La gnoseologia dello gnosticismo - Seconda Parte (2/4)

 La gnoseologia dello gnosticismo 

Seconda Parte (2/4)

La critica dello gnosticismo in Papa Francesco

Papa Francesco ha svolto una severa critica allo gnosticismo moderno nella sua Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate del 19 marzo del 2018. È molto significativo che il Papa abbia inserito questa critica in un documento dedicato alla promozione della santità, a significare che la questione dello gnosticismo, prima ancora che essere una questione dottrinale, è una questione morale di onestà intellettuale, di umiltà davanti alla verità, di sincera preoccupazione per la salvezza dell’uomo, di vigile attenzione alle tentazioni della superbia, della giusta impostazione del rapporto dell’uomo con Dio.

L’idea di Francesco di pubblicare un documento del genere giunge opportunissima e provvidenziale, come la pioggia estiva che giunge a dissetare la terra inaridita per la siccità. Non si può negare che l’influsso dello gnosticismo all’interno della Chiesa sia il problema dottrinale più grave della Chiesa di oggi[1].

Comunque, questo improvviso assalto di Francesco, questo blitz, quasi si potrebbe dire, però, al mostro gnostico ci ha colti tutti di sorpresa, benché da almeno due secoli, da quando apparve la filosofia di Schelling e di Hegel, gli osservatori più lucidi e più attenti abbiano cominciato a denunciare la ricomparsa in grande stile dell’antico gnosticismo, che tanto aveva messo alla prova i primi cristiani e che sembrava ormai sconfitto per sempre.

Invece esso ha covato sotto la cenere per tutta l’era cristiana. Un campanello d’allarme si sarebbe dovuto sentire con Cartesio e la comparsa della massoneria. Invece purtroppo bisogna dire con tutta franchezza che i Papi non sono stati subito abbastanza vigili ed energici, per avvertire il popolo cristiano che il mostro si stava risvegliando sotto seducenti apparenze di alta spiritualità.

Le opere di Cartesio furono bensì messe all’Indice nel 1663. Ma chi se ne è dato pensiero?  Soltanto i teologi domenicani hanno segnalato il pericolo. Ma molti, nel mondo cattolico, come per esempio il Card. De Bérulle, restarono affascinati dalle idee di Cartesio, scambiandolo per un rigoroso spiritualista e un forte ragionatore e non s’accorsero dell’insidia gnostica.

Era nata, strombazzavano i cartesiani, la «filosofia moderna»! Per questo, chi voleva essere «moderno», doveva essere cartesiano. A questa balla credettero i modernisti, i quali, nella loro pur giusta istanza di svecchiare la teologia cattolica ed ammodernarla col recepire i valori del pensiero moderno, sbagliarono tuttavia rovinosamente nel credere che per essere moderni, non ci si doveva rifare più a San Tommaso, come aveva avvertito Leone XIII, ma a Cartesio.

Da qui le eresie nelle quali essi caddero, giustamente condannate da San Pio X. Ma a cosa è servita questa condanna? Essi tacquero sul momento, ma non si dettero per vinti. Continuarono a tramare nell’ombra in attesa del momento favorevole, che è arrivato con l’ingenuo ottimismo che si diffuse nell’immediato postconcilio, con la persuasione che ormai le eresie non esistevano più.

Essi intanto, che durante i lavori conciliari fingendosi progressisti, si erano già preparati segretamente all’assalto, approfittando della fama che si erano creati di protagonisti del Concilio, vennero spavaldamente allo scoperto, abili simulatori e sicuri dell’impunità, e per ottenere successo e ascolto, si atteggiarono ipocritamente a paladini ed araldi della riforma conciliare, ma con la reale intenzione di affossarla o deformarla in senso modernista.  E quanto ci sono riusciti! Eccoli dunque presenti oggi in gran numero tra di noi, pieni di albagia e spesso in posti importanti; eccoli tornare oggi più agguerriti che mai, con i rahneriani in testa. E come fare per liberarcene?

Ciò vuol dire che oggi il problema dello gnosticismo è più che mai grave ed attuale, perché la cosiddetta «filosofia moderna», alla quale fanno capo non è altro che la filosofia di Cartesio con i suoi epigoni idealisti tedeschi. Ed ecco però che Francesco, con saggezza e coraggio di vero Pastore, è intervenuto con potente energia ed efficacia.

Da notare che in tutta la storia del Papato, nessun Papa mai aveva condannato lo gnosticismo. Nei primi tempi del cristianesimo gl’interventi pontifici in merito non furono necessari, perchè i teologi furono talmente acuti, tempestivi e pugnaci, che lo sbaragliarono in poco tempo. Oggi, che abbiamo invece un ceto di teologi rammolliti e imbelli, pensiamo ad esempio i modernisti, opportunamente Papa Francesco ha pensato ad intervenire di persona.

