Dibattito sul Papa Emerito

Dibattito sul Papa Emerito

Mi è gradito pubblicare gli interventi di tre Lettori, con relative mie risposte, circa la dibattuta e difficile questione dei fondamenti giuridici, dell’aspetto teologico, della figura morale e spirituale, e dei caratteri istituzionali del Papato Emerito.

1 Lettore (DPP) – Blog

1 Lettore (DPP) – Blog Non condivido il fatto della divisione del munus e ministerium nel papa. In un vescovo qualunque ciò è possibile. Va in pensione non esercita il ministero ma resta sempre vescovo. Lo stesso in che è insignito di un qualunque grado dell'ordine. Nel papa non è possibile in quanto si diventa papa per elezione cardinalizia e non con un sacramento. Che Benedetto possa essere chiamato papa emerito, mi sta bene del resto è vescovo emerito di Roma e il vescovo di Roma è il papa.

Mi chiedo: Un papa ha l'autorità di tenere per sé il munus e condere ad altri il ministerium? Il munus pietrino viene dato da Dio in vista del ministero. Una volta che il ministero è dato ad altri, il munus si perde. e questo perché non è possibile che vi siano due papi contemporaneamente. Il termine di "papa emerito" non significa che Benedetto XVI sia ancora papa. Spero e credo che su questo si faccia chiarezza al più presto.

Caro Lettore,

innanzitutto la distinzione tra munus e ministerium l’ha fatta lo stesso Papa Benedetto nella Declaratio, in quanto ha detto che lui conserva il munus papale, cioè rimane Papa, ma rinuncia al ministerium, cioè all’esercizio dell’ufficio petrino. Quanto a Papa Francesco, è evidente che se ha il ministerium, ha anche il munus, perché per esercitare il ministerium occorre il munus, come a dire che per fare il Papa bisogna essere il Papa. Infatti, attualmente l’unico Papa in esercizio è Papa Francesco, e in questo senso si può dire che Papa Francesco sia l’unico Papa e non sono due.

Per quanto riguarda l’ufficio episcopale, la cosa è diversa perché l’ufficio episcopale o c’è o non c’è. Quindi, se per esempio il vescovo di Bologna dà le dimissioni, egli non è più vescovo di Bologna. È vero che è chiamato vescovo emerito, ma non nello stesso senso in cui è chiamato emerito il Papa dimissionario. Infatti, a differenza del vescovo dimissionario, il Papa dimissionario resta vescovo di Roma, anche se non esercita l’ufficio, il quale viene trasmesso al nuovo Papa.

È vero che il vescovo dimissionario resta sempre vescovo, ma non è più vescovo di quella diocesi, che egli non governa più. Invece il Papa, resta Papa, anche se non governa più la Chiesa, cioè non agisce più da Papa.

È vero che il Papa è Papa in forza di una elezione. Però il chiarimento che ci ha dato Benedetto, circa la permanenza del munus papale, ci induce a pensare che l’essere Papa abbia un effettivo legame necessario col sacramento dell’Ordine. Come infatti si dice: “Tu es sacerdos in aeternum”, così Papa Benedetto, dicendo che egli sarà Papa per sempre, è come se avesse detto: “Tu es Papa in aeternum”. Infatti, ogni Papa è Pietro. Pietro è una figura eterna.

Se Benedetto, ancora con l’autorità apostolica, ha detto nella Declaratio che egli conserva il munus, non c’è da porsi la domanda se poteva farlo. Se infatti l’ha fatto, con la sua autorità di Papa, vuol dire che poteva farlo.

Per quanto riguarda il ministerium non è che Papa Benedetto lo abbia concesso a Papa Francesco, ma semplicemente Papa Benedetto ha dato le dimissioni, dopodiché in un conclave legittimo è stato eletto il Successore di Papa Benedetto, che è Papa Francesco. Quindi sia Papa Benedetto che Papa Francesco hanno il munus papale, ma soltanto Papa Francesco ha il ministerium papale.

