi (io l'ho fatto), non solo questa intervista a Diane Montagna, lei vedrà l'accostamento di molte affermazioni schneideriane alla triade lefebvriana. Da qui il "etichetta".

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    4. Caro Bruno,
      posso comprendere l’amarezza di Mons. Schneider, tuttavia, io sono dell’idea che bisogna obbedire, per quanto la cosa sia costosa. Del resto la Messa non è un Sacrificio? E se pensiamo a Gesù, non gli è forse costato sacrificio obbedire al Padre? D’altra parte, il Papa non ci comanda di compiere un peccato, né ci proibisce di compiere il nostro dovere, nel qual caso soltanto sarebbe lecito disobbedire.
      Ricordiamoci che la cosa essenziale è avere la Messa, che sia il Vetus Ordo o sia il Novus Ordo non importa. A meno che uno non sia contro il Novus Ordo. Nel qual caso non ci siamo assolutamente e quindi non accusiamo Papa Francesco di essere un tiranno. Al contrario, la preoccupazione di Papa Francesco è quella che tutti noi cattolici accogliamo il Novus Ordo e ha tutto il diritto di farlo, perché è la Messa della riforma promossa dal Concilio. Questo non significa che chi ama il Vetus Ordo non abbia la possibilità di fruirne. Le regole del Motu Proprio sono fatte apposta.
      Stiamo attenti a non fare del Vetus Ordo un idolo, perché sarebbe una cosa empia e del tutto contraria alla sana Liturgia.

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  7. Caro Padre Cavalcoli,
    Sono una parrocchiana cattolica che ha sempre partecipato alla Messa Riformata e non ho mai, mai partecipato alla Messa del Vetus Ordo.
    Tuttavia, guardo con preoccupazione a ciò che sta accadendo.
    Perché non ho difficoltà ad ammettere che sia rispettato il diritto di tanti fedeli che vogliono ancora rimanere fedeli alla Messa preconciliare, e anche quando papa Benedetto XVI si era schierato a favore di quel diritto e gli aveva liberamente concesso quella possibilità.
    La mia domanda è allora: perché imbarcarsi nella Chiesa, come ha fatto papa Francesco con il suo motu proprio Traditionis Custodes, in una guerra già vinta con quanto aveva stabilito il Summorum Pontificum?

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    1. Cara Vanessa,
      comprendo il suo dispiacere per quei cattolici che provano un grande disagio, per non dire un senso di ribellione, nei confronti del Motu Proprio di Papa Francesco, mentre mi compiaccio della sua fedeltà al Novus Ordo.
      Tuttavia il suo giudizio su Papa Francesco non è esatto. Infatti ogni Papa, in materie come queste, che riguardano la disciplina liturgica, ha facoltà, se crede, di mutare le disposizioni di un Papa precedente, o nel senso di mitigare o nel senso di restringere.
      Ciò vuol dire che il dovere del buon cattolico è quello di obbedire sull’esempio stesso di Nostro Signore, il quale ha istituto la Messa proprio sulla base al suo Sacrificio.

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  8. In tutto ciò che sta accadendo si ha l'impressione che i sacramenti non siano più intesi come canali di grazia assolutamente necessari e indispensabili per la salvezza delle anime, ma piuttosto come luogo privilegiato per l'esercizio del potere. Si preferisce lasciare i fedeli senza sacramenti, piuttosto che consentire loro di accedervi, celebrati secondo il rito che i cattolici hanno seguito per più di 1.500 anni e che è stato avallato come valido e mai abrogato da papa Benedetto XVI.

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    1. Caro Anonimo,
      è chiaro che i Sacramenti rimangono ordinariamente i mezzi necessari della salvezza. Le restrizioni che Papa Francesco ha stabilito riguardo al Vetus Ordo, lasciano ancora spazio a questo rito. Ma ciò a cui il buon cattolico deve soprattutto guardare è il Novus Ordo, che è una Messa valida tanto quanto quella del Vetus Ordo. Per questo chi trova difficoltà ad accedere al Vetus Ordo, non è che rimanga senza la Messa, ma ha la possibilità di accedere al Novus Ordo.
      Per questo non si tratta di abuso di potere da parte di Papa Francesco, ma si tratta di disciplina ecclesiale circa la quale il Papa ha piena competenza ed autorità. Se siamo buoni cattolici bisogna quindi che ci fidiamo della sua guida, sicuri di camminare verso la salvezza.
      Preciso che il Vetus Ordo non è antico di 1.500 anni, ma solo di 500, perché fu stabilito da San Pio V. Questo vuol dire che anche la Messa precedente al Vetus Ordo era valida. In conclusione bisogna dire che la cosa essenziale è andare a Messa, che sia il Novus Ordo o che sia il Vetus Ordo non ha importanza. Sarebbe stolto rinunciare alla Messa solo perché non è possibile nel rito Vetus Ordo.

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  9. Mi unisco agli obiettori.
    Padre Cavalcoli: Penso che un'altra ragione di questi documenti sia una concezione positivista del diritto liturgico. Per i positivisti, la liturgia diventa legge per decisione dell'autorità competente. Ed è questo l'atteggiamento che vediamo non solo nei legislatori romani, ma anche in gran parte dei vescovi del mondo che, di fronte alla pretesa dei loro fedeli, dicono: "È ciò che comanda il Papa".
    Tuttavia, non è questa la concezione cattolica della legge, che suppone che sia sancita in vista della salvezza delle anime e trova la sua legittimità nell'uso costante che diventa consuetudine. L'autorità, quindi, non crea la liturgia né la usa, ma semplicemente la purifica in modo che tutti i suoi elementi siano conformi alla fede.
    La riforma liturgica del Vaticano II è stata attuata in un quadro di interpretazione positivista del diritto, così come Traditionis Custodes e queste risposte. E poi, se il costume e il bene delle anime cessano di essere presi in considerazione e si appellano solo al peso della legge, tutti i mezzi saranno adeguati per affermare l'autorità e applicare la severità di quella legge.

