Il valore del Concilio Vaticano II secondo il Papa - Seconda Parte (2/2)

 Il valore del Concilio Vaticano II secondo il Papa 

Seconda Parte (2/2) 

Una proposta al Santo Padre

Il problema più grave della Chiesa di oggi è la divisione fra cattolici circa il giudizio da dare delle dottrine del Concilio e la loro interpretazione. Purtroppo non si tratta di un semplice dibattito o confronto sereno di opinioni all’interno dei limiti dell’ortodossia, cosa che sarebbe normale, considerando l’inevitabilità in questa vita dei contrasti d’opinione fra persone in buona fede e l’utilità del confronto delle opinioni, ma purtroppo qui siamo di fronte da cinquant’anni ad un aspro conflitto tra due partiti, che sarebbero fatti per integrarsi a vicenda, se fossero aperti ad ascoltare l’uno le ragioni dell’altro e avessero l’umiltà di lasciarsi correggere dall’altro.

Invece entrambi, avendo perso di vista i valori comuni del cattolicesimo e volendo continuare a dirsi cattolici, tradiscono e falsificano questo nome attaccandosi con inflessibile accanimento solo ad una parte del cattolicesimo per metterla contro l’altra, con la pretesa, nel contempo, di rappresentare la vera Chiesa, definendo il partito opposto come nemico del cattolicesimo o perché «conservatore» o perché «modernista».

La cosa che più addolora in questa esasperante e lacerante controversia, che sembra sempre più aggravarsi, non è tanto il contrasto delle idee, perché questo non suppone necessariamente la disonestà o la malafede o la volontà d’inganno, ma è l’assenza della carità e addirittura di umanità, che porta con sé ogni genere di male: l’invidia e il disprezzo reciproci, la competizione senza esclusione di colpi, la botta e risposta, l’attacco proditorio, la persecuzione, la vendetta, l’ingiustizia e la parzialità dei giudizi, il gusto di litigare e di contraddire il fratello, la volontà di prevalere sull’altro, la ricerca del successo mondano e la raffinata volontà di accaparrarsi il maggior numero di ingenui seguaci con una martellante propaganda delle proprie idee, la superbia di chi si ritiene la fonte della verità, l’orgoglio di non accettare critiche o correzioni, il rifiuto di riconoscere i valori comuni, la mancanza di spirito di collaborazione, l’ostinazione nella difesa dei propri errori, il rancore che si sfoga nell’insulto, nella maldicenza, nella derisione, nel sarcasmo e nella calunnia, l’anteporre il proprio io all’accettazione della verità, la voglia di distruggere l’avversario.

È lo scatenarsi di forze demoniache, penetrate tra di noi, le quali cercano di metterci gli uni contro gli altri, facendoci apparire odioso il fratello che ci istruisce e ci corregge, o istigandoci all’odio verso di lui. E tutto ciò sta avvenendo in una Chiesa, alla quale un Papa da otto anni sta predicando il dialogo e la misericordia.

Si sta diffondendo una nefasta rassegnazione alla conflittualità come se dovesse essere cosa normale e costruttiva. C’è chi addirittura fa riferimento alla dialettica hegeliana credendola principio di razionalità, di progresso o di riconciliazione, mentre invece essa è, come è stato dimostrato dalla sua applicazione nella storia, la distruzione della ragione e della civiltà, nonché l’apologia dell’ingiustizia, dell’odio e della violenza.

Si sta perdendo non solo il senso dell’universalità del cattolicesimo, ma della stessa ragione umana come principio dell’uguaglianza e della fraternità fra gli uomini. Il Papa sta lodevolmente tentando di rimediare esaltando il valore della fratellanza umana basata sulla ragione e della superiore fratellanza cristiana dei figli di Dio, basata sulla fede.

È, questa, un’ottima idea, un balsamo che sta curando le ferite; ma occorrono a mio giudizio altri interventi urgenti del Santo Padre. Bisogna, secondo me, che egli metta maggiormente in opera quel carisma che egli solo possiede come Pastore universale della Chiesa, ossia la capacità di fondare, custodire, promuovere e difendere l’unità della Chiesa nella legittima pluralità e diversità delle sue componenti, manifestazioni e realizzazioni.

