Ecumenismo concludente ed ecumenismo cincischiante - Seconda Parte (2/3)

 Ecumenismo concludente ed ecumenismo cincischiante 

Seconda Parte (2/3) 

L’Ucraina non ha mai conosciuto il vero ecumenismo

Quello che sta avvenendo in Ucraina è non solo il segno sconfortante di un ecumenismo cincischiante, ma denota addirittura il fatto evidente che purtroppo i cristiani ucraini in questi 60 anni dalla fine del Concilio, non hanno saputo approfittare per nulla delle sagge indicazioni conciliari per sanare i loro secolari contrasti, ma al contrario sono rimasti impigliati in essi come non mai, tanto da arrivare addirittura adesso ad una guerra civile e ad un odio fratricida.

 Che cosa è servito che il Papa abbia scritto appena due anni fa un’enciclica sulla fratellanza umana e cristiana? Nulla! A che cosa sono serviti gli infinti incontri ecumenici che si tengono da 60 anni? Nulla! A che cosa serve l’esempio di quei Paesi nei quali cattolici e non-cattolici convivono pacificamente assieme? Nulla!

Al contrario, in Ucraina tutti sono contro tutti: cattolici contro ortodossi, filorussi contro antirussi, filoccidentali contro filorientali, per la NATO e contro la NATO, cattolici divisi tra modernisti e passatisti, ortodossi divisi più che mai fra di loro: Onofrij contro Filarete, Filarete contro Cirillo, Cirillo contro Bartolomeo.

E pensare che invece se c’è in Europa una nazione che fra tutte le altre avrebbe le carte migliori, le migliori chances per essere all’avanguardia dell’ecumenismo e giocare un ruolo fondamentale di collegamento e comunione fra Europa occidentale ed Europa orientale, questa è proprio l’Ucraina! Essa, proprio per il fatto di contenere nella sua indole, nella sua cultura, nel suo territorio, nella sua storia, per la sua esperienza di differenti forme di cristianesimo e di altre religioni, per l’esperienza passata del comunismo, per la sua posizione geografica di trait d’union fra Europa occidentale ed Europa orientale, avrebbe tutte le carte in regola per costruire non uno «Stato cuscinetto», che suppone lo sgradevole ed umiliante compito di attutire i colpi di de forze nemiche contrapposte, ma al contrario di metterle a contatto fra loro, favorendo lo scambio, la comunicazione e la condivisione.

L’Ucraina offrirebbe una splendida occasione di ecumenismo concludente, un ecumenismo che non si fermi alle premesse, ma che arrivi alle conclusioni, vale a dire che conduca tutti i cristiani separati nella piena comunione con Roma. Solo così l’ecumenismo potrà produrre in pienezza i frutti provvidenziali ed escatologici, voluti dal Concilio.

L’Ucraina è la più indicata per essere all’avanguardia dell’ecumenismo. Essa ha tutte le risorse necessarie per realizzarlo. Invece purtroppo questa guerra dimostra all’evidenza che i cattolici e gli ortodossi ucraini non hanno imparato nulla dalle sagge indicazioni del Concilio sull’ecumenismo. Invece gli Ucraini possono e devono mostrare di che cosa è capace l’ecumenismo. La cessazione della guerra verrà dalla pratica dell’ecumenismo.

Il Papa ha fatto bene a consacrare Ucraina e Russia alla Madonna di Fatima. Infatti la Madonna è la Madre comune dei cristiani Ucraini e Russi. Ella è la Regina della pace, è Colei per la quale tutti sono suoi figli, è quindi Colei che sa indicare ai suoi figli in discordia fra di loro come rappacificarsi, perdonandosi a vicenda e riparando gli uni i torti fatti agli altri.

Bisogna allora che da una parte i fratelli ortodossi, specialmente russi ed ucraini, dopo tante amare esperienze, culminanti nell’attuale tragedia dell’Ucraina, si riconoscano umilmente e saggiamente nella stupenda vicenda dell’evangelico figliol prodigo, così spesso e non per caso ricordata dal Papa, prendano atto con onestà ed umiltà, di aver fatto una cattiva scelta col separarsi da Roma nel 1054, perché ciò ha avuto per conseguenza una serie di drammatiche e a volte tragiche divisioni fra di loro e ciò che sta avvenendo in Ucraina lo sta dimostrando oggi più che  mai.

