Küng è il responsabile dell’infiltrazione della cristologia eretica hegeliana nella Chiesa - Seconda Parte (2/2)

Küng è il responsabile dell’infiltrazione

della cristologia eretica hegeliana nella Chiesa[1]

 

 Seconda Parte (2/2)

Una concezione modernista della Chiesa

Da qui viene che per Küng la Chiesa di Cristo è composta parimenti di papisti ed antipapisti, in modo tale che la designazione di «cattolico» non appartiene solo ai papisti, ma anche ai luterani. Secondo lui il dissenso fra cristiani attorno ai poteri del Papa non è una discriminante per stabilire chi è dentro e chi è fuori della Chiesa cattolica.

Per questo, secondo Küng, la Chiesa di Cristo ammette nell’orizzonte della sua dottrina anche idee che sono ortodosse per gli uni ed eretiche per gli altri. Küng non riconosce più quindi al Papa la facoltà di dichiarare infallibilmente quale proposizione è ortodossa e quale è eretica, ma senza togliergli la facoltà di sentenziare in questo campo, e senza negargli gli altri titoli, dice semplicemente che può errare e può essere corretto da un fedele, come fece Lutero con Leone X. In sostanza, Küng considera l’autorità dottrinale del Papa come quella del Rettore di una Facoltà teologica o come quella del Preside di un’associazione teologica internazionale.

Küng non riconosce logicamente al Papa il potere di scomunicare dalla Chiesa coloro che dovessero rifiutare qualche dogma, ossia gli eretici, ma la Chiesa deve conservarli nel suo seno perché può capitare che in futuro le loro idee si rivelino giuste, come, secondo Küng, è successo per Lutero. Papa Leone X, quindi, fece male a scomunicarlo, perché col Concilio Vaticano II la Chiesa ha capito che Lutero aveva ragione.

Il concetto künghiano di Chiesa cattolica come comprendente nel suo seno chi crede e chi non crede nell’infallibilità pontificia, realizza, secondo Küng, il pieno ecumenismo, che quindi secondo lui non consiste nel promuovere l’ingresso dei luterani nella Chiesa cattolica, così come è definita dal Concilio Vaticano II, ma consiste nella coesistenza di cattolici romani e luterani sotto la presidenza del Papa inteso come fallibile.

Per questo Küng anche dopo la sospensione dall’insegnamento cattolico ufficiale, continuò ritenersi cattolico svolgendo il ministero sacerdotale perché riteneva che le sue idee fossero cattoliche ed anzi riformatrici e che il Papa avesse sbagliato a censurarlo. Küng dunque non lasciò la Chiesa e non fu scomunicato. Ma con tutto ciò possiamo legittimamente chiederci se, al di là dell’appartenenza esteriore e giuridica, egli, dopo tanto contrasto delle sue idee con la sana ragione e il Magistero della Chiesa, sia vissuto realmente in comunione con la Chiesa e col Papa, o non piuttosto si sia schierato con quella turba arrogante di farisei modernisti, che oggi vogliono sedere  sulla «cattedra di Mosè »(Mt 23,2), e che distruggono la Chiesa dal di dentro, proponendone un modello, che alcuni, non senza ragione, hanno definito con termini apocalittici, «sinagoga di Satana» (Ap 2,9).

In base a questo permanere nella Chiesa giuridicamente è diffusa fra i modernisti l’idea che Küng sia sempre rimasto nella Chiesa, non solo, ma anche come una punta avanzata della Chiesa, una voce critica e profetica, che ha costituito per gli stessi Papi del postconcilio un forte richiamo a realizzare veramente il Concilio, senza lasciarsi sedurre o trascinare da nostalgie reazionarie o spinte conservatrici o volontà dittatoriale da inquisizione medioevale. Con Papa Francesco, invece, il quale mostra comprensione per i modernisti, e troppa severità verso i conservatori e tradizionalisti, Küng, come tutti i modernisti, è passato dalla amara contestazione alla astuta adulazione ed alla strumentalizzazione.