Il rischio oggi è quello che nella Chiesa, col pretesto del «pluralismo», prosperi una molteplicità torbida, caotica e disordinata. Sotto pretesto di evitare il dottrinarismo e l’astrattezza e di mirare al pratico e al concreto, è in aumento un pullulare di particolarismi anarchici, di egoismi sfacciati e di individualismi meschini e fastidiosi, come uno sciame di insetti, per cui i fedeli si sentono come pecore senza pastore e perdono di vista il principio dell’unità, dimenticando che è proprio il Papa a garantire la varietà e la libertà dei singoli e che senza tale spirituale armonia la molteplicità degenera e si trasforma nella dissoluzione brulicante e verminosa di un cadavere in decomposizione.

Ogni buon cattolico vede nel Papa il giudice supremo nelle controversie – Roma locuta, causa finita – perché decida chi ha ragione e chi ha torto, per ottenere giustizia e perché faccia giustizia. Egli però, onde ottenere la fiducia da ambo le parti, deve mostrasi imparziale, capace di dare a ciascuno il suo e di accordare le due parti laddove tra di loro c’è reciproca complementarità, condannando gli estremismi che pongono fuori della Chiesa. Ché se invece il Papa favorisce una parte contro l’altra, la parte favorita diventa ancora più prepotente e quella umiliata rischia di essere presa dall’odio contro il Papa. A che pro?

Occorre dunque a mio giudizio che il Papa, mettendo in opera il carisma dell’unità, del quale fruisce grazie allo Spirito Santo, e vincendo le trame dello spirito della discordia, che è il demonio, si adoperi maggiormente per la riconciliazione e la concordia delle due parti sulla base comune delle dottrine del Concilio e in ultima analisi, dei valori della fede cattolica.

Mi pare che il Papa, nella promozione del dialogo, della riconciliazione e della pace dovrebbe trovare più urgente la promozione di questi valori all’interno della Chiesa, prima che occuparsi di essi in campo ecumenico o interreligioso. Se infatti noi cattolici non siamo uniti e in pace gli uni con gli altri, con quale autorevolezza o credibilità ci proponiamo poi al mondo come fautori di unità, di pace e di concordia? Gli altri potrebbero dirci: volete far da maestri a noi, quando voi per primi andate d’accordo come cani e gatti?

Occorre dunque che il Papa si adoperi per far incontrare le due parti, convocarle con pazienza e autorevolezza attorno a un tavolo, promuoverne il dialogo e il confronto in un clima di carità e fiducia reciproca. Non importa quanto a lungo durano le trattative, ma l’importante è trattare. Finché si litiga e ci si insulta, non si conclude nulla e la situazione peggiora.

Chiediamo allo Spirito Santo che faccia sì che chi è cieco possa vedere, chi è sordo possa udire, chi è muto possa parlare, chi è paralizzato possa camminare. Sembra purtroppo di assistere al trionfo dello «spirito muto e sordo» (Mc 9,25). Mentre il mondo è pieno di chiacchiere, a chi parla con utilità al prossimo, pare di parlare ai muri.

Il Papa, che pur è così sensibile alla politica, ha l’esempio in certi saggi governanti politici, i quali, per assicurare la pace del paese e il buon andamento della produzione, convocano presso di lui le parti del mondo del lavoro, sindacati e industriali, per risolvere contrasti e controversie e favorire giusti accordi, che promuovano il benessere del paese.

Tutti gli uomini di pace, dai Cardinali all’ultimo membro del popolo di Dio, «in ascolto di quello che lo Spirito dice alle Chiese» (cf Ap 2,29 e 3,13), devono aiutare il Vicario di Cristo in questa sacrosanta opera di pacificazione, che tocca l’essenza stessa della Chiesa, in modo che gli uni ascoltino le ragioni degli altri, sappiano correggere gli altri e si lascino correggere dagli altri, il tutto sotto la presidenza del sommo Pontefice, supremo custode e garante, grazie al dono dello Spirito, dell’unità e molteplicità della Chiesa, «regina a dextris tuis circumdata varietate» (Sal 44,10), affinchè tutti assieme, fratelli e sorelle nel rispetto e nella stima reciproci, camminino sicuri sulla via del regno di Dio.

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 6 febbraio 2021



 Si sta perdendo non solo il senso dell’universalità del cattolicesimo, ma della stessa ragione umana come principio dell’uguaglianza e della fraternità fra gli uomini. 

Il Papa sta lodevolmente tentando di rimediare esaltando il valore della fratellanza umana basata sulla ragione e della superiore fratellanza cristiana dei figli di Dio, basata sulla fede. 

