mercoledì 30 giugno 2021

Che cosa è il sesso - Spunti di riflessione per una buona legge contro l’omofobia

 

Che cosa è il sesso

Spunti di riflessione per una buona legge contro l’omofobia

La legge non deve impedire alla Chiesa

 di insegnare la sua dottrina sul sesso

Occorre distinguere l’omosessuale dall’omosessualità. È possibile e doveroso conciliare il rispetto per la persona dell’omosessuale e promuoverne la dignità disapprovando la sua condotta omosessuale ed anzi operando affinchè egli cessi da questa condotta.

Su questo punto esiste un’opposizione fra chi opera questa distinzione e chi non la opera. Per i genderisti disapprovare la condotta omosessuale ed operare affinchè l’omosessuale desista da tale condotta è contradditorio ed offensivo dell’omosessuale e va perseguito penalmente. Per loro il rispetto dell’omosessuale comporta anche il sostegno delle idee genderiste, per cui l’opporsi ad esse secondo il Ddl si configura come atto meritevole di sanzione penale. Si direbbe che siamo davanti a una specie di Inquisizione laica, che sanziona come eresia la condanna della sodomia.

Invece per i cattolici e i sostenitori anche laici della distinzione, essa ha come fine ed effetto quello di operare il bene dell’omosessuale. È questo il punto che sta a monte dell’intervento della Segreteria di Stato.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/che-cosa-e-il-sesso-spunti-di.html


L’anima maschile è differente dall’anima femminile, benché l’anima umana nella sua sostanza sia identica nell’uomo e nella donna. 

Ma la sostanziale identità specifica umana, principio dell’uguaglianza e parità di dignità fra uomo e donna, non impedisce la differenza sessuale specifica fra uomo e donna. Maschio e femmina sono le differenze del genere «uomo».

 

La Nota lascia intendere che il Ddl è libero di basarsi su di una concezione del sesso contraria a quella della Chiesa, e di consentire e promuovere come legittima la condotta pratica conseguente, ma fa presente che in base al Concordato il Ddl non può proibire alla Chiesa di insegnare la propria dottrina sul sesso e sull’omosessualità e di guidare di conseguenza i cattolici nella pratica dell’etica sessuale della Chiesa e non può proibire la pastorale della Chiesa nei confronti delle persone omosessuali, pastorale che ormai da decenni la Chiesa sta mettendo in pratica con buoni frutti per le stesse persone omosessuali.  

La recente Lettera del Papa al Padre James Martin certamente s’inserisce in questa linea pastorale già collaudata da una lunga esperienza. 

Occorre congiungere un’azione di vicinanza e di comprensione con un’azione educativa, che liberi dal peccato e formi alla virtù.  

Immagini da internet

martedì 29 giugno 2021

Ricordo dell'ordinazione sacerdotale del Servo di Dio, Padre Tomas Tyn, OP

 Ricordo dell'ordinazione sacerdotale 

del Servo di Dio, Padre Tomas Tyn, OP

Oggi, Solennità dei Santi Pietro e Paolo, ricorre il 46mo anniversario dell'ordinazione sacerdotale del Servo di Dio Padre Tomas Tyn, a Roma, per le mani di San Paolo VI.

In questa occasione Padre Tomas offrì la sua vita, per le mani della Madonna, al fine di ottenere da Dio la liberazione della sua Patria e della sua Chiesa da un regime ateo, possibilmente senza spargimento di sangue.

Infatti, la grazia fu concessa, perchè nel 1989, in occasione dello sciogliemento dell'URSS, la Patria di Padre Tomas Tyn, l'allora Cecoslovacchia, fu l'unico paese del blocco sovietico a tornare alla democrazia senza spargimento di sangue, mentre il Signore, proprio in quell'anno, accolase il sacrificio del suo Servo, che morì il 1 gennaio del 1990 in Germania.

domenica 27 giugno 2021

La scomunica di Lutero e i luterani di oggi - Seconda Parte (2/2)

 La scomunica di Lutero e i luterani di oggi

Seconda Parte (2/2)

