La Terza Roma di Alexander Dugin - Seconda Parte (2/2)

  La Terza Roma di Alexander Dugin

Seconda Parte (2/2) 

La direzione della storia

Dugin si sforza di associare l’eterno al temporale, per fornire interpretazioni della storia dell’umanità e della Chiesa alla luce della Scrittura e del piano cristiano della salvezza dal suo punto di vista di ortodosso. Egli guarda la tradizione, ma non è ben chiaro di quale tradizione parla, se della Tradizione dei Padri o di quella tradizione esoterica ed iniziatica, della quale parla René Guénon[1], che è uno dei suoi autori preferiti.

Sembra preferire la visione di quest’ultimo, il quale, benché affetti di apprezzare la tradizione cristiana, in realtà concepisce la tradizione come la trasmissione di un «influsso spirituale»  da parte di un ceto di vati e di profeti a contatto con Dio sin da una remotissima antichità, molto prima della nascita del cristianesimo, che non sarebbe altro che un’espressione degradata, verbalizzata, «essoterica» della suddetta tradizione «esoterica» ed iniziatica, che si esprimerebbe anche attraverso altre forme, come l’induismo, l’islamismo e la massoneria.

Ma il problema è che lo stesso concetto di Tradizione proprio dell’Ortodossia russa si scosta da quello autenticamente cristiano. Infatti i Russi fermano al 1054 l’esplicitazione pontificia del contenuto della Sacra Tradizione, essendosi rifiutati di recepire le esplicitazioni dogmatiche che sarebbero state fatte successivamente dai Papi e dai Concili fino al Vaticano II e a Papa Francesco.

Così è successo che, venendo meno la garanzia infallibile dell’interpretazione e della vera conservazione del dato tradizionale, nonché l’apporto pontifico alla sempre migliore comprensione della Tradizione, essa è stata rimessa all’interpretazione fallibile dei singoli Patriarchi e teologi russi, i quali inevitabilmente sono stati sviati da false interpretazioni della tradizione, come è accaduto appunto a Dugin, ingannato dalle idee di Guénon.

Ma come questi nostri fratelli separati sono esposti all’errore nel valutare il patrimonio tradizionale lasciatoci dai Padri, così sono esposti all’errore nel determinare il valore della modernità. Così Dugin non sbaglia nell’attaccare il modernismo presente oggi nella Chiesa cattolica. Ma, a causa dell’insufficienza del criterio col quale giudica del problema, criterio che non fa riferimento al Magistero pontificio e conciliare, come per esempio quello del Vaticano II, trova il modernismo dove non c’è.

Dugin fa troppa attenzione alla presenza del modernismo nella Chiesa. Certamente esso è responsabile dell’odio contro il tradizionalismo russo, così come in casa cattolica il modernismo è responsabile del disprezzo e dell’arroganza con le quali tratta i tradizionalisti e i lefevriani.

Dugin manca completamente di spirito ecumenico con i cattolici. Ignora il fatto che tra noi cattolici non ci sono solo i modernisti, per quanto essi appaiano in primo piano, mentre i veri cattolici sono una minoranza. E poi ho l’impressione che Dugin, come fanno i passatisti di casa nostra, scambi per «modernisti» i progressisti, come per esempio i tomisti e i maritainiani, retti interpreti degli insegnamenti ecumenici del Concilio, più che mai adatti a creare ponti e motivi di concordia e riconciliazione fra noi e gli ortodossi e quindi utili indicazioni e suggerimenti per spegnere odi, vendette, rappresaglie, distruzioni, bombardamenti, stragi e per far cessare la guerra.

Anche per quanto riguarda il futuro, la lettura che egli fa della missione del popolo russo e del significato di questa guerra, è completamente sbagliata, giacchè egli vede nella guerra della Russia contro l’Ucraina e indirettamente contro la NATO e gli Stati Uniti che l’appoggiano, la guerra escatologica della quale parla l’Apocalisse ai cc.19 e 20, come se i Russi costituissero «l’accampamento dei santi e la città diletta» (20,9), guidata da Cristo, mentre le forze opposte, ovverosia l’Occidente, fossero quelle nemiche di Cristo.