Comprendiamo allora il giudizio espresso dal giornalista di Avvenire, il quale, nel commentare brevemente la figura e l’opera di Küng nell’articolo del 6 aprile scorso, ha potuto tranquillante assicurare a nome dei suoi colleghi della Chiesa modernista che con Papa Francesco «Küng è stato riabilitato, se mai ce n’è stato bisogno».

San Giovanni Paolo II visto da un modernista

Per avere un’idea di come in realtà Küng viveva nella Chiesa come un corpo estraneo è sufficiente leggere questi giudizi ingiusti e calunniosi, da perfetto modernista, su di un Santo Pontefice del calibro di Giovanni Paolo II. Li prendo da un articolo di Küng, citato e commentato da un giornalista di Wikipedia.

Si tratta di un articolo pubblicato sul massonico Corriere della Sera, che Küng diede proprio in occasione della morte di Giovanni Paolo II, una requisitoria evidentemente faziosa, nella quale non si ammette una sola cosa buona fatta dal Santo Pontefice, ma lo bombarda con una raffica di frasi fatte e accuse stereotipate proprie dei modernisti, rivelando così un animo empio e roso dall’invidia, mentre le folle di fedeli di tutto il mondo invocavano il Papa «Santo subito!».

Val la pena di riportare per intero il testo del giornalista – come viene riportato in internet -, perché il Lettore si renda conto dalla figura esemplare di Küng, qual è lo stile proprio dei modernisti. Dice dunque l’onesto giornalista:

«Nel 2005 è stato pubblicato in Italia ed in Germania un articolo di Küng estremamente critico nei confronti di Giovanni Paolo II (Wojtyła, il papa che ha fallito, Corriere della Sera)».  E riferisce il pensiero di Küng

“La politica estera” - parole di Küng riportate dal giornalista - “[di Giovanni Paolo II] - ha preteso da tutto il mondo conversione, riforma, dialogo. Però, in tutta contraddizione, la sua «politica interna» ha puntato alla restaurazione dello status quo ante Concilium, a impedire le riforme, al rifiuto del dialogo intra-ecclesiastico e al dominio assoluto di Roma".

"Questo Pontefice ha più volte dichiarato la sua fedeltà al Concilio, per poi tradirlo nei fatti attraverso la sua politica interna. I termini conciliari come «aggiornamento, dialogo, collegialità e apertura ecumenica» sono stati sostituiti da parole quali restaurazione, magistero, obbedienza, ri-romanizzazione”.

“Il criterio per la nomina dei Vescovi non è affatto lo spirito del Vangelo e l'apertura mentale pastorale, bensì la fedeltà assoluta verso la condotta romana. I sostenitori del Papa tra i vescovi di lingua tedesca come Meisner, Dyba, Haas, Groer e Krenn sono solo gli sbagli più eclatanti di questa politica pastorale devastante, la quale fa pericolosamente scivolare in basso il livello morale e intellettuale dell'episcopato. Un episcopato reso ancor più mediocre, rigido, conservatore e servile, è forse l'ipoteca più pesante di questo lunghissimo Pontificato”.

Giovanni Paolo II predica i diritti degli uomini all'esterno ma li ha negati all'interno, cioè ai vescovi, ai teologi e soprattutto alle donne. Il Vaticano, un tempo nemico convinto dei diritti dell'uomo ma ben disposto oggi a immischiarsi nella politica europea, continua a non poter sottoscrivere la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo del Consiglio d'Europa: troppi canoni del diritto ecclesiastico romano, assolutistico e medioevale, dovrebbero prima essere modificati.". Küng contesta l'elevato numero di canonizzazioni di santi durante il pontificato di Giovanni Paolo II, e soprattutto le beatificazioni e le canonizzazioni di alcuni personaggi (Pio IX, Josemaria Escriva de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei).

Sempre in questo articolo, Küng ritorna sullo stato della teologia nella chiesa cattolica:

“Come Pio XII fece perseguitare i più importanti teologi del suo tempo, allo stesso modo si comportano Giovanni Paolo II e il suo Grande Inquisitore Ratzinger con Schillebeeckx, Balasuriya, Boff, Bulanyi, Curran, Fox, Drewermann e anche il vescovo di Evreux Gaillot e l'arcivescovo di Seattle Hunthausen. Nella vita pubblica mancano oggi intellettuali e teologi cattolici della levatura della generazione del Concilio. Questo è il risultato di un clima di sospetto, che circonda i pensatori critici di questo Pontificato. I vescovi si sentono governatori romani invece che servitori del popolo della Chiesa. E troppi teologi scrivono in modo conformista oppure tacciono”.

