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26 giugno, 2025

Il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo rivolge un richiamo ad Andrea Grillo

 

Il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo

rivolge un richiamo ad Andrea Grillo

 

Pubblichiamo un comunicato del Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, alla lettura del quale è facile comprendere a chi si riferisce.

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 26 giugno 2025 

 

Comunicato del Pontificio Ateneo Sant’Anselmo

 

Il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo prende con decisione le distanze da quanto singolarmente espresso da docenti che, a titolo personale e sotto la loro unica e piena responsabilità, pubblicano sui propri siti o blog, tesi, opinioni o posizioni personali.

Esse, infatti, non rappresentano quanto insegnato nelle varie Facoltà del nostro Ateneo che accoglie totalmente e trasmette, in piena fiducia e obbedienza di fede - nell’ottica di una sana dialettica su cui si basa una vera ricerca teologica - l’insegnamento della Chiesa e del Romano Pontefice.

Pro-Rettore, Prof. P. Laurentius Eschlböck, O.S.B.

Roma, 23 giugno 2025

https://www.anselmianum.com/it/news/1391-comunicato-del-pontificio-ateneo-sant-anselmo


 

23 giugno, 2025

Luigino non demorde Non si arrende, ma contrattacca

 

Luigino non demorde

Non si arrende, ma contrattacca

 

Luigino Bruni mi ha inviato una lettera[1] di commento a quanto ho detto su di lui nel mio recente articolo dedicato ad Ernesto Buonaiuti. Riporto il suo scritto, al quale faccio seguire la mia risposta.

 

Carissimo Padre, eppure anni fa ci eravamo sentiti e aveva usato parole umane. Ed ero felice. Vedo invece che è tornato ai toni inquisitori, facendosi esponente di un sant'Uffizio del quale non fa parte, e di difensore di Dio, una difesa di cui non ha certamente bisogno. Mi chiedo davvero da dove provenga questa rabbia, questo astio nei confronti di chi, come me, chiede di cancellare un provvedimento sbagliato, e che oggi non comporterebbe nessuna scomunica - le sue argomentazioni bibliche e teologiche che usa qui non sono affatto convincenti: le tesi di Buonaiuti oggi non incorrerebbero in nessuna scomunica. ...

 

Carissimo Luigino,

ho molto piacere che ti sia rifatto vivo. Effettivamente ci lasciammo bene, ma, come allora, se sono stato severo con te, è perchè ti voglio bene con cristiana fraternità e franchezza. E puoi conservare l’uso del «tu» come avevi iniziato a fare. Con ciò entro in argomento.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/luigino-non-demorde-non-si-arrende-ma.html

 


 Immagine da: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2025/6/22/corpus-domini.html

 

13 giugno, 2025

Perché Buonaiuti fu scomunicato?

 

Perché Buonaiuti fu scomunicato?

Il caso Buonaiuti

Ancora una volta Avvenire dell’8 giugno scorso ci sorprende con la pubblicazione di un articolo[1] di Luigino Bruni dal titolo «La buona battaglia di Ernesto Buonaiuti», il famoso modernista scomunicato da Pio XI  e da Pio XII, del quale Bruni dà un giudizio assolutamente positivo («uno studioso, un prete e un uomo di talento eccezionale e di valore assoluto»), del quale occorrerebbe «cancellare la scomunica», inflittagli perchè «ricordava la natura comunionale e comunitaria dell’eucaristia dei primi cristiani».

Da qui Bruni prende occasione per affermare che quella cancellazione andrebbe «estesa alla numerosa schiera di preti e laici modernisti, le cui vite, a partire da Pio IX fino a Pio XII furono sconvolte e rovinate. Sarebbe questo il tempo per chiedere perdono per aver usato il Vangelo, la fede, la teologia e la dottrina come armi improprie per colpire e ferire a morte altri cristiani». 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/perche-buonaiuti-fu-scomunicato.html


 

Le lodi che Bruni riserva per Buonaiuti riguardano la maniera con la quale egli concepiva la Messa. Bruni riporta queste parole estremamente significative di Buonaiuti:

«storicamente i sacramenti sono la solidificazione progressiva del concetto di grazia applicato alle principali contingenze della vita: l’eucaristia, per esempio – e accenno ad essa perché la sua evoluzione è più visibile - ha preso il luogo del banchetto in cui i primi cristiani simboleggiavano la fratellanza che li attendeva nel regno. Col tempo si è venuta formando la dottrina della presenza reale e più tardi quella della transustanziazione.   Si è smarrito, attraverso questa trasformazione, il valore etico primitivo del rito».