Per questo, è sbagliata la condanna globale di Dugin dell’Occidente, se non altro perché da Roma si è diffusa quella fede cristiana che nel sec. IX[2] raggiunse Kiev, col battesimo del Principe San Vladimiro, quella Kiev dalla quale la fede sciamò nel territorio dell’attuale Russia fondando la Chiesa di Mosca. Dugin, che è alla ricerca delle origini, qui si taglia le radici dalle quali è nato ed è vitalizzato.

Ora, è vero che la storia presente è una guerra che Cristo con i suoi conduce contro i seguaci di Satana, decisi a distruggere il cristianesimo. Ma questa è la guerra della Chiesa cattolica guidata dal Papa, Vicario di Cristo; non è la guerra condotta dagli ortodossi russi, i quali appartengono a una Chiesa che si è separata da Roma nel 1054 ed ha accentuato la sua opposizione nel 1589 con l’ascesa di Mosca. Questa guerra è uno scontro tra Russia e Stati Uniti per il dominio sull’Europa. Essa ha i caratteri di uno scontro fra cristiani modernisti e cristiani passatisti. È una guerra fratricida, veramente scandalosa agli occhi del mondo non cristiano.

È il frutto di un’umanità che sembra che si voglia suicidare, diabolicamente ammaliata e trascinata verso il baratro; sembra non avere la forza di resistere e sembra quasi accondiscendere alle sollecitazioni del demonio.  Sembra non voler ascoltare coloro che le indicano le vie della pace. Basterebbe seguire gli insegnamenti e gli esempi di Cristo e dei Santi. Ci possiamo veramente chiedere dove è finito l’ecumenismo di questi 60 anni.

Non l’Europa, ma l’Eurasia

Dugin non accetta la proposta insistente di San Giovanni Paolo II a riunire i due polmoni dell’Europa[3]: la parte latino-germanica con la parte slava nel nome di una ritrovata comune fede cristiana. Ma nascono due problemi. Primo: chi guida il processo di riunificazione? Roma o Mosca? E secondo: la Russia comprende anche la Siberia, mentre il Papa aveva parlato solo dell’Europa, che, come è noto, confina con gli Urali. Il Papa non risponde a queste domande. Dobbiamo cercare di rispondere noi.

Non c’è dubbio che per Dugin, se si deve parlare di riunificazione dell’Europa, spetta a Mosca, la Terza Roma, la Roma di Sant’Andrea il Protoclito[4], unire a sé la Roma di Pietro o assoggettarla a sé. Inoltre è chiaro che Dugin dà più importanza alla Russia euroasiatica che alla Russia europea. Egli sostiene che Mosca è destinata anche ad assoggettare a sé, nel nome di Cristo e dell’espansione della Chiesa ortodossa, come Terza Roma, anche le altre grandi formazioni religiose presenti nel continente asiatico, quella induista, quella islamica, quella buddista e quella cinese.

A questo punto si pongono alcuni problemi: che cosa significa l’Europa? Che cosa significa l’Asia? Che senso ha che la Russia si trovi per una parte in Europa e per una parte ancora più vasta un Asia? Ha senso che l’Europa escluda la Russia asiatica? Ha senso parlare, come fa Dugin, di un’Eurasia? A quest’ultima domanda rispondo col dire che credo di sì, perchè Russia europea e Russia asiatica sono un unico popolo.

L’Europa come entità geografica racchiusa fra il Portogallo e gli Urali ha certamente una sua identità, sostanzialmente originata dalle sue radici cristiane, nelle quali confluirono la filosofia greca[5] e il diritto romano. In tal senso essa fu spiritualmente ispirata e formata da gigantesche personalità, come quelli che oggi la Chiesa venera come Patroni d’Europa, San Benedetto da Norcia per la parte est e i Santi Cirillo e Metodio per gli Slavi[6].