“[Giovanni Paolo II] elogia spesso e volentieri gli ecumenici, ma al tempo stesso ha pesantemente compromesso i rapporti con le Chiese ortodosse e con quelle riformiste ed evita il riconoscimento dei loro funzionari e dell'eucarestia. Il Papa avrebbe dovuto consentire — come suggerito in molti modi dalle commissioni di studio ecumeniche e come praticato direttamente da tanti parroci — le messe e la comunione eucaristica nelle Chiese non cattoliche e l'ospitalità eucaristica. Avrebbe anche dovuto ridurre l'eccessivo potere esercitato dalla Chiesa nei confronti delle Chiese dell'Est e delle Chiese riformiste e avrebbe dovuto rinunciare all'insediamento dei Vescovi romano-cattolici nelle zone delle Chiese russe-ortodosse.

Avrebbe potuto, ma non ha mai voluto. Ha voluto invece mantenere e ampliare il sistema di potere romano. La politica di potere e di prestigio del Vaticano è stata mascherata da discorsi ecumenici pronunciati dalla finestra di Piazza San Pietro, da gesti vuoti e da una giovialità del Papa e dei suoi cardinali che cela in realtà il desiderio di «sottomissione» della Chiesa dell'Est sotto il primato romano e il «ritorno» dei protestanti alla casa paterna romano-cattolica”.

Küng inoltre sostiene che Giovanni Paolo II "ha cercato il dialogo con le religioni del mondo, ma contemporaneamente ha disprezzato le religioni non cristiane definendole «forme deficitarie di fede»". In questo passaggio c'è una critica alla Dichiarazione Dominus Iesus, ispirata dal cardinale Ratzinger. Una delle questioni dibattute in questa dichiarazione è di capitale importanza e riguarda la natura e il rapporto delle religioni.

La teologia della seconda metà del XX secolo ha riflettuto sul rapporto tra il cristianesimo e le religioni. Già Küng e altri autori (Ratzinger, Rahner, Schlette, Danielou, Congar) avevano cominciato ad occuparsi dell'argomento. Rahner, Küng, Congar sono tra i critici della verità di fede "extra ecclesiam nulla salus" ("Fuori dalla chiesa non c'è salvezza") (esclusivismo). Rahner ha elaborato la teoria del cristianesimo anonimo in cui si riconoscono alle religioni non cristiane valori di verità e funzioni salvifica, pur rimanendo Cristo la via di salvezza principale dell'uomo. Küng è andato oltre, considerando le religioni non cristiane come vie ordinarie di salvezza, e il cristianesimo come via straordinaria.

Il documento dottrinale Dominus Jesus, emesso nel 2000 da Ratzinger in qualità di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cerca di chiarire questa delicata questione riaffermando l'unicità salvifica di Cristo e della Chiesa, e il valore non salvifico delle religioni non cristiane. Per Küng e per altri autori, la Dominus Iesus tradisce l'autentico spirito del Concilio Vaticano II e del documento sul dialogo interreligiuoso e il valore delle religioni non cristiane Nostra Aetate, oltre ad essere un passo indietro sulla via dell'ecumenismo.

Hans Küng ha inoltre rimproverato al papa di non rispettare la seoarazione tra Stato e Chiesa. Ha accusato il Vaticano di fare pressioni attraverso il PPE sul Parlamento europeo specie su temi sensibili (aborto, gravidanza, fecondazione artificiale, eutanasia), biasima gli scandali finanziari e la corruzione interna della chiesa, e ha espresso anche molte critiche nei confronti della spettacolarizzazione della figura papale. La figura di Giovanni Paolo II è stata indubbiamente molto apprezzata, anche dai giovani mobilitati dai movimenti (CL, Opus Dei, Legionari di Cristo); tuttavia, secondo il teologo, i giovani sono acritici: amano la star, ma spesso ignorano i reali contenuti del suo messaggio.

