La missione del sacerdote - Seconda Parte (2/3)

  La missione del sacerdote 

Seconda Parte (2/3)

Chi è il sacerdote?

Nostro Signore Gesù Cristo ha istituito il sacramento dell’Ordine all’ultima Cena, quando ha incaricato gli apostoli con a capo Pietro di fare quello che aveva fatto nell’istituire il sacramento dell’eucaristia, creando quindi un legame indissolubile fra sacerdozio ed eucaristia, fra sacerdozio e Messa.

Cristo aggiunse poi il comando di predicare il Vangelo a tutte le genti, guidando l’umanità alla pienezza della verità con l’assistenza dello Spirito Santo e, garantendo la sua assistenza fino alla fine del mondo, concesse loro di essere «pescatori di uomini» e il potere di scacciare i demòni e di rimettere i peccati nel sacramento della penitenza.

Cristo istituì il sacerdozio nella sua pienezza, ossia l’episcopato. Ma già dal sec. II con Sant’Ignazio d’Antiochia vediamo apparire i tre gradi dell’Ordine: episcopato, presbiterato, diaconato, circa i quali Ignazio ci assicura che furono voluti da Cristo stesso. Per questo il Concilio di Trento ha definito dogmaticamente questa tripartizione. San Paolo nelle sue Lettere parla bensì di presbyteroi (anziani) ed epìskopoi (sorveglianti), ma parla indifferentemente degli uni e degli altri, come se si trattasse di un unico ministero. Evidentemente lì non si cura di precisare la distinzione in due gradi. Del diaconato si parla negli Atti degli Apostoli a proposito di Stefano.

Il diaconato è l’infimo grado del sacramento dell’Ordine, ma il Concilio Vaticano II insegna che non è da chiamarsi «sacerdote», bensì ministro ordinato addetto al servizio della comunità ecclesiale, appunto diacono. Si deve altresì distinguere il diaconato come preparazione al presbiterato dal diaconato permanente, conferibile ai laici, anche sposati.

Il diacono assiste il sacerdote nella celebrazione della Messa, ma non dice Messa, cosa che qualifica il sacerdote, presbitero o vescovo che sia. È attualmente oggetto di indagine ufficiale la eventualità del titolo di diaconessa conferito alla donna, laica o religiosa, naturalmente non come grado del sacramento dell’’Ordine, ma come servizio istituito per il bene della comunità parrocchiale o diocesana.

Papa Francesco l’anno scorso ha istituito per i laici il ministero del Lettorato e dell’Accolitato[1], aperto a uomini e donne. La cosa presenta un particolare interesse riguardo alla donna, perchè le viene ufficialmente permessa la sua presenza nel presbiterio, cosa finora concessa solo ai maschi, in quanto nel presbiterio c’è l’altare dove il sacerdote celebra la Messa. 

Con questa disposizione il Papa concede dunque alla donna la possibilità di servire all’altare, preparando le offerte, apparecchiano e sparecchiando la mensa eucaristica, facendo il lavabo e distribuendo la Santa Comunione ai fedeli, esponendo e riponendo il Santissimo Sacramento per l’adorazione eucaristica, organizzano paraliturgie.

La Lettera agli Ebrei presenta il modello del sacerdote cristiano come partecipe del Sacerdozio di Cristo, sommo ed unico Sacerdote della Nuova Alleanza secondo l’ordine di Melchisedek, sacerdote che offre una volta per tutte al Padre, in compenso dell’offesa arrecata da Adamo come vittima di espiazione se stesso in un sacrificio finalmente efficace e non solo simbolico perché Egli è il Figlio di Dio, ottenendo la remissione dei peccati.

