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06 marzo, 2026

San Tommaso ci parla del male - Seconda Parte (2/3)

 

San Tommaso ci parla del male

 

Seconda Parte (2/3)

Prima Parte:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/2026/03/san-tommaso-ci-parla-del-male-prima.html

 ***

 SECONDA PARTE

 

Alcuni errori moderni

al vaglio della dottrina tomista

 

Presentazione

A dimostrazione dell’utilità di questo trattato tomistico e in generale della dottrina tomista sul problema del male, concludiamo questa Introduzione presentando una serie di tesi attualmente in circolazio­ne, la cui erroneità può essere mostrata alla luce dei criteri tomistici.

Possiamo costatare oggi l’esistenza di quattro gruppi di errori concer­nenti il problema del male da un punto di vista filosofico e cristiano: a) errori metafisici; b) errori concernenti il rapporto del male con Dio; c) errori cristologici, ossia concernenti il rapporto di Cristo col male; d) errori antropologico-morali, ossia riguardanti il rapporto della vita umana colmale.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/san-tommaso-ci-parla-del-male-seconda.html

 

È vero che la sofferenza di Cristo è un valore altissimo, è vero che il Verbo, assumendo una natura umana, ha assunto la sua sofferenza, è vero che noi ci salviamo grazie alla sofferenza di Cristo. Ma non è la sofferenza come tale che salva. Nella concezione cristiana che voglia evitare un morboso dolorismo, la sofferenza, di per sé, resta un difet­to che non può convenire alla perfettissima natura divina, resta una sventura che non può convenire a un Dio infinitamente beato. Nella concezione cristiana la sofferenza diventa potenza di vita e liberazio­ne da ogni male di pena o di colpa proprio perché è la sofferenza assunta da un Dio che non può soffrire, e proprio per questo guarisce dalla sofferenza. La sofferenza non si muta in salute, se non è elimi­nata dalla forza della salute.



Immagine da Internet: Miniatura, Museo San Marco, Firenze

20 febbraio, 2025

Le calunnie di Vattimo - Tra Nietzsche e San Tommaso

 

Le calunnie di Vattimo

Tra Nietzsche e San Tommaso

 L’abilità nel cambiar le carte in tavola

 È incredibile fino a qual punto di sfrontatezza possa giungere uno che vuol dare un’apparenza di legittimità ad una condotta morale contraria alle leggi divine. Il sedicente cattolico quotidiano Avvenire dell’11 febbraio scorso pubblica un encomio di Vattimo dal titolo «La carità di Vattimo e i suoi nemici laici»[1]. In tale articolo Vattimo è presentato come maestro di carità evangelica in opposizione all’etica autoritaria e dispotica basata sulla metafisica di Aristotele e di San Tommaso. L’articolista ha la spudoratezza di scrivere quanto segue:

 

«Non stupisce che Vattimo abbia progressivamente accentuato la sua provenienza dal cristianesimo sociale e riscoperto l’ispirazione cristiana, ad esempio, della filosofia di Heidegger. Il cristianesimo che Vattimo riscopre non è la metafisica cattolica e tomista, che aveva costituito il solido fondamento dell’alleanza da antico regime tra Chiesa cattolica e potere politico, ma un ‘cristianesimo minore’, per così dire, evangelico, che si ispirava più alla testimonianza storica del fondatore e dei suoi primi ‘poveri’ seguaci, che ai trionfi speculativi della metafisica aristotelica e platonica».

Questo discorso dietro all’apparenza di voler magnificare il valore della semplicità e povertà evangelica della primitiva comunità cristiana, trasuda ipocrisia e falsità parola per parola e richiederebbe un dettagliato commento.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/le-calunnie-di-vattimo-tra-nietzsche-e_19.html


La filosofia di Vattimo finge di promuovere la misericordia, ma con la sua cortezza di vedute e col suo rifiuto di guardare in alto e di fondarsi sulla roccia, di basarsi sul solido, sull’assoluto e sull’eterno, crea delle mezze figure, dei personaggi smidollati, pronti a fare tutte le parti, simili a canne sbattute dal vento, costruttori che costruiscono sulla sabbia, altro che misericordiosi! Per essere misericordiosi occorre avere salde convinzioni, senza farsi spaventare dai potenti. Nella visione di Vattimo i deboli sono in piena balia dei prepotenti, esattamente come la pensava il maestro di Vattimo Nietzsche, che dice queste cose con totale chiarezza. 