Bruni non si accorge di quanto è falsa questa interpretazione che Buonaiuti dà della Messa e di quanto tale falsificazione è dannosa per quella fraternità cristiana che essa finge di promuovere e simboleggiare e di quanto quindi questa tesi sia distruttiva della Chiesa e del cristianesimo.

La celebrazione della Messa, già fin dall’inizio del cristianesimo, è stata concepita e praticata dalla Chiesa non solo come memoria dell’Ultima Cena, ma anche e soprattutto come riattualizzazione o ripresentazione incruenta dell’offerta che Cristo ha fatto di sé sulla croce al Padre per la salvezza del mondo.

Immagine da Internet: La Passione, Beato Angelico, Firenze

15 marzo, 2024

Lo gnosticismo secondo Luigino Bruni - Seconda Parte (2/2)

 

Lo gnosticismo secondo Luigino Bruni

Seconda Parte (2/2) 

 Fraintendimenti di Bruni

Bruni non tiene conto del fatto che dualismo non è il semplice distinguere corpo e anima. Distinguere corpo e anima non vuol dire necessariamente separarli e contrapporli. Questa è l’operazione di Cartesio, certo sbagliata e riprovevole, anche se di fatto è vero, come osserva San Paolo, che nel presente stato di natura decaduta esiste un doloroso conflitto fra la carne e lo spirito, conflitto che però può e deve essere risolto grazie all’esercizio ascetico della vita cristiana.   

Ma opporre anima e corpo come si oppone realtà ad apparenza alla maniera di Platone o dell’induismo è pure sbagliato e sorgente di nefaste frustrazioni e pericolose illusioni. Ma è dogma di fede e verità dimostrata da Aristotele la distinzione dell’anima spirituale dal corpo così come si distingue nella sostanza materiale la forma sostanziale dalla materia prima.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/lo-gnosticismo-secondo-luigino-bruni_15.html


È strano che Bruni non citi le parole autorevoli di condanna dello gnosticismo che il Santo Padre ha pronunciato nell’Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate del 2018. Il documento è di enorme interesse e importanza, perché non era mai successo che un Papa condannasse lo gnosticismo.

Come intende il Papa lo gnosticismo? Egli definisce lo gnosticismo «una fede rinchiusa nel soggettivismo». È detto tutto. Inoltre il Papa denuncia ripetutamente l’errore di chi vagheggia un «Dio senza carne» (n.37). 

Come se l’essere fosse solo il pensare e il materiale ripugnasse all’essere. Il vero spiritualismo è quello di Aristotele e di San Tommaso, che riconosce la dignità dell’essere materiale e la sua conoscibilità da parte della mente divina che lo ha progettato e creato: «nemmeno le tenebre per te sono oscure» (Sal 139,12).

Con questo documento sorprendente e geniale, che tutti gli studiosi onesti dello gnosticismo, preoccupati della salute mentale dell’uomo moderno, si attendevano da due secoli, Papa Francesco ha schiacciato la testa del serpente. Essa infatti – non sembri inopportuno il paragone – è la Pascendi di Papa Francesco. La differenza è data dal fatto che se Pio X nella Pascendi assomiglia al terribile Cavaliere dell’Apocalisse che sbaraglia tutti i suoi nemici, Francesco assomiglia a Davide che con cinque sassi uccide il gigante Golìa.

Immagine da Internet:
- Pantocrator, codice di Girona.

14 marzo, 2024

Lo gnosticismo secondo Luigino Bruni - Prima Parte (1/2)

 

Lo gnosticismo secondo Luigino Bruni

Prima parte (1/2)

Alcune notazioni giuste

In Avvenire del 17 febbraio scorso è apparso un articolo di Luigino Bruni dal titolo «dimenticare l’amore, la trappola della gnosi». L’articolo è piuttosto denso ed impegnativo con osservazioni giuste ed utili. Vorrei comunque fare alcune osservazioni.

