Dialogo tra Francesco e Cirillo a proposito della guerra in Ucraina

Dialogo tra Francesco e Cirillo 

a proposito della guerra in Ucraina

F - Caro Cirillo, vorrei parlarti,

C - Che c’è, Francesco?

F - Vorrei tornare su quello che ti ho detto di recente e vorrei parlarti francamente, da fratello a fratello in Cristo.

C - Parla

F - In tuoi recenti discorsi hai condannato vizi esistenti nella Chiesa cattolica in Europa e non posso in ciò non essere d’accordo con te: ma mi stupisce che non hai avuto parole di biasimo per i bombardamenti russi delle città ucraine.

C - Nei miei discorsi non ho mancato di esecrare le sofferenze provocate dalla guerra e ho chiesto a Dio il dono della pace.

F - È vero, ma sei stato troppo generico. Dovevi disapprovare apertamente l’azione di Putin.

C - Era implicito nella mia condanna della guerra. D’altra parte noi Russi da otto anni soffriamo per i crimini commessi dagli antirussi nel Donbass. Del resto, tu stesso, fratello, non ha mai nominato Putin. Si condanna il peccato, ma occorre aver rispetto per il peccatore. E poi Putin in fin dei conti, è il Presidente della Federazione Russa. Molti qui da noi sono con lui. Chi offende Putin offende il popolo russo che lo ha eletto Presidente. Da voi c’è chi presenta Putin come un mostro. Questo non va bene. E Putin sa bene che io, col disapprovare la guerra, disapprovo implicitamente anche la sua invasione dell’Ucraina con gli orrori che oggi stanno avvenendo, benchè qualche scusante Putin ce l’abbia. Noi Russi siamo esasperati per la guerra civile nel Donbass, che ha fatto 14000 morti.

F - Io disapprovo quanto gli antirussi hanno fatto nel Donbass, ma disapprovo anche l’invasione dell’Ucraina. Io disapprovo tutte le guerre.

C - Ma, caro fratello, allora sciogliamo le forze armate di tutti gli Stati del mondo! Ti pare una prospettiva realizzabile?

F - Non dico questo! Io stesso ha fatto diversi discorsi alle forze armate e alle forze dell’ordine. L’espressione che non mi piace è «guerra giusta». La guerra è un male. Può esistere un male giusto?

C - È vero, fratello; la Bibbia dà un senso negativo alla parola guerra, tanto è vero che nell’era messianica non ci saranno più guerre.

F - Esatto: è quello che voglio dire io. Allora saremo tutti veramente fratelli, uniti nell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

C – Sono pienamente d’accordo. Noi ortodossi russi sappiamo bene ed apprezziamo quanto anche voi Latini, apprezzate ed amate: la sacrosanta, adorabile ed ineffabile divina Triade, creatrice del mondo e degli angeli, fonte inesauribile di ogni bene terreno e celeste nell’armonia e nella pace e divinizzatrice dell’uomo redento dal sangue di Cristo.

F – Sì, caro fratello, siamo uniti in ciò che conta di più; il Dio trinitario; e noi cattolici e voi ortodossi ci attendiamo dalla Santissima Trinità il dono messianico della pace, quella vera ed eterna pace, che solo Cristo ci sa donare.

C – Ebbene, caro fratello, continuiamo in questa santa e benedetta comunione fraterna nella contemplazione e nell’adorazione dell’augustissimo Mistero, trovando in Esso il principio e la fonte di ogni giustizia, riconciliazione e pace nei cuori e tra i popoli.

F - A questo proposito, caro fratello, colgo l’occasione per ricordarti altre cose belle e fatti consolanti e incoraggianti, che, come cristiani, abbiamo nella nostra comune memoria storica, pegno di grazie future. Tu sai quanto i Romani Pontefici, i Papi di Roma, come li chiamate voi, dopo il decreto Unitatis redintegratio, del Concilio Vaticano II, abbiano in stima la tradizione e la spiritualità ortodosse. Ricorderai che San Paolo VI e il Patriarca di Costantinopoli Atenagora si tolsero reciprocamente le scomuniche del 1054. In particolare, saprai, fratello, quanto il mio venerato Predecessore San Giovanni Paolo II, ci teneva a quelli che egli chiamava i «due polmoni dell’Europa».

C - Oh, certamente, Giovanni Paolo era slavo come noi Russi e per questo non poteva non essere sensibile a questi valori. Qui in Russia e in Ucraina c’è stata molta soddisfazione quando il vostro Papa ha commemorato nel 1988 il battesimo della Russia di Kiev ad opera del santissimo Principe San Vladimiro. Per questo noi Russi facciamo parte integrante dell’Europa, in quanto essa è stata fondata ed edificata dal cristianesimo. Come ha detto bene il tuo santo Predecessore, noi Russi siamo il polmone destro dell’Europa, benché sia Russia anche la Siberia.