Ma anche i Papi devono fare un passo avanti. Tutta quella serie di constatazioni, quegli auspici, quegli attestasti di stima, quell’accentuazione dei beneficì delle diversità e della complementarità reciproca, tutto quel perdonarsi a vicenda, quei propositi di collaborazione reciproca nelle opere della carità fraterna e della giustizia, quel comune impegno di soccorso ai poveri, agli immigrati e ai sofferenti, sono tutti discorsi, che prima del Concilio non si erano quasi mai sentiti al livello del Magistero della Chiesa.

Questi discorsi, messi in pratica, hanno prodotto immensi frutti di bene. L’aver fatto questo passo ha costituito un’importante svolta storica della Chiesa verso il regno di Dio. Ma non si può fare un discorso a metà. Non ci si può limitare e dire al fratello che nelle sue idee ci sono impedimenti, ostacoli e carenze, se non gli si ricorda quali sono e come potrebbe rimediare.

Tuttavia, dobbiamo dire con sconforto che sono ormai 60 anni che facciamo sempre questi discorsi, peraltro spesso troppo generici e non sempre mirati e pertinenti, col risultato che le divisioni restano immutate, non avvengono conversioni al cattolicesimo; anzi, certi cattolici, pur mantenendo il nome di cattolici, in realtà sono diventati mezzi ortodossi o mezzi protestanti. Si è passasti da un eccesso all’altro: prima del Concilio i non cattolici erano pressoché ignorati o evitati o, se se ne parlava, era per fare l’elenco delle loro eresie.

Viceversa, in questi anni di postconcilio è nata una stima esagerata per i non-cattolici e ci si dimenticati che essi in grandissima parte non hanno abbandonato i loro errori. Perchè allora l’ecumenismo non dà i risultati sperati? Perché dopo aver compiuto il primo passo ci si è fermati. Non si passa dalle premesse alla conclusione. Si gira a vuoto come le ruote di un’auto in movimento senza catene sul ghiaccio.  

È vero che in queste cose non bisogna avere fretta; tuttavia, non è da dire che ci sia il rischio di una conclusione affrettata, giacchè qui, per restare nel paragone del figliol prodigo, l’impressione è che questo figliol prodigo tutto sommato,  invece di riconoscere con cuore pentito il suo fallimento, se ne stia bene dov’è invitando quasi il padre a venire a stare con lui, almeno se guardiamo ad una certa immagine di Dio oggi in circolazione, un Dio che ha pietà, ma fa anche pietà, un Dio che si adatta ai nostri capricci, un Dio che soffre, è impotente e  frustrato.

Dall’altra parte bisogna a mio avviso che il Papa prenda il coraggio a quattro mani e da vero Padre di tutti i cristiani, da vero Vicario di Cristo che chiama tutti all’unità, bisogna che chiami a sé le pecore del gregge disperse. Nella storia della salvezza il momento della massima lacerazione prepara il momento della massima ricomposizione; se la guerra s’inasprisce, vuol dire che la pace è vicina. Forse Dio permette questo strazio in Ucraina, fratelli contro fratelli, cristiani contro cristiani, per creare finalmente la tanto desiderata riunificazione.

Occorre tutta la verità sulla guerra e non solo una parte

L’interpretazione del significato della presente guerra che viene diffusa dai mass-media di tendenza buonista modernista, influenzati dal pacifismo induista, eco del liberalismo edonistico e capitalistico e del relativismo morale americano, ci dà un’immagine semplicistica e faziosa dei fatti, presentandoci l’invasione russa dell’Ucraina come l’espressione sconvolgente dell’imperialismo russo, guidato da un autocrate, che vuol tornare a dominare, come ai tempi dell’Unione Sovietica, su di un’Ucraina ormai indipendente, ricorrendo ad atti di tale violenza e crudeltà sulle popolazioni civili, che meritano il titolo di crimini di guerra e genocidio, a danno di un popolo presentato come unito, pacifico ed innocente. La condanna assoluta dell’uso delle armi da parte dei pacifisti gandhiani si risolve ad essere connivenza alle truppe russe che uccidono i civili.

