Il significato mistico del senso del tatto (Prima Parte di Tre Parti)

 Il significato mistico del senso del tatto

                                                         C’è un tempo per abbracciare

                                                                                                  e un tempo per astenersi dagli abbracci

Qo 3,5

Che cosa è la conoscenza 

La conoscenza è un modo immateriale di esistere dell’anima, per il quale essa, attuando la potenza conoscitiva, diventa intenzionalmente il reale esterno, il quale in tal modo, mediante un atto del senso (sensazione o percezione) e rappresentazione (immagine, similitudine, concetto), pur restando in sé stesso fuori dell’anima, viene a trovarsi, in quanto sentito o percepito o rappresentato, nell’anima.

L’essere intenzionale o esse cognitum è un essere immateriale prodotto dal conoscente all’interno di sé stesso, col quale tende all’essere reale esterno rappresentandolo all’interno mediante la rappresentazione. L’essere reale è la regola della verità dell’essere intenzionale, che è lo stesso conoscere. L’essere conosciuto è lo stato dell’essere reale all’interno dell’anima all’atto del conoscere.

Il conoscere, quindi, è distinto dall’essere reale oggetto del conoscere. Il conoscere è essere intenzionalmente l’essere reale esterno. Quando si attua come deve attuarsi, lo riproduce o rappresenta interiormente così com’è, e lo esprime nel linguaggio, ma mentre l’essere intenzionale è un prodotto immateriale del conoscente, l’essere reale esterno, materiale o spirituale, è un ente reale creato da Dio.

L’idealista, quindi, che riduce o identifica l’intenzionale o essere pensato o idea col reale, ovvero il pensare o conoscere con l’essere, confonde la produzione del suo concetto o della sua idea con la produzione del reale ed attribuendo al proprio pensare la produzione del reale, pretende di sostituirsi a Dio creatore del reale. Inoltre l’idealista, identificando il suo pensiero o la sua idea col reale, rende impossibile la spiegazione dell’errore, che consiste esattamente in una discordanza del pensiero dal reale.

L’idealista, inoltre, risolvendo l’essere reale nell’essere da lui pensato - la sua idea - o il sensista, risolvendo il dato sensibile nel sentito o percepito (Berkeley), se ammette l’esistenza di un reale sensibile o spirituale esterno all’anima o alla coscienza, sostiene che dev’essere dimostrata (Cartesio).

Oppure nega sic et simpliciter l’esistenza di un reale o cosa in sè fuori dell’anima (Fichte), per cui oggetto della conoscenza per lui sono solo le sue idee (Hegel) o il suo pensiero (Gentile) o le sue sensazioni (Berkeley, Hume, esse est percipi) o è soltanto l’oggetto della sua coscienza (Husserl).

L’atto conoscitivo può avvenire o mediante l’uso di un organo materiale, quindi in modo parzialmente materiale – l’organo di senso – o senza l’uso di tale organo, ma in modo puramente immateriale. Nel primo caso abbiamo i sensi; nel secondo l’intelletto.

Senso e intelletto

L’intelletto, partendo dall’esperienza sensibile, coglie l’essenza universale specifica del reale materiale (la quidditas rei materialis) astraendo totalmente dall’immagine sensibile, benché restando sempre in rapporto con essa.

Il senso invece coglie l’essenza e le qualità accidentali delle cose materiali, ma concretizzate nell’individuo spaziotemporale della specie, sicché non è capace, come l’intelletto, di librarsi completamente al di sopra dell’individuo e dello spazio-tempo nella pura visione atemporale della specie, ma sente o tocca col senso l’essenza materiale presente qui ed ora o assente, sostanza o accidenti, soltanto in quanto concretizzata in quel dato individuo.

Il senso non riesce ad astrarre perfettamente e totalmente dall’individuo concreto esistente o immaginato per considerare il puro intellegibile universale. Per questo l’animale non dispone di segni o simboli per significare l’universale. Mentre l’uomo fa uso di un linguaggio che può esprimere contenuti concettuali, teorici o scientifici, il linguaggio animale, del quale anche l’uomo può far uso, esprime soltanto sensazioni o passioni, impulsi o stimoli pratici concreti.