“Per la Chiesa cattolica questo Pontificato si rivela [...] un disastro [...] Contro tutte le intenzioni del Concilio Vaticano II, il sistema romano medioevale — un apparato di potere caratterizzato da tratti totalitari — è stato restaurato grazie a una politica personale e dottrinale tanto astuta quanto spietata: i vescovi sono stati uniformati, i padri spirituali sovraccaricati, i teologi dotati di museruola, i laici privati dei diritti, le donne discriminate, le iniziative popolari dei sinodi nazionali e delle chiese ignorati.

E poi ancora scandali sessuali, divieti di discussione, dominio liturgico, divieto di predica per i teologi laici, esortazione alla denuncia, impedimento dell'eucaristia... La grande credibilità della Chiesa Cattolica, cioè quella ottenuta da Giovanni XXIII e dal Concilio Vaticano II, ha lasciato il posto a una vera e propria crisi della speranza. Questo è il risultato della profonda tragicità personale di questo Papa: la sua idea cattolica di stampo polacco (medioevale, controriformista e antimoderna), in qualità di Pontefice Karol Wojtyła l'ha voluta portare anche nel resto del mondo cattolico”».

Questo lungo brano, oltre a farci capire chi è stato Küng, ci fa comprendere come uno dei maggiori rappresentanti dell’attuale modernismo ha visto un Pontefice che ha smascherato la falsificazione modernista degli insegnamenti conciliari, chiarendone la retta interpretazione e facendola applicare in vent’anni di illuminato e saggio governo della Chiesa, che gli ha procurato l’onore degli altari e che offre all’attuale Papa un vero modello di Pontefice per il suo servizio pastorale.

Proseguendo la nostra analisi dell’ecclesiologia di Küng, aggiungiamo che, per quanto riguarda il rapporto dello Spirito Santo con la Chiesa, lo spirito sia quello umano e sia ancor più lo Spirito Santo non è necessariamente nella storia, come sostiene hegelianamente Küng, ma di per sé è al di sopra della storia ed appartiene all’ambito dell’eterno.

 

Lo Spirito Santo è certamente nella Chiesa come anima della Chiesa; ma Dio restava Dio anche se non avesse creato la Chiesa. Dio resta Dio anche prima e indipendentemente dall’Incarnazione. Dio non ha nessun fine da raggiungere, non è ordinato a nulla, perché basta a sé stesso. Il Verbo viene certo nel mondo, ma non ha bisogno del mondo. Nell’incarnarsi, il Verbo si propone come fine non il migliorarsi o completarsi, ma la salvezza dell’uomo. L’Incarnazione non è una necessità logica ed ontologica dell’essenza di Dio, come credeva Hegel, ma un atto libero e gratuito del suo amore misericordioso.

La critica all’infallibilità pontificia

Küng si è impantanato in questo modo di pensare doppio, sgusciante, storicista e materialista. Da qui la ripresa dell’idea modernista, già condannata da San Pio X, della mutabilità dei dogmi, del divenire, della passibilità di Dio e della fallibilità del magistero pontificio.

Quello che Küng rimprovera ai Papi è l’assolutismo, il dogmatismo, la rigidezza, la mancanza di modestia e di umiltà, che impediscono di riconoscere l’evolversi della realtà, l’accoglienza del nuovo, l’apertura al dialogo e all’ascolto dell’altro, questa pretesa di definire per sempre verità irreformabili, salvo ad accorgersi dopo un certo tempo d’aver sbagliato e quindi ad essere obbligati a ricredersi, cose che, secondo Küng, i Papi hanno dovuto fare più volte nella storia.

Anche l’insegnamento dei Papi, nonostante essi proclamino il contrario, va soggetto a questa mutevolezza e fallibilità. Küng non è come Lutero, che respinge l’istituto del Papato; ammette il Papa, ma ne mina l’autorità magisteriale col negarne, come è noto, l’infallibilità, ossia il non poter sbagliarsi nell’insegnare la verità di fede.

