Il sesso secondo Lutero

 Il sesso secondo Lutero

Lutero alle prese con la concupiscenza

Come si sa, Lutero ritiene che la natura umana, a seguito del peccato originale, sia radicalmente corrotta. Ma per capire bene che cosa egli intende dire, bisogna tener presente che egli, per sua esplicita dichiarazione, distingue nell’uomo la sua natura animale dalla natura razionale. Ciò che è corrotto nell’uomo, per Lutero, è la ragione accecata dalla superbia e dalla stoltezza e la volontà schiava del peccato e della concupiscenza. Le tendenze naturali all’alimentazione ed alla procreazione sono rimaste sane e devono essere soddisfatte. L’uomo non può stare senza mangiare e l’uomo non può stare senza la donna.

La polemica di Lutero contro il voto di castità[1] è dettata pertanto dall’idea che esso è contro natura. Ma a questo punto Lutero confonde la tendenza naturale con la concupiscenza e dice che come è impossibile andare contro natura, così la concupiscenza è invincibile a causa dell’estinzione del libero arbitrio. Pertanto, sostiene Lutero, la pretesa del monaco di praticare l’astinenza sessuale per ottenere una maggiore libertà spirituale, è uno sforzo inutile e innaturale, che rende superbi, frustrati e disperati, come è capitato a lui.

Il giovane monaco Lutero si confessava male. Si attendeva troppo dalla confessione. Si aspettava da essa la forza di vincere la concupiscenza. La speranza, di per sé, è giusta, ma non bisogna avere fretta di liberarsi. Se ogni volta il soggetto constata che, pur mettendocela tutta, ricade sempre nello stesso peccato e non gli pare di progredire, non si deve scoraggiare e soprattutto non deve dubitare dell’efficacia della confessione.

Infatti l’efficacia della confessione consiste semplicemente nel lavare l’anima ogni volta e rifornirla di forze. Se l’anima torna a sporcarsi, la cosa è inevitabile – in questo senso la concupiscenza come tendenza non può essere vinta -, la si lava ancora e così via non sette volte ma settanta volte sette, purchè ogni volta, s’intende, il pentimento sia sincero. Dio non si stanca mai di perdonare, se ogni volta il soggetto si confessa bene.

L’essenziale per avere la coscienza in pace ed essere graditi a Dio è insistere e perseverare nella cura. Dio, per il momento, si accontenta di questo. La progressiva liberazione arriverà, ma il giovane, per il momento, deve sentirsi soddisfatto di questo. Dio non gli chiede di più, perché sa che non ce la farebbe e Dio non c’incolpa per cadute causate non da cattiva volontà, ma da volontà debole, che non è riuscita a resistere alla violenza della passione ed all’attrattiva di un sex-appeal e di un piacere irresistibile.

Non propriamente che la volontà possa essere violentata, perché essa è libera per natura, ma può cedere controvoglia ad una forza psichica contraria prevalente. Nel qual caso la colpa diminuisce, perché diminuisce la forza della deliberazione, anche se la materia del peccato è grave.

Dopo il fatto increscioso il soggetto normale dice a se stesso: se fossi stato pienamente libero di scegliere, non avrei peccato. Invece Lutero diceva a se stesso: vedi che la tua volontà è irrimediabilmente perversa e non riesci a guarirla? Dunque che cosa continui a confessarti a fare?

Il fatto è, purtroppo, che Lutero confondeva la concupiscenza come abito vizioso o tendenza cattiva con la concupiscenza come peccato, come atto cattivo. E allora, siccome la tendenza riappare continuamente, credeva di trovarsi continuamente ed irrimediabilmente in uno stato di peccato, quello che chiamava peccatum permanens.

D’altra parte, la libertà di scelta, per Lutero, non appartiene più all’uomo dopo la caduta originale, sicchè egli non sarebbe più capace di resistere alla concupiscenza, ma essa appare come invincibile.  La liberazione, quindi, non viene dallo sforzo umano, ma solo dallo Spirito Santo. La concupiscenza sessuale, pertanto, che Lutero identifica con la tendenza naturale, va moderata, ma non deve e non può esser soppressa. Nel volerla sopprimere sta, secondo Lutero, l’illusione e la pretesa inutile ed ipocrita del monaco. Ma in realtà, come vedremo, la vera castità religiosa non consiste nella soppressione, ma nella moderazione del piacere sessuale. Il piacere sessuale è come il clima: non dev’essere né troppo caldo né troppo freddo.