Una volta che il ministerium è dato ad un altro Successore di Pietro, il Papa dimissionario, cioè Papa emerito, non ha affatto perduto il munus, perché egli stesso, come ho detto sopra, ha affermato di mantenerlo. In paradiso nessun Papa conserva il ministerium, ma solamente il munus di Papa. Papa Benedetto ci ha rivelato questo aspetto del Papato, che finora non conoscevamo, che aggiunge una nuova luce alla gloria del Papato.

Papa Benedetto ci ha fatto capire che in realtà possono esistere contemporaneamente due Papi, in quanto entrambi conservano il munus. Se invece consideriamo il ministerium, allora il Papa è uno solo, ed è Papa Francesco.

2) Lettore (DPP) - Blog

La ringrazio per la risposta anche se non la condivido. Sono andato a rileggere la "declaratio" della rinuncia e mi pare che Benedetto XVI non faccia alcun cenno al munus ma parli solo di ministerium a cui stava rinunciando. Sicuramente perché munus e ministerium nel papa sono inscindibili.

 

Il munus pietrino credo che consista nel primato e nell'infallibilità e non può che essere presente solamente in una sola persona e questa è il papa che esercita il ministero. Di Pietro ce n'è uno solo e non due contemporaneamente e questo per autorità divina. Chi si dimette dall'essere papa perde il ministero e anche il munus perché, come ho detto, papa si diventa per elezione e accettazione dell'eletto e non con un sacramento specifico.

 

Il papa non ha un "carattere" indelebile specifico di papa come lo ha il battezzato o l'insignito dell'Ordine Sacro. Ha un titolo specifico, "Papa", che può mantenere anche dopo la rinuncia. Difatti di papa Benedetto XVI ce n'è uno solo, come di Francesco I ce n'è uno solo. Quindi insigniti del titolo di papa ce ne possono essere anche più di uno. Ma di papa in quanto tale ce n'è uno solo. Per cui a me non dispiace il titolo di papa emerito.

 

Dire che Benedetto mantenga il munus papale insieme a Francesco credo che possa alimentare le farneticazioni eretiche di Minutella e di Cionci e incrementare il numero degli aderenti a quella che può ormai essere chiamata la loro setta. Ho letto proprio adesso l'intervista fatta su Vatican Insider fatta al vescovo mons. Sciacca il 16 agosto 2016 e credo che su questo argomento sia molto illuminante. Ogni bene nel Signore.

Caro Lettore,

se una persona si attribuisce un titolo, affinchè questa persona non sia un millantatore, bisogna che questo titolo abbia un fondamento reale, sennò si tratta di una pura parola o eventualmente di una espressione scherzosa. Se Papa Benedetto si attribuisce il titolo di Papa, vuol dire che è veramente Papa. Ma Papa, come? Papa che non governa.

Quindi, bisogna ammettere una distinzione tra l’essere Papa e fare il Papa. Per questo io insisto nel sostenere la distinzione tra munus (essere Papa) e ministerium (fare il Papa). Perché insisto su questa tesi? Su che cosa mi baso? Su questa dichiarazione di Papa Benedetto XVI:

Bene conscius sum hoc munus secundum suam essentiam spiritualem non solum agendo et loquendo exsequi debere, sed non minus patiendo et orando.  

… qui ultimis mensibus in me modo tali minuitur, ut incapacitatem meam ad ministerium mihi commissum bene administrandum agnoscere debeam.

Cf. https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/la/speeches/2013/february/documents/hf_ben-xvi_spe_20130211_declaratio.html

Papa Benedetto parla di una “essenza spirituale” (munus secundum suam essentiam spiritualem) del Papato, dove si vede chiaramente che il munus (cioè l’essere Papa), può essere esercitato in due modi: come Papa emerito patiendo et orando e come Papa regnante o governante (cioè fare il Papa) agendo et loquendo.

Per quanto riguarda la seconda frase, è evidente che il termine ministerium si riferisce al fare il Papa, ossia al governo della Chiesa, ciò che sta facendo Papa Francesco. In questo senso il Papa è uno solo. Ma se noi consideriamo il munus, dobbiamo ammettere che effettivamente i Papi sono due: uno che esercita e l’altro che non esercita.