Questo tipo di conoscenza, la conoscenza sensibile, è comune all’uomo e all’animale. Questi non riesce a superarla per attuare un’astrazione perfetta, che è solo opera dell’intelletto, e quindi dell’uomo.

Il senso, in generale, è la facoltà conoscitiva dell’animale e quindi anche dell’uomo in quanto animale, emanazione nell’animale della sua anima sensitiva e nell’uomo espressione della potenza sensitiva dell’anima spirituale, per la quale potenza o facoltà l’uomo percepisce le cose materiali nonché la propria e l’altrui corporeità secondo cinque modalità diverse: la vista, l’udito, il gusto, l’olfatto e il tatto.

Il senso si divide in senso esterno e senso interno. Il primo ha sede in un apposito organo, della cui funzionalità fisiologica-neurologica la potenza sensitiva si serve per formare intenzioni o rappresentazioni dei rispettivi oggetti propri, utilizzabili a loro volta dall’intelletto per la formazione dei concetti. 

Se l’oggetto è presente il senso esterno sente o percepisce l’oggetto immediatamente, per cui non ha bisogno di formare rappresentazioni. Se invece l’oggetto è assente o troppo lontano dall’organo di senso la potenza sensitiva forma rappresentazioni dell’oggetto, che mediano la conoscenza dell’oggetto. In questo caso abbiamo il senso interno.

I sensi interni sono cinque:

1) il senso unificante o sintetico (sensus communis), che sintetizza o raccoglie in unità le sensazioni dei sensi esterni che si riferiscono a un medesimo oggetto esterno, per cui il soggetto sa, per esempio, che l’oggetto del quale vede il colore è lo stesso del quale sente il profumo o gusta il sapore: un pasticcino. Esso rappresenta nell’esperienza sensibile l’intuizione intellettuale dell’ente concreto;

2) il senso pratico (cogitativa o ratio particularis), è l’elaborazione di un’operazione sensibile da compiere; esso rappresenta nell’esperienza sensibile la conoscenza della legge morale;

3) la memoria è la facoltà di ricordare e conservare esperienze passate; essa è la concretizzazione della memoria intellettuale;

 4) l’immaginazione è la facoltà di formare immagini delle cose assenti. Essa diventa creativa negli artisti e nei poeti; essa è al servizio del concetto ed esemplifica sensibilmente il contenuto del concetto;

5) il senso comune (ratio naturalis) è la percezione spontanea della verità sensibile evidente con implicito esercizio della ragione. Cartesio difettava di questo senso detto anche buon senso, che è l’applicazione nell’esperienza sensibile dei princìpi primi metafisici della ragione speculativa.

Contraddire alle verità di senso comune o di buon senso non può essere giustificato con l’esigenza di superare l’ingenuità per praticare il senso critico, ma è segno di protervia o di deficienza mentale. Il vero senso critico è attività riflessa del senso comune con la quale esso non smentisce le sue certezze originarie, ma, rendendole coscienti alla luce della ragione, le conferma e le rafforza.

L’intelletto umano trae la conoscenza della verità intellettuale e spirituale da corretto uso dei sensi, ai quali spetta iniziare l’uomo alla conoscenza del vero facendogli fare l’esperienza della veracità del senso. Nel contempo l’esercizio della sensibilità rende consapevole l’uomo che la verità non ci è data solo dai sensi, perché essi ci conducono alla scoperta di una verità più alta e somma, un livello di realtà e di valori morali, religiosi e spirituali superiore al livello delle cose corporee e materiali, che sono l’oggetto dei sensi, una verità sommamente più desiderabile di quella che ci è data dai sensi, se almeno sappiamo vincere le seduzioni della carne ed aprirci ai desideri dello spirito.