L’intuizione fondamentale Bruni è che si è accorto che lo gnosticismo è una forma di superbia e di presunzione per la quale lo gnostico ha una pretesa esorbitante di una conoscenza di Dio al di sopra della rivelazione cristiana e del magistero della Chiesa, tale da pareggiare la stessa scienza divina, una pretesa di autoglorificazione che lo chiude nel suo splendido isolamento e lo porta a disprezzare i doveri dell’amore di Dio e del prossimo. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/lo-gnosticismo-secondo-luigino-bruni.html


Il pensiero per lo gnostico s’identifica con l’essere e con l’agire. Tutto è pensiero. L’essere è l’essere pensato e l’amore è l’amore pensato. Qui Bruni ha visto giusto.

Principio fondamentale dello gnosticismo è la convinzione dello gnostico di possedere la scienza divina e quindi di essere, come tale, Dio. Egli ritiene che il suo pensiero non si distingua dall’essere, ma che il suo pensiero s’identifichi con l’essere, sicchè per lui l’essere non è altro che l’essere pensato da lui.

 A Bruni è sfuggito un errore dello gnosticismo consistente nel suo pensiero conflittuale e circolare, oggi diremmo «dialettico». 

Si tratta del principio metafisico del moto dell’essere. Il cerchio rappresenta la coincidenza dell’uscita col ritorno, dell’inizio con la fine, l’attrattiva che la causa finale esercita sulla causa efficiente. Primum in intentione est ultimum in executione. L’ente in movimento va là da dove è partito. Ora ciò è verissimo se si tratta della creatura che, causata dal creatore, è mossa da Lui verso Lui stesso come suo fine.

Immagine da Internet

26 aprile, 2023

Lettera aperta a Luigino Bruni

 Lettera aperta a Luigino Bruni

Caro Luigino,

ho letto il tuo articolo su Avvenire del 22 scorso. Il Concilio di Trento non ha bloccato, come tu dici, gli inizi di riforma che sarebbero stati rappresentati da Erasmo di Rotterdam, il quale col suo umanesimo secolaresco disprezzava il monachesimo e preannunciava piuttosto il Rinascimento. Lutero non fece male a criticare in lui la sua tendenza pelagiana, ma cadde nell’eccesso contrario di negare il libero arbitrio.

Ma se volevi citare alcuni autentici riformatori precedenti a Trento, avresti dovuto citare Santa Caterina da Siena e il Savonarola. Il Concilio di Trento ha assunto questa vera riforma, e non poteva non opporsi a Lutero, il quale rifiutava quelle che tu chiami «antiche pratiche meticce (culto dei santi, devozioni, indulgenze, voti, reliquie…)».

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 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/lettera-aperta-luigino-bruni.html

 


Il Concilio Vaticano II, con la riforma del costume, ha eliminato questa tendenza dolorista ed inoltre, con la riforma liturgica, ha messo in luce nella Messa l'aspetto pasquale e la prospettiva escatologica della Messa, senza per questo negare il suo essenziale aspetto sacrificale. 

 

Immagine da Intenet

15 settembre, 2022

Luigino alle prese con Buonaiuti

 Luigino alle prese con Buonaiuti

 Cf. 

https://www.avvenire.it/agora/pagine/ernesto-buonaiuti-la-storia-tra-modernismo-e-profezia

Luigino Bruni ìn Avvenire del 2 settembre scorso ha pubblicato un articolo dal titolo «Rileggere Ernesto Buonaiuti: incompreso, modernissimo cercatore del Vangelo». In esso egli mette in luce con sentita partecipazione la vicenda umana e spirituale di questo sacerdote, illustre studioso biblico, che fu scomunicato da Pio XI per le sue tendenze moderniste.

Bruni cita alcuni fatti toccanti del famoso biblista, fatti che ci inducono ad un sentimento di cristiana comprensione, mentre oggi restiamo quasi increduli davanti all’estrema severità della disciplina di quel tempo, che giungeva fino alla figura dello scomunicato vitandus.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/luigino-alle-prese-con-buonaiuti.html


 

 

 

Ernesto Buonaiuti

Immagine da Internet

 

29 maggio, 2022

Il valore della religione cristiana

  Il valore della religione cristiana

Critica di alcune affermazioni di Luigino Bruni

Gli argomenti di Luigino

Luigino Bruni da tempo su Avvenire esalta il ruolo dei profeti biblici mettendo giustamente in luce il loro zelo coraggioso per le opere della giustizia e della misericordia, per la loro lotta contro i vizi, per il loro pressante richiamo ad Israele ad essere fedele all’Alleanza e la loro polemica contro l’idolatria, contro l’ipocrisia, l’avarizia, il falso culto e la sete di dominio dei sacerdoti.

