Dibattito sul Papa Emerito – (2)

 Dibattito sul Papa Emerito – (2)

Mi è gradito pubblicare un articolo del giornalista AMERICO MASCARUCCI, con relativi miei brevi commenti, circa la dibattuta e difficile questione dei fondamenti giuridici, dell’aspetto teologico, della figura morale e spirituale, e dei caratteri istituzionali del Papato Emerito.

 

Articolo di Americo Mascarucci

La vicenda della rinuncia di Benedetto XVI è decisamente intrigante e devo dire ha appassionato anche me. Tuttavia, seppur molte delle tesi portate a supporto della presunta invalidità della Declaratio possono anche essere convincenti e meritevoli di discussione e approfondimento (il che non significa condividerle), due aspetti in particolare mi hanno sempre portato a dubitare della validità dell’intero ragionamento.

Non mi convince l’idea che Benedetto possa aver organizzato una falsa rinuncia con una metodologia quasi scientifica, come se fosse stato possibile per lui stabilire già a monte chi sarebbe stato il papa uscito dal conclave. Come se fosse già scritto, o matematicamente certo, che l’eletto sarebbe stato un “prodotto” della cosiddetta “mafia di San Gallo” (ma non era Angelo Scola il grande favorito?). Per quanto un evento possa essere prevedibile, esso non è mai scontato, perché nel calcolo delle probabilità ci sono sempre da considerare le incognite. Ritengo invece molto più credibile ritenere che Benedetto XVI abbia deciso di ritirarsi convinto di lasciare la Chiesa in mani più sicure, visto che lui per l’età avanzata e per una scarsa propensione alla gestione del potere, non si riteneva capace di governare i conflitti interni, gli scontri di potere, gli scandali e le continue fughe di notizie riservate. Del resto se la cosiddetta Mafia di San Gallo era stata già sconfitta nel conclave del 2005, perché mai avrebbe dovuto avere la meglio in quello del 2013?

Perché rappresenta il rahnerismo, che è in crescita. (P. Cavalcoli)

Secondo aspetto: la storia di Ratzinger è una storia di profondo amore per la Chiesa, un amore che si è manifestato chiaramente e coerentemente durante e dopo il Concilio Vaticano II. Il giovane Ratzinger, entrato in Concilio come innovatore e per certi versi modernista sulle orme di De Lubac, von Balthasar e altri, comprese perfettamente il pericolo rappresentato dalle svolte progressiste di Karl Rahner, Hans Kung, Suenens, e divenne un fautore di quell’ermeneutica della continuità che interpreta il Vaticano II in perfetta continuità con la storia e la tradizione della Chiesa.

Bisogna distinguere modernismo da progressismo. Il modernismo è un movimento ereticale, che continua il modernismo condannato da San Pio X. Il progressismo è una corrente ecclesiale del tutto ortodossa, che sottolinea l’importanza nella Chiesa del fattore di progresso di rinnovamento.

La sua azione è stata sempre rivolta a coniugare tradizione ed innovazione, come sta a testimoniare il suo operato di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e di pontefice; con il motu proprio Summorum Pontificum sul rito tridentino ad esaltare proprio quell’ermeneutica della continuità del Concilio di cui è oggi forse il massimo esponente vivente. Possibile che proprio lui possa essersi reso poi protagonista di un gesto così clamoroso, destinato a far precipitare la Chiesa nel caos, lacerando il mondo cattolico e addirittura ingenerando confusione nel popolo di Dio? Perché se davvero lui ha finto di rinunciare aprendo la strada all’avvento di un falso papa, come potrebbe essergli perdonato un simile inganno con tutte le conseguenze nefaste che di fatto ne deriverebbero?

La tesi delle finte dimissioni è talmente scriteriata, che non è neanche da prendere in considerazione, se non fosse che ha qualche seguito. Per questo ne ho trattato con i miei lettori e con Cionci.

Ciò premesso, è però vero che i sostenitori dell’invalidità della Declaratio possono portare avanti le loro convinzioni anche grazie ad una certa “ambiguità” del papa emerito e all’interpretazione di alcuni gesti o segni che effettivamente potrebbero trarre in inganno. Perché mantenere la talare bianca? Davvero credibile che lo abbia fatto soltanto perché non aveva più quella da cardinale? Perché ha sempre detto “il papa è uno” ma senza mai specificare “il papa è Francesco”?

Quando ha detto che il Papa è uno, è evidente che si riferiva al Papa regnante, Papa Francesco. Lo sanno tutti che Papa Benedetto ha fatto professione di obbedienza a Papa Francesco, mentre questi lo considera Papa emerito.

In ultimo: davvero Benedetto è all’oscuro dell’esistenza di cattolici che stanno sostenendo da tempo che le sue dimissioni sarebbero invalide, che lui è tuttora l’unico papa regnante e che Bergoglio altro non è che un antipapa? Che la Chiesa sarebbe governata da un impostore, da un eretico, e che dunque le messe celebrate in comunione con Papa Francesco sarebbero di fatto sacrileghe? E perché non mette la parola fine a tutto ciò dicendo chiaramente che sono sciocchezze, che lui ha rinunciato validamente, che Francesco è l’unico papa e che quindi tutta la Chiesa deve stare in comunione con lui? È così difficile dire una parola chiara e definitiva su questo?

E’così evidente la falsità di tutte quelle dicerie diffuse da gente rancorosa o scismatica o squilibrata, che non vale la pena di smentire. Tutte queste voci maligne non fanno che arrecare dolore a Papa Benedetto.

Eppure di occasioni ne ha avute tante, e le dichiarazioni rilasciate in questi anni a biografi accreditati o giornalisti amici, sono state puntualmente utilizzate dai sostenitori dell’invalidità proprio per dare più forza alla tesi, fino a sostenere l’esistenza di un “codice Ratzinger” attraverso il quale l’emerito farebbe capire al mondo che il papa è ancora lui. E allora è lecito domandarsi perché mai Ratzinger non batta un colpo, proprio lui che oggi rischia di essere nella Chiesa elemento di confusione, discordia, lacerazione. “Il vostro parlare sia si si, no no” dice Gesù. E allora parli Benedetto e metta fine a tutto questo.

Papa Benedetto, a causa della salute indebolita, fatica a parlare. Del resto, coloro che sostengono la tesi che Benedetto è il vero Papa sono così ostinati ed arroganti, che anche rispondendo ai loro attacchi non si ottiene nulla.

 

Americo Mascarucci – giornalista

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 4 gennaio 2022


E' lecito domandarsi perché mai Ratzinger non batta un colpo, proprio lui che oggi rischia di essere nella Chiesa elemento di confusione, discordia, lacerazione. “Il vostro parlare sia si si, no no” dice Gesù. E allora parli Benedetto e metta fine a tutto questo.

Papa Benedetto, a causa della salute indebolita, fatica a parlare. Del resto, coloro che sostengono la tesi che Benedetto è il vero Papa sono così ostinati ed arroganti, che anche rispondendo ai loro attacchi non si ottiene nulla.

Immagine da internet

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