Io credo che dobbiamo persuadere i Russi ad unirsi all’Unione Europea per recuperare le radici cristiane dell’Europa in un saggio lavoro ecumenico. Nel contempo la Russia ha tutto il diritto di esercitare un benefico influsso cristiano nei confronti delle altre grandi realtà umane dell’Asia. Sotto questo punto di vista si può approvare il progetto di Dugin.

Noi cattolici non possiamo non essere favorevoli alla diffusione del cristianesimo ad opera della Russia, anche se operata dai fratelli separati. Quello che non si può approvare in Dugin è il credere che la Russia sia il popolo santo di Dio, il popolo eletto, il popolo messianico, che con Cristo, combatte la guerra decisiva contro l’Occidente, compresa la Chiesa cattolica.

A nessun popolo, tuttavia, è lecito sostituirsi al vero popolo eletto da Dio, che è Israele. Per cui la città celeste escatologica non è Roma, non è Mosca, non è Washington, ma è Gerusalemme. Ogni popolo ha qualcosa di universale da dare all’umanità, di buono o di cattivo. La Grecia ha donato il Logos, principio dell’uguaglianza umana; Roma ha donato il diritto e l’impero[7].

I Tedeschi hanno dato prima Eckhart[8] e poi Lutero, padri dell’idealismo e del soggettivismo moderno. Gli Inglesi hanno dato Guglielmo di Ockham[9], padre dell’empirismo e del liberalismo moderni. I Francesi hanno dato Cartesio, padre del moderno razionalismo. La Spagna ci ha dato la mistica cattolica, ossia Santa Teresa e San Giovanni della Croce.

Noi Italiani abbiamo dato San Tommaso d’Aquino, Doctor communis Ecclesiae. Israele ci ha donato Nostro Signore Gesù Cristo, Re dei re e Signore dei Signori, Salvatore del mondo. E i Russi che cosa ci danno? La sintesi delle mistiche, secondo l’indicazione di Dugin, l’ecumenismo delle mistiche[10].

L’identità spirituale del popolo russo, benché separato Roma, è comunque, in quanto popolo cristiano, parte essenziale dell’identità spirituale europea. Indubbiamente si dà anche il fatto che la Chiesa ortodossa russa nei secoli posteriori alla separazione da Costantinopoli, si è espansa nella Siberia insieme con lo Stato Russo, per cui è logico che sia Russia anche quella, ma niente impedisce che il popolo e la Chiesa russa distinguano, senza separare, una Russia europea da una Russia asiatica, evitando la confusione fatta da Dugin, la quale impedisce alla Russia di integrarsi nell’Europa ed avanza pretese di dominio dell’Asia.

L’evangelizzazione non è il proselitismo

La Chiesa d’Oriente, fin dagli albori dell’Impero Romano d’Oriente, specie con Giustiniano, ha mantenuto una concezione della collaborazione fra sacerdozio e impero, che favorisce quel proselitismo, che è connesso con l’imperialismo, anche se non impedisce l’evangelizzazione. 

È vero che Cristo ha inviato gli apostoli ad evangelizzare tutto il mondo e quindi a conquistare il mondo a Lui e a sottometterlo al suo regno, illuminando il mondo con la Parola di Dio, cacciando le tenebre dell’errore e vincendo il potere di Satana, principe di questo mondo. È vero che Cristo ha riconosciuto ai suoi apostoli la necessità di una sufficiente base economica ed assistenza umana per poter svolgere adeguatamente la loro missione.

Ma nel contempo Cristo si è raccomandato di non contare su potenti mezzi o appoggi umani e soprattutto di evitare l’imposizione e la violenza nel diffondere il Vangelo, che dev’essere diffuso con dolcezza e garbo, mediante la testimonianza, l’esempio della vita, la persuasione e validi segni di credibilità. 