L’uomo, dunque, in rapporto all’uso dei sensi, si trova preso da una duplice tentazione: da un parte il sensismo gaudente di Epicuro, l’empirismo materialista di Hume e di Marx, lo sperimentalismo positivista di Comte, il sensismo volontarista di Nietzsche e la libido di Freud; e dall’altra, tutta la parabola dell’idealismo che partendo da Cartesio, arriva ad Hegel, Husserl e Gentile: l’uomo inteso come spirito autocosciente e libertà assoluta, io assoluto o autocoscienza assoluta che si finitizza, si autodetermina, si esprime ed appare nello spazio-tempo fenomenicamente, empiricamente, l’io «empirico di ciascuno di noi.

Come l’intelletto dà il via al potere appetitivo che è la volontà, similmente i sensi danno il via all’appetito sensitivo, con tutto il suo proprio apparato di emozioni e di passioni. La sana attuazione della volontà genera il piacere spirituale, effetto del conseguimento dei beni morali e spirituali, fino al conseguimento del sommo bene che è Dio.

La sana attuazione dell’appetito sensitivo genera il piacere sensibile, effetto del conseguimento dei fini biologici del soggetto, ossia dell’autoconservazione e della riproduzione della specie. Il piacere spirituale e quello sensibile, se sono ercati per se stessi in modo egoistico, non realizzano i fini degli appetiti corrispondenti, per cui finiscono per recar danno al soggetto e procurargli proprio quel dolore e quei guai, compresa la stessa morte, che esso cerca di evitare.

Il sano piacere sensibile, moralmente ordinato, dev’essere soggetto al sano piacere spirituale, come espressione, condizione di possibilità e via di realizzazione del sano piacere spirituale, altrettanto moralmente ordinato. Ma se il piacere sensibile, anche onesto, è di ostacolo ad esigenze spirituali particolarmente forti, il soggetto deve sapervi rinunciare così come si rinuncia a un bene inferiore, per conseguirne uno maggiore. Ubi maior, minor cessat. Se questa rinuncia avviene per il regno dei cieli, come si dà nei voti religiosi, Cristo promette la restituzione centuplicato già nella vita presente (Mc 10,30) di ciò a cui per amor suo si ha rinunciato.

L’organo del senso del tatto

Il senso del tatto, sparso per tutto il corpo, ha lo scopo di assicurare al soggetto benessere corporeo superficiale ed interno, di consentire il contatto e la vita di relazione col corpo altrui, il piacere sessuale, il maneggio degli utensili del lavoro, dell’arte e della tecnica, il piacere dell’esercizio fisico nelle discipline atletiche e sportive, la sensazione piacevole di indossare abiti adatti e di godere di un buon clima, nonché il piacere fisico di un giaciglio comodo e riposante.

Organo principale del senso del tatto è la mano, che ci serve per tutte le nostre operazioni fisiche esterne: la cura della salute, il nutrimento, il riposo, la vita di relazione e la vita affettiva, l’esercizio della sessualità, le attività lavorative, intellettuali, artistiche e ricreative. Ma secondariamente, benché sempre essenzialmente, sempre per queste finalità, il senso del tatto è sparso per tutta la superficie del corpo, comprese, di riflesso, quelle parti corporee, che di per sè sono insensibili, come le unghie e i capelli.

Organi specifici del tatto sessuale sono gli organi sessuali. Il tatto dei piedi serve per i nostri movimenti nello spazio e i nostri spostamenti. Il tatto interno al nostro corpo segnala col benessere fisico la buona salute oppure col dolore uno stato morboso o di affaticamento. Gli organi o arti paralizzati mancano del senso del tatto. Guarendo i paralitici, si può dire che Cristo guarisca persone difettose nel senso del tatto. Laddove il tatto non funziona, il soggetto è esposto ai danni provenienti dagli agenti ostili all’organo o all’arto che ha perduto la sensibilità.

