mercoledì 31 marzo 2021

Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di Lui? (Is 53,5) - Secondo i buonisti, non è andata proprio così

  Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di Lui? (Is 53,5)

Secondo i buonisti, non è andata proprio così 

Spunti di meditazione per la Settimana Santa tratti

 dalla dottrina dei buonisti 

Il buonismo è una finta bontà, ma in realtà è un arrendersi al male ed una coonestazione del male. Il grande ispiratore del buonismo è Hegel. Per lui infatti è impossibile volere puramente il bene senza volere anche il male. Non c’è bene senza male. Quindi il buonismo è una maschera, sotto la quale si nasconde la malvagità.

Le tesi dei buonisti

Il buonismo vorrebbe dare una risposta rassicurante e ragionevole a chi, venendo a conoscenza della profezia isaiana sul Servo sofferente, chiarita poi dagli insegnamenti e dalla vita e morte di Cristo e in modo definitivo dal dogma della Redenzione, così come è presentato dal Concilio di Trento fino all’attuale Catechismo della Chiesa Cattolica[1], messo a contatto con la tesi cristiana della sofferenza e del castigo come princìpi di salvezza, di redenzione, di saggezza, di gioia, di pace, di consolazione e di speranza, prova un forte senso di scandalo e quasi di orrore, ha l’impressione di trovarsi di fronte a un’idea contro natura, stolta, ripugnante ed assurda. Ha come l’impressione di un malato, che ricevesse dal medico un veleno come medicina per guarire.

Eppure, se riflettesse con calma a quanto avviene nella natura stessa, troverebbe delle analogie, a cominciare da quella stessa offerta di Gesù, quando parla del «chicco di grano che muore» (Gv 12,24), fino all’azione del vaccino che contiene lo stesso virus dal quale l’organismo deve andare immune, fine che l’organismo raggiunge proprio attivando le sue risorse immunitarie, che lo rendono capace di uccidere il virus.

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Il buonismo è una finta bontà, ma in realtà è un arrendersi al male ed una coonestazione del male. 

Il buonismo vorrebbe dare una risposta rassicurante e ragionevole

Eppure, se riflettesse con calma a quanto avviene nella natura stessa, troverebbe delle analogie, a cominciare da quella stessa offerta di Gesù, quando parla del «chicco di grano che muore» (Gv 12,24), 

fino all’azione del vaccino che contiene lo stesso virus dal quale l’organismo deve andare immune, fine che l’organismo raggiunge proprio attivando le sue risorse immunitarie, che lo rendono capace di uccidere il virus.

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domenica 28 marzo 2021

Piccolo compendio di metafisica

 Piccolo compendio di metafisica

Introduzione

La metafisica è la scienza che apre il nostro intelletto alla massima comprensione della realtà, della quale è capace. Essa massimamente allarga la nostra intelligenza nella comprensione della realtà, fino al massimo delle sue forze. Essa è l’opera più perfetta della ragione umana: perfectum opus rationis, come dice S.Tommaso d’Aquino.

Partendo dall’esperienza delle cose di questo mondo, la metafisica conduce il nostro intelletto alle sue radici ed alla sua massima altezza, perché il suo oggetto è l’ente in quanto ente, ossia ciò che esiste, un oggetto che rappresenta ogni cosa e la totalità della realtà, pur nella sua varietà e molteplicità, sicchè il concetto dell’ente è il più universale, diversificato e comprensivo che noi possediamo. Tutti gli altri sono un suo approfondimento o sue suddivisioni o determinazioni.

La nozione dell’ente ci consente di collegare gli enti materiali a quelli spirituali, l’ente mondano all’Ente divino, l’essere col pensiero, l’essere con l’agire, l’essere col divenire, l’uno coi molti, e di vedere la relazione tra l’essere e il non-essere, il vero e il falso, il bene e il male, il bello e il brutto.

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 Video: https://youtu.be/5MxMcwSuBTs

 

 

 

 

 

 

Platone e Aristotele

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venerdì 26 marzo 2021

Siamo collaboratori di Dio - Che cosa ha inteso dire il Santo Padre a proposito della Corredentrice

 

Siamo collaboratori di Dio

Che cosa ha inteso dire il Santo Padre

 a proposito della Corredentrice 

Un titolo con una precedente illustre tradizione 

Sappiamo come al Santo Padre non vada bene il titolo mariano tradizionale di Corredentrice attribuito alla Madonna. Ha ripetuto questa sua convinzione nell’Udienza Generale di mercoledì 24 marzo scorso. Questo può stupire, perché questo titolo è stato usato anche da alcuni Papi, come Benedetto XV e San Giovanni Paolo II, mentre altri, come il Beato Pio IX, Leone XIII e Pio XI hanno usato espressioni tali da poterci far capire che cosa vuol dire Corredentrice senza con ciò mettere Maria alla pari di Cristo, come se fosse una dea accanto ad un altro Dio, per cui ricadremmo in pieno paganesimo.