Per quanto riguarda le parole di Mons. Sciacca è evidente che egli si riferisce al ministerium, e allora è logico che non ci possono essere due Papi che svolgono assieme il ministerium, e quindi non ci può essere un Papato condiviso. Tuttavia esiste il munus, che è l’essenza del Papato, che può come non può esercitare il ministero del Papato.

Cf. https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2016/08/16/news/sciacca-non-puo-esistere-un-papato-condiviso-1.34821300

 

 3) Lettore (LN) – Facebook

È una posizione basata su cavilli giuridici di diritto canonico. Penso che Papa Benedetto dovrebbe chiarire e sistemare la sua rinuncia. Papa Francesco è un papa legittimo malgrado le ambiguità del suo pontificato. Il Signore conosce le sue vie.

Caro Lettore,

la figura del Papa emerito non è affatto un cavillo giuridico, ma è una nuova figura giuridica, fondata sull'insegnamento di Papa Benedetto XVI, così come e emerge dalla Declaratio.

Quindi la questione, che adesso si pone e che è all'esame dei canonisti, è quella di elaborare un progetto per definire le mansioni proprie del Papa emerito, in rapporto al Papa regnante. Tale progetto sarà poi sottoposto al vaglio e al giudizio definitivo del Sommo Pontefice. Dopo di che questa nuova figura entrerà nel Diritto Canonico.

 

Penso che l'invenzione del Papa emerito sia un errore, una novità di cui non si sentiva il bisogno. Anche l'istituzione dei vescovi emeriti è qualcosa di incomprensibile. Una chiesa dovrebbe avere un solo vescovo, e non tre quattro emeriti.

 

La Chiesa rappresenta la sposa per il vescovo, e se un vescovo diventa vecchio, non dovrebbe essere dimesso e chiamato uno più giovane. Immaginiamo una moglie che cambia marito perché non più giovane. Almeno giuridicamente che venga nominato vescovo di una nuova diocesi anche solo titolare.

 

Giovanni Paolo II tenne il suo pontificato fino alla fine dei suoi giorni, lo stesso papa Leone XIII. Se un papa decide di abdicare dovrebbe non essere più considerato né papa né emerito e ritornare ad essere cardinale, non vestire di bianco, e nemmeno firmarsi come pontefice. Questa novità introdotta da Benedetto XVI ha creato molta confusione, e la visione dei due papi, quasi a riprendere le visioni di Fatima è sconcertante. Due papi è una cosa assurda, perché di papi ce n'è solo uno e non due di cui uno emerito.

 

Questa situazione ha comportato anche la produzione di teorie complottiste, si parla di sede Impedita, di codice Ratzinger e di altre montature peggio di alcune fantasie di Dan Brown. E Questo aggrava lo smarrimento dei fedeli a volte anche scandalizzandoli, perché non bastano le ambiguità di alcune parole di Papa Francesco e anche di certi comportamenti molto opinabili, ma questa situazione si va ad aggiungere a questa situazione surreale. Sappiamo e non è un dogma, un papa non è per sempre, speriamo che dopo questi due incidenti di percorso si possa ritornare alla normalità a cui per secoli siamo stati abituati.

 

Caro Lettore,

Papa Benedetto, con la sua distinzione fra Papa che esercita il ministero (ministerium) e Papa al quale resta solo il munus papale, ovvero il Papa emerito, ci ha mostrato che l'esser Papa è qualcosa di più grande e più ricco di quanto fino ad allora si era pensato, ossia non si tratta di un semplice ufficio, ma di uno stato di vita che permane anche se l'ufficio non viene più esercitato. Per questo, il Papa che dà le dimissioni non cessa di essere Papa, come si era creduto fino ad adesso, ma resta Papa: Papa emerito. Pensi ad un medico o a un avvocato che cessano dall'attività per limiti di età: non esercitano più la professione, ma mantengono il titolo.