 È certamente doveroso accompagnare l’annuncio evangelico o farlo precedere da una pratica della solidarietà e da azioni concrete di soccorso materiale alla gente bisognosa. Ciò avrà per effetto di ben disporla all’ascolto della Parola ed alla fiducia nell’autorevolezza della predicazione del missionario. Ma del tutto inopportuno ed anzi controproducente è l’associare la predicazione all’imposizione di un potere politico da parte dello Stato di provenienza del missionario sulla gente alla quale viene annunciato il Vangelo.

Questo metodo impositivo non genera una fede autentica, libera e convinta, ma un atteggiamento passivo, servile ed opportunista e un’adesione finta e puramente esteriore, per non contrastare lo straniero che occupa il territorio della propria patria e forse sotto pretesto di annunciare un messaggio di salvezza vuol far da padrone e imporre il suo dominio. È questo quel metodo che Papa Francesco chiama «proselitismo».

È giusto e conveniente certamente che i grandi centri direzionali e missionari della Chiesa abbiano la loro sede in grandi centri del potere politico. Ma i Papi non hanno mai calcolato il grado della loro autorità in relazione al grado di potenza del centro politico nel quale avevano la loro residenza. Certamente Pietro ritenne conveniente stabilire la sua sede nella capitale dell’Impero Romano e fu un’ottima idea, perchè poi tre secoli dopo gli stessi Imperatori, convertiti, cominciarono a farsi un vanto l’appoggiare la diffusione del cristianesimo, come si ripeté nel sec.IX con la costituzione del Sacro Romano Impero ad opera di Carlo Magno, benché questi non risiedesse a Roma.

Tuttavia i Papi ebbero sempre la consapevolezza che il loro prestigio spirituale in Europa e nel mondo non era legato alla grandezza temporale di Roma, ma semplicemente al mandato che avevano ricevuto come successori di Pietro. Invece i Patriarchi di Costantinopoli fecero calcoli diversi: quando Roma cadde sotto i colpi dei barbari, mentre Costantinopoli poteva vantarsi di essere l’erede dell’Impero Romano, cominciarono a concepire l’ambizioso progetto di diventare loro la guida della cristianità.

E similmente, quando il Patriarca di Mosca, quasi due secoli dopo, vide che Costantinopoli era caduta nelle mani dei musulmani, credette che toccasse a lui, in quanto risiedente nella capitale del grande principato di Mosca, essere il successore della seconda Roma, Costantinopoli, assumendo la guida della Chiesa benché nell’antica Roma continuasse a funzionare il Papato,

Così bisogna dire che Il proselitismo è stata una tendenza della Chiesa di Costantinopoli fin dal suo sorgere, nel sec.IV. Gli Imperatori tenevano alla diffusione del cristianesimo più perché lo consideravano come fattore di coesione politica dell’Impero che per sincera e piena adesione alla dottrina della fede insegnata dai Papi. Essi riflettevano la concezione pagana orientale del sovrano assoluto, emanazione divina, che domina il popolo non per servirlo, ma per soddisfare la sua volontà di potenza, secondo l’espressione di Nietzsche.

Anche gli Imperatori Romani, dopo il periodo della Repubblica, influenzati da idee orientali, si consideravano divini e per questo non tolleravano il culto cristiano. Essi ammettevano sì gli dèi e la casta sacerdotale, ma gli dèi erano visti solo come protettori dell’Impero e i sacerdoti avevano solo l’incarico di interpretare la volontà del dio, il quale per loro mezzo rivelava all’Imperatore il da farsi, anche se l’Imperatore, divino anch’egli, era libero di decidere diversamente.