Da qui la Messa – vetus ordo o novus ordo che sia - come rinnovazione ed attualizzazione incruenta del sacrificio di Cristo. Da qui la presenza reale di Cristo nell’eucaristia, sia sull’altare che nel tabernacolo, secondo il mistero della transustanziazione. Questi quattro misteri, dunque: sacrificio di Cristo, il sacerdozio, il sacrificio della Messa e la transustanziazione sono così strettamente legati tra loro, che negarne uno vuol dire negarli tutti: figuriamoci che cosa combina la teologia modernista col negarli tutti e tre!

Inoltre, nel suo ministero pastorale e, per la precisione, nel suo potere di confessore, il sacerdote ha in suo esclusivo uso le chiavi del regno dei cieli. Apre alle anime l’accesso alla Vita e le ripara dalla morte. Ecco il senso degli altri sacramenti, come il battesimo e il matrimonio. Col battesimo il parroco apre alla nuova creatura l’accesso alla vita e l’attrezza nella lotta contro la morte, L’aggrega alla Chiesa, comunità della salvezza e lo libera dalla schiavitù di Satana.

L’amministrazione della cresima è riservata al vescovo perchè essa è il sacramento della maturità e della fortezza cristiana e solo il vescovo porta a compimento della maturazione della vita cristiana. Con la cresima il cristiano si pone sotto la guida dello Spirito Santo. La cresima, come dice San Tommaso, rende il cristiano capace di generare altri cristiani. È il sacramento della testimonianza e dell’apostolato, della milizia e della vittoria, della croce e della risurrezione.

Nel sacramento del matrimonio il parroco benedice le nozze a nome della comunità parrocchiale della Chiesa, accoglie, riconosce e ratifica le reciproche promesse degli sposi, ministri del sacramento

Nella celebrazione delle esequie il parroco, mentre affida il defunto alla misericordia di Dio, ha occasione di parlare ai convenuti, spesso presenti più per motivi di affetti umani che per motivi di fede, della sua specialità: il significato cristiano della morte e quindi di fare un’utile catechesi per coloro che ignorano il prezioso valore del morire cristiano.

Se poi il sacerdote è esorcista, valorizza il suo sacerdozio in una forma eccelsa, mettendo in atto un potere contro il male virtualmente contenuto nel sacerdozio come tale, ma che solo alcuni sacerdoti scelti dal vescovo possono esercitare consentendo al loro sacerdozio di esplicare un potere guaritore e liberatore a vantaggio di quelle anime che sono disturbate tormentate, vessate o possedute dal demonio.

Attività essenziale, anche se non caratterizzante del sacerdote, perché può essere svolta anche dai laici e religiosi, uomini e donne, è la formazione dei laici e dei religiosi. Egli deve pertanto conoscere bene la spiritualità laicale[2], quella religiosa e quella stessa sacerdotale, sapendo ben distinguerle e collegarle fra di loro: la spiritualità sacerdotale è al servizio delle altre due e rappresenta la spiritualità che sorge dalla Messa e dal confessionale.

La spiritualità laicale è la valorizzazione della vita terrena alla luce del Vangelo. Promuove la santificazione delle realtà terrene: la famiglia, l’educazione, la politica, l’economia, il lavoro, l’arte, la cultura, gli svaghi. La spiritualità religiosa sottolinea l’aspetto ascetico e mistico della vita cristiana. Preannuncia la vita futura della risurrezione e pratica il radicalismo cristiano della croce.  Un tempo la vita religiosa era chiamata «stato di perfezione».

Con l’avvento della spiritualità laicale promossa dal Concilio, che chiama tutti alla santità e alla perfezione, questa espressione è stata abbandonata e sostituita da «pratica dei consigli evangelici», dato che l’espressione preconciliare faceva pensare allo stato laicale come stato d’imperfezione, il che evidentemente era piuttosto umiliante.

Il Concilio di Arles del 314 istituì la funzione del parroco: un presbitero, che doveva prendersi cura di una porzione della popolazione credente di una città, la cui popolazione credente costituiva una Chiesa locale, quella che tradizionalmente vien detta «diocesi», governata da un vescovo.