Ma voglio ricordarti alcuni fatti storici molto importanti per spiegare il sorgere di questi due «polmoni». Saprai che, essendo l’Impero Romano caduto nel 454, il Patriarca di Costantinopoli, nel 1054, separatosi da un tuo Predecessore a causa del Filioque, fece sì che Costantinopoli diventasse la seconda Roma, dato che lì continuavano a funzionare gli Imperatori bizantini.

Ma con la caduta dell’Impero d’Oriente, nel 1454, fu chiaro che anche la seconda Roma era caduta. Ecco che allora il Patriarcato di Mosca, che collaborava ormai da tre secoli con la potenza in espansione dei Prìncipi di Mosca, quelli che noi chiamiamo «zar», ritenne nel 1589 di potersi proclamare come la «Terza Roma».

Quanto al Patriarcato di Kiev, sorto nel sec. XII, esso, derivato dal Patriarcato di Costantinopoli, fu all’origine del Patriarcato di Mosca, sicchè noi Russi ci siamo sempre sentiti particolarmente uniti agli Ucraini, sia per motivi nazionali che per motivi religiosi, dato che gli Ucraini prima di noi furono chiamati «russi», e poi perché noi Russi siamo a loro grati perchè il cristianesimo è arrivato da noi grazie a loro.

Infatti i Principi di Mosca, dopo aver sconfitto i tartari, a partire dal sec. XIV, erano riusciti a mettersi nel nome di Dio alla guida del popolo russo. Per questo nel 1589 il Patriarcato di Mosca cominciò a ritenersi collaboratore dello Zar nella presidenza della Chiesa ortodossa russa e nella sua opera evangelizzatrice, che raggiunse altri paesi, come la Lituania, l’Estonia, la Lettonia, la Bielorussia, la Siberia, l’Uzbekistan, il Kazakistan e la Mongolia.

Per questo, caro fratello, a noi Russi dispiace moltissimo l’ostilità che parte della popolazione ucraina ha assunto nei nostri confronti e dell’ortodossia, una parte influenzata da cattivi influssi occidentali. Peraltro, come sai, una piccola parte del popolo ucraino, è cattolica. Ma purtroppo da alcuni secoli, da quando nel ‘600 molti ortodossi passarono da voi, quelli che voi chiamate «uniati», c’è sempre stata una forte frizione fra le due Chiese.

Il maggior responsabile nel ‘600 di quel passaggio di ortodossi alla Chiesa cattolica, fu, come sai bene, quel vescovo di Polotzk, Giosafat, che voi avete fatto santo, ma che per molti ortodossi ucraini è un traditore. Da allora l’Ucraina è stata dolorosamente divisa tra occidente ed oriente. E questa è una delle cause della presente guerra. In Ucraina l’ecumenismo non è mai esistito. E oggi viene visto addirittura come fumo negli occhi, perché cattolici ed ortodossi si accusano a vicenda di aver provocato l’invasione punitrice russa.

Rievocando questi fatti storici, caro fratello, sono giunto ad alcune conclusioni, che vorrei comunicarti in via confidenziale per avere anche un tuo parere e un consiglio, perché la tua condotta e il tuo insegnamento mi ispirano fiducia. Mi ha colpito il fatto che se da una parte disapprovi l’invasione dell’Ucraina, dall’altra ti sei opposto all’aumento delle spese militari. Come a dire che i Russi devono persuadersi da soli che stanno sbagliando e ritirare dall’Ucraina le loro forze, senza esservi costretti da un intervento della NATO.

Mi è piaciuta anche la tua invocazione alla Madonna di Fatima. Tu sai quanta venerazione noi ortodossi abbiamo per la Santissima Madre di Dio, la Panaghìa. Sappiamo quanto è diffusa fra voi la bellissima icona della Madonna di Vladimir, la Madonna della Tenerezza, Protettrice di tutte le Russie. Ha lo sguardo teneramente triste, ma il divino Bambino la consola con una carezza.

Noi Russi purtroppo ci lasciamo prendere dalla violenza e a volte anche dalla crudeltà. Pensa a Ivan il Terribile, pensa a Stalin. È rimasto un po’ di sangue tartaro nelle nostre vene. Ma abbiamo anche una grande capacità di sopportazione. Pensa solo al dover sopportare la rigidezza del clima. E siamo capaci anche di grande tenerezza, quella tenerezza di Dio che ti piace tanto.