Il programma conciliare

affinchè i cristiani possano giungere dal conflitto alla comunione 

Il caso di Lutero è quello al quale l’Unitatis redintegratio allude con le seguenti parole:

«Nei secoli passati sono nati nella Chiesa ampli dissensi e comunità non piccole si sono staccate dalla piena comunione con la Chiesa cattolica, talora non senza colpa di uomini d’entrambe le parti. Quelli che poi ora nascono e sono istruiti nella fede di Cristo in tali comunità non possono essere accusati del peccato di separazione e la Chiesa cattolica li abbraccia con fraterno rispetto e amore. Quelli infatti che credono in Cristo e hanno ricevuto debitamente il battesimo sono costituiti in una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa cattolica» (n.3).

È chiaro che i luterani di oggi, educati nel luteranesimo, non possono avere la colpa della separazione che ebbero Lutero con i suoi seguaci contemporanei. E ciò però non toglie che i luterani di oggi continuino a restare separati nella misura in cui accolgono gli errori di Lutero. Tuttavia, caratteristica del luteranesimo, a differenza del cattolicesimo che, grazie all’unione col Papa è unito nella pienezza della medesima verità rivelata custodita dalla Chiesa, è che la distanza dalla Chiesa Cattolica è diversa e più o meno grande a seconda che le varie correnti luterane si allontanano di più o di meno dalla dottrina cattolica e quindi dalla comunione con la Chiesa Romana.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-scomunica-di-lutero-e-i-luterani-di_27.html

La Chiesa, infatti, è una entità sussistente personale a due livelli di esistenza: un livello fondante e un livello fondato. (Ef 5,24-29). Fondamentalmente è una unità personale; ma un’unità che sostiene una moltitudine di persone; è una persona corporativa: fondatamente è una moltitudine di persone umane, è una comunità; è il «corpo di Cristo» (Ef 5, 23). L’anima della Chiesa è l’unità fondante, creata dallo Spirito Santo. Il corpo è la moltitudine dei fedeli, è l’aspetto umano sociale.

Le persone che sono definitivamente radicate nell’unità fondante, sono connesse indissolubilmente fra di loro ed inseparabili fra di loro e dall’unità fondante. Ciò avviene in cielo. Invece, i membri della Chiesa che vivono su questa terra, possono separarsi fra di loro e dalla Chiesa.

Occorre dunque usare non il paragone della tunica o dell’anfora o della semplice associazione umana, ma quello usato da Cristo stesso: il tralcio che si stacca dalla vite.

Immagine da internet: Basilica si San Vitale (Ravenna)


venerdì 25 giugno 2021

Sulle parole di Monsignor Paglia - In merito al Ddl Zan sull’omofobia

  Sulle parole di Monsignor Paglia

In merito al Ddl Zan sull’omofobia

Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, nell’ambito della rassegna “Bepop! Senza perdere l’amore” in programma Al Parco Nemorense di Roma, rispondendo il 24 giugno scorso alla domanda del conduttore di Radio 3 Rai Pietro Del Soldà, pur criticando il Ddl Zan senza per questo opporglisi, ha affermato tra l’altro che «è un problema che riguarda solamente la Repubblica italiana. Il Concordato non c’entra nulla, quindi secondo me quella nota non andava scritta».

Ora la Segreteria di Stato ha inviato al Governo Italiano una Nota con la quale si mette in luce il fatto che il Ddl contiene elementi che contrastano col Concordato fra Vaticano e Stato Italiano del 1984. In particolare il Ddl sembra opporsi all'articolo 2, dove il comma 1 si riferisce alla Chiesa che viene rassicurata sulla "libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale", mentre il comma 2 garantisce "ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".

