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27 aprile, 2025

La virtù della divina misericordia a confronto con la giustizia - Seconda Parte (2/3)

 

La virtù della divina misericordia

  a confronto con la giustizia

Seconda Parte (2/3)

Persona ontologica e persona trinitaria

Dalla rivelazione cristiana veniamo a sapere che in Dio c’è una personalità non solo nel senso di una sostanza o natura divina, ma nel senso di relazione sussistente, come ci insegna il Concilio di Firenze del 1439. Prendendo il concetto di persona in questo senso, sappiamo allora per fede che in Dio ci sono tre persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Dio dunque è una persona o una natura nel senso di sostanza in tre persone nel senso di relazioni sussistenti.

La persona trinitaria non ha una volontà propria distinta da quella delle altre due, perché la volontà divina nella Santissima Trinità è solo quella della natura divina, che è una sola. Quindi, quando per esempio Gesù dice che il Padre ama il Figlio non intende dire che il Padre come Padre abbia una volontà per conto proprio distinta da quella del Figlio, giacchè, dato che Padre e Figlio sono un solo Dio, la volontà dell’uno e dell’altro è sempre la stessa volontà del Dio uno. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-virtu-della-divina-misericordia_18.html

Il terzo grado è la generosità o liberalità, espressione della magnanimità e della massima carità, per la quale la persona dona al di là di quanto il beneficato, già contento, desideri e a cui abbia diritto. Qui Dio Padre dona la figliolanza divina in Cristo mediante la grazia elevante e noi possiamo render partecipe il prossimo alla nostra stessa vita in Cristo mediante l’evangelizzazione e il suo accoglierlo nella Chiesa.

Qui la persona, infiammata di carità, mossa dallo Spirito Santo, compie gli atti eroici del dono di sé stessa, anche a prezzo della vita, per il bene del prossimo e l’onore di Dio. Abbiamo qui il dono del martirio e l’amore che Cristo ha avuto per noi, in quanto, benché innocente, per volere del Padre ha pagato per noi peccatori al Padre il debito per i nostri peccati, compiendo un’opera di somma giustizia nei confronti del Padre, al quale ha dato soddisfazione in nostra vece e a nostro vantaggio, dando per misericordia a noi la grazia di poter collaborare alla sua opera redentrice col portare la nostra croce quotidiana.

Dio riserva a Sé il compito di giudice in ultima istanza delle azioni umane, soprattutto in foro interno, come per esempio quello di riparare con la sua giustizia ai difetti della giustizia umana: «mia è la vendetta e il castigo» (Dt 32,25),

Col suo sacrificio espiatorio e soddisfatto sulla croce il Figlio ha di nuovo acquistato e fatto suo l’uomo salvato e lo ha restituito al Padre, legittimo proprietario, strappando l’uomo dalla schiavitù di Satana, sotto il potere del quale era caduto a seguito del peccato originale.

Osserviamo al riguardo che il fatto che l’ingresso nel regno di Dio sia gratuito ma nel contempo occorra pagare - la perla preziosa dev’essere comprata -, sembra un paradosso. Ma esso si scioglie, se consideriamo che gratuita è la grazia da parte di Dio, mentre doverosa e necessaria è l’opera espiatrice e riparatrice da parte nostra sostenuti dalla grazia di Cristo.


Immagini da Internet:
- Il Crocifisso, Schizzo del dipinto di Vladimir, Cathedral a Kiev
- Il Crocifisso, Rubens

29 aprile, 2023

Non omnes salvantur - Che cosa significa questa dottrina della Chiesa? - Seconda Parte (2/2)

  Non omnes salvantur

Che cosa significa questa dottrina della Chiesa?

 
Seconda Parte (2/2)

Dio offre a tutti la salvezza, ma è libero di fare le sue preferenze

Dio, nello scegliere i suoi eletti non fa preferenze di persone, ma è libero di preferire e prediligere chi vuole, non fa accezione di persone, perché non teme nessuna creatura né ha da ingraziarsi nessuno, non va a simpatie perché è sommamente imparziale ed equanime nel giudizio, non fa discriminazioni, perché è mosso da un criterio di discernimento sapientissimo, ma tratta tutti con giustizia e con giustizia proporzionale.

Dio sceglie coloro che salva. Suscita in essi lo stesso atto del loro libero arbitrio, per il quale loro a loro volta, sorretti dalla grazia,  scelgono Lui come fine ultimo della loro vita. Come dice il Concilio Vaticano II:

 

«Tutti gli eletti il Padre fino dall’eternità “li ha conosciuti nella sua prescienza e li ha predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinchè Egli sia il primogenito di una moltitudine di fratelli” (Rm 8,29)» (LG 2).