È vero che il Papato è un carisma per il quale chi lo possiede ne può fruire fino alla morte. E di fatto i Papi fino ad adesso hanno cercato di svolgere il loro ufficio fino all'ultimo respiro o, allorchè proprio non ce la facevano più, in pratica erano sostituiti, ma figuravano essere sempre loro a governare la Chiesa. 

Ci si domanda però oggi perchè questa finzione. Occorre cioè ricordare che anche il Papato, per quanto sia un ufficio soprannaturale quanti altri mai, ha tuttavia anche una base umana, la quale decade inesorabilmente, nonostante l'assistenza dello Spirito Santo.

Fino a Benedetto XVI i Papi hanno sempre pensato di dover esercitare l'ufficio fino alla morte confidando nell'assistenza dello Spirito Santo. Ma con Benedetto la Chiesa ha adesso preso miglior coscienza della base umana, deperibile e corruttibile del Papato, per cui non si può chiedere a un povero essere umano, indebolito dall'età e da varie vicende, più di quello che può dare, fosse pure il Papa. Ma il bello è che mentre un Vescovo che lascia il governo della diocesi, cessa di essere Vescovo di quella diocesi e il suo esser stato vescovo di essa è solo un ricordo, il Papa emerito resta Papa per sempre, pur non agendo più come Papa.

Questo vuol dire che l'incarico di governare una diocesi non è come quello di governare la Chiesa. Il Vescovo che lascia il governo della diocesi di Bologna, non è più Vescovo di Bologna, ma solo ex, e vien detto "emerito", ma non nello stesso senso nel quale un Papa vien detto emerito. Infatti il Papa che lascia l'ufficio di Vescovo di Roma, è ancora Vescovo di Roma, anche se non esercita più il ministerium corrispondente. La questione che oggi è aperta è la seguente: quali sono precisamente le mansioni o funzioni proprie del Papa emerito? È quello che i canonisti stanno studiando per preparare la nuova figura di Papa emerito da inserire nel Diritto Canonico.

 

4) Lettore

Caro padre, sappiamo che lei sostiene una tesi originale sul Papa emerito, dove Benedetto è Papa a riposo e Francesco è Papa attivo, e che questa novità sarebbe stata posta da Benedetto XVI come «un apporto definitivo per la comprensione dell’essenza del pontificato».

Caro Lettore,

La ringrazio per questa domanda circa la questione del Papa emerito. Mi hanno colpito in modo particolare queste parole riferite a Papa Benedetto: “Egli parla del Papato emerito come una «costruzione» con la quale ha «cercato […] di creare una situazione in cui diventare assolutamente inaccessibile e in cui sia chiaro che c’è un solo papa»”. Inoltre queste parole dello stesso Papa: «Ho cercato con la figura del “papa emerito” di creare una situazione in cui diventare assolutamente inaccessibile e in cui sia chiaro che c’è un solo papa».

 

Cf.  http://www.luigiaccattoli.it/blog/benedictus-dixit-il-papa-emerito-e-come-un-vescovo-emerito/ - del 10 maggio 2020

Nel Papa emerito «permane un compito spirituale e di servizio verso quella sede episcopale, da svolgere nel Signore, in un coinvolgimento orante». In lui la «paternità spirituale rimane, mentre muta l’insieme dei diritti e dei doveri». «Non è difficile vedere come questa dinamica della successione possa applicarsi anche a un vescovo emerito».

Non mi pare che queste parole mi obblighino a mutare la mia interpretazione del papato emerito come esplicitazione dogmatica dell’essenza dell’ufficio petrino. La distinzione fra munus, essere Papa e ministerium, fare il Papa è stabilita dallo stesso Papa Benedetto nella Declaratio delle dimissioni: mantiene il munus e rinuncia al ministerium. Una cosa che sarà da chiarire sarà quali possono essere i motivi validi per dare le dimissioni. Un motivo può essere quello dell’infermità mentale o della malattia grave. Un altro, quello addotto da Pio XII dello stato di prigionìa o comunque di necessità. Altro motivo è stato quello dell’insufficiente o inadeguata forza psicofisica, addotto da Benedetto.