 

Questi Pontefici arrivano a consentire al principio che Maria meritò in modo congruo per noi quella salvezza che Cristo ci ha meritato in modo degno, affermano che Maria «è indissolubilmente unita a suo Figlio nel meritare e soddisfare» (San Pio X), la definiscono «riparatrice di tutto il mondo» (Leone XIII), «consorte di Cristo nella redenzione del genere umano» (Pio XI), dicono che «ella ha redento il genere umano insieme con Cristo» (Benedetto XV).

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San Paolo dice «io completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo» (Col 1,24). 

Ma egli evidentemente non intende riferirsi all’opera divina, ma bensì alla parte umana, dato che parla di «patimenti» ed è evidente che solo l’uomo e non Dio può soffrire, perché attributo divino che distingue Dio dall’uomo è appunto quello dell’impassibilità.

 

Come non vedere allora in questo riferimento al patire con Cristo e per Cristo un riferimento paradigmatico alle sofferenze di Maria? Come non pensare alla partecipazione somma, perfettissima ed esemplare per tutti di Maria alla Passione redentrice del Figlio? E che cosa è, questa, se non corredenzione?

 




 

Maria, come ha detto lo stesso Pontefice, esegue in modo «eccellente», ciò che ogni cristiano in grazia compie in vari gradi e in varia misura, a seconda delle sue forze, del numero di talenti e della grazia ricevuti
 
 
 
 
Pietà di Michelangelo
 
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martedì 23 marzo 2021

In odium fidei. Il peccato contro la fraternità (Quarta Parte - 4/4)

 

 In odium fidei

Il peccato contro la fraternità

Quarta Parte (4/4)

Come guarire dall’odio 

La guarigione dall’odio comporta una profonda conversione della volontà dalla soggezione a Satana all’obbedienza a Dio. Si tratta di un passaggio dallo stato di peccato mortale alla grazia. L’azione umana, infatti, avviene sempre sotto l’influsso o gli stimoli di forze superiori: o la grazia di Dio o le suggestioni del demonio. Tutti sono sollecitati dalla grazia; ma anche tutti sono tentati dal demonio.  E non tutti rispondono alle sollecitazioni della grazia.

D’altra parte, ognuno di noi, all’inizio dell’esercizio della sua ragione e della sua volontà, nella sua fanciullezza, consapevole di poter dare un orientamento alla sua vita ed istintivamente bisognoso di felicità, posto da Dio davanti alla prospettiva di scegliere o Lui o contro di Lui, di fare o la propria volontà o quella di Dio, o la via dell’amore o quella dell’odio, fa la sua scelta di vita e solitamente la mantiene per tutta la vita; salvi però i casi di mutamento della decisione, che solitamente avvengono in gioventù, ma possono avvenire in qualunque momento della vita e soprattutto nell’imminenza della morte, momento in cui il soggetto, pensando seriamente al suo dopo-morte, è portato a mettere a posto i suoi conti con Dio.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/in-odium-fidei-il-peccato-contro-la_23.html 

 


Ognuno di noi, all’inizio dell’esercizio della sua ragione e della sua volontà, nella sua fanciullezza, consapevole di poter dare un orientamento alla sua vita ed istintivamente bisognoso di felicità, posto da Dio davanti alla prospettiva di scegliere o Lui o contro di Lui, di fare o la propria volontà o quella di Dio, o la via dell’amore o quella dell’odio, fa la sua scelta di vita e solitamente la mantiene per tutta la vita; 

salvi però i casi di mutamento della decisione, che solitamente avvengono in gioventù, ma possono avvenire in qualunque momento della vita e soprattutto nell’imminenza della morte, momento in cui il soggetto, pensando seriamente al suo dopo-morte, è portato a mettere a posto i suoi conti con Dio.

 

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Albert Anker, La devozione al nonno, 1893

Georgios Jakobides - The First Steps 

 

 

lunedì 22 marzo 2021

In odium fidei. Il peccato contro la fraternità (Terza Parte - 3/4)

 In odium fidei

Il peccato contro la fraternità

Terza Parte (3/4)

Odiare il mondo o amare il mondo? 

