Castità e omosessualità


Castità e omosessualità

La Chiesa sotto attacco

Nella storia della Chiesa non pare che mai, neppure nei periodi di maggior corruzione, essa sia stata provata nei suoi figli tanto quanto lo è oggi nel campo dei temi concernenti l’etica sessuale e la castità. Mai finora il mondo aveva sferrato contro la Chiesa un attacco così violento, sistematico e subdolo ad un tempo, perché abilmente mascherato da speciosi pretesti e dal fascino della bellezza, così da ottenere numerosi seguaci e sostenitori all’interno della Chiesa stessa, tra moralisti, pastori ed educatori e formatori di laici e di sacerdoti. Questo attacco fa leva su di un impulso o interesse, al quale nessuno di noi, se non è un pezzo di ghiaccio, è insensibile o si può sottrarre, perchè è l’istinto stesso dell’amore e della vita: l’istinto sessuale.

 Non si tratta più della vecchia tesi luterana, per la quale la concupiscenza è invincibile, per cui è inutile ed anzi dannoso per la salute psichica lottare contro le tentazioni e tentare di resistere alle seduzioni della carne. Come sappiamo, la tesi luterana è che è meglio cedervi tranquillamente, sapendo che comunque Dio nella sua misericordia è comprensivo e  perdona tutto. 

A maggior ragione, secondo Lutero, il voto di castità è impossibile da attuarsi, crea solo degli ipocriti e dei presuntuosi, che vogliono apparire agli altri quello che non sono, oltre al fatto che secondo Lutero propagare la specie è un sacro dovere di tutti comandato da Dio. Egli però fa riferimento solo al c.1 del Genesi («siate fecondi e moltiplicatevi», 1,28) e non considera il c.2, che non parla di procreazione, ma solo dell’amore («saranno una sola carne», 2,24). 

La novità allarmante di oggi, invece, è una vera e propria colossale campagna mediatica, con applicazioni politiche e sommi guadagni economici, di esaltazione e giustificazione del piacere sessuale fine a se stesso, campagna condotta, quando non prevale la suggestione emotivistica, con argomenti pseudoscientifici o pseudofilosofici, in nome di una falsa libertà, che pretende di assegnare allo spirito umano una creatività sul sesso, che non gli compete, di cambiare le regole e differenze sessuali naturali in nome di un falso concetto della diversità sessuale e per conseguenza di favorire una falsa libertà di scelta del proprio orientamento sessuale, con tutta una serie di capziosi e dannosi sofismi, che hanno un unico scopo e conducono ad un unico risultato: quello di esaltare e sfogare una libertà e felicità sessuali - significativo è il termine gay –, che per la morale tradizionale non è altro che il vizio della lussuria, ossia precisamente la frustrazione della vera libertà e felicità sessuali e cioè  l’esatto contrario della castità, intesa come vera e feconda comunione fra uomo e donna, mediante la moderazione ragionevole dell’istinto sessuale naturale, vera fautrice della felicità sessuale e realizzazione della dignità umana.  

Una cosa da tener presente per capire il senso e la causa del moderno assalto dell’idolatria del sesso alla Chiesa e alla stessa convivenza civile, è che il piacere sessuale può essere scisso dall’esercizio fisiologicamente normale della sessualità, ossia la normale e naturale unione fra l’uomo e la donna, e può essere ricavato da atti aberranti, anormali o innaturali, come la masturbazione, la sodomia, l’incesto, la pedofilia o l’unione con cadaveri (necrofilia) o con animali (bestialità). Ma anche ammesso che non si tratti di atti innaturali o contro natura, ma del normale coito, il piacere può esser tratto da atti fisiologicamente naturali ma moralmente illeciti, come l’adulterio, la prostituzione, la fornicazione, i rapporti prematrimoniali. 

Ora dobbiamo dire con assoluta certezza seguendo una sana antropologia, che lo spirito deve effettivamente padroneggiare e dominare sull’appetito sessuale e non accontentarlo nelle sue tendenze irrazionali, devianti o patologiche, distinguendo le funzioni sessuali dalle disfunzioni, ma senza la pretesa di determinare forme e comportamenti sessuali diversi da quelli naturali, quasi da aggiungerli ad essi, come se questi non bastassero o che l’uomo, come una specie di demiurgo o di mago, avesse facoltà e possibilità di farlo. 