Così a Costantinopoli sia i Patriarchi che gli Imperatori non recepirono mai pienamente il concetto evangelico dell’autorità come servizio al bene comune, ma si sostenevano a vicenda nel considerarsi i rappresentanti di Cristo per la Chiesa e per lo Stato («cesaropapismo») in tendenziale antagonismo con la Sede Romana, il cui primato fu accettato finché durò l’Impero d’Occidente, ma all’atto delle invasioni barbariche, gli Orientali cominciarono a guardare con sufficienza i Latini mescolatisi con i rozzi Germanici,

Questa tendenza orientale ad un’eccessiva autostima, fiera della raffinata cultura greca e della sublime arte e liturgia bizantine, cominciò a manifestarsi prestissimo, come vediamo già nel can.28 spurio del Concilio di Nicea del 325, che non riconosce con chiarezza a Roma il suo primato, per cui lo scisma del 1054 di Michele Cerulario non fu che l’esito finale di un precedente processo secolare di antagonismo nei confronti della Chiesa Romana.

Lo schema pastore-gregge, che il Vangelo applica all’autorità del Papa sui fedeli, nell’antichità orientale vale anche per il regime politico, sicchè qui, per esprimerci con le parole di Cristo, «i capi delle nazioni dominano su di esse» (Mt 20,25). Non è infatti il gregge che elegge il pastore, ma è il pastore che sceglie il gregge.

Cristo precisa certamente agli apostoli che non sono stati loro a scegliere Lui, ma è Lui che ha scelto loro. Tuttavia, si capisce anche molto bene come intende il suo essere pastore: è un pastore paradossale, che invece di nutrirsi del gregge, dà la vita per la salvezza del suo gregge; dunque l’autorità non come dominio, ma come servizio.

Inoltre, indubbiamente, l’autorità del Papa, essendo soprannaturale, non può che   rappresentare Dio, diversamente dall’autorità civile, la quale pure certamente deriva da Dio, ma per la mediazione del popolo, che elegge il capo, per cui, come dice San Tommaso, il principe è «vicem gerens multitudinis». Ecco dunque il regime democratico, già teorizzato da Aristotele.

Invece l’Oriente, sotto l’influsso di Platone, e soprattutto del monismo emanatista plotiniano, vede il monarca come espressione divina dell’unitotalità della società civile intesa come comunione spirituale o sobornost. Non c’è dubbio che il regime politico che discende dal sistema platonico è una forma di comunismo monarchico. Abbiamo qui il rischio del totalitarismo e si spiega il successo che ebbe in Russia il comunismo. Questo spirito solidaristico e sinodalistico cui sembra alludere Dugin, interpreta bene lo spirito russo. Ciò non toglie che anche la Chiesa ortodossa, nella misura in cui aderisce al Vangelo, ammetta il regime democratico della società civile.

D’altra parte Pio XII ha affermato che, se la Chiesa è una monarchia, essa promuove la democrazia in campo civile. Per questo, l’Occidente, influenzato dal cattolicesimo più dell’Oriente, ha potuto promuovere la democrazia meglio lì che qui, mentre la Chiesa ortodossa è rimasta legata alla mentalità dell’Impero bizantino. Comunque anche la Russia, con la caduta del comunismo ed il ritorno del cristianesimo, ha potuto instaurare un regime democratico, benché non del tutto libero dal tradizionale dispotismo orientale.

Viceversa, la Chiesa Romana, guidata dai Papi, ha sempre avuto rispetto per il potere civile, ma ha conservato la sua indipendenza testimoniata sin dai primi martiri, che si rifiutavano di considerare l’Imperatore come un dio, senza per questo rinnegare i loro doveri di cittadini dell’Impero.

Invece gli orientali non sono mai riusciti a liberarsi del tutto da una visione sacrale dell’Impero, a differenza dei sovrani che hanno regnato in Italia, i quali, seppur anch’essi spesso vogliosi di sottomettere la Chiesa[11], sono sempre stati tenuti a freno dalla fierezza con la quale i Papi hanno saputo nei secoli tener loro testa nella difesa dei diritti della Chiesa, senza che i sovrani temporali avanzassero la pretesa di volersi sostituire al Papa nella guida della Chiesa[12].