Un paradosso dell’etica cristiana, evidente a tutti, presente soprattutto nell’insegnamento dello stesso Apostolo della Verità e dell’Amore, San Giovanni, sono due princìpi che paiono in una palmare e netta antitesi l’uno contro l’altro.

Essi si possono riassumere nei due seguenti, uno improntato all’amore: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» (Gv, 3,16). E l’altro, improntato all’odio: «Amare il mondo è odiare Dio» (Gc 4,4). «Tutto quello che è nel mondo viene dal maligno» (I Gv 2,16). 

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Occorre che il Papato odierno recuperi una certa severità. 

In tal senso occorre correggere il buonismo del Concilio, ma senza tornare alla severità e alle chiusure culturali del preconcilio. 

Dalle conquiste, infatti dell’ecumenismo, del dialogo interreligioso e della libertà religiosa, documenti pastorali sì, ma fondati sulla Rivelazione, non si torna indietro.                                                                   

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sabato 20 marzo 2021

In odium fidei. Il peccato contro la fraternità (Seconda Parte - 2/4)

 In odium fidei

Il peccato contro la fraternità

Seconda Parte (2/4) 
 

Odio per Dio e odio per l’uomo vanno assieme 

L’odio peccaminoso può avere diversi oggetti: Dio e la creatura. Si può odiare Dio, si può odiare sé stessi, si può odiare il prossimo e le sue opere, terrene o ultraterrene, buone o malvage (anime beate, purganti e dannate). Si possono odiare gli angeli, santi o decaduti. Si può odiare la natura e l’universo. Il nichilista odia l’essere e tutto ciò che esiste.

In ogni caso, in una qualunque forma di odio peccaminoso è implicito l’odio verso Dio, perché odiare la creatura, fosse anche una formica o un insetto o un giaguaro, è odiare Dio. Uccidere una bestia feroce o usare il vaccino contro il covid è invece un odio giusto; non è odiare Dio, anche se si tratta di sue creature, perché rispecchia il principio Ubi maior, minor cessat: sopprimere un bene inferiore (virus) che ostacola un bene superiore (uomo).  A ben maggior ragione l’odio verso Dio implica l’odio peccaminoso per il prossimo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, fosse anche nostro nemico.

Secondo San Tommaso l’odio verso Dio è il più grave di tutti i peccati, perché è l’odio per il sommo Bene. Infatti è logico che quanto più grande è il bene odiato, tanto più grave è l’odio. 

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L’odio peccaminoso può avere diversi oggetti: Dio e la creatura. 

Si può odiare Dio, si può odiare sé stessi, si può odiare il prossimo e le sue opere, terrene o ultraterrene, buone o malvage (anime beate, purganti e dannate). 

Si possono odiare gli angeli, santi o decaduti. Si può odiare la natura e l’universo.

Il nichilista odia l’essere e tutto ciò che esiste.


In ogni caso, in una qualunque forma di odio peccaminoso è implicito l’odio verso Dio, perché odiare la creatura, fosse anche una formica o un insetto o un giaguaro, è odiare Dio.

Uccidere una bestia feroce o usare il vaccino contro il covid è invece un odio giusto; 
non è odiare Dio, anche se si tratta di sue creature, perché rispecchia il principio Ubi maior, minor cessat: sopprimere un bene inferiore (virus) che ostacola un bene superiore (uomo).   
 
A ben maggior ragione l’odio verso Dio implica l’odio peccaminoso per il prossimo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, fosse anche nostro nemico. 

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venerdì 19 marzo 2021

In odium fidei. Il peccato contro la fraternità (Prima Parte - 1/4)

In odium fidei

Il peccato contro la fraternità

Prima Parte (1/4)

 

Sarete odiati da tutti a causa del mio nome

Mt 10,22

 

Se Dio è il Dio dell’amore – e lo è –,

a noi non è lecito odiare i fratelli.

Papa Francesco a Mosul, 7 marzo 2021

 

L’odio è moralmente un peccato contro l’amore,

ma di per sé è una semplice passione 

Papa Francesco viene spesso sul tema dell’odio tra fratelli, che è una delle piaghe principali della Chiesa e della società di oggi, un peccato che colpisce direttamente il dovere della giustizia e della carità. Passione spesso scatenata e incontrollata, che va dalle forme più grossolane e quelle più sottili, da quelle più bestiali a quelle più diaboliche, l’odio è all’origine delle laceranti ed esasperanti divisioni e vendette reciproche, interne alla Chiesa stessa, che dovrebbe essere viceversa esempio di reciproco amore fraterno e maestra di riconciliazione e di pace per tutto il mondo.

