TEOLOGIA FONDAMENTALE - P.Tomas Tyn, OP - Seconda Parte (2/5)

TEOLOGIA FONDAMENTALE

P.Tomas Tyn, OP

Seconda Parte (2/5)

Capitolo 3

MISTERO E DOGMA

 

1.     La nozione del mistero e del dogma

 

a.     Nozione cattolica

 

-       Il mistero. La rivelazione cristiana contiene al di là delle verità accessibili alla ragione, sia i misteri largamente detti tali come gli eterni decreti di Dio[1], sia i misteri strettamente detti che sono del tutto nascosti alla ragione[2], anzi, tali da superare persino la conoscenza angelica ed ogni intelletto creato[3], misteri, che, se non sono rivelati, non possono essere noti né, supponendo la rivelazione già avvenuta, possono essere dimostrati grazie al prgresso della scienza[4]; eppure non contraddicono alla ragione[5], ma la superano[6] e rimangono sempre oscuri[7] né si tratta di invenzioni umane contrarie al bene comune[8].

      Tre sono i requisiti che costituiscono il mistero propriamente detto:

                                    I.          che si tratti di una verità nascosta in Dio ovvero superante ogni intelletto creato;

                                  II.          che tale verità non possa essere nota se non per rivelazione. Infatti, alcune verità nascoste in Dio sono conoscibili senza rivelazione come ad es. il decreto di distruggere Gerusalemme fu noto dopo il fatto storicamente accaduto;

                                III.          che anche dopo la rivelazione avvenuta tali verità manifestate soprannaturalmente rimangono oscure. Alcune verità sono note solo per rivelazione, ma poi sono facili da conoscere come il fatto che per la volontà di Cristo la Chiesa dev’essere go­vernata da un solo Sommo Pontefice, mentre il mistero della Trinità, anche dopo la rivelazione rimane oscuro per tutti i viatori.

-       Il dogma. Dal Concilio Vaticano I risulta che si tratta di un’affermazione (assertio) “quae in verbo Dei scripto vel tradito continetur, et ab Ecclesia sive sollemni iudicio, sive ordinario et universali magisterio, tamquam divinitus revelata credenda proponitur in eodem semper sensu accipienda[9]. Il dogma si dice definito, se proclamato da sentenza solenne, cattolico se tenuto in virtù del magistero ordinario ed universale.

      Il dogma sta dunque al mistero come l’affermazione a ciò che si asserisce. La Chiesa dichiara piuttosto il senso del dogma che del mistero in quanto dichiara il senso della proposizione che annuncia ed esprime il mistero.

      Il dogma non coincide però con il mistero perché lo stesso mistero può avere diverse, plurime, formulazioni dogmatiche sempre più esplicite (e, ovviamente, sempre coerenti con quelle precedenti). Ad es. l’incarnazione può essere annunciata (1) Verbum caro factum est e (2) Verbum, consubstantiale Deo Patri, homo factum est.

      Ecco quanto il Magistero ha definito rispetto al dogma: “Neque enim fidei doctrina quam Deus revelavit, velut philosophicum inventum proposita est humanis ingeniis perficienda, sed tamquam divinum depositum Christi sponsae tradita, fideliter custodienda et infallibiliter declaranda. Hinc sacrorum quoque dogmatum is sensus perpetuo est retinendus, quem semel declaravit Sancta Mater Ecclesia, nec umquam ab eo sensu altioris intelligentiae specie et nomine recedendum”[10]. “Crescat igitur ... et multum vehementerque proficiat, tam singulorum quam omnium, tam unius hominis quam totius Eccelsiae, aetatum et saeculorum gradibus, intelligentia, scientia, sapientia: sed in suo dumtaxat genere, in eodem scilicet dogmate, eodem sensu eademque sententia[11][12].

 

b.     Nozioni eterodosse

 

A.    Razionalisti.

            Rigettano i misteri soprannaturali come assurdi ed inintelligibili[13] oppure li riducono a verità naturali[14]. Così ad es. I. KANT, seguendo i modalisti, ridusse le tre divine Persone a tre at­tributi divini naturalmente conoscibili e G.W.F. HEGEL identificò la SS.ma Trinità con i tre momenti dell’evoluzione dialettica. Ecco perché il Sillabo di Pio IX condanna la proposizione “christianae fidei mysteria sunt philosophicarum investigationum summa”[15].

            Il dogma è da essi considerato o come vana immaginazione o come espressione simbolica di una verità naturale in modo tale però che la parte di verità contenuta nel simbolo debba essere determinata dalla ragione umana, arbitro supremo del vero e del falso, superio­re alla stessa religione come è superiore al simbolismo dell’arte”[16]. Perciò, secondo i razionalisti, il significato dei dogmi cambia con l’evolversi della scienza e della filosofia: “Divina revelatio est imperfecta et idcirco subiecta continuo et indefinito progressui, qui humanae rationis progressui respondeat[17].

 

B.    Modernisti e protestanti liberali.

            Religiosus igitur sensus, qui per vitalem immanentiam e latebris subconscientiae erumpit, germen est totius religionis ac ratio pariter omnium, quae in religione quavis fuere aut sunt futura … In sensu illo, inquiunt, quem saepius nominavimus, quoniam sensus est, non cognitio, Deus quidem se homini sistit; verum confuse adeo ac permixte, ut a subiecto credente vix aut minime distinguatur. Necesse igitur est aliquo eundem sensum collustrari lumine, ut Deus inde omnino exiliat et secernatur. Id nempe ad intellectum pertinet, cuius est cogitare et analysim instituere; per quem homo vitalia phaenomena in se exsurgentia in species primum traducit, tum autem verbis significat. Hinc vulgata modernistarum enuntiatio: debere religiosum hominem fidem suam cogitare … In eiusmodi autem negotio mens dupliciter operatur; primum, naturali actu et spontaneo, redditque rem sententia quadam simplici ac vulgari; secundo vero, reflexe ac penitius, vel, ut aiunt, cogitationem elaborando, eloquiturque cogitata secundariis sententiis, derivatis quidem a prima illa simplici, limatioribus tamen ac distinctioribus. Quae secundariae sententiae, si demum a supremo Ecclesiae magisterio sancitae fuerint, constituent dogma.

