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24 dicembre, 2025

Alcuni Lo hanno accolto e altri Lo hanno respinto

 

Alcuni Lo hanno accolto e altri Lo hanno respinto

Pensieri per il Natale

 

Venne fra i suoi e i suoi non Lo hanno accolto

Gv 1,11

 

Ricordiamo nel prossimo Santo Natale la venuta di Cristo fra noi. Alcuni di noi, che cercano Dio e desiderano la verità su Dio e la salvezza, quelli che sanno chi egli è, ascoltano la sua parola, lo amano e obbediscono ai suoi comandamenti, costoro si preparano a questa ricorrenza con preghiera, riti religiosi, opere penitenziali e di misericordia, lettura e meditazione della Parola di Dio e insegnamenti della Chiesa e dei Santi, lo attendono, desiderano conoscerLo sempre meglio, vivono nella sua Chiesa, diffondono il suo Vangelo, gioiscono per la sua venuta.

Ad altri invece, la commemorazione della nascita di Cristo sembra non dir nulla, è per loro un giorno come un altro, o mostrano totale indifferenza o mostrano apertamente di non essere affatto interessati oppure mostrano disprezzo o irritazione o irrisione, oppure per loro il Natale si risolve un una grande abbuffata ed in un’occasione per far quattrini. Oppure ad altri non interessa veramente e sinceramente ma fingono che a loro interessi avendo per vari motivi o in vari modi un falso concetto di Cristo. Ma dietro a quella falsa immagine di Cristo c’è il loro io o il principe di questo mondo.

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Immagine da Internet:

Natività, Michelangelo Buonarroti 

24 maggio, 2025

Chiunque è dalla verità ascolta la mia parola (Gv 18,37) - Terza Parte (3/3)

 

Chiunque è dalla verità ascolta la mia parola (Gv 18,37)

Terza Parte (3/3)

 La gnoseologia biblica è realista, non idealista

La concezione biblica della conoscenza è schiettamente realistica. Oggetto del sapere è la realtà, non la propria idea. Essa non nega un ideale di perfezione, ma solo perchè qui l’ideale è somma realtà. L’idea è solo un mezzo del sapere, anche se è utile conoscerla per se stessa per verificare lo stato del proprio rapporto interiore con Dio e con il prossimo.

La concezione biblica della verità non è soggettivista, riferita all’io, ma è oggettivista, guarda all’oggetto, a ciò che ci sta davanti (ob-jectum), al tu. Prima di guardar dentro di me, devo guardar fuori. Infatti non trovo niente nella mia coscienza che non abbia ricevuto dalla realtà esterna materiale e spirituale, fino a Dio stesso, il cui concetto lo ricavo «per ea quae facta sunt» (Rm 1,20).

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Certamente esiste tutto un campo di realtà che posso informare, ordinare, strutturare, organizzare e finalizzare col mio pensiero e la mia volontà, con le mie idee, con i miei progetti, con la mia inventiva. Ma il suo essere è sempre presupposto al mio pensarla e trasformarla. Quello che posso fare è mutare la forma o disposizione accidentale o contingente, nell’operare morale ed artistico, di una realtà sostanziale che trovo già fatta davanti a me ed esistente prima di me e indipendentemente da me.

Solo per il pensiero divino il pensiero è presupposto all’essere, perché Dio è il creatore dell’essere. Il pensiero umano pone il suo pensiero, ma non pone l’essere, come quello divino. 

Quando Cristo dice «Io sono la verità», è come se dicesse Io sono Dio.

Quando Giovanni nel Prologo (1, 3 e 10) dice che il Padre ha fatto il mondo «per mezzo del Logos», è chiaro che qui l’espressione «per mezzo» (dià) non fa riferimento ad un ente inferiore all’agente che lo usa, così come io dico di tagliare un legno per mezzo di una sega, ma il mezzo, cioè il Logos ha la stessa dignità del Padre che lo usa, così come il concetto per mezzo del quale io conosco o faccio qualcosa fruisce della stessa dignità della mia mente che lo produce e lo usa. Il Logos è la verità ideata dal Padre sul modello della quale creare il mondo, è il pensiero produttore dell’essere, che gli idealisti vorrebbero attribuire all’uomo, mentre vale solo per Dio.

Immagine da Internet: Gesù Cristo, Catacombe di Comodilla

23 dicembre, 2023

Ricordiamo la nascita di Gesù Cristo

 

Ricordiamo la nascita di Gesù Cristo

Agli amici Lettori
 

Cari Amici Lettori,

2000 anni che cosa sono nella storia dell’uomo? Se i paleoantropologi hanno trovato pietre lavorate vecchie di due milioni di anni, Gesù Cristo ci è vicinissimo. Forse ci potremmo chiedere come mai non è nato prima.  Dobbiamo fidarci delle decisioni del Padre celeste. Sappiamo per certo che tutti gli uomini sono chiamati da Cristo alla salvezza e possono salvarsi.

Certamente anche quei nostri fratelli, magari somaticamente molto diversi da noi e simili a scimmie, in modo magari inconsapevole ed implicito hanno potuto incontrare Cristo e molti ci attendono in paradiso. 