Ovviamente il Papa non si addentra nei meandri complicatissimi e tormentati della massa immensa della letteratura degli autori gnostici. Con intuito sicuro ispirato dal carisma petrino, Francesco denuncia nello spazio di 10 numeri del documento i gangli vitali del mostro e lo abbatte con quattro colpi ben assestati, come fece Davide con Golia. A noi teologi, tuttavia, il compito di illustrare, spiegare e sviluppare il discorso bergogliano, per far giungere ai fedeli i rivoli di sapienza che sgorgano dalle parole del Papa.

Osserviamo innanzitutto che, consistendo essenzialmente lo gnosticismo nella pretesa presuntuosa di ottenere per mezzo della ragione il sapere assoluto, proprio di Dio, si danno due generi di gnosticismo. Esiste uno gnosticismo sperimentale e uno gnosticismo concettuale. Il primo è quello dell’«esperienza preconcettuale dell’essere» di Heidegger. È quel tipo di gnosticismo, che, come dice Francesco (n.40), «mentre esalta indebitamente una determinata esperienza, considera che la propria visione della realtà sia la perfezione». Infatti per Heidegger non si dà un sapere superiore alla sua «esperienza dell’essere».

Lo gnosticismo concettuale è quello di Hegel, il quale, risolvendo la cosa in sé nel concetto della cosa, il reale nel razionale, l’ontologico nel logico, «si traveste, come dice Francesco (ibid.), da spiritualità disincarnata. Trasforma il pensare in una logica fredda e dura che cerca di dominare tutto» (n.39), Così lo gnosticismo. Continua il Papa, «per sua propria natura vuole addomesticare il mistero» (ibid.). E difatti Hegel dirà che per la ragione non esistono misteri, perché essa rivela il mistero, fosse pure quello di Dio.

Lo gnosticismo, che identifica l’essere col pensiero e il pensiero vive nell’astratto, sostituisce il concreto con l’astratto. Anche l’azione perde la sua concretezza e diventa azione pensata. Per questo Papa Francesco dice che lo gnosticismo è un’«enciclopedia di astrazioni» (n.37).

Papa Francesco nota le due modalità letterarie, linguistiche o stilistiche degli gnostici: il loro stile oscilla tra una falsa chiarezza o razionalità e un’oscurità esoterica fatta di paroloni strani e termini filosofici mal digeriti, neologismi inventati dall’autore, dei quali non dà la definizione, termini atti a incutere soggezione negli ingenui e far creder loro di essere davanti a misteri impenetrabili (l’àghnoston).

Da una parte, nota Francesco, le «elucubrazioni psicologiche e mentali», che ci fanno dimenticare che «Dio ci supera infinitamente» (n.40); dall’altra, la pretesa di chi «vuole tutto chiaro e sicuro con la pretesa di dominare la trascendenza di Dio» (ibid.), come se l’essenza di Dio si risolvesse in un teorema dell’autocoscienza.

«Lo gnosticismo, dice Papa Francesco, suppone una fede rinchiusa nel soggettivismo, dove … il soggetto in definitiva rimane chiuso nell’immanenza della sua propria ragione o dei suoi sentimenti» (n.36). Il proprio io diventa l’assoluto. Nulla è fuori dell’io, ma tutto è nell’io. Tutto è nell’io dall’io e per l’io. La fede non è atto per il quale l’io esce da sé e si apre all’alterità, no, perché la fede per lo gnostico è atto di autocoscienza, essa si risolve nella conoscenza razionale di se stesso, nel quale tutta la realtà è immanente.

Leggiamo come Fichte parla dell’io:

«L’Io determina se stesso, si attribuisce all’Io assoluto la totalità della realtà: L’Io non può determinarsi se non come realtà, poiché esso è posto come realtà assoluta ed in esso non è posta affatto alcuna negazione. Tuttavia esso doveva essere determinato da se stesso: questo non può significare che l’Io annulli in sé una realtà, poiché ciò lo metterebbe immediatamente in contraddizione con se stesso; ma deve significare che l’Io determina la realtà e, per mezzo di questa, se stesso. Esso pone ogni realtà come  una quantità assoluta. Fuori di questa realtà non ce n’è punto altra. Questa realtà è posta nell’io. L’Io è dunque determinato in quanto è determinata la realtà»[2]. L’Io conosce se stesso come realtà totale. Questa autoconoscenza della totalità da parte dell’Io è la gnosi.

Leggiamo come Schelling parla dell’io:

«Dell’Io non si può dire che esiste, perché è l’Essere stesso. Quell’atto dell’autocoscienza, atto eterno e non concepito in alcun tempo, che noi chiamiamo Io, è ciò che dà l’essenza alle cose tutte; ciò, dunque, che non ha bisogno di alcun altro essere che lo porti, ma che portandosi e sostenendosi da se medesimo, apparisce oggettivamente come l’eterno divenire, soggettivamente come l’infinito produrre»[3].

L’Io è l’atto eterno autosussistente dell’autocoscienza, eterno divenire ed infinito produrre, «che dà l’essenza a tutte le cose». È l’io dello gnostico, che è essere pensante e producente assoluto.

