Della stessa sostanza del Padre
Riflessioni sul dogma cristologico di Nicea
per una nuova evangelizzazione
Terza Parte (3/4)
La sorpresa
del Concilio di Nicea
Ma
ciò che sorprende di più ancor oggi è l’idea che i Padri ebbero, per esprimere
la divinità di Cristo, di accantonare l’uso pur così alla mano del termine
«divinità» (theòtes), che sarà usato
dal Concilio di Calcedonia, e di evitare addirittura le espressioni di San Paolo
«en morfè Theù yparcon», sussistendo in forma di Dio (Fil 2,6) ed «einai isa
Theù» (ibid.), essere uguale a Dio, preferendo ricorrere ad un neologismo, un’espressione
di loro conio, assolutamente inaudita, homoùsios,
per designare la divinità di Cristo. Infatti si tratta di una parola composta,
dove il primo termine, omos, che vuol
dire «lo stesso», «il medesimo», «identico». Ma il secondo termine usios non esisteva nel vocabolario
greco.
Di fatto poi
l’espressione resterà nel Simbolo della fede, ma a nessuno nelle attività
catechetiche verrà in mente di annunciare che Gesù è omoùsios al Padre, se non per collegarsi al dogma niceno. Ma ci
sono altre espressioni per significare la divinità di Cristo, come il chiamarLo
Signore o degno di adorazione, oppure si parlerà sempre semplicemente della
divinità di Cristo o si dirà che Gesù è Dio, Figlio del Padre.
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Ciò che sorprende di più ancor oggi è
l’idea che i Padri ebbero, per esprimere la divinità di Cristo, di accantonare
l’uso pur così alla mano del termine «divinità» (theòtes), che sarà usato dal
Concilio di Calcedonia, e di evitare addirittura le espressioni di San Paolo
«en morfè Theù yparcon», sussistendo in forma di Dio (Fil 2,6) ed «einai isa
Theù» (ibid.), essere uguale a Dio, preferendo ricorrere ad un neologismo, un’espressione
di loro conio, assolutamente inaudita, homoùsios, per designare la divinità di
Cristo. Infatti si tratta di una parola composta, dove il primo termine, omos,
che vuol dire «lo stesso», «il medesimo», «identico». Ma il secondo termine usios
non esisteva nel vocabolario greco.
Noi traduciamo omoùsios con
«consostanziale» o «della stessa sostanza». Potremmo dire che Dio è pura
sostanza sussistente, come ipsum Esse subsistens. Dio non è sostanza atta a
sussistere, come la creatura, che potrebbe anche non sussistere e perire o non
essere, ma sostanza sussistente per essenza. In Lui l’essere non si aggiunge
come nella creatura all’essenza quasi fosse un accidente, ma Egli esiste o
sussiste per essenza e quindi necessariamente, esiste non solo in sé e per sé,
ma anche da sé e a sé.
Che cosa intende il dogma con l’espressione
«sostanza del Padre»? Intende la natura divina del Padre. Quindi Gesù ha la
stessa natura divina del Padre. La persona di Cristo è una sola, la persona del
Figlio, ma le nature restano distinte, ciascuna con le sue proprietà e quindi
non è che, come credeva Eutiche, ripreso da Hegel, in Cristo Dio diventi uomo e
l’uomo diventi Dio.
Il concilio di Nicea distingue in
Gesù il possesso di due nature: Gesù è consustanziale a noi nella natura umana
e consustanziale al Padre nella natura divina. Non fu difficile intendere Gesù
come persona. Fu difficile invece capire che è una persona divina, la persona
del Figlio, mentre la sua umanità sussiste solo grazie alla sussistenza del
Figlio. Diciamo inoltre che Gesù è persona in quanto Figlio, ma non possiamo
dire che sia persona in quanto uomo, per quanto ciò possa sembrare assai
strano. Gesù è uomo, ha una natura umana come tutti noi, ma non è una persona
umana.
Immagini da Internet:
- Battesimo di Gesù, Piero della Francesca
- Resurrezione di Cristo, Bartolomeo di Fruosino