Indubbiamente qui Papa Benedetto porta delle ragioni pratiche, di convenienza, per evitare, a quanto sembra, di attirare troppo l’attenzione come ex-Papa; ma nella Declaratio, che è il documento che fa testo, appare evidente che Benedetto fa un’affermazione di principio, che io chiamerei «dogmatica» non certo perché egli voglia definire un dogma, ma perché io, come teologo dogmatico, rintraccio qui la possibilità un domani, di elevarla a dogma.

Infatti Benedetto, parlando nella Declaratio del munus papale che egli continua a possedere, per cui continua a considerarsi Papa, seppure emerito, lo chiama «essenza spirituale» del Papato. Per questo Benedetto col concetto di emeritato ci chiarisce che cosa è il Papa. Ora l’essere o essenza del Papato è evidentemente un dato di fede: «tu es Petrus».

Papa Francesco si esprime con modestia, come se volesse esprimere una sua opinione personale; ma la materia della quale tratta, l’essenza del Papato, è di fede. Per questo dobbiamo andare al di là del suo modo di esprimersi per tener conto di quello che dice, che è materia dottrinale, attinente all’essenza del Papato, seppure nella sua configurazione giuridica. Bisogna allora tener presente che ciò che per il diritto canonico è «istituzione» può essere istituzione divina, corrispondente in dogmatica a materia di fede. Ed è proprio questo il caso, perchè il Papato è appunto di istituzione divina.

Lo stesso Papa Benedetto nella Declaratio presenta l’emeritato come possibile derivazione dall’essenza del Papato. Infatti nella descrizione che egli fa della mansione che egli riserva per sé come Papa dimissionario, è evidentemente implicita la figura del Papa emerito, anche se nella Declaratio la parola non ricorre.

Da come si esprime Benedetto nella Declaratio il Papa dimissionario resta Papa, ossia mantiene il possesso del munus, che costituisce l’essenza del Papato. Non si tratta dunque per nulla di un puro titolo o di un puro nome o di un puro ricordo, ma c’è una res a fondamento del titolo ed è l’essere veramente Papa, anche se non governa più la Chiesa.

Il «legame spirituale» è quello che lega il Papa emerito a quello regnante. È chiaro d'altra parte che una sede episcopale può avere un solo detentore. Ciò non toglie però che essendoci due Papi, uno emerito e uno regnante, vi siano due Vescovi di Roma, dato che il Papa è Vescovo di Roma. Ma Benedetto chiaramente si riferisce al Vescovo di Roma in esercizio o in servizio, non a quello a riposo. Ed è chiaro che questo non può essere che uno solo.

P. Giovanni Cavalcoli, op

Fontanellato 22 dicembre 2021

 

Papa Francesco si esprime con modestia, come se volesse esprimere una sua opinione personale;

ma la materia della quale tratta, l’essenza del Papato, è di fede.

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10 commenti:

  1. Mi scusi ma questa rinuncia parziale nella declaratio, dove la trova?
    Il Papa sta descrivendo i vari modi in cui si esercita il munus petrino, è ovvio che la preghiera come la sofferenza per il Papa sono correlate alla sua grazia di stato che il Papa può perdere in virtù della rinuncia al suo ufficio. Non c'è nessun carattere, ne la possibilità di frazionare l'ufficio di Pietro (al massimo si può essere come San Paolo, intimamente legato a San Pietro e a Roma). BXVI stesso dice che non ci sono due Papi, anche perché questo sarebbe contrario alla funzione unificatrice del primato di giurisdizione petrino. Il titolo di Papa emerito, invece è eminentemente onorifico, come quello di professore emerito, come un saggio (orante) cui può rivolgersi il Papa regnante (come lo ha peraltro indicato Papa Francesco). Ho postato un link in un altro commento, su una proposta canonica sull'emeritato se le può interessare.