Lutero non ha mai capito che cosa è la castità religiosa

Lutero, infatti, leggendo il racconto della creazione, si è accorto che il piacere sessuale è creato da Dio[2] e pertanto, in linea di principio, non c’è alcun peccato a fruirne nella dovuta misura, senza eccedere. Ma anche se questo piacere manca, la natura è privata di un bene essenziale. Tale piacere dev’essere moderato, perché, soprattutto nel giovane, tende ad essere eccessivo e a frenare o a soffocare lo spirito, ma di per sé è buono e serve allo spirito. Per questo non deve e non può essere represso o soppresso o estinto. Se l’aria spirituale diventa irrespirabile, si può dare un taglio netto, con la soppressione totale del piacere. Ma questi interventi drastici non devono essere la regola e vanno adottati solo in casi estremi, perché, come dimostra l’esperienza della psicanalisi, possono provocare processi compensativi di tipo neurotico. Il rigorismo provoca la reazione opposta del lassismo.

Nell’anziano, invece, la forza dell’istinto è molto attenuata, per cui l’anziano non ha difficoltà a moderarsi, a patto che sin dalla gioventù si sia disciplinato. Nel contempo si suppone che l’anziano, soprattutto se religioso, sia giunto ad un alto grado di spiritualità, che non può più esser messo in crisi dalla concupiscenza come avviene nel giovane. Certo, si può dare il caso di vecchi libidinosi, come nell’episodio biblico della casta Susanna. Ma allora questo è il caso di soggetti che non si sono disciplinati in gioventù.

Ma il religioso anziano lungamente esercitato in un’intelligente astinenza dall’atto sessuale, non ha il problema di accordare il piacere spirituale con quello sessuale[3], anzi questo, moderato dalla castità, fa bene al suo spirito e ne favorisce la vitalità. Similmente non abbiamo problemi a parlare a tavola di argomenti spirituali e di gustarli, mentre gustiamo il cibo che stiamo mangiando.

Infatti la differenza fra la castità e la lussuria non sta nel fatto che mentre la prima lo reprime, la seconda lo favorisce, ma nel fatto che mentre il lussurioso cerca il piacere per se stesso senza alcun limite o norma razionale, il casto lo ordina a Dio conforme alla regola e al limite imposti dalla ragione, si tratti del religioso o si tratti dello sposato.

Il religioso anziano e saggio, pertanto, lungamente esercitato nel controllo razionale del piacere e nell’astensione diligente dall’atto sessuale, esperto amante della sapienza (filo-sofia), non ha difficoltà ad accordare e moderare il piacere spirituale con quello sessuale, armonizzando la carne con lo spirito, perché questa è l’originaria volontà di Dio, a meno che non facciamo i platonici o gli origenisti.

Di ciò Lutero non ha capito nulla perché egli aveva presente solo la bollente passione del giovane e non gli è passato per la testa di considerare la condizione psicologica dell’anziano esperto nella sapienza, il quale, preso com’è dai diletti dello spirito, e signore ormai del suo istinto, certo deve continuare a vigilare perché continua a trovarsi nello stato di natura decaduta, ma sperimenta già da adesso quelle primizie dello Spirito, che gli fanno pregustare la conciliazione escatologica dello spirito con la carne.

Il voler estinguere per sempre l’istinto sessuale è impresa votata al fallimento e il credere di averlo spento una volta per tutte con l’esercizio dell’astinenza sessuale è un’illusione dannosa. In ciò Lutero aveva perfettamente ragione. Come infatti ha dimostrato Freud, l’istinto, per sopravvivere si maschera e si sfoga sotto mentite spoglie ed apparenze religiose e spirituali.

Di fatto si capisce da come Lutero parla di se stesso che da giovane monaco fu vittima di un sesso bollente che non riusciva a dominare. Per questo alcuni si domandano perchè allora si è fatto monaco e come ha potuto essere accettato in monastero. Lutero fu preso da un ardente desiderio di unione con Cristo e mantenne questo anelito per tutta la vita. «Afferrare Cristo», come egli diceva. È questo il motivo di fondo che lo spinse a farsi monaco e in questo senso si può dire che egli, anche dopo aver respinto i voti, mantenne per sempre questa fondamentale aspirazione all’unione con Cristo e precisamente, sulla scorta di San Paolo, con Cristo crocifisso. È la sua famosa theologia Crucis.

Ma egli non aveva fatto abbastanza i conti con la sua sensualità, la quale, non disciplinata da studi teologici di impronta occamista, benché da lui repressa all’inizio per alcuni anni, riesplose prepotentemente allorchè egli era già monaco professo. E così scoppiò il dramma, la cui conclusione tutti conosciamo.

Questa amara disavventura, invece di essere per lui occasione per riprendere di buon animo l’impresa, fu per lui occasione e pretesto per convincersi che il voto di castità è una promessa che non può essere mantenuta. Da qui la sua idea che tale voto non entri affatto nella vera prospettiva della perfezione evangelica. Lo spirito può essere coltivato bene ed anzi meglio anche nell’attività sessuale come avviene nel matrimonio.

Lutero aveva capito, alla luce della Scrittura, che non è bene che l’uomo sia solo. Per questo Dio ha creato una creatura simile a lui, ossa delle sue ossa e carne della sua carne, per completare la sua esistenza e per riprodurre insieme con lei il genere umano, la sua donna, alla quale unirsi per formare una sola carne, un’unione indissolubile voluta da Dio, che l’uomo non avrebbe dovuto dividere.