Ma non è questa tutta la realtà e non sono queste le idee che portano alla pace. L’invasione russa è senz’altro da condannare, soprattutto nei suoi aspetti più crudeli e incontrollati. Tuttavia questo paragonare l’invasione russa a Caino che uccide Abele è un’interpretazione semplicistica, parziale e tutto sommato ingiusta. Torti e ragioni si trovano in ambedue le parti contendenti,

Occorre fare un paziente ed equilibrato vaglio degli uni e delle altre, basandosi sui princìpi della giustizia e del diritto naturale. Esortare le due parti a deporre le armi non serve, se l’aggressore ritiene di aver ragione. D’altra parte l’aggredito non può smettere di combattere, se l’aggressore non cessa dall’aggressione. Inoltre, è certo che l’aggredito è del tutto innocente? È sicuro che l’aggressore ha solo dei torti? Una nazione può lecitamente bloccare mediante invasione una forza nemica esistente in una nazione limitrofa?

Perché il Patriarca di Mosca Cirillo ha detto più volte che con questa guerra il popolo russo sta difendendo se stesso? Perché si è lamentato del Donbass? Come Putin ha motivato l’intervento militare? Quali sono i suoi intenti? Perchè Putin è appoggiato dalla maggioranza del popolo russo?

Per raggiungere un giudizio imparziale ed equilibrato che dia unicuique suum occorre ascoltare non solo le ragioni del governo ucraino, ma anche quelle del governo russo e della Chiesa ortodossa russa. Occorre saper criticare i torti e degli uni e degli altri.

Al suddetto atteggiamento unilaterale è associato un altro errore. Non bisogna confondere un assalto o un’invasione nemica con una specie di evento naturale ineluttabile ed imprevedibile, un cataclisma, uno tsunami o un uragano, nei confronti del quale non c’è altro da fare che deplorare, sopportare e difendersi, opponendo la forza alla forza. Al contrario, un esercito invasore, per quanto barbarico e crudele, non è fatto di automi lanciabombe o lanciamissili, ma è fatto di esseri umani, dotati della facoltà di ragionare come noi tutti, anzi, direbbe Papa Francesco, un raggruppamento di nostri fratelli.

In questo caso l’agente non è semplicemente determinato ad agire da ferree leggi fisiche o meccanismi telematici, ma è un agente mosso da libera volontà, sotto l’influsso – si suppone - di idee sbagliate. Per questo, in tal caso è possibile e doveroso, per togliere le cause dell’atto bellicoso, tentare di confutare gli errori e quindi di rabbonire quella volontà malvagia e omicida, che si fonda su quelle idee.

Per far dunque cessare la guerra dobbiamo chiederci: quale volontà ha mosso e muove i Russi? Su quali idee si basano? Sono mossi dal sadismo alla Jack lo squartatore, sono mossi solo da sete di sangue o di stragi, sono simili a un serial killer come in una orribile storia di cronaca nera, oppure sono forse mossi da qualche motivo, certo sbagliato, ma confutabile e forse in certa misura scusabile, benchè non giustificabile? Perché agiscono così? Sono stati provocati? Sono esasperati? Forse noi abbiamo dato loro qualche motivo perchè si comportino in questo modo?

Se non rispondiamo o tentiamo di rispondere a queste domande, ma ci fermiamo alla condanna, al senso di orrore e alla deplorazione, scagliandoci incondizionatamente e senza appello contro il nemico come faremmo contro uno tsunami o un’invasione di cavallette, rischiamo di suscitare l’odio nei suoi confronti e quindi passiamo noi stessi dalla parte del torto. Non potremmo dire allora dire aver fatto tutto il possibile per far cessare la guerra, ma anzi fomenteremmo il panico, le passioni e l’irrazionalità e aumenteremmo ancor più il conflitto. In questo articolo cerco di rispondere a queste domande. Bisogna assolutamente rimanere lucidi.

A tal fine occorre tener presenti tre cose sicure, che sono taciute dall’informazione da noi prevalente.

La prima è che con lo scioglimento dell’Unione Sovietica, quasi tutti i Paesi europei che facevano parte dell’Unione sono entrati nella NATO e nell’Alleanza atlantica ed ultimamente si stava orientando in questo senso anche l’Ucraina. Per quale motivo? È comprensibile che la Russia si senta isolata, circondata e minacciata, anche se è vero che anche lei, con le sue armi atomiche, appare una minaccia per l’Occidente.