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    1. Caro Armando,
      io ho parlato a proposito di Papa Benedetto di una rinuncia al ministerium, ossia all’esercizio del governo della Chiesa. Per quanto riguarda il munus, nella Declaratio Papa Benedetto lo ha riferito all’essenza del papato, il quale si può esercitare in due modi: con la preghiera e con la sofferenza, e questa è la modalità che Benedetto ha riservato a sé; mentre l’altro modo è la parola e l’azione, ossia il governo della Chiesa, che attualmente esercita Papa Francesco.
      Questo significa che Benedetto non ha rinunciato al munus, ma non solo, in altra sede egli ha dichiarato di essere Papa per sempre. Naturalmente Papa che conserva il munus, ma che non esercita più il ministerium essendo stato legittimamente affidato dal Collegio cardinalizio a Papa Francesco.
      La distinzione fatta da Benedetto non fraziona l’ufficio petrino, ma distingue in esso il semplice essere Papa (munus) dal fare il Papa (ministerium).
      Quando Benedetto ha detto che non ci sono due Papi, non si è riferito al munus, ma al ministerium. Infatti, il ministerium è esercitato solamente da Papa Francesco, mentre, per quanto riguarda il munus, abbiamo effettivamente due Papi: il Papa emerito, che è Benedetto, e il Papa regnante, che è Francesco.
      Il titolo di Papa emerito non è solo onorifico, ma rappresenta il fatto che Benedetto è realmente Papa, perché egli stesso si è designato come Papa, benchè non regnante, ossia Papa emerito.

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    2. Quindi mi sta dicendo che quando Papa Francesco prega o patisce per la Chiesa non lo fa da Papa, in quanto Benedetto lo ha riservato per sè? e poi anche questo pregare non fa parte del ministero, ossia l'esercizio del Papato? perchè se ne fa parte anche secondo lei deve essere un esercizio del solo Papa Francesco. Se invece non ne facesse parte, significherebbe che non è intimamente legato all'essenza e alla funzione del Papa "ufficio dal Signore concesso singolarmente (e sottolineo singolarmente) a Pietro, il primo degli Apostoli, e da trasmettersi ai suoi successori", che rimarrebbe solo una potestà di governo, per cui non sarebbe rilevante. Da quello che dice BXVI credo che per lui faccia proprio parte del ministero, addirittura dei modi di esercitare l'ufficio papale, infatti casomai l'essere Papa verrebbe prima. Non a caso ne parla nella descrizione delle funzioni prima di rinunciare a essere e esercitare l'ufficio di Vescovo di Roma. Per quanto riguarda l'emerito, pur non potendo avere alcun incarico, la speciale relazione avuta con la Sede Apostolica e l'esperienza da Papa costituiscono certamente caratteristiche che permettono una vicinanza e un ruolo, magari con riferimento al solo governo come il Presidente Napolitano, ma come preghiera e come vita ascetica si potrebbe scorgere qualcosa di speciale (anche se non sovrapponibile co una spiritualità relazionata allo status attuale di Papa). Su questo sarebbe interessante approfondire, anche perchè il Papa emerito mi sembra stia facendo vita monastica. Le giro un link
      https://www.progettocanonicosederomana.com/
      Le auguro un Nuovo Inizio nella Pace di Cristo (in cui sicuramente è già, e più di me)

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    3. Caro Armando,
      Innanzitutto è ovvio che anche Papa Francesco soffre e prega. Siccome il soffrire e il pregare rientra nella vita di tutti noi cristiani, questi momenti dello spirito non caratterizzano affatto il ministerium (ministero) papale, che quindi è riservato a Papa Francesco, ministerium al quale Papa Benedetto, nella Declaratio, annuncia esplicitamente di voler rinunciare, mentre definisce, seppur in modo generico, questo ministero come “agire e parlare”.
      È chiaro altresì che, se Francesco esercita il ministero, dato che è il ministero del Papa, questo ministero si fonda sul munus, cioè sull’essere Papa, mentre Benedetto è Papa senza esercitare il ministero.
      Ringrazio per l’augurio e la ricordo nella preghiera.
      Per quanto riguarda l’emeritato, cioè Papa emerito, la invito a leggere questa intervista:
      Da : Blog di Luigi Accattoli - articolo del 10 maggio 2020:
      http://www.luigiaccattoli.it/blog/benedictus-dixit-il-papa-emerito-e-come-un-vescovo-emerito/