Il timore del Vaticano è che il Ddl dichiari illegale e quindi passibile di sanzione penale l’esercizio della "libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale", con particolare riferimento alla dottrina della Chiesa circa l’etica sessuale, il matrimonio, la famiglia e la condanna della sodomia.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/nota-sulle-parole-di-monsignor-paglia.html 

Cf. mio precedente articolo del 29.05.21: Sulla identità di genere secondo il DDL Zan:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/2021/05/sulla-identita-di-genere-secondo-il-ddl.html 


Il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin ha rilevato nel Ddl la presenza di una materia penale che fa riferimento all’espressione del pensiero, senza che peraltro si chiariscano i contenuti passibili di sanzione penale, che vengono lasciati nel vago, sicchè c’è il rischio che, in caso di citazione in giudizio e di processo penale, il giudice operi non secondo rifermenti precisi, ma di suo arbitrio, col rischio che il reo sia punito senza che sappia per quale motivo, cosa che evidentemente offende le regole della più elementare giustizia.


Mons. Paglia non si accorge che non si tratta affatto di una questione interna alla Repubblica Italiana, ma di rapporto dell’Italia col Vaticano e quindi con la Chiesa. Non si tratta di una questione interna all’Italia, ma, con l’etica sessuale e con l’etica della famiglia, si tratta di una questione di civiltà, che interessa tutto il mondo e la missione universale della Chiesa, e va ben al di là degli interessi dell’Italia. 

Immagini da internet:

- Card. Pietro Parolin e Mario Draghi

- Card. Vincenzo Paglia : https://video.lastampa.it/politica/monsignor-paglia-il-concordato-non-c-entra-nulla-quella-nota-non-andava-scritta/141058/141313

La scomunica di Lutero e i luterani di oggi - Prima Parte (1/2)

  La scomunica di Lutero e i luterani di oggi

Prima Parte (1/2)

Va bene la scomunica, ma non poteva esser fatta in altro modo?

Come è noto, il 3 gennaio 1521 Papa Leone X con la bolla «Decet Romanum Pontificem» scomunicò Lutero e i suoi seguaci accusandoli di ostinata disobbedienza al Papa, di essere volontariamente caduti nell’eresia e di allontanare slealmente i cattolici dalla retta fede.  

Il tono della scomunica è severissimo; inizia col sottolineare il dovere del Papa di denunciare e punire gli eretici e coloro che creano divisioni nella Chiesa; si nota un Papa fortemente sdegnato, che ripete più volte la medesima accusa di eresia; afferma di aver dato a Lutero il tempo di pentirsi e di ritrattarsi, ma che purtroppo egli invece di ravvedersi, ha fatto peggio. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-scomunica-di-lutero-e-i-luterani-di.html


 




Immagine da internet

giovedì 24 giugno 2021

Due proposte di miglioramento della missione domenicana - Terza Parte (3/3)

  Due proposte di miglioramento della missione domenicana

Terza Parte (3/3)

Le carenze comuni alle due proposte

Esse si propongono come miglioramento della predicazione domenicana, adatto al mondo moderno, sulla base delle indicazioni provenienti dal Concilio Vaticano II. Ma in realtà fraintendono tali indicazioni, quasi fossero di ispirazione modernista, e propongono una predicazione, la quale, scendendo a patti alla maniera modernistica con la modernità, non ha la forza di confutarne gli errori, per cui ne rimane succube senza riuscire a valorizzarne i pregi, perché invece di rifarsi a un superiore criterio di giudizio e di discernimento, quale quello fornito da San Tommaso, pretende di giudicare la modernità in base alla modernità, il che sarebbe come chiedere a un malato di guarire se stesso senza l’aiuto del medico.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/due-proposte-di-miglioramento-della_24.html 


Fontanellato, 5 gennaio 2021

  

... suppongo che il lettore si aspetti che io faccia il nome di qualche buon teologo o predicatore domenicano

Tra di loro c’è il Padre Tomas Tyn, del quale ho curato la Causa di beatificazione per cinque anni. 

È uno splendido esempio di teologo e di predicatore, che visse per 18 anni nel medesimo convento bolognese, che conserva le reliquie del Santo Patriarca e fu mio collega d’insegnamento nello Studio bolognese. 

Auspico pertanto che la sua Causa possa essere presto ripresa, affinché il tesoro di sapienza, che ha accumulato nella sua breve vita con gli scritti e con gli esempi possa essere utilizzato largamente dai fedeli e da tutti gli uomini di buona volontà alla ricerca di Dio e della salvezza.