Ma vengo a ciò che mi angustia. Mi sto accorgendo degli errori della nostra Chiesa ortodossa nei secoli fino ad oggi. Li riassumo in alcuni punti, logicamente collegati fra di loro. Abbiamo cominciato nel 1054 col negare che lo Spirito Santo procede dal Figlio. Così abbiamo diminuito il potere spirituale del Figlio. Da qui il rifiuto del tuo carisma petrino, che ti ha donato Cristo. Conseguenza: il venir meno dell’unità della Chiesa.

Questo rifiuto ha avuto per conseguenza che noi ortodossi non abbiamo conosciuto quel progresso dogmatico che avete avuto voi sotto la guida dei Papi e dei Concili. Siamo un po’ simili ai vostri lefevriani: il nuovo non ci rallegra ma ci mette in sospetto, come se rinnegasse l’antico. La unica nostra preoccupazione è conservare senza cambiare e senza togliere e aggiungere. Ho provato a leggere i documenti dl vostro Concilio Vaticano II. Mi sono piaciuti, aprono sì nuove prospettive, ma non in contraddizione con i Santi Padri.

Inoltre noi ortodossi non siamo una Chiesa, ma un insieme di Chiese locali, perché non facciamo tutti capo, come voi cattolici, ad un unico pastore rappresentante di Cristo, che sei tu. Da qui nasce il grave problema di trovare un altro principio umano di ordine ed unità, per evitare la dispersione e i particolarismi.

Di fatto risulta che, col pretesto dell’autocefalìa, siamo in continuo contrasto o dissidio tra di noi, facili agli scismi e al disordine, incapaci di radunare un Concilio panortodosso, perché c’è sempre qualche Chiesa che non vuol partecipare. In tal modo abbiamo finito per far capo a un principio nazionale o al governo politico di turno.

Nel ricordo degli Imperatori bizantini zelanti per l’ortodossìa, abbiamo sempre pensato che l’autorevolezza e il prestigio di una Chiesa fosse legato all’importanza del potere politico insediato in quella città, che fosse anche sede del patriarcato. Ma abbiamo avuto amarissime delusioni, soprattutto quando, con la Rivoluzione del 1917, andò al potere un regime ateo ed antireligioso. Noi ortodossi dobbiamo essere grati alla coppia Wojtyla-Casaroli, se, non senza l’intercessione della Madonna, l’Unione Sovietica si sciolse nel 1991 e tornò la libertà religiosa.

Viceversa, avremmo dovuto accorgerci che il Papato è sempre restato in una Roma, la quale è stata ed è di assai secondaria importanza politica rispetto ad altre grandi metropoli del mondo come Parigi, Londra, Berlino, Madrid, New York o Buenos Aires, New Dehli o Il Cairo.

Ho capito inoltre che la negazione della processione dello Spirito Santo dal Figlio indebolisce l’azione dello Spirito di Cristo nell’etica personale e sociale. in particolare il rapporto dello spirito con la carne e con la realtà esterna. Noi ortodossi, come sapete voi Latini, abbiamo una grande devozione per lo Spirito Santo, ma ci fermiamo alla sua processione dal Padre e non valorizziamo la processione dal Figlio.

Ora la processione dal Padre, presente già nell’Antico Testamento, è l’afflusso dei doni ascetici, profetici e carismatici, mentre dallo Spirito del Figlio provengono i doni relativi all’umanità del Figlio, regolatori, quindi, non solo dei sacramenti, che anche noi accettiamo, ma della gerarchia dei valori umani e morali, con particolare riferimento al rapporto nell’uomo dell’anima col corpo, dello spirito con la carne e con la realtà sociale esterna.

Vien meno la sintesi, nella distinzione, tra materia e spirito, per cui facilmente si oscilla fra due estremi opposti, per esempio fra la rigidezza e il lassismo sessuale, oppure fra l’individualismo o il comunismo in campo sociale. In campo sessuale passiamo dal rigorismo dualista antifemminista del Monte Athos, dove abbiamo il monastero di San Pantelemone, a certe sette erotiche, come per esempio quella dei Clisty, alla quale apparteneva Rasputin[1], il quale corruppe la corte dello Zar Nicola II, facendola precipitare nel baratro della Rivoluzione.

Ecco, caro Francesco, ti ho aperto tutto il mio cuore, ti ho manifestato le mie preoccupazioni, le mie sofferenze, i miei ripensamenti. Dimmi una parola.

F – Caro fratello, sono commosso per la fiducia che mi mostri in simili delicatissimi argomenti. Debbo dirti che come tu provi ammirazione per me, io la provo per te. Hai toccato temi profondi, estremamente importanti, ed ammiro la tua sincerità, la tua umiltà, la tua onestà. Mi sento intimorito davanti a te, perché vedo che sei un grande teologo, mentre io non sono che un pastore. Del resto, dovevo aspettarmi discorsi così profondi, se penso alla tua omelia del 6 marzo scorso, quando hai parlato di «conflitto metafisico», per riferirti alla presente guerra.