Esiste effettivamente nell’etica sessuale il momento della scelta, scelta del partner, scelta del modo concreto di vivere la propria unione, scelte nel corso della convivenza, scelte educative, scelte economiche, lavorative, politiche, amicali, culturali, sociali, ecclesiali e così via. 

Ma la scelta, se vuole essere felice e gradita a Dio, non può esser fatta ignorando od oltrepassando l’arco delle possibilità prestabilite, previste o prefissate dalla natura umana, espressione della volontà di Colui che ha creato l’uomo e la donna a Sua somiglianza ed ha voluto che fossero una sola carne.

 Uscire deliberatamente ed ostinatamente dall’orizzonte o dai confini della sessualità normale  con ignoranza, sicumera, tracotanza, spavalderia (l’«orgoglio gay») e presunzione, laddove ci si dovrebbe vergognare e ci si dovrebbe fermare con orrore, insultando la virtù della castità e chi la pratica, attratti da un illusorio piacere e da un amore egoistico, che non corrispondono a ciò che il cuore umano naturalmente ed intimamente desidera e per cui è fatto, ossia essere maschio e femmina una sola carne in Dio, non è, come credono i sodomiti, vanto da superuomini o di progressisti, ma vuol dire essere vergognosamente cacciati dal paradiso terrestre, ingannati dal serpente, vuol dire mancare del lume della ragione ed esser sedotti ed oppressi dalla concupiscenza, schiavi della carne e delle tristi conseguenze del peccato originale, ciechi e insensibili alle cose dello spirito e di Dio, miseramente impigliati nei lacci della sensualità e della libidine. Altro che libertà! Altro che felicità! Altro che amore! Stoltezza, superbia, squallore, durezza di cuore, amarezza, confusione di coscienza, disperazione e dannazione finale. 

Meglio Lutero che certi moralisti «cattolici»

Lutero avrà disperato del fatto che nella vita presente possiamo vincere la concupiscenza e per questo ha respinto il voto di castità; sarà stato troppo indulgente nello scusare i peccati carnali suoi e altrui; sarà stato ipocrita nel credere che si possa essere ad un tempo in grazia e in stato di peccato mortale; ma, fedele alla Sacra Scrittura, non si è mai sognato, non dico di giustificare, ma neanche di tollerare il peccato della sodomia, e non ha mai fatto della lussuria una virtù,  giungendo a lodare la stessa Verginità della Madonna.

Sempre basandosi sul racconto biblico della creazione, Lutero percepisce con totale chiarezza e convinzione che Dio ha creato due sessi e solo due sessi, con ben precise e fisse caratteristiche e finalità: il maschio e la femmina, per cui, per quanto egli fosse indipendente nell’interpretazione della Scrittura, tanto è chiaro il testo biblico, rispondente del resto all’esperienza umana più elementare, che non gli passa neppure per l’anticamera del cervello di ipotizzare, come fa il Padre James Martin, che Dio potesse autorizzare la scelta di altri «orientamenti sessuali», come legittime alternative alla coppia maschio-femmina, origine del matrimonio, al quale Lutero credeva fermamente con grande rispetto, come fondamento della famiglia e cellula della società e della Chiesa, benché non lo accettasse come sacramento, ma ciò solo a causa di un’inadeguata idea di sacramento, nel quale non vedeva il segno produttore della grazia da esso significata, ma solo il segno manifestativo della grazia già ricevuta[1].

Lo stesso Lutero, come è noto, visse una vita coniugale morigerata, normale, felice, operosa e feconda, da buon padre e da buon marito, anche se ovviamente è da riprovarsi severamente il sacrilegio compiuto. Egli e sua moglie, la fedele Caterina, erano convinti di obbedire alla volontà di Dio: «crescete e moltiplicatevi».

La confusione del diverso con l’illecito

La scelta morale di fondo in campo sessuale è fra la castità e la lussuria. La prima è la scelta buona e virtuosa, meritevole del premio eterno; la seconda è quella cattiva e viziosa, meritevole della dannazione eterna. 