            … Originem enim dogmatis ponunt quidem in primigeniis illis formulis simplicibus, quae quodam sub respectu necessariae sunt fidei; nam revelatio, ut reapse sit, manifestam Dei notitiam in conscien­tia requirit. Ipsum tamen dogma secundariis proprie contineri formulis affirmare videntur … (Formularum eiusmodi non alius est finis) quam modum suppeditare credenti, quo sibi suae fidei rationem reddat. Quamobrem mediae illae sunt inter credentem eiusque fidem; ad fidem autem quod attinet, sunt inadaequatae eius obiecti notae, vulgo symbola vocitant; ad credentem quod spectat, sunt mera instrumenta. … Obiectum autem sensus religiosi, utpote quod absoluto continetur, infinitos habet aspectus, quorum modo hic, modo alius apparere potest. Similiter homo, qui credit, aliis uti potest conditionibus. Ergo et formulas, quas dogma appellamus, vicissitudini eidem subesse oportet ac propterea varie­tati esse obnoxias. Ita vero ad intimam evolutionem dogmatis expeditum est iter[18].

 

A.      Semirazionalisti (Hermes, Günther, Frohschammer).

            Differiscono dai razionalisti perché ammettono dei misteri cristiani derivanti da rivelazione esterna (obiettivamente avvenuta), ma si avvicinano a loro in quanto cercano di ricondurre i misteri a delle verità naturali. I misteri, una volta rivelati, sarebbero anche razionalmente dimostrabili (proposizione condannata dal Concilio Vaticano I[19].

 

 

2.     Il mistero in genere. Definizione e divisione

 

            La Chiesa ritiene fondamentale la divisione tra misteri naturali e soprannaturali, mentre i razionalisti negano tale divisione e i semirazionalisti l’attenuano come puramente accidentale. In altre parole, il Magistero è sollecito nel distinguere sempre essenzialmente tra l’ordine naturale e quello soprannaturale.

            Definizione del mistero in genere. Verità nascosta, eccedente la nostra conoscenza, ma nel contempo sommamente degna di essere conosciuta. Infatti, alcune cose sono sconosciute all’intelletto perché troppo da poco e non degne di nota (ad es. l’esistenza di una pagliuzza in fondo al mare).

            Si dice mistero naturale quello che può essere conosciuto almeno quanto all’esistenza senza la rivelazione soprannaturale, mentre è mistero soprannaturale quello di cui nemmeno l’esistenza sarebbe nota, se non fosse rivelata.

 

MISTERO

î  naturale (conoscibile senza rivelazione almeno quanto alla sua esistenza):

   nascosto di fatto quanto alla sua esistenza:

-       di ordine fisico (ad. es. ciò che si trova negli abissi della terra o del mare)

-       di ordine intellettuale o morale (i segreti del cuore, i segreti iniziatici di una religione esoterica ... )

   nascosto quanto alla sua essenza intima:

-        relativamente all’intelletto umano (nell’ordine creato: essenza dell’energia fisica, della nutrizione, sensazione, conoscenza, libertà, causalità, ecc.)

-       in assoluto [rispetto ad ogni intelletto creato] (nell’ordine increato: intima armonia degli attributi divini naturalmente conoscibili)

î  soprannaturale [che senza la rivelazione non è conoscibile nemmeno quanto alla sua esistenza]:

   largamente detto tale (che non rimane oscuro dopo la rivelazione: decreti divini rivelati)

    strettamente detto tale (che rimane oscuro anche dopo la rivelazione: Trinità, Incarnazione, Grazia, ecc.)

 

            I misteri soprannaturali sensu lato, una volta avvenuta la rivelazione, sono facilmente conoscibili, perché eccedono l’intelletto umano non a causa della loro intrinseca soprannaturalità, ma per la loro contingenza e indeterminazione (come i futuribili).

            I misteri soprannaturali sensu stricto rimangono oscuri anche dopo la loro rivelazione, perché sono soprannaturali nella loro stessa essenza intrinseca (suapte natura intellectum creatum excedunt). Sono misteri spettanti alla vita nascosta di Dio o alla sua partecipazione alle creature razionali (grazia e gloria). Alcuni di essi sono accidentalmente (secundum quid) naturalmente visibili come nella Chiesa è visibile l’aspetto sociale esterno, non però la sua vita intima animata dallo Spirito Santo.

 

1.     Intelligibilità dei misteri e la loro connessione

 

            I misteri soprannaturali vengono insegnati dalla Chiesa come verità oscure, indimostrabili ed incomprensibili, ma non inintelligibili; infatti si tratta di verità connesse tra loro che costituiscono un corpo dottrinale[20].

            Il Concilio Vaticano I insegna: “Revelata vera esse credimus, non propter intrinsecam rerum veritatem naturali rationis lumine perspectam, sed propter auctoritatem ipsius Dei revelantis”[21]. E ancora: “Ratio fide illustrata, cum sedulo, pie et sobrie quaerit, aliquam, Deo dante, myste­riorum intelligentiam eamque fructuosissimam assequitur tum ex eorum, quae naturaliter cognoscit analogia, tum e mysteriorum ipsorum nexu inter se et cum fine hominis ultimo[22].

 

  1. I MISTERI SOPRANNATURALI SONO INCOMPRENSIBILI E INDIMOSTRA­BILI, MA LA TESTIMONIANZA RIGUARDO A LORO È ANALOGICA­MENTE CONOSCIBILE.

 

1)     I misteri non sono inintelligibili. Incomprensibile è ciò che non è pienamente penetrato dalla nostra intelligenza (come ad. es. gli attributi naturali di Dio), eppure tali verità possono es­sere analogicamente conoscibili e, anzi, persino dimostrabili. Indimostrabile è ciò che non si può dedurre da principi evidenti (a priori) o da fatti sperimentali (a posteriori), né manifestare per assurdo (dimostrazione indiretta). Così, ciò che è soltanto probabile non viene in nessun modo dimostrato, eppure è intelligibile. Inintelligibile è ciò che ripugna all’intelligenza o perché è mani­festamente assurdo come il cerchio quadrato o perché è del tutto privo di significato come delle parole casualmente pronunciate.

      I misteri soprannaturali sono incomprensibili e indimostrabili. (Leone XIII condanna la proposizione di A. Rosmini secondo la quale sarebbe dimostrabile l’esistenza della SS.ma Trinità)[23]. Ep­pure la loro testimonianza non è inintelligibile in quanto sia il soggetto che il predicato che la copula mantengono i loro rispettivi significati concettuali ben precisi. La connessione del predicato con il soggetto rimane però inevidente: fides est de non visis[24].             Esempio. Il discepolo può affermare una proposizione che egli stesso non comprende basandosi sull’autorità del maestro, eppure tale proposizione non gli è del tutto inintelligibile. L’intel­ligibilità tuttavia è un che di analogo e di graduale (intelligenza divina, angelica, umana e, nell’ambito di quest’ultima, intelligenza dei princìpi, delle conclusioni, della testimonianza sufficientemente credibile) .