Tuttavia egli fraintende il discorso dei profeti concernenti la religione, la polemica contro l’idolatria e l’empietà, il culto di Dio, l’offerta dei sacrifici e la necessità di pentirsi dei propri peccati e di espiarli con opere riparatrici, onde ottenere da Dio grazia, perdono e salvezza.

Un esempio recente di questo fraintendimento lo troviamo nel suo articolo L’altro nome della fraternità in Avvenire del 6 marzo scorso. In questo articolo Luigino sostiene che «noi non capiamo il discorso dei profeti se li leggiamo con le categorie della religione». «La religione – aggiunge – come insieme di culti, norme, sacrifici, liturgie che un popolo edifica per comunicare con la propria divinità e celebrarla non è l’ambiente del profeta». 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-valore-della-religione-cristiana.html

 

Ascensione, Francisco Camilo

 




Tutta la Sacra Scrittura converge verso il mistero di Cristo, della sua passione, morte e resurrezione per la salvezza dell’umanità.  

È questa la vera anima della Scrittura. Tutta la Scrittura è centrata sull’opera di Cristo, su ciò che Egli ha fatto e patito per la nostra salvezza.

E questo atto centrale e decisivo è il sacrificio della croce per amor nostro, in obbedienza al Padre, nella potenza dello Spirito Santo, per render gloria al Padre, soddisfare per noi alla sua giustizia, ottener misericordia e la remissione di peccati, e liberarci con la sua morte dalla morte e dal potere di Satana, come sommo sacerdote della Nuova Alleanza nel suo sangue, e vittima di espiazione del proprio sacrificio.

 Immagine da Internet

16 gennaio, 2022

Luigino alle prese con l’idolatria

 Luigino alle prese con l’idolatria

Con nostri peccati facciamo soffrire anche i pesci

Su Avvenire del 2 gennaio scorso è apparso un articolo di Luigino Bruni dal titolo L’essenziale arte del levare, dove a tutta prima non è chiaro che cosa sia questo «levare», ma appare chiaro nel corso dell’articolo dove Luigino parla della «vita spirituale dell’uomo religioso», il quale, affinchè «lo spirito possa soffiare leggero» senza trovare inciampi, deve «esercitare ogni giorno l’arte del levare», ossia deve saper rinunciare o togliere gli ostacoli alla libertà dello spirito: ecco i voti religiosi.

Luigino commenta il brano di Osea 4,1-6, nel quale Dio muove causa al suo popolo e in particolare ai sacerdoti con la seguente accusa: «non c’è sincerità né amore del prossimo, né conoscenza di Dio nel paese» (v.1). Questa malvagità reca danni perfino alla natura: agli animali della terra, agli uccelli e perfino ai «pesci del mare» (v.3). Il popolo «perisce per mancanza di conoscenza» (v.6) perché i sacerdoti trascurano di istruire il popolo nella scienza di Dio, vera sorgente della legge morale e dell’amore del prossimo.

Continua a leggere:

 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/luigino-alle-prese-con-lidolatria.html

È interessane l’accusa; è quella di privare il popolo di quella conoscenza di Dio che è la base dell’amore per il prossimo:

«perisce il mio popolo per mancanza di conoscenza. Poiché tu rifiuti la conoscenza, rifiuterò te come mio sacerdote; hai dimenticato la legge del tuo Dio» (v.6).

Commenta Luigino: questi sacerdoti

«sviano il popolo verso culti sbagliati e lo fanno per ragioni infime e vergognose, usano il popolo per servire se stessi. E Dio li rigetta. È questa una crisi tutta interna al mondo religioso, la sua prima e radicale perversione, origine di ogni forma di abuso».  E continua giustamente: «oggi le crisi religiose possono prendere altre forme, tra cui quella che nega la stessa idea di Dio e considera la religione bluff o auto-inganno. Nel mondo di Osea le critiche atee erano impossibili o impensabili. Le crisi profonde erano (sono) quelle da lui descritte: le persone restavano religiose».

