Un’offesa al sacrificio di Cristo


Un’offesa al sacrificio di Cristo

Cristo si è offerto in sacrificio di soave odore
Ef 5,2

Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente,
 santo e gradito a Dio
Rm 12,1

La fede si sta offuscando proprio nel momento in cui ce n’è più bisogno

Proprio in questi giorni del diffondersi dell’epidemia, giorni nei quali è più che mai utile ricordare concetti e pratiche di fede consolanti ed incoraggianti, tali da renderci pazienti, forti e sereni nella prova, ecco l’Avvenire del 15 Marzo scorso venir fuori con la bella idea di pubblicare un nuovo articolo di Luigino Bruni, intitolato «Ambiguo è il sacrificio», col sottotitolo «la pretesa di retribuire Dio e quel velo che non nasconde lo sfruttamento». Già i titoli dicono tutto.

L’articolo precedente del 1 marzo, intitolato «Quella perfezione che inganna». era una denigrazione dell’ideale cristiano della perfezione, scambiato per una fatica inutile, mentre è meglio adagiarsi nella mediocrità. Invece l’articolo del 15 marzo è un empio attacco al concetto cristiano del sacrificio e in particolare al sacrificio di Cristo e quindi della S.Messa, sacrificio visto calunniosamente come ingannevole espediente dei capitalisti per mantenere i lavoratori in una condizione di sfruttamento, cercando di convincerli che il loro «sacrificio» economico giova a favore della loro elevazione sociale e al bene del paese. 

Si può immaginare una più farneticante deformazione del dono che Cristo, per mandato del Padre, ha fatto della propria vita sulla croce per amor nostro e per soddisfare in vece nostra al nostro debito contratto col Padre per il peccato originale e per i nostri peccati? Si può immaginare una peggiore profanazione di bassa lega politica del mistero più alto e salutare dell’etica cristiana?

Proprio in questi giorni di preoccupazione, nei quali tutti gli uomini retti si interrogano sul senso della sofferenza, sul perché di una natura così ostile  e sul significato della morte, mentre i cattolici si prodigano, insieme con tutti gli uomini di buona volontà  nel soccorrere i malati e nel seppellire i morti, mentre  i più pii praticano il pio esercizio della Via Crucis particolarmente raccomandato in Quaresima, ecco venir fuori allegramente con perentoria sicumera il nostro Bruni a raccontarci che cosa è il sacrificio cristiano. 

Il sacrificio cristiano è un inganno dei capitalisti

Egli esordisce dicendo che «il rapporto tra cristianesimo e sacrificio è pieno di equivoci». Ricorda poi che «il cristianesimo ha interpretato la passione e morte di Gesù come un sacrificio, come l’“Agnello di Dio che con la sua morte toglie definitivamente il peccato dal mondo. Un nuovo ed ultimo sacrificio (Eb 10), che sostituisce gli antichi e reiterati sacrifici del Tempio. Il sacrificio di Gesù sarebbe stato il prezzo pagato a Dio Padre per estinguere l’enorme debito che l’umanità aveva contratto. Gesù, il nuovo sommo Sacerdote, offre in sacrificio non animali ma se stesso». 

La descrizione è perfettamente giusta e conforme al dogma della Redenzione. Ma che fa il nostro Bruni? Leggiamo il commento che fa di questa definizione dell’essenza e del valore del sacrificio di Cristo. Secondo lui: «il sacrificio sta uscendo dalla teologia più recente (grazie ad una comprensione più biblica del mistero della Passione), ma sta entrando sempre più nella nuova religione capitalista». Spieghiamo le sue parole: il concetto del sacrificio di Cristo così come lo ha descritto viene finalmente abbandonato dalla teologia più recente, che a suo dire, sarebbe «più biblica». Qual è questa «teologia più recente», che si vanta di dare una spiegazione più biblica della Passione di Cristo di quanto non faccia il dogma della Redenzione? 

Si tratta della cristologia di Rahner e di Schillebeeckx, i quali negano – contro il preciso dogma del Concilio di Trento (Denz.1529) il valore soddisfattorio vicario, espiativo e riparatore della Passione di Cristo, come ho esposto in un mio trattato sulla Redenzione[1]

Essi così si allontanano dal cattolicesimo ancor più di Lutero, il quale, se non accettava il sacrificio della Messa, però manteneva il dogma fondamentale del valore soddisfattorio vicario del sacrificio di Cristo, nel culto del quale Lutero trovava pace, conforto e speranza.