2)     I misteri sono intelligibili analogicamente. Nella testimonianza divina il soggetto e il predicato sono intelligibili per analogiam, perché nel rivelarsi Dio si è servito di concetti umani che significano direttamente un che di creato e analogicamente un che di increato (cf. concetti di paternità e figliolanza naturale e adottiva per indicare la paternità divina, la processione del Verbo e la nostra elevazione alla vita di grazia). Si tratta di un’analogia di proporzionalità propria, non metaforica, che costituisce una via di mezzo tra l’univocità (panteistica confusione di Dio col mondo e negazione dell’ordine soprannaturale) e l’equivocità (totale inconoscibilità di Dio)[25].

3)     Tale intelligibilità analogica non è nota se non sotto l’illuminazione dello Spirito Santo. Il Concilio Ecumenico Vaticano I cita l’Arausiacano e insegna: “Nemo evangelicae praedicationi consentire potest, sicut oportet ad salutem consequendam, absque illuminatione et inspiratione Spiritus Sancti, qui dat omnibus suavitatem in consentiendo et credendo veritati. Quare fides ipsa in se, etiamsi per caritatem non operetur, donum Dei est[26].

            L’intelligibilità dei misteri è soprannaturale, sicchè essa non può essere formalmente raggiunta se non sotto la luce infusa della fede che illumina le nozioni delle proposizioni dogmatiche. Altrimenti si conoscerebbero le formule dogmatiche solo materialmente, ad litteram, e in un modo non sicuro. Così un alunno non esercitato in ragionamenti metafisici senza conoscere la necessità intrinseca di un principio universale, si limita a conoscere qualche esempio concreto addotto per illustrare il principio medesimo.

 

  1. LA CONNESSIONE DEI MISTERI

 

            Tale connessione è in parte rivelata e in parte dedotta dalla Sacra Teolo­gia. Il mistero supremo al quale tutti gli altri sono subordinati come in metafisica tutte le nozioni sono subordinate a quella dell’ente, è il mistero della vita intima (trinitaria) di Dio. La grazia è la partecipazione a tale vita di Dio, il peccato originale o personale è privazione della vita di grazia, le pene sono conseguenza del peccato, la Redenzione è la riparazione del peccato per opera del Verbo incarnato, gli effetti della Redenzione sono la vita ecclesiale e sacramentale, la giustificazione, la grazia santificante e le virtù soprannaturali che ordinano l’uomo alla vita eterna. Così tutti i misteri prendono il loro inizio da Dio e a Dio ritornano.

 

2.     Spiegazione della nozione del dogma

            Il dogma sta al giudizio della Chiesa docente come la proposizione esteriormente formulata dal maestro al suo giudizio interiore. Similmente il dogma sta al giudizio di fede della Chiesa discente come regola e norma allo stesso modo in cui la proposizione del maestro costituisce una norma per la mente del discepolo.

            La nozione cattolica differisce dunque da quella modernistica, perché la rivelazione viene proposta in un vero magistero e non solo in una corretta espressione dell’esperienza cristiana storicamente vissuta.

            Alcuni dogmi si dicono articoli di fede in quanto costituiscono le prime verità credibili o credibili principali, analoghi ai primi principi della ragione. Essi hanno una certa affinità con i credibili minori contenuti in essi. 

 

3.     L’immutabilità del dogma e la sua intel­ligenza progressiva

            Neque enim fidei doctrina, quam Deus revelavit, velut philosophicum inven­tum proposita est humanis ingeniis perficienda, sed tamquam divinum deposi­tum Christi Sponsae tradita, fideliter custodienda et infallibiliter declaran­da. Hinc sacrorum quoque dogmatum is sensus perpetuo est retinendus, quem semel declaravit Sancta Mater Ecclesia, nec umquam ab eo sensu al­tioris intelligentiae specie et nomine recedendum (can. 3). ‘Crescat igitur ... et multum vehementerque proficiat, tam singulorum quam omnium, tam unius hominis quam totius Ecclesiae, aetatum ac saeculorum gradibus, in­telligentia, scientia, sapientia: sed in suo dumtaxat genere, in eodem scilicet dogmate, eodem sensu eademque sententia’[27][28].

 

  1. DOPO IL CRISTO E GLI APOSTOLI LA STESSA DOTTRINA DI FEDE GIA’ PERFETTAMENTE RIVELATA VIENE IN UN MODO SEMPRE PIÙ ESPLICITO PROPOSTA DALLA CHIESA.

 

            Dopo il Cristo e gli Apostoli la rivelazione è completa, né vi può essere un’altra rivelazione pubblica, ma soltanto privata, che non fa parte della dottrina infallibile della Chiesa”[29].

            Gli uomini non possono perfezionare con la loro intelligenza la dottri­na divina consegnata alla Chiesa, altrimenti la corromperebbero e la mescolerebbero ad elementi umani e quindi fallibili. La Chiesa dunque non può né ampliare né diminuire la dottrina trasmessale da Cristo e dagli Apostoli, sicché la dottrina della fede è in sé immutabile, non perfezionabile, in quanto, affinché una verità di fede sia creduta, è necessaria la rivelazione divina che costituisce il vero da credere in sé.

            Nondimeno quanto a noi (quoad nos) il numero dei veri credenti può aumentare in quanto la dottrina rivelata viene più esplicitamente pro­posta dal Magistero. Infatti, la dottrina già rivelata da Cristo non è da credere da parte nostra se non in quanto sufficientemente proposta (promulgata) dalla Chiesa. Così la Chiesa propone verità non nuove, eppure le propone sempre in modo nuovo (nove, non nova).

            Dopo gli Apostoli, data l’esplicitazione dei dogmi, cresce l’intelligenza delle verità di fede per tutta la Chiesa grazie all’assistenza dello Spirito Santo senza una nuova rivelazione.

            Tale esplicitazione avviene in tre modi:

    1. Per proposizione scientifica di ciò che prima si credeva esplici­tamente sì, ma popolarmente (Trinità Ò consustanzialità[30]).
    2. Per proposizione esplicita di ciò che solo implicitamente era contenuto nelle fonti della rivelazione (pienezza di grazia Ò im­macolata concezione di Maria SS.ma[31]).
    3. Per proposizione dettagliata e certa di ciò che prima fu credu­to solo genericamente e di fatto. Ciò vale per i credendi[32] secondari la cui fede esplicita non è necessaria per la salvezza (ad es. la validità del battesimo degli eretici).

            Causa principale di tale progresso è l’assistenza dello Spirito Santo; cause secondarie sono lo studio dei teologi e la devozione del popolo; occasioni sono le eresie e lo sviluppo delle scienze.

 

  1. PRIMA DELLA MORTE DI CRISTO E DEGLI APOSTOLI LA STESSA DOTTRINA DI FEDE FU SEMPRE PIU’ ESPLICITAMENTE MANIFESTATA PER SUCCESSIVE RIVELAZIONI.