Occorre tener presente, al riguardo, che la natura umana, maschio e femmina, ha una sua propria struttura fissa, determinata ed immutabile, voluta dal Creatore. Essa precede ed orienta  l’esercizio della nostra volontà,  la quale, quindi, non ha facoltà di plasmarla o mutarla, ma ha il potere e il dovere di realizzarne in infiniti modi diversi le potenzialità e le tendenze. 

Esiste certo una legittima diversità di scelte sessuali, che però non deve supporre la confusione del diverso col patologico, con l’abnorme o con l’illecito, ma che è legittima in quanto resta nell’orizzonte e nei limiti della normalità ed è osservanza della castità. 

Un rapporto sessuale cercato egoisticamente solo per il proprio piacere, con eventuale fecondità fisica ottenuta artificialmente, un rapporto che non esprima la naturale complementarità reciproca fisica e spirituale fra uomo e donna, un rapporto che non esprima una comunione almeno spirituale, vissuta  in  omaggio a Dio, è falsamente chiamato «amore», perché il vero amore tra uomo e donna è incontro volontario ed unione spirituale tra soggetti affini e tra di loro proporzionati e corrispondenti, tali che da essi esca un’opera o un impegno comune per tutta la vita, in tal caso la generazione e l’educazione della prole. 

Certo, in quanto si tratta di due persone umane, l’amore e la fedeltà nelle unioni omosessuali non sono impossibili; ma sono complicate ed ostacolate dalla mancanza di quella reciprocità, fisica e psicologica, che dovrebbe costituirne il fondamento e la normale attuazione.

Le ragioni dell’astinenza sessuale

Nelle religioni, tanto l’astinenza sessuale quanto l’unione sessuale – la cosiddetta «prostituzione sacra» - possono essere segni o condizioni dell’unione con Dio o, come nel primo caso, per significare che Dio è Spirito, indipendente dalla carne - un’eco di ciò nel cristianesimo è la castità consacrata -; oppure per significare, come nel secondo, che l’unione sessuale è creata da Dio e quindi può essere un’espressione del culto divino - un’eco di ciò nel cristianesimo è il concetto paolino del matrimonio come segno dell’unione di Cristo con la Chiesa -.

L’astinenza sessuale, a volte, come nello gnosticismo e in Platone, può sottendere l’idea di un’opposizione irreconciliabile fra spirito e corpo, come tra buono e cattivo, per cui, essendo Dio Spirito, non è visto come creatore, ma come nemico del sesso, visto come origine e principio del male e del peccato, indipendente da Dio o creato, come nel manicheismo, da un dio cattivo. 

Per questo, in quelle concezioni dualistiche, che purtroppo hanno influito sul cristianesimo, inteso l’uomo non come composto di spirito e corpo, ma come puro spirito, risulta che tutto il problema morale si concentra su come vincere le tentazioni della carne e addirittura fare in modo che il desiderio sessuale si estingua del tutto con la morte, per la quale l’anima, finalmente libera dal sesso, perché libera dal corpo, può, senza di esso, godere liberamente e per sempre della visione di Dio.  

È evidente che in questa concezione la prospettiva della resurrezione del corpo è totalmente ignorata e, se viene conosciuta, viene sdegnosamente respinta come la stoltezza di chi aspira a riavere quel corpo, dal quale vengono tutte le tentazioni e che blocca il cammino dell’anima verso Dio.

Ma questo spiritualismo non è così autentico, come a tutta prima potrebbe sembrare. In realtà, questa concezione morale, considerando non lo spirito e la volontà, ma la materia come principio del male e del peccato, finisce per nascondere una sottile e comoda mentalità materialista, che abdica alla responsabilità della volontà, la quale, invece,  per la verità,  è la molla prima del peccato, peccato che quindi non è innanzitutto quello carnale o sessuale, non è la lussuria, ma è il peccato spirituale di superbia e disobbedienza nei confronti della legge e della volontà divina.