Nel suo volume sull’infallibilità pontificia Küng, pur producendo un enorme erudizione storica, giunge a conclusioni errate per i suoi ragionamenti capziosi e mancanza di adeguato criterio di giudizio, confondendo il vero magistero dottrinale con contingenti decisioni pastorali, queste sì errabili, mutevoli, rivedibili, abrogabili e correggibili, ma non certo il magistero dottrinale, il quale, una volta che si è espresso, non si ritratta più. I casi più pertinenti, come quello di Papa Liberio, Papa Onorio e Papa Giovanni XXII, sempre i soliti che vengono citati dai negatori dell’infallibilità, sono già stati da tempo risolti dagli storici.

Küng  si domanda poi se non sia il caso di riconoscere che Lutero aveva ragione e quindi il Concilio di Trento si è sbagliato nel condannare le sue idee. Non è il caso di riconoscere che è Hegel che ha capito Dio biblico e che occorre una buona volta finirla con un San Tommaso succube del dualismo greco? Non è il caso di annullare la condanna del modernismo fatta da San Pio X e ringraziare il Concilio Vaticano II, che ha accolto le istanze dei modernisti?

Grazie alla Lettera Apostolica Ad tuendam fidem del 1998 divenne più facile confutare la tesi di Küng perchè il documento chiarisce che l’infallibilità o inerranza pontificia non soggiace solo alle condizioni specialissime, straordinarie  ed assai rare contemplate dal dogma dell’infallibilità del 1870, ma che questa sentenza dogmatica si estende oltre e riguarda, seppure a livelli inferiori di certezza ed autorità, anche altri due gradi inferiori di autorità, che appartengono al magistero pontificio ordinario assai frequente.

Se dovesse aversi la veracità dottrinale solo al livello definito dal dogma del 1870, come pretendono i lefevriani, è chiaro che si dovrebbe concludere all’errabilità dei gradi inferiori, che costituiscono il 99% degli insegnamenti magisteriali pontifici dall’’800 ad oggi. Un bell’affare per chi vuole evadere elegantemente dall’obbligo di accettare il magistero pontificio!

In tal modo si verifica oggi su questa questione dell’autorità dei documenti dottrinali pontifici un’interessante convergenza fra i modernisti, seguaci di Küng, e i lefevriani, i quali possono trovare nelle tesi di Roberto De Mattei un buon portabandiera. Agli uni ed agli altri può far comodo la tesi di Küng: ai modernisti e ai lefevriani Küng ha fatto comodo quando si trattava di contestare rispettivamente da destra e da sinistra l’insegnamento dei Papi da San Paolo VI a papa Benedetto; ai lefevriani fa comodo oggi per contestare l’insegnamento di Papa Francesco. I modernisti si sentono invece leggermente imbarazzati, perchè tengono per convenienza a fare la figura di essere i paladini del Papa, strumentalizzandolo per i loro fini inconfessabili.

Una truffa di Rahner

Ma, come è noto, un capolavoro di ipocrisia di Rahner uscì proprio in occasione della polemica sulla questione dell’infallibilità pontificia: Rahner fa la figura del defensor fidei, ossia del difensore del dogma dell’infallibilità limitandosi a dire che Küng è un «arrogante»[11]; ma poi, prendendo in esame la distinzione künghiana fra infallibilità e «indefettibilità» della Chiesa, per cui la Chiesa ogni tanto può errare, ma poi, tutto sommato, alla fine se la cava, si dichiara d’accordo con la distinzione di Küng ed approfitta per interpretarla alla luce della sua distinzione fra «essere nella verità»[12], che corrisponde all’indefettibilità e «possedere delle proposizioni vere», che corrisponde alla fallibilità della Chiesa, in quanto, secondo Rahner, la Chiesa, nel suo magistero, può sbagliare senza accorgersene, ma il suo essere nella verità non viene mai meno.

Questo «essere nella verità» distinto dal conoscere la verità in proposizioni sarebbe, come spiega Rahner, l’opzione fondamentale atematica della Chiesa per la verità. In tal modo Rahner fa appello alla sua famosa esperienza trascendentale della verità senza l’esercizio della concettualità, esperienza, che, come ho dimostrato in un mio studio dedicato ad essa, non esiste[13], perché o l’intelletto esercita il giudizio e allora conosce la verità. O non esercita il giudizio e allora non c’è esperienza trascendentale che tenga: l’intelletto non raggiunge la verità.  Parlare di un «esistere nella verità» separato dal conoscere la verità nel giudizio non ha senso, perché io sono nella verità proprio quando formulo una proposizione vera.