Nelle sue forme più gravi, per esempio l’odio fra fedeli di diverse religioni, appare un odio implacabile, che si trascina nei secoli, sentito tra i più fanatici come sacro dovere, tanto più feroce, spietato, ostinato ed inesorabile, quanto più il fanatico crede di essere motivato da valori e doveri sacri ed immutabili. 

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Papa Francesco viene spesso sul tema dell’odio tra fratelli, che è una delle piaghe principali della Chiesa e della società di oggi, un peccato che colpisce direttamente il dovere della giustizia e della carità.  

 

 

Il 3 maggio 1808 è un dipinto a olio su tela di Francisco Goya, realizzato nel 1814 e conservato nel Museo del Prado di Madrid.

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martedì 16 marzo 2021

Il Dio di Abramo

Il Dio di Abramo

Abramo è il padre di tutti noi

Rm 4,6 

Qual è l’azione pastorale più urgente? 

Il recente discorso del Santo Padre ad Ur ci mostra chiaramente qual è la sua preoccupazione pastorale più urgente: la fraternità e la pace dell’umanità su questa terra. Viene in mente la famosa enciclica di San Giovanni XXIII Pacem in terris.

È ormai chiaro che cosa intende Papa Francesco con la sua espressione «Chiesa in uscita»: una Chiesa che, mettendo da parte le sue difficoltà interne, ha compreso che oggi come oggi la necessità pastorale più urgente, anche se non quella più elevata, è fare il possibile per promuovere la fratellanza umana messa in pericolo da un’umanità traviata dimentica di Dio, ragione ultima della fraternità e quindi della pace fra gli uomini.

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Visita di cortesia al Grand Ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani a Najaf

 

Viaggio Apostolico in Iraq (5-8 marzo 2021) - da:                   http://www.photogallery.va/content/photogallery/it/eventi/iraq2021.html

 

lunedì 15 marzo 2021

Il contenuto del Vangelo secondo il Papa

Il contenuto del Vangelo secondo il Papa

Nota esplicativa circa una frase del Santo Padre 

Nell’omelia della Messa in San Pietro per la Comunità Filippina il 21 marzo scorso il Papa ha affermato che «il contenuto del Vangelo non è un’idea o una dottrina, ma è Gesù». Che cosa ha inteso dire?

A tutta prima, infatti, questa affermazione sembrerebbe essere l’espressione di una gnoseologia esistenzialistica sul tipo di quella di Guglielmo di Ockham o di Heidegger, per i quali l’intelletto non coglie l’esistente mediante contenuti concettuali ossia mediante dottrine, che esprimano in modo astratto l’essenza di questo esistente, ma lo colgono direttamente, sperimentalmente o intuitivamente, eventualmente in modo affettivo, nella sua concretezza esistenziale. 

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Nell’omelia della Messa in San Pietro per la Comunità Filippina il 21 marzo scorso il Papa ha affermato che «il contenuto del Vangelo non è un’idea o una dottrina, ma è Gesù».

 Che cosa ha inteso dire?

  

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sabato 13 marzo 2021

La morte che toglie la morte - Il mistero del sacrificio di Cristo

  La morte che toglie la morte

Il mistero del sacrificio di Cristo

O Morte, sarò la tua morte!

Os 13,14

 

La parte di verità della dialettica hegeliana 

La dialettica hegeliana ha una parte di verità sia dal punto di vista logico, sia nella sua applicazione alla realtà: dal punto di vista logico è vero che l’affermazione assoluta richiede la negazione della negazione e dal punto di vista della realtà è vero che l’affermazione della vita richiede la soppressione del nemico della vita e che per affermare il bene occorre togliere il male.

Dal punto di vista della dinamica della realtà e dell’azione morale, Hegel ha altresì ragione nel dire che la negazione della negazione, ossia la punizione del delitto, che è stato negazione pratica del giusto, ristabilisce la giustizia violata e riporta coercitivamente il delinquente all’interno dell’ordine, oltre il quale con la violenza è andato (tras-gredito, trans-gressus). 