D’altra parte, se lo gnosticismo crede a un Dio sì spirituale e immutabile, ma astratto e glaciale, che disprezza il sesso, la concezione etica opposta, ossia l’epicureismo, che rivive oggi nell’edonismo, nel freudismo, nel genderismo e nell’erotismo, adora un Dio affamato di sesso, che non può fare a meno del sesso,  un Dio immerso nella materia, nel mondo e nella storia, un Dio che di spirituale non ha altro che il calcolo dei piaceri. 

È chiaro che qui l’astinenza sessuale, quando c’è, non ha nessun fondamento spirituale e non ha nulla a che vedere con la ricerca di Dio, ma è una semplice convenzione sociale, espediente che assicura buona fama ed onorabilità esteriore, una norma di convenienza o una semplice regola di civile buona educazione, che impedisce di aggredire una bella donna che passa per la strada, ma che poi di nascosto può permettere ogni sfogo della concupiscenza. Anche Freud consiglia ed anzi raccomanda cose del genere, pur lasciando piena libertà di soddisfare alla libido, del resto indomabile, e di godere di nascosto. Si tratta evidentemente di farisaismo allo stato puro.

È chiaro che l’epicureismo, per quanto si picchi di apprezzare un certo piacere spirituale soggettivo, è tutto racchiuso nei piaceri della vita presente, dato che non crede in una vita dell’anima nell’oltretomba, e quindi tanto meno crede nella futura visione celeste di Dio, e dato che non crede neppure nell’immortalità dell’anima. Quindi, nell’epicureismo, se c’è da frenare il desiderio sessuale, ciò non è assolutamente motivato per uno scopo religioso, ma solo da convenzioni sociali o per il piacere che si prova nel frenare la passione.

Se un Rahner, molto vicino in ciò ad Epicuro, parla di «resurrezione», non intende assolutamente riferirsi a un fatto del futuro dopo la morte, perché per lui non c’è un «dopo la morte», ma tutto il rapporto con Dio si risolve nella vita presente, in quanto con la morte tutto l’uomo, anima e corpo, muore e tutto risorge, ma «nella morte», idea piuttosto oscura, che sembra dar valore alla morte in se stessa.

C’è da chiedersi allora: se siamo già risorti adesso, che ne è del presente stato di natura decaduta conseguente al peccato originale? Non c’è più bisogno dell’ascesi e dell’astinenza sessuale per consentire allo spirito di vincere la carne e di elevarsi a Dio? 

E difatti Rahner, troppo preoccupato di sottolineare l’unità di anima e corpo nell’individuo umano, fino quasi a confonderli, anche quando parla della vita religiosa, come per esempio della vocazione ignaziana, non fa mai luce sul voto di castità. La sua antropologia monista e la sua morale liberale, così apparentemente spirituali per non dire mistiche, non danno in realtà un chiaro fondamento e una chiara ragione del voto di castità, perché non possono darlo.

La concezione tradizionale della castità e la nuova prospettiva

La concezione tradizionale della castità batte sulla necessità di reprimere i moti della carne al fine di assicurare la libertà dello spirito, supponendo una permanente insuperabile situazione di conflittualità tra carne e spirito, tra volontà e passione, e tra uomo e donna, perché si resta chiusi nell’orizzonte della natura decaduta. 

Sembra che tutto il problema della felicità sia quello di una graduale ed inesorabile estinzione del desiderio e del piacere sessuali, come se il destino ultimo e la felicità finale dell’uomo fossero racchiusi nel puro spirito, ossia nella condizione dell’anima separata, sia pur fruente della visione beatifica. 

S.Tommaso fa notare che la visione beatifica dell’essenza divina in cielo soddisfa pienamente l’anima; ma manca la felicità corporea[2], perché fino a che non avverrà la resurrezione del corpo, l’anima è priva del suo corpo. Quindi l’uomo in queste condizioni non è completamente felice: «la beatitudine dell’anima dopo la riassunzione del corpo sarà più perfetta di prima», perché  «l’operazione dell’anima congiunta al suo corpo è più perfetta dell’operazione dell’anima separata»[3]

Questo significa che l’atto del senso conferisce alla perfezione dell’atto dello spirito e gli dà la piena perfezione e felicità. E per converso, l’atto dello spirito si completa nell’atto del senso. Ora, Tommaso sostiene che alla resurrezione tutti i sensi corporei saranno in atto[4], compresa, quindi, come se ne deve dedurre, la sensibilità sessuale, che è la più nobile e perfetta, non certo  in quanto funzionale alla procreazione, ma in quanto espressione dell’amore («una sola carne»). L’anima godrà del sesso e il sesso godrà dell’anima ed entrambi godranno in Dio. Tra piacere sensibile e piacere spirituale ci sarà perfetta armonia, perché l’uno e l’altro sono creati da Dio. Questa è la castità escatologica.

