Il Servo di Dio Tomas Tyn e il problema comunista

 Il Servo di Dio Tomas Tyn e il problema comunista

Il prossimo 1° gennaio sarà il 31° anniversario della morte del Servo di Dio Padre Tomas Tyn, noto ai lettori per essere stato ricordato più volte come modello di vita cristiana e in special modo come modello di teologo domenicano fedele discepolo ad un tempo di San Tommaso d’Aquino e del Magistero della Chiesa, zelante e coraggioso diffusore del Vangelo ed operosissima e sapiente guida di anime alla conversione, alla penitenza e alla santità.

Come sa chi conosce la vita di Padre Tomas, uno dei problemi umanitari più gravi che egli seppe affrontare con eroico coraggio in spirito di offerta di sé al Signore per la libertà civile e religiosa della sua Patria, l’allora Cecoslovacchia, oggi Repubblica Ceca, fu la liberazione dal giogo comunista, che fra i paesi europei soggetti al regime sovietico, era stato il più duro, benché la sua Patria in precedenza registrasse una tradizione cattolica d’origine medioevale.

In Cecoslovacchia il comunismo aveva mostrato il suo volto più crudele con gravissime restrizioni alla libertà religiosa e il piccolo Tomas, religiosissimo fin da allora, ne ebbe un’esperienza traumatica, finché il Signore non lo chiamò a farsi Frate Domenicano a diciotto anni ricevendo la sua formazione religiosa  prima in Germania e poi a Bologna.

Padre Tomas, scolaro modello fin da ragazzo, tanto che il regime gli concesse in premio di andare a studiare in Francia, era dotato di un’intelligenza filosofica e teologica straordinarie, di un vivissimo senso della dignità umana, del valore della libertà e di un cuore sensibilissimo ai bisogni più profondi ed essenziali dell’animo umano e quindi a ciò che maggiormente fa soffrire chi viene offeso ed umiliato nel campo di questi bisogni.

Per questo motivo egli il 29 giugno del 1975, quando fu ordinato sacerdote a Roma da S.Paolo VI fece voto di offrire la sua vita al Signore per le mani della Madonna per la liberazione della sua Patria, «senza spargimento di sangue», dalla tirannide comunista e il Signore accettò l’offerta del suo servo fedele proprio il 1° gennaio del 1990, allorché il Servo di Dio rese la sua bella anima a Dio, dopo lo scioglimento del regime sovietico, per cui fu sciolto anche il regime comunista in Cecoslovacchia senza spargimento di sangue, mentre proprio in quel giorno il Presidente Havel inaugurava il ritorno della democrazia.

Molta acqua è passata sotto i ponti da allora, ma il problema comunista è rimasto ed anzi forse si è acutizzato, col permanere del regime comunista cinese.  Quello che pertanto può sembrare paradossale è il recente raggiungimento dell’accordo del Papa col regime cinese circa la nomina dei Vescovi, che devono essere riconosciuti da ambo le parti. Infatti non possiamo dimenticare l’opposizione radicale tra umanesimo cristiano ed umanesimo comunista, che, come è noto, Pio XI nell’enciclica Divini Redemptoris del 1937 definì «radicalmente perverso».

Tanto il cristianesimo quanto il marxismo si pongono come fine la fratellanza umana, la giustizia sociale e la promozione e la librazione dell’uomo; solo che mentre il cristianesimo fonda questi valori e li fa promanare da Dio e dall’osservanza delle sue leggi, il marxismo pretende fondarli e farli derivare proprio dall’ateismo e dalle sole forze dell’uomo.

 Potrebbe esserci contrasto più grave di questo? Siamo come davanti ad una sfida epocale: chi può aver la meglio nella lotta per la grandezza e la libertà dell’uomo? Papa Francesco, con il recente accordo con la Cina, sembra aver gettato un guanto di sfida: voi comunisti vi vantate di essere i veri promotori dell’uomo? Passiamo ai fatti e vediamo chi ha ragione! L’enciclica Fratelli tutti sembra un messaggio ai cinesi, un avvertimento, quasi a dire: voi volete fondare la fratellanza sulle vostre forze? Ebbene, guardate che non può esistere vera fratellanza se non fondata nella fede in Cristo!