Che il concetto di sacrificio possa essere strumentalizzato e falsificato da forze sociali, politiche od economiche sfruttatrici delle categorie più deboli e dipendenti del mondo della produzione, dell’industria e del lavoro, magari con vani pretesti di carattere pseudoreligioso è un dato di fatto, che nessuno vorrà negare e che indubbiamente fu a suo tempo segnalato dallo stesso Marx.

Ma anche qui il disgustoso sofisma di Bruni è il medesimo del precedente articolo: rifiutare un valore per il semplice fatto che ne esistono delle contraffazioni. Scagliarsi contro l’ideale della perfezione cristiana per il fatto che ne esistono delle contraffazioni non è un buon motivo per respingere tale perfezione in se stessa. 

E similmente, respingere l’idea del sacrificio cultuale solo perché se ne danno delle falsificazioni, non è assolutamente un buon motivo per respingere l’idea di sacrificio in se stesso, soprattutto se si tratta del sacrificio di Cristo. S.Paolo è severissimo contro i «nemici della croce di Cristo: la perdizione sarà la loro fine, perché essi, che hanno come loro dio il ventre, si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della terra» (Fil 3, 19). 

Infatti, l’ostilità nei confronti del sacrificio redentore di Cristo è il segno di un’anima, che nella sua superbia e nella sua carnalità, non si riconosce bisognosa di salvezza e debitrice verso Dio del debito del peccato, per cui non solo non avverte il desiderio di scontarlo, ma attaccata al peccato scambiato per un bene, respinge ciò che le consentirebbe di vincerlo, ossia il sacrificio della croce. 

Bruni parte da un’idea sbagliata del sacrificio già sul piano della religione naturale. Snocciola sul sacrificio una serie di sciocchezze e falsità, parti bizzarri di un’immaginazione a ruota libera, del tutto avulsa dalla realtà vera della religione naturale. Sarebbe interessante fare un’analisi psicanalitica dei mostri che emergono dal subconscio di Bruni. Unica frase sensata è la seguente: «La grazia desiderata nei sacrifici è oggetto di commercio». Questo è vero. Nell’atto del sacrificio avviene uno scambio fra l’uomo e la divinità: l’uomo offre la vittima e Dio dà la grazia. La metafora del commercium[2] è tradizionale nella spiritualità cristiana. 

Ma le altre frasi fanno capire che Bruni si abbandona a pensieri insensati. Dice infatti: «il sacrificio consiste nel trasformare cose vive in qualcosa che muore perché vivo». «Nei sacrifici quegli animali o quelle libagioni (vegetali), che come tutte le cose vive sarebbero destinate necessariamente e naturalmente alla morte, grazie al sacrificio riescono, paradossalmente a sconfiggere la morte, ad acquistare una dimensione che le sottrae al ritmo naturale della vita. Perché, se da una parte l’agnello muore prematuramente, perché sacrificato quando è ancora vivo, mentre muore sull’altare diventa qualcosa di diverso che vince le leggi naturali. Entra in un altro ordine. Non morendo naturalmente, diventa in certo modo immortale».

Ma dove e quando mai la religione naturale, compresa quella veterostamentaria, che non sia magia o superstizione o patto col diavolo, ha concepito il sacrificio divino in questo modo? Tutti gli storici delle religioni sanno che l’essenziale del sacrificio cultuale, almeno nelle religioni superiori, sta in quello speciale atto sacerdotale, col quale l’uomo offre a Dio una vittima di espiazione per placare l’ira divina punitrice ed ottenere grazia, guarigione, perdono e benessere. Nella immagine distorta dell’«agnello» sacrificato che «diventa immortale», Bruni riecheggia evidentemente in maniera derisoria l’immagine biblica dell’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.

 La parola stessa sacri-ficium dice azione sacra, ossia che ha rapporto con Dio. L’atto del sacrificio suppone nell’uomo il bisogno di rendere omaggio alla divinità, e di chiederle dei favori, ma soprattutto il desiderio di ingraziarsi la divinità offesa dal peccato, riparando all’offesa a lei fatta. 

Nella religione naturale la vittima del sacrificio viene solitamente, anche se non sempre, uccisa per significare che essa appartiene a Dio e non più al suo possessore umano. Nella religione naturale non c’è è affatto l’idea che la vittima, come crede Bruni, diventi immortale, ma semmai è l’uomo che offrendo il sacrificio spera di diventare immortale ottenendo da Dio l’immortalità. 

È solo nel sacrificio cristiano, sacrificio di Cristo e il sacrificio della Messa, che perpetua senza spargimento di sangue il sacrificio della croce, che la vittima, essendo lo stesso Figlio di Dio, è immortale. Solo nel sacrificio cristiano la vittima, uccisa nel passato, ma risorta, è adesso viva e vivificante, donatrice di vita eterna, perché è lo stesso Cristo, Signore della vita e vittorioso sul peccato, sulla morte e sul demonio, autore della morte.