Immagini da internet

6 commenti:

  1. Grazie, don Cavalcoli, per la risposta al mio commento nella prima parte della sua nota. Spero di non essere stata una tentazione per indurlo a discutere indebitamente. In questo senso, questa seconda parte della tua nota ha il merito di fornire ottimi argomenti per un compito pacificatore tra i due partiti (minoritari) in cui la Chiesa è oggi dibattuta aspramente, con grave danno ai neutrali e ai buoni cattolici (la maggioranza). Hai ragione: dobbiamo pregare perché i ciechi vedano, i sordi sentano e il paralizzato cammini. E quelli che possono indicare la via, teologi come te, danno un grande contributo in questo senso. Non rinunciare al tuo compito.

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    1. Cara Ross, ti ringrazio per queste buone parole, che mi incoraggiano a proseguire sulla strada giusta e sono contento che tu, dalle mie parole, abbia tratto giovamento.

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  2. Carissimo padre,
    io ho spesse volte l'impressione che uno dei nodi irrisolti nella Chiesa attuale sia la tensione fra unità e verità, e che spesso, nella retorica omiletica osì come nei discorsi più o meno di circostanza, si preponga sempre senza eccezione la prima alla seconda, o che si cerchi di salvarle entrambe senza dover scegliere fra le due. Ma a parte le capre e i cavoli, ho l'impressione (ma forse sbaglio, e se del caso, la prego mi corregga) che l'unità non solo non possa prescindere dalla verità, ma che da essa intrinsecamente dipenda, cosicché, se una scelta "politica" si dovesse imporre, non sarebbe certo corretto favorire un'unità basata sul compromesso di ciò che non è compromettibile. Detto in parole molto più povere, ad un certo punto, messi di fronte agli inaccettabili estremismi degli iper(pseudo)tradizionalisti e dei modernisti, temo si porrà in maniera drammatica un aut-aut in cui anche la Suprema Cattedra dovrà tornare a dire "non possumus". Questa la mia opinione. Grazie per i suoi post!

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    1. Caro Lettore, lei evidenzia un problema di fondo della Chiesa, che è sempre esistito e che oggi si è acutizzato, e cioè il rapporto tra unità e verità. Mi pare di notare in generale uno scarso amore per la verità e per la dottrina accompagnato dalla pretesa di realizzare un'unità nella pluralità, trascurando il fatto che la concordia è possibile solo sulla base di una verità comunemente accettata. Gli opposti estremismi, ai quali mi riferisco, sono il segnale di questa scarsa attenzione alla verità, come valore universale. Per questo ci si chiude nella faziosità, che inevitabilmente porta alla mancanza di carità. Dobbiamo pregare lo Spirito Santo, che il Papa, nella pienezza del suo carisma di promotore dell'unità nella verità, possa condurre quest'opera di pacificazione, che credo entri in fondo nel desiderio di tutti.