Con questo astuto intervento Rahner ha preso due piccioni con una fava: fare la figura del defensor fidei e cogliere l’occasione per propagandare la sua «esperienza trascendentale» a spese del suo diletto discepolo, che aveva bisogno che il professore gli desse da una parte un buffetto e dall’altra riconducesse la sua tesi alle basi trascendentali della teologia del suo diletto maestro.

La Chiesa, associazione in via di dissoluzione?

Per alcuni oggi, anche sedicenti cattolici o che credono o vogliono essere cattolici, la Chiesa, per gli ottimisti o non ha bisogno di un principio unitario perché è concepita come semplice «popolo di Dio» o assemblea sinodale o un insieme di credenti, che si tiene unita da sé, o nella quale la conflittualità è cosa normale, oppure, per i pessimisti, è un organismo in via di dissoluzione, come avviene quando in un organismo vivente si avvicina la morte.

Esso perde gradualmente la sua unità vitale assicuratagli dall’anima, perché le forze fisico-chimiche, che lo compongono entrano sempre più in conflitto tra di loro, in modo tale che a un certo punto la tensione è tale che l’anima non ce la fa più a dominarle e a conciliarle fra di loro, ma avviene che esse, distruggendosi a vicenda, spingono l’anima a dare le dimissioni dal suo ufficio di principio unificante, per cui essa si ritira e avviene il crollo e la dissoluzione dell’intero organismo, che si disperde nei singoli componenti chimici, ciascuno dei quali riprende l’autonomia della propria particolare natura: l’ossigeno agisce da ossigeno, il carbonio agisce da carbonio, il ferro agisce da ferro, il fosforo agisce da fosforo, lo iodio agisce da iodio e così via. Non si ha un pluralismo unificato dal principio vitale dell’organismo, ma semplicemente una pluralità dispersa di sostanze, ognuna delle quali va per conto suo.

Ebbene, oggi pare ad alcuni che la Chiesa stia andando soggetta ad un processo simile. Il Papa, che dovrebbe essere il principio coordinatore ed organizzatore dell’unità e dell’armonia interna degli organi della Chiesa fra di loro, non riesce più a mantenere questa unità organica, anche per la presenza inaudita di due Papi, ma la Chiesa, simile ad un organismo infetto, pieno di virus e diviso fra forze contrastanti, sembra avviato alla morte.

Anche la disciplina ecclesiastica sta calando: preti, religiosi, parroci, teologi, moralisti, vescovi, cardinali non obbediscono al Magistero della Chiesa o al Papa, ma formano chiesuole per conto loro. Si danno preoccupanti segni esterni, che fanno pensare ai prodromi della morte: la vitalità della Chiesa sembra venir meno di giorno in giorno. La carità si sta raffreddando e l’apostasia si sta diffondendo, gli anticristi si stanno moltiplicando. Siamo alla fine prevista dal Nuovo Testamento? Alcuni lo pensano.

Le chiese si svuotano, le vocazioni calano, i pastori non fanno sentire la loro voce o si occupano di politica o di faccende terrene, non avvertono e non correggono, le eresie pullulano, i conflitti e gli estremismi aumentano, le defezioni continuano, gli scismi si moltiplicano, l’amministrazione dei sacramenti è in diminuzione, l’ecumenismo cincischia e non conclude, l’etica cattolica è disprezzata, le missioni languiscono.

Esiste bensì un notevole apparato istituzionale di diocesi, parrocchie ed istituti religiosi: ma qual è la loro vitalità? Esiste sì un notevole apparato di istituzioni scolastiche, formative, educative e culturali, una grande industria e produzione pubblicistica cattolica: ma quanto queste istituzioni funzionano nel rispetto della dottrina e della disciplina della Chiesa?