Viceversa a Costantinopoli i Patriarchi avevano spesso questa condotta eccessivamente ossequiente nei confronti degli imperatori, che ne approfittavano per interferire negli affari della Chiesa, persino in materia di dottrina, come è dimostrato dalla crisi ariana del sec. IV e da quella monofisita e monotelita dei secc.VI-VII.

Purtroppo Dugin ha mantenuto questa visione imperialista e faziosa, che getta una cattiva luce su di una Chiesa come quella ortodossa russa, la quale, pur ricca di 800 anni di storia, di cultura e di santità, appare oggi più che mai turbata, divisa e macchiata dallo stigma sinistro dello scisma, da una ferita non rimarginata che dura da1000 anni. Nella sua omelia di Pasqua il Patriarca Cirillo ha lamentato l’attuale drammatica divisione fra ortodossi in Ucraina.

Purtroppo i contrasti religiosi arrivano ad esprimersi in conflitti armati tra gli stessi Ucraini, perché, secondo l’abitudine ortodossa, gl’interessi religiosi mancano della loro serenità e purezza per il loro legame con i gl’interessi politici e nazionali. Gli uniati fanno la figura di non amare la patria a causa della loro unione con Roma. Gli ortodossi modernisti simpatizzano per il liberalismo americano; quelli tradizionalisti, legati al Patriarcato di Mosca, sono influenzati da Dugin ed approvano l’invasione punitiva dei Russi. Putin è troppo spaventato per la prospettiva che l’Ucraina entri nella NATO e reagisce in modo crudele e sproporzionato.

Dov’è finita l’antica fraternità ortodossa tra Kiev e Mosca? Dove sono finite quelle radici cristiane sorte dal battesimo di San Vladimiro nel 988, quando Kiev era ancora unita a Roma? Che ne è della santa Russia? Dove è finito l’ecumenismo cattolico-ortodosso? Non è dunque possibile un dialogo fra Occidente ed Oriente? Non è possibile unire progresso e tradizione? Non è possibile riunire i due polmoni dell’Europa? L’Eurasia non può conciliarsi con l’Europa? Non è forse giunto il momento che ci mettiamo tutti alla scuola del Vangelo e dei santi?

Dugin è il Rahner dell’Oriente: la stessa prosopopea, la stessa arroganza, la stessa presunzione, lo stesso imperialismo, la stessa doppiezza, la stessa ipocrisia, la stessa astuzia, la stessa faziosità, la stessa superbia.

Basta. Finiamola. Abbiamo tutti lo stesso Dio. Abbiamo tutti lo stesso Credo, gli stessi sacramenti. Tutti dobbiamo render conto a Lui. Abbiamo tutti le nostre colpe. Abbiamo tutti un dono da offrire al fratello. Ci completiamo a vicenda. Ci correggiamo a vicenda. Ascoltiamo Papa Francesco quando ci chiama ad essere tutti fratelli, creati e santificati ad immagine di Cristo, mossi dallo Spirito, Figli del Padre.

La Beata Vergine Maria, alla quale il Santo Padre ha di recente consacrato Russia ed Ucraina, guardi con occhio compassionevole lo strazio delle vittime di questa guerra atroce, dove è evidente lo scatenamento dell’odio satanico. Ella che ha schiacciato la testa al serpente, chiami a sé i suoi figli russi ed ucraini, Lei che è invocata dagli uni e dagli altri, ispiri agli uni e agli altri pentimento e conversione, li spinga al reciproco perdono, alla riconciliazione ed alla pace.

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 26 aprile 2022

 


 Immagine da internet


[1] Cf di Guénon: La metafisica orientale, Luni Editrice, Milano 1998; L’uomo e il suo divenire secondo il Vedanta, Adelphi Edizioni, Milano 1990; Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, Adelphi Edizioni, Milano 1989. Su Guénon: Pietro Nutrizio e altri, René Guénon e l’Occidente, Luni Editrice, Milano-Torino 1999.

