sabato 31 luglio 2021

Quello che il cartesiano dice al posto del Padre nostro

  Quello che il cartesiano dice al posto del Padre nostro

 

Io, cosciente di me stesso, che sono nei cieli, santifico il mio nome, costruisco il mio regno, faccio la mia volontà, come in cielo così in terra. 

Mi procuro ogni giorno il mio pane quotidiano, mi tolgo da solo i miei peccati, così come faccio giustizia nei confronti degli altri, vinco ogni tentazione e mi libero dal male. 

Amen.



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- parabola del fariseo e del pubblicano



venerdì 30 luglio 2021

Lettera a Marco Tosatti

Lettera a Marco Tosatti

 Caro Tosatti,

ho letto le due lettere del «sacerdote refrattario» e di Don D’Erasmo, con le quali respingono il Motu proprio Traditionis custodes del Santo Padre giungendo ad accusarlo di eresia. 

Essi si qualificano come «cattolici». Io però vorrei ricordare loro che ciò che distingue il cattolico dal cristiano non-cattolico, per esempio il protestante o l’ortodosso, è proprio il fatto che mentre il primo sostiene che il Papa non può essere eretico, i secondi lo sostengono.

Inoltre per il cattolico il Papa è colui che definisce le condizioni per essere cattolico. Non sta dunque al cattolico insegnare al Papa come deve essere cattolico, ma sta al Papa insegnare al cattolico come dev’essere cattolico. 

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- Parabola del farieseo e del pubblicano

mercoledì 28 luglio 2021

I due significati della lex orandi

  I due significati della lex orandi

Un’espressione importante del documento del Santo Padre

Nel Motu proprio Traditionis Custodes il Santo Padre usa l’espressione «lex orandi» in un senso che necessita di essere specificato. Si tratta, come tutti ormai sanno, dell’Art. 1: «I libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, sono l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano».

Infatti la detta espressione può avere due significati diversi e qui occorre chiarire in quale dei due essa viene usata. In generale lex orandi vuol dire: legge del pregare. Il pregare può essere spontaneo, ma non può essere fatto a caso, senza discernimento, senza una regola, senz’ordine; non sarebbe gradito a Dio. 

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Papa Francesco può dire che oggi l’unica lex orandi è la Messa novus ordo, in rapporto cioè a quella lex orandi, che sta a lui, in quanto detentore del potere delle chiavi, di stabilire e mutare lungo il corso della storia. 

In questo senso si può dire che oggi la lex orandi non è più quella del vetus ordo, ma quella del novus ordo. Vediamo allora quanto è importante distinguere questi due sensi dell’espressione lex orandi.

Ed inoltre c’è da precisare che è solo nel primo senso che la lex orandi è lex credendi, in quanto legge di Cristo: mentre nel secondo senso la lex orandi, essendo solo legge della Chiesa, può mutare restando la stessa la lex orandi come lex credendi fondata da Gesù Cristo.


Quando il Papa esprime la sua volontà che tutti accettino il novus ordo come unica lex orandi, egli non esclude affatto, come appare evidente dal Motu proprio, la legittimità della celebrazione col vetus ordo.

Tuttavia il Papa ha tutti i diritti e anche il dovere di ordinare a tutti, devoti o non devoti del vetus ordo, di accogliere il novus ordo come unica lex orandi di oggi, lex orandi da intendersi qui non nel senso della legge essenziale della Messa, che è la stessa per il novus come per il vetus ordo, ma nel senso della legge che regolamenta la celebrazione della Messa, di competenza del Papa.

martedì 20 luglio 2021

Un solo pastore una sola Chiesa una sola Messa

  Un solo pastore una sola Chiesa una sola Messa

Un solo corpo, un solo Spirito, come una sola

 è la speranza alla quale siete stati chiamati,

 quella della vostra vocazione; un solo Signore,

una sola fede, un solo battesimo.