Se vogliamo ricostituire l’unità dell’Europa cristiana, in adesione alle parole di San Giovanni Paolo II, occorre che la Russia sia accolta nell’Unione Europea o chieda di entrarvi. Il che suppone evidentemente che le forze armate della NATO si integrino con quelle della Russia formando un’unica entità sotto la presidenza del governo europeo e che venga sciolto il Patto Atlantico, col ritorno della separazione tra forze armate americane ed europee.

L’impressione tuttavia che si ha è che gli Stati Uniti e la Russia siano sedotti da un certo espansionismo o imperialismo, probabilmente nel desiderio di dominare il mondo in quanto massime potenze della terra. Ma tale desiderio, caratterizzato da un complesso di superiorità (la statua della libertà da una parte, la Terza Roma dall’altra), è riscontrabile anche in altri potentati. come la Cina comunista, l’Islam, la massoneria sionista e l’induismo.

Gli Stati Uniti si considerano gli araldi della democrazia e la Russia la luce dell’ortodossia. Ma tutti questi potentati, esclusi forse gli Stati uniti, nella misura un cui si sottraggono al fascino della massoneria, si aggirano come avvoltoi attorno alla povera Europa cristiana che sembra agonizzante, grazie anche all’insipienza e allo spirito anticristiano dell’Unione Europea.

 La seconda cosa da tener presente è la divisione interna politica, culturale e religiosa dell’Ucraina, che si trascina da secoli ed è giunta oggi agli estremi. Infatti la sua storia religiosa rispetto agli altri Stati europei è quanto mai tormentata: giunta alla fede cattolica nel 988 col battesimo della Rus’ di Kiev, essa poi seguì nel sec. XII lo scisma d’Oriente. Ma nel sec. XVII una parte della Chiesa tornò all’obbedienza romana, suscitando l’irritazione degli ortodossi. Caso esemplare fu l’uccisione del vescovo San Giosafat alla fine del ‘500 da parte degli ortodossi, invidiosi del fatto che egli aveva convertito moltissimi ortodossi al cattolicesimo.

La terza cosa da tener presente è che bisogna capire che per ottenere la pace non servirà una prova di forza fra NATO-USA e Russia (sanzioni economiche e forze armate), ma al contrario ci vorranno trattative sotto l’egida dell’ONU congiuntamente ad un incontro fra le supreme autorità religiose cristiane cattolico-ortodosse interessate al conflitto, in primis Papa Francesco e il Patriarca Cirillo.  Nel contempo è assolutamente necessario che gli Stati Uniti e la Russia riprendano le trattative per il disarmo atomico bilaterale. Che cosa se ne fanno, infatti, di queste armi suicide?

Il ricorso ai Santi è utilissimo. Per esempio, una figura di Santo taumaturgo famosissima e veneratissima sia in Europa occidentale che in Europa orientale,  è San Nicola di Mira, Vescovo e Martire del sec. III, le cui reliquie miracolose si trovano nella basilica di San Nicola a Bari dal 1087, quando furono asportate dal sepolcro di Mira, in Asia Minore e trasportate colà dai Latini, per sottrarle al pericolo di profanazione da parte dei musulmani.

Da molti secoli il reliquiario barese di San Nicola è frequentatissimo e meta di pellegrinaggi da tutta Europa, in particolare dalla Russia. Presso la basilica, nell’attiguo convento domenicano esiste un importante centro ecumenico di dialogo cattolico-ortodosso.

Lo stesso Putin ha donato alla basilica una statua di San Nicola. Vogliamo trarre da questo nobile gesto del Presidente russo l’auspicio che, per l’intercessione di San Nicola, saranno allontanate le nubi minacciose di una guerra che potrebbe provocare l’estinzione della specie umana.

Altro Santo a cui ricorrere è San Benedetto, Patrono d’Europa, benché il suo culto non abbia mai raggiunto, come quello di San Nicola, l’Europa orientale. Comunque almeno Benedetto afferma vigorosamente l’ideale monastico, comune a tutta Europa, congiungendo l’orientale San Basilio con l’occidentale Sant’Agostino.

Ucraina, banco di prova dell’ecumenismo 

L’Ucraina, invasa e straziata dall’esercito russo, è balzata improvvisamente sullo scenario internazionale sommersa e travolta da una spaventosa tragedia, che tutti ci angoscia e ci provoca a sdegno. Ci troviamo divisi ed incerti sul come giudicare gli eventi, sul che fare, e a chi credere riguardo alle fonti d’informazione, contradditorie e spesso parziali, interessate o calunniose.