Ma conclude in maniera strana:

«ecco perché sono le idolatrie, non gli ateismi, i nemici più pericolosi delle religioni – inclusa l’idolatria consumista-nichilista del nostro temo perché l’idolo prende il posto di Dio».
 
 
 
Immagini da internet:
- Tessari G. sec. XVI, Profeta Osea 
- Ambito veneto primo quarto sec. XVI, Riquadro con il profeta Osea
 
 
 

08 giugno, 2021

Luigino alle prese col Dio di Giobbe

  Luigino alle prese col Dio di Giobbe

Su Avvenire del 29 maggio scorso è apparso un articolo di Luigino Bruni dal titolo Il Dio di Giobbe. Ferita e benedizione, che, nel tentativo maldestro di rendere accettabile, affidabile ed amabile Dio in certi suoi strani comportamenti, in realtà finisce per fargli fare una pessima figura, e renderlo odioso o quanto meno difficilmente sopportabile, per cui alla fine ci si domanda per quale motivo continuare a dargli fiducia.

L’unica cosa per cui vale la pena di sopportare un Dio di questo tipo, continua Luigino, è che ci lascia fare tutto quello che vogliamo, senza infastidirci o spaventarci con minacce di castighi, perché ha promesso in Cristo di salvarci tutti.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/luigino-alle-prese-col-dio-di-giobbe.html


Due cose stupiscono nella storia di Giobbe. La prima. Stupisce la sua insistenza nel proclamare la sua innocenza.

Giobbe sembra ignorare completamente le conseguenze del peccato originale. 

La seconda: non aveva mai letto il c.53 di Isaia, la profezia del Servo di Dio, che offre la propria vita in riscatto dei peccatori? 

Eppure esisteva il principio che la vittima dev’essere pura.

Immagine da internet

04 giugno, 2021

Luigino corregge Recalcati

  Luigino corregge Recalcati

Ancora sull’immagine di Dio

Dopo una vigorosa meditazione sul Nome divino e sull’immagine di Dio contro la tentazione dell’idolatria e delle teologie autoreferenziali, nell’Avvenire di sabato 19 settembre, Luigino Bruni, procedendo lungo il tema dell’immagine, nell’articolo Ma Caino non definisce l’uomo, svolge una vigorosa e calibrata difesa della verità biblica, non senza approvare il positivo, contro il libro di Massimo Recalcati, Il gesto di Caino, circa l’origine della malvagità umana, che certamente deriva dal gesto di Caino, come sostiene Recalcati, ma che suppone – osserva Luigino - la creazione di Adamo ed Eva, i capostipiti di tutto il genere umano, creati, come ricorda ripetutamente e giustamente Luigino, ad immagine e somiglianza di Dio, bontà infinita. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/luigino-corregge-recalcati_4.html

Ad ogni modo, voglio riportare anch’io le parole di Recalcati, che Luigino cita a conclusione del suo articolo circa il valore della fratellanza:

«La fratellanza è l’indice del carattere insuperabile e vincolante della relazione con l’Altro, non tanto con il fratello di sangue, con il più prossimo, ma innanzitutto con lo sconosciuto, con il fratello che ancora non ha nome» 

E Luigino commenta:

«Una fraternità diversa, nuova, quella che ha nella parabola del buon Samaritano un’icona insuperata: il “fratello” non è il vicino (di sangue, di etnia, di popolo…), ma chi si china su colui che si è “imbattuto nei briganti”. Siamo tutti capaci di chinarci sulle vittime, di non uccidere ancora Abele, ma di salvarlo, perché prima di essere eredi di Caino, siamo eredi di Adam, di quella cosa “molto bella e molto buona”, fatta “poco meno di Elohim”.

Immagine da internet: Il Buon Samaritano (miniatura dal Codex purpureus rossanensis sec. VI) Rossano, Museo diocesano e del Codex


[1] Cf La religione entro i limiti della sola ragione, Editori Laterza, Bari 1985.