D’altra parte Lutero ha un concetto giusto della perfezione naturale e quindi evangelica. Cioè egli capisce che una potenza o facoltà vitale è perfetta non nel suo semplice esistere senza passare al suo atto. La perfezione non sta nell’astensione o nella repressione del sentire, del piacere o dell’agire, ma al contrario sta nel sentire, nel piacere e nell’agire.

Piacere sessuale e piacere spirituale

Infatti che cosa è il piacere? Il piacere è la quiete e la soddisfazione dell’appetito sensitivo o volontario, della tendenza o del bisogno o del desiderio nel possesso o fruizione del bene perfetto utile, dilettevole od onesto conveniente o proporzionato pienamente raggiunto.

Il piacere è l’effetto dell’agire o la preparazione all’agire naturale. Il piacere inizia col sentire o conoscere il bene bello, vero, buono ed appetibile. Esso ha il suo culmine e la sazietà una volta che l’agente ha compiuto il suo atto o la facoltà o la potenza si è attuata nel conseguimento o nel possesso o nella fruizione del fine che è il bene conosciuto e desiderato all’inizio del processo, bene che per la sua attrattiva o desiderabilità o amabilità o piacevolezza avvia il processo psicologico o morale per il quale l’agente o la facoltà si attua nel conseguimento o compimento del bene.

Che significa il piacere di vedere, di toccare, di udire, di sentire, di gustare, di pensare, di riflettere, di ragionare, di amare? Può essere perfetto un occhio che non vede, un orecchio che non ode, un tatto che non tocca, un intelletto che non intuisce, una ragione che non ragiona, una volontà inerte, un cuore arido che non ama? Il piacere è l’effetto nell’emozione o nella volontà del conseguimento della perfezione raggiunta dalla facoltà esercitata o dalla potenza attuata. 

In base a queste considerazioni Lutero sostiene che la perfezione evangelica non prevede la scelta fatta da alcuni, i quali si ritengono chiamati ad uno stato di vita, superiore, quello religioso, che comporterebbe un seguire Cristo più da vicino mediante la rinuncia al matrimonio e a qualunque uso del sesso.

Al contrario, Lutero sostiene che in base alla naturale reciprocità fra uomo e donna destinati alla propagazione della specie, lo stato matrimoniale è proposto a tutti come realizzazione della perfezione evangelica e non esiste uno stato di vita superiore con la pratica dell’astinenza sessuale. Il sesso è fatto per esprimere l’amore e per procreare. Per Lutero lasciare il sesso inutilizzato e insoddisfatto è come non mangiare e non dormire, è come avere gli occhi e non guardare, l’udito e non sentire, la lingua e non parlare. È ingratitudine ed offesa a Dio creatore del sesso.

Lutero vede l’esortazione all’astinenza sessuale come una falsa interpretazione del Vangelo, che risente del dualismo platonico, del disprezzo del corpo e della sessualità. Non nega l’importanza di disciplinare l’istinto sessuale, ma trova innaturale l’astinenza sessuale. Egli, come è noto, si sposò ed osservò le norme dell’etica coniugale restando fedele alla moglie, che gli dette cinque figli, il cui ultimo discendente morì nel sec. XVIII.

Certo non possiamo esigere da Lutero la moderna consapevolezza della pari dignità dei sessi e della reciprocità spirituale tra uomo e donna. Non percepì la possibilità di un’unione con la donna per generare spiritualmente e non fisicamente. Ma nutrì sempre un sincero amore e rispetto per la moglie, donna energica e buona amministratrice, nella quale egli aveva riposto tutta la sua fiducia.

Il significato della castità religiosa

I passi del Vangelo dove la tradizionale esegesi cattolica vede l’istituzione della vita religiosa, come quello del giovane ricco, del detto di Pietro «non conviene sposarsi», delle parole di Cristo «non a tutti è dato comprendere» e la scelta degli eunuchi per il regno dei cieli, sono interpretati da Lutero semplicemente come invito per alcuni a una più impegnativa sequela, ma niente di più: nessuna rinuncia al matrimonio per un ideale di vita religiosa.

«Non conviene sposarsi», secondo lui, non esprime l’apprezzamento della rinuncia al matrimonio per l’ideale superiore della vita religiosa, ma esprime la ritrosia provata da Pietro, abituato alla prassi del ripudio, davanti all’ideale di matrimonio presentato dal Signore, ideale che Pietro non si sente di abbracciare non in nome di una scelta più alta, ossia la vita religiosa, ma al contrario, perchè gli sembra un ideale toppo alto per le sue abitudini di marito veterotestamentarie.

E Gesù, dal canto suo, dicendo che non tutti possono capire, non si riferisce, secondo Lutero, alla vita religiosa, ma al fatto che non tutti possono capire l’ideale di matrimonio da Lui proposto, a meno che non abbiano fede, una fede che non è di tutti.