Il senso del tatto nel contesto dell’esperienza umana

Il senso del tatto, insieme con gli altri sensi, esclusa la vista, percepisce le qualità tattili dei corpi, mentre la vista coglie il colore e la forma delle sostanze materiali. Il tatto sente la superficie dei corpi esterni o interni, il morbido, il duro, il caldo, il freddo, il liscio, il ruvido, l’umido, il secco, il pesante, il leggero.

Per sentire, il senso del tatto dev’essere a contatto col corpo da sentire. Esso serve al benessere dell’organismo, alla sua conservazione, alla sua autodifesa, all’utilizzo delle membra del corpo, ad esprimere l’amore, all’unione sessuale.

Col senso del tatto tocchiamo altri corpi e sentiamo quando siamo toccati. Sentiamo i movimenti interni del nostro corpo. L’organo del tatto è tutta la superficie del nostro corpo, e le superfici dei nostri organi interni, in modo speciale i polpastrelli delle nostre mani, nonché l’organo sessuale. Quando proviamo dolore negli stati morbosi e dolorosi del nostro corpo, soprattutto a causa di fenomeni di pressione dell’una forza organica sull’altra, gioca il senso del tatto.

Il toccare è un mezzo e un modo fondamentale, senza parole, di comunicazione animale e per conseguenza umana. Il gesto del toccare, per esempio lo stringere una mano, un abbraccio, un bacio, una carezza, possono esprimere in situazioni altamente emotive sia tristi che gioiose, sentimenti o contenuti intellegibili tali da lanciare messaggi indimenticabili, donare beni indicibili, lasciare tracce indelebili, ricordi incancellabili, che possono anche cambiare una vita.

Funzione specialissima e privilegiata del senso del tatto, come si è detto ed è bene qui ripetere, è quella che esso svolge nella mano e grazie all’azione della mano, nella cura e difesa della propria salute e del proprio benessere, nella vita di relazione, nel culto divino, nel lavoro, nell’arte, nello sport, nell’alimentazione, nell’attività sessuale. Quanto è preziosa e significativa la stretta di mano, quanto lo sono il tatto delle dita del pianista, del violinista, del pittore, dello scultore, del chirurgo!

Il senso del tatto ha rapporto con tutti gli altri sensi e ad esso possono ridursi tutti gli altri sensi. Mentre infatti la vista, l’udito, il gusto e l’olfatto si emancipano dal tatto per cogliere i loro oggetti propri, il tatto funziona sempre oltre che in ordine al suo oggetto proprio, anche a servizio degli altri sensi. È tra tutti il senso più materiale, che però è al servizio degli atti dei sensi più spirituali, come quelli della vista e dell’udito.

Se Cartesio avesse riflettuto su questo fatto semplicissimo che tutti sperimentano, non si sarebbe perso dietro l’invenzione della res cogitans separata dalla res extensa. Ma per converso i seguaci sensisti di Hume e di Comte, se avessero riflettuto all’autonomia dei singoli sensi nei confronti del senso del tatto, avrebbero compreso la direzione dei sensi verso l’intellegibile e non avrebbero miseramente ridotto il conoscere alla fisiologia del cervello ed ai processi chimici dell’organismo umano.

Utilizziamo il senso del tatto, associato alla vista, per saperci regolare nei contatti con le cose, i luoghi, le persone. In certi casi può esser bene, utile e doveroso toccare, per esempio per verificare se un frutto è mangiabile, è maturo o è acerbo; in altri casi è meglio stare alla larga. Pensiamo per esempio alle precauzioni che oggi usiamo per evitare il contagio del covid.

Il senso del tatto è legato anche alla misurazione del trascorrere del tempo, in quanto esso o ci procura piacere per un riposo prolungato o perché indossiamo indumenti comodi o per l’esperienza di un clima gradevole o per converso ci avverte che il contatto prolungato con qualcosa ci è nocivo o ci procura una sensazione di disagio avvertendoci che dobbiamo cambiare la posizione del corpo o cambiar luogo o  che un dato lavoro ci sta affaticando e dobbiamo quindi prendere provvedimenti o rimediare.