23 ottobre, 2020

Luigino vorrebbe avere lo stesso nome di Dio

 Luigino vorrebbe avere lo stesso nome di Dio

Luigino fa un rovinoso ruzzolone

Luigino Bruni nel suo articolo Con lo stesso nome di Dio, pubblicato in Avvenire del 18 ottobre scorso, prosegue nel tessere le lodi di Dio commentando il Salmo 147:

«“Alleluia. È bello cantare inni al nostro Dio: è dolce innalzare la lode. Il Signore ricostruisce Gerusalemme, raduna i dispersi di Israele; risana i cuori affranti a fascia le loro ferite. … Intonate al Signore un canto di grazie, sulla cetra cantate al nostro Dio” (Salmo 147, 1-7). È bello cantare inni al Signore. È bello è buono lodare Jahvè, è bello e buono per Dio, ma è bello e buono anche per noi». «Dopo averci donato fin qui parole bellissime su Dio e su di noi, il Salmo termina lodando direttamente la parola, e l’Alleanza e la Legge che ne sono il culmine (147, 19-20). La parola è vista come un messaggio inviato per noi, una intelligenza che ci fa scoprire l’ordine e il senso della creazione: “manda sulla terra il suo messaggio: la sua parola corre veloce” (147,15). La parola è anche logos, è ragionamento e ordine. Israele ha stimato la parola in una misura altissima e per noi oggi incomprensibile. Ne ha fatto esperienza straordinaria con i Patriarchi, con Mosè e i profeti – “… e c’era soltanto una voce”. Dovendo rinunciare all’immagine di Dio, ha maturato un’immensa competenza sulla parola, ha dovuto imparare a disegnare Dio con le parole, ha scoperto mille dimensioni nascoste dentro la parola biblica e nelle parole umane».

Senonchè, però, Luigino sembra ricadere in quel suo concetto di «reciprocità» dei suoi articoli del maggio-giugno scorso, per la quale egli sente Dio come una persona alla pari di lui, con difetti e pregi come lui, un amico col quale realizzare uno scambio, un arricchimento e una correzione reciproci, dimenticandosi che se Luigino dipende da Dio, Dio non dipende da Luigino. 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/luigino-vorrebbe-avere-lo-stesso-nome.html 



Il Nome divino è, secondo l’inno cristologico della Lettera ai Filippesi, «il nome che è al di sopra di ogni altro nome» (Fil 2,9), che Dio Padre riserva solo al Figlio. E quindi è solo al Figlio e non all’uomo che Dio Padre comunica il proprio Nome. 

Immagine da internet

18 ottobre, 2020

Luigino torna alle origini

  Luigino torna alle origini

Luigino sotto lo sguardo di Dio

Dopo essersi perduto nella selva oscura di questo mondo, e aver ridotto il destino dell’uomo all’effimero «volo di un giorno della farfalla», per aver abbandonato «il primo patto della fanciullezza», poiché la dritta via era smarrita, Luigino Bruni, dall’agosto scorso nei suoi articoli su Avvenire, nei quali appare evidente la narrazione della sua personale storia spirituale, che appare però paradigmatica per molti di noi, sta recuperando a grandi passi il tempo perduto, sta tornando alle origini, sta tornando al punto da dove aveva iniziato a smarrirsi.

Chi fa marcia indietro con l’auto, non è un nostalgico del passato, ma vuole imboccare la giusta strada per avanzare e per aprirsi al futuro. In questo retrocedere che è un avanzare, Luigino scopre o ritrova alcuni valori e ce ne parla nel suo ultimo articolo di domenica 11 ottobre scorso «più grandi del nostro cuore».

In questo viaggio all’indietro Luigino scopre la bellezza e grandezza originaria della sua anima, creata da Dio, ideata, progettata a sua immagine e somiglianza, voluta ed amata da Dio dall’eternità e per l’eternità. Altro che la farfalla di un giorno! Luigino scopre di essere, in quanto guardato da Dio, molto più grande e innocente di quanto pensava, tanto grande che la cima di se stesso gli sfugge, come non vediamo la cima di un alto monte nascosto tra le nubi. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/luigino-torna-alle-origini.html 

«in principio c’è uno sguardo, sentirsi visti da un occhio che mi guarda e mi vede come nessuno mi ha visto mai. Uno sguardo che è immediatamente voce, perché mentre ci guarda pronuncia il nostro nome, ci rivela il nostro compito e il nostro posto al mondo, ci fa intravvedere che gli episodi che hanno segnato la nostra vita hanno un senso, sono i capitoli del “libro” che stavamo già scrivendo e non lo sapevamo. È a questo livello intimo e profondissimo che si gioca il destino di una vocazione».
(Immagini da internet)

09 ottobre, 2020

Luigino riprende in mano l’antica cetra

 Luigino riprende in mano l’antica cetra

A te ricorriamo noi esuli figli di Eva.