Ci chiediamo che cosa spinge i fratelli ad uccidersi fra di loro. Ci chiediamo il perché di certe crudeltà. Ci chiediamo dove è finito il cristianesimo in Europa o lo stesso senso di umanità. Gli animi sono turbati e agitati dalle passioni. Raro e difficile, mentre sarebbe più che mai necessario, è il giudizio lucido, obbiettivo, imparziale e razionale.

C’è chi auspica l’intervento di aiuti militari alle forze armate ucraine al fine di cacciare i Russi dal territorio. C’è chi teme invece che col principio della controffensiva si possa scatenare un’escalation tale da condurre ad uno scontro atomico fra USA e Russia. C’è chi, nel nome del principio della non-violenza e del comandamento «non uccidere», dice che Dio non può volere l’uso della forza militare e preferisce la rinuncia a combattere ed una resistenza passiva senza ricorrere alle armi. Forse è convinto che i Russi si ritirino spontaneamente. C’è chi vorrebbe fermarsi alle sanzioni economiche contro la Russia, ma i legami commerciali che l’Unione Europea ha con lei, fanno sì che le sanzioni diventino controproducenti per la stessa Unione. C’è chi invece, come il Patriarca di Mosca Cirillo, ha affermato che i Russi combattono nel nome di Dio per la difesa del popolo russo.

Io credo che se ci fermiamo alla considerazione di questi rapporti di forza, sia che si tratti di resistere o si tratti di combattere, la soluzione al conflitto non la troviamo. Bisogna che andiamo al fondo del problema, che in questo caso è molto complesso, con radici storiche che dobbiamo conoscere per capire veramente che cosa sta succedendo e perchè.  Solo così potremo affrontare la sostanza del problema con la speranza di risolverlo. Dobbiamo ricordarci che le guerre, per quanto scatenino passioni incontrollabili, sono atti umani, quindi governabili dalla volontà, che può essere buona o cattiva, può correggersi e convertirsi, volontà che è mossa dalle idee, che possono essere giuste o sbagliate.

È a questo livello delle idee e della volontà che dobbiamo agire se vogliamo capire, uscire dalla distretta ed ottenere la pace. La guerra non è come lo scontro di due mandrie di bisonti o una semplice calamità naturale, dove agiscono semplici forze fisiche o istintive. Occorre agire sulla volontà dei belligeranti. È lo spirito che muove le forze della materia. Sono le idee quelle che muovono la volontà. È quindi con l’intelligenza e la forza della volontà che anche nelle guerre si ottiene la pace e la giustizia.

Le vere forze in gioco non sono militari, ma spirituali: le armi confliggono perché confliggono le volontà opposte. E le volontà confliggono perché confliggono i propositi e le idee sui quali quelle volontà si basano. Agiamo dunque sulle volontà e toglieremo le cause della guerra. Ma come? Dove troveremo gli argomenti per muovere queste volontà? Nella storia passata dell’Ucraina, nei suoi ideali e in quanto ciò agisce sul presente.

Non si capisce l’oggi senza conoscere il passato

Cerchiamo dunque di capire l’oggi alla luce di un passato secolare ed anzi millenario, che ancor oggi fa sentire il suo peso e ci suggerisce la direzione nella quale muoverci. La mia tesi è che è come l’origine della spaccatura dell’Europa è quel maledetto 1054, così il principio della riunificazione e della pace è l’ecumenismo.

È noto altresì che iI popolo ucraino, come sappiamo dalla storia, è all’origine del popolo russo. Difatti i primi ad esser stati chiamati «Russi» già nel sec. IX, sono gli Ucraini. Ebbene, come lo ricorda San Giovanni Paolo II in tre documenti utilissimi per la presente circostanza, il popolo russo-ucraino è nato come un solo popolo col battesimo nel 988[1].

Il cristianesimo giunse infatti in Ucraina in quel secolo grazie all’espansione dell’opera missionaria dei Santi Cirillo e Metodio[2], i grandi evangelizzatori degli Slavi, nominati da San Giovanni Paolo II Compatroni d’Europa insieme con San Benedetto.