[2] Vedi la rievocazione dei fatti nella Lettera apostolica Euntes in mundum in occasione del millennio del battesimo della Rus’ di Kiev, del 25 gennaio 1988.

[3] Cf Giovanni Paolo II, Memoria e identità. Conversazioni a cavallo dei millenni, Rizzoli, Milano 2005.

[4] Sant’Andrea, fratello di San Pietro, è il primo apostolo chiamato dal Signore (protòclito). Dopodiché va da Pietro a dirgli di avere trovato il Messia (Gv 1, 40-42).

[5] Jean Daniélou, Messaggio evangelico e cultura ellenistica, Società Editrice Il Mulino, Bologna 1975.

[6] Giovanni Paolo II, Epistola enciclica Slavorum Apostoli, nel ricordo dell’opera evangelizzatrice dei Santi Cirillo e Metodio, del 2 giugno 1985.

[7] Ricordiamo il vaticinio di Virgilio: Tu regere imperio populos, Romane, memento. Hae tibi erunt artes pacisque imponere morem: parcere subiectis et debellare superbos .

[8] Cf Giuseppe Faggin, Meister Eckhart e la mistica tedesca preprotestante, Fratelli Bocca Editori, Milano 1946; Kurt Ruh, Meister Eckhart. Teologo-Predicatore-Mistico, Morcelliana, Brescia 1989.

[9] Cf Alessandro Ghisalberti, Introduzione a Ockham, Editori Laterza, Bari, 1976; Guglielmo di Ockham, Scritti filosofici, a cura di Alessandro Ghisalberti, Nardini Editore, Firenze 1991.

[10] Cf il mio libro Il silenzio della parola. Le mistiche a confronto. Edizioni ESD, Bologna 2002; Louis Gardet, Esperienze mistiche in paesi non cristiani, Edizioni Paoline, Alba 1960; Orlando Todisco, G.Duns Scoto e Guglielmo d’Occam.  Dall’ontologia alla filosofia del linguaggio, Libreria Universitaria, Cassino 1989.

[11] Si pensi solo alla lotta per le investiture nel Medioevo, alla prepotenza dei governi liberalmassonici dell’’800 e all’esperienza del regime fascista nel secolo scorso.

[12] Un’eccezione è data dai paesi protestanti, come per esempio l’Inghilterra.

2 commenti:

  1. Nadia Márquez6 maggio 2022 21:38

    Caro Padre Cavalcoli,
    quando dice:
    "In tal senso l'Europa fu spiritualmente ispirata e formata da gigantesche personalità, come quelli che oggi la Chiesa venera come Patroni d’Europa, San Benedetto da Norcia per la parte est e i Santi Cirillo e Metodio per gli Slavi..."
    stai dimenticando la co-patrona d'Europa: Santa Caterina da Siena!

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    1. Cara Nadia,
      sappiamo bene che i patroni d’Europa sono tanti: San Benedetto, i Santi Cirillo e Metodio, Santa Caterina da Siena, Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) e Santa Ildegarda.
      Ma a me interessava citare coloro che sono i più significativi per esprimere quella che è l’anima dell’Europa cristiana Occidentale ed Orientale.
      D’altra parte, se noi volessimo citare un altro possibile patrono dell’Europa, sia Occidentale che Orientale, potremmo citare San Nicola di Mira, in Turchia, vescovo del III secolo, la cui tomba si trova nella omonima basilica a Bari, gestita dai padri Domenicani, che dirigono un importante Centro Ecumenico Cattolico-Ortodosso. La tomba di San Nicola è meta da sempre di numerosi pellegrinaggi dalla Russia ed è stata visitata di recente dallo stesso Putin, il quale ha regalato al santuario una statua di San Nicola.

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