Leggiamo come Husserl parla dell’io:

«Ogni essente è in ultima istanza relativo alla soggettività trascendentale. Solo quest’ultima è «in sé e per sè»; e lo è in un ordine graduale corrispondente alla costituzione, che conduce ai diversi gradi dell’intersoggettività trascendentale. Dunque, innanzitutto, come ego, io sono assolutamente esistente in me e per me. …

La fondazione ultima di ogni verità è una ramificazione della presa di coscienza universale, che, portata a compimento in modo radicale, è assoluta. In altre parole, è una presa di coscienza che io inauguro con la riduzione trascendentale e che mi conduce all’assoluto auto-afferramento, e quel mio ego trascendentale. In quanto, come terreno di base tematico esclusivo, mi considero ormai come questo ego assoluto, io realizzo tutte le prese di coscienza ulteriori, quelle specificamente filosofiche, cioè puramente fenomenologiche. Io prendo coscienza solo di ciò che posso trovare “in” me stesso»[4].

Tutto è nell’io. Non esiste nulla fuori dell’io, perché ciò che esiste è solo ciò che è in me, ciò di cui io sono cosciente. Oggetto del sapere assoluto, ossia della gnosi, è dunque l’io assoluto.

«Gli gnostici, come dice il Papa, credono che con le loro spiegazioni possono rendere perfettamente comprensibili tutta la fede e tutto il Vangelo» (n.39). E si sa che per Hegel la filosofia conosce Dio meglio della religione, meglio dello stesso cristianesimo.

La conclusione di Papa Francesco è molto severa:

«Lo gnosticismo è una delle peggiori ideologie, perché mentre esalta indebitamente la conoscenza o una determinata esperienza, considera che la propria visione della realtà sia la perfezione. In tal modo, forse senza accorgersene, questa ideologia si alimenta e diventa ancora più cieca» (n.40).

Fine Seconda Parte (2/4)

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 27 luglio 2021

 

 

 

L’idea di Francesco di pubblicare un documento del genere giunge opportunissima e provvidenziale, come la pioggia estiva che giunge a dissetare la terra inaridita per la siccità. 

 

 

Non si può negare che l’influsso dello gnosticismo all’interno della Chiesa sia il problema dottrinale più grave della Chiesa di oggi.

 

 

Con intuito sicuro ispirato dal carisma petrino, Francesco denuncia nello spazio di 10 numeri del documento i gangli vitali del mostro e lo abbatte con quattro colpi ben assestati, come fece Davide con Golia.


La conclusione di Papa Francesco è molto severa:

«Lo gnosticismo è una delle peggiori ideologie, perché mentre esalta indebitamente la conoscenza o una determinata esperienza, considera che la propria visione della realtà sia la perfezione. In tal modo, forse senza accorgersene, questa ideologia si alimenta e diventa ancora più cieca» (n.40).

 Immagini da internet


[1] Vedi per esempio: Ennio Innocenti, Influssi gnostici nella Chiesa di oggi, Sacra Fraternitas Aurigarum in Urbe, Roma, 2000. C’è però da notare il gravissimo equivoco di mettere il povero Maritain tra gli gnostici, chè se c’è filosofo che oggi ci sappia difendere dallo gnosticismo, questo è proprio Maritain! Ben altri nomi di gnostici avrebbe potuto citare Don Innocenti!

[2] La dottrina della scienza, Editori Laterza, Bari 197, p.104.

[3] Sistema dell’idealismo trascendentale, Editori Laterza, Bari 1990, p.47.

[4] Logica formale e trascendentale, Editori Laterza,Bari 1966, p.337.


2 commenti:

  1. Guardi Padre Cavalcoli prima ancora dello gnosticismo Papa Francesco dovrebbe occuparsi dell'urgenza di ritornare al Kerigma. Ha perfettamente ragione Vittorio Messori : Credo che la rievangelizzazione dell’Occidente, chiestaci con sacrosanta insistenza da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI,
    non sia che questo: non, innanzitutto, complesse dottrine, bensì il ricominciare dal kérygma, dalla base su cui tutto si regge. Tornare a proclamare un semplice e al contempo scandaloso: Jesùs estì kyrios, Gesù è il Signore.

    Vittorio Messori

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    1. Caro Ignazio,
      l’agnosticismo certamente non è un vizio che colpisce il popolo, ma gli intellettuali. Ora, tenga presente che in una società gli intellettuali, anche se sono pochi, influiscono sulle masse e, se professano delle dottrine complesse ed astruse, come lo gnosticismo, sanno molto bene come volgarizzarle ed in tal modo fanno un gran danno.
      D’altra parte l’evangelizzazione non può limitarsi all’annuncio alle classi popolari, ma occorre anche evangelizzare le classi colte, sia al fine di assicurare la loro salvezza e sia per impedire che i loro errori danneggiano la gente comune. In base a queste considerazioni dovrebbe essere chiaro che la condanna dello gnosticismo fatta dal Papa è più che mai opportuna per il danno che fa, sia a livello delle classi colte che di quelle popolari.

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