Un solo Dio, Padre di tutti, che è al di sopra di tutti,

agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

Ef 4,6

 

Il fondamento dell’unità e dell’organicità della Chiesa 

Una sola fede. Ora, la verità di fede è una perché è la medesima per tutti i credenti, Essa è quindi «cattolica», cioè universale ed immutabile. Qualunque vera fede religiosa è una cosa molto seria, ha questa pretesa di verità, di universalità, di obbligatorietà per tutti, se vogliono salvarsi. 

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Il Papa si dice addolorato, ed ha ben donde, per il fatto che il movimento scismatico che si rifiuta di accettare i decreti del Concilio, ha strumentalizzato il Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI per farne la bandiera e il simbolo del movimento ribelle ai Papi del postconcilio, i quali hanno portato avanti la riforma conciliare. Evidentemente il favorire ciò era alienissimo dalle intenzioni di Benedetto. Francesco fa bene a metterlo in luce.

 

Sulla cattedra del Concilio c’è Papa Francesco, perché Cristo ha voluto un solo pastore una sola Chiesa una sola Messa.

 

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mercoledì 14 luglio 2021

Fiducia nel medico e fiducia in Dio

  Fiducia nel medico e fiducia in Dio


«Rialzaci, Dio, nostra salvezza

e placa il tuo sdegno verso di noi. 

Forse per sempre sarai adirato con noi?

Di età in età estenderai il tuo sdegno?

Non tornerai tu forse a darci vita?

Mostraci, Signore, la tua misericordia

e donaci la tua salvezza.

Sal 83, 5-8

    

Il mio recente articolo sulla questione del vaccino anti-covid ha suscitato una grande quantità d’interventi, per lo più di lettori contrari al vaccino con argomenti tutto sommato insufficienti. Rispondo a tutte le obiezioni che mi sono state fatte.

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Occorre la ragione e ancor più occorre la fede. 

Chi confida in Dio sa come confidare nell’uomo. 

Chi confida ragionevolmente nell’uomo, si affida già implicitamente in Dio, anche se non va a Messa alla domenica.

martedì 13 luglio 2021

Il valore nutritivo e medicinale della Eucaristia - Seconda Parte (2/2)

  Il valore nutritivo e medicinale della Eucaristia

Seconda Parte (2/2)

L’Eucaristia è alimento di vita eterna, che suppone l’anima in grazia

L’Eucaristia, come ci assicura il Signore, è necessaria per avere la vita eterna. Se non mangiamo il Corpo del Signore, non possiamo avere la vita eterna e non scampiamo dall’inferno. Dunque non basta il battesimo, non basta il sacramento della penitenza. Essi certo ci assicurano lo stato di grazia. Ma nell’adulto non sono sufficienti ad assicurare la vita eterna, se egli non si nutre anche del cibo eucaristico. È come il caso dell’adulto che conservasse l’igiene fisica, si guardasse dai pericoli per la salute, facesse ginnastica, si premunisse nei confronti di contagi e malattie e non si nutrisse. Sarebbero queste pratiche sufficienti a mantenerlo in vita?

Ma la grazia di quaggiù non è ancora la vita eterna del paradiso. Ne è solo la preparazione, la pregustazione e la condizione di possibilità. Ovviamente, il fedele battezzato e confessato che morisse prima di aver fatto la Comunione, andrebbe in paradiso, ma solo in forza delle precedenti Comunioni. Ovviamente, il bambino battezzato che morisse prima di aver raggiunto l’età della Santa Comunione, andrebbe in paradiso.  

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Gesù non dice: «questo pane è il mio corpo», perché non si può predicare una cosa di un’altra cosa, una sostanza di un’altra sostanza.