Dopo aver accolto il cristianesimo, questo si diffuse da Kiev e a Mosca. Il Patriarcato di Kiev nel sec. XV fu superato in importanza dal Patriarcato di Mosca. Gradualmente, col passare dei secoli, i Russi della Russia e della Bielorussia, andarono differenziandosi dagli Ucraini, fino a che nel 1917 il regime sovietico istituì Russia, Bielorussia ed Ucraina come tre Stati distinti.

Così San Giovanni Paolo II nella Slavorum Apostoli rievoca i fatti che immediatamente precedono e portano all’evangelizzazione dell’Ucraina, allora chiamata Rus’, da cui il termine Russia, che poi è diventato il nome dell’attuale Russia insieme con la Bielorussia:

 

«Principalmente per il tramite dei discepoli, espulsi dall’originario terreno di azione, la missione cirillo-metodiana si affermò e sviluppò meravigliosamente in Bulgaria. Qui, grazie a San Clemente di Ocrida, sorsero dinamici centri di vita monastica, e qui trovò sviluppo particolare l’alfabeto cirillico. Da qui pure il cristianesimo passò in altri territori, fino a raggiungere, attraverso la vicina Romanìa, l’antica Rus’ di Kiev, ed estendersi quindi da Mosca verso Oriente» (n.24).

 

 «La loro opera costituisce un contributo eminente per il formarsi delle comuni radici cristiane dell’Europa, quelle radici che per la loro solidità e vitalità configurano uno dei più solidi punti di riferimento, da cui non può prescindere ogni serio tentativo di ricomporre in modo nuovo ed attuale l’unità del continente» (n.25).

Parole profetiche:

 

«Attuando il proprio carisma, Cirillo e Metodio recarono un contributo decisivo alla costruzione dell’Europa, non solo nella comunione religiosa cristiana, ma anche ai fini della sua unione civile e culturale. Nemmeno oggi esiste un’altra via per superare le tensioni e riparare le rotture e gli antagonismi sia nell’Europa che nel mondo, i quali minacciano di provocare una spaventosa distruzione di vite e di valori» (n.27).

Il Papa narra delle origini della Chiesa ucraina sia nella Lettera apostolica Euntes in mundum, in occasione del Millennio del battesimo della Rus’ di Kiev[3] e nel Messaggio Magnum baptismi donum inviato ai cattolici ucraini in occasione del millennio del battesimo della Rus’ di Kiev[4].

Nella Lettera apostolica leggiamo:

 

«Il millennio del battesimo e della conversione della Rus’ ha una sua storia. … Nel territorio della Rus’ esso fu preparato dai tentativi compiuti nel sec. IX dalla Chiesa di Costantinopoli. Successivamente, nel corso del sec. X, la fede cristiana cominciò a penetrare nella regione grazie ai missionari, che venivano non solo da Bisanzio, ma anche dai territori dei vicini Slavi occidentali, i quali celebravano la liturgia in lingua slava secondo il rito instaurato dai santi Cirillo e Metodio e dalle terre dell’Occidente latino. …

 

In questo ambiente già preparato, la principessa Olga si fece liberamente e pubblicamente battezzare verso il 955, rimanendo poi sempre fedele alle promesse battesimali. … La sua spirituale eredità fu raccolta dal nipote Vladimiro, protagonista del battesimo dl 988, il quale accettò la fede cristiana e permise la conversione, stabile e definitiva, del popolo della Rus’. Vladimiro e i nuovi convertiti sentirono la bellezza della liturgia e della vita religiosa della Chiesa di Costantinopoli. Fu così che la nuova Chiesa della Rus’ attinse a Costantinopoli l’intero patrimonio dell’Oriente cristiano e tutte e ricchezze ad esso proprie nel campo della teologia, della liturgia, della spiritualità, della vita ecclesiale, dell’arte» (n.3)

 

«Il principe Vladimiro avvertì che c’era questa unità della Chiesa e dell’Europa, perciò intrattenne rapporti non solo con Costantinopoli, ma anche con l’Occidente e con Roma, il cui Vescovo era riconosciuto come colui che presiedeva alla comunione di tutta la Chiesa. …

 