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 Immagine da: https://www.vatican.va/content/vatican/it.html

23 dicembre, 2022

Cari Amici - Natale 2022

 Cari Amici

Il Prossimo Natale ci ricorda che Cristo è venuto nel mondo per smascherare gli inganni di Satana, per sottrarci alle sue seduzioni, per darci coraggio contro le sue minacce, per vincere le sue tentazioni, per liberarci dal suo potere e perché noi lo accogliamo come nostro vero Dio e Signore, e quindi smettiamo di servire due padroni, Lui e il demonio, perché poniamo l’onestà e la sincerità al posto della doppiezza e dell’ipocrisia, la sapienza al posto dell’astuzia, l’umiltà al posto della superbia, la prudenza al posto dell’opportunismo, il timore di Dio al posto del timore degli uomini, perché diciamo essere ciò che è e non essere quello che non è, perché smettiamo di oscillare fra il sì e il no e diciamo un sì assoluto, deciso, schietto e irrevocabile solo a Lui.

L’Apocalisse ci ricorda il significato del Natale: il demonio si oppone alla nascita del Salvatore partorito dalla Vergine Maria:

«il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro. … Il drago si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio. … Il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna per farla travolgere dalle sue acque. … Il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù» (Ap 12, 5.13.15.17).

Questo scontro tra le forze di Cristo e le forze di Satana caratterizza tutto il corso della storia. Occorre schierarsi. Non c’è via di mezzo: o vinceremo con Cristo o saremo sconfitti con Satana. Cristo ci fa la sua proposta. Il demonio ci fa la sua, che è esattamente l’opposto: il dubbio al posto della certezza, le nostre idee al posto della verità. la menzogna contro la verità, la superbia contro l’umiltà, l’ostinazione al posto della penitenza, la chiusura al posto dell’ascolto, l’impostura al posto del dialogo, l’invidia al posto della benevolenza, la tortuosità al posto della semplicità, l’empietà contro la pietà, la comodità contro il sacrificio, la prepotenza al posto della mitezza, lo sfruttamento dell’altro al posto del servizio al prossimo, la diffidenza al posto dell’accoglienza, la rigidezza al posto della saldezza, la sovversione al posto del progresso, la dabbenaggine al posto del discernimento, la crudeltà al posto della misericordia, l’egoismo contro l’altruismo, l’odio contro l’amore, il litigio al posto della conciliazione, la contrapposizione al posto della pacificazione, il dividere anziché unire, il confondere anziché distinguere, il conflitto al posto della concordia, il nostro io al posto di Dio, la sensualità al posto della spiritualità.

A chi spetta il governo del mondo? A Cristo o a Satana? Alla massoneria, al comunismo, a Maometto o a Cristo? Quale Dio vogliamo seguire? Il Dio che è nei cieli o il dio di questo mondo? Quale spirito scegliamo? Lo Spirito Santo o lo spirito impuro? (Mc 5,8). Da che parte vogliamo stare? Dei figli di Dio o dei «figli del diavolo» (I Gv 3,10)?

Quale mondo ci piace? Quello creato da Dio e redento da Cristo o quello dell’anticristo, che ci allontana da Dio? Quale Chiesa ci piace? Quella di Cristo la sinagoga di Satana? Quale pace cerchiamo? Quella che dà Cristo o quella che dà il modo? A chi facciamo guerra? A Satana o a Cristo?

Non illudiamoci di poter sempre vivere comodamente in pace, in un tranquillo e garbato dialogo con tutti, indisturbati, simpatici a tutti, senza lottare, sacrificarci e combattere. Non è questa la via della salvezza. È solo lassù che non avremo più da combattere, perché avremo vinto con Cristo.

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 20 dicembre 2022


 

 

 

 

 

 

 

Immagine da Internet: Natività, Rubens

09 dicembre, 2021

Distinzione delle Persone divine - Tomas Tyn - Prima Parte (1/3)

 Distinzione delle Persone divine

Prima Parte (1/3)

P. Tomas Tyn, OP

Abbiamo visto l’altra volta l’esistenza di Dio e gli attributi di Dio, in particolare la semplicità, l’immensità, l’ubiquità, l’eternità. Ecco, tutto questo - direbbe San Tommaso - riguarda l’essenza di Dio e la sua unità. Se vi ricordate bene, per motivi sia apologetici che catechistici ho sottolineato il fatto che tutto ciò che riguarda l’essenza di Dio e la sua unità, anzi unicità, è accessibile alla ragione umana, perché Dio non può che essere uno, anzi unico.

 Notate bene che questa tesi secondo cui Dio è accessibile all’uomo con dei raziocini naturali, che consentano di arrivare all’essenza di Dio e alla sua unità, non è una opinione teologica, ma un dogma di fede. Il Concilio Vaticano I stabilisce proprio questa duplice conoscenza di Dio: una è la conoscenza naturale dell’esistenza di Dio, della sua essenza e soprattutto della sua unità.

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Noi creature, invece, pensateci sempre bene, abbiamo sì l’essere, ma non siamo soltanto l’essere. 
 