Sappiamo che, come ha insegnato S.Giovanni Paolo II[5] riprendendo un insegnamento di S.Tommaso[6], in cielo vi sarà la differenza fra maschio e femmina, ma non siamo in grado su questa terra di immaginare come sarà la loro unione, perchè quaggiù conosciamo solo due sessi generativi e corruttibili, mentre lassù avranno terminato l’opera della generazione e saranno incorruttibili, similmente a come adesso non possiamo immaginare com’è in cielo il corpo di Cristo risorto e il corpo di Maria Assunta. 

Inoltre, la detta concezione tradizionale risolve il problema della castità in un problema esclusivamente personale di controllo o repressione dell’istinto, come potrebbe essere, per esempio, il problema dell’alimentazione o del riposo. Certo è essenziale il riferimento all’altro sesso, ma solo al fine del dominio dell’istinto. L’esercizio della castità non è concepito come esperienza di comunione con l’altro sesso, come condivisione di valori o come l’attuazione di una reciproca complementarità su di un piede di pari dignità di natura e di persona. 

La prima cosa che interessa questo tipo di castità non è la condivisione, comunione o comunicazione con l’altro sesso, ma la protezione o difesa dalla tentazione, la vigilanza sui pericoli, la fuga dalle occasioni, la salvaguardia della propria incolumità emotiva, un atteggiamento che privilegia la diffidenza alla confidenza, la riservatezza all’apertura d’animo, la freddezza all’affettuosità. 

È oggi sempre più evidente che una castità motivata e sostenuta da questi princìpi, è sempre meno in grado di far fronte e di resistere vittoriosamente alla pressione ed alla seduzione dell’edonismo imperante, si tratti della semplice prospettiva dell’anima separata, che, estinti i desideri carnali, contempla Dio in paradiso o si tratti di salvare le apparenze alla maniera di Freud, per lasciare poi al soggetto la licenza di condursi accondiscendendo all’istinto, giacchè il libero arbitrio è negato. Abbiamo bisogno dell’incoraggiamento che ci viene da uomini e donne risorti, coniugi e religiosi, che ci diano la testimonianza di un amore fervente, equilibrato, sereno, casto, ricco di opere e genuinamente fondato in Dio ed orientato a Dio.

La castità tradizionale sopra descritta non è più in grado di reggere o resistere alla pressione, all’aggressione ed alla seduzione mai verificatesi nella storia della Chiesa, di poderose ed astute forze massmediatiche e pubblicitarie anticristiane ed antiumane, che tentano di imporre il piacere sessuale come valore assoluto della vita, quindi praticamente imporre la lussuria al posto della castità come  attrattiva e scopo della sessualità.

Occorre mostrare un ideale di castità, nel quale da una parte l’unione sessuale appaia esempio e testimonianza di santità, e questa è la castità dei coniugi, prefigurazione della loro unione non generativa nella resurrezione; e dall’altra, la comunione dell’uomo con la donna nella vita religiosa, nella quale l’astinenza sessuale per il regno dei cieli è quell’esser «eunuchi» (Mt 19,12), che procura il centuplo «sin da questa vita, insieme a persecuzioni e nel futuro la vita eterna» (Mc 10,30).

Da ciò risulta che la nuova prospettiva della castità offre motivazioni e ragioni più persuasive, più decisive, di carattere biblico, confortata dal Magistero di S.Giovanni Paolo II, rispetto alla concezione tradizionale. Essa è più efficace nello spingere, soprattutto i giovani, ad affrontare i sacrifici e le rinunce necessarie per conseguirla e quindi è la risposta veramente risolutiva all’assalto ed alle insidie dei seduttori.