Ti confesso che io ho un po’ di difficoltà a parlare di metafisica, anzi non ne parlo mai, perché non sono uno speculativo come te. Questo non vuol dire che non ne abbia rispetto, come ne hanno avuto i miei Predecessori, soprattutto per quella di San Tommaso d’Aquino.

Quando ero studente di teologia in Germania buttai giù per iscritto una breve sintesi, dove raccoglievo le mie idee, senza alcuna pretesa di scientificità, su ciò che avevo imparato dai miei insegnanti con alcune mie considerazioni personali. I miei confratelli Gesuiti della Civiltà Cattolica hanno avuto la bontà di pubblicare questo scritto.

E ora vengo alla tua situazione spirituale, degna della massima considerazione. Non mi addentro nel difficile tema del Filioque. Resto comunque ammirato di come hai una visione sintetica della situazione dottrinale, sociale e storica della vostra Chiesa.

Quello che tu dici mi incoraggia a continuare con te il dialogo ecumenico, giacchè, come ti ho fatto capire nella comunicazione video cha abbiamo avuto qualche settimana fa, nella tua omelia del 6 marzo mi eri parso troppo debole nel condannare l’invasione dell’Ucraina.

Adesso invece scopro in questa tua apertura d’animo una ricchezza di umanità e di cultura, che francamente non sospettavo. Comprendi come è una grande gioia vedere come sei penetrato nella pienezza del Vangelo e ne ringrazio il Signore. Hai recuperato ciò che i tuoi predecessori ortodossi avevano perduto, abbiamo ricostituito l’unione incrinata a causa della sciagurata frattura del 1054.

In questa circostanza della guerra il diavolo ha tentato di dividerci; ma noi, con la forza dello Spirito Santo, abbiamo stretto maggiormente i vincoli benedetti della fraternità e ci siamo ancor più uniti. Dio ci chiama ad agire assieme per la cessazione di questa guerra vergognosa e sacrilega, vergognosa per i peccati che si commettono tra fratelli e fratelli, tra cristiani e cristiani, soprattutto i più deboli ed indifesi, e sacrilega per l’offesa a quella sacra immagine di Dio che è l’uomo.

Indubbiamente è affidata istituzionalmente all’ONU la responsabilità di supremo giudice di pace e di operare per sedare ed estinguere questo obbrobrioso conflitto che disonora l’umanità, svolgendo una sapiente opera di mediazione e servendosi di tutti i mediatori che si offrono da qualunque parte essi vengano, per affrontare gli aspetti più squisitamente di sua competenza, militari, umanitari, politici, giuridici ed economici.

Tuttavia, tu dici bene che questa guerra ha delle cause profonde, metafisiche, come tu dici, io direi spirituali, che però è la stessa cosa. E chi è più abilitato ad agire nel mondo dello spirito, del sacerdote? Chi ha il potere di togliere il peccato e donare la grazia del sacerdote? Chi può indicare meglio del sacerdote al via per trovare la pace di Cristo? Quale consolazione migliore per le sofferenze della guerra di quella offerta sacerdote?

Siamo pastori, caro Cirillo, ministri di Cristo, io col mio gregge e tu col tuo. Ma il mio gregge e il tuo sono di Cristo.  I due greggi vivranno assieme nella pace nella misura in cui noi due saremo soggetti al nostro comune Pastore, Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli.

C – Amen. Grazie, Padre santo

F - Scambiamoci un abbraccio di pace

Si abbracciano

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 29 marzo 2022.

Immagine da Internet

[1] Cf Edvard Radzinskij, Rasputin. La vera storia di un contadino che segnò la fine di un Impero, Mondadori, Milano 2000.


3 commenti:

  1. Padre Cavalcoli,
    Sono io molto ingenua se chiedo se questo è un dialogo immaginato da lei? O forse Francesco e Cirillo hanno parlato così chiaramente?
    Grazie.

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    1. Cara Filomena,
      chiaramente il dialogo me lo sono immaginato io, però facendo riferimento a fatti reali e interpretando la condotta sia del Papa che di Cirillo. Nello stesso tempo ho voluto esprimere il mio voto che il loro colloquio possa servire alla pace.
      Infine ho immaginato quello che il Concilio attende e cioè l’ingresso nella piena comunione cattolica da parte dei fratelli ortodossi.

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    2. Ottimo articolo, ottimo dialogo, esemplare ed istruttivo per il Papa e il Patriarca (speriamo che un giorno possano leggerlo), e le sue ottime intenzioni, Padre.
      Grazie.

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