Inoltre, tra le altre Cause in corso degne di menzione, non posso non ricordare quella del Servo di Dio Marie-Joseph Lagrange, esimio modello di studioso e predicatore domenicano, illustre biblista e devoto a San Tommaso. 

 Immagini da internet

martedì 22 giugno 2021

Due proposte di miglioramento della missione domenicana - Seconda Parte (2/3)

Due proposte di miglioramento della missione domenicana

Seconda Parte (2/3)

Due rischi per il Domenicano: superbia ed accidia

Sono convinto che i due tarli o veleni che possono far decadere, infiacchire, indebolire, falsare e al limite distruggere la virtù domenicana sono soprattutto due: la superbia e l’accidia. Perché proprio questi vizi? Perché il vizio è il contrario della virtù che esso o falsifica o corrompe.

Quali sono le principali virtù domenicane? L’umiltà, che è il fondamento dell’amore alla verità.  Infatti umiltà vuol dire obbedienza e la conoscenza della verità è, secondo la famosa definizione di S.Tommaso, l’adaequatio intellectus et rei: l’obbedienza dell’intelletto alla realtà. È l’accoglienza intellettuale e l’apertura dell’intelletto alla realtà. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/due-proposte-di-miglioramento-della_22.html

Altro grave rischio oggi per il Domenicano è quello dell’accidia, ossia della mancanza di comprensione, gusto ed interesse per i valori del sacro e dello spirito. 

Si è cercato di estinguere lo spirito battagliero del passato, caduto indubbiamente in eccessi, con una mitezza e moderazione che hanno certamente del buono, ma che spesso sono la mitezza di chi non vuole avere noie e vuole evitare di prendere posizione, combattere e soffrire per la verità.

Lo spirito dei Domenicani di tal fatta ha perduto il vigore e le convinzioni delle origini, si è intorpidito, si è impigrito, si è «inselvatichito», direbbe Santa Caterina da Siena, rischia quel «vaneggiare», che già temeva Dante, quando il Domenicano non «s’impingua», ossia non attinge più alle sorgenti perenni della spiritualità domenicana, che si riassume nello spirito del Fondatore; così si è adagiato nella quotidianità e non riesce più ad elevarsi al di sopra della terra per dimorare tra «le cose di lassù, dove si trova Cristo alla destra di Dio» (Col 3,1). 


Immagini da internet:
- Dante, Divina Commedia
- Paris, Bibliothèque Nationale de France, Par. lat. 10484, f. 272r. Il sogno di papa Innocenzo III, dal Breviarium ad usum fratrum predicatorum (Bréviaire de Belleville), v. II.

domenica 20 giugno 2021

Due proposte di miglioramento della missione domenicana - Prima Parte (1/3)

 Due proposte di miglioramento della missione domenicana

Prima Parte (1/3)

L’ufficio specifico del Domenicano

L’immagine-simbolo ideata dagli organizzatori delle celebrazioni per l’VIII centenario della morte di San Domenico, è una pittura medioevale di una comunità di frati a tavola con San Domenico. Da qui il motto “Domenicani a tavola”, quasi a rappresentare lo spirito fraterno di convivialità del Domenicano.

Certo è un bel simbolo, che però non caratterizza il carisma domenicano. È chiaro infatti che la vita fraterna e comunitaria non è una prerogativa del solo Ordine Domenicano, ma caratterizza la vita religiosa come tale, quale che sia l’Istituto che vive la vita religiosa.

Invece il ben noto carisma tipico dell’Ordine, è la capacità speciale di distinguere il vero dal falso nella fede come partecipazione ufficiale del carisma episcopale. Di conseguenza il Domenicano è un medico dello spirito e in particolare dell’intellectus fidei, che gli consente di diagnosticare e curare le malattie di questo tipo.