 E solo Cristo, offertosi a pagare al nostro posto in quanto Figlio di Dio, è in grado di pagare al Padre il debito del peccato. Egli stesso, infatti, salendo sulla croce, assume così la morte, conseguenza del peccato, per liberarci dal peccato. Ne viene allora la possibilità per noi di liberarci a nostra volta dal peccato e dalla morte unendoci alla morte di Cristo. È solo Cristo, infatti, Vittima divina, che sconfigge la morte, non certo con gli animali offerti nei riti pagani o negli antichi riti ebraici, che erano soltanto prefigurativi del sacrificio di Cristo. 

Il sacrificio redentore di Cristo è profetizzato in modo sublime da Isaia, al c.53, quando parla di un misterioso «servo di Dio», il quale «si è caricato delle nostre sofferenze, … è stato trafitto per i nostri delitti. … Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui: per le sue piaghe noi siamo stati guariti. ... Era come un agnello condotto al macello. … Quando offrirà sé stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo. … Il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, … perché ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori».

Gesù stesso dichiara questa sua missione espiatrice e redentrice nelle seguenti parole: «Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita in riscatto per molti» (Mt 20,28). Nel momento dell’istituzione dell’Eucaristia Gesù dichiara di offrire il proprio corpo «per la remissione dei peccati» (Mt 26,28). 

Gesù annuncia velatamente questa sua missione salvifica facendo a Nicodemo un paragone con quanto era avvenuto ad Israele nel deserto: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (Gv 3, 15). La croce è necessaria per conoscere la divinità di Cristo: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono» (Gv 8, 28). È con la potenza della sua croce che Cristo innalza gli uomini al cielo: «Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32).

La presente circostanza dell’epidemia è così per noi cattolici occasione per ricordare il vero significato del sacrificio di Cristo, che è attuato nell’amore dello Spirito Santo, riattualizzato nella S.Messa, è purificazione dai peccati, soddisfazione data al Padre, sconto della pena, ispiratore di  ogni opera buona, sorgente di pace e di santità, riconciliazione con Dio e coi fratelli, dominio sulla carne, liberazione dalla morte, dalla sofferenza e dal potere di Satana, pregustazione del gaudio celeste, pegno della gloria futura, onde essere stimolati ad unirci più intimamente al sacrificio di Cristo, offrendoci anche per la salute del prossimo e la conversione dei peccatori.

P.Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 18 marzo 2020


[1] Il Mistero della Redenzione, Edizioni ESD, Bologna 2004.
[2] Vedi l’Antifona O admirabile commercium della Liturgia del Natale.

7 commenti:

  1. "soddisfazione data al Padre...." Così Lei si esprime. Scusi credo che Dio essendo la perfezione... Il PERFETTO per eccellenza.. Non ha bisogno di niente, essendo Dio, figurati di soddisfazione.. Non è da Dio cio'. Io credo e penso, che Dio ama sempre e Gesù in quanto Dio, la seconda Persona della Trinità, non ha bisogno di nulla. CARITA' È DIO PERCHE' DIO È AMORE IN SE STESSO TRINITA'. RELAZIONE TRINITARIA DI AMORE RECIPROCO IN SE STESSO.
    GESÙ SULLA CROCE MUORE... AMA FINO ALLE FINE E COSI CI DA LA MISURA DELL'AMORE FINO A DARE LA VITA, A NOJFARE ALTRETTANTO. LI DIO SI ANNULLA E CI DIMOSTRA E CI MOSTRA UN DIO CHE DA LA VITA PER NOI RINUNCIANDO ALLIMMAGINE'CHE AVEVAMO, FINO AD ALLE, DI DIO.. UN DIO CHE VUOLE QUALCOSA IN CAMBIO PER ENTRARE IN LUI.
    DIO CON GESÙ CI MOSTRA CHE È AMORE, COME AMARE, AMARCI:FINO A DARE LA VITA. E CI MOSTRA CHE LA VITA CHE AMA SEMPRE, SENZA VIOLENZA, NON MUORE. INFATTI GESÙ È MORTO COME UOMO ED È RISORTO... CI MOSTRA COME FARE PER VIVERE VERAMENTE ETERNAMENTE E CI HA PROMESSO LA RESUREZIONE...
    Quindi consiglio, all'autore di questo articolo, un sereno e fruttuoso dialogo col Bruni.. che il sottoscritto pensa di capire e comprendere in profondità.
    Non sacrifici Dio vuole ma che ci amiamo a vicenda, questo Gesù_Dio ci ha comandato. Se siamo suoi veri seguaci, cioè cristiani, viviamo così è avremo la Vita Eterna.
    ANTONIO MULARO