E mostraci dopo questo esilio Gesù.

 

Se ti dimentico, Gerusalemme

 

Procede positivamente su Avvenire la risalita di Luigino Bruni dopo la squallida conclusione, nell’agosto scorso, con la «farfalla di un giorno» e la miope ed arida apologia del lavoro quotidiano, un processo di dissoluzione dei valori cristiani in una serie di articoli quasi settimanali su Avvenire della domenica, dei quali mi ero accorto sin dal marzo scorso.

Ma ormai dal mese scorso Luigino ha iniziato una bella e promettente rimonta, ha spiccato il volo non della farfalla, ma dell’aquila verso quel cielo, che aveva malinconicamente accantonato, in seguito al tradimento del «primo patto della fanciullezza».

Ma Luigino non si é arreso all’apparente sconfitta, allo scetticismo ed all’ateismo; con una forte e poderosa riscossa di coscienza, ha recuperato la fede perduta e ormai da più di un mese, la sta riscoprendo più bella di prima, perché ha pagato o ricomprato con la sofferenza e la penitenza ciò che aveva abbandonato. Uno di questi valori è il senso cristiano della vita presente, che Luigino rappresenta adesso sotto la tradizionale metafora dell’esilio, e a tal fine commenta il Salmo 137.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/luigino-riprende-in-mano-lantica-cetra.html 

 

 

Gerusalemme Celeste, Arazzo dell'Apocalisse, Castello di Angers, Francia

Gerusalemme Celeste, Rupnik 

(immagini da internet) 



01 ottobre, 2020

Luigino o della fratellanza

  Luigino o della fratellanza

Al cuore del cristianesimo

Sto commentando in questo mio blog dal marzo scorso gli articoli pressoché settimanali di Luigino Bruni su Avvenire della domenica. I lettori che mi hanno seguito da allora sin qui ricorderanno i miei commenti agli articoli di Luigino. In essi, fino all’agosto scorso, ho dovuto constatare con profondo dispiacere e quasi con incredulità un’opera a tappe che Luigino ha condotto di demolizione uno per uno  dei valori del cristianesimo, fino a giungere a negare addirittura l’esistenza dell’eterna futura beatitudine celeste insegnata dalla fede cristiana, per indossare le vesti della farfalla - sono le sue stesse parole -, «che vive per un giorno» o per chiudersi nell’orizzonte terreno del lavoro quotidiano.

Ma poi ecco improvvisamente apparire da tre o quattro puntate ad oggi una vigorosa rimonta spirituale, che mi ha molto consolato ed abbiamo avuto uno scambio epistolare dapprima problematico e poi molto cordiale. E vedo con piacere che Luigino non fa più la parte dell’effimera farfalla di un giorno dallo sguardo corto, ma è diventato una robusta aquila dallo sguardo acuto e dal volo alto.

Questa volta Luigino ci parla del bellissimo valore della fratellanza, umana e cristiana, in un piccolo e succoso saggio, che avremmo desiderato più lungo, ma sappiamo bene quali sono le inesorabili esigenze di spazio dei giornali. Il titolo è Come profumo e rugiada: un commento al bellissimo Salmo 133, che suscita anche in me un’eco di infinita e inesprimibile dolcezza, di ricordi, affetti, desideri, commozione, sincerità, confidenza, comunione, tenerezza, nostalgia, rimpianti, e speranze. Un’eco di paradiso. Quel Salmo descrive come saremo quando saremo in paradiso. 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/luigino-o-della-fratellanza.html




«Massimo ristoro e sollievo mi veniva dai conforti degli amici. … I colloqui, le risa in compagnia, lo scambio di cortesie affettuose, i dissensi occasionali, senza rancore, come di ogni uomo con sé stesso, e i più frequenti consensi, insaporiti dai medesimi rarissimi dissensi; l’essere ognuno dell’altro ora maestro ora discepolo, la nostalgia impaziente di chi è lontano, le accoglienze festose per chi ritorna». (Sant'Agostino)

Karol Wojtyla (immagini da internet)