Il Domenicano certamente sente tutti gli uomini come fratelli e li tratta come tali, consapevole del fatto che tutti li unisce il comune possesso della ragione naturale, in quanto specificante la natura umana, da tutti ugualmente posseduta. E ad un titolo aggiuntivo e completivo ama i fratelli nella fede, ossia i figli di Dio, fratelli in Cristo e nella Chiesa. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/due-proposte-di-miglioramento-della.html

L’immagine-simbolo ideata dagli organizzatori delle celebrazioni per l’VIII centenario della morte di San Domenico, è una pittura medioevale di una comunità di frati a tavola con San Domenico. Da qui il motto “Domenicani a tavola”, quasi a rappresentare lo spirito fraterno di convivialità del Domenicano. 

http://www.domenicani.it/tolosa-alla-mascarella/ 


Un simbolo più adatto per le celebrazioni forse avrebbe potuto essere il notissimo fra noi Domenicani cagnolino che corre con la fiaccola per dar fuoco al mondo, il fuoco che non distrugge gli eretici, come purtroppo in passato si è inteso, ma le eresie, diffondendo dappertutto il sacro e benefico fuoco dello Spirito Santo, secondo le parole del Signore: «sono venuto a portare il fuoco sulla terra» (Lc 12,49). 

Immagini da internet

venerdì 18 giugno 2021

La dignità del peccatore - Seconda Parte (2/2)

La dignità del peccatore

Seconda Parte (2/2)

La dinamica della superbia

Dobbiamo osservare inoltre che la molla fondamentale del peccato non è l’avarizia, non è la lussuria, non è l’ira. Non sono le passioni dell’appetito sensitivo, ma è la superbia, generatrice dei vizi spirituali: l’egoismo, l’egocentrismo, l’autodivinizzazione, la cecità e la sordità spirituali, la menzogna, la doppiezza, l’empietà, la presunzione, l’ipocrisia, l’eresia, l’orgoglio, l’ingiustizia, la prepotenza, la durezza di cuore, l’invidia, la gelosia, l’odio, la crudeltà, la discordia, l’accidia.

Ciò che spinge innanzitutto a peccare non è la tentazione della carne o la spinta delle passioni, non è uno stimolo che provenga dal corpo, dai beni materiali o dal sesso, ma è uno stimolo che proviene dall’intimo stesso della volontà, dal «cuore», come dice Cristo. Non è che la materia sia così cattiva da indurre a fare il male, ma la causa prima del male e del peccato è nella cattiva volontà della persona nella sua disobbedienza alla volontà di Dio, sia essa umana o angelica.

Con la superbia l’uomo ha travalicato il limite imposto dalla legge, ma questo atto di arroganza o di protervia fà sì che il limite per compensazione gli si rivolga contro, sicchè ciò che egli voleva negare ha a sua volta negato lui, e poiché l’uomo è andato oltre il lecito nel vivere, ha preteso una vita superiore che non gli spetta, la vita gli si è rivolta contro causandogli la morte. Per questo Cristo dice che Satana è menzognero perché ha ingannato l’uomo ed è omicida, perché illudendolo di poter fruire di una libertà infinita, gli ha causato la morte.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-dignita-del-peccatore-seconda-parte.html

La resurrezione dal peccato della quale parla San Paolo non significa che Dio ridia esistenza a una volontà che non esiste più, ma che, supponendo nel peccatore l’esistenza di un libero arbitrio indebolito, gli ridona mediante la grazia le sue forze naturali, così da essere capace di compiere sempre il bene e di evitare il peccato. 

È questa la giustificazione del peccatore.

Il peccatore è una persona, sostanza spirituale-corporea dotata di intelletto e volontà. 

In quanto persona, il peccatore possiede una dignità altissima che la rende simile a Dio per la potenza dell’intelletto e della volontà. 

Lo spirito umano, benché finito nelle sue forze, spazia nell’infinito. 

Per questo la tentazione a cui è soggetto da parte del demonio è quella di credersi infinito e uguale a Dio. 

Se illuminato da Dio è capace di vedere Dio, quindi di essere intenzionalmente Dio, benché finitamente. 

Mens capax Dei, come diceva Sant’Agostino.  