Un’esigenza sentita oggi come un dovere da molti sacerdoti, è quella, come si dice, di «stare tra la gente». La cosa in sé è certamente buona e doverosa, ma non bisogna farsene un’idea fissa e soprattutto occorre intende bene che senso deve avere per il sacerdote questa espressione in sé certamente bella.

Non c’è dubbio che è lodevole il prete che si ferma tra i baraccati, tra gl’immigrati, in un’assemblea di condominio, tra gli operai di una fabbrica, in mezzo alle famiglie, tra i malati, tra gli anziani, in mezzo ai bambini.

Tuttavia la cosa essenziale per il prete è raggiungere le anime, come diceva San Giovanni Bosco, che pur quanto stava con i ragazzi! «da mihi animas, caetera tolle». Il monaco che medita nella cella, il teologo impegnato in difficili e lunghi studio o che scrive un trattato di teologia, l’insegnante che prepara la lezione o il prete che prepara l’omelia o che recita l’ufficio divino, il prete che fa apostolato col computer, il prete anziano e  malato in camera da solo, il sacerdote che sta in confessionale per ore senza che si presenti nessuno, possono stare fra la gente non spazialmente ma spiritualmente in modo molto più efficace e fecondo del prete al quale piace stare fra la gente semplicemente perché ha antipatia per la solitudine, è un grande amicone ed è un simpatico estroverso, al quale piace parlare di sé,  conoscere i fatti degli altri, chiacchierare e raccontare barzellette.

Il sacro e il santo

Il sacerdote è l’uomo del sacro e la guida alla santità. La Chiesa ha tratto i due concetti di sacro e santo dalla religione romana, per esplicitare ciò che è contenuto nell’unico termine ebraico kadòsh, puro, separato dall’impuro e greco aghios, senza terra, quindi celeste.

Sacer ha il significato di «inviolabile» perché votato o dedicato o consacrato a Dio. Il sacrum è ciò che riguarda Dio o che serve per il culto divino o che circonda il divino o che introduce o è relativo a Dio o che trasmette il divino o che è un segno del divino. Da qui viene la parola sacramentum, segno sensibile efficace del divino, che produce la grazia che esso significa. Il sacer-dos è l’uomo che dona il sacro.

Il sacro riguarda tutta una serie di cose che hanno attinenza all’attività sacerdotale: la consacrazione, il sacro ministro, il sacramento, il rito sacro, l’oratoria sacra, la Sacra Scrittura, la Sacra Tradizione, il luogo sacro, le funzioni sacre, il tempo sacro, l’arte sacra, le vesti sacre, gli oggetti sacri, gli arredi sacri, la storia sacra. Il sacro ha attinenza con le determinazioni del diritto e della liturgia, con le norme disciplinari della Chiesa, con gli usi e costumi della gente e dei fedeli, con le tradizioni liturgiche e popolari.

Il sacro si oppone al profano. Il profano pro-fanum, davanti al fanum, il tempio, è l’umano, il secolare, il terreno, il laicale. Il sacerdote deve mediare tra ilsacro e il profano, fa scendere il sacro nel profano ed elevare il profano al sacro. Egi è certo l’uomo di tutti, il «fratello universale», come diceva il Beato Charles de Foucauld, perchè a tutti è indirizzato il Vangelo che egli annuncia, tutti sono chiamati alla mensa eucaristica che egli imbandisce, tutti sono da lui chiamati a confessare i loro peccati, a farne penitenza, ad emendare la propria vita in una continua ricerca del Signore. Il prete preconciliare era il prete sacralizzato, il prete modernista è il prete profanato.

Ma il prete resta sempre, anche dopo il Concilio, l’uomo di Dio, l’uomo che ti dà il gusto di Dio, l’uomo che «sa di Dio», sapientia[3], sapere, aver-sapore-di, il mistagogo, la guida al cielo e alla visione beatifica, il mediatore della grazia, il rivelatore dell’Ineffabile, l’iniziatore ai misteri sacri, l’uomo dell’anagogia. Allorchè egli vuol comunicare il segreto cristiano, condurre le anime alla santità e alla perfezione, vede subito assottigliarsi i suoi discepoli, ed è obbligato a condurre una vita ritirata non per misantropia, ma proprio per aver accesso al mistero delle anime nel loro rapporto con Dio.