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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/non-omnes-salvantur-che-cosa-significa_29.html 

 

Questo desidera Dio dall’uomo e a ciò Dio destina l’uomo, pur lasciandolo libero di scegliere. Non tanto i disobbedienti o gli ingiusti, quanto piuttosto gli innamorati infedeli sanno che cosa è l’inferno. L’inferno è la vendetta dell’amore tradito.

Questa forza terribile dell’amore è ben rappresentata dal sommo Poeta in questa terzina dell’Inferno che parla di una scritta posta all’ingresso dell’inferno: «Giustizia mosse il mio alto fattore, fecemi la divina podestate, la somma sapienza e ’l primo amore» (Inf., III, 4-6).

Il fuoco dell’inferno è la fiamma dell’amore divino odiata da chi odia l’amore. L’atteggiamento di Dio verso il dannato, più che essere quello del giudice soddisfatto e dell’offeso che si è vendicato, è quello dell’amate respinto.


La morte infernale è la paga dell’amore negato, è lo scotto di chi odia l’Amore. «Forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco» (Ct 8,6). «Forte come la morte» vuol dire che il dannato subisce, nella fiamma dell’inferno, in cambio dell’amore tradito e abbandonato, la violenza della morte infernale, equivalente, alla rovescia, alla forza della fiamma dell’amore.

Tuttavia, come precisa il Cantico, «le grandi acque non possono spegnare l’amore, né i fiumi travolgerlo» (v.7). L’odio non può vincere l’amore. La morte non può né vincere né spaventare l’amore, che si acquista a prezzo della morte. È l’amore che accettando la morte, vince la morte e fa trionfare l’amore: Mors et Vita duello conflixere mirando: Dux Vitæ mortuus, regnat vivus.

 
Immagini da Internet:
- La porta dell'Inferno, William Blake
- Il bacio, Marc Chagall

27 aprile, 2023

Non omnes salvantur Che cosa significa questa dottrina della Chiesa? - Prima Parte (1/2)

 

  Non omnes salvantur

Che cosa significa questa dottrina della Chiesa?

Prima Parte (1/2)

 

Se ne andranno, questi al supplizio eterno

                                                                                                       e i giusti alla vita eterna.

Mt 25,46

Dio offre a tutti la possibilità di salvarsi,

ma non tutti accettano la proposta di Dio

In questo articolo mi propongo due cose: una, ricordare brevemente come e perché la Chiesa afferma l’esistenza di dannati, rimandando ad altri scritti miei[1] e dei teologi su questo argomento[2]; l’altra, cercare di capire che importanza ed utilità ha per la nostra salvezza il sapere che non tutti si salvano. 

 

Il primo insegnamento della Chiesa è un articolo di fede del Simbolo Atanasiano del sec. V: «coloro che hanno fatto il bene, andranno nella vita eterna; coloro invece che hanno operato il male, nel fuoco eterno» (Denz.75).

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/non-omnes-salvantur-che-cosa-significa.html

Altri dicono che un Dio buono, onnipotente e perfetto non può compiere un’opera difettosa dove permanga il male. Ora l’esistenza dell’inferno sembra essere proprio un’opera del genere. Dunque essa è incompatibile con Dio.

Altri sostengono che un Dio buono e onnipotente deve poter eliminare ogni male per sempre e totalmente. Ma  l’inferno suppone un Dio che lascia sussistere per sempre il male. Dunque, se Dio è Dio, l’inferno non può sussistere.

Essendo sempre sentita questa difficile tematica, anche oggi nella Chiesa è in atto la discussione se si salvano o non si salvano tutti.

 

Riprendendo il tema del nostro articolo, diciamo che non tutti si salvano perché non tutti accettano il piano del Padre così come lo ha realizzato il Figlio. Non tutti concepiscono la salvezza come l’ha concepita Cristo, ossia come remissione dei peccati mediante il sacrificio della croce, come ingresso nella vita eterna, come salvezza dalla dannazione eterna, come figliolanza divina in Cristo, come prospettiva della visione beatifica e risurrezione gloriosa del corpo alla fine del mondo.

Coloro che concepiscono l’uomo come autofondato, per cui negano che sia creato da Dio e per conseguenza negano l’esistenza di Dio, non sentono affatto il problema di essere salvati, giacchè ritengono che l’uomo da sé possa liberarsi di tutte le forze ostili che vorrebbero la sua distruzione, oppure ritengono che se egli è distrutto dalla sventura, ciò dipenda dall’evoluzione dell’universo, che è l’Assoluto. L’ateo o il panteista ritiene di essere egli stesso l’Assoluto o di risolversi nell’Assoluto. E all’Assoluto che cosa può nuocere? L’Assoluto ha bisogno di essere salvato?

Immagini da Internet:
- Redentore "Salvator mundi", Bartolomeo della Gatta
- René Magritte, La recherche de l’absolu