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06 marzo, 2025

Logica binaria e logica ternaria - Logica aristotelica e logica farisaica - Terza Parte (3/4)

 

Logica binaria e logica ternaria

Logica aristotelica e logica farisaica

Terza Parte (3/4)

 

Sempre seguendo Dionigi, Tommaso presenta una serie di valori che appartengono a Dio in modo sommo, ma che nel contempo possono essere negati nel significato che noi ad essi diamo in rapporto alle creature:

 

«Come i nomi da noi imposti si possono dire di Dio secondo una qualche somiglianza che le creature hanno con Dio, così in quanto le creature sono inadeguate a rappresentare Dio, si possono negare e si può predicare il loro contrario. Per cui Dionigi dice che Dio si può chiamare Ragione come pure Irrazionalità; si dice Intelletto, ma si può dire anche Inintellegibilità; si può chiamare Parola, ma anche Innominabile; non certo nel senso che Egli sia privo di queste cose, ma per il fatto che Egli è Esistente  secondo nulla di ciò che sono gli esistenti, ossia non esiste secondo il modo di nessuno degli esistenti; ed Egli certamente è Causa dell’esistenza di tutte le cose, trasfondendo in qualche modo la sua somiglianza in tutte le cose, così da poter essere nominato a partire dai nomi di tutte le cose; Egli stesso è non-esistente, non nel senso che difetti di esistenza,  ma in quanto esiste al di sopra di ogni sostanza; ed è innominabile, così che Egli stesso propriamente e scientemente nomina Se stesso, ossia secondo la proprietà del suo essere e secondo la perfetta scienza di Se stesso, nel qual modo nessuno lo può nominare» (Comm. al De div. Nominibus, c. I, lect. I, n.30).

La teologia negativa suppone tuttavia quella positiva o affermativa, la quale ci fa conoscere chi è Dio e quali sono gli attributi che gli convengono, in modo tale da conoscere qual è il soggetto dal quale escludiamo certi predicati, altrimenti, se non conoscessimo di chi stiamo parlando, il negare non avrebbe alcun significato, perché non capiremmo a che cosa esso si riferisce. Se nego una cosa di tal cosa, devo conoscere positivamente quella cosa dalla quale rimuovo quella cosa, altrimenti non sapremmo di che cosa stiamo parlando.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/logica-binaria-e-logica-ternaria-logica_6.html

 

L’essenza divina è una forma, come il nostro concetto è una forma. Solo che la forma divina è come un cerchio dal raggio infinito, all’interno del quale è incluso il cerchio ovvero la forma del nostro concetto. In tal modo il raggio del nostro cerchio è superato all’infinito dal raggio del cerchio divino. In tal senso, per quanto ampliamo il raggio del nostro concetto, restiamo sempre ignoranti di ciò che sta oltre il raggio del nostro concetto. Dice San Tommaso:

«Dio supera sempre la nostra intelligenza e sempre resta ignorato da noi. Perciò il più alto punto a cui si solleva la cognizione umana a suo riguardo è di sapere che noi non lo conosciamo, è di capire che la sua Essenza supera tutto quello che noi possiamo pensare» (De Pot., q.7, a.5, 14m).

 

 
«Al termine della nostra conoscenza noi conosciamo Dio come un Ignoto, perché la mente si trova perfettissimamente nella conoscenza di Dio, allorquando sa che l’essenza di Lui è al di sopra di tutto ciò che può apprendere nello stato della vita presente; e così, sebbene rimanga ignoto chi Egli sia, resta tuttavia noto che Egli É» (Comm. a De Trinitate di Boezio, q.1, a.2, 1m).  

«Nella vita presente noi conosciamo Dio per mezzo di una visione intellettuale non così da sapere chi Egli sia, ma che cosa non sia; e quanto a ciò noi conosciamo la sua essenza, intendendola posta al di sopra di tutte le cose, sebbene tale conoscenza avvenga per mezzo di alcune similitudini» (De veritate, q.10. a.11, 4m).

Immagini da Internet

16 giugno, 2021

La questione della teologia negativa - Non si tratta di abdicare all’intelligenza, ma di evitare la presunzione - Terza Parte (3/3)

 

 La questione della teologia negativa

Non si tratta di abdicare all’intelligenza, ma di evitare la presunzione

Terza Parte (3/3)

È possibile definire l’essenza di Dio?