Al prete, nel ritiro del confessionale, si aprono le coscienze per la fiducia che egli ispira grazie alla sua sapienza, alla competenza, alla sua riservatezza, alla sua prudenza, alla sua capacità di consigliare, di confortare, di illuminare gli abissi delle coscienze, scendere nel profondo degli inferi, guidare alle vette della beatitudine, aprire orizzonti immensi, fomentare grandi speranze, indicare  colpe e tesori nascosti, curare le piaghe più sanguinanti e recondite, svelare e potenziare risorse ignorate dal loro stesso possessore, sciogliere dubbi atroci, stimolare buone abitudini, estirpare i vizi, sfatare vecchi pregiudizi, dare certezza agli incerti, calmare angosce tormentose, purificare gli angoli più reconditi dello spirito, smascherare le insidie e gli inganni del demonio.

Il sanctum viene da sancire: approvare, riconoscere, confermare, ratificare. Il santo è colui che è stato riconosciuto tale dall’autorità secondo i canoni: è stato canonizzato, in modo tale che il suo esempio di vita si presenta come guida sicura verso la santità.  Il santo riguarda la condotta morale del prete, il suo stato di grazia, le sue virtù, le sue opere, le sue azioni, la sua vita.

In alcune lingue vi è una sola parola per indicare il sacro e il santo, a dimostrare la loro stretta connessione. In greco abbiamo aghios, che significa «senza terra»: il sacerdote è un uomo celeste. In tedesco abbiamo heilige, da Heil, che significa salvezza, salute. Kadosh in ebraico richiama all’idea del puro, separato dall’impuro. Ha un riferimento al senso del tatto: puro perché intatto. Nella legge mosaica è connesso con la proibizione di toccare con mani impure cose che sono pure, come il sacro o di toccare con mani pure cose impure, per esempio certi cibi o certe persone.

Gesù va oltre queste prescrizioni formalistiche, toccando un lebbroso o un cieco o lasciandosi toccare dai malati o da una peccatrice o da Maria Maddalena allorchè le appare come risorto. Il sacro è più giuridico; il santo è più religioso.

Perchè il sacerdote dev’essere maschio?[4]

Da circa 50 anni alcuni teologi negano che il sesso maschile appartenga all’essenza del sacerdozio, per cui sono favorevoli al sacerdozio della donna. Ma i Sommi Pontefici San Paolo VI e San Giovanni Paolo II e più recentemente lo stesso Papa Francesco hanno ribadito più volte la dottrina tradizionale che il soggetto proprio del sacramento dell’Ordine è l’uomo maschio.

I primi due Papi hanno chiarito che le cose stanno così perché Cristo ha voluto così, per cui essi fanno riferimento a un dato di fede. Ciò non toglie che questa disposizione del Signore possa essere sostenuta da argomenti di convenienza. San Tommaso propose un argomento che oggi non vale più e cioè che il soggetto del sacramento sarebbe solo il maschio, perchè esser sacerdote vuol dire esser capo e la donna non può comandare all’uomo, essendo a lui inferiore.

L’argomento di convenienza moderno riguardante il dato di fede che solo il maschio può essere soggetto del sacramento dell’Ordine si ricava dai dati ormai assodati concernenti i caratteri differenziali psicologici naturali dell’uomo e della donna[5] e, senza dimostrare nulla perché si tratta di una verità rivelata dal Signore, mostra l’estrema convenienza della disposizione di Cristo. Infatti, al maschio piace entrare nell’intimo della donna per fecondarla e renderla madre. Alla donna invece piace accogliere il maschio nella sua intimità per essere fecondata e diventare madre. Il maschio le dona se stesso; la donna lo accoglie, lo concepisce, le dà del suo, lo partorisce e lo dona al mondo.