C’è da supporre che il Logos divino incarnato, creatore e ordinatore della ragione umana e della sua logica, sapesse far buon uso del linguaggio e delle sue regole logiche, sì da esser capace di fare discorsi sensati e di farsi capire in quello che intendeva dire, per quanto misterioso e soprannaturale fosse.

lunedì 12 luglio 2021

Il valore nutritivo e medicinale della Eucaristia - Prima Parte (1/2)

 Il valore nutritivo e medicinale della Eucaristia

Prima Parte (1/2)

Coerenza eucaristica

Gesù Cristo ci parla della necessità per avere la vita eterna, di nutrirci della sua carne nella forma del sacramento dell’Eucaristia. Egli si presenta come cibo dell’anima, cibo che non perisce come quello materiale, ma che le consente di vivere una vita soprannaturale e divina, per la quale potremo risorgere da morte e vivere corpo e anima in eterno presso Dio godendo della visione del suo Volto. L’Eucaristia ha anche un potere guaritore, anzi vivificatore: fa risorgere da morte (Gv 6,54). Tuttavia occorre che l’anima sia già purificata dalla grazia. 

È viva oggi nella Chiesa la discussione sulle condizioni interiori ed esteriori necessarie per ricevere degnamente e fruttuosamente la Santa Comunione. Ci rendiamo conto tutti che i pastori non devono essere troppo facili nel concedere la Comunione, affinchè il cibo divino non sia dato a chi potrebbe profanarlo e quindi non potrebbe assimilarlo, ma d’altra parte non devono neppure chiedere troppe condizioni, perché Cristo vuole che il cibo eucaristico sia offerto a tutti per ottenere quella vita eterna, che Egli offre a tutti. Dove sta l’equilibrio? È ciò che tutti cerchiamo. 

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Ricordiamo il fatto che Gesù all’ultima Cena non negò la Comunione neppure a Giuda. Ha permesso che si prendesse le sue responsabilità davanti a Dio.

Ma il sacerdote non è una guardia di frontiera che respinge uno che non ha i documenti necessari per varcare il confine o un bigliettaio che rifiuta l’ingresso allo spettacolo al tizio che non ha il biglietto. Entrare in contatto con Dio è un fatto troppo misterioso anche per noi ministri di Dio, perché possiamo giudicare con certezza che il tale finge e non è sincero.

sabato 10 luglio 2021

I martiri del vaccino

  I martiri del vaccino

Molti che si considerano cattolici ed anzi i più fedeli alla tradizione, ancor più di Papa Francesco, sono pronti a subire sanzioni penali, ad affrontare sofferenze, umiliazioni e rimproveri, a compromettere la loro carriera e ad essere emarginati dalla società per che cosa? Per sostenere il Papa come maestro della fede e «dolce Cristo in terra»? Per difendere il Papa dagli ingiusti attacchi e dai fraintendimenti? Perché si guardi dagli adulatori? Perché sia più comprensivo verso i lefevriani e più severo verso i modernisti? Perché non si scagli soltanto contro la rigidezza, ma anche contro il lassismo? Perché eviti le frasi ambigue?

Niente affatto. Essi non sono affatto martiri dell’infallibilità dottrinale di Papa Francesco, come lo furono i Domenicani olandesi, di cui oggi ricorre la memoria liturgica, che furono martirizzati dai protestanti per la loro devozione al Papa. Anzi questi supercattolici si ritengono martirizzati dal Papa tiranno, eretico, pro-vaccino e probabilmente neppure vero Papa, venduto ai modernisti, ai comunisti cinesi e alla massoneria.

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la causa di Cristo non è il rifiuto del vaccino, ma la comunione col Papa e con la Chiesa

mercoledì 7 luglio 2021

La grandezza di Giovanni il Battista

 La grandezza di Giovanni il Battista

La missione di Giovanni

Gesù stesso annuncia la grandezza di Giovanni Battista in questi termini:

«Tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista. Tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono. La Legge e tutti i profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare, egli è quell’Elìa che deve venire» (Mt 11,11)?