Considerando gli enti di questo mondo, ci accorgiamo che hanno l’essere per partecipazione. Dunque essi dipendono da un ente che è l’essere per essenza. È lo stesso essere per sé sussistente. Essi non hanno l’essere da sé, ma da altro, da un ente che ha l’essere da sé. Sono tratti da Dio dal non-essere all’essere. Sono creati.

Una volta scoperta l’esistenza di questo ente, che tutti chiamiamo «Dio», ci chiediamo qual è la sua essenza, chi è Dio. Quali sono i caratteri, le proprietà e le prerogative della sua essenza, che la rendono irripetibile, distinguibile dal mondo e da tutti gli altri enti, riconoscibile ed inconfondibile.

In base a tutti questi dati possiamo dire di poter conoscere Dio, di poter farci un concetto di Lui, che rappresenta assai imperfettamente l’essenza divina, perché questa è misteriosa ed infinita, mentre la nostra capacità di comprensione è finita.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-questione-della-teologia-negativa_38.html

 Invito a consultare:

3-4 Giugno 2021, Roma - Conferenza sulla teologia negativa per il XXI secolo

http://www.theologia.va/content/cultura/it/collegamenti/accademie-pontificie/teologia/archivioeventi.html 


Una volta scoperta la causa prima, occorre darne una definizione, il che è come dire dare una definizione dell’essenza o natura di Dio. 

Se Dio è, come dice il Concilio Vaticano I, «una singola sostanza spirituale» (Denz.3001), irripetibile, individuale, inconfondibile, discernibile e distinguibile da tutte le altre sostanze spirituali e personali, deve ben avere un’essenza propria e un nome proprio, come appunto dichiara Dio a Mosè (Es 3,14): «Io Sono Colui Che É», ovvero «Io Sono», ossia, secondo la famosa definizione di San Tommaso, l’ipsum Esse per se subsistens. Dio è l’Essere assoluto, infinito, sommo ed eterno. È, come dice il Catechismo di San Pio X, l’Essere perfettissimo.

 
Così l’Aquinate descrive la via negativa:

 

«Quando procediamo verso Dio per via di rimozione, innanzitutto neghiamo di Lui le realtà corporali, e in secondo luogo anche le realtà intellettuali così come si trovano nelle creature, come la bontà e la sapienza; e resta nel nostro intelletto soltanto che Egli è e nulla più; per questo si trova in una certa confusione.

 

Ma alla fine rimuoviamo da Lui anche lo stesso essere, così come si trova nelle creature, e allora l’intelletto rimane in una certa tenebra di ignoranza, secondo la quale ignoranza, per quanto riguarda lo stato presente, ottimamente ci congiungiamo a Dio, come dice Dionigi nel De divinis Nominibus, c.VII: questa è una certa quale caligine, nella quale si dice che Dio abita» (Comm. a I Sent., D.8, q.1, a.1, 4m).


 

Tommaso non esclude affatto la possibilità di vedere immediatamente e svelatamente questa essenza in paradiso, benché anche lassù essa continuerà a trascendere la finitezza del nostro intelletto.

Gregorio Palamas ha ritenuto impossibile la visione immediata dell’essenza divina

 



Immagini da internet:
- Mosè e il Roveto ardente
- Dionigi l'Areopagita
- Gregorio Palamas
 

15 giugno, 2021

La questione della teologia negativa - Non si tratta di abdicare all’intelligenza, ma di evitare la presunzione - Seconda Parte (2/3)

 La questione della teologia negativa

Non si tratta di abdicare all’intelligenza, ma di evitare la presunzione

Seconda Parte (2/3)

Come parlare di Dio 

Oggi spesso c’è chi non parla mai di Dio e c’è chi ne parla a ruota libera o in modo sbagliato o ingannevole, senza adeguata preparazione, per pura abitudine, senza prudenza, senza convinzione, senza discrezione, per convenienza, per vendere libri, per apparire un genio o un profeta, per puro dovere d’ufficio, per giustificare la licenza morale, per sollecitare la superbia o le passioni, per incitare all’odio, per creare divisioni, per bloccare il progresso, per sovvertire il buon costume e l’ordine sociale, per far perdere la fede e il senso del sacro. Sembra incredibile, ma è così. A tanto arrivano le astuzie del demonio e le risorse della doppiezza e dell’ipocrisia. Servirsi del teismo e magari della mistica per diffondere l’ateismo e l’immoralità.