In tal modo esiste una differenza fra l’anima maschile e quella femminile in rapporto alla fede e alla predicazione della Parola di Dio. La donna ha un’anima disposta all’accoglienza e alla fiducia più dell’uomo, portato più all’iniziativa, all’azione e alla predicazione di contenuti intellettuali universali.

Le mente maschile è più atta all’argomentazione razionale e filosofica, utile all’apologetica ed alla teologia speculativa. La donna è più atta all’intuizione intellettuale, che le consente di afferrare in modo più diretto la verità del messaggio che riceve dal maschio.

La donna è più ricca di affettività dell’uomo. Essa non sa ragionare in modo freddo come il maschio, ma ha bisogno, nel ragionare, di coinvolgere l’affettività. Ciò fa sì che mentre il maschio sia più atto ad un pensare universale, la donna è più capace di personalizzare il messaggio vivendolo affettivamente e concretamente.

Ne viene che la donna supera facilmente l’uomo nella fede, nell’abbandono fiducioso, nell’umiltà, nella sequela, nell’ascolto, nell’assimilare, nell’obbedienza, nel serbare e meditare nel proprio cuore, nella fedeltà, nel riprodurre e ripetere quanto ha sentito e ascoltato, nella dedizione alla persona amata, nel sacrificarsi per lei e nel dedicarsi alla cura dei frutti che essa ha ricavato dal suo seno, per aver accolto la parola del maschio.

L’uomo invece – che non sia affetto da maschilismo - ha una speciale attitudine a comprendere a fondo e a gustare la bellezza dell’anima femminile («ecco finalmente la carne della mia carne e l’osso delle mie ossa!»), e una speciale capacità di farsi ascoltare ed apprezzare dalla donna, mediante argomenti persuasivi, sicchè è portato a istruirla, ad entusiasmarla dell’ideale che le propone, farla ragionare e farle trarre delle conclusioni e dei frutti da quello che le dice.

In perfetta corrispondenza alla sua mascolinità il sacerdote è il buon seminatore che feconda il buon terreno dell’anima in ascolto e, simboleggiata dalla donna; e depone nella sua mente il germe della Parola di Dio. A questo punto, la mente fecondata dalla parola di Dio, ovvero la donna in senso mistico, concepisce ciò che il sacerdote, ovvero il maschio le ha donato ovvero annunciato. 

Alla scuola del Magistero dogmatico della Chiesa, l’anima, ossia la donna in senso mistico, si forma un concetto di ciò che il sacerdote, ossia il maschio, le ha insegnato, lo esprime nella parola e lo comunica al prossimo nella testimonianza cristiana. Ciò significa che il fedele maschio che accoglie la parola e il sacramento amministrato dal sacerdote, è spiritualmente donna. E lo stesso sacerdote, che accoglie la parola del Papa, è spiritualmente donna, mentre la donna, che trasmette la parola ricevuta dal sacerdote, è spiritualmente maschio.

Alla dottrina della Chiesa secondo la quale solo il maschio può essere sacerdote sono state fatte alcune obiezioni.

Prima obiezione. Cristo ha dovuto adattarsi alla mentalità del tempo, la quale, stante la sottovalutazione della donna propria di quel tempo, mai avrebbe potuto accettare che anche le donne potessero essere sacerdote.

La Chiesa ha risposto affermando che Cristo ha preso la sua decisione in modo del tutto indipendente da considerazioni di tempo, perché quella sua volontà vale per ogni tempo. riferita com’è all’essenza immutabile del sacramento del sacerdozio.  D’altra parte, in cose che erano essenziali alla sua missione, come per esempio l’annuncio della croce o dell’eucaristia come il mangiare la sua carne, non ha temuto di scandalizzare gli astanti. Se quindi la donna potesse essere veramente sacerdote, Cristo non avrebbe mancato di dircelo.