La promozione della rinnovata pratica della castità è stimolata dagli esempi di coloro, coppie di coniugi e di religiosi[7], che già la vivono e ne danno testimonianza col saper confutare gli errori in materia e con la fecondità delle opere, che sono frutto di questa nuova pratica. In campo religioso sono al riguardo da segnalare le coppie direttore-fondatrice, che sono all’origine di moltissimi istituti religiosi femminili. Nulla invece di tale fenomeno nel protestantesimo, dove la collaborazione uomo-donna, salvo lodevoli eccezioni, è bloccata dal problema della concupiscenza, a meno che non le si voglia dare uno sbocco nel matrimonio.

Già nella visione tradizionale cattolica  solo pochi sono chiamati alla pratica del consiglio evangelico della castità. Ma ancora più pochi, almeno per adesso, sono chiamati alla pratica della nuova visione della castità. Ma non importa. L’importante è guardare al loro esempio, e trarre da esso forza e fiducia per la custodia e la conquista della castità, seguire i loro insegnamenti, avvisi e consigli. È questo il modo per il comune fedele di difendersi dalle insidie e dagli inganni dei seduttori.

 Una falsa libertà

Gli apologeti della lussuria fanno l’apoteosi del piacere sessuale ottenuto in un modo o con un mezzo qualunque, non importa se naturale o innaturale, moralmente lecito o illecito. Questa ricerca del piacere viene poi legata ad un concetto della libertà, e questa, a sua volta, è intesa come libertà di scelta tra vari indirizzi o possibilità o, come dicono, tra «diversi orientamenti».

Questo ragionamento viene applicato soprattutto ad una supposta libertà di scelta fra l’orientamento eterosessuale e quello omosessuale. Ora, bisogna tener presente che la libertà di scelta è moralmente legittima quando gli oggetti della scelta sono entrambi moralmente buoni. Certamente esiste la libertà di scelta tra il bene e il male; ma è chiaro che, se uno vuole essere moralmente buono, sceglie  il bene. 

Ora, oggi è diffusa l’opinione che anche l’unione tra omosessuali è di per sé buona. Da qui la tesi, secondo la quale anche la scelta omosessuale sarebbe buona, per cui chi la fa non pecca, ma fa cosa buona e lodevole. È libero di farla non solo in senso psicologico; il che è indiscutibile, ma anche in senso morale; il che invece va negato categoricamente.

La libertà di scelta, nel campo sessuale, come in tutti i campi dell’agire umano,  per essere moralmente buona, onesta e lodevole, dev’essere esercitata nell’arco o nell’ambito di quelle possibilità od opportunità, che sono comprese ed offerte all’interno delle leggi e delle finalità naturali della sessualità umana, così come risultano dall’antropologia e dalla rivelazione cristiana.

Per comportarci da uomini ragionevoli, obbedienti alle leggi della nostra natura ed orientati ai suoi fini; per non essere uomini spregevoli ed esser graditi a Dio, non dobbiamo scegliere istintivamente ciò che piace di più al senso, ma ciò che, al lume della ragione e della fede corrisponde alle esigenze ed alle finalità dell’unione dell’uomo con la donna secondo la volontà originaria di Dio creatore, natura, decaduta quaggiù dopo il peccato originale, ma redenta da Cristo ed aperta alla speranza della ricostituzione di questa unione nella futura resurrezione.
Tolleranza e libertà

Non bisogna confondere la tolleranza con la libertà. Certi comportamenti sessuali vanno tollerati con misericordia e comprensione. Su altri invece occorre intervenire con chiarezza e fermezza, con istruzioni, esortazioni, avvertimenti, ammonimenti, rimproveri  e, se occorre e può servire e si è costituiti in autorità, anche con minacce e castighi. Questo è l’insegnamento di Cristo e dei Santi.

La tolleranza dev’essere contemperata con la responsabilizzazione del soggetto da correggere. L’educatore deve saper discernere, caso per caso, quando e fino a che punto deve tollerare per non chiedere troppo al corrigendo, e quando invece, conoscendo le sue risorse, deve far appello ad esse, richiamando, ammonendo, rimproverando o correggendo.