Vattimo cita a sproposito l’ama et fac quod vis di Sant’Agostino, il quale non intendeva affatto con ciò avallare il volontarismo scettico e individualista di Vattimo, ma si riferisce al primato della carità in coloro che applicando diligentemente la legge divina, raggiungono la libertà dei figli di Dio.

Immagine da Internet

19 marzo, 2024

La falsità come principio della violenza - Seconda Parte (2/2)

 

La falsità come principio della violenza

Seconda Parte (2/2)
 

La Chiesa ha preferito Aristotele a Platone

 Quando i Padri della Chiesa si sono accostati al pensiero greco alla ricerca di quanto in esso poteva essere utilizzato per edificare la teologia cristiana, preferirono utilizzare Platone piuttosto che Aristotele perché a loro sembrò essere più religioso, più spirituale e più sublime di quanto lo fosse Aristotele. In realtà, invece, non si accorsero che, al di là delle apparenze, era il pensiero aristotelico ad essere più vero e più realista di quello platonico e che anzi esso celava gravi errori che invece non erano presenti nella filosofia aristotelica. Ci fermiamo qui alla questione della verità e della falsità.

Sia per Platone che per Aristotele la verità  è corrispondenza del pensiero con l’essere, per cui l’uno è l’altro ammettono che mentre l’uomo è nel vero adeguando il proprio pensiero alla realtà, Dio (il Motore immobile di Aristotele, o il Demiurgo di Platone) produce il reale attuando il proprio pensiero come modello del reale.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-falsita-come-principio-della_19.html 


Aristotele stabilisce quattro forme di falsità intellettuale: quella dello scettico (skeptikòs), quella del protervo (apàideutos), quella del mentitore (pseustes) e quella del sofista (sofistès).

Bisogna distinguere la verità del giudizio dalla verità come veracità dell’eloquio o nel parlare, detta anche sincerità. La verità del giudizio è l’adaequatio intellectus et rei e può essere gnoseologica, se è adeguazione del giudizio alla cosa, od ontologica, se è adeguazione della cosa al giudizio. La verità è anche l’identità intenzionale del pensiero all’essere; è l’atto dell’intelletto in atto di conoscere, è il conoscere in atto.

Invece il pensiero in potenza è realmente distinto dal pensabile, che è il pensato in potenza.

Per Vattimo la verità è solo la verità debole, dimessa, ma ciò non gli risparmia l’assolutismo perché comunque non può non pronunciarsi in modo assoluto. È la solita trappola nella quale cadono tutti gli scettici: è vero che non esiste la verità.

Alla verità del pensare o dell’essere corrisponde la verità nel dire e questa è la veracità, che è quella virtù per la quale si dicono le cose come stanno, per la quale, come dice Cicerone, le cose restano «immutate». Dice San Tommaso: «Veracitas attendit ad debitum moralem, in quantum scilicet ex honestate unus homo alteri debet veritatis manifestationem».


Immagine da Internet:
- Gianni Vattimo

18 marzo, 2024

La falsità come principio della violenza - Prima Parte (1/2)

 

La falsità come principio della violenza

Prima Parte (1/2)

                                                                                         Il diavolo è menzognero e padre della menzogna

Gv 8,44     

 

Il rispetto della verità è un dovere morale

 

Nessuno inganni in questa materia il proprio fratello

I Ts 4,6

Dio ci ha creati con un’inclinazione spontanea del nostro intelletto alla conoscenza e all’amore per la verità, ossia a riconoscere le cose come sono e ad adeguare i nostri giudizi alla realtà delle cose. Se permettiamo alla nostra ragione di percorrere fino alla fine il suo percorso naturale, sentiamo il bisogno e il desiderio di conoscere la verità prima, suprema ed ultima, la verità assoluta, sussistente ed eterna, che è Dio, sorgente, principio, criterio e causa di ogni altra verità, trovando nella visione di questa verità la nostra beatitudine.