 



Immagini da internet:
- Jacob Andries Beschey, La peccatrice
- Tintoretto, Tentazioni di Sant'Antonio Abate

giovedì 17 giugno 2021

La dignità del peccatore - Prima Parte (1/2)

  La dignità del peccatore

Prima Parte (1/2)

Come distinguere giusti da peccatori

Se diciamo che un uomo è malvagio intendiamo dire che manca di bontà; se diciamo che è un bugiardo, intendiamo che ricorre abitualmente alla menzogna: se diciamo che è un eretico, che difende qualche eresia; se diciamo che è disonesto, che manca all’onestà: se diciamo che è un ipocrita, che pecca di ipocrisia, se diciamo che è un lussurioso, che pecca di lussuria; che è un egoista, che pecca di egoismo e così via. 

Ammesso che il nostro giudizio sia giusto, noi non intendiamo mancare di rispetto alla persona, ma condannare il peccato. Certo che, con quegli appellativi, c’è il rischio che trasferiamo alla persona l’odio che proviamo per il peccato. Del resto – ci diciamo – non è forse la persona autrice del peccato?  E come non trasferire alla causa la riprovazione dell’effetto?

C’è chi in nome della distinzione fra peccato e peccatore, vorrebbe evitare quegli appellativi personali e limitarsi a denunciare il peccato senza giudicare la persona. Ma non mi pare necessario. Vediamo come i Santi stessi a cominciare da Nostro Signore, usano quegli appellativi. L’importante è non farlo affrettatamente e imprudentemente, ma a ragion veduta e con serenità, anche se con giusto sdegno. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-dignita-del-peccatore-prima-parte-12.html

Il nostro perdonare significa che concediamo la nostra benevolenza, ma niente di più. 

Il perdonare divino, invece, significa un vero e proprio rivivificare l’anima e liberare il peccatore dalla pena dell’inferno. 

Significa ridonargli una vita, quella soprannaturale della grazia, che per sua essenza gli viene da Dio e non può darsela da sé.

 

Certamente è Dio che converte la volontà umana da cattiva a buona, 

ma l’uomo è causa seconda e immediata di questo moto di conversione, che è la giustificazione,

mentre certo l’atto del peccare dipende solo da lui e Dio non c’entra niente.


Immagini da internet:
- L'incontro tra l'Innominato e il cardinale Federigo Borromeo
- San Pietro

mercoledì 16 giugno 2021

La questione della teologia negativa - Non si tratta di abdicare all’intelligenza, ma di evitare la presunzione - Terza Parte (3/3)

 

 La questione della teologia negativa

Non si tratta di abdicare all’intelligenza, ma di evitare la presunzione

Terza Parte (3/3)

È possibile definire l’essenza di Dio?

Considerando gli enti di questo mondo, ci accorgiamo che hanno l’essere per partecipazione. Dunque essi dipendono da un ente che è l’essere per essenza. È lo stesso essere per sé sussistente. Essi non hanno l’essere da sé, ma da altro, da un ente che ha l’essere da sé. Sono tratti da Dio dal non-essere all’essere. Sono creati.

Una volta scoperta l’esistenza di questo ente, che tutti chiamiamo «Dio», ci chiediamo qual è la sua essenza, chi è Dio. Quali sono i caratteri, le proprietà e le prerogative della sua essenza, che la rendono irripetibile, distinguibile dal mondo e da tutti gli altri enti, riconoscibile ed inconfondibile.

In base a tutti questi dati possiamo dire di poter conoscere Dio, di poter farci un concetto di Lui, che rappresenta assai imperfettamente l’essenza divina, perché questa è misteriosa ed infinita, mentre la nostra capacità di comprensione è finita.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-questione-della-teologia-negativa_38.html

 Invito a consultare:

3-4 Giugno 2021, Roma - Conferenza sulla teologia negativa per il XXI secolo

http://www.theologia.va/content/cultura/it/collegamenti/accademie-pontificie/teologia/archivioeventi.html 


Una volta scoperta la causa prima, occorre darne una definizione, il che è come dire dare una definizione dell’essenza o natura di Dio. 