 

            E’ cresciuto il numero degli articoli di fede, eppure la fede dei Patriarchi era sostanzialmente identica a quella dei posteri: fede soprannaturale specificata dallo stesso oggetto formale primario (vita intrinseca di Dio) e motivata dallo stesso motivo formale (autorità del Dio rivelante).

            S. Tommaso insegna che sin dall’inizio del mondo furono rivelati i primi credibili: esistenza di Dio nel suo essere soprannaturale e la soprannaturale ricompensa dei giusti. Dopo, poco alla volta, vennero esplicitamente rivelati i misteri dell’Incarnazione, della Redenzione, del­la Trinità SS.ma. La fede rimane però sempre specificamente identi­ca, poiché “quaecumque posteriores crediderunt continebantur in fide praecedentium Patrum, licet implicite” [33].

            Prima della morte di Cristo e degli Apostoli la stessa dottrina della fede fu sempre più esplicitamente rivelata, dopo, essa viene sempre più esplicitamente proposta dalla Chiesa.

 

            Vi è un duplice tipo di esplicitazione:

a.      Nozione superiore spiegata con aiuto di nozioni inferiori attual­mente implicitamente contenute in essa (ente e modalità parti­colari dell’ente). Così la Deità e la Provvidenza soprannaturale, i primi credibili, contengono attualmente implicitamente tutti i misteri soprannaturali che saranno rivelati in seguito. Nessun mi­stero si trova infatti all’infuori della Deità come nessuna modalità dell’ente si trova all’infuori dell’ente stesso.

b.     La stessa nozione conosciuta in modo confuso viene spiegata tra­mite un modo più distinto di conoscerla. Non si tratta di aggiunta di nuove nozioni esplicitanti, ma di una maggiore distinzione delle stesse nozioni come la concezione volgare di libertà viene in seguito spiegata tramite la nozione filosofica. Similmente, dopo il Cristo, il mistero dell’Incarnazione è prima conosciuto confusamente, poi più dettagliatamente tramite la formula di consustanzialità.


Capitolo 4

LA SOPRANNATURALITA’

 

    1. Definizione nominale

 

  1. Status quaestionis.

            Il Cristianesimo non è solo una forma superio­re dell’evoluzione naturale del senso religioso, ma una religione essen­zialmente soprannaturale e infallibilmente vera in tutti i suoi dogmi e precetti.

            I naturalisti o negano semplicemente l’esistenza stessa dell’ordine so­prannaturale (ad es. i panteisti evoluzionisti che tendono ad identifi­care l’intelligenza divina ovvero la natura con l’intelletto umano nel suo continuo progresso) o negano la conoscibilità dell’ordine soprannaturale (così gli agnostici sia empiristi che idealisti, i positivisti e i kantiani).

 

  1. Definizione nominale.

            Si desume dallo stesso nome “sopra-natura­le”: soprannaturale significa ciò che è sopra la natura. Natura poi vuol dire sia l’essenza di una cosa sia l’insieme di tutte le cose nell’universo che dipendono le une dalle altre secondo leggi ben determinate.

            Comunemente dunque il soprannaturale significa ciò che è sopra la natura collettivamente presa ovvero sopra le leggi della natura; si dice effetto soprannaturale l’effetto che non è producibile secondo le leggi della natura; verità soprannaturale la verità che non è conoscibile dalla sola luce naturale del nostro intelletto.

            I panteisti[34] negano l’esistenza dell’ordine soprannaturale perché nulla può esserci al di sopra della natura che si identifica con Dio, principio immanente di tutta l’evoluzione naturale. I deisti ammettono la di­stinzione essenziale tra Dio e il mondo, ma negano che Dio possa agire liberamente al di là dell’ordine naturale, sicché rifiutano la possibilità di effetti soprannaturali (miracoli). Infine, alcuni teisti, ma semirazio­nalisti, pur ammettendo la distinzione di Dio dal mondo e la possibilità del suo libero intervento nel mondo stesso, rifiutano però di ammettere in Dio la distinzione fra i misteri naturali (ad es. l’intima armonia fra ­l’immutabilità e la libertà divina) e i misteri soprannaturali (ad es. la Trinità SS.ma).

            La Chiesa cattolica invece insegna l’esistenza e di effetti soprannaturali e di verità soprannaturali.

 

    1. La nozione cattolica del soprannaturale e dell’ordine soprannaturale

            Definizione precisa. Soprannaturale è ciò che si pone sopra ogni natura creata o creabile in quanto supera le forze e le esigenze di ogni natura creata o creabile, seppure non ecceda la capacità passiva perfettibile della natura razionale (umana ed angelica).

 

1)     La soprannaturalità del miracolo eccede le forze efficienti (causa­lità) e le esigenze di ogni natura creata, non però le capacità conoscitive della natura umana. Denz. 3009 definisce i miracoli come “facta divina, quae, cum Dei omnipotentiam luculenter commonstrent, divinae Reve­lationis signa sunt certissima et omnium intelligentiae accommodata”.

 

2)     La soprannaturalità dei misteri strettamente detti, della vita di grazia e di gloria, eccede non solo le forze efficienti e le esigenze di ogni natura creata, ma anche le facoltà conoscitive e appetitive (ovvero il merito naturale) di ogni natura intellettuale creata. I razionalisti e semirazionalisti negano che i misteri superino le capacità conoscitive della nostra ragione; gli pseudosoprannaturalisti invece negano che i misteri cristiani, la grazia e la gloria, superino le esigenze della nostra natura[35].

      Quando il Magistero parla di ordine soprannaturale senza altre ag­giunte, si tratta dell’ordine della verità e della vita soprannaturale. Il miracolo si dice piuttosto “preternaturale”.

 

    1. Le nozioni eterodosse di soprannaturalità

1)     Quanto alla soprannaturalità dei misteri e della vita cristiana si oppongono da una parte i naturalisti e i Pelagiani e dall’altra parte gli pseudosoprannaturalisti come i protestanti, Baio e Giansenio; eppure tutti convergono verso la confusione tra l’ordine naturale e quello soprannatu­rale. I naturalisti negano che la vita cristiana superi le capacità[36] della nostra natura; gli pseudosoprannaturalisti negano che superi le esigenze della nostra natura[37]. I primi, ottimisti negatori del peccato originale, e i secondi, pessimisti professanti la rovina totale della nostra natura decaduta, si accordano nella confusione dei due ordini. Spesso infatti errori opposti provengono dalla comune ignoranza di una concezione più alta nella quale si conciliano diversi aspetti dell’unica verità.

 

2)     Quanto alla soprannaturalità del miracolo vi à anzitutto il determi­nismo, che lo distrugge asserendo che sia prodotto da forze naturali ignote, e l’agnosticismo che apparentemente esalta la soprannaturalità del miracolo dicendo che esso sia superiore anche rispetto alla nostra conoscenza in quanto le leggi naturali nella loro esistenza extramentale (reale) risultano del tutto ignote.