È chiaro che questo riferimento alla violenza non va preso alla lettera, ma si riferisce all’operosità, allo spirito d’iniziativa, all’intraprendenza, allo spirito di sacrificio, al coraggio, alla tenacia, a volte all’eroismo che sono richiesti per obbedire in tutto a Dio e, rispondendo all’impulso della grazia, per farsi dei meriti, che ci consentano di conquistare il premio celeste. 

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Giovanni è stato purificato dalla colpa originale nel seno della madre dalla grazia dello Spirito Santo

Giovanni fin dal seno materno aveva avuto miracolosamente la visione di fede del mistero di Cristo



Occorre distinguere l’azione dello Spirito Santo inviato dal Padre nell’anima di Giovanni dall’azione dello Spirito Santo inviato da Cristo sul cristiano e sulla Chiesa. L’azione dello Spirito Santo che discende su Cristo al momento del suo battesimo amministrato da Giovanni consegue e oltrepassa l’azione dello Spirito Santo operante in Giovanni sin dal seno materno. 
 
Questa azione dello Spirito Santo prepara la discesa del medesimo Spirito su Cristo al momento del suo battesimo. 
 
Allorchè Cristo avrà compiuto la sua opera sulla terra, ecco un nuovo invio dello Spirito Santo: questa volta lo Spirito mandato da Cristo sulla Chiesa e nel cuore del cristiano.
 
 Immagini da internet:
- Incontro di Maria con la cugina Elisabetta
- Giovanni Battista (Leonardo da Vinci, Museo di Louvre, Parigi)

martedì 6 luglio 2021

La nozione di pensiero in Giuseppe Barzaghi - Terza Parte (3/3)

  La nozione di pensiero in Giuseppe Barzaghi

Terza Parte (3/3)

Il linguaggio dell’essere in teologia

È nella conoscenza che l’anima ha di se stessa, che in questa autocoscienza l’anima sperimenta se stessa per essenza senza che occorra formare un concetto, data la riflessine dell’intelletto su se stesso e la perfetta continuità ed immediatezza tra il pensante e il pensato, mentre il concetto è necessario come rappresentazione mediatrice, fra intelletto ed oggetto esterno al pensante. Ma in questa autocoscienza spontanea ed originaria non appare per nulla l’essere e tanto meno l’essere divino, che invece è ottenuto dopo che l’intelletto, partendo dall’esperienza delle cose e della stessa autocoscienza, risale per induzione dagli effetti alla causa prima.

Oltre a ciò è ingannevole il continuo parlare che fa Barzaghi  dell’«essere» senza mai spiegare che cosa intende con questa parola e limitandosi all’identificazione dell’essere col pensiero, cosa che avviene solo nell’essere divino e non è proprietà dell’essere come tale, che può benissimo essere distinto dal pensiero. 

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L’essere di Barzaghi è lo stesso essere di Parmenide e di Severino: nessuna molteplicità, nessuna diversificazione, nessun divenire, se non come apparire dell’Eterno. Tutto è bene così com’è, perchè l’essere è buono. Il male o è pura apparenza o, in quanto esiste, s’identifica col bene, come già disse Hegel, è bene ed eterno come il bene.

Barzaghi, al di là dell’identità dell’essere parmenideo valida nella concettualità, ritiene che per parlare adeguatamente di Dio in senso mistico, al di là dell’uso dei concetti, occorra superare il principio di non-contraddizione e convenga immaginare Dio cusanamente come coincidentia oppositorum, per cui pare si possa giungere a dire con Nietzsche che Dio è al di sopra del bene e del male e che nel contempo è fautore del bene e del male. Oppure Barzaghi suggerisce di imitare il linguaggio del koan Zen, usando termini senza senso.
Ma dobbiamo affermare chiaramente che non esiste assolutamente né conoscenza teologica né esperienza mistica senza concetto. La coscienza originaria preconcettuale o metaconcettuale, l’io trascendentale degli idealisti, di Barzaghi e di Rahner, non esistono. Sono un’invenzione della loro immaginazione ampliata per l’enfiagione del cogito cartesiano.