Se Dio è, come dice il Concilio Vaticano I, «una singola sostanza spirituale» (Denz.3001), irripetibile, individuale, inconfondibile, discernibile e distinguibile da tutte le altre sostanze spirituali e personali, deve ben avere un’essenza propria e un nome proprio, come appunto dichiara Dio a Mosè (Es 3,14): «Io Sono Colui Che É», ovvero «Io Sono», ossia, secondo la famosa definizione di San Tommaso, l’ipsum Esse per se subsistens. Dio è l’Essere assoluto, infinito, sommo ed eterno. È, come dice il Catechismo di San Pio X, l’Essere perfettissimo.

 
Così l’Aquinate descrive la via negativa:

 

«Quando procediamo verso Dio per via di rimozione, innanzitutto neghiamo di Lui le realtà corporali, e in secondo luogo anche le realtà intellettuali così come si trovano nelle creature, come la bontà e la sapienza; e resta nel nostro intelletto soltanto che Egli è e nulla più; per questo si trova in una certa confusione.

 

Ma alla fine rimuoviamo da Lui anche lo stesso essere, così come si trova nelle creature, e allora l’intelletto rimane in una certa tenebra di ignoranza, secondo la quale ignoranza, per quanto riguarda lo stato presente, ottimamente ci congiungiamo a Dio, come dice Dionigi nel De divinis Nominibus, c.VII: questa è una certa quale caligine, nella quale si dice che Dio abita» (Comm. a I Sent., D.8, q.1, a.1, 4m).


 

Tommaso non esclude affatto la possibilità di vedere immediatamente e svelatamente questa essenza in paradiso, benché anche lassù essa continuerà a trascendere la finitezza del nostro intelletto.

Gregorio Palamas ha ritenuto impossibile la visione immediata dell’essenza divina

 



Immagini da internet:
- Mosè e il Roveto ardente
- Dionigi l'Areopagita
- Gregorio Palamas
 

martedì 15 giugno 2021

La questione della teologia negativa - Non si tratta di abdicare all’intelligenza, ma di evitare la presunzione - Seconda Parte (2/3)

 La questione della teologia negativa

Non si tratta di abdicare all’intelligenza, ma di evitare la presunzione

Seconda Parte (2/3)

Come parlare di Dio 

Oggi spesso c’è chi non parla mai di Dio e c’è chi ne parla a ruota libera o in modo sbagliato o ingannevole, senza adeguata preparazione, per pura abitudine, senza prudenza, senza convinzione, senza discrezione, per convenienza, per vendere libri, per apparire un genio o un profeta, per puro dovere d’ufficio, per giustificare la licenza morale, per sollecitare la superbia o le passioni, per incitare all’odio, per creare divisioni, per bloccare il progresso, per sovvertire il buon costume e l’ordine sociale, per far perdere la fede e il senso del sacro. Sembra incredibile, ma è così. A tanto arrivano le astuzie del demonio e le risorse della doppiezza e dell’ipocrisia. Servirsi del teismo e magari della mistica per diffondere l’ateismo e l’immoralità.

L’uso della parola «Dio» è molto delicato. Questo uso è spontaneo nell’anima onesta e religiosa. Ma dev’essere anche imparato e praticato con discrezione, intelligenza, prudenza, saggezza, retta intenzione. In molte circostanze è meglio tacerlo. Non bisogna usarlo a sproposito o avventatamente o mossi dalla passione.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-questione-della-teologia-negativa_15.html

Invito a consultare:

3-4 Giugno 2021, Roma - Conferenza sulla teologia negativa per il XXI secolo

http://www.theologia.va/content/cultura/it/collegamenti/accademie-pontificie/teologia/archivioeventi.html



La causa (il più) non può provenire dall’effetto (il meno) (contro Teilhard de Chardin). 

 

 

 

La causa non sempre produce l’effetto, perché, come causa libera, può astenersene (contro Spinoza).

 

 

 

Non esiste solo la causa assoluta, ma anche la causa seconda (contro Severino).



 

 

 

 

 

Immagini da internet