Il Concilio è venuto per rimediare a questa situazione e per ridare unità e vitalità alla Chiesa. Ma è evidente che tale unità dev’essere realizzata attorno al Papa e nella soggezione di tutti al Papa. Se ti viene fuori un tizio come Küng, che sostiene con la pretesa d’interpretare il Concilio, che il Papa non è infallibile nel suo ufficio di dichiarare e custodire quelle verità, ossia i dogmi, che fanno da base inconcussa all’unità e comunione ecclesiali, che cosa succederà, se seguiamo le sue idee? Che la disgregazione della Chiesa, invece di diminuire, aumenterà.

Occorre dunque opporsi nettamente alla tesi di Küng, la quale non solo non è conforme alla dottrina del Concilio Vaticano II, ma ne è esattamente la negazione, mentre tale dottrina conferma quella del Vaticano I, e semmai la precisa col presentare il Papa come promotore e moderatore della sinodalità della Chiesa, nonché dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso e con i non-credenti al fine di convocare tutti gli uomini di buona volontà all’adesione ai valori della fratellanza umana universale come base comune d’incontro fra gli uomini, che giustificherà un ulteriore appello alla conversione perchè il regno dei cieli è vicino (Mt 3,2) ed occorre farsi aprire la porta dal portinaio (Mt 16,19).

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 10 aprile 2021 

 

Immagine da internet


[1] Ho svolto un esame critico della cristologia di Küng nel mio libro Il mistero della Redenzione, Edizioni ESD, Bologna 2004, pp.306-318.

[2] La giustificazione, Queriniana, Brescia 1966.

[3] L’Incarnazione di Dio, Queriniana, Brescia 1972.

[4] La Chiesa, Queriniana, Brescia 1967.

[5] Cf il mio studio LA QUESTIONE DELL’IMMUTABILITA’ DIVINA, in Rivista Teologica di Lugano, n.1, marzo 2011, pp.71-93.

[6] Cf il mio studio IL MISTERO DELL’IMPASSIBILITA’ DIVINA, Divinitas, 2, 1995, pp.111-167.

[7] Dio Esiste? Edizioni Mondadori, Milano 1979, p.594.

[8] Ibid., p.595.

[9] Ibid,. p.635.

[10] Cf il suo libro Essere cristiano, Edizioni Rizzoli, Milano 2012.,

[11] Rahner, Lehmann e Löhrer rispondono all’«Infallibile?» di Küng, Edizioni Paoline, Roma 1971, p.13.

[12] Ibid., pp.34-39.

[13] IL PROBLEMA DEL “PRECONSCIO” IN MARITAIN, Divus Thomas, 7, 1994, pp.71-107.

2 commenti:

  1. Küng era uno che continuava a dire al Papa cosa doveva fare e poi si stizziva perché il Papa non gli rispondeva. Non sono parole mie ma di uno che dell'argomento sa di cosa parla. Eppure, in questi giorni sembra che tutti facciano a gara per tributargli onori. Informo di aver letto che i suoi funerali saranno teletrasmessi in diretta dall’università di Tubinga dove insegnava e...dal portale cattolico svizzero. Umanamente, va una mia preghiera a Küng perché penso che ora più che mai ne abbia bisogno; per il resto cosa dire se non quello che Lei Padre dice alla fine: si stanno formando chiesuole locali staccate dal Papa e la dottrina . Bisognerebbe però affrontare l’argomento della chiesa tedesca, in Germania, che chiesuola proprio non é, anzi, é molto agguerrita, organizzatissima e ricca ma personalmente posso affermare per alcune (poche) letture personali che é anche nel buio spirituale, non mancando anche di finire nella malafede (attacco a Papa Ratzinger che in un suo gentile gesto di risposta come Papa Emerito ha ribadito la totale falsità dell’accusa) e perfino nell'ignoranza (trasmissione TV con teologa cattolica tedesca che afferma che il diavolo è una figura del passato oggi superata dalle conoscenze psicologiche e psichiatriche moderne; ho perfino letto in un articolo di una storica cattolica tedesca su una rinomata rivista germanica della, cito, asessualità della Vergine Maria sul tema …immacolata concezione.).

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    1. Caro Alessandro, ti ringrazio delle informazioni. Certo, sono cose che dispiacciono, ma non perdiamo la speranza che a queste brutte cose si possa porre un rimedio.

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