Bruno di Querfurt, dallo stesso Silvestro II mandato a predicare col titolo di archiepiscopus gentium verso il 1007 visitò Vladimiro, chiamato rex Russorum. … Così Kiev, col battesimo, divenne crocevia privilegiato di culture diverse, terreno di penetrazione religiosa anche dell’Occidente, come attesta il culto dei Santi venerati nella Chiesa latina e, col decorrere del tempo, un importante centro di vita ecclesiale e di irradiazione missionaria con un vastissimo campo di influenza: verso Occidente fino ai monti Carpazi, dalle sponde meridionali del Dniepr sino a Novgorod e dalle rive settentrionali del Volga fino alle sponde dell’Oceano Pacifico. In breve, attraverso il nuovo centro di vita ecclesiale, quale divenne Kiev dal momento in cui ricevette il battesimo, il Vangelo e la grazia della fede raggiunsero quelle popolazioni e quelle terre che oggi sono legate al Patriarcato di Mosca, per quanto riguarda la Chiesa ortodossa ed alla Chiesa cattolica ucraina, la cui piena comunione con la sede di Roma fu rinnovata a Brest» (n.4).

Leggiamo nel Messaggio Magnum baptismi donum:

 

«Il popolo ucraino è legato geograficamente e storicamente con la città di Kiev, e perciò ha speciali motivi di rallegrarsi nella ricorrenza del Millennio.  … L’ingresso della Rus’ di Kiev nel novero dei popoli cristiani fu preceduto da quello di altri popoli slavi. Il pensiero va alla cristianizzazione degli Slavi meridionali, tra i quali lavoravano missionari già verso l’anno 650. … Successivamente, come ho sottolineato nell’epistola enciclica Slavorum Apostoli, altri popoli slavi entrarono nella famiglia cristiana dell’Europa grazie all’attività missionaria e alla vocazione ecumenica dei santi Fratelli di Tessalonica Cirillo e Metodio, che a buon diritto sono stati proclamati, insieme con san Benedetto, Patroni di Europa.

 

Sul terreno da loro preparato il cristianesimo durante il secolo successivo entrò in modo definitivo nella storia degli Slavi. Un risultato di questa opera, ispirata da Dio, fu che per Vladimiro e gli abitanti della Rus’, ai quali l’annuncio evangelico fu portato principalmente da missionari provenienti da Costantinopoli, il patrimonio bizantino divenne subito accessibile e potè essere assimilato più facilmente.  … Perciò, nel periodo in cui c’era ancora la piena comunione fra Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli, la Chiesa di Kiev sorse in un contesto di spirituale comunione con quelle Chiese e con le Chiese vicine d’Europa. Formando con esse l’unica Chiesa di Cristo (3). …

 

La formazione della nuova Chiesa di Kiev avvenne al tempo in cui la cristianità non era ancora lacerata dalla dolorosa divisione» (del 1054). «Solo più tardi le tristi contese e l’approfondirsi delle divergenze tra la Chiesa di Roma e la Chiesa di Costantinopoli condussero anche la Chiesa di Kiev verso la separazione dalla comunione ecclesiale con la Sede di Pietro.

 

Per lungo tempo, tuttavia, la Chiesa di Kiev rimase in contatto con i vicini fratelli cattolici e con la Sede Apostolica, ed anche quando subentrò una situazione di pratica separazione non mancarono, dall’una e dall’altra parte, sinceri tentativi di recuperare la piena comunione.

 

La vostra Chiesa crebbe, nel suo carattere orientale, sull’eredità del battesimo di San Vladimiro e attraverso i secoli sviluppò la propria fisionomia, arricchendosi di una propria cultura, di luoghi di culto, come pure di moltitudini di fedeli sensibili, insieme con i loro Pastori, all’esigenza sia dell’unità al proprio interno, sia della comunione con le altre Chiese e, in particolare, con quella di Roma.

 

Tutto ciò trovò piena espressione nell’atto di Unione di Brest (1596), quando una parte dei Vescovi della Metropolia di Kiev rinnovò i vincoli di comunione con la Sede Apostolica. In questo tentativo di rivivere, ricostituendola visibilmente, la piena communio tra Oriente ed Occidente, scorgiamo, espressa secondo la coscienza ecclesiale del tempo, la motivazione fondamentale dell’Unione di Brest. Essa, peraltro, fu preceduta da altri tentativi, promossa da uomini animati da profondo sentimento ecclesiale. Fra questi mi piace qui ricordare in special modo il Metropolita di Kiev Isidoro, il quale prese parte al Concilio di Firenze (1439)» (n.4).