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  3. CARO PADRE E CONFRATELLO, LA SUA LETTERA AL PAPA E' SEMPLICEMENTE COMMOVENTE, PER LO SFORZO DI SUGGERIRE QUANTO EGLI DICHIARATAMENTE RIFIUTA DI ACCETTARE . MI PERMETTO DI TRASCRIVERE UN MIO INTERVENTO AD UN DOCENTE DELLA SORBONA, ANGUSTIATO E PREOCCUPATO PER QUESTO MODO DI DIALOGARE DEL PAPA E DEI SUOI OPPOSITORI - MI RIFERISCO ALL'ULTIMO DOCUMENTO SULLA FRATERNITA' SOCIALE -: QUESTA ENCICLICA SOCIALE - SOCIALE APPUNTO - SI PRESTA ALLA DUPLICE LETTURA; DOGMATICA O DI FEDE, E PASTORALE O PRAGMATICA. IL PAPA HA FATTO CAPIRE IN TUTTI I TONI CHE E' MUTATO IL PARADIGMA DELLA CHIESA CATTOLICA, E NON SI VERGOGNA, SOPRATTUTTO QUANDO PARLA A BRACCIO, DI SOTTOLINEARE LE SUE CONVERSIONI - DA NON CONFONDERE CON QUELLA DI PAOLO O DI AGOSTINO. QUINDI UNA TALE LETTERA SI PUO' DEFINIRE O COME IL VANGELO PER L'UMANITA' DI OGGI - E IL PAPA PENSA UTOPISTICAMENTE ANCHE PER L'UMANITA' DEL FUTURO , PARLANDO CONTINUAMENTE DI SOGNO, 'IO SOGNO' - OPPURE COME LA CARITATEVOLE ACCOGLIENZA NEL SENO DELLA CHIESA DEL MARXISMO PURO, RIGETTATO ED EMARGINATO DA QUASI TUTTE LE NAZIONI, DANDOGLI UN TOCCO QUALSIASI DI VANGELO, UNA O DUE PENNELLATE DI FRANCESCANESIMO, UN MISCUGLIO DI ISLAM, MOLTO BUDDISMO, E UNA LETTURA PARANOICA DELLA STORIA DEL CRISTIANESIMO, FATTA DI ODIO - DI CLASSE - CONTRO L'OPERA DI CIVILTA' PORTATA AVANTI NEI SECOLI CON MOLTA FATICA, E NON ESENTE DA UMANE FRAGILITA', DAI MISSIONARI CRISTIANI. FRATELLI TUTTI - SI FA PER DIRE - E' UNA CONTRADDIZIONI IN OGNI RIGO, PER L'ODIO CONTRO L'OCCIDENTE, LE ANALISI SOCIALCOMUNISTE DELLA REALTA' - PURE COSI' VARIA E IMPOSSIBILE A RIDURRE IN UN COACERVO D'INSIEME - E TANTO TANTO OBLIO DELLE PAGINE DELLA BIBBIA E DEL CATECHISMO - LA TEOLOGIA PER IL PAPA VA RELEGATA IN UN'ISOLA POSSIBILMENTE DESERTA, PER PERMETTERE A TUTTI DI DANZARE E DI SCORAZZARE SCOMPOSTAMENTE NEL MARE DEL RELATIVISMO. SE PERTANTO SI TIEN CONTO DELLO SFORZO PASTORALE DI PARLARE - COME UN LEADER LAICO - DAL SOGLIO PRESTIGIOSO DI PIETRO, A TUTTI GLI UOMINI, NON FA DIFFICOLTA' IL CONTINUO RIFERIMENTO A PERSONAGGI - PERALTRO IDEALIZZATI - DELLA STORIA RECENTE. SE COME CATTOLICO VUOI ENTRARE IN SINTONIA CON QUANTO IVI E' AFFERMATO DEVI LEGGERE OGNI CAPITOLO IN SINOSSI CON L'OTTAVO. ESSENDO POI EVIDENTE LA VOLONTA' DI FARE DI QUESTA LETTERA UNA SPECIE DI MANUALE DI DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA, IL CRISTIANO TENGA PRESENTE LA MOLTEPLICITA' DI FONTI CHE NE COSTITUISCONO IL TORRENZIALE - IL TORRENTE TRASCINA TUTTO NEL FANGO - INTRECCIO, E SI SFORZI DI CONVERTIRSI A TALE NUOVO RIVOLUZIONARIO PARADIGMA DEL CRISTIANESIMO, INVOCANDO LA DIVINA MISERICORDIA, CHE NON FA TANTE ANALISI, MA SI CHINA A SANARE SINGOLARMENTE LE FERITE DEL PECCATO - PERCHE' IL PECCATO ESISTE E HA BISOGNO DI ESSERE REDENTO - DA CRISTO GESU', SIGNORE NOSTRO DOLCISSIMO, E LUCE DEGLI UOMINI TUTTI IN CAMMINO VERSO LA PATRIA CELESTE.

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    1. Caro Don Biagio,
      comprendo la sua sofferenza e il suo disappunto, che sono anche i miei. Tuttavia La consiglierei di leggere il mio commento all'enciclica Fratelli tutti nel mio blog. Non risparmio le critiche, ma nel contempo rilevo gl'importanti aspetti positivi, soprattutto per quanto riguarda l'appello a tutti gli uomini di buona volontà, di ogni religione, credenti e non credenti, in nome della ragione e dell'universalità della natura umana, che tutti possediamo, a mettere in pratica, nel nome di Dio, i doveri della giustizia e della misericordia, nella lotta contro le ingiustizie e con particolare attenzione ai più poveri e bisognosi. Soprattutto la parte finale è importante col richiamo ai valori morali assoluti. Non noto affatto accenti marxisti o antioccidentali.
      P.Giovanni

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