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Occorre, invece, ci dice Hegel, saper trovare il bene anche dove c’è il male, trovar qualcosa anche dove pare che non ci sia nulla, trovare il vero anche dove c’è il falso; 

occorre conoscere l’essenza sia dell’uno che del suo opposto e saper dimostrare per mezzo della negazione che li sappiamo smascherare e vincere. 

È lo stesso metodo di San Tommaso d’Aquino.

 
 
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giovedì 11 marzo 2021

Il progetto del demonio - Quarta Parte (4/4)

  Il progetto del demonio

Quarta Parte (4/4)

Che cosa è successo a Giuda?

Interessantissima per il nostro argomento è la tragica vicenda di Giuda.  Scelto da Cristo per la missione apostolica, evidentemente aveva tutte le qualità per svolgerla bene e farsi santo. E d’altra parte Cristo ha trovato certamente in lui un terreno favorevole, altrimenti si sarebbe rivolto ad altri.

Dunque inizialmente Giuda a che cosa aspirava? Al cielo e non alla terra. Ma poi che cosa è avvenuto? È intervenuto il diavolo per convincerlo che Gesù era un illuso perso tra le nuvole e che la vera felicità non è nell’al di là, ma nell’al di qua. E Giuda c’è cascato. Ecco perché il Vangelo dice che era un «ladro» (Gv 12,6), perché nelle sue aspirazioni aveva sostituito i beni materiali a quelli spirituali. Oggi diremmo che era diventato marxista.

L’azione di Satana nel provocare la morte di Gesù si manifesta in modo esplicito nella narrazione giovannea, laddove l’Evangelista riferisce che «il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradire Gesù» (Gv 13,2).

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Il demonio toglie dal nostro cuore il seme della Parola di Dio seminato dal divino Seminatore (cf Mt 13,28). 

In tal modo ci viene meno la luce che ci guida, la medicina che ci guarisce, la verità che ci libera, il tonico che conforta, la certezza che risolve il dubbio, il padre che ci corregge, il giudice che ci fa comprendere i nostri meriti, la madre che ci consola, il cibo che ci nutre, la speranza che ci sostiene, il dono che ci dà gioia. 

 

 


Il demonio è abilissimo nel riconoscere le nostre basse voglie, i nostri punti deboli e nostri stati d’animo, non perché sappia leggere le nostre intime intenzioni note solo a Dio, ma perché sa interpretare i moti dei nostri sensi interni e soprattutto le manifestazioni esterne di questi moti. D’altra parte il diavolo sa bene anche dove siamo ben difesi ed evita di esporsi lì.

Per questo, al fine di progettare un’azione contro di lui, che gli resti segreta, occorre che noi ci chiudiamo all’interno della nostra coscienza, quello che Santa Teresa di Gesù chiama «castello interiore», una fortezza interiore ben difesa ed impenetrabile alla curiosità del demonio.

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mercoledì 10 marzo 2021

Il progetto del demonio - Terza Parte (3/4)

 

Il progetto del demonio

Terza Parte (3/4)

L’azione di Satana contro Cristo e di Cristo contro Satana

Dopo il peccato di Adamo ed Eva Dio maledice il serpente «più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche» (Gen 3,14), condannandolo ad un’azione abbietta e spregevole: «nel tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita» (ibid.). Il demonio, già castigato per la precedente ribellione a Dio, vede aumentata la sua pena.

Ma il discorso non finisce qui. Dio dà una speranza di riscatto all’infelice coppia e all’intera umanità caduta con lei. Rivolgendosi al serpente, Dio lo avverte: «io porrò inimicizia fra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (v.15).

La stirpe della donna è evidentemente Cristo.  Non è un guaio eccessivo per la donna essere insidiata al calcagno. È invece la sconfitta del serpente che gli sia schiacciata la testa.  Dio quindi gli concede sì di tentare e far soffrire l’umanità fino alla fine del mondo. Ma con l’avvento della «stirpe della donna», cioè di Maria, sarà sconfitto. 

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La missione antisatanica di Cristo è ben rappresentata dalle parole che Cristo stesso rivolge a San Paolo:

«Io ti sono apparso per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora. Per questo ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali ti mando ad aprir loro gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio e ottengano la remissione dei peccati e l’eredità in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede un me» (At 26, 16-18).


Beato Angelico, Miniatura, Conversione di San Paolo

 

 

 

Per questo il Concilio afferma che

«tutta intera la storia umana è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre: lotta cominciata fin dall’origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno».

 
 
Rubens, Monaco di Baviera, L'arcangelo Michele contro gli angeli ribelli

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