Fine Seconda Parte (2/3)

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 9 aprile 2022




Il Papa ha fatto bene a consacrare Ucraina e Russia alla Madonna di Fatima. Infatti la Madonna è la Madre comune dei cristiani Ucraini e Russi.

Ella è la Regina della pace, è Colei per la quale tutti sono suoi figli, è quindi Colei che sa indicare ai suoi figli in discordia fra di loro come rappacificarsi, perdonandosi a vicenda e riparando gli uni i torti fatti agli altri.

 

Dall’altra parte bisogna a mio avviso che il Papa prenda il coraggio a quattro mani e da vero Padre di tutti i cristiani, da vero Vicario di Cristo che chiama tutti all’unità, bisogna che chiami a sé le pecore del gregge disperse. 

Nella storia della salvezza il momento della massima lacerazione prepara il momento della massima ricomposizione; se la guerra s’inasprisce, vuol dire che la pace è vicina. Forse Dio permette questo strazio in Ucraina, fratelli contro fratelli, cristiani contro cristiani, per creare finalmente la tanto desiderata riunificazione.

È lo spirito che muove le forze della materia. Sono le idee quelle che muovono la volontà. È quindi con l’intelligenza e la forza della volontà che anche nelle guerre si ottiene la pace e la giustizia.

 

Immagini da Internet:
- Pinturicchio, Madonna della pace, 1490 circa
- Bertucci G. B. sec. XVI-XVII, Dipinto Gesù nell'Orto degli ulivi
 

[1] Altro importante documento è la Lettera Apostolica in occasione del sesto centenario del «battesimo» della Lituania, del 5 giugno 1987. In esso il Papa ricorda come la Lituania, anch’essa posta fra Europa occidentale ed Europa orientale, è sempre stata fedele alla Sede Romana, nonostante le pressioni protestanti ed ortodosse, e la lunga soggezione, allora ancora vigente, al regime comunista sovietico.

[2] Il Papa ha dedicato all’opera evangelizzatrice dei Santi Cirillo e Metodio l’epistola enciclica Slavorum apostoli del 2 giugno 1985.

[3] Del 25 gennaio 1988.

[4] Del 14 febbraio 1988.


 [H1] qusti

2 commenti:

  1. Luigi Passero4 maggio 2022 10:52

    Caro Padre Cavalcoli,
    vorrei fare riferimento al paragrafo:

    "Gli Stati Uniti si considerano gli araldi della democrazia e la Russia la luce dell’ortodossia. Ma tutti questi potentati, esclusi forse gli Stati Uniti, nella misura un cui si sottraggono al fascino della massoneria, si aggirano come avvoltoi attorno alla povera Europa cristiana che sembra agonizzante, grazie anche all’insipienza e allo spirito anticristiano dell’Unione Europea".

    Non capisco bene la sua espressione: "esclusi forse gli Stati Uniti".
    Per quale motivo gli Stati Uniti dovrebbero forse esserne esclusi?
    Lo chiedo senza l'intenzione di discutere, ma per chiarire il suo pensiero, perché l'intero paragrafo citato non mi è chiaro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Luigi,
      intendevo dire che le aspirazioni al dominio del mondo, proprie degli USA, sono quelle più moderate tra le altre, costituite dal comunismo cinese, dall’islam e dal fascino spirituale esercitato dal panteismo indiano.
      Per quanto riguarda la massoneria, da come mi pare di capire, essa, come è noto, ha due livelli di attività. Esiste una massoneria più forte, di tipo esoterico, fortemente anticristiana, che può trovare riscontro nella grande finanza del sionismo capitalistico internazionale, e una massoneria più moderata ed umanistica, che ha giocato un ruolo nella stessa formazione degli Stati Uniti e tuttora ha influsso nella politica americana.
      Per questo io metterei la massoneria più potente insieme con gli altri potentati, che minacciano il cristianesimo; mentre mi sembra che la massoneria americana, più moderata, di orientamento democratico e liberale, costituisca per il cristianesimo un pericolo minore ed anzi non sia priva della possibilità di una collaborazione nel campo dei diritti umani.

      Elimina

I commenti non consoni al blog, saranno rimossi.