In questi scritti di Barzaghi manca la categoria della partecipazione; manca il ragionare analogico e per questo manca la percezione dei gradi dell’essere e del pensare. E ciò a causa della sua concezione dell’essere e del pensiero identico all’essere.

L’esperienza mistica cristiana non comporta affatto l’«esplosione» dei dogmi, ma al contrario li presuppone rettamente intesi, dovutamente interpretati, diligentemente conservati, e amorosamente accolti dalle mani sicure della Santa Madre Chiesa, «colonna e sostegno della verità» (I Tm 3,15). 

Essa non è altro che lo stato emotivo di accensione del cuore, ardente per aver sentito e gustato (Sal 34,9) la Parola di Dio (Lc 24,32).




Immagini da internet:
- G. Barzaghi
- E. Severino
- K. Rahner
- San Tommaso d'Aquino

lunedì 5 luglio 2021

La nozione di pensiero in Giuseppe Barzaghi - Seconda Parte (2/3)

 La nozione di pensiero in Giuseppe Barzaghi

Seconda Parte (2/3)

Il pensiero coincide con l’essere?

Il pensiero della sapienza è più vasto del mare

Sir 24,27

 

Il pensiero, per Giuseppe Barzaghi, non è un’intenzione di essere, non ha un esse intentionale, non tende ad un oggetto esterno; e tuttavia non è neppure un pensare che abbia come oggetto se stesso come in Giovanni Gentile. Come in San Tommaso d’Aquino, in Severino e Bontadini, il pensiero è pensiero dell’essere. Barzaghi certamente parla di un «puro pensare», ma è un pensare-essere, tanto che per lui il pensare coincide con l’essere. 

Non è, come in Gentile, creatore e produttore dell’essere. E neppure Barzaghi identifica, come Hegel e Gentile, l’essere col divenire. Ma Barzaghi, come Severino, riprende il concetto parmenideo dell’essere, uno, necessario, immutabile ed eterno. E quindi il pensiero è uno, necessario, immutabile ed eterno. La libertà del pensiero è, come dice Severino, la «libertà della necessità». 

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Barzaghi, come Severino, riprende il concetto parmenideo dell’essere, uno, necessario, immutabile ed eterno.

E quindi il pensiero è uno, necessario, immutabile ed eterno. La libertà del pensiero è, come dice Severino, la «libertà della necessità».

La volontà non può non volere liberamente l’essere.

Come il libero si sposi col necessario, lo si può capire considerando il pensiero divino nel quale appunto, come dimostra San Tommaso, la volontà s’identifica realmente, anche se non nozionalmente, con l’essenza di Dio. 

E difatti il pensiero, per Barzaghi, in fin dei conti, non è altro che l’Assoluto, non è altro che Dio.

Occorre ricordare che la nozione di pensiero è una nozione analogica, perché vale sia per l’uomo che per l’angelo che per Dio. Il pensare in generale è quell’atto dello spirito col quale esso, trascendendo lo spazio e il tempo ed astraendo dai dati del senso e dell’immaginazione, riflette su di sé, abbraccia il reale, si adegua all’essere, volge l’attenzione all’intellegibile e lo ospita nel suo seno formando idee e progetti, traendo da esso ragione e incentivo per l’azione e mettendo in moto l’amore.

Quest’attività dello spirito comporta le tre modalità suddette ed è importante distinguerle, perché l’uomo, a seguito del peccato originale, tenendo in dispregio le qualità del suo pensare, tende ad usurpare le prerogative del pensare divino ed angelico e ad attribuire a sé ciò che è proprio o spetta ai gradi superiori dello spirito.


Immagini da internet:
- G. Barzaghi
- Parmenide
- San Tommaso d'Aquino (Biblioteca Apostolica Vaticana)