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08 ottobre, 2025

Una discussione su quanto è successo a San Pietro. Il Giubileo degli omosessuali? - Terza Parte (3/3)

 

Una discussione su quanto è successo a San Pietro

Il Giubileo degli omosessuali?

Terza Parte (3/3)

 

Legga invece cosa ha dichiarato il vescovo Athanasius Schneider, dove troverà anche risposta ad altre domande che mi fa (dall’intervista della giornalista Dianne Montagna ...

 

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In un articolo dello stesso Martin su Outreach, egli nega esplicitamente che la Bibbia …  Non so se lei, Padre Giovanni, abbia mai sentito di tali esegesi farneticanti....

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Caro Bruno,

in queste parole del P. Martin è evidente la confusione che egli fa, da una parte tra i divini comandamenti, che sono immutabili, e tra questi c’è la proibizione del peccato di sodomia, e dall’altra certe norme pratiche o giuridiche che corrispondono a stadi superati o arretrati della coscienza morale, ossia comportamenti che, grazie alla successiva diffusione del Vangelo e al progresso morale che esso ha causato da allora ad oggi, sono stati abbandonati e oggi sono addirittura condannati. 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/una-discussione-su-quanto-e-successo_58.html

 

Immagine da Internet

06 ottobre, 2025

Una discussione su quanto è successo a San Pietro. Il Giubileo degli omosessuali? - Prima Parte (1/3)

 

Una discussione su quanto è successo a San Pietro

Il Giubileo degli omosessuali?

Prima Parte (1/3)

 

Ritengo utile ai Lettori pubblicare questa discussione che ho avuto con un Lettore a proposito di quanto è successo, agli inizi di settembre u.s., con l’ingresso di alcuni omosessuali nella Porta Santa in occasione del Giubileo.

Un fatto del genere non si registra, che io sappia, in tutta la storia degli Anni Giubilari dalla loro istituzione. Che cosa pensare di questo avvenimento, che ha suscitato reazioni in tutto il mondo?

Io, insieme con il mio interlocutore, presentiamo ai Lettori un insieme di considerazioni e valutazioni pro e contra che penso siano utili a far riflettere e a dare un giudizio ponderato in comunione con la Chiesa e con Papa Leone XIV.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/una-discussione-su-quanto-e-successo.html

Immagine da Internet

08 maggio, 2025

Della stessa sostanza del Padre - Riflessioni sul dogma cristologico di Nicea per una nuova evangelizzazione - Terza Parte (3/4)

 

Della stessa sostanza del Padre

Riflessioni sul dogma cristologico di Nicea

per una nuova evangelizzazione

 Terza Parte (3/4)

 La sorpresa del Concilio di Nicea

Ma ciò che sorprende di più ancor oggi è l’idea che i Padri ebbero, per esprimere la divinità di Cristo, di accantonare l’uso pur così alla mano del termine «divinità» (theòtes), che sarà usato dal Concilio di Calcedonia, e di evitare addirittura le espressioni di San Paolo «en morfè Theù yparcon», sussistendo in forma di Dio (Fil 2,6) ed «einai isa Theù» (ibid.), essere uguale a Dio, preferendo ricorrere ad un neologismo, un’espressione di loro conio, assolutamente inaudita, homoùsios, per designare la divinità di Cristo. Infatti si tratta di una parola composta, dove il primo termine, omos, che vuol dire «lo stesso», «il medesimo», «identico». Ma il secondo termine usios non esisteva nel vocabolario greco.