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    4. Ringrazio per l’augurio e la ricordo nella preghiera.
      Per quanto riguarda l’emeritato, cioè Papa emerito, la invito a leggere questa intervista:

      Non è pura finzione. Che cos’è un vescovo emerito o un Papa emerito? Questa parola “emerito” significava ch’egli non era più un attivo detentore di una sede episcopale, ma aveva con essa la particolare relazione che spetta a uno che già ne fu detentore. Da un lato quella qualifica rispondeva all’esigenza di segnalare la sua relazione con una vera diocesi senza farne un secondo vescovo di quella diocesi. La parola “emerito” significava che aveva rinunciato completamente al suo ufficio ma il legame spirituale con quella che era stata la sua sede era ora riconosciuto anche nel titolo che veniva legittimamente ad assumere. Mentre, in generale, una sede titolare comporta una pura finzione giuridica, con il titolo di emerito si segnala una particolare relazione con una sede nella quale si è svolto il lavoro di una vita. Questa relazione con una sede precedente, che è esistita nella realtà fino ad ora, ma che ora perdura al di fuori da ogni valenza legale, è il nuovo significato di “emerito” che ha trovato forma dopo il Vaticano II. Non comporta alcuna partecipazione alla concreta realtà canonica del ministero episcopale, ma segnala come il legame spirituale possa avere una sua realtà. Quindi non ci sono due vescovi, ma permane un compito spirituale e di servizio verso quella sede episcopale, da svolgere nel Signore, in un coinvolgimento orante.
      Così facevano i contadini bavaresi. Ma questo vale anche per il Papa? Non è chiaro il motivo per cui questa figura giuridica non debba essere applicata anche al vescovo di Roma. In questa formula convivono due elementi: la cessazione da ogni concreta potestà canonica, e la permanenza – sia pure nascosta – di un legame spirituale. Proprio questa forma giuridico-spirituale esclude qualsiasi illazione di compresenza di due papi: una sede episcopale può avere un solo detentore. Allo stesso tempo essa segnala un legame spirituale che in nessun modo può essere cancellato. Sono massimamente grato al Signore che l’attenzione gentile e cordiale di Papa Francesco nei miei confronti consenta di mettere in pratica questa idea. In passato si era obiettato alla possibilità di rinuncia di un vescovo chiamando in causa il fatto che egli è un padre e che alla paternità non si può rinunciare. In questa argomentazione c’è qualcosa di giusto e qualcosa di sbagliato. Certo un padre rimane un padre e le implicazioni umane e spirituali della paternità durano fino alla morte. Ma la paternità non è solo ontologica, è anche funzionale. C’è l’avvicendamento delle generazioni nel quale il padre rinuncia alla sua posizione legale, non ha più la patria potestas e, al momento giusto, consegna il comando al figlio. Trovo bene espresso questo avvicendamento nel modo in cui l’attuavano i contadini della Baviera. Era la cosiddetta consegna del comando, fattualmente rappresentata da una semplice casa che si trovava accanto al grande cortile: il padre “consegnava” la proprietà al figlio, si trasferiva dalla grande residenza contadina alla piccola casa e riceveva anche una dotazione di beni materiali (cibo, denaro, e simili). Ciò garantiva sia la sua indipendenza materiale sia il trasferimento del comando al figlio. Tutto ciò viene a significare che la paternità spirituale rimane, mentre muta l’insieme dei diritti e dei doveri. Non è difficile vedere come questa dinamica della successione possa applicarsi anche a un vescovo emerito.
      Da : Blog di Luigi Accattoli - articolo del 10 maggio 2020:
      http://www.luigiaccattoli.it/blog/benedictus-dixit-il-papa-emerito-e-come-un-vescovo-emerito/