Come si vede, entrambe le nozioni, nonostante la diversità apparente, sono riconducibili al naturalismo.

Anche se alcuni errori sembrano esaltare il soprannaturale, di fatto tutti gli errori sminuiscono la vera soprannaturalità, sicché non si dà, per così dire, un peccato per eccesso di soprannaturalità, ma solo per falsa concezione di essa (tale da farne un’esigenza della natura come divenne di moda con De Lubac e le correnti esistenziali che si ispirano a Rahner, ma di fatto non sono che riedizioni più o meno ingegnose dello pseudosoprannaturalismo protestanteggiante).

 

 

    1. Definizione e divisione del soprannaturale

 

a.     Definizione

 

  1. Significato di “natura”

S. Tommaso[38] spiega i diversi significati di natura riconducendoli a quello che è di per sè primo. Natura di ogni cosa è la sua essenza come principio radicale delle azioni e delle passioni che di per sé convengono alla cosa suddetta.

Naturale in ogni ente è ciò che gli conviene secondo la sua natura[39].

Naturale è dunque:

a.      la stessa essenza che costituisce l’ente in una determinata specie,

b.     le disposizioni passive, che si trovano nella natura relativa­mente agli agenti proporzionati,

c.      le forze o facoltà che derivano dalla natura e i loro atti cor­rispondenti,

d.     le esigenze della natura ovvero tutto ciò che si richiede per il conseguimento del suo fine,

e.      nella persona che è di natura razionale è naturale anche il merito proveniente da una legittima azione naturale ordinata ad un premio proporzionato.

 

  1. Significato di “soprannaturale”

Soprannaturale è ciò che supera la proporzione di una natura ed è in grado di perfezionarla gratuitamente. Il superamento avviene se­condo tutti i modi del naturale sopra elencati. Il soprannaturale dunque non è in nessun modo dovuto alla natura.

Il soprannaturale può perfezionare la natura perché non è né scon­veniente (contro natura), né indifferente (né buono né cattivo), ma conviene alla natura non certo secondo essenza, potenza, facoltà, esigenza o merito, bensì secondo la potenza obbe­dienziale ovvero elevabile. S. Tommaso non ha dubbi: “Fides praesupponit cognitionem naturalem, sicut gratia naturam, et ut perfectio perfectibile[40].

Potenza obbedienziale o elevabile è una potenza in virtù della quale cose inferiori secondo la loro natura obbediscono ad agenti di ordine superiore e ricevono da loro una perfezione alla quale esse non arrivano da sé.

Soprannaturale relativo è quello che eccede le proporzioni di una determinata natura particolare: ad es. la natura del cane è superata da quella umana e quella umana da quella angelica.

Soprannaturale in assoluto è invece quello che supera ogni natura creata o creabile in genere. È questo tipo di soprannaturale che costituisce l’oggetto di questo trattato e si divide in soprannaturale quoad modum (miracolo) e quoad substantiam (misteri rivelati). Il soprannaturale non è contro la natura perché non contrasta, ma supera le inclinazioni della natura portandole a perfezione.

I naturalisti considerano il soprannaturale lesivo dell’autonomia della nostra ragione e asseriscono “rationem ita independentem esse, ut fides ei a Deo imperari non possit[41].

S. Tommaso[42] fa osservare che Dio non fa violenza alle creature quando agisce su di esse secondo la loro inclinazione più impor­tante che è quella di sottomettersi al proprio Creatore, al quale la creatura si sottomette più connaturalmente che il corpo all’anima o il braccio alla volontà. “In tota creatura est quaedam oboedien­tialis potentia, prout tota creatura oboedit Deo ad suscipiendum in se quidquid Deus voluerit ... (et in ea) potest aliquid fieri virtute supernaturalis agentis quod non potest fieri virtute alicuius naturalis agentis[43].

Dio, se vuole, può infliggere al peccatore una pena contraria al­la natura e in tal modo fa, certo, violenza, ma allora influisce a modo di un agente non più universale, ma particolare proporzio­nando pena a colpa. L’elevazione all’ordine soprannaturale invece non può, certo, essere vista come una pena, essendo tale elevazione il sommo bene dell’uomo, manifestazione della più grande benevolenza di Dio e del suo gratuito amore. Il soprannaturale e il contronatu­rale si oppongono pressappoco come si oppone l’eterna beatitudine all’eterna dannazione.

Il soprannaturale che si realizza in noi a modo di un abito si dice anche connaturale, perché esso diventa in noi quasi una seconda natura. Così il giudizio conforme alla carità che è il giudizio di sapienza si dice anche iudicium connaturalitatis[44].

 

b.     Divisione

Il soprannaturale quanto alla sostanza non significa il so­prannaturale sostanziale o esistente come una sostanza, perché il so­prannaturale quanto alla sostanza può essere sì sostanziale, come la vita increta della SS.ma Trinità, ma anche accidentale, come la vita soprannaturale creata mediata dalla grazia. Il soprannaturale quanto alla sostanza coincide dunque con il soprannaturale secondo l’essenza e significa ciò che è intrinsecamente ed entitativamente soprannatu­rale, eccedente non solo causalmente tutte le forze e le esigenze della natura, ma eccedente altresì nella sua essenza soprannaturale tutta la natura creata. Si tratta infatti o della stessa natura divina o della partecipazione della natura divina in quanto è divina.

Il soprannaturale quanto alla sostanza è soprannaturale anche cono­scitivamente superando tutte le forze conoscitive di una qualsiasi natu­ra intellettuale creata. Dato che ente e vero sono convertibili, l’ente soprannaturale è anche il vero soprannaturale, eccedente ogni vero soprannaturale.

Il soprannaturale soltanto quanto al modo è un che di essenzialmente ed entitativamente naturale, ma è o soprannaturalmente prodotto o so­prannaturalmente ordinato al fine. La vita miracolosamente restituita ad un cadavere è prodotta in esso soprannaturalmente, anche se in sé è naturale. La virtù acquisita della temperanza è in sé naturale, ma viene soprannaturalmente ordinata dalla carità al fine della vita eterna.

Il soprannaturale in assoluto è ciò che eccede le forze e le esigenze della natura creata e tale superamento non può fondarsi se non in cause o intrinseche (soprannaturale quanto alla sostanza) o estrinseche (soprannaturale quanto al modo).

 

GIOVANNI DI S. TOMMASO scrive: “Advertendum est quod super­naturalitas potest alicui rei convenire ex triplici principio, scilicet ex parte efficienti, ex finali et ex formali; nam ex parte causae ma­terialis convenire non potest, cum causa materialis sit ipsum subiectum in quo recipiuntur formae supernaturales, et hoc est ipsa anima vel eius potentiae quae sunt entia naturalia, licet ratione potentiae obedientialis recipiant.