Come riferisce infatti Andrea Tornielli in Vatican News del 29 settembre scorso,

«il fine del Papa è di permettere ai fedeli cattolici di avere vescovi che siano in piena comunione con il Successore di Pietro e allo stesso tempo siano riconosciuti dalle autorità della Repubblica Popolare Cinese. L’unico scopo dell’Accordo Provvisorio, ha chiarito il Pontefice, è quello di “sostenere e promuovere l’annuncio del Vangelo in Cina e di ricostituire la piena e visibile unità nella Chiesa”».

Nel contempo sappiamo come i Papi, nel corso della storia, hanno sempre stipulato in vari modi patti, accordi, convenzioni e concordati con regimi non-cristiani o anticristiani. Pensiamo solo al concordato di Pio XI con Mussolini nel 1929 e addirittura con Hitler nel 1933. Con la stessa Cecoslovacchia comunista esisteva al tempo di Padre Tyn un accordo per la nomina dei vescovi. Preoccupazione dei Papi è sempre stata quella di salvare il salvabile e scegliere il male minore.

 I Papi hanno sempre ritenuto opportuno o necessario cedere o concedere su certi punti di carattere secondario pastorale, giuridico, organizzativo o amministrativo piuttosto che permettere una persecuzione che avrebbe messo a dura prova i fedeli nella professione della loro fede. Indubbiamente in questo campo i Papi possono essere improvvidi o meno prudenti o troppo remissivi, laddove forse un atteggiamento di maggior fierezza o fortezza poteva ottenere qualcosa in più.

 Tuttavia dobbiamo esser certi che l’assistenza della quale godono i Papi anche in questa materia otterrà alla Chiesa che questi accordi, per quanto sfavorevoli alla Chiesa, non avranno mai come effetto e tanto meno come fine quello di impedire alla Chiesa l’esecuzione dei suoi doveri o di privarla in qualcuno dei sui diritti o di menomarla in qualcuna delle sue note. Potrà invece accadere che sia la controparte a non stare ai patti o a dar prova di slealtà.

Il sacrificio di Padre Tomas non è stato vano. Nella storia i comunisti non hanno sempre accettato le sfide: nella loro orgogliosa ostinazione da 170 anni sono convinti che spetti a loro l’edificazione della città dell’uomo sulla base dell’ateismo. Che cosa hanno concluso in questi 170 anni di propaganda, di rivoluzioni, di agitazioni, di persecuzioni ai credenti, di vari sforzi per abolire la religione e dimostrare la verità dell’ateismo, di costruire uno Stato totalitario e un’economia collettivista senza la proprietà privata dei mezzi di produzione, di abolire il pluralismo partitico per imporre a tutti le loro sciagurate idee fisse?

Credo che Padre Tomas dal cielo guarderà benevolmente il tentativo generoso di Papa Francesco. Il Servo di Dio sa bene, come diceva San Giovanni XXIII nella Pacem in terris, che se le ideologie sono fisse, i movimenti che ad esse si ispirano possono cambiare. Padre Tyn dava credito al cuore umano: sapeva che esso è lavorato dalla grazia e che essa può ammansire i lupi, sciogliere i cuori più induriti, umanizzare le facce di bronzo ed intenerire i cuori di sasso.

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 28 dicembre 2020

 


il Signore accettò l’offerta del suo servo fedele proprio il 1° gennaio del 1990, allorché il Servo di Dio rese la sua bella anima a Dio, dopo lo scioglimento del regime sovietico, per cui fu sciolto anche il regime comunista in Cecoslovacchia senza spargimento di sangue, mentre proprio in quel giorno il Presidente Havel inaugurava il ritorno della democrazia


 

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