È chiaro – per restare nel campo del problema della castità - che chi pecca perché sopraffatto dalla passione o dalla concupiscenza, possiede delle attenuanti, anche se la materia del peccato è grave. In tal senso si possono ammettere attenuanti nel peccato di sodomia in certi soggetti particolarmente pressati dal vizio. 

Similmente Papa Francesco nell’Amoris laetitia ammette la possibilità di attenuanti nel peccato di adulterio in certi casi di unioni tra divorziati risposati. Anche i peccati commessi da una prostituta che non può uscire dal suo stato possono ricevere delle attenuanti. Anche il divorzio nell’Antico Testamento, per ammissione stessa di Gesù, era tollerato.

Concedendo il più largo spazio alla tolleranza, è chiaro comunque che tutti sono tenuti alla pratica della castità, anche gli omosessuali, proporzionatamente alle loro forze. Hanno altresì un dovere di fedeltà reciproca, ovviamente non nel peccato, ma in tutti quei campi nei quali essa è virtù. 

L’unione omosessuale, tuttavia, per quanto possa essere stabile, non ha i caratteri dell’indissolubilità, che è legata solo all’unione uomo-donna, dove esiste una reciprocità naturale, che non esiste nel legame omosessuale. Non è quindi il caso di parlare di matrimonio. Si potrà parlare, come del resto già si fa, di «unione civile». Del matrimonio hanno solo l’aspetto della convivenza di coppia; ma mancano gli altri aspetti essenziali del matrimonio, che sono l’unione di un uomo e di una donna in vista della generazione. 

Può essere benedetta dal prete un coppia del genere? Il prete può benedire le persone, ma non l’unione come tale, che di per sè è peccaminosa e, come è noto, sotto il nome di sodomia. Dio quindi non la può approvare e non la può benedire. Tuttavia la può tollerare, in modo che i due possano salvarsi. Se possono abbandonare la convivenza, è meglio, perché tutto sommato, essa è una continua occasione di peccato, mentre essi, se possono lasciarsi,  hanno in tal modo la possibilità di continuare la loro amicizia, con maggiori probabilità di convertirsi e di ottenere la grazia di Dio, mettendo a frutto le loro buone qualità nella società e nella Chiesa.

La vera libertà sessuale è la fruizione della sessualità maschile e femminile,  secondo la legge naturale in armonia con la libertà spirituale dei «figli di Dio, guidati dallo Spirito» (Rm 8, 15). Una libertà sessuale che non provenga dall’obbedienza alla legge morale, ossia, che non sia pratica della castità, non è libertà, ma schiavitù della passione e del peccato

Cristo riprende ciò che era al principio per condurci a ciò che sarà alla fine

Cristo è venuto per far tornare l’umanità, come Egli dice, «al principio», ossia per restaurare o ripristinare quella perfezione umana e quindi quella comunione fra uomo e donna, che è stata spezzata dal peccato e che corrisponde alla volontà originaria del Creatore: «saranno una sola carne». 

È stata ripristinata con quali mezzi? Con l’opera della Redenzione. Se allora col peccato è sorta una ribellione della carne allo spirito (lassismo) e un’eccessiva severità dello spirito nei confronti della carne (rigorismo), per cui da una parte abbiamo Epicuro, e dall’altra Platone, ecco che l’opera della Redenzione da una parte con l’ascetismo mortifica i desideri della carne ed eleva lo spirito, mentre dall’altra, con la prospettiva della resurrezione, dà all’uomo e alla donna la speranza di poter tornare ad essere nella vita eterna una sola carne, come era in principio, ma senza l’opera generativa, che appartiene solo alla vita presente, mentre l’amore è immortale.

Cristo, con la sua Croce e la sua Resurrezione, ha riconciliato lo spirito col sesso e l’uomo con la donna. Lo spirito torna ad esprimersi nel sesso e il sesso si eleva all’altezza dello spirito. Uomo e donna non sono più un pericolo l’uno per l’altra, ma reciproco aiuto nell’opera  della santificazione.