Ex parte causae efficientis dicitur aliquid supernaturale, quando supernaturali modo fit, sive res facta spernaturalis sit, sive na­turalis, sicut resuscitatio mortui aut illuminatio caeci sunt supernaturalia quoad modum, licet res facta sit naturalis, scilicet vita hominis aut potentia visiva.

Ex parte causae finalis dicitur supernaturale id quod ordinatur ad finem supernaturalem ab extrinseco, sicut actus temperantiae aut alterius virtutis acquisitae, si ordinentur a charitate ad meritum vitae aeternae, suscipiunt in se modum supernaturalem ordina­tionis ad talem finem. Et hoc etiam modo humanitas Christi habet modum supernaturalem unionis ad Verbum ad quod ordinatur ut ad finem et terminum unionis.

Ex parte causae formalis dicitur aliquid supernaturale, quando ex ipsa ratione formali specificativa respicit obiectum supernaturale et sola dicitur supernaturalitas quoad substantiam, id est quoad speciem et naturam actus, quae desumitur ex obiecto formali”[45].

 

Schema della divisione:

 

soprannaturale

î  quanto alla sostanza (causa formale) in assoluto:

ê   increato o sostanziale (Trinità, Verbo incarnato)

ê   creato (lume di gloria, grazia, virtù infuse, doni, ecc.)

î  quanto al modo (cause estrinseche) secundum quid:

§  da parte del fine (atto naturale, soprannaturalmente ordinato ad un fine altrettanto soprannaturale)

§  da parte dell’agente efficiente:

-       in assoluto o quanto alla sostanza (glorificazione del corpo o profezia)

-       relativamente:

¯   quanto al soggetto in cui si verifica (risurrezione non gloriosa, conoscenza dei segreti dei cuori)

¯   quanto al modo (guarigione subitanea, dono delle lingue)

 

Precisazioni:

1)     Vi è una distinzione tra il soprannaturale quanto alla sostanza e il miracolo quanto alla sostanza.

Nella prima accezione il quoad substantiam viene preso formalmente, nell’altra efficientemente. La divisione del soprannaturale in genere avviene secondo il superamento diversificato a seconda delle tre cause: formale, efficiente e finale, mentre la divisione del miracolo considera il superamento solo secondo l’ordine della causa efficiente, perché in modi diversi i miracoli superano le capacità operative delle creature.

2)     La conoscenza soprannaturale quanto al modo può essere divisa come il miracolo. Infatti, essa è un miracolo nell’ordine intellettuale. Così, al di sotto della conoscenza soprannaturale sostanzialmente formalmente vi è una triplice conoscenza soprannaturale quanto al modo (ovvero secondo la causalità efficiente):

a)     efficientemente quanto alla sostanza del pensiero come la conoscenza profetica del futuro contingente naturale che è lontano nel tempo;

b)     efficientemente quanto al soggetto come la conoscenza di un ogget­to naturale già attualmente esistente, ma lontano secondo il luogo ed eccedente la facoltà visiva di questo uomo (anche se non di tutti gli uomini in assoluto). Così avviene anche della conoscenza dei segreti del cuore che non sono segreti per chi li ha in sé, ma lo sono per persone estranee;

c)     efficientemente quanto al modo come la conoscenza istantanea di una scienza o lingua umana senza studio precedente (dono delle lingue).

 

5.     L’essenza dell’ordine soprannaturale

L’ordine naturale è disposizione secondo il prima e il poi di cose create diverse relativamente al primo principio che è Dio, Autore e Fine delle nature suddette. Da parte della causa efficiente spettano all’ordine naturale la creazione, la conservazione, il concorso divino richiesto per l’agire delle creature. Per l’uo­mo il fine ultimo naturale è il possesso di Dio conosciuto non intuitivamente, ma discorsivamente ed amato naturalmente sopra ogni cosa.

L’ordine soprannaturale è una conveniente disposizione delle realtà eccedenti la misura della natura creata relativamente a Dio in quanto è Autore e Fine di tali realtà.

Si distingue l’ordine preternaturale (soprannaturale solamente efficiente) e l’ordine essenzialmente soprannaturale.

L’ordine essenzialmente soprannaturale consiste nella conveniente disposizione delle realtà sostanzialmente e formalmente soprannaturali ovvero nell’ordine della verità e della vita soprannaturale di grazia e di gloria.

L’ordine essenzialmente soprannaturale si costituisce per l’uomo nel modo seguente:

a.      fine formale è il possesso di Dio intuitivamente visto e soprannatural­mente amato,

b.     agente primo è Dio Autore della grazia e della gloria; agente secondo è l’uomo in quanto la sua natura viene elevata dalla grazia santificante, le virtù infuse e i doni dello Spirito Santo,

c.      i mezzi oggettivi sono la rivelazione esteriormente proposta dalla Chie­sa, i sacramenti, i mezzi esterni necessari alla salvezza; i mezzi soggettivi sono il lume interiore della fede e l’esercizio delle virtù soprannaturali sotto l’influsso della grazia attuale,

d.     la legge è l’insieme dei precetti di Dio conducenti al fine soprannaturale.

 

Dio dev’essere considerato come Autore di un duplice ordine: na­turale e soprannaturale.

(S. Pio V condanna la seguente proposizione di M. Baio): “Distinctio illa duplicis amoris, naturalis videlicet, quo Deus amatur ut auctor naturae, et gratuiti, quo Deus amatur ut beatificator, vana est et commentitia et ad illudendum sacris Litteris et plurimis veterum tes­timoniis excogitata”[46].

Ciò che è soprannaturale solo efficientemente e non entitativamente (ad es. la risurrezione naturale di un morto) non eccede la potenza di Dio in quanto è Autore della natura. La possibilità del miracolo poggia sulla sovranità operativa di Dio e costituisce una verità filosofica. Dio potrebbe fare un miracolo per un fine naturale (ad es. confermare la religione naturale), di fatto però, nello stato attuale, il miracolo è ordinato alla conferma di una rivelazione essenzialmente soprannaturale.

 

Rapporto fra i due ordini di natura e soprannatura:

-       non vi è nessuna contraddizione od opposizione “cum ambo ab uno eodemque immutabili veritatis fonte, Deo optimo maximo, oriantur”[47],

-       vi è una subordinazione e armonia così che la ragione e la fede si aiutino a vicenda[48]. “Sic enim fides praesupponit cognitionem naturalem, sicut gratia naturam, et ut perfectio perfectibile”[49].