L’uso della parola «Dio» è molto delicato. Questo uso è spontaneo nell’anima onesta e religiosa. Ma dev’essere anche imparato e praticato con discrezione, intelligenza, prudenza, saggezza, retta intenzione. In molte circostanze è meglio tacerlo. Non bisogna usarlo a sproposito o avventatamente o mossi dalla passione.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-questione-della-teologia-negativa_15.html

Invito a consultare:

3-4 Giugno 2021, Roma - Conferenza sulla teologia negativa per il XXI secolo

http://www.theologia.va/content/cultura/it/collegamenti/accademie-pontificie/teologia/archivioeventi.html



La causa (il più) non può provenire dall’effetto (il meno) (contro Teilhard de Chardin). 

 

 

 

La causa non sempre produce l’effetto, perché, come causa libera, può astenersene (contro Spinoza).

 

 

 

Non esiste solo la causa assoluta, ma anche la causa seconda (contro Severino).



 

 

 

 

 

Immagini da internet

14 giugno, 2021

La questione della teologia negativa - Non si tratta di abdicare all’intelligenza, ma di evitare la presunzione - Prima Parte (1/3)

 La questione della teologia negativa

Non si tratta di abdicare all’intelligenza, ma di evitare la presunzione

Prima Parte (1/3)

Tra la reticenza e lo sproloquio

Oggi siamo invasi da una folla di maestri, che dobbiamo sopportare e dai quali dobbiamo guardarci, i quali con grande prosopopea e dogmatica sicumera, vantando titoli accademici e centinaia di pubblicazioni, ignari del Magistero della Chiesa, sbandierati dai mass-media del potere dominante, ci assicurano con tono cattedratico e senza possibilità di replica, che cosa di Dio dobbiamo affermare e che cosa dobbiamo negare, per sapere qual è il «Dio biblico» e il «Dio di Gesù Cristo» e salvarci dal «Dio astratto della metafisica», dal Dio del «dualismo greco», dal Dio precristiano, corrucciato castigatore dell’Antico Testamento e del paganesimo.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-questione-della-teologia-negativa.html

Invito a consultare:

3-4 Giugno 2021, Roma - Conferenza sulla teologia negativa per il XXI secolo

http://www.theologia.va/content/cultura/it/collegamenti/accademie-pontificie/teologia/archivioeventi.html



Tale rapporto si risolve semplicemente nella presa di coscienza che il proprio io non è originariamente l’io empirico, passeggera parvenza destinata a dissolversi con la morte; ma è l’io trascendentale, corrispondente a ciò che la religione e la teologia chiamano «Dio» e che l’idealista preferisce chiamare «Assoluto», come fanno Schelling ed Hegel, perché la parola «Dio» appartiene al linguaggio concettuale-religioso dell’io empirico, mentre qui si tratta di rifarsi a un io più radicale, profondo, autentico ed originario, che è l’autocoscienza dedotta dal cogito cartesiano.

L’ateo vanta una confutazione scientifica dell’esistenza di Dio, ma in realtà è lui a sragionare con la pretesa di assegnare al mondo bisognoso di un fondamento, il ruolo di fondamento, che esso non ha, sicchè, allorché l’uomo si appoggia su di esso, sprofonda nell’abisso o, come si esprime Kant, nel «baratro della ragione». Kant infatti crede ingenuamente d’aver confutato la tesi della causa prima chiedendosi chi ha causato la causa prima. Il che dimostra di non aver capito che cosa è la causa prima, perché se fosse causata da una causa precedente, non sarebbe più la causa prima.


 

Né l’ateo né il buddista parlano di Dio. Eppure fra loro c’è un abisso: il buddista fa capire di credere nel Dio ineffabile con una retta condotta morale. L’ateo fa capire di non credere in Dio – anche se a parole si professa credente - con una vita dissoluta ed immorale.

 
 
 
 
Immagini da internet
- F. Schelling
- E. Kant
- Budda