Come risolve Lutero il problema della concupiscenza? Egli adotta l‘infelice concezione di Paolo del matrimonio come remedium concupiscentiae: «non riesci a trattenerti? Sposati! Meglio sposarsi che ardere». Lutero avrà detto: questo è proprio il mio caso. Già, ma che cosa ha ottenuto? Paolo col suo consiglio non pare proporre il modo per attenuare il fuoco della concupiscenza, ma lasciar divampare il fuoco spostandolo da fuori a dentro il matrimonio. È vero che il matrimonio contiene una grazia che opera per la guarigione dalla concupiscenza. Ma  forse che l’uomo, anche nel matrimonio, non deve operare continuamente per spegnere questo fuoco, anche con periodi di astinenza?

Occorre raggiungere la giusta temperatura, così da accordare la vita sessuale con la vita spirituale, il piacere sessuale con il piacere spirituale. Bisogna che la temperatura non sia né troppo alta né troppo bassa, perché se è troppo alta la vita spirituale è soffocata; se è toppo bassa la vita spirituale manca del supporto sessuale che – dovutamente moderata - la condiziona e la favorisce e nella quale essa si esprime. La castità coniugale e la castità religiosa svolgono, su due piani, rispettivamente quello procreativo e quello non-procreativo, questa funzione climatica impedendo sia la calura che la frigidità.

Senonchè il concetto di remedium concupiscentiae non suggerisce questa prospettiva equilibrante, ma sembra solo legittimare ciò che fuori del matrimonio è illegittimo. Scarseggia nell’offrire mezzi o espedienti per mettere d’accordo la carne con lo spirito, anche se suggerisce ai due sposi di astenersi ogni tanto per dedicarsi alla preghiera (I Cor 7,5).

S.Paolo paragona il matrimonio addirittura all’unione di Cristo con la Chiesa. Allora dove va finire la concupiscenza? È scomparsa? Sembra passare da un estremo all’altro: dall’erotismo al misticismo. Il paragonare l’amore fra gli sposi all’amore fra Cristo e la Chiesa pare addirittura eccessivo.  Peraltro la dottrina di Paolo sul matrimonio risente del suo farisaismo e non è tra i temi migliori del suo insegnamento. L’espediente efficace, come ha dimostrato la moderna spiritualità coniugale, consiste nello sviluppare il più possibile l’unione spirituale fra i coniugi.

Lutero, dal canto suo, non ha capito la valorizzazione della sessualità nella vita religiosa. Egli, giustamente preoccupato della salvaguardia della coppia umana, si è immaginato che la castità religiosa comporti una specie di ibernazione del piacere sessuale, dimenticando che esso è stato creato da Dio per caratterizzare la relazione fra uomo e donna e la loro opera comune o per la procreazione fisica - matrimonio – o per lo sviluppo e l’educazione spirituale dell’umanità – vita religiosa -.

Lutero non ha capito la possibilità di un’integrazione del piacere sessuale nel piacere spirituale e per conseguenza non ha capito che la migliore armonizzazione tra queste due forme del piacere avviene meglio nella pratica della castità religiosa che nel matrimonio, perché è quella e non questa che prefigura sin da adesso l’unione uomo-donna della futura resurrezione.

Per lui la questione si poneva in questi termini: o accetti il piacere e allora ne diventi schiavo o se vuoi essere libero, devi estinguere totalmente il piacere. Non riuscì mai ad immaginare che sia possibile, col soccorso della grazia, una moderazione ragionevole del piacere a causa della sua idea della corruzione della ragione e della sua teoria della concupiscenza invincibile.

Non riuscì mai a capire la possibilità e il dovere, con l’aiuto di Dio, di mettere assieme, secondo il piano originario ed escatologico della creazione, il piacere sessuale con quello spirituale, cosa che invece corrisponde sia all’ideale del matrimonio che a quello della vita religiosa. Anzi, questa lo realizza meglio, perché è questa e non il matrimonio, che prefigura sin da adesso l’unione escatologica dell’uomo e della donna.

Lutero ha fallito nel risolvere il problema della concupiscenza a causa di un’insufficiente considerazione della donna, vista come creatura inferiore e tentatrice, incapace di spiritualità, utile solo come strumento di piacere o come riproduttrice della specie. Lutero non si è mai accorto della ricchezza spirituale della femminilità e di come il piacere spirituale della comunione uomo-donna possa combinarsi col piacere sessuale della loro unione. Egli non ha mai pensato di chiedere la collaborazione di donne nella predicazione del Vangelo. Qui si è mostrato ancora più arretrato di San Paolo, il quale, pur nel suo antifemminismo, si serviva della collaborazione di donne ed apprezzava la profezia femminile.