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    1. Caro Antonio, l'opera salvifica di Gesù Cristo è stata quella di strappare l'uomo dal dominio di satana e di restituirlo al legittimo proprietario, che è il Padre celeste.
      Certamente Dio, che è perfettissimo, non può essere privato di nulla, ma quando il Concilio di Trento dice che Cristo ha "soddisfatto" per noi al Padre, non intende dire che il Padre fosse stato privato di qualcosa, ma intende dire che ha liberato l'uomo dal peccato e dalle sue conseguenze.
      Il detto biblico "misericordia voglio e non sacrificio" deve essere riferito ai sacrifici dell'Antica Alleanza, i quali non erano sufficienti per redimere l'uomo dal peccato. A tal fine è stato necessario il sacrificio di Cristo, che è effetto sommo sia della giustizia che della misericordia del Padre.

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  2. "soddisfazione data al Padre...." Così Lei si esprime. Scusi credo che Dio essendo la perfezione... Il PERFETTO per eccellenza.. Non ha bisogno di niente, essendo Dio, figurati di soddisfazione.. Non è da Dio cio'. Io credo e penso, che Dio ama sempre e Gesù in quanto Dio, la seconda Persona della Trinità, non ha bisogno di nulla. CARITA' È DIO PERCHE' DIO È AMORE IN SE STESSO TRINITA'. RELAZIONE TRINITARIA DI AMORE RECIPROCO IN SE STESSO.
    GESÙ SULLA CROCE MUORE... AMA FINO ALLE FINE E COSI CI DA LA MISURA DELL'AMORE FINO A DARE LA VITA, A NOJFARE ALTRETTANTO. LI DIO SI ANNULLA E CI DIMOSTRA E CI MOSTRA UN DIO CHE DA LA VITA PER NOI RINUNCIANDO ALLIMMAGINE'CHE AVEVAMO, FINO AD ALLE, DI DIO.. UN DIO CHE VUOLE QUALCOSA IN CAMBIO PER ENTRARE IN LUI.
    DIO CON GESÙ CI MOSTRA CHE È AMORE, COME AMARE, AMARCI:FINO A DARE LA VITA. E CI MOSTRA CHE LA VITA CHE AMA SEMPRE, SENZA VIOLENZA, NON MUORE. INFATTI GESÙ È MORTO COME UOMO ED È RISORTO... CI MOSTRA COME FARE PER VIVERE VERAMENTE ETERNAMENTE E CI HA PROMESSO LA RESUREZIONE...
    Quindi consiglio, all'autore di questo articolo, un sereno e fruttuoso dialogo col Bruni.. che il sottoscritto pensa di capire e comprendere in profondità.
    Non sacrifici Dio vuole ma che ci amiamo a vicenda, questo Gesù_Dio ci ha comandato. Se siamo suoi veri seguaci, cioè cristiani, viviamo così è avremo la Vita Eterna.
    ANTONIO MULARO

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  3. È sconvolgente vedere fino a che punto la difesa della ' la verità dogmatica' può arrivare fino ad un eccesso di aggressività verso un fratello che ha consacrato la sua vita per amore dello stesso Dio che è ' solo Amore'

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    1. Caro Unknown, io non metto in dubbio le virtù di Bruni. Tuttavia quello che dice non è conforme alla dottrina della Chiesa e appunto io l'ho dimostrato. Io quindi non aggredisco nessuno, ma semplicemente mi limito a rilevare questa sua discordanza dall'insegnamento cattolico, proprio in questo periodo di Quaresima e di epidemia, nel quale più che mai occorre comprendere il valore del sacrificio di Cristo.

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  4. Egregio Padre, lei ha decontestualizzato l'articolo di Bruni che è l'11^ di una serie di articoli sull'economia e sui debiti che parassitariamente il capitalismo ha nei confronti del valori cristiani. Il suo, mi permetta, è un totale fraintendimento, espresso peraltro con un'ingiustificata acrimonia. Ci tengo a precisare che non sono neanche dell'opinione di Bruni che il capitalismo si costituisca parassitariamente sul cristianesimo mutuandone i valori e torcendoli alla sua retorica di giustificazione della prepotenza. Ma, se lo lasci dire caro Padre, sbagliato bersaglio e toni. Stefano Fiorentino

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    1. Caro Stefano, il mio è un tono severo perchè le idee di Bruni stravolgono completamente il senso del sacrificio cristiano facendone una analisi marxista. Il fatto che io non conosca gli altri articoli, non incide assolutamente sul senso oggettivo di ciò che Bruni dice e che in ogni caso merita la mia critica.

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