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  2. Sono perfettamente d'accordo con Armando, anche se con p. Giovanni abbiamo la certezza che il papa è Francesco. Ho sempre detto che la questione dei due papi non richieda solo il diritto canonico, ma richiami la teologia in quanto, per diritto divino, di papa ce ne deve essere uno solo. Per questo, necessita un intervento della massima autorità, che sia il papa o la congregazione non ha importanza. Capisco che adesso non è il momento più opportuno, ma certamente ci sarà quando il o i protagonisti di questa nuova situazione passeranno a vita migliore. Oggi, mentre noi discutiamo fraternamente su questo argomento, la sfida più insidiosa che dobbiamo combattere e fare fronte comune, viene non solo dai Minutella e i loro accoliti (Cionci e compagnia), ma anche dai vari interventi del filolefebvriani di mons. Viganò. Costui non si limita, più o meno legittimamente, a criticare il motu proprio T. C., ma anche lancia discredito sul Vat. II, sui papi, da Gv. XXIII, e sopratutto quello che mi fa soffrire di più disprezza la S. Messa N.O. La Messa, che sia V.O. o N.O., è la Messa della Chiesa e quindi di Cristo e degli apostoli. Facendo leva sul suo status di vescovo, sta seminando confusione, scandalo e sospetti nelle persone più ingenue e spreparate, anche tra i miei parrocchiani, con grande nocumento per S. Chiesa di Dio. La scelta di entrare nella Fraternità di S. Pio X non l'ha fatta. Chissà: forse vorrà mettersi a capo di tanti "passatisti" che non gravitano tra i lefebvriani e formare un'altra comunità scismatica?

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    1. Caro Don Pietro Paolo,
      concordo con le sue osservazioni e condivido le sue preoccupazioni. Non c'è dubbio che al momento opportuno il Papa dovrà prendere posizione sullo status giuridico di Papa emerito:1. sulle sue mansioni specifiche, 2. sul rapporto col Papa regnante e 3. con la Chiesa. 4. Quali attività pastorali gli sono concesse. 5. Valore dei suoi pronunciamenti dottrinali. 6. La residenza. 7. Le uscite. 8. Le udienze. 9. I rapporti col Collegio cardinalizio e a Curia Romana.

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  3. Grazie molto interessante, per come la esprime BXVI la posizione è corretta, per me, legame spirituale speciale va benissimo, è la distinzione tra munus e ministerium (oltre al fatto che la sua rinuncia è completa) che mi sembra non possibile, né disponibile da qualunque autorità umana, e mi ricorda le dispute (illogiche per me, prima che infondate) tra successione materiale e formale dei Papi (tesi di Cassicianum). Grazie degli auguri e condivido anch'io la posizione di Don Pietro e Paolo
    Armando

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    1. Caro Armando,
      la distinzione tra munus e ministerium è il presupposto di ciò che ha fatto Papa Benedetto dando le dimissioni e cioè restare Papa senza esercitare l’ufficio petrino. Questo atto è stato compiuto nell’esercizio pieno del potere pontificio, in conformità al corrispondente canone 332§2 del Diritto Canonico.
      Ciò vuol dire che la separazione tra munus e ministerium è perfettamente disponibile, ma naturalmente in base a quello che è il carisma pontificio.

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  4. Buonasera,
    la rinuncia è fatta al ministerium di Vescovo di Roma. BXVI non poteva rinunciare al munus episcopale. Tuttavia detto ministerium coincide con l'ufficio munus e ministerium di Papa. Ora cosa rimane dopo la rinuncia? Probabilmente una nuova dimensione differente sia da quella precedente che da quella successiva all'accettazione dell'elezione pontificia, una sorta di legame mistico con la Chiesa universale Se si vuole chiamare questo aspetto munus (in maniera differente però dal carattere sacerdotale o episcopale) si può definire munus spirituale, magari; cioè il suo munus di Vescovo così come caratterizzato dalla qualità di Papa già e non più esercitata, anche se ciò potrebbe portare molti equivoci con sè.

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