Ma, a causa del peccato originale, per il quale l’uomo si è lasciato sedurre dal demonio, padre della menzogna, c’è in tutti noi anche una tendenza contraria, una ripugnanza per la verità, c’è la voglia di non adeguare il nostro intelletto alle cose come sono, c’è la tendenza a seguire la nostra inclinazione al peccato e, per dare una parvenza di giustificazione al peccato che vogliamo fare, abbiamo la tendenza a inventare false ragioni. 

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La misura della verità del pensiero o del giudizio o del sapere sono le cose o gli enti che ci stanno davanti o attorno, la realtà visibile e invisibile che ci circonda, ci sta sotto, è alla pari di noi – le altre persone - e ci sovrasta – Dio e gli angeli - compresa la realtà della nostra stessa persona, gli «oggetti», da ob-jectum: posto-davanti.

La carità non è mai impositiva ed autoritaria. Nulla è di più contrario alla carità della violenza. In ciò Vattimo ha ragione. Quello che gli sfugge è che la carità non dice sempre e solo mitezza e tenerezza, ma anche fortezza, coraggio, attitudine al combattimento, lotta fino alla vittoria sul nemico. Infatti, se la carità impone di amare gli uomini nostri nemici, ci impone di odiare il peccato, la violenza, la falsità.

Pensiero forte non vuol dire necessariamente pensiero violento. Pensiero forte e pensiero debole devono stare assieme, così come la scienza convive con l’opinione, il sapere certo con la dialettica. Lo sbaglio di Vattimo è quello di voler sostituire il pensiero forte con quello debole credendo di poter fondare una metafisica che «indebolisce» l’essere e lo riduce a «evento».

Vattimo attacca la metafisica che per lui sarebbe quel pensiero forte che genera i dittatori e i tiranni. Niente di più falso. Vediamo brevemente che cosa è in realtà la metafisica. Essa è la scienza che ha per oggetto primario la questione della verità. E per conseguenza ha per oggetto la falsità, che è l’opposto della verità. Chi disprezza la metafisica dà prova di non amare la verità. Infatti Aristotele dimostra nella sua Metafisica che essa è la scienza delle verità primarie della ragione, i punti di partenza e le basi di tutto il sapere umano.

Immagine da Internet: Giani Vattimo

30 novembre, 2023

Il cattolicesimo corrotto di Gianni Vattimo

 

Il cattolicesimo corrotto di Gianni Vattimo

Sul sito La settimana news del 24 novembre scorso è apparso un articolo di Flavio Lazzarin dal titolo Vattimo, il cristianesimo, la verità. Mi rifaccio a questo articolo per quanto dirò, prendendo alcuni pensieri o tesi di Vattimo riportati dall’Autore.

Desidero tuttavia introdurre quanto dirò su Vattimo con un preambolo al fine di inserire il mio discorso nel giusto contesto, perché Lazzarin comincia col dire che oggi la Chiesa è divisa fra tradizionalisti e conciliaristi. Ora, il quadro completo della situazione della Chiesa oggi non è la semplice opposizione fra tradizionalisti e seguaci del Concilio Vaticano II, ma a questo conflitto bisogna aggiungere una distinzione, che è quella tra veri e falsi interpreti del Concilio, ossia tra i veri cattolici fedeli all’interpretazione che del Concilio danno i Papi del postconcilio, i veri progressisti, e gli pseudocattolici modernisti, sedicenti «progressisti», che interpretano per loro comodo il Concilio in senso modernista.  

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Nessun privato, nessun teologo, nessun Vescovo, nessun gruppo nella Chiesa hanno il diritto e l’autorità di attribuire alle proprie idee la qualifica di cattoliche se non sono approvate dalla Chiesa o indipendentemente da quanto la Chiesa definisce come essere cattolico.

È un sofisma anche ciò che dice Vattimo per escludere l’uso della metafisica: «alla scuola di Francesco e Chiara, la Parola di Dio è sufficiente ad alimentare e sostenere la fede dei discepoli». È vero che non risulta che San Francesco a Santa Chiara abbiano studiato Aristotele: ma ciò non toglie valore a quanto ho detto, perché certamente i due grandi Santi sapevano che Dio è Colui Che È e che ha creato il mondo dal nulla. E senza l’intelligenza metafisica queste cose non si capiscono, senza che sia necessario studiare Aristotele.

Immagine da Internet: Gianni Vattimo