Di fatto poi l’espressione resterà nel Simbolo della fede, ma a nessuno nelle attività catechetiche verrà in mente di annunciare che Gesù è omoùsios al Padre, se non per collegarsi al dogma niceno. Ma ci sono altre espressioni per significare la divinità di Cristo, come il chiamarLo Signore o degno di adorazione, oppure si parlerà sempre semplicemente della divinità di Cristo o si dirà che Gesù è Dio, Figlio del Padre.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/della-stessa-sostanza-del-padre_8.html


Ciò che sorprende di più ancor oggi è l’idea che i Padri ebbero, per esprimere la divinità di Cristo, di accantonare l’uso pur così alla mano del termine «divinità» (theòtes), che sarà usato dal Concilio di Calcedonia, e di evitare addirittura le espressioni di San Paolo «en morfè Theù yparcon», sussistendo in forma di Dio (Fil 2,6) ed «einai isa Theù» (ibid.), essere uguale a Dio, preferendo ricorrere ad un neologismo, un’espressione di loro conio, assolutamente inaudita, homoùsios, per designare la divinità di Cristo. Infatti si tratta di una parola composta, dove il primo termine, omos, che vuol dire «lo stesso», «il medesimo», «identico». Ma il secondo termine usios non esisteva nel vocabolario greco.

Noi traduciamo omoùsios con «consostanziale» o «della stessa sostanza». Potremmo dire che Dio è pura sostanza sussistente, come ipsum Esse subsistens. Dio non è sostanza atta a sussistere, come la creatura, che potrebbe anche non sussistere e perire o non essere, ma sostanza sussistente per essenza. In Lui l’essere non si aggiunge come nella creatura all’essenza quasi fosse un accidente, ma Egli esiste o sussiste per essenza e quindi necessariamente, esiste non solo in sé e per sé, ma anche da sé e a sé.


Che cosa intende il dogma con l’espressione «sostanza del Padre»? Intende la natura divina del Padre. Quindi Gesù ha la stessa natura divina del Padre. La persona di Cristo è una sola, la persona del Figlio, ma le nature restano distinte, ciascuna con le sue proprietà e quindi non è che, come credeva Eutiche, ripreso da Hegel, in Cristo Dio diventi uomo e l’uomo diventi Dio.  

Il concilio di Nicea distingue in Gesù il possesso di due nature: Gesù è consustanziale a noi nella natura umana e consustanziale al Padre nella natura divina. Non fu difficile intendere Gesù come persona. Fu difficile invece capire che è una persona divina, la persona del Figlio, mentre la sua umanità sussiste solo grazie alla sussistenza del Figlio. Diciamo inoltre che Gesù è persona in quanto Figlio, ma non possiamo dire che sia persona in quanto uomo, per quanto ciò possa sembrare assai strano. Gesù è uomo, ha una natura umana come tutti noi, ma non è una persona umana.


 Immagini da Internet:

- Battesimo di Gesù, Piero della Francesca
- Resurrezione di Cristo, Bartolomeo di Fruosino

06 maggio, 2025

Della stessa sostanza del Padre - Riflessioni sul dogma cristologico di Nicea per una nuova evangelizzazione - Prima Parte (1/4)

 

Della stessa sostanza del Padre

Riflessioni sul dogma cristologico di Nicea

per una nuova evangelizzazione

 Prima Parte (1/4)

 Alla ricerca di una definizione dell’identità di Cristo

 La prima preoccupazione della Chiesa dopo la presenza terrena di Gesù Cristo, fu quella di chiarire chi fosse Gesù e come definirne la natura e la personalità. Egli infatti aveva dato segni impressionanti di non avere solo poteri umani, ma anche divini, ed aveva affermato di se stesso cose che solo Dio può dire di Se stesso. Molti ne erano scandalizzati pensando che fosse un megalomane, oppure, vedendo la novità del suo insegnamento, pensavano che fosse un ribelle alla legge di Mosè. Ma altri, vedendo i miracoli che faceva, constatando le sue esimie virtù e il bene che faceva al prossimo, pensavano che fosse il Messia promesso dai profeti. Altri ancora, constatando la sua apparente sconfitta e l’insuccesso presso le autorità, pensarono che fosse impossibile che fosse il Messia.

Fu così che nacquero accesi dibattiti su questo argomento riguardante l‘usìa, la natura o essenza di Cristo. Alcuni come Ario, ritenevano che Gesù fosse solo simile, òmoios al Padre, ma ammettere che fosse uguale o identico al Padre nella divinità pareva troppo.