Vedete, nell’essere umano c’è sì l’essere, ma c’è anche il nostro essere uomini e l’essere uomini non è l’essere sic et simpliciter. 
 
Ciò che vale poi per noi uomini vale per ogni altra creatura: l’essere del libro non è solo essere, ma è l’essere ristretto a quel modo particolare di essere che è essere un libro.

Invece in Dio non c’è nessuna restrizione dell’essere a un modo particolare dell’essere, ma tutto ciò che Dio è, non è altro che essere. 
 
E' molto bello quello che dicono i Padri Cappadoci, e cioè che Dio è l’oceano dell’essere, oceano ovviamente senza confini, pensate un mare senza nessun limite: questo abisso di essere è Dio, anche se è una metafora un tantino poetica e in teologia bisogna andarci cauti a parlare troppo poeticamente,
Ora notate che in questo abisso di essere ci sono alcune cose che noi conosciamo per analogia, con tanta fatica. 
 
In questo oceano di essere non vediamo tutto quello che si cela in questo abisso. 
 
Quindi c’è il mistero, il mistero dell’essenza di Dio, il mistero nascosto dai secoli eterni, come dice San Paolo in quel celebre brano, in cui parla di Cristo rivelato in questi ultimi tempi, il mistero di Cristo, ovvero del Verbo incarnatosi per la nostra salvezza: ecco il mistero del Natale a cui ci stiamo preparando.
 
Immagini da internet

22 dicembre, 2020

Il Dio che si fa uomo e l’uomo che si fa Dio - Meditazione sul Natale

  Il Dio che si fa uomo e l’uomo che si fa Dio

Meditazione sul Natale

Siamo giunti oggi ad un punto della storia nel quale siamo tutti chiamati a prender posizione in un’alternativa alla quale non possiamo sfuggire, siamo tutti chiamati ad affrontare una sfida che coinvolge il nostro destino, è giunta l’ora della verità. Ormai sono chiari i termini del conflitto, i termini della sfida: la battaglia decisiva oggi è attorno all’uomo.

Il confronto è su che cosa è l’uomo, qual è il valore, il bene e il potere dell’uomo. Ma ciò implica necessariamente anche altre sfide connesse con il quesito sull’uomo. La sfida è anche su cosa è la verità: essa è ciò che è in sé o ciò che appare a me? La sfida è anche sulla morale: cosa è bene e cosa è male? Quello che voglio io o quello che vuole Dio? Che cosa è la libertà? Obbedire agli uomini od obbedire a Dio od obbedire a me stesso? Con la morte tutto è finito o c’è una sopravvivenza in un al di là?

È l’uomo stesso ad essere Dio o Dio trascende l’uomo? L’uomo è il sommo bene o trova la felicità in un sommo bene che lo supera? L’uomo trova la sua felicità da sé o la ottiene da Dio? Occorre andare oltre l’uomo o l’uomo basta a sé stesso? Questa è la sfida. Chi ha ragione? 

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Lo gnostico si considera Dio, per cui il suo esser uomo è il passare dal suo Io assoluto al suo io empirico, una storpiatura mostruosa del mistero dell’Incarnazione.

 

 

Quanto al pelagiano, egli si considera un superuomo, un Prometeo capace di strappare il fuoco agli dèi, in linguaggio cristiano, di elevarsi da sé alla grazia e addirittura di conquistare la natura divina.

 

 

 

 

 Immagini da internet


 

23 dicembre, 2019

Meditazione natalizia


BUON NATALE !

Quale evento della storia più significativo della nascita di Cristo? Un uomo di modeste condizioni, senza titoli sociali o culturali, senza potere politico, di umili ma santi genitori, vissuto tra povera gente, benché di stirpe regale, discendente da Davide, un falegname, ma taumaturgo e dalla sapienza divina, che 2000 anni fa ha compreso a fondo il senso e il dramma della storia umana a partire dal suo popolo Israele, ha raccolto le precedenti conquiste morali spirituali e religiose dell'uomo e ha dato ad esse un ulteriore decisivo impulso per condurre l'umanità alla felicità, per mezzo della Chiesa da lui fondata, alla liberazione dal male, ad un continuo progresso morale  verso Dio, oltre i confini della morte nel regno dei cieli, alla visione di Dio.

Quest'uomo, Gesù di Nazaret, si è rivelato il Figlio di Dio, quindi un uomo che era Dio, un caso unico in tutta l'umanità. In quanto Dio ha potuto salvarci dai nostri peccati mediante il sacrificio della croce. 

Ricordiamo la  nascita umile e nascosta, in un piccolo villaggio della Giudea, tra i pastori e la povera gente, avvenuta 2000 anni fa, di quest'uomo misterioso e insondabile, bruciante d'amore per tutti noi peccatori, mosso dallo Spirito di Dio, assolutamente unico e straordinario, eppure dalle apparenze così modeste, mite ed umile di cuore, servo dei poveri e terrore dei demoni, servo di Dio e creatore del cielo e della terra.

P.Giovanni Cavalcoli, OP
Fontanellato, 23 dicembre 2019



La Natività di Carlo Maratta