Seconda obiezione. Che cosa c’entra l’opera della salvezza col sesso? Il sacerdote è un ministro di salvezza: che essa sia operata da un uomo o da una donna, che differenza fa?

Risposta. Il Padre ha voluto che la salvezza fosse operata da un Dio incarnato in un soggetto di sesso maschile. Occorre che accettiamo la volontà del Padre.

Terza obiezione. In questi ultimi tempi la donna ha conquistato nella società molte posizioni e funzioni che la mettono alla pari dell’uomo. Perché ciò non dovrebbe avvenire anche nella Chiesa?

Risposta.  Laddove la donna si trova in condizioni che sono al di sotto di ciò che le spetta di diritto, essa deve poter operare per raggiungerle e devono poter esserle concesse. Ma il fatto è che la donna non deve mettere l’esser sacerdote nel novero dei diritti da rivendicare, perché non si tratta affatto di un diritto umano, ma di un dono gratuito e immeritato che Dio concede solo ad alcuni per motivi celati nel mistero del suo amore e della sua misericordia.

Fine Seconda Parte (2/3)

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 24 febbraio 2022

Cristo istituì il sacerdozio nella sua pienezza, ossia l’episcopato. Ma già dal sec. II con Sant’Ignazio d’Antiochia vediamo apparire i tre gradi dell’Ordine: episcopato, presbiterato, diaconato, circa i quali Ignazio ci assicura che furono voluti da Cristo stesso. Per questo il Concilio di Trento ha definito dogmaticamente questa tripartizione.

Si deve distinguere il diaconato come preparazione al presbiterato dal diaconato permanente, conferibile ai laici, anche sposati.

Da circa 50 anni alcuni teologi negano che il sesso maschile appartenga all’essenza del sacerdozio, per cui sono favorevoli al sacerdozio della donna. Ma i Sommi Pontefici San Paolo VI e San Giovanni Paolo II e più recentemente lo stesso Papa Francesco hanno ribadito più volte la dottrina tradizionale che il soggetto proprio del sacramento dell’Ordine è l’uomo maschio.

I primi due Papi hanno chiarito che le cose stanno così perché Cristo ha voluto così, per cui essi fanno riferimento a un dato di fede. Ciò non toglie che questa disposizione del Signore possa essere sostenuta da argomenti di convenienza.


[1] Lettera del Santo Padre Francesco al Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede circa l’accesso delle donne ai ministeri del Lettorato e dell’Accolitato del 10 gennaio 2021.

[2] Altamente meritoria in questo campo, è l’opera del Padrei Yves Congar, specialmente con la sua famosa opera Jalons pour une théologie du laïcat.

[3] Ho trattato a fondo del dono della sapienza nella mia tesi di dottorato in teologia che difesi nel 1984 presso la Pontificia Università S.Tommaso, «Angelicum» di Roma: «Il giudizio per affinità nel dono della sapienza».

[4] Ho trattato questo argomento già molti anni fa e da allora non ho mai smesso di interessarmene: PUO’ LA DONNA RICEVERE IL SACRAMENTO DELL’ORDINE? Sacra Doctrina, 79, 1975, pp.493-508. Documenti ecclesiali importanti su questo argomento sono: la Dichiarazione della CDF Inter insigniores del 1976 e la Lettera Apostolica Sacerdotalis ordinatio di San Giovanni Paolo II del 1994.

[5] Vedi il mio saggio SULLA DIFFERENZA TRA L’ANIMA DELL’UOMO E QUELLA DELLA DONNA, in Atti del congresso della SITA, Ed. Massimo, Milano, 1987, pp.227-234; per quanto riguarda i suddetti caratteri, vedi il mio già citato libro la Coppia consacrata.

1 commento:

  1. A me piace molto nella messa la presenza dei chierichetti, dei bambini che servono attorno all'altare.

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