Ugualmente molti aspetti del piacere o benessere corporeo sono legati al senso del tatto. Il piacere del riposo è molto legato al senso del tatto. Esso entra in funzione quando si tratta di tastare qualcosa per saggiarne la natura, la consistenza, la resistenza e qualità del genere. Esso è indispensabile nell’uso degli arti e nelle attività lavorative manuali. È il modo più elementare ed originario di entrare in contatto con la realtà esterna sin dallo stadio fetale dell’individuo nel seno materno, prima ancora del sorgere degli altri sensi. È, fra tutti gli altri sensi, quello che maggiormente ha il senso del concreto presente.

I cinque sensi nell’uomo hanno tutti un rapporto con lo spirito, ma non tutti nella stessa misura. Tutti hanno relazione con la sensibilità estetica, poetica, tecnica ed artistica e quindi con la tematica della bellezza e dell’operatività. Hanno anche una relazione con gli aspetti sensibili del culto divino e con i sacramenti, e possono simboleggiare la stessa esperienza mistica.

Il senso del tatto rende il suo servizio anche nella preghiera, nella meditazione e nella contemplazione, consentendo al nostro corpo di stare comodo e nella posizione migliore per favorire queste attività spirituali. La sensazione di stanchezza fisica, se non di dolore, che sentiamo dopo un certo tempo passato in questi atti dello spirito, può essere il segno che dobbiamo smettere. Il senso del tatto è essenziale anche per condizionare e moderare le nostre penitenze fisiche, affinchè non siano esagerate o troppo miti.

 Le nostre attività spirituali sorgono dall’esperienza sensibile e si esprimono nell’attività dei sensi e delle emozioni ad essi conseguenti o da essi eccitate. Benché esse trascendano il mondo del senso, appunto per librarsi al di sopra di esso, nel mondo dello spirito, dell’intelletto e della volontà e addirittura, per il cristiano, nel mondo del divino e del soprannaturale, le attività spirituali sono rivestite di sensibilità e stimolate dalla sensibilità e per questo, laddove possono intervenire le emozioni, si parla di sensibilità estetica, artistica, morale e religiosa.

Da questa sintesi di senso e di intelletto, di emozione e di volontà nasce il concetto del sentimento, il Gemüth dei Tedeschi, che è ad un tempo atto del senso, dell’immaginazione, della passione e dello spirito. Il tatto riguarda anche la sensazione sgradevole che proviamo quando siamo urtati da qualche oggetto o da qualcosa di duro. Per questo, diciamo delle persone che ci maltrattano che mancano di tatto. Il subire una pena o un castigo certamente coinvolge solitamente il senso del tatto.

Il tatto, l’olfatto e il gusto rappresentano gli interessi vitali più lontani da quelli dello spirito e più vicini alla corporeità: il tatto dà una valutazione circa la superficie, la consistenza e il peso dei corpi e delle cose. Il toccare interessa l’autoconservazione del soggetto e la sua attività sessuale, le sue attività fisiche e la sua vita di relazione con gli altri e col mondo; l’olfatto svolge una funzione di discernimento nel campo delle esalazioni odorifere per distinguere quelle vantaggiose da quelle dannose ai fini dell’alimentazione o dell’autoconservazione; il gusto è invece interessato al discernimento nel campo dell’alimentazione.

Tutti i sensi si riconducono al senso del tatto, in quanto si riconducono al toccare e all’essere toccato. Tutti sono uno sviluppo diramato in molte direzioni fra di loro diversificate del toccare con l’apertura agli atti dello spirito: l’occhio dev’essere toccato dalle irradiazioni luminose; l’orecchio dalle onde sonore, il palato dal cibo, le papille olfattive dalle particelle odorifere sospese nell’aria.