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    1. Caro Simone,
      effettivamente il modo legittimo di celebrare la Santa Messa dipende da una forma di diritto positivo, vale a dire la facoltà che il Papa ha, concessagli da Cristo, di regolamentare i modi della celebrazione eucaristica secondo le necessità dei tempi e dei luoghi.
      Questo potere proprio del Papa non ha nulla a che vedere col positivismo, che è una falsa dottrina del diritto, che riduce la legge naturale a diritto positivo.
      Nel caso invece della disciplina ecclesiale, il Papa non si permette assolutamente di toccare l’essenza del Sacramento, il quale è di diritto divino. Nella fattispecie l’essenza della Santa Messa è di istituzione divina. Quando si parla di Vetus Ordo o Novus Ordo non si tocca l’essenza della Messa, ma due particolari modalità di celebrazione, che cadono sotto il cosiddetto “potere delle chiavi” proprio esclusivamente del Papa.
      In questo campo, il Papa non è infallibile e tuttavia il buon cattolico è tenuto di norma ad obbedire alle sue disposizioni in quanto si suppone che esse non inducono al peccato.

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  10. Sacerdos in aeternum24 dicembre 2021 15:09

    Caro Padre Cavalcoli:
    La Chiesa ha sempre avuto più riti. Alcuni simili, altri no. Anche all'interno del rito bizantino hanno la liturgia di san Giovanni Crisostomo, e per alcuni giorni più solenni quella di san Basilio. E così in modo simile con gli altri riti orientali e anche con alcuni riti latini circoscritti a diocesi o ordini religiosi.
    Questo focolaio bulignista è tipico di papa Francesco, uomo sicuramente legato al passato, voglio dire, al passato degli anni 1960-1970. E la soluzione che il Papa sollecita è che chiunque voglia avere una relazione con il vetus ordo finisca nella Fraternità San Pio X, perché alla fine ha concesso ai lefebvriani la facoltà di confessarsi e di celebrare i matrimoni.

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    1. Caro Sacerdos,
      Bugnini non c’entra con il Novus Ordo, perché esso dipende da San Paolo VI. Considerare il Papa legato al movimento del ’68 è offensivo. Chi lo ha definito Papa rivoluzionario, non sapeva quello che diceva.
      Non risulta e non è credibile che il Papa solleciti ad entrare nella Comunità San Pio X, che non è in comunione con la Chiesa, anche se la sua benevolenza lo ha indotto a concedere ai sacerdoti della Comunità la facoltà di confessare nell’Anno Santo della Misericordia.

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    2. Caro Padre Cavalcoli: che Bugnini abbia avuto a che fare non solo con la riforma liturgica di Paolo VI, ma anche con la riforma della Settimana Santa di Pio XII è un fatto storico. Certo, in entrambi i casi la promulgazione e l'autorità vengono dal Santo Padre. Tuttavia, il bugninismo è il movimento attuale che suggerisce a papa Francesco questo violento divieto. Naturalmente, ancora una volta l'autorità del documento è data dal Santo Padre al momento della sua pubblicazione. La cosa su Francisco e la Fraternità San Pío X è una conclusione. Per Francesco la comunione imperfetta è sufficiente e meno fastidiosa. Lo ha già dimostrato adottando misure simili quando era arcivescovo di Buenos Aires. Ma non è un fatto provato. Ma ritengo che le misure inutili ed esagerate che prende con quei fedeli -sapendo come stanno- li spingono a questo. Allo stesso modo, se limitassi all'estremo i riti orientali a molti fedeli, li spingerei ad andare all'Ortodossia. È la mia opinione.
      Sacerdos in aeternum

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    3. Caro Anonimo,
      bisogna riconoscere che la Fraternità San Pio X, per quanto manchi di una piena comunione col Papa, tuttavia gode di una certa organizzazione che le consente un qualche modus vivendi con la Chiesa Cattolica.
      Tuttavia è chiaro che il Papa, da buon pastore, non può accontentarsi della situazione di quella Fraternità, ma certamente spera che essa possa un domani integrarsi pienamente nella Chiesa. Questo vuol dire che il Motu Proprio Traditionis Custodes non riguarda tanto quella Fraternità, ma, come dice il Papa stesso, è contro certi “scismatici”, i quali giungono a negare la validità del pontificato di Papa Francesco.

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  12. Non credo che questo messaggio verrà pubblicato a lungo, ma sento in cuor mio che dovrei inviartelo:
    Sei la definizione vivente di un perfetto prevenuto. L'odio che mostra verso i veri difensori della tradizione è davvero triste. Mi dispiace che tu sia così immerso nelle tue giustificazioni sempre inverosimili. Sono anni che ti gridano che hanno creato un'altra religione e tu non la accetti. Non c'è peggior cieco di chi non vuole vedere... Le loro cappelle continueranno a rimanere vuote e i loro fedeli continueranno ad essere pervertiti dalla rinnovata liturgia (un esempio ne sono i sondaggi fatti su quanti credono in la presenza reale delle NS nell'Eucaristia) Nel frattempo, e con loro disperazione, la FSSPX continuerà a crescere provvidenzialmente in tutto il mondo. Li riconoscerete dai loro frutti.
    Grazie, padre. E prego per te.

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    1. Caro Anonimo, Nostro Signore Gesù Cristo ha fondato la Chiesa Una Santa Cattolica ed Apostolica ed ha affidato la sua guida al Romano Pontefice, ora Papa Francesco.

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