I razionalisti dicono invece: la ragione umana è autonoma e non deve subordi­narsi alla rivelazione ed alla fede. Tale subordinazione sarebbe non armonia, ma illegittima eteronomia. Anzi, essi tendono ad invertire la subordinazione dicendo che la ragione filosoficamente erudita è il giudice supremo del valore della fede religiosa ed essa da sola discerne ciò che nella fede è simbolico e ciò che è vero.

Tale concezione razionalistica suppone la negazione dell’ordine so­prannaturale e l’identificazione dell’intelligenza umana con quella divina nel suo progresso spontaneo ed inarrestabile (evoluzionismo). 

 

Capitolo 5

IL RAZIONALISMO E IL NATURALISMO IN GENERE

 

  1. Definizione del razionalismo


Il razionalismo è una dottrina secondo la quale “humana ratio nullo prorsus Dei respectu habito, unicus est veri et falsi, boni et mali arbiter, sibi ipsi est lex et naturalibus suis viribus ad hominum ac populorum bonum curandum sufficit”[50].

Il razionalismo assoluto insegna che “ratio humana ita independens est, ut fides ei a Deo imperari non possit”[51].

Si tratta dunque di un sistema che rifiuta l’esistenza e la stessa pos­sibilità delle rivelazione sotto il pretesto di seguire i diritti e i dettami della ragione secondo il principio cartesiano che “nulla dev’essere detto vero, se non è evidentemente tale”. La ragione umana si costituisce dunque arbi­tro supremo di quanto è vero, falso e simbolico nelle stesse Sacre Scritture. Un esempio di esegesi razionalistica si trova in Spinoza (Trattato teologico-politico).

Il razionalismo moderno deriva storicamente dal principio luterano del libero esame. In primo luogo i novatori hanno rigettato l’autorità della Chiesa proponente la rivelazione per poi, in un secondo tempo, rigettare razionalisticamente l’autorità dello stesso Dio rivelante.

 

  1. Il fondamento del razionalismo nell’asso­luta autonomia della ragione

Il fondamento prossimo consiste nel naturalismo, quello remoto nel panteismo e nell’ateismo. Il razionalismo suppone la non-esistenza del vero conoscibile al di sopra delle forze della nostra ragione. Ciò equivale a negare l’esistenza dell’ordine della verità e della vita soprannaturali o almeno la sua conoscibilità anche tramite la rivelazione.

Il naturalismo è, propriamente parlando, la negazione della possi­bilità che la nostra natura sia elevata all’ordine soprannaturale e il razional­ismo costituisce l’applicazione di tale dottrina alla ragione umana.

Se il razionalismo non si limita a negare agnosticamente la conosci­bilità dell’ordine soprannaturale, ma ne nega la stessa esistenza, allora il suo fondamento si trova nel panteismo. Affinché non vi sia nessuna verità al di sopra delle nostre capacità razionali naturali, è necessario che la nostra natura si identifichi con quella divina.

Il panteismo è così assurdo che si riduce solo a due possibili ipotesi:

a.      o il mondo è assorbito dall’Assoluto divino e allora si ha l’acosmismo al quale tende il razionalismo assoluto;

b.     o Dio si riduce al mondo e allora di ha quell’ateismo al quale fatalmente tende l’evoluzionismo panteistico.

“Id ratum ipsius fixumque est, atheam debere esse scientiam itemque historiam; in quorum finibus non nisi phaenomenis possit esse locus exturbato penitus Deo et quidquid divinum est”[52].

Come, secondo la dottrina della Chiesa, dalla grazia santificante derivano le virtù soprannaturali in diverse facoltà della nostra anima, ovvero fede, speranza, carità, prudenza, giustizia, fortezza e temperanza infuse, così dal naturalismo derivano quanto alla ragione il naturalismo, quanto al­la volontà il liberalismo, quanto all’amore l’umanitarismo, quanto alla parte sensitiva il sensualismo, quanto alla vita sociale il social-comunismo.

 

  1. Lo spirito del razionalismo

L’indipendenza della ragione che rifiuta a Dio il diritto di obbligarla alla fede si connette strettamente con quell’atteggiamento che in I Gv 2, 16 viene descritto come superbia di vita.

Il Vacant cita il Concilio Vaticano I: “Tum nata est et late nimis per orbem vagata, illa rationalismi seu naturalismi doctrina, quae religioni chris­tianae utpote supernaturali instituto per omnia adversans, summo studio molitur, ut Christo, qui solus Dominus et Salvator noster est, a men­tibus humanis, a vita et moribus populorum excluso, merae quod vocant rationis vel naturae regnum stabiliatur. Relicta autem, proiec­taque christiana religione, negato vero Deo et Christo eius, prolapsa tandem est multorum mens in pantheismi, materialismi, atheismi barathrum, ut iam ipsam rationalem naturam, omnemque iusti, rectique normam negantes, ima humanae societatis fundamenta diruere connitantur”[53].

GREGORIO XVI nell’Enciclica Mirari Vos[54] parla di “prava opinio” e infatti si tratta di una perversione che formalmente consiste nella volontà di invertire l’ordine essenziale delle cose e di far sì che non le creature a Dio, ma Dio si sottometta alle creature.

Descrivendo il peccato del demonio S.Tommaso tocca con sorpren­dente acume la natura stessa del razionalismo: “In hoc (angelus) appetiit in­debite esse similis Deo, quia appetiit ut finem ultimum beatitudinis id ad quod virtute suae naturae poterat pervenire, avertens suum appetitum a beati­tudine supernaturali, quae est ex gratia Dei. Vel si appetiit, ut ultimum finem, illam Dei similitudinem, quae datur ex gratia, voluit hoc habere per virtutem suae naturae, non ex divino auxilio secundum Dei dispositionem ... In hoc voluit perverse Deo assimilari”[55].

Fortunatamente tale perversione è raramente perfettamente con­sapevole negli esseri umani. Inoltre non è facile individuare la perversità del razionalismo, perché essa non esiste tanto nel fine al quale si tende quanto piuttosto nel modo in cui si tende. Tendere al progresso intellettuale e sociale è cosa certamente buona, ma tendervi senza l’aiuto di Dio, anzi, escludendo positivamente tale aiuto, è disubbidienza alla divina volontà.

 

  1. La divisione in genere dei sistemi raziona­listici e naturalistici

La suddetta divisione va desunta dall’essenza stessa del razionalismo che consiste nella negazione dell’esistenza di un vero conoscibile al di sopra delle capacità naturali dell’intelletto umano.

Il razionalismo dunque si divide secondo i diversi modi di tale nega­zione: alcuni rigettano l’esistenza stessa dell’ordine dell’ente e del vero soprannaturale, altri negano solo la conoscibilità di tale ordine tramite la rivelazione. I primi poi rigettano la possibilità della rivelazione soprannaturale ex parte obiecti (panteisti), i secondi negano la stessa possibilità della rivelazione ex parte subiecti ovvero dalla parte dell’uomo che sarebbe incapace di ricevere ragionevolmente una simile manifestazione di Dio (agnostici) o dalla parte di Dio stesso che non potrebbe fare alcunché al di fuori dell’ordine naturale delle cose (deisti).