Gli altri sensi possono venir meno, ma se resta il toccare l’individuo mantiene il contatto col reale. Il tatto, nell’evoluzione vitale del soggetto, è il primo senso che entra in funzione e l’ultimo a venir meno. Se quindi viene meno il senso del tatto l’individuo perde il contatto con la realtà, che è il paradigma più elementare e primitivo per concepire il fatto del conoscere.

Ecco perché il contatto sessuale, che comporta l’attuazione più perfetta e gratificante del senso del tatto, nella Bibbia è catalogato nella categoria del «conoscere». «Toccar donna» come dice San Paolo (cf I Cor 7,1) vuol dire unirsi sessualmente a lei. E in tal modo, in quanto l’unione sessuale è manifestazione d’amore, il tatto è il senso che fra tutti esprime più significativamente l’unione d’amore. Sulla linea di questa simbologia dell’amore, Sant’Agostino, nell’esprimere con commozione l’esperienza di come Dio gli si è avvicinato nel suo amore per lui, è uscito nelle le famose parole: «Mi hai toccato». Analogamente San Giovanni della Croce parla di «tocchi divini».

Il Cantico dei Cantici rappresenta l’unione dell’anima con Dio o di Cristo con la Chiesa sotto l’immagine dell’amore di un pastorello con una pastorella. Per rappresentare questa intimità mistica San Giovanni della Croce parla di un «contatto tra due sostanze nude»: è il contatto immediato fra l’anima e Dio che si realizza quaggiù nella carità e lassù nella visione beatifica.

Il toccare è il paradigma fondamentale dell’esperienza più certa. Emblematica, a questo proposito, è l’espressione «toccar con mano». Gesù risorto che appare a Tommaso, lo invita a toccarlo (Gv 20, 27) perché si renda conto che è proprio Lui. Sembra che non basti il vedere: Gesù risorto invita a toccarLo (Lc 24, 39). L’Evangelista Giovanni, per dare garanzia d’aver conosciuto veramente e profondamente Gesù, «il Verbo della vita» (I Gv 1,1), ci assicura d’averlo toccato, un «toccare» che evidentemente non è stato solo fisico, ma anche spirituale, di fede.

Il toccare è l’atto col quale la causa agisce sull’effetto. Affinchè la causa abbia effetto, essa deve toccare ciò su cui esercita il suo effetto. Il balsamo dev’essere applicato alla ferita. Come il medico tocca l’ammalato, così Gesù tocca coloro che Egli risana. Ma ancor più del toccare del medico, che serve solo per fare la diagnosi, il toccare di Gesù è un toccare che risana miracolosamente (Mt 9,29; 17,6; Mc 1,40; 5, 31; 7, 33; 8, 22, Lc 7,14). Già nell’Antico Testamento si parla di Dio che «tocca il cuore» dell’uomo (I Sam 10,26) per dire che lo purifica e lo converte.

Nell’amministrazione dei sacramenti il sacerdote tocca il fedele, eventualmente con la materia del sacramento – per esempio le particole toccate dal sacerdote e dal fedele, l’acqua nel battesimo o l’imposizione delle mani nell’ordinazione sacerdotale - e il fedele è toccato. Questo toccamento non è solo un mezzo o tramite, ma è la causa strumentale della grazia, atto del tatto accompagnato dalla parola, per il quale il sacramento opera ciò che significa (ex opere operato)

Non risulta però che Gesù abbia guarito chi difettava nel senso del tatto, senso che, d’altra parte, è così fondamentale, che, salvo casi rarissimi, non manca mai a nessuno.  Il senso del tatto è semmai coinvolto nel caso dei paralitici, che invece Gesù guarisce in gran numero. Gesù d’altra parte si lascia toccare, sempre per guarire chi lo tocca (Mt 14,36; Mc 3,10; Lc 6, 18-19; 8,45).

Prima parte di Tre Parti

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 20 settembre 2020


L’essere reale è la regola della verità dell’essere intenzionale, che è lo stesso conoscere. L’essere conosciuto è lo stato dell’essere reale all’interno dell’anima all’atto del conoscere.

  Antonio Canova (immagine da internet)

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