 Già i Padri avevano capito che con Cristo, ad Eva tentatrice si sostituisce Maria come via del cielo. Il nuovo concetto di castità non è che un proseguire su questa linea. Maria Assunta in cielo anima e corpo non è il modello dell’anima separata, ma dell’essere umano composto di spirito e sesso.  

All’uomo che domina sulla donna perchè la teme e la disprezza, si sostituisce l’uomo che collabora con la donna perché la stima. Il dialogo sostituisce la diffidenza. I muri sono sostituiti con i ponti. Alla separazione si sostituisce l’unione. 

E se la separazione quaggiù è ancora necessaria a causa dell’opposizione tra spirito e carne, lassù, nella ritrovata unità fra spirito e carne, la comunione, che inizia quaggiù nella Chiesa, sarà completa per noi, per adesso, in un modo incomprensibile, dato che conosciamo solo il sesso della corruzione. Si è finalmente compreso il significato profondo, ultimo, biblico della femminilità, che, come ha indicato S.Giovanni Paolo, II ancor più che dar figli al maschio –compito sempre nobilissimo ma solo terreno - , è quello di dar senso alla vita dell’uomo e questo vale per l’eternità. In tal senso Getrude von Le Fort scrisse il suo famoso libro La Femme éternelle.

Ma da un’attenta riflessione su questo piano della salvezza, ricaviamo un nuovo concetto di castità, che risulta dalla dottrina della «teologia del corpo» di S.Giovanni Paolo II. Finora il referente escatologico supremo della castità è stato il voto di castità. Col nuovo concetto il referente è la comunione escatologica uomo-donna «una sola carne». Tale comunione escatologica non va intesa come culmine finale della pratica del voto di castità, ma come pienezza finale della comunione uomo-donna, alla quale la pratica del voto su questa terra conduce. Il che vuol dire che il riferimento non è più all’anima separata, ma la comunione uomo e donna anima e corpo nella resurrezione. 

Naturalmente il voto di castità conserva tutto il suo valore. Ma esso appare come non mai un provvedimento di emergenza, certamente fondato sul Vangelo, ma funzionale alla vita presente. Nell’eden e nella resurrezione non esiste il voto di castità, perché, data l’armonia tra spirito e carne e tra uomo e donna, non è necessario. Esso infatti serve quaggiù a ricostituire questa armonia. Ma una volta raggiunto lo scopo, in cielo perderà la sua funzione e la sua ragion d’essere.
In questo momento, nel quale le forze dell’inferno attaccano come non mai la Chiesa sul tema della castità, occorre opporre ad esse questa più avanzata concezione della castità, che mostra come  nel cristianesimo essa trovi la sua più alta espressione in tutta l’umanità.

P.Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 7 maggio 2019


[1] Lutero non riconosce che il ministro del sacramento è causa strumentale della grazia, la cui causa principale e prima è Dio, che si serve del ministro. Secondo lui, riconoscere al ministro questo potere, vorrebbe dire rendere il sacramento un’opera di magia. Ma ciò è falso, perché nella magia il mago si arroga un potere divino che non ha, mentre nel cristianesimo il ministro ha bensì un potere divino, ma conferitogli da Cristo.
[2] Sum.Theol., Suppl., q.93, a.1.
[3] Ibid.
[4] Suppl., q.82, a.4.
[5] LA RESURREZIONE DEL CORPO, Sacra Doctrina, 1, 1985, pp.81-103.
[6] Sum.Theol., Suppl.,q.81, a.2; LA RESURREZIONE DELLA SESSUALITA’ SECONDO S.TOMMASO, in Atti dell’VII Congresso Tomistico Internazionale a cura della Pontificia Accademia di San Tommaso, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1982, pp. 207-219.
[7] Cf il mio libro La coppia consacrata, Edizioni Vivere In, Monopoli (BA), 2008.

1 commento:

  1. Molto interessante richiamare questi valori, che nel mondo odierno sembra che siano scomparsi. Mi piace e condivido quanto espresso perché del resto è conforme all'educazione cattolica che io ho ricevuto fin dalla fanciullezza. Pertanto ringrazio di cuore Padre Cavalcoli per averci rinverdito queste nozioni riguardanti la Sacra Dottrina.

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