Continua a leggere: 

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/della-stessa-sostanza-del-padre.html


Per poter comprendere e chiarire il significato del dogma niceno, occorre dare la definizione di cinque concetti che prendiamo dalla metafisica:

  1. L’essenza (usìa), che è ciò che una cosa è e risponde alla domanda che cosa è?
  2. La sostanza (hypostasis), che è una natura singola completa atta a sussistere;
  3. La natura (fysis), che è l’ente determinato in quanto principio di attività;
  4. La persona (prosopon), in quanto natura spirituale individuale sussistente;
  5. La sussistenza (yparxis), che è l’essere in sé e non in altro, che è l’atto d’essere proprio della sostanza e della persona.

 

La Chiesa Latina non se la è sentita di imitare l’audacia del greco coniando un termine equivalente nelle varie lingue, per esempio in italiano si potrebbe usare il vocabolo omoùsio. Quanto all’espressione «della stessa sostanza del Padre», sarebbe stato meglio, a mio avviso, dire della stessa natura del Padre. Propriamente, infatti, non esiste una sostanza del Padre, come se il Padre fosse una sostanza o avesse una sostanza. Invece il Padre ha o è una natura divina.

Sbagliato sarebbe invece parlare della stessa essenza del Padre, giacchè è ovvio che Padre e Figlio, in quanto tali, non sono la stessa cosa, ma sono distinti, come avviene del resto anche tra noi. Tra di noi padre e figlio sono della stessa natura umana specifica, ma non individuale. Invece in Dio Padre e Figlio sono della medesima natura divina, che è singolare e individuale, una di numero.

Da notare poi che l’espressione italiana «della stessa sostanza del Padre» non coincide con quella greca «dalla sostanza del Padre». L’italiano mette in luce che il Figlio ha la stessa natura divina del Padre, esprime l’omoùsios. Il greco evidenzia che il Figlio procede dalla medesima natura divina del Padre, e quindi è Dio Figlio da Dio Padre, dove Figlio e Padre ovviamente sono distinti, ma la divinità è la stessa, una di numero, in entrambi.

 
Immagini da Internet:
- Dio Padre, Raffaello
- Santissima Trinità, Guido Reni

24 maggio, 2021

24 maggio – traslazione di san Domenico

24 maggio – traslazione di san Domenico

San Domenico quando fu vicino a morire, manifestando la sua precisa volontà esclamò: “A Dio non piaccia ch’io sia sepolto in altro luogo, che non sia sotto i piedi dei miei frati!”. Fu questa non solo espressione di verace umiltà, ma più ancora di tenero affetto verso i suoi figli, dai quali neppure morto voleva essere separato. Così fu fatto. Ma l’umile tomba, povera e disadorna, in San Niccolò di Bologna, attirava i cuori come celeste calamita, e su di essa si moltiplicavano grazie e miracoli. Allora si pensò di trasportare i preziosi resti in luogo più degno. Questa prima traslazione fu fatta il 24 maggio del 1233, martedì di Pentecoste. Erano presenti molti vescovi, illustri personaggi, il beato Giordano, successore di san Domenico (che ci ha lasciato nel suo Libellus la descrizione dell’evento) e più di trecento frati.

Appena fu smossa la pietra sepolcrale un odore soavissimo cominciò a diffondersi, mentre gli occhi dei figli si bagnavano delle più dolci lacrime. Il sacro corpo fu trasportato in un’apposita cappella e chiuso in un semplice monumento di marmo.

Continua a leggere:

 http://www.domenicani.it/24-maggio-traslazione-san-domenico/



 Questo monumento fu poi superbamente realizzato da Nicola Pisano, arricchito da Niccolò dell’Arca e da Michelangelo Buonarroti, ed è diventato così uno dei più straordinari sepolcri della cristianità.


 

 

 

 Giubileo dell’ottavo centenario della morte di san Domenico.


http://www.domenicani.it/presentazione-del-giubileo-2021/