 

Il razionalismo (nega la possibilità della rivelazione soprannaturale):

î  da parte dell’uomo:

   ex parte obiecti - evoluzionismo panteistico: (1)

§  idealismo (Hegel)

§  empirismo (Haeckel)

   ex parte subiecti – agnosticismo: (2)

§  idealismo (Kant)

§  empirismo (positivismo)

î  da parte di Dio agente - deismo (Chesbury, Voltaire, Cousin, ecc.): (3)

 

  1. Le parti della divisione

 

(1)   I sistemi della prima parte si riducono all’evoluzionismo panteistico descritto dal Concilio Ecumenico Vaticano I così: “S.q.d. hominem ad cognitionem et perfectionem, quae naturalem superet, divinitus evehi non posse, sed ex seipso ad omnis tandem veri et boni possessionem iugi profectu pertingere posse et debere: an.s.”[56]. Tale dottrina suppone quanto viene annunciato e condannato nella prima proposizione del Sillabo: “Deus reapse fit in homine et in mundo, atque omnia Deus sunt et ipsissimam Dei habent substantiam”[57].

I sostenitori di questa tesi negano l’esistenza di un Dio, Creatore libero, distinto realmente ed essenzialmente dal mondo. Secondo loro la Causa prima di tutto è insita nel mondo stesso, ragione per cui il suddetto si­stema vien detto anche immanentismo. I fenomeni religiosi trovano spiegazione nella vita naturale dell’uomo: tutte le religioni, quella cristiana compresa, vengono spiegate tramite l’evoluzione del senso religioso il cui valore viene giudicato dalla ragione.

(2)   I sistemi della seconda parte si riducono invece all’agnosticismo con­dannato nell’Enciclica Pascendi Dominici Gregis[58],

L’uomo, secondo questa dottrina, non potrebbe conoscere altro che puri fenomeni fondati sull’esperienza interna ed esterna e le leggi fenomeniche, non la sostanza reale delle cose, né, tanto meno, Dio che trascende ogni ente finito. I fenomeni sarebbero in rapporto non all’ente né all’ente primo e sommo, ma unicamente gli uni agli altri secondo leggi loro proprie e inderogabili. Il miracolo è dunque impensabile.

Anche qui la religione viene spiegata tramite il senso religioso in modo immanentistico ed evoluzionistico, seppure senza la nota del panteismo.

(3)   Il deismo sostiene infine che Dio non può agire al di là delle leggi naturali. Significativo è il tentativo di Robespierre che istituì il culto dell’ente supremo rigettando ogni dimensione realmente soprannaturale. 

 

Fine Seconda Parte (125) 

Testo di P.Tomas Tyn curato da P.Giovanni Cavalcoli

Servo di Dio Padre Tomas Tyn, OP


[1] Denz. 3004.

[2] Denz. 2372, 2826, 2844, 2850, 2878, 2909, 3015, 3041, 3225.

[3] Denz. 2856.

[4] Denz. 2850, 2854, 2904, 2909, 3016, 3041, 3043.

[5] Denz. 2775 ss., 2811, 2906.

[6] Denz. 2854, 3015.

[7] Denz. 824, 3016)

[8] Denz. 2775, 2907.

[9] Denz. 3011 ; cf. Denz. 2879, 2909, 2922, 3020, 3041, 3483, 3488-3489.

[10] Can. 3.

[11] Cf. VIN­CENTIUS LERINENSIS, Commonitorium primum, c. 23; PL 50, 668 A).

[12] Denz. 3020, cf. 3043, 3069-3070.

[13] Denz. 3027-3028.

[14] Denz. 3033.

[15] Denz. 2907.

[16] Denz. 2903, 2904.

[17] Denz. 2905.

[18] Denz. 3481-3483 (S. PIO X, Pascendi Dominici Gregis).

[19] Denz. 3041.

[20] Denz. 3459.

[21] Denz. 3008.

[22] Denz. 3016.

[23] Denz. 3225.

[24] Summa Theologiae II-II, 1, 5.

[25] Summa Theologiae I, 13, 5.

[26] Denz. 3010.

[27] VINCENTIUS LERINENSIS, Commonitorium primum, c. 23.

[28] CONCILIO ECUMENICO VATICANO I, Constitutio dogmatica Dei Filius, Denz. 3020.

[29] Denz. 3006, 3421.

[30] Storicamente il dogma della Trinità è una esplicitazione della consustanzialità (Nota a cura di P.Giovanni Cavalcoli, OP).

[31] Il dogma dell’Immacolata Concezione è stato ricavata per esplicitazione dalla dottrina rivelata della pienezza di grazia di cui ha goduto Maria (Nota a cura di P.Giovanni Cavalcoli, OP).

[32]  Le verità da credersi (Nota a cura di P.Giovanni Cavalcoli, OP).

[33] Summa Teologiae II-II, 1, 7 c.

[34] Denz. 3023, 3024.

[35] Cf. le condanne in Denz. 3015, 3023, 3024, 3028; 3016, 3041; 373 ss.; 1921.

[36] Denz. 373.

[37] Denz. 1921.

[38] Summa Theologiae  III, 2, 1 c. (cf. In Phys. II, lect. 1 e 2; In Met., V, lect. 5; I, 29, 1, 4m).

[39] Summa Theologiae I-II, 10, 1.

[40] Summa Theologiae I, 2, 2, 1m.

[41] Denz. 3031.

[42] Cf. Summa Theologiae I, 105, 6, 1m; Contra Gentes III, 100.

[43] De virt. in com. 1, 10, 13m.

[44] Summa Theologiae, II-II, 45, 2.

[45] De Gratia, disp. XX, a. 1, solv. arg. n. 4.

 

[46] Denz. 1934. Cf. anche la condanna del naturalismo lassistico da parte di Innocenzo XI, Denz. 2123 e dello pseudosoprannaturalismo rosminiano da parte di Leone XIII, Denz. 3236 e 3238.

[47] Denz. 2811.

[48] Cf. ibid.

[49] Summa Theologiae I, 2, 2, 1m.

[50] PIUS IX, Syllabus, Denz. 2903.

[51] Concilio Vaticano I, Denz. 3031.

[52] Cf. PIO X, Pascendi, Denz. 3476.

[53] Etudes sur le Concile du Vatican, t. I, p. 112 e p. 572

[54] Denz. 2730 ss.

[55] Summa Theologiae I, 63, 3 c.

[56] Denz. 3028.

[57] Denz. 2901.

[58] Denz. 3475, 3477.

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