Occorre inoltre far presente che la tentazione alla lussuria non consiste nel puro e semplice desiderio del piacere sessuale, ma nel desiderio del piacere fine a se stesso. Infatti il piacere sessuale è finalizzato al piacere spirituale e ne è l’espressione sensibile[4]. Se l’uomo nello sperimentare il piacere della comunione spirituale con la donna modera il medesimo piacere che sorge spontaneamente da quella esperienza, il piacere, ben lungi dall’ostacolare l’unione spirituale, la favorisce e la esprime. Così il sale o il vino in una buona pietanza, purchè non sia eccessivo, la insaporisce e la rende più gradevole.

Un concetto frequente di lussuria la associa ad un’energia sessuale troppo alta, ma esiste anche un’energia troppo bassa, detta frigidità. Si ha vizio della lussuria non solo quando l’energia sessuale è troppo incentivata, ma anche quando è tenuta troppo bassa o addirittura viene soppressa. Sono anche questi tentativi inutili; è come voler spegnere la fame o la sete. In ciò Lutero aveva ragione. Dove sveva torto era nel rifiutare il tono basso motivato dal voto di castità con la conseguente astinenza sessuale.

Tanto l’eccesso che il difetto di tono sessuale danneggiano la vita spirituale, il primo perché la soffoca, il secondo perché la priva della base psichica e quindi la indebolisce. Similmente l’anima separata del defunto non può dare il meglio di se stessa a causa dell’assenza del corpo e quindi del sesso. Nella spiritualità umana lo spirito conferisce al fisico e il fisico conferisce allo spirito.

Lutero peccava quindi di lussuria non per il semplice desiderare il piacere sessuale, cosa del tutto naturale, ma nel desiderarlo in un modo non ragionevole e non ordinato a Dio, in base ad una concezione della donna basata su di una stima insufficiente della sua spiritualità. Il pensiero della Madonna non gli passava neanche per la testa.

Eppure è del tutto normale e conforme alla volontà di Dio che l’esperienza della spiritualità e della bellezza femminile susciti il piacere sessuale, perché l’uomo non è un puro spirito, ma uno spirito incarnato nel sesso. Lutero non è mai stato capace di essere amico e confidente di nessuna donna, ma le ha sempre tenute in disparte e non le ha mai coinvolte nella sua predicazione.

Per lui era inconcepibile che potessero essere maestre di sapienza. Non è mai riuscito a vedere la donna come immagine di Dio e guida verso Dio. Non ha mai conosciuto una Caterina da Siena, non ha mai incontrato, come Dante, una Beatrice. Non è mai riuscito a mettere assieme il pensiero di Dio e col pensiero della donna. La monaca per lui non era una donna libera, ma una donna oppressa e i ingannata dal farisaismo del Papa, perché per Lutero la donna nulla ha a che vedere con la Madonna, ma è colui  che acquieta la concupiscenza della carne. Egli persuase la povera Suor Caterina, donna bella e mondana, insofferente della disciplina monastica, a lasciare il monastero perchè Lutero l’aveva liberata  dalla sua sessualità frustrata e le aveva fatto capire che essa non sarebbe stata felice senza il matrimonio con lui.

Per Lutero il pensare a Dio escludeva il pensare alla donna. Nella donna non vedeva una persona pari a lui, con la quale realizzare un’intima comunione in Dio, una creatura umana, una ianua caeli, che, in piena reciprocità, mostra la presenza di Dio in lei, ma soltanto una persona a lui soggetta, che gli assicurasse una discendenza e gli governasse la casa,  la quale potesse dar soddisfazione alla sua concupiscenza. Così fu per lui Caterina von Bora sua moglie.

Ma che cosa è veramente la castità religiosa?

Bisogna notare che la pratica dell’astinenza sessuale, si tratti di quella laicale o di quella religiosa, ha la sua utilità o necessità solo nello stato presente di natura decaduta, nel quale la concupiscenza è in lotta contro lo spirito, per cui occorre saper rinunciare al piacere per salvaguardare la vita spirituale. La nostra volontà in queste condizioni è debole e spesso, soprattutto nei giovani, la passione è violenta. Da qui la necessaria rinuncia per salvaguardare la libertà dello spirito.

Le cadute possono essere frequenti, ma il soggetto non deve perdersi d’animo e deve combattere vigorosamente contro gli assalti della passione, spegnendo gli incentivi, sventando le insidie, fuggendo le occasioni, incentivando gli impulsi buoni e controllando la sensibilità. Un aiuto indispensabile viene dalla preghiera intesa come costante tenersi alla presenza di Dio. È il pensiero di Dio che tiene lo spirito desto, capace di rinuncia e forte nella lotta, e modera il piacere sessuale assorbendolo nel superiore piacere dello spirito, facendolo ad esso servire e rendendolo espressione sensibile del piacere spirituale.

La rinuncia tuttavia è un espediente temporaneo e di emergenza. La fruizione è invece l’intento originario ed escatologico della volontà di Dio: «Se il tuo occhio ti scandalizza – dice Cristo -, toglilo». Ma se non ci scandalizza, usalo. «Chi guarda una donna per desiderarla – ancora Gesù -, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore». Ma chi la guarda per contemplarne la bellezza, eleva il proprio sguardo a Dio suo creatore. Lo sguardo puro non conosce cosa che non veda nella sua purezza così come è uscita dalle mani di Dio.

Certamente la castità religiosa suppone soggetti bisognosi di una superiore libertà di spirito, soggetti ai quali lo stimolo della carne reca particolare disturbo, sì da arrivare a scegliere un’astinenza totale rinunciando al matrimonio. Ma d’altra parte la grazia del matrimonio non ha il compito di accontentare la concupiscenza, ma quello di ricostruire, per quanto possibile, la purezza edenica e di precorrere quella della finale risurrezione.

Dalla verginità di singolo alla verginità di coppia

Lutero vive nella fase storica di trasformazione della Chiesa medioevale nella Chiesa moderna. Questa trasformazione comporta il sorgere di una visione più umana e più evangelica dell’ideale religioso della verginità. Abbiamo il passaggio dalla spiritualità monastica ed intimistica alla spiritualità fraterna e ecclesiale, vorremmo dire «sinodale»; dalla spiritualità e della verginità di singolo alla spiritualità e verginità di coppia.

Lutero, benchè vissuto nel ‘500, quindi a Medioevo finito, ricorda però qualcosa dell’idea medioevale della spiritualità maschile di singolo, e non riesce a recepire la spiritualità di coppia, che era ormai stata assunta dagli Ordini Mendicanti. In ciò egli non è riformatore, ma arretrato. La donna è totalmente assente tra i collaboratori di Lutero. La sua idea di coppia non ha nulla della reciprocità spirituale uomo-donna, ma è la tradizionale idea della coppia coniugale, oltre a vedere il matrimonio come ideale proposto a tutti.

Per questo, per Lutero Papa Alessandro VI aveva semplicemente fatto capire che l’uomo non può vivere senza l’esercizio del sesso. il Savonarola si scandalizzava del Papa. No, per Lutero Alessandro si era mostrato un vero uomo maschio nel senso biblico, come Abramo e come Davide.

L’ideale della verginità consacrata è nato nel cristianesimo sotto il segno del singolo, del monaco, del solitario, non della coppia, benché il tema della coppia fosse presente nel racconto della creazione. Tuttavia non si era fatto caso che i due racconti della creazione vedono la coppia in due sensi diversi. Il cap.1 la vede come fondazione della famiglia; ma il cap.2 la vede come comunione in Dio («una sola carne»), cosa che implica la reciprocità spirituale non in vista della procreazione fisica, ma in vista della generazione spirituale, tema già escatologico, perché qui l’unione uomo-donna non è più procreativa. Ebbene, il cap.2 è sempre stato lasciato nell’ombra ad esclusivo vantaggio del cap.1. Già San Tommaso, per la verità, parla dell’unione uomo-donna nella risurrezione[5]. Ma c’è voluto San Giovanni Paolo II perché finalmente la Chiesa puntasse decisamente lo sguardo sull’unione escatologica[6].

 Così la coppia fu vista all’inizio solo come principio della comunità familiare. Invece il tema interpretato in chiave di verginità di coppia venne accantonato e ci si ispirò all’ideale monastico probabilmente proveniente dall’oriente, perché nell’Antico Testamento l’ideale monastico è assolutamente ignorato.

Il primo che lo vive è il Battista, la cui scelta eremitica potrebbe aver ricevuto lo spunto dalla comunità di Qumran, che si trovava proprio in quel tempo nei pressi del Mar Morto a poca distanza da dove il Battista viveva. Giovanni ha sempre goduto nella Chiesa di un grandissimo prestigio, essendo stato chiamato da Cristo, come è noto, «il più grande tra i nati di donna». Ma si è lasciato in sordina ciò che Cristo aggiunge e precisa subito dopo e cioè che il «più piccolo nel regno di Dio è più grande di Giovanni Battista». E il regno di Dio comporta appunto la riconciliazione fra l’uomo e la donna e la nuova verginità di coppia di Francesco e Chiara e di Domenico e Diana, coppia che farà il suo exploit con la comparsa nel sec. XIII degli Ordini Mendicanti.

La verginità di singolo ebbe il suo inizio grandioso con i Padri del deserto. Più che dal principio genesiaco «non è bene che l’uomo sia solo», la Chiesa medioevale restò affascinata dalla plotiniana «fuga del solo al Solo»: la contemplazione di Dio nella solitudine[7]. Il rischio era quello del monismo metafisico, dal quale Origene non andò esente.

Di fatto si era davanti alle gigantesche figure dei fondatori del cristianesimo: a cominciare da Gesù stesso e poi Paolo, Giovanni Evangelista e Giovanni Battista erano tutti per la verginità di singolo, niente reciprocità spirituale uomo-donna. Si pensò che la verginità di singolo fosse l’unico modo di realizzare la castità religiosa. In Gesù si sarebbe potuta notare la sua amicizia con Maddalena ampiamente e forse anche eccessivamente ricambiata. Ma nessuno ci fece caso. In compenso ci ha fatto caso oggi Dan Brown, esagerando in modo osceno in senso contrario.

 Tuttavia già nel sec. XIII, con l’avvento dei Domenicani e dei Francescani, l’ideale della verginità abbandonò l’impostazione che fino ad allora aveva dominato sin dai primissimi secoli della Chiesa, e cioè l’ideale della verginità di singolo sulla base della separazione fra l’uomo e la donna e del dominio di quello su questa.

Faceva da presupposto l’antropologia platonica dell’uomo-spirito in lotta contro la materia-corpo. Ciò poteva facilmente congiungersi con una visione monistica della realtà (l’Uno-Tutto), tendente a un panteismo acosmico («esiste solo Dio») e ad una cristologia docetista e monofisita.

Sulla base di questo sfondo metafisico-teologico-antropologico-cosmologico, che trovò la sua espressione estremista ed eretica in Origene, e forse sotto l’influsso del monachesimo buddista, giunto alla comunità di Qumran, il monaco (da monos, uno) appare l’ideale dell’uomo che vive da solo con Dio e basta a se stesso, senza affatto aver bisogno della donna. Anzi la compagnia della donna è fuggita, perché essa stimola la concupiscenza.

L’esempio più eclatante di questa impostazione monastica è la Repubblica monastica del Monte Athos. Ebbene, per quanto il paragone possa essere azzardato e spiccata la differenza, un punto in comune dell’Athos con la spiritualità luterana – eredità agostiniano-platonica – è che sia Lutero che lo stile atonita escludono la donna come socia della evangelizzazione e collaboratrice nell’opera della salvezza e compagna nella vita ecclesiale.

Rilevante invece è la differenza tra le due spiritualità per quanto riguarda il culto mariano: pallido fino alla banalità in Lutero, appare accentuatissimo al Monte Athos. In Lutero la cosa è nota sia a causa della sua incapacità di cogliere i gradi analogici e partecipativi dell’opera redentrice, che ha il suo sommo analogato in Cristo e gli analogati inferiori nei Santi, a cominciare da Maria, sia appunto per la sua poca stima della donna.

Invece l’iperdulia della devozione mariana dell’Athos è indubbiamente lodevole, ma siamo costretti a rilevare che l’evidente antifemminismo dell’Athos stride fortemente con una visione della Madonna astratta, de-femminilizzata e disincarnata, seppur pittoricamente elaboratissima, che appare più come un sublime spirito celeste asessuato, quasi più una dea che non quella compagna, creatura in carne ed ossa, vedendo la quale Adamo esclama pieno di gioia: «ecco finalmente l’osso delle mie ossa e la carne della mia carne!».

Con l’avvento degli Ordini Mendicanti, Domenicano e Francescano, come ha notato giustamente il Padre Chenu, la Chiesa è passata dall’ideale monastico platonico della solitudine con Dio all’ideale evangelico-aristotelico della fraternità in Dio. Dall’eremo alla polis. E in questo clima di comunione umana non poteva non apparire in una luce nuova e più serena il rapporto uomo-donna e non poteva non sorgere un mutamento nella concezione della castità religiosa, da adesso in avanti intesa non tanto come separazione quanto piuttosto come comunione e reciprocità fra uomo e donna.

Dalla spiritualità di singolo si passa alla spiritualità di coppia. Uomo e donna non vivono e non agiscono più ciascuno per conto proprio, ma come coppia. L’uomo non è più concepito come agente singolo, ma come coppia agente. Pensa, vuole, agisce, lavora, soffre, gioisce come coppia. Il luogo dell’azione comune uomo-donna non è più solo la famiglia, ma l’intera società e la Chiesa. Sempre e dovunque assieme.  Non è bene che l’uomo sia solo.

L’ideale monastico ovviamente resta, ed anzi Tommaso d’Aquino continuerà a considerarlo lo stato eccelso della vita cristiana[8]. Tuttavia non è più inteso come solitudine con Dio, quanto piuttosto come primato della contemplazione sull’azione, mentre lo stesso Tommaso, quando espone i gradi di perfezione della vita religiosa ispirata al nuovo ideale della fraternità in Dio e quindi all’ideale di coppia, non esita a dare il primato all’Ordine Domenicano, così come San Bonaventura farà per l’Ordine Francescano, connotandolo col suo ben noto misticismo serafico.

La Chiesa latina con l’età moderna aumenta la distanza dagli scismatici greci, che al Monte Athos, contro l’ingresso di Aristotele tra i latini promosso da Sant’Alberto Magno e San Tommaso, accentueranno la loro impostazione platonico-dionisiana, pur continuando indubbiamente a portare frutti di intensa ed alta spiritualità

Alla ricerca di un nuovo equilibrio

Il nuovo clima più evangelico e più autenticamente cristiano, che sorge nel sec. XIII, più libero sia dall’antifemminismo che dal dualismo platonico, pervade tutti gli aspetti della vita sociale ed ecclesiale, dalla politica alla letteratura, dalla famiglia alla comunità religiosa, dalla filosofia alla teologia, dall’arte alla poesia.

Si pensi solo alla corrente poetica del dolce stil novo e della donna angelicata, nonchè alla coppia Dante-Beatrice. San Bernardo prepara il terreno con la devozione mariana, perché questa esaltazione della donna giustamente avviene nella luce di Maria. I crociati compivano la loro impresa in onore della propria donna, si capisce non nel senso svenevole ed irrazionale del romanticismo, ma nella luce dottrinale della devozione mariana.

Questo è il clima che ha preparato l’oggi. In questi ultimi secoli siamo passati dall’orrore per il piacere sessuale all’adorazione del piacere sessuale, dalla paura della donna all’adulazione della donna. Il sesso disprezzato si è vendicato. Se prima la donna era tenuta alla larga, adesso si fa l’apologia della sodomia. Se prima la perfezione era lo spirito che si separa dalla carne, adesso trionfa la spiritualità di Feuerbach, di Marx, di Freud e di Teilhard de Chardin, dello spirito che emerge dalla carne e dello spirito che non può esistere senza la carne. Se prima la donna era coperta dalla testa ai piedi, adesso trionfa il nudismo.

Il Concilio Vaticano II nella esplicitazione che ne ha dato S. Giovanni Paolo II ha aperto la strada per raggiungere l’equilibrio fra il lassismo e il rigorismo, fra la lussuria e la frigidità, fra il platonismo e l’epicureismo, fra idealismo e materialismo col presentarci la vera, biblica concezione dell’amore fra uomo e donna, senza ingenuità e senza utopie, senza mitizzazioni ed illusioni, ma nel contempo nella consapevolezza che il battesimo fa nascere sin da adesso gli inizi dell’uomo-donna nuovi, figli della resurrezione e ha decretato la fine dell’uomo-donna vecchi schiavi della corruzione e della morte.

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 14 gennaio 2022


 

 

 

L’iperdulia della devozione mariana del Monte Athos è indubbiamente lodevole

 

Il Concilio Vaticano II nella esplicitazione che ne ha dato S. Giovanni Paolo II ha aperto la strada per raggiungere l’equilibrio fra il lassismo e il rigorismo, fra la lussuria e la frigidità, fra il platonismo e l’epicureismo, fra idealismo e materialismo col presentarci la vera, biblica concezione dell’amore fra uomo e donna, senza ingenuità e senza utopie, senza mitizzazioni ed illusioni, ma nel contempo nella consapevolezza che il battesimo fa nascere sin da adesso gli inizi dell’uomo-donna nuovi, figli della resurrezione e ha decretato la fine dell’uomo-donna vecchi schiavi della corruzione e della morte.

 Immagini da internet


[1] Vedi la ricca documentazione al riguardo in Enrico Denifle, Lutero e il luteranesimo nel loro primo sviluppo, Desclée, Lefebvre&C., Roma 1905.

[2] Ecco finalmente l’osso delle mie ossa e la carne della mia carne! Gen 2,23.

[3] Cf il mio articolo La concezione del piacere sensibile in San Tommaso pubblicato in questo blog il 26 aprile 2019.

[4] Questo concetto è stato espresso da San Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae laddove dice che l’unione coniugale esprime l’amore ed incrementa l’amore. Per la prima volta nel magistero della Chiesa è espressa l’idea del primato del valore dell’amore su quello della procreazione, il che non toglie che il fine primario e specifico del matrimonio sia la procreazione. Occorre distinguere nel matrimonio l’unione dal frutto dell’unione. L’amore è più importante del procreare, anche se il procreare mediante l’atto sessuale caratterizza il matrimonio. Ma l’unione resta l’essenziale. Infatti, se la procreazione non c’è, non per questo l’unione è invalidata. Altrimenti dovremmo dire che il matrimonio fra la Madonna e S. Giuseppe non è stato valido.

[5] Cf il mio studio LA CONDIZIONE DELLA SESSUALITA’ UMANA NELLA RESURREZIONE SECONDO San TOMMASO, Sacra Doctrina, 92, pp.21-146; LA RESURREZIONE DELLA SESSUALITA’ SECONDO S.TOMMASO, in Atti dell’VII Congresso Tomistico Internazionale a cura della Pontificia Accademia di San Tommaso, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1982, pp. 207-219.

[6] Cf il mio studio LA RESURREZIONE DEL CORPO, Sacra Doctrina, 1, 1985, pp.81-103.

[7] Testimonianza chiarissima di questa aspirazione ce la dà SANT’Agostino: «Deum et animam scire cupio – Nihil ne plus?  - Nihil omnino», Soliloqui, I, 2,7.

[8] Cf